Tangenti per bonificare e costruire nelle aree edificabili di Sesto San Giovanni, a nord di Milano. E parallelamente la scalata alla holding stradale Serravalle da parte della provincia di Milano - avvenuta nello stesso periodo in cui in Italia si parlava, intanto, di scalate bancarie, tra cui quella su Bnl da parte di Unipol. L'inchiesta della procura di Monza, che vede coinvolto Filippo Penati - ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex capo della segreteria politica del leader del Pd Pier Luigi Bersani e anche ex segretario dei Ds della provincia di Milano tra il 2002 al 2004 - segue contemporaneamente questi due filoni. E in entrambi i casi lo schema sembra ripetersi: favori in cambio di soldi. O altri favori.
sabato 6 agosto 2011
Ex Falck e Serravalle: si allarga il «caso Penati»
Tangenti per bonificare e costruire nelle aree edificabili di Sesto San Giovanni, a nord di Milano. E parallelamente la scalata alla holding stradale Serravalle da parte della provincia di Milano - avvenuta nello stesso periodo in cui in Italia si parlava, intanto, di scalate bancarie, tra cui quella su Bnl da parte di Unipol. L'inchiesta della procura di Monza, che vede coinvolto Filippo Penati - ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex capo della segreteria politica del leader del Pd Pier Luigi Bersani e anche ex segretario dei Ds della provincia di Milano tra il 2002 al 2004 - segue contemporaneamente questi due filoni. E in entrambi i casi lo schema sembra ripetersi: favori in cambio di soldi. O altri favori.
venerdì 5 agosto 2011
Il «sistema» San Raffaele. I rapporti dubbi con l'architetto Sarno per «coprirsi» sul fronte Penati
Dal sottobosco di relazioni oblique con la politica spunta il nome dell'architetto Renato Sarno. Era considerato «in quota» centrosinistra e particolarmente vicino a Filippo Penati, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia, fino a novembre scorso capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, ex presidente della Provincia di Milano e prima ancora sindaco di Sesto San Giovanni. Affidare determinati lavori all'architetto Sarno, sostengono le fonti, voleva dire «coprirsi» sul fronte Penati. Quasi una tassa occulta, magari camuffata da consulenze milionarie.
http://webcache.googleusercontent.com/search?hl=it&lr=&q=cache:d0S1tmV7uIQJ:http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_luglio_28/san-raffaele-sistema-sovvenzioni-politici-gerevini-ravizza-1901190055046.shtml+sistema+San+Raffaele+sarno+penati&ct=clnk
http://webcache.googleusercontent.com/search?hl=it&lr=&q=cache:d0S1tmV7uIQJ:http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_luglio_28/san-raffaele-sistema-sovvenzioni-politici-gerevini-ravizza-1901190055046.shtml+sistema+San+Raffaele+sarno+penati&ct=clnk
Caso Penati, trovati 20mila euro nello studio dell'architetto Magni
Nuovi sviluppi sul professionista accusato di distribuire le tangenti a Sesto San Giovanni: ad accusarlo anche due giovani architetti. Secondo l'accusa, avrebbe creato fondi all'estero per pagare tangenti.
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/05/news/caso_penati_trovati_20mila_euro_nello_studio_dell_architetto_magni-20047347/?ref=HREC1-5
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/05/news/caso_penati_trovati_20mila_euro_nello_studio_dell_architetto_magni-20047347/?ref=HREC1-5
giovedì 4 agosto 2011
"I magistrati hanno in mano tanta di quella roba che c'è solo da aspettare"
"Amico o fuori dal cerchio magico vi racconto il sistema di potere a Sesto"
Parla Di Caterina, il principale accusatore di Penati: "Ora molti imprenditori solidarizzano con me, spero si decidano a parlare. Mi sono ribellato a un sistema. I magistrati hanno in mano tanta di quella roba che c'è soltanto da aspettare
Parla Di Caterina, il principale accusatore di Penati: "Ora molti imprenditori solidarizzano con me, spero si decidano a parlare. Mi sono ribellato a un sistema. I magistrati hanno in mano tanta di quella roba che c'è soltanto da aspettare
mercoledì 3 agosto 2011
Imprenditori e tangenti. Nuove accuse a Penati
Cotti, ex genero di Pasini e già capogruppo in consiglio comunale della lista civica «Sesto per Penati»: soldi per un iter snello.
Articolo del “Corriere della sera”:
http://www.corriere.it/politica/11_agosto_03/galli-penati-pd-imprenditori-tangenti_bab8a74c-bd94-11e0-99fd-c37f66002d24.shtml
Articolo del “Corriere della sera”:
http://www.corriere.it/politica/11_agosto_03/galli-penati-pd-imprenditori-tangenti_bab8a74c-bd94-11e0-99fd-c37f66002d24.shtml
«Effettivamente, il quadro generale è inquietante ed è molto somigliante a Tangentopoli»
«Penati, un passo indietro gli gioverà»
Cofferati: «Autosospensione per togliere i sospetti. Basito dal caso Pronzato. Macchina del fango? Di fronte alla strumentalizzazione bisogna reagire, ma si devono anche riconoscere gli errori È meglio un' oncia di rigidità in più che lasciare in campo una situazione dubbia che si presta alle critiche»
Intervista a Sergio Cofferati
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/02/Penati_passo_indietro_gli_giovera_co_9_110802014.shtml
Cofferati: «Autosospensione per togliere i sospetti. Basito dal caso Pronzato. Macchina del fango? Di fronte alla strumentalizzazione bisogna reagire, ma si devono anche riconoscere gli errori È meglio un' oncia di rigidità in più che lasciare in campo una situazione dubbia che si presta alle critiche»
Intervista a Sergio Cofferati
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/02/Penati_passo_indietro_gli_giovera_co_9_110802014.shtml
lunedì 1 agosto 2011
Caso Penati, l'accusa: tangenti fino al 2007. Spunta la lista dei versamenti
Di Caterina consegna ai pm le ricevute. Il politico Pd: "Calunnie". A fianco dei versamenti, che variano da 2500 a 7000 euro, compaiono solo sigle.
Da “Quotidiano.net”, http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/08/01/554486-caso_penati_tangenti_fino_2007.shtml#
Sesto S. Giovanni (Milano), 1 agosto 2011 - Tangenti pagate fino al 2007. Lo rivelerebbero ricevute, estratti conto e appunti che l’imprenditore Piero Di Caterina, ex amico e oggi accusatore di Filippo Penati, ha consegnato ai Pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia. Per chi erano questi soldi? Secondo Di Caterina, per Penati e i suoi collaboratori. Le carte dovranno però essere interpretate: a fianco dei pagamenti da 2.500 a 7.500 euro, compaiono solo sigle: «DG» e «Giulia per DG». Prima del 2001, invece, buste da 10 a 25 milioni di lire a favore di un certo «Big Bruno» (o semplicemente «Bruno»), «Antonella», «V/P» e «VP36».
La vita e gli affari degli indagati della Tangentopoli sestese passerà sotto la lente d’ingrandimento. I pm guarderanno i conti di Fare Metropoli, l’associazione fondata da Penati (indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti) nel dicembre 2008. Ma nella storia dell’ex uomo forte del Pd, prima di Fare Metropoli (organismo che raccolse contributi per le sue campagne elettorali 2009 e 2010) c’è anche Eventus srl. E poi c’è Intesa Casa spa, dove Penati non c’entra, ma troviamo uno dei suoi più stretti collaboratori, pure lui indagato: l’ex capo di gabinetto in Provincia di Milano, Giordano Vimercati.
Cominciamo da Eventus Srl. Viene costituita il 5 dicembre 2006 a Bergamo. Penati ne è l’amministratore fino al 9 ottobre 2007. Quando i consiglieri del centrodestra gli rimproverano «di sedere in una società che commercia cemento, visto che la Provincia costruisce opere pubbliche», Penati risponde che la società si occupa solo di eventi. In realtà, si occupa di «produzione, importazione e/o vendite di cemento sabbia, calcestruzzo, acciaio, alluminio, ferro». Gli eventi sono nascosti in un oggetto sociale infinito che comprende anche bar e ristoranti. Eventus, posta in liquidazione il 10 settembre 2009, è controllata al 50% dalla fiduciaria Plurifid. i cui soci sono ancora oggi segreti. Negli anni, oltre a Penati, a rivestire le cariche sociali c’è un tale Di Caterina. Non è Piero, bensì Marco, un omonimo bergamasco, lo stesso finanziatore di Fare Metropoli. In Eventus, inoltre, compare per la prima volta il nome di Franco Maggi (portavoce di Penati) e di suo fratello Fabio. Più interessante è la storia di Intesa Casa Spa: dovrebbe occuparsi di «investimenti immobiliari», ma nasce il 24 gennaio del 2005 e viene messa in liquidazione dopo tre mesi, il 21 marzo.
Filippo Penati respinge le accuse: «Si tratta di ricostruzioni parziali, contraddittorie e unilaterali indotte da persone coinvolte nella stessa vicenda giudiziaria che con una montagna di calunnie mi stanno accusando per coprire i loro guai giudiziari».
di Ersilio Mattioni
Da “Quotidiano.net”, http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/08/01/554486-caso_penati_tangenti_fino_2007.shtml#
Sesto S. Giovanni (Milano), 1 agosto 2011 - Tangenti pagate fino al 2007. Lo rivelerebbero ricevute, estratti conto e appunti che l’imprenditore Piero Di Caterina, ex amico e oggi accusatore di Filippo Penati, ha consegnato ai Pm di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia. Per chi erano questi soldi? Secondo Di Caterina, per Penati e i suoi collaboratori. Le carte dovranno però essere interpretate: a fianco dei pagamenti da 2.500 a 7.500 euro, compaiono solo sigle: «DG» e «Giulia per DG». Prima del 2001, invece, buste da 10 a 25 milioni di lire a favore di un certo «Big Bruno» (o semplicemente «Bruno»), «Antonella», «V/P» e «VP36».
La vita e gli affari degli indagati della Tangentopoli sestese passerà sotto la lente d’ingrandimento. I pm guarderanno i conti di Fare Metropoli, l’associazione fondata da Penati (indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti) nel dicembre 2008. Ma nella storia dell’ex uomo forte del Pd, prima di Fare Metropoli (organismo che raccolse contributi per le sue campagne elettorali 2009 e 2010) c’è anche Eventus srl. E poi c’è Intesa Casa spa, dove Penati non c’entra, ma troviamo uno dei suoi più stretti collaboratori, pure lui indagato: l’ex capo di gabinetto in Provincia di Milano, Giordano Vimercati.
Cominciamo da Eventus Srl. Viene costituita il 5 dicembre 2006 a Bergamo. Penati ne è l’amministratore fino al 9 ottobre 2007. Quando i consiglieri del centrodestra gli rimproverano «di sedere in una società che commercia cemento, visto che la Provincia costruisce opere pubbliche», Penati risponde che la società si occupa solo di eventi. In realtà, si occupa di «produzione, importazione e/o vendite di cemento sabbia, calcestruzzo, acciaio, alluminio, ferro». Gli eventi sono nascosti in un oggetto sociale infinito che comprende anche bar e ristoranti. Eventus, posta in liquidazione il 10 settembre 2009, è controllata al 50% dalla fiduciaria Plurifid. i cui soci sono ancora oggi segreti. Negli anni, oltre a Penati, a rivestire le cariche sociali c’è un tale Di Caterina. Non è Piero, bensì Marco, un omonimo bergamasco, lo stesso finanziatore di Fare Metropoli. In Eventus, inoltre, compare per la prima volta il nome di Franco Maggi (portavoce di Penati) e di suo fratello Fabio. Più interessante è la storia di Intesa Casa Spa: dovrebbe occuparsi di «investimenti immobiliari», ma nasce il 24 gennaio del 2005 e viene messa in liquidazione dopo tre mesi, il 21 marzo.
Filippo Penati respinge le accuse: «Si tratta di ricostruzioni parziali, contraddittorie e unilaterali indotte da persone coinvolte nella stessa vicenda giudiziaria che con una montagna di calunnie mi stanno accusando per coprire i loro guai giudiziari».
di Ersilio Mattioni
Chi tocca il centrosinistra muore
Ferruccio Sansa*
da Il Fatto Quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/30/la-scomunica-sinistra/148798/
Chi tocca il centrosinistra muore. “La macchina del fango comincia a girare”. Dopo aver ascoltato le parole di Pierluigi Bersani, gli accenti berlusconiano-vittimisti del segretario Pd, sento che per una volta posso contravvenire a una delle regole auree del cronista: mai parlare di se stessi.
E così racconterò dell’amara esperienza di diventare una specie di paria, un intoccabile nella mia città perché ho osato scrivere inchieste sul centrosinistra. Ma prima faccio una premessa. Nel corso degli anni ho parlato di decine di politici di entrambi gli schieramenti: Alemanno, Formigoni, Moratti, Storace, Berlusconi, Matteoli, Galan, Romani, Romano, Scajola, Grillo (Luigi), Calderoli, Bossi, D’Alema, Bersani, Penati, Burlando. Tanto per fare alcuni nomi. Gli esponenti di centrodestra sono la maggioranza.
Però dopo vent’anni di lavoro (prima di approdare al Fatto sono stato al Messaggero, La Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa) una cosa posso dirla: i fastidi che mi hanno procurato le inchieste sul centrosinistra non hanno uguali. Certo, il centrodestra è più duro, diretto, usa nei confronti dei giornalisti una logica proprietaria. Un certo centrosinistra no, non ti schiaccia direttamente, preferisce la calunnia, l’insulto, la telefonata a direttori ed editori.
E così racconterò dell’amara esperienza di diventare una specie di paria, un intoccabile nella mia città perché ho osato scrivere inchieste sul centrosinistra. Ma prima faccio una premessa. Nel corso degli anni ho parlato di decine di politici di entrambi gli schieramenti: Alemanno, Formigoni, Moratti, Storace, Berlusconi, Matteoli, Galan, Romani, Romano, Scajola, Grillo (Luigi), Calderoli, Bossi, D’Alema, Bersani, Penati, Burlando. Tanto per fare alcuni nomi. Gli esponenti di centrodestra sono la maggioranza.
Però dopo vent’anni di lavoro (prima di approdare al Fatto sono stato al Messaggero, La Repubblica, Il Secolo XIX e La Stampa) una cosa posso dirla: i fastidi che mi hanno procurato le inchieste sul centrosinistra non hanno uguali. Certo, il centrodestra è più duro, diretto, usa nei confronti dei giornalisti una logica proprietaria. Un certo centrosinistra no, non ti schiaccia direttamente, preferisce la calunnia, l’insulto, la telefonata a direttori ed editori.
Con un’aggravante: l’arroganza del centrodestra, seppur più violenta, non pretende di essere “giusta”, ha lo scopo manifesto di metterti a tacere. Il centrosinistra è diverso: si sente investito di una missione, chi osa metterlo in discussione è “disonesto”, “in mala fede”, “vendicativo”, “scorretto”. Tutte accuse che mi sono state rivolte, sempre in forma anonima e senza lo straccio di una prova.
Ma veniamo ai fatti. Mi capita anni fa, mentre seguivo lo scandalo Antonveneta, di raccontare i rapporti di Gianpiero Fiorani con noti esponenti politici. Per giorni descriviamo i legami della Lega con il re delle scalate bancarie. Non succede nulla. Poi ecco che arriva la prima notizia su un esponente del centrosinistra: il contratto di leasing dello yacht di Massimo D’Alema è stato stipulato con una società legata alla Banca di Lodi. Niente di illegale, ma una storia che è giusto approfondire e magari riferire ai lettori. Risultato: mezzora dopo il mio colloquio con D’Alema arriva al giornale una telefonata che annuncia, in caso di pubblicazione, una denuncia per violazione del segreto bancario. Il giorno dopo D’Alema diffonde un comunicato e racconta “spontaneamente” l’episodio.
Piccolezze, si dirà, come decine di altri episodi. Ma i guai seri vengono quando decido di scrivere degli intrecci tra politica (di centrosinistra, come di centrodestra) e affari che stanno dietro alla cementificazione della Liguria. Non arriva una riga di smentita o querela, del resto sarebbe stato difficile, visto che ogni parola dell’inchiesta è documentata. Ma quando compare il primo articolo subito mi chiamano dal mio giornale: “Ferruccio, una persona ai vertici del centrosinistra ha fatto una telefonata ai massimi livelli. Dice che hai scritto un articolo pieno di falsità. Noi non ne teniamo conto, ma tu sappilo”.
Era l’inizio. Quando con il collega Marco Preve scrissi il libro, “Il partito del cemento”, dedicato alla passione bipartisan dei politici liguri per il mattone, mi dichiararono guerra aperta. Si parlava, tra l’altro, con anni di anticipo rispetto all’inchiesta della Procura di Roma, dei legami dei vertici del partito nazionale e ligure con Vincenzo Morichini, Franco Pronzato e i loro soci. Ancora nessuna replica. Un muro di silenzio.
Finché mi venne offerto un posto di rilievo in un grande giornale. Dopo mesi venni a sapere che proprio nel periodo della trattativa i vertici del Pd nazionale avevano fatto arrivare il messaggio che l’incarico non era gradito al partito.
Insomma, la mia carriera ha rischiato. E anche il clima che respiravo in città è cambiato. Quando mi presentai nella sede del Pd genovese per scrivere un articolo sulle elezioni regionali del 2010 uno dei massimi dirigenti locali mi accolse così: “Ecco l’amico di Berlusconi. Vergogna, vattene”, e via con accuse e insulti.
Ma agli insulti, soprattutto se deliranti, è facile rispondere. Peggio sono le calunnie: non hai un interlocutore cui replicare. Di più: se ribatti dai dignità alle accuse che ti sono rivolte, le ingigantisci, dai loro concretezza. Insomma, devi subire.
E lascio perdere gli episodi più pittoreschi, come quando mi avvertirono che qualcuno nel Pd faceva circolare l’immancabile voce che ero omosessuale, anzi, “buliccio” come si dice a Genova. Ne parlai con mia moglie, sorridemmo sorpresi: per me ovviamente non era un insulto, ma mi stupiva che qualcuno in un partito che si dice progressista lo considerasse tale. Lentamente la tenaglia, però, si stringeva. Difficile vivere nella vostra città quando venite condannati all’ostracismo dal partito che governa da decenni, che guida gli enti locali da cui arrivano milioni di euro in pubblicità istituzionale a puntellare i bilanci di tutti gli organi di informazione (un’altra inchiesta poco gradita dal Pd). Si finisce cancellati, pesantemente insultati a incontri pubblici (è toccato perfino alla mia famiglia, colpevole di avermi messo al mondo). Insomma, intoccabili. Finché sono arrivato al Fatto, che per fortuna è impermeabile a certi interventi.
Mai nessuno, però, che abbia risposto alle nostre inchieste in modo documentato. Bersani, tengo a dirlo, non è mai stato coinvolto negli episodi che ho citato. Ma forse sarebbe bene che li conoscesse, prima di invocare la macchina del fango e vestire i panni della vittima.
Piccolezze, si dirà, come decine di altri episodi. Ma i guai seri vengono quando decido di scrivere degli intrecci tra politica (di centrosinistra, come di centrodestra) e affari che stanno dietro alla cementificazione della Liguria. Non arriva una riga di smentita o querela, del resto sarebbe stato difficile, visto che ogni parola dell’inchiesta è documentata. Ma quando compare il primo articolo subito mi chiamano dal mio giornale: “Ferruccio, una persona ai vertici del centrosinistra ha fatto una telefonata ai massimi livelli. Dice che hai scritto un articolo pieno di falsità. Noi non ne teniamo conto, ma tu sappilo”.
Era l’inizio. Quando con il collega Marco Preve scrissi il libro, “Il partito del cemento”, dedicato alla passione bipartisan dei politici liguri per il mattone, mi dichiararono guerra aperta. Si parlava, tra l’altro, con anni di anticipo rispetto all’inchiesta della Procura di Roma, dei legami dei vertici del partito nazionale e ligure con Vincenzo Morichini, Franco Pronzato e i loro soci. Ancora nessuna replica. Un muro di silenzio.
Finché mi venne offerto un posto di rilievo in un grande giornale. Dopo mesi venni a sapere che proprio nel periodo della trattativa i vertici del Pd nazionale avevano fatto arrivare il messaggio che l’incarico non era gradito al partito.
Insomma, la mia carriera ha rischiato. E anche il clima che respiravo in città è cambiato. Quando mi presentai nella sede del Pd genovese per scrivere un articolo sulle elezioni regionali del 2010 uno dei massimi dirigenti locali mi accolse così: “Ecco l’amico di Berlusconi. Vergogna, vattene”, e via con accuse e insulti.
Ma agli insulti, soprattutto se deliranti, è facile rispondere. Peggio sono le calunnie: non hai un interlocutore cui replicare. Di più: se ribatti dai dignità alle accuse che ti sono rivolte, le ingigantisci, dai loro concretezza. Insomma, devi subire.
E lascio perdere gli episodi più pittoreschi, come quando mi avvertirono che qualcuno nel Pd faceva circolare l’immancabile voce che ero omosessuale, anzi, “buliccio” come si dice a Genova. Ne parlai con mia moglie, sorridemmo sorpresi: per me ovviamente non era un insulto, ma mi stupiva che qualcuno in un partito che si dice progressista lo considerasse tale. Lentamente la tenaglia, però, si stringeva. Difficile vivere nella vostra città quando venite condannati all’ostracismo dal partito che governa da decenni, che guida gli enti locali da cui arrivano milioni di euro in pubblicità istituzionale a puntellare i bilanci di tutti gli organi di informazione (un’altra inchiesta poco gradita dal Pd). Si finisce cancellati, pesantemente insultati a incontri pubblici (è toccato perfino alla mia famiglia, colpevole di avermi messo al mondo). Insomma, intoccabili. Finché sono arrivato al Fatto, che per fortuna è impermeabile a certi interventi.
Mai nessuno, però, che abbia risposto alle nostre inchieste in modo documentato. Bersani, tengo a dirlo, non è mai stato coinvolto negli episodi che ho citato. Ma forse sarebbe bene che li conoscesse, prima di invocare la macchina del fango e vestire i panni della vittima.
(Non ho fatto volutamente i nomi dei protagonisti e dei testimoni di questi episodi. Posso scegliere di affrontare una battaglia, ma non posso trascinarci anche gli altri).
* Coautore de Il partito del cemento. Politici, imprenditori, banchieri. La nuova speculazione edilizia e La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro, entrambi editi da Chiarelettere, rispettivamente nel 2008 e nel 2010.
Il Fatto Quotidiano, 30 luglio 2011
Chiamatela cast action
di Marco Travaglio, da Il Fatto quotidiano, 28 luglio 2011
Stralci dall’intervista a Barbara Spinelli. Il testo integrale si può leggere sul sito:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/barbara-spinelli-chiamatela-cast-action/

Mi pare di assistere a un film horror berlusconiano con sottotitoli in sovietico”. Così Barbara Spinelli definisce la minaccia di Pier Luigi Bersani di attivare una class action con gli iscritti e forse gli elettori per trascinare in tribunale i giornali che criticano il Pd sulla questione morale e raccontano le indagini su alcuni suoi esponenti
Che cosa ti colpisce di più nell’annuncio di Bersani?
Oltre e forse più ancora del merito dell'iniziativa, mi colpisce il linguaggio di Bersani. Intanto quell'insistere sulla ‘macchina del fango’, quale che sia lo scandalo che un giornale denuncia, quali che siano i reati scoperti dalla magistratura, quali che siano i giornali chiamati in causa e le loro proprietà. Non se ne può più: se qualcuno scrive il falso, attribuendoti reati mai commessi, fatti mai accaduti, cose mai dette, allora sì è macchina del fango. Ma se uno ti critica anche duramente per comportamenti veri, per inchieste vere, per accuse vere, allora non c'è nessun fango, a parte quello prodotto da chi tiene quei comportamenti. Non certo dai giornali che li raccontano.
Bersani pensa di denunciare i giornali che “aggrediscono”, coinvolgendo quadri e iscritti al Pd in una “class action”.
Non vedo alcuna differenza tra il linguaggio usato da Marina Berlusconi per minacciare Il Fatto Quotidiano e quello usato da Bersani per minacciare azioni giudiziarie contro i giornali che a suo dire lo attaccano. Che vuol dire ‘le critiche le accettiamo, le aggressioni no’? Che la stampa ha il diritto di criticare, ma senza fare riferimento alle gravissime imputazioni che pendono sul capo di alti esponenti del suo partito? E poi questa class action, che faccia tosta...
Cosa c’è che non va?
Il linguaggio e ciò che lo determina: l'idea tipica della Casta che i reati individuali imputati a singoli dirigenti di un partito possano essere nascosti dietro il gruppo, dietro il clan, si chiami Pd o Pdl o Mondadori... La difesa di gruppo è orrenda, sfido io che il Pd torna a scendere nei sondaggi. Che significa class action? Che ogni singolo membro del partito si identifica col gruppo al punto che, se commette un reato, chiama tutti i membri del gruppo a risponderne? Che, se la magistratura indaga Pronzato o Penati, o se i giornali li criticano, questo è un attacco a tutto il partito, a tutti i dirigenti, a tutti i militanti, a tutti gli elettori? Linguaggio comunista e sostanza berlusconiana, così ha parlato ieri Bersani. Mi ricorda una battuta di Daniel Cohn Bendit su certi oligarchi dell'Europa orientale convertiti al capitalismo all'indomani del crollo del Muro di Berlino: un pessimo film capitalista con sottotitoli in sovietico.
[…]
Però Bersani dice che il Pd è “diverso” perché, diversamente da altri partiti, la magistratura la rispetta.
[…]
Però Bersani dice che il Pd è “diverso” perché, diversamente da altri partiti, la magistratura la rispetta.
Sono felice che la rispettino, del resto ci mancherebbe pure che l'attaccassero. Ma il miglior modo di rispettare la magistratura è non commettere reati, invece di inchinarsi ipocritamente alle toghe quando li hanno scoperti. E poi la magistratura non è tutto. A monte, nei partiti, devono esistere codici etici e controlli severissimi per evitare che qualcuno con responsabilità partitiche o addirittura istituzionali incappi nelle maglie della giustizia.
[…]
Poi c’è il caso Pronzato, ex consigliere di Bersani al ministero, poi Responsabile del Pd per il trasporto aereo e membro del Cda dell’Enac indicato dal Pd.
[…]
Poi c’è il caso Pronzato, ex consigliere di Bersani al ministero, poi Responsabile del Pd per il trasporto aereo e membro del Cda dell’Enac indicato dal Pd.
Nella risposta al Fatto, Bersani dice che l'ha ‘trovato al ministero’ e l'ha ‘confermato’. Manco fosse una margherita che si trova nei prati facendo una scampagnata. Poi concede, bontà sua, che ‘il doppio incarico’ nel Pd e all'Enac era ‘inopportuno’. Ma quello è un conflitto d'interessi sfacciato, berlusconismo puro, altro che ‘inopportunità’. È così difficile rendersi conto della realtà e chiamare le cose col loro nome? Questi giochini di parole per minimizzare sono balletti settecenteschi, minuetti e quadriglie da corte di Luigi XVI e Maria Antonietta: un passo indietro, uno avanti, ops pardon forse sono stato inopportuno... Poi è ovvio che arriva la ghigliottina.
[…]
Forse Bersani & C. sono attoniti dinanzi agli ultimi scandali perché, dopo le comunali e i referendum, pensavano che avrebbero ereditato il potere da Berlusconi raccattandolo, senza il minimo sforzo e cambiamento.
[…]
Forse Bersani & C. sono attoniti dinanzi agli ultimi scandali perché, dopo le comunali e i referendum, pensavano che avrebbero ereditato il potere da Berlusconi raccattandolo, senza il minimo sforzo e cambiamento.
Il fatto che siano attoniti sorprende e preoccupa, anche perché era chiarissimo che le comunali e i referendum non li hanno vinti loro: li ha vinti una parte d'Italia che ha deciso di prendere la parola indipendentemente da loro, e anche contro di loro: contro tutto il sistema politico, quello di Berlusconi, ma anche quello del Pd che ne è parte integrante. Se non hanno capito la lezione e non hanno riflettuto sul loro errore storico di assecondare per quasi vent'anni il berlusconismo, allora non solo non raccatteranno il potere quando Berlusconi cadrà, ma se anche riuscissero con fatica a conquistarlo, lo riperderanno subito dopo.
giovedì 28 luglio 2011
Caso Penati, i pm di Monza chiedono le carte dell’inchiesta sulla Serravalle
Da http://www.ilfattoquotidiano.it/
Nel 2005 la Provincia di Milano acquistò il 15 per cento della società autostradale dal gruppo Gavio. Una scelta contestata, anche per il prezzo pagato dall'ente pubblico.
Svolta nell’indagine per corruzione a carico di Filippo Penati aperta dalla procura di Monza. I pm Walter Mapelli e Franca Macchia hanno chiesto ai colleghi milanesi gli atti dell’inchiesta sull’acquisto di un pacchetto azionario dell’autostrada Milano-Serravalle dal gruppo Gavio, deliberato dalla Provincia di Milano nel 2005, quando Penati ne era il presidente (qui la ricostruzione di Gianni Barbacetto).
L’anello di congiunzione tra le due inchieste è Bruno Binasco, amministratore del gruppo Gavio. Secondo gli inquirenti monzesi, sarebbe stato proprio Binasco a restituire, su ordine di Penati, circa due milioni di euro a un altro personaggio chiave della vicenda, l’imprenditore sestese Piero Di Caterina, sotto forma di una finta caparra immobiliare. L’operazione Serravalle aveva suscitato forti polemiche: l’acquisto del 15 per cento della società autostradale da parte dell’ente pubblico era stato criticato tra gli a tri dal sindaco di Milano Gabriele Albertini, sia per la filosofia dell’operazione sia per il prezzo pagato dalla Provincia, ritenuto troppo alto. Lo stesso Albertini aveva presento diverse denunce alla magistratura, che però non avevano portato a nulla.
Era stato l’attuale segretario del Pd Pier Luigi Bersani a mettere in contatto Penati con Gavio per discutere della Serravalle, su richiesta dell’imprenditore.
Urbanistica e mazzette in Brianza, indagato l’ex assessore regionale Ponzoni
Da http://www.ilfattoquotidiano.it/
Un’altra inchiesta per corruzione in Lombardia. E questa volta a finire nel mirino è un pezzo da novanta del Pdl a livello regionale, l’ex assessore all’ambiente Massimo Ponzoni, fiduciario del governatore Roberto Formigoni in Brianza, attuale consigliere al Pirellone e già coinvolto in diverse vicende giudiziarie. La Procura della Repubblica di Monza, la stessa che coordina l’inchiesta sul dirigente del Pd Filippo Penati, lo accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, concussione e peculato.L’indagine verte sulle vicende urbanistiche dei comuni di Desio e Giussano e su alcuni lavori affidati all’ente regionale Irealp (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle aree alpine).
Urbanistica e mazzette in Brianza indagato l’ex assessore regionale Ponzoni. L'uomo forte del Pdl nella provincia di Monza, consigliere al Pirellone, è accusato di corruzione, concussione e peculato. Insieme a Rosario Perri, costretto a dimettersi dalla giunta provinciale dopo l'operazione anti-ndrangheta dell'anno scorso.
Un’altra inchiesta per corruzione in Lombardia. E questa volta a finire nel mirino è un pezzo da novanta del Pdl a livello regionale, l’ex assessore all’ambiente Massimo Ponzoni, fiduciario del governatore Roberto Formigoni in Brianza, attuale consigliere al Pirellone e già coinvolto in diverse vicende giudiziarie. La Procura della Repubblica di Monza, la stessa che coordina l’inchiesta sul dirigente del Pd Filippo Penati, lo accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, concussione e peculato.L’indagine verte sulle vicende urbanistiche dei comuni di Desio e Giussano e su alcuni lavori affidati all’ente regionale Irealp (Istituto di ricerca per l’ecologia e l’economia applicate alle aree alpine).
Gli altri indagati, anticipa il quotidiano locale Il Cittadino, sono il vicepresidente del consiglio provinciale di Monza e Brianza Antonino Brambilla, l’ex assessore provinciale Rosario Perri, l’ex sindaco di Giussano Franco Riva. Perri, altro uomo forte del Pdl nella zona, si era dovuto dimettere dall’assessorato dopo che il suo nome era finito agli atti della grande inchiesta Crimine-Infinito sulla ndrangheta trapiantata in Lombardia. Sarebbero coinvolti anche due imprenditori e due funzionari della Regione Lombardia.
La notizia è trapelata perché il pm Giordano Baggio ha ottenuto un decreto di proroga delle indagini, che sarebbero iniziate il 27 dicembre scorso, dal gip Maria Rosa Correra. Secondo l’accusa, Brambilla e Perri intervenivano in modo illecito sul piano di governo del territorio di Desio, in veste rispettivamente di assessore comunale all’urbanistica e di potente capo dell’ufficio tecnico. Lo stesso faceva Riva a Giussano. Ponzoni, in cambio, grazie al suo peso nel Pdl distribuiva incarichi politici e amministrativi di prestigio.
Nel fascicolo sono confluite altre inchieste che riguardano Ponzoni, a cominciare da quella che lo vede accusato di corruzione per una presunta somma di denaro ottenuta dall’imprenditore Filippo Duzioni, proprio in relazione a una variante del Pgt di Desio, quando era in carica la giunta Pdl-Lega costretta alle dimissioni dopo l’inchiesta Crimine-Infinito, per favorire la costruzione di un centro commerciale.
Interpellati dal Cittadino, Brambilla e Riva si sono dichiarati completamente estranei alle accuse.
(Mario Portanova)
Un'altra autostrada nel cuore di Bersani: la “Nuova Romea”
Il sito http://www.eddyburg.it/, sotto il titolo Grandi opere. Il capo democratico sponsor della “Nuova Romea” riporta da "il Fatto quotidiano" l'articolo L’autostrada di Bonsignore e il tifo del segretario, di Ferruccio Sansa (coautore de Il partito del cemento. Politici, imprenditori, banchieri. La nuova speculazione edilizia e La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l'Italia e il suo futuro, entrambi editi da Chiarelettere, rispettivamente nel 2008 e nel 2010. [L'articolo può essere letto sul sito de "il Fatto quotidiano" solo dagli abbonati].
mercoledì 27 luglio 2011
Gentile on. Bersani, il guaio è il rapporto tra politica e affari
La replica di Marco Travaglio a Bersani che ha scritto al "Fatto Quotidiano": “Noi gente perbene. Ci metto la faccia” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/caro-direttore-il-fatto-quotidiano-peraltro-in/148078/ ).
Gentile on. Bersani, grazie per aver raccolto alcuni degli interrogativi che le abbiamo posto sul Fatto Quotidiano. E anche per esser uscito dalle generiche declamazioni di principio, entrando per la prima volta nel merito delle questioni che La riguardano. Credo che gliene siano grati, oltre ai nostri lettori, anche i suoi elettori. La invitiamo fin d’ora a un confronto più diretto nella nostra redazione, magari davanti alle telecamere della nostra nascente web-tv, come abbiamo già fatto con l’on. D’Alema. Infatti non tutte le Sue argomentazioni mi hanno convinto e provo, in estrema sintesi, a spiegarLe perché.
1. È vero che ai politici, oltre a condotte che dovrebbero essere scontate come rispettare la magistratura, fare un passo indietro se indagati o imputati di reati gravi, applicare la presunzione di innocenza e così via, “tocca produrre riforme che tolgano la possibilità alla corruzione”. Le domando, siccome Lei è stato due volte ministro nei sette anni dei governi di centrosinistra, quando mai ne avete prodotta una: io ricordo solo controriforme che hanno agevolato la corruzione e garantito l’impunità per corrotti e corruttori, come la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio non patrimoniale, il nuovo 513 Cpp, la legge costituzionale abusivamente detta “giusto processo”, la riforma penale tributaria che prevede amplissime soglie di non punibilità per gli evasori fiscali, l’indulto extralarge del 2006 esteso a corrotti e corruttori.
2. Lei invoca giustamente “meccanismi di garanzia e limitazione del rischio nei partiti”. E rivendica il draconiano “codice etico” del Pd, “più stringente di un normale percorso giudiziario”. Siccome però il Suo partito ha portato in Parlamento due pregiudicati (Carra per falsa testimonianza e Papania per abuso d’ufficio), più vari inquisiti e imputati, ed è riuscito l’anno scorso a candidare a presidente della Regione Campania e poi a sindaco di Salerno un signore imputato per corruzione e concussione, Le domando: quel codice prevede deroghe così generose, o ha maglie così larghe da lasciar passare simili soggetti? E in base a quale codice etico, due anni fa, avete mandato al Senato Alberto Tedesco, il vostro assessore alla Sanità della giunta Vendola che si era appena dimesso perché indagato per corruzione? Senza quel gesto, epico più che etico, Tedesco sarebbe agli arresti, come i suoi coindagati che non hanno avuto la fortuna di rifugiarsi in Parlamento: è questa la “parità dei cittadini davanti alla legge”?
3. Nella “triangolazione Gavio-Bersani-Penati” c’è poco di suggestivo. Se Lei raccomanda Gavio a Penati, Penati coi soldi dei milanesi acquista il 15% delle azioni della Milano-Serravalle a 8,9 euro l’una da Gavio che le aveva appena pagato 2,9 euro, Gavio intasca 176 milioni di plusvalenza e subito dopo ne investe 50 nella scalata di Unipol a Bnl sponsorizzata dal Suo partito, che dobbiamo pensare? A una sfortunata serie di coincidenze?
4. Nel 2004, quando “favorì l’incontro” Gavio-Penati, Lei non era ministro delle Attività produttive, visto che allora governava Berlusconi: Lei era un semplice europarlamentare. A che titolo “favoriva l’incontro” fra un costruttore privato e il presidente della Provincia? E perché l’incontro avvenne in gran segreto? Non c’è nulla di male se un costruttore e il presidente della Provincia, soci in un’autostrada, s’incontrano: purché lo facciano alla luce del sole, negli uffici della Provincia, e al termine diramino un comunicato per informare i cittadini del tema trattato e delle decisioni prese. Nella massima trasparenza. Invece Penati incontrò Gavio in un hotel romano, tra il lusco e il brusco. E se sappiamo di quell’incontro, e del Suo ruolo di facilitatore, è solo grazie alle intercettazioni dei pm di Milano. Le pare normale?
5. Su Pronzato non ho scritto inesattezze, come del resto Lei finisce per ammettere nella sua onesta autocritica. Il signore in questione fu Suo consigliere al ministero, poi il Pd lo indicò nel Cda dell’Enac e contemporaneamente lo nominò responsabile per il trasporto aereo del partito. Non è questione di “doppio incarico inopportuno”, ma di conflitto d’interessi tra incarico pubblico e di partito. Un conflitto d’interessi che gli ha consentito con una mano di favorire l’azienda aeronautica dei Paganelli all’Enac e con l’altra di spartirsi la tangente con Morichini, procacciatore di fondi per la fondazione Italianieuropei di D’Alema.
6. Se davvero Lei vuole “allestire nei partiti meccanismi di garanzia e di limitazione del rischio”, è proprio sicuro che il compito di un politico sia quello di patrocinare scalate e fusioni e acquisizioni bancarie o societarie, anziché scrivere regole severe e poi farle rispettare dagli organi di garanzia, restando fuori dalla mischia? Non ritiene pericoloso che l’arbitro si metta a giocare la partita con una delle squadre?
7. Qui non si tratta di “alludere a combine poco chiare o addirittura a illeciti” da Lei commessi, onorevole Bersani. L’ho scritto e lo penso. Qui si contesta una concezione malata dei rapporti tra affari e politica. La stessa che nel 1999 portò D’Alema e Lei a sponsorizzare i “capitani coraggiosi” che s’ingoiarono la Telecom a debito, coi soldi delle banche, riducendola a un colabrodo. La stessa che nel 2004 portò Lei e Fassino, come rivelò ai magistrati Antonio Fazio mai smentito né querelato, a recarvi dall’allora governatore di Bankitalia per patrocinare la fusione tra Montepaschi e Bnl. La stessa che nell’estate 2005 portò Lei, D’Alema, Latorre e Fassino a sostenere, in pubblico e in privato, l’allegra brigata dei furbetti del quartierino che con metodi illeciti e banditeschi tentavano di saccheggiare un bel pezzo del sistema bancario ed editoriale, e a difendere fino alla fine il loro indifendibile padrino Antonio Fazio. Tutte queste vicende, a mio modesto parere, spiegano come mai la sinistra italiana se n’è sempre bellamente infischiata del conflitto d’interessi di Berlusconi. E appaiono pure in lieve contrasto con la Sua fama di “liberalizzatore”: ricordano piuttosto i pianificatori da Gosplan dei piani quinquennali sovietici. Trent’anni fa a domani, Berlinguer rilasciava la celebre intervista a Scalfari sulla questione morale: “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni… gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali…”. Io una ripassatina gliela darei.
(da http://www.ilfattoquotidiano.it/)
“Una tangente da 2,4 milioni a uomini coop”
Inchiesta su Sesto San Giovanni, Pasini rivela: "Ho pagato due persone del Consorzio cooperative costruzioni di Bologna emiliane"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/%E2%80%9Cuna-tangente-da-24-milioni-a-uomini-coop%E2%80%9D/148052/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/27/%E2%80%9Cuna-tangente-da-24-milioni-a-uomini-coop%E2%80%9D/148052/
martedì 26 luglio 2011
«Fu deciso che, per combattere Cosa Nostra, era necessario prima contrastare la corruzione»
Vi è poi l'esempio dello Stato di New York, che ha affrontato la questione del rapporto tra corruzione e criminalità organizzata. La corruzione determina un mercato illegale il quale, come tutti i mercati illegali, può attirare la criminalità organizzata, che svolge una funzione di intermediazione.
Vista la presenza di alti tassi di corruzione e di forti infiltrazioni di 'Cosa Nostra' nel settore del'edilizia, è stato prima affrontato il problema dal punto di vista scientifico, costituendo commissioni di studio composte da professori, anche di storia, per verificare - sul presupposto che 'Cosa Nostra' si era affermata a partire dalla seconda metà degli anni '20 - che cosa succedeva prima, cioè se era 'Cosa Nostra' che aveva portato la corruzione o viceversa.
Il risultato dello studio (condotto anche con interviste ad anziani in cui si chiedeva che cosa era accaduto ai loro padri che gestivano imprese nel settore della edilizia) fu che la corruzione era antecedente all'intervento di 'Cosa Nostra' e si era diffusa a tal punto perché i funzionari pubblici riuscivano a farsi pagare approfittando del fatto che nella costruzione di grattacieli è indispensabile acquisire contemporaneamente un gran numero di autorizzazioni e controlli, perché altrimenti il costo dei cantieri diventa elevatissimo. Sulla base di questa analisi, fu deciso che, per combattere Cosa Nostra, era necessario prima contrastare la corruzione.
[Da Piercamillo Davigo, Gli intatti meccanismi della corruzione sistemica, in AA. VV. , Il prezzo della tangente. La corruzione come sistema a dieci anni da ‘mani pulite’, a cura di Gabrio Forti, Vita & Pensiero, Milano 2003, pp.187-188]
[Da Piercamillo Davigo, Gli intatti meccanismi della corruzione sistemica, in AA. VV. , Il prezzo della tangente. La corruzione come sistema a dieci anni da ‘mani pulite’, a cura di Gabrio Forti, Vita & Pensiero, Milano 2003, pp.187-188]
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