martedì 7 giugno 2011

Renzi, il privatizzatore dell'acqua




Dal Blog di Beppe Grillo:

Voglio spezzare una lancia a favore di Renzi che si batte per la remunerazione alle società che gestiscono l'acqua pubblica. E' l'unico in tutta l'opposizione a non aver cambiato idea di fronte alla rivolta dell'opinione pubblica e ad aver mostrato la vera faccia del Pdmenoelle. Meglio un nemico che un falso amico come i 10 pidimenoellini (tra cui Fassino) e i due Idv che, con la loro assenza, non hanno permesso l'accorpamento dei referendum con le elezioni amministrative. Se non fosse per loro avremmo già ottenuto il quorum."Il rottamatore Matteo Renzi illustra la propria posizione sul referendum del 12 giugno. Lo fa attraverso la sua bacheca Facebook: "Voterò tre sì e un no". Il no è relativo ad uno dei due quesiti sull'acqua pubblica. Ecco come lo motiva: "Dico no al quesito sulla remunerazione dell'investimento: è una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro. Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per acqua e depurazione". E piovono critiche sulla bacheca anche se qualcuno, come Antonio Piccirillo, dichiara che seguirà l'esempio del sindaco di Firenze."Il 12 e il 13 giugno vota quattro SI per i referendum!






domenica 5 giugno 2011

Tattica e strategia del centrosinistra di Limbiate, confrontate con gli insegnamenti del rottamatore fiorentino




Il sindaco rottamatore di Firenze, Matteo Renzi, il giorno dopo le elezioni ha rilasciato un’intervista al Corriere della sera con la quale ha dispensato ai militanti del PD, soprattutto a quelli giovani, una sorta di sinossi di tattica e strategia politica. Infatti, prontissimo, il giovane consigliere anziano del PD di Limbiate, Edoardo Brami, l’ha inserita nel suo blog poiché, scrive, ne condivide quasi interamente il contenuto [v. http://edobrami.blogspot.com/2011/05/renzi-dixit.html].

Ma davvero i principi tattico-strategici del rottamatt fiorentino potrebbero essere seguiti anche a Limbiate dal PD locale, asse portante del centrosinistra? L’iniziativa del nostro consigliere anziano ma giovane sembrerebbe alludere ad una risposta affermativa. Ma vediamo un po’.

«Queste elezioni rottamano l’idea di partito novecentesco basato sull’organizzazione, che decide le candidature dall’alto e che viene prima del candidato. Bisogna scommettere sulle persone e non sulle alleanze».

A Limbiate recentemente è avvenuto l’esatto contrario: il candidato del centrosinistra è stato scelto all’interno della segreteria del PD, ed è stato scelto principalmente dalle cariatidi più vecchie, dopo contatti (e presumibilmente accordi) con personaggi che più vecchi (non necessariamente per l’anagrafe) non potrebbero essere. Personaggi esterni al PD, o ad esso organicamente legati, del mondo della politica e di quello degli affari edilizi locali. Una riprova? Durante la campagna elettorale De Luca ha sproloquiato migliaia di parole su un’infinità di cose che non conosce affatto, ma sull’edilizia è riuscito a limitarsi a non più di una trentina di parole. Avendo cura, però, di precisare che “non voglio parlare di devastazione del territorio, ma forse si è costruito troppo…”.

«Se c’è un risultato che giudico bellissimo è che si può smettere di pensare che un inciucio, un intrigo, un accordo col terzo polo ci salveranno. «Basta con l’inseguire il Fini o il Bocchino di turno, lasciamoli ai loro destini. Si vince se si riesce a parlare di quel che si vuole fare per gli italiani e non col risiko del “mi alleo con tizio o con caio” ».

Qui da noi, invece, la stessa candidatura di De Luca è stata un inciucio, che aveva principalmente lo scopo di convincere alcune forze del centro-destra locale semi-inconsistenti (come i risultati elettorali hanno poi dimostrato) a staccarsi dal resto della coalizione per unirsi, eventualmente, al centrosinistra. Questo invece non è propriamente avvenuto, perché fino all’ultimo giorno questi soggetti (liste e persone) non solo hanno partecipato all’approvazione degli ennesimi provvedimenti a favore della speculazione edilizia, ma anzi li hanno giustificati con dichiarazioni dentro e fuori del consiglio comunale. Queste “forze”, stabilmente collocate ormai da dieci anni nel centro-destra berlusconiano, e non nel centro, che a Limbiate ormai da molti anni è stato fagocitato dal berlusconismo, in realtà semplicemente rivendicavano un peso maggiore nella coalizione capeggiata da Romeo e Mestrone. Solo per obbligare costoro a prenderle in seria considerazione hanno costituito, quasi all’ultimo momento, un cosiddetto “terzo polo” per presentarsi alle elezioni. Nulla di sostanzialmente diverso dal centro-destra era contenuto nel loro programma. Ed essendo indistinguibile, per questa coalizione le elezioni non sono andate affatto bene (solo il 10,19%), e quindi dopo il primo turno si è ritrovata con un risultato troppo poco pesante per poter costringere Romeo a fare le concessioni che non aveva fatto prima delle elezioni (se le avesse fatte, la coalizione autonoma del “terzo polo” non sarebbe stata formata).

D’altra parte, nonostante un’amplissima disponibilità dei capataces del centrosinistra e di De Luca stesso, un accordo ufficiale per il collegamento con questo “terzo polo” in cambio di posti nella giunta comunale (oggetto molto presumibile delle trattative) non poteva essere fatto, per un’evidentissima ragione: il “terzo polo” era in realtà un pezzo del centro-destra. Ecco perché, ma solo apparentemente, all’interno del centrosinistra hanno prevalso le resistenze a questo accordo. L’accordo, vale a dire l’inciucio, tuttavia è stato combinato, ma per non correre il rischio di perdere una parte dell’elettorato “di sinistra”, non è stato ufficializzato con un collegamento di liste. Epperò è stato dichiarato insieme al centrosinistra e a De Luca subito dopo la scadenza del termine per i collegamenti di liste e, prima del ballottaggio, già è stato reso pubblico che Schieppati, che farà parte a tutti gli effetti della maggioranza, sarà il nuovo presidente del consiglio comunale. Al diavolo, quindi, la promessa pubblica di De Luca di affidare questo incarico, in caso di vittoria, ad un consigliere di minoranza! Ma non solo: addirittura è stato anche annunciato che Schieppati “sarà presente anche alle riunioni di giunta per fare da garante delle istanze del Centro” (“Il Cittadino” del 28 maggio 2011), cosa che, oltretutto, nessuna norma nemmeno adombra. Più inciucio di questo! Quella di Limbiate sarà una giunta di centrosinistra-destra!

Questo inciucio, tuttavia, è stato enormemente facilitato dagli errori madornali compiuti da Romeo. Questi, prima delle elezioni poteva ben contare sul fatto che le altre liste di centro-destra avrebbero ottenuto uno scarso successo elettorale, ma l’area del consenso di tutto il centro-destra sarebbe rimasta intatta (infatti, il totale dei voti delle liste del centro-destra ha sfiorato il 60%), e che i risultati delle urne avrebbero reso scarsa o nulla la forza contrattuale dei “dissenzienti”. Ma dopo il primo turno non ha voluto prendere atto della “ventata del cambiamento” che da Milano soffiava fino a Limbiate, anche se le condizioni “climatiche” adatte agli “spostamenti d’aria” non erano state affatto preparate dalle scelte del centrosinistra. Era chiaro che le varie cariatidi del centrosinistra, e lo stesso De Luca (che proprio non è un Pisapia locale, nemmeno in sessantaquattresimo) per sfruttare appieno la spinta dell’insperata “ventata” certamente avrebbero fatto, anche a forze di centro-destra, le concessioni che poi hanno fatto, anche se sono stati costretti dalla situazione oggettiva a non concedere, ma solo ufficialmente, ingressi nella giunta. Queste concessioni, non solo per delirio di potenza, Romeo non ha voluto farle (probabilmente nemmeno gli era consentito di farle …) - ed ha spinto i suoi ex amici verso il centrosinistra, dando così a questa coalizione ben più di una mano.

«Da queste elezioni arrivano … grandi messaggi. Il primo? Vince il centrosinistra che non ha paura di primarie libere e aperte. Milano e Torino insegnano».

A Limbiate, di primarie nemmeno l’ombra, né quelle interne al PD né quelle di coalizione. Anzi, quanto è avvenuto a Milano, dove il candidato ufficiale del PD, Stefano Boeri, è stato sconfitto da Pisapia, candidato della sinistra cosiddetta radicale, ha tanto terrorizzato il PD di Limbiate da spingerlo a “mettere in campo” il nome di De Luca molti mesi prima delle elezioni, proprio per stroncare sul nascere qualsiasi velleità di primarie che potessero manifestarsi negli altri partiti. E addirittura, quando queste velleità si sono manifestate all’interno dell’Italia dei valori, il coordinatore locale del PD ha risposto sprezzantemente che a lui le primarie “non interessavano“ e che “doveva invece confrontarsi con le segreterie dei partiti” [v. http://limbiate.blogspot.com/2010/10/il-portavoce-pd-sandro-archetti-le.html ].

Altro «modestissimo suggerimento a Bersani è continuare sulla via del ricambio, generazionale e non solo».

Ricambio generazionale a Limbiate? Il nuovo sindaco ha sessant’anni. Tuttavia, poiché fino a questa età non ha dedicato una sola ora della sua vita all’impegno politico (ma durante la campagna elettorale più volte ha avuto la faccia tosta di rinfacciare ad altri che lui si era “messo in campo”!) ed è davvero sprovveduto di qualsiasi, anche minima, preparazione politica, non potrà non farsi mettere le dande. Non da quelli che lui chiama “giovani” (ma per la maggior parte hanno da più di quaranta a più di cinquant’anni), bensì da quelli della sua età che lo hanno letteralmente inventato e con i quali del tutto serenamente, come si è visto, ha già combinato un bell’inciucio. E proprio perché l’impreparazione non favorisce lo spirito di autonomia, fatto il primo inciucio, ne farà molti altri. Li farà allegramente, perché chi si ritrova al potere non può non sentirne l’ebbrezza, e sarà anche fermamente convinto di fare il nostro bene.

Ma, infine, quale sarebbe l’innovazione tattico-strategica proposta dall’idolatrato Renzi? Sentite (anzi, leggete):

«Ho vinto e vado in mezzo alla gente. Trovo il coraggio, altro umile consiglio a Bersani, di raccogliere la protesta di Beppe Grillo», «Proporre di abolire la pensione per parlamentari e consiglieri regionali e dimezzare il numero di deputati e senatori. Partiamo da qui, non facciamoci superare dal Grillo di turno che ci porta via il dieci per cento. Il Pd lanci una grande campagna di idee, indica le primarie e si vada a votare».

Tutto qui; per recuperare “i voti [l’unica cosa che lo fa palpitare] dell’antipolitica” il rottamatt dell’Arno non ha altro da proporre. Limitandoci alle competenze effettive di un comune: niente di nuovo sul territorio (che lui a Firenze vorrebbe piuttosto rottamare: v. Eddyburg.it - Il piano strutturale di Firenze: Onestamente indifendibile; Eddyburg.it - La paladina dell'ambiente svela il bluff di Renzi), niente sull’ambiente, niente sull’acqua (ma proprio in questi giorni il sindaco rottamatt ha annunciato il suo no al quesito referendario per abrogare la norma che consente ai gestori privati di recuperare attraverso le bollette gli investimenti fatti! Capito da che parte sta?), niente sul nucleare, niente sui trasporti, niente sulla corruzione amministrativa, niente sulla trasparenza, niente sulla democrazia partecipativa, niente sulla cultura, ecc. Rottamatore? Come politico, Renzi sembra solo un strascè, che non vede l’ora di tornare ad Arcore a raccattare qualcosa dal Berlusca, e solo dopo passare dalla nuova sindaca del PD per un salutino.

Ora, questo niente è lo stesso del centrosinistra di Limbiate che, infatti, niente ha detto finora a proposito di iniziative per dimostrare che davvero vuole invertire la rotta seguita dalla banda di procacciatori d’affari denominata giunta comunale che ha governato per dieci anni. Quali provvedimenti saranno adottati per: 1) annullare i vari P.I.I.; 2) recuperare milioni di euro di oneri di urbanizzazione non pagati (non solo dai costruttori di P.I.I.); 3) costringere Romeo non solo a pagare tutti i danni erariali causati con il licenziamento di due dirigenti, ma anche il danno morale causato al comune; 4) impedire che nel bilancio siano scritte cifre fittizie; 5) costituirsi in giudizio per far pagare i danni ambientali causati da ditte più o meno grandi; ecc. ecc.? Non si sa.








mercoledì 1 giugno 2011

L'Italia di Pisapippa







http://www.beppegrillo.it/2011/05/litalia_di_pisa/index.html



Bersani risponde a Grillo sul "Pisapippa" e forse stavolta il PD ha capito...





Bersani, in questa intervista alla televisione di "Repubblica" (http://www.youtube.com/watch?v=Oe2NdHtZUaU) dimostra più intelligenza del militante medio del PD e non si sofferma sulla trovata retorica del "Pisapippa", che è servita a Beppe Grillo per richiamare l’attenzione dei media sul Movimento 5 Stelle, su ciò che dice, sull’enorme successo elettorale e sul suo significato, dovunque abbia potuto partecipare alle elezioni. Beppe ha posto, ancora una volta, la questione della discrepanza che esiste, per esempio, tra le affabulazioni di Nichi Vendola e gli atti concreti dell’amministratore pubblico Nicola Vendola, tra i discorsi del PD sui referendum e le assenze di suoi deputati (e dell’IDV) in Parlamento, che non hanno reso possibile l’accorpamento tra elezioni amministrative e referendum, ecc. Tutto questo è coperto dal battere delle grancasse per le vittorie del centrosinistra, fra le quali importantissima, certo, quella di Giuliano Pisapia. Solo che adesso vorremmo vedere, e subito, tutti gli atti concreti che sono necessari per invertire davvero la rotta rispetto alle politiche ultraliberiste del centro-destra. Solo così potrà esplicarsi tutta la vera portata di un cambiamento radicale, che per il momento è solo possibile.

Chiederemmo però a Bersani e ai militanti del PD un ulteriore sforzo: la smettano con il termine “grillini”. Quelli che loro chiamano così sono dei cittadini, persone in carne e ossa, che sull’ambiente, sulle città, sui trasporti, sull’energia, sulla moralità nella politica, ecc. fanno discorsi precisi e propongono soluzioni precise. È tutto un movimento di cittadini (del quale il Movimento 5 Stelle è solo una parte) che ormai ha una forza consistente, che pretende coerenza, per esempio, anche sul nucleare. Altro che generiche “sensibilità”! Ma anche: altro che “qualunquismo” e “nullismo”! Questi sono solo frusti luoghi comuni, con i quali si tenta di respingere la richiesta di partecipazione reale alle decisioni di governo e alla gestione soprattutto delle città, grandi e piccole. Bersani invita i suoi a “portare a livello di governo anche delle esigenze (bontà sua) che mondi che si stanno esprimendo raffigurano”, ma si affretta a precisare che il “governo” è cosa loro, e non va oltre la generica ed assolutamente innocua (per gli interessi costituiti) “interlocuzione”. Noi gli diciamo; loro, benevoli, ascoltano e poi portano. No!, caro Bersani, i cittadini, e fra essi i militanti del Movimento 5 Stelle, vogliono governare direttamente, soprattutto in città, come Limbiate, dove oltretutto il centrosinistra, nonostante un’ossessiva auto-agiografia, non sembra essere propriamente attrezzato per affrontare e risolvere a vantaggio dei cittadini gli enormi problemi che ci ha lasciati la banda di procacciatori d’affari denominata giunta comunale, finalmente sconfitta due giorni fa.


domenica 29 maggio 2011

Fanfaluca Sindaco Over The Rainbow. Piccola antologia di deliri pre-elettorali







Pioggia manzoniana che lava via la peste in questa notte di fine impero. Il vento cambia e c'è anche un arcobaleno bellissimo.

L'ho visto anch'io con l'arcobaleno di ieri pomeriggio....e' vero !!!

Anche a Limbiate l'arcobaleno in mezzo al cielo scuro è segno di cambiamento e portatore di una nuova civiltà.

Forza amici! Chiamate vostri conoscenti, ex fidanzati/e, parenti e convinceteli ad andare a votare domani o lunedì!

Come sempre il destino indica la via ma solo il coraggio degli uomini può condurre alla vittoria. Hasta siempre!

Domenica e Lunedi non ci sono scuse per dare il proprio contributo per cambiare radicalmente l'attuale degrado della civiltà italiana e cosi entrare con dignità nella storia.

Con lui si può tornare a sognare!


[Da http://www.facebook.com/pages/Raffaele-De-Luca-Sindaco-di-Limbiate/191146794258619]


sabato 28 maggio 2011

Fanfaluca Sindaco scatena tempeste ormonali

Disinibita confessione di un ragazzino bramoso, trovata per caso nella rete:

“…ha tenuto il suo discorso conclusivo. Corto, forte, aderente, affascinante e bellissimo (come una minigonna)…"

[Da http://edobrami.blogspot.com/2011/05/perche-raffaele-e-un-gigante-buono.html, dove lo stesso bramante gorgheggia "Dobbiamo volare alti"]

sabato 30 aprile 2011

Vieni o Maggio t'aspettan le genti




Inno del Primo Maggio (Pietro Gori, 1892, sull'aria del coro "Va pensiero"):

http://www.youtube.com/watch?v=WZt_2DgB8YU


I nemici a noi più fieri sono i nostri sfruttator

Michele L. Straniero (1936-2000) canta "La Marsigliese del lavoro" (C. Monticelli, 1896):

http://www.youtube.com/watch?v=AVG6ZRoLvm8

lunedì 25 aprile 2011

Festa d'aprile



Resistenza


Franco Fortini


1.

La Resistenza italiana fu - come naturalmente i giovani comunisti sanno benissimo - uno degli episodi conclusivi di quel conflitto interno al regime capitalistico mondiale che si svolse tra le sue forme democratiche e quelle fasciste, e che in parte continua. Fin dal 1935 il comunismo internazionale aveva deciso di allearsi con l'antifascismo borghese e (non però senza intempestive oscillazioni) quella alleanza sostenne per più di un decennio. I giovani comunisti sanno dunque che nel nostro paese il comunismo si è avvantaggiato, come già Lenin diceva, della instaurazione di un regime democratico-borghese nella precisa misura in cui entro questi ultimi regimi si danno migliori condizioni di lotta per il rovesciamento del potere capitalistico e nell'altrettanto severa misura in cui le organizzazioni del movimento operaio sanno di quelle condizioni fare uso.

Ai più giovani la Resistenza va presentata quindi come I'importante episodio della vita nazionale e internazionale che essa è stata. E presentata storicamente: a patto di essere, prima che con rigore storico, studiata con quell'aperto rigore politico che non solo precede l'atto storiografico ma lo segue e lo verifica. Non potrà essere disgiunta quindi dalla storia della imponente non-resistenza al fascismo che la precedette, e da quella della sua utilizzazione a fini di consolidamento capitalistico che, alla conclusione del conflitto, le è seguita.

Con gli episodi atroci e gli straordinari eroismi la Resistenza offre giusto argomento di emozione e di raziocinio. Vi si misura quanto possano le circostanze e le volontà di minoranze, su di un popolo che il giudizio comune riteneva incapace di combattere con tanta energia e dimostra come non esistano condizioni oggettive assolutamente insuperabili. Vi si impara quanto poco eroismi e sacrifici possano fruttare in senso rivoluzionario quando non sia chiara e forte la capacità politica di chi deve reggerli; e come una parte di chi nella Resistenza combatteva altro avesse voluto, o più, da quel che i suoi capi intendevano e per quell'altro avesse lottato e poi, finito l'urto armato e con quei capi quelle mete non potendosi raggiungere, si disanimasse. Vi si apprende che la storia, se esiste, è fatta di individuali tragedie non riscattate, di errore non risarcito, di ingiustizie non sanate; e finalmente, dimostrando come, secondo dice Saint-Just, «chi fa le rivoluzioni a metà si scava la tomba», può, non si sa mai, insegnare a farle intere.

Un ultimo, non trascurabile insegnamento può venire poi a voi dalla Resistenza: l'uso della clandestinità e della guerriglia. Gli scorsi vent'anni dimostrano che questo a torto trascurato capitolo dell'arte militare ha continuato a trovare nella lotta di classe, malgrado la contraria opinione di molti capi politici e militari delle maggiori potenze, una applicazione tanto ostinata quanto politicamente decisiva.

Occorre aggiungere che non aver altro da dire è un modo per dire una cosa ancora?


[1945-1965 Resistenza, «La Città Futura», rivista dei giovani comunisti, n. 8, marzo 1965].



2.
In tutti questi anni abbiamo avuto la tendenza a lamentare il tipo di interpretazione che si dava più o meno ufficialmente della Resistenza. La si è vista come lotta di liberazione piuttosto che come conflitto di classe, piuttosto come lotta risorgimentale che come fatto rivoluzionario. Molte persone come me protestavano contro questa interpretazione, e quindi avevano la tendenza a costituire una specie di controstoria piagnona della Resistenza. Ma mi sono reso conto - e ci sono voluti molti anni, a capirlo - che questo tipo di discorso ha completamente torto. È veramente inutile piangere sul fatto che I'interpretazione della Resistenza sia stata quella che è stata data dal quindicennio o dal ventennio seguente. L'interpretazione autentica della Resistenza è data dagli anni seguenti che sono andati in un certo modo e non in un altro modo.

Sarebbe una grossa illusione pensare di poter modificare la cosa riscrivendo la storia della Resistenza; perché quegli elementi che si lamentava venissero trascurati dalla storiografia ufficiale (di destra e di sinistra), non arrivarono a formularsi in termini politici, o, quando lo fecero, furono dalla parte degli sconfitti.

Tutto quello che è stato l'aspetto più atroce e vero della Resistenza, che ha sconvolto, che ha lavorato in profondo, non ha parole; l'unica parola che può avere è quella della poesia che, appunto, da Dante in poi, è fatta da «quello che tu non puoi aver inteso».

Se questo non è arrivato ad esprimersi, non è riscrivendo la storia della Resistenza, e tirando fuori questi elementi, che si modifica la faccenda: interpretare diversamente la Resistenza lo si può solo nella prassi politica. Una prassi politica diversa da quella che hanno seguito fino ad oggi i partiti di sinistra, anche se trascurasse totalmente la Resistenza, in realtà ne riscriverebbe la storia: perché la verità degli autentici movimenti politici è quella di essere una sorta di storiografia implicita.

[La Resistenza] la si può interpretare, per così dire, solo omettendola. Perché, insomma, che cos'è stata questa Resistenza negli ultimi vent'anni? Per dieci anni è stata veramente offesa, conculcata, in un modo di cui non potete avere idea. Per rendersene conto, bisognerebbe riprendere in mano la stampa e le commemorazioni ufficiali. Per anni si è insistito con i processi ai partigiani. C'è una generazione di italiani che è stata tradita. nel senso che - dopo - si è detto a molte madri, a molti padri, a molti sopravvissuti che era meglio non parlarne.

La storia omette gli aspetti più atroci forse, ma certo più umani di quella lotta. Omette che la sola vera canzone partigiana che prendesse veramente le budella diceva «Non c'è tenente, né colonnello, né generale»: un grido violento di anarchia che in quei momenti era straordinariamente vero. Il perbenismo delle sinistre si preoccupò subito di esaltare una faccia rispettabile, dando della Resistenza una versione caramellosa, da epopea garibaldino-risorgimentale.

La Resistenza oggi come oggi è finita per essere i monumenti della Resistenza e le celebrazioni ufficiali. È un alibi per giustificare una prassi politica mancata. I morti seppelliscono i loro morti. Ad un amico che mi ha chiesto di scrivere un pezzo sulla cultura e la Resistenza, ho risposto che preferisco scrivere un pezzo sulla cultura e il Vietnam.

[…]

L'unico senso che possa avere un discorso su allora, è il vedere che cosa fosse il significato della persona che si sollevava e combatteva come partigiano, cioè il particolare stato morale, cioè il grado comunque eccezionalmente elevato di coscienza che richiedeva. Per portare all'azione dieci partigiani occorre che essi siano in grado di sciogliersi subito dopo l'azione, e ritrovarsi in un luogo stabilito. Durante tutto il periodo in cui tutti sono sciolti, in cui ogni uomo è solo, e potenzialmente fa quel che vuole, non ha nessun obbligo particolare, e pure si ritrova il giorno dopo, la somma di energie morali che richiede un'azione di questo genere è superiore che in un esercito regolare. Questa è la grande lezione, la grande novità. Non solo dalla nostra Resistenza, ma da tutte le Resistenze, ci viene anche l'insegnamento che nessuna guerra è ragionevole ma l’unica possibilità di superare una guerra, quando esploda, è di trasformarla in lotta civile col fine della pace immediata.


[L'attualità della Resistenza, «La Zanzara», giornale degli studenti del Liceo Parini di Milano, n. 29, 25 aprile 1965].


Entrambi i testi sono ora in Franco Fortini, Un dialogo ininterrotto. Interviste 1952-1994, Bollati Boringhieri, Torino 2003, pp. 60-65


venerdì 22 aprile 2011

BEPPE GRILLO DALLE NOSTRE PARTI






Giovedi 5 maggio 2011


DESIO
Piazza Conciliazione
ore 19.00


Ingresso libero





giovedì 7 aprile 2011

Diamo un taglio ai privilegi dei consiglieri regionali lombardi!



Attualmente, ogni mese, siamo costretti a pagare a un consigliere regionale lombardo, come minimo:


1 - indennità di funzione: € 3.466 (netto);


2 - diaria: € 2.602 (netto);


3 - spese di trasporto: variabile fra un minimo di € 238 (netto), se residente a Milano, e un massimo di € 1.905 (netto), se residente nel comune più lontano da Milano (sede del consiglio regionale);


4 - rimborso forfettario per le missioni in Lombardia: € 3.525 (netto).



La somma di tutte le voci è € 11.498.



Inoltre, un consigliere regionale lombardo ottiene:


- rimborso spese per missioni in Italia o presso l’Unione Europea;


- indennità di fine mandato nella misura dell’ultima indennità annuale di funzione percepita per ogni legislatura;


- assegno vitalizio mensile al compimento del 60° anno di età. L’assegno, in base agli anni di contribuzione, va da un minimo del 20% ad un massimo del 50% dell’indennità di funzione mensile.


Ma questo è il minimo, perché il calcolo che abbiamo fatto riguarda il consigliere residente a Milano; chi abita fuori Milano prende fino a 1.900 euro in più. Il consigliere che è anche presidente di commissione prende quasi € 11.000 lordi (invece di 9.480) come indennità di funzione. Il vicepresidente di commissione prende un’indennità di funzione di oltre € 10.200 lordi (invece di 9.480). E le commissioni sono 8, quindi 16 consiglieri (su 80) prendono ancora di più. Indennità più alta anche per presidente di giunta, presidente di consiglio regionale, vicepresidente di giunta, vicepresidente di consiglio, capigruppo, presidenti dei comitati, etc. etc.


Si potrebbe continuare ancora per un bel po’ ad elencare quanto ci costano i consiglieri, ma basti un ultimo dato: nel bilancio preventivo 2011 la Regione Lombardia ha stanziato € 18.380.000 per i consiglieri regionali. Diviso 80 consiglieri sono oltre € 220.000 cadauno. Quasi € 20.000 al mese !!!


È una vergogna! Diamoci un taglio con una legge di iniziativa popolare!


Il Movimento 5 Stelle ha elaborato una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede invece che l’indennità di funzione e la diaria siano dimezzate, e che il rimborso della voce 4 non sia più forfettario. Quindi, un consigliere regionale che non fa missioni in un mese riceverebbe:


1 - indennità di funzione: € 1.733 (netto);


2 - diaria: € 1.301;


3 - rimborso delle spese di trasporto variabile fra un minimo di € 238 (netto), se residente a Milano, e un massimo di € 1905 (netto), se residente nel comune più lontano da Milano (sede del consiglio regionale);


4 - rimborso “a piè di lista” per le missioni in Lombardia.



La somma di tutte le voci arriverebbe a € 4.939.



Quindi, il progetto di legge di iniziativa popolare che il Movimento 5 Stelle sta per presentare:



1 - dimezza gli stipendi mensili, ossia le “indennità mensili di funzioni”;


2 - dimezza i compensi per le presenze, ossia la “diaria”, una vera vergogna, poiché si tratta di un doppio stipendio


3 - abolisce l’“assegno vitalizio regionale, la vergogna delle vergogne: una pensione a 60 anni dopo solo 5 anni di attività!;


4 - abolisce l’“indennità di fine mandato”;


5 - regolamenta in modo più rigoroso le spese di trasferta (“trattamento di missione e rimborso spese”).


6 - regolamenta il “rimborso per spese di trasporto.


La cifra risparmiata ogni mese per ciascun consigliere sarebbe di 6.559 euro!!! E comunque, i consiglieri regionali non sarebbero ridotti a pane e acqua, perché porterebbero a casa ancora una bella cifra: 4.939 €.


Ecco quanto si risparmierebbe con l’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare:


PER 1 CONSIGLIERE


MESE: minimo 9.566; massimo € 12.118


ANNO: minimo € 114.793; massimo; € 145.421


LEGISLATURA: minimo 573.968; massimo € 727.105


PER 80 CONSIGLIERI


MESE: minimo € 765.290; massimo 969.474


ANNO: minimo 9.183.489; massimo € 11.633.692


LEGISLATURA: minimo € 45.917.448; massimo € 58.168.460


Ma sarebbe possibile fare il consigliere regionale con uno STIPENDIO NETTO di 4.939 €?


Altroché! Non è vero che “la politica costa” come dicono i partiti! I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle già si auto-riducono gli stipendi del 75%!


Inoltre:


- il Movimento 5 Stelle rifiuta i rimborsi delle spese elettorali perché sono forfettari (1 euro a voto) e perché sono stati introdotti per aggirare il voto referendario con cui gli italiani si erano pronunciati CONTRO il finanziamento pubblico ai partiti;


- quindi, in linea con i principi del Movimento, dopo le elezioni regionali del 2010 il Movimento 5 Stelle ha rifiutato 1.700.000 euro di rimborsi forfettari;


- infatti, per le campagne elettorali in Emilia Romagna e in Piemonte, che hanno portato ad eleggere 4 consiglieri regionali, il Movimento 5 Stelle è riuscito a spendere effettivamente solo 20.000 euro raccolti tramite sottoscrizione.



Nelle prossime settimane, a Limbiate saranno organizzati banchetti dove sarà possibile firmare la proposta di legge di iniziativa popolare.


Il centrosinistra di Limbiate si attacca alla perteghetta* del tram







È falso che responsabile della situazione disastrosa della viabilità e dei trasporti sul territorio comunale, e verso Milano, sia solo il centro-destra.

Il centrosinistra della seconda metà degli anni novanta, quello del sindaco conducator Fortunati:


  • avrebbe avuto la possibilità di pianificare e programmare (parole con le quali nel centrosinistra da sempre ci si riempie la bocca) la viabilità cittadina, tuttavia non lo ha fatto. Ha solo speso molte decine di milioni di lire per far approntare un Piano Urbano del Traffico che è servito solo per far costruire un paio di dossi. Figli e nipoti politici di quel sindaco conducator nemmeno si ricordano più di quel PUT, e infatti non ne hanno mai rivendicato l’attuazione;

  • avrebbe avuto la possibilità di gettare le basi per la creazione delle infrastrutture di trasporto nella città e da questa verso Milano, tuttavia non lo ha fatto. Gli inetti guidati dal conducator hanno dato via libera alla creazione del centro commerciale Carrefour, che non solo ha distrutto quasi interamente la rete del piccolo commercio locale, ma ha anche stravolto e sconvolto, ed enormemente aumentato, il traffico cittadino, tuttavia non sono stati capaci di vincolare i molti milioni che Carrefour ha dovuto versare, per la creazione di organismi tecnici specializzati nella progettazione di nuove infrastrutture di viabilità e di trasporto;

  • avrebbe avuto la possibilità di vincolare un’irripetibile disponibilità di capitali per investimenti diretti del Comune nei trasporti e, consorziandosi con altri comuni, per darsi la forza per costringere il Comune e la Provincia di Milano a farsi carico delle infrastrutture metropolitane che interessavano Limbiate, tuttavia non lo ha fatto, ed ha lasciato a Romeo & C. la possibilità di sperperare quelle somme in megarotonde e mattonelle colorate e di ingrassare diversi loro clientes;

  • avrebbe avuto la possibilità di mantenere il Comune di Limbiate all’interno dell’area della futura Città Metropolitana di Milano, tuttavia non lo ha fatto. Il conducator, insediandosi, promise subito di annullare la delibera del centro destra per l’annessione di Limbiate alla costituenda provincia di Monza (perché credo che i cittadini di Limbiate stiano bene con quella di Milano”, dichiarò al Corriere della sera), invece non lo ha fatto. Adesso la Provincia di Monza (città verso la quale si dirigono ogni giorno non più di 300 limbiatesi) non ha alcun interesse ad investire nei trasporti da Limbiate a Monza e men che meno da Limbiate a Milano (verso la quale, tuttavia, si dirigono ogni giorno 3.300 limbiatesi, quasi tutti con l’automobile).

Il centrosinistra che ha governato la Provincia di Milano dal 1995 al 1999, contemporaneamente al conducator Fortunati, e dal 2004 al 2009 con il presidente Penati, del PD:


  • ha commissionato alla Metropolitana Milanese un progetto definitivo per l’ammodernamento della linea tramviaria Milano-Limbiate Ospedale che prevedeva il raddoppio dei binari solo tra Milano e Castelletto di Senago (al confine tra la Provincia di Milano e quella di Monza), infischiandosene di Limbiate, ormai fuori della provincia; eppure un terzo almeno della linea corre nel comune di Limbiate che, fra i cinque comuni toccati dalla linea, è l’unico che effettivamente ne è attraversato; infischiandosene, inoltre, della partecipazione dei cittadini alla redazione del progetto, che “ridisegnerà” (= stravolgerà) anche tutta l’area ai lati della linea, nonostante la Provincia pagasse un lauto stipendio ad una “Assessora alla Partecipazione”.

Il centrosinistra che fino a tempi recenti ha governato nei Comuni di Cormano, Paderno Dugnano (il cui ex sindaco era ed è dipendente del Comune di Limbiate), Senago e Varedo ha continuato per molti anni a:


  • approvare grandi progetti di edilizia per il commercio lungo la vecchia Comasina, che impediranno alla nuova metrotramvia di funzionare davvero come una linea di trasporto moderatamente rapido verso e dalla metropoli, e la condanneranno inevitabilmente a funzionare come lento tram interurbano nel traffico infernale di una lunghissima asta viaria che ormai serve soprattutto le grandi strutture commerciali disseminate per 12-13 km da Affori a Bovisio Masciago;

  • costruire opere che hanno invaso la sede stradale, il cui smantellamento per lasciare spazio alla metrotramvia sarà costosissimo o addirittura impossibile, con conseguenti moltiplicazioni dei costi (e già mancano i soldi per raddoppiare la linea fino a Limbiate..., ammesso che sia vero che c’è già uno stanziamento di 59 milioni di euro, del quale non si trova traccia né fra le delibere del CIPE né fra quelle del Ministero delle infrastrutture);

  • approvare il PGT del Comune di Varedo, che prevede un “piano di recupero” sull’area della ex SNIA Viscosa, grande quasi quanto tutta l’area dell’EXPO 2015, sulla quale saranno realizzati centri commerciali grandi e medi per una superficie almeno tre volte più grande dell’area Carrefour, e inoltre residenze per 4.600 nuovi abitanti: tutto il traffico e l’inquinamento provocato da queste strutture si riverserà sulla vecchia Comasina, cioè, in realtà, sul quartiere Giovi di Limbiate. Il collegamento della metrotramvia con la (nuova) stazione FNM di Varedo, sul quale mistificano (cioè imbrogliano) gli stenterelli del PD di Limbiate, in realtà sarà solo il collegamento di questa nuova mega-area commerciale con il resto dell’asse viario-commerciale della vecchia Comasina, e quindi non servirà ad alleggerirne il traffico automobilistico, tutt’altro: servirà, invece, come vasellina per far passare tutta l’operazione “area di recupero ex-SNIA”, prevista su un’area metropolitana già spaventosamente satura!

Il centrosinistra limbiatese dei nostri giorni, dietro il quale stanno però il conducator e tutte le cariatidi, tutto il politicantismo stantìo di dieci-dodici anni fa, sta portando in giro un candidato al quale, con corsi serali accelerati (che lui chiama pomposamente forum) hanno fatto imparare, anche sulle questioni della viabilità e dei trasporti, tutta una collana di ponzate e di fanfaluche, fra le quali brilla questa: che per lo sviluppo di Limbiate (sviluppo è una parola dal suono sinistro, quando viene usata ideologicamente come fanno i cialtroni sviluppisti) sarebbe prioritario il collegamento della metrotramvia con la linea FNM Seregno-Saronno (a nord di Limbiate, in territorio di Cesano Maderno), per andare comodamente tutti quanti all’aeroporto intercontinentale della Malpensa!

Anche costui, evidentemente, si è ormai convinto che la maggior parte dei limbiatesi non è più impegnata ogni giorno a sfangare la vita, buttando via, inoltre, due o tre ore di viaggio in automobile per andare a lavorare e a studiare soprattutto a Milano, e a muoversi obbligatoriamente con l’automobile, viste le distanze, anche in Limbiate (in un traffico che in certe ore ormai è come quello di Milano); no, a Limbiate sarebbero ormai così numerosi quelli (uomini d’affari? vacanzieri? ma non saremmo il comune con gli indicatori sociali più bassi della provincia?) che viaggiano QUOTIDIANAMENTE da un continente all’altro, che varrebbe la pena di spendere un’altra quarantina di milioni di euro (1 km di metrotramvia a doppio binario costa 14-15 milioni di euro) per prolungare la metrotramvia da Via Monte Grappa alla linea F.N.M. Seregno-Saronno!

E varrebbe la pena, inoltre, di fare questa spesa PRIMA di costruire una rete decente di trasporti interni alla conurbazione di circa centotrentamila abitanti formata dai comuni di Limbiate, Bovisio Masciago, Varedo, Paderno Dugnano e Senago!

Lo slogan patetico con il quale questo candidato va in giro a farsi la campagna elettorale è “UN MEDICO PER GUARIRE I MALI DI LIMBIATE”…, MA È NOTO CHE, OGNI TANTO, DEI MEDICI CON SCARSA PERIZIA FINISCONO PER AMMAZZARE I PAZIENTI!


* Fino a pochi decenni fa, i motori dei tram di Milano ricevevano l'energia elettrica tramite un'asta (nel linguaggio popolare “perteghetta”) che all'estremità inferiore era fissata ad una piccola piattaforma girevole posta sul tetto della vettura; l'estremità superiore era in contatto con il cavo della rete elettrica tramite una ruota con scanalatura che scorreva lungo il cavo. L’asta era tenuta sollevata da una molla e, affinché la tensione fosse bilanciata, l'estremità superiore era collegata con una corda ad una ruota a molla, posta sul retro della vettura, che la avvolgeva o la rilasciava. Attaccarsi alla “perteghetta” (afferrando la corda), nel tentativo di farsi trasportare “a sbafo” dal tram... ne provocava l’arresto. Da qui l’evidente significato.

giovedì 17 marzo 2011

[Autostrada del sole]

Tutto era così semplice, averlo saputo.
Che l’accurato labirinto delicato
la patria immaginaria
in questo vento dovevano sparire
e noi scagliati sulla luce
dei rettilinei…
Ora a noi tardi liberi
in quest’aria di nulla
pianure monti umiliati
altri spazi e doveri
dilatano e già veri
da morirne. E di vista
si perde il cuore
come dopo il sorpasso
l’altro nel retrovisore.


Franco Fortini (1917-1994), [Autostrada del sole], in L’ospite ingrato. Testi e note per versi ironici, De Donato, Bari 1966, p. 80; poi in L’ospite ingrato primo e secondo, Marietti, Casale Monferrato 1985, p. 71.