sabato 4 maggio 2013

It's All Over Now, Baby Blue



Dedicata a M. L.




venerdì 3 maggio 2013

“Una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale del buon andamento della Pubblica Amministrazione”







“… la posizione del candidato è indubbiamente diversa da quella del cittadino elettore sia per legittimazione che per interesse ad agire, in quanto il primo fa valere l’interesse proprio a ricoprire l’incarico elettivo mentre il secondo esercita una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale”

“In materia di contenzioso elettorale è affermato il principio secondo cui l’attore popolare ha facoltà di proporre gravame anche quando non sia stato parte nella precedente fase di giudizio, proprio perché colui che sperimenta l’azione popolare agisce … nell’interesse generale del buon andamento della P[ubblica] A[mministrazione]”


6 agosto 2011 - Qual è il decimo consigliere che il centro-destra vuole

13 dicembre 2011 - Fuori una consigliera nominata abusivamente, dentro uno che non è stato eletto!

16 dicembre 2011 – Bova non deve entrare nel Consiglio Comunale! I boriosi e gli inetti chiedano scusa ai cittadini di Limbiate!

18 dicembre 2011 - Zõon politikón inverso

venerdì 22 marzo 2013

Peracottari che tentano un’imitazione “raffinata” del giovane Sindona? (1)





     Peracottari. Questo epiteto, che ho usato in diverse occasioni
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali  capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
    Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi  quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere  (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
Entrambe le delibere riguardano il giudizio avanti il T.A.R. promosso dalla S.I.A. Costruzioni S.r.l. contro la Regione Lombardia, il Parco delle Groane, le Province di Monza e di Milano e il Comune di Limbiate per ottenere l’annullamento della variante al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco delle Groane che riguarda l’area compresa tra le Vie F.lli Cairoli e F.lli Casati. La S.I.A. Costruzioni chiede, sembra di capire, che sia annullata la destinazione urbanistica a “zona per servizi di interesse comunale – parcheggi”, approvata dalla Regione Lombardia modificando quanto deciso all’unanimità dall’assemblea del Parco delle Groane, e ripristinata la destinazione che a quell’area era stata assegnata dal Parco su richiesta del Comune di Limbiate, vale a dire “zona per la Pianificazione Comunale Orientata”. 
Peracottari, tuttavia, (anche) in questa occasione sarebbe un termine necessario ma del tutto insufficiente per definire in breve quello che con la seconda delibera si vorrebbe far credere: che, per l’ennesima volta, nel redigere il verbale di una deliberazione della Giunta Comunale, la segretaria comunale (o la sua vice, avvocato Micaela, vice-sindaco del PD nel Comune di Senago) ha commesso un mero errore materiale. La questione, ovviamente, non è affatto chiara, ma certamente non di un mero errore materiale si tratta, poiché con la delibera n. 38, che, si badi, reca nel titolo “COSTITUZIONE IN GIUDIZIO”, la Giunta Comunale (il sindaco e tutti gli assessori presenti), assistita dalla verbalizzante dr.ssa Leuzzi, ha deliberato all’unanimità “di NON intervenire nel giudizio in oggetto” [il maiuscolo è nel testo della delibera; n.d.r.]  ed ha motivato questa decisione nel modo seguente:

“rilevata la principale competenza amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa venir meno la sussistenza di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali di una costituzione in giudizio”

La delibera n. 38, ripeto, è del 20 febbraio 2013, ma è stata pubblicata nell’albo pretorio on line solo oggi, insieme all’altra delibera citata, la n. 44 del 13 marzo 2013, che non corregge affatto un mero errore materiale, bensì verbalizza il contrario della decisione formalizzata con la delibera n. 38, sia nella decisione, sia nelle motivazioni, questa volta esposte in modo assai più argomentato. Altro che “elaborazione del testo della delibera n. 38” … che “per mero errore materiale, non è perfettamente aderente alla volontà espressa dalla Giunta Comunale di costituzione nel giudizio”! A distanza di poche settimane, gli stessi funzionari che avevano espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” per NON costituirsi in giudizio, hanno espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” PER costituirsi in giudizio con le seguenti motivazioni del tutto opposte a quelle (pretestuosamente) enunciate nell’altra delibera:

“ai fini della salvaguardia e tutela di atti amministrativi  e di indirizzo  assunti da questo Comune nell’ambito del procedimento di competenza della Regione Lombardia”,

poiché

“nell’interesse di questo Ente la Giunta Comunale con deliberazione n. 159 in data 27/072/2011, ha richiesto alla Regione Lombardia la modifica del P.T.C. nel senso di individuare la destinazione dell’area … a uso per servizi di interesse comunale (parcheggio)”,


Strano. Né gli assessori né gli strapagati funzionari che li assistono (assistono?) si ricordano, al momento di approvare la delibera n. 38, che è necessario salvaguardare gli atti amministrativi e di indirizzo precedentemente adottati; se ne sovvengono, però, alcune settimane dopo, e si accorgono di aver commesso il seguente… “mero errore materiale”: mentre il 20 febbraio avevano ritenuto che  vi fosse una “principale competenza amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa[ceva] venir meno la sussistenza di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali di una costituzione in giudizio”, il 13 marzo, invece, si accorgono che il Comune di Limbiate “nella materia del contendere” ha un interesse almeno pari a quello della Regione Lombardia, tale, in ogni caso, da ritenere giustificata l’autorizzazione al sindaco pro tempore di costituirsi in giudizio per il Comune, con le spese che ne conseguono!
Cosa ha provocato questo capovolgimento dei pareri dei funzionari e della decisione della Giunta Comunale? Si rileva che la seconda delibera è stata verbalizzata dall’avvocato Micaela e non dalla dr.ssa Leuzzi, e che nella riunione che l’ha adottata erano assenti il sindaco e l’assessore della sua lista, Lodola. Si tratta proprio di assenze casuali? Qual è il vero obbiettivo di questo capovolgimento? Le risposte potrebbero essere suggerite, forse, dall’esame del modo in cui la Regione Lombardia ha cancellato, a proposito dell’area di Via F.lli Cairoli, quanto era stato deciso, con il fattivo apporto del centrosinistra, dal Parco delle Groane alla fine dell’autunno del 2009.  
Ma rimando ulteriori considerazioni (sui livelli più alti della burocrazia comunale, sul centrosinistra, sul Comitato delle Pacciade, che nella vicenda condivide con alcuni loschi figuri gravi responsabilità) ad uno o più successivi articoli. Per inquadrare adeguatamente la questione è necessario, intanto, ritornare al mio articolo del 4 gennaio 2010: Peggio del giovane Sindona. La proposta della Premiata Agenzia Immobiliare dell’“opposizione” per l’area di via F.lli Cairoli.


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Le due Italie del 23 marzo









di Paolo Flores d’Arcais, da Il Fatto quotidiano, 22 marzo 2013


Domani a Roma [a MILANO | Facebook] ci saranno due piazze, due modi di intendere la politica, due Italie. A piazza del Popolo gli arruolati del berlusconismo, in una dovizia incommensurabile di mezzi finanziari e di potere mediatico, animati dal disprezzo verso la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’odio verso i magistrati che obbediscono solo alla legge. Dall’altra a piazza Santi Apostoli, alle 17, i cittadini che chiedono la realizzazione della Costituzione e dei suoi valori di “giustizia e libertà”, in un clima francescano di povertà assoluta, aggrediti dal silenzio e dalla censura del monopolio Rai-Mediaset, che si vanno auto-organizzando attraverso l’invio di mail, sms, twitter, messaggi facebook, telefonate, per compensare con la passione civile la mancanza di mezzi e di informazione. Questa manifestazione SEI TU.
Ma sia chiaro: a piazza Santi Apostoli non si tratterà solo di “testimoniare” una scelta etica, bensì anche di intervenire nella politica, esserne protagonisti, contare. Perché la parola chiave della politica italiana suona oggi inequivocabile: INELEGGIBILITÀ. Segna uno spartiacque che non consente più equivoci al Pd: o di qua o di là, o con il rispetto della legge 361 del 1957, che mette Berlusconi fuori del Parlamento, o con la perpetuazione di un immondo inciucio Pd-Pdl (una sorte di bicamerale 2!) che faccia risorgere il Le Pen di Arcore ancora una volta. La decisione di Bersani sull’ineleggibilità condizionerà in modo decisivo anche la soluzione della crisi di governo.
Il M5S ha dichiarato il giorno stesso dell’apertura delle Camere che chiederà l’applicazione della legge. E il Pd? È ovvio che se “salvasse” di nuovo Berlusconi (calpestando la legge!), perderebbe la faccia e ogni credibilità acquisita con l’elezione di due figure non di apparato alle presidenze del Parlamento. E Bersani non può nemmeno praticare la politica di Ponzio Pilato, o cercare di tirare in lungo le cose nella “Giunta delle elezioni” del Senato. Qui la presidenza spetta all’opposizione: il Pd la darà al Pdl o al M5S? È lapalissiano che se consentisse l’elezione di un berlusconiano ogni ponte e ogni filo con il M5S, per quanto labile e ipotetico, sarebbe distrutto per sempre.
Fin qui un solo dirigente del Pd ha scelto la via della legalità, cioè della ineleggibilità di Berlusconi, il senatore Luigi Zanda, che ha aderito molti giorni fa all’appello di MicroMega (ormai oltre le 230 mila firme). Zanda è stato successivamente eletto capogruppo Pd al Senato, segnale di ottimo auspicio. Ma tutto il resto del partito tace, a cominciare da Bersani.
Per ragioni di evidente opportunità, è stato detto, visto che chiede l’incarico per formare il nuovo governo. A me sembra che proprio per questo la sua posizione sull’ineleggibilità di Berlusconi dovrebbe essere cristallina: per tagliare ogni ponte con le tentazioni di “governissimo” (eufemismo per “inciucissimo”) che pure albergano nel suo partito. Per battere in breccia i troppi che nel Pd sono pronti a confondere opportunità con opportunismo, e sperano che Napolitano prima o poi pieghi Bersani al “governissimo di scopo”. Ma tale “scopo” è stato sbandierato urbi et orbi da Berlusconi: un governo appoggiato da Pd e Pdl che garantisca al Cavaliere l’impunità tombale, attraverso il combinato disposto di interventi di Immoral Suasion sui magistrati e di leggi di amnistia e indulto.
Bersani ha giurato “mai più con Berlusconi”. Si comporti allora di conseguenza. Faccia come il senatore Zanda. Assuma una posizione adamantina, dichiari che non solo il Pd voterà per la ineleggibilità di Berlusconi nella “Giunta delle elezioni” ma si impegnerà perché i lavori di tale commissione siano i più celeri possibili. E se si ritiene che l’etichetta istituzionale comporti che tra i vicepresidenti, questori, presidenti di commissioni, vi debbano essere anche dei parlamentari del Pdl (cosa niente affatto scontata, nei confronti di una forza politica che definisce i magistrati “cancro da estirpare” e “associazione mafiosa”), si eviti anche il minimo sospetto che si tratti di un segnale del Pd di equidistanza tra il M5S e lo squadrismo in botulino della gazzarra berlusconiana contro il palazzo di giustizia di Milano.

(22 marzo 2013)


sabato 16 marzo 2013

Berlusconi ineleggibile: il 23 marzo tutti in piazza in tutte le piazze d’Italia




per realizzare la Costituzione e far rispettare la legge del 1957 che vieta a Berlusconi l’ingresso in Parlamento

di Paolo Flores d'Arcais


Qualche minuto prima della mezzanotte di giovedì 14 marzo, l’appello di MicroMega perché il nuovo parlamento rispetti la legge 361 del 1957, che rende ineleggibile Berlusconi, ha superato le 200 mila firme [235.420 alle 13.27 di sabato 23 marzo; n.d.r.] E’ un risultato clamoroso, che testimonia quanto sia vasta la volontà di legalità, e di rifiuto di ogni inciucio, della società civile democratica.

La raccolta delle firme continua. I cittadini eletti in parlamento col M5S hanno già dichiarato ufficialmente che nella Giunta delle elezioni chiederanno il rispetto della legge e dunque la dichiarazione che Silvio Berlusconi, NON eleggibile, NON viene riconosciuto eletto. I parlamentari del Pd e di Sel fin qui hanno fatto finta di nulla (tranne il senatore Luigi Zanda, che ha firmato l’appello di MicroMega), ma questo atteggiamento alla Ponzio Pilato non potrà continuare, visto che la decisione sui ricorsi nei confronti dei parlamentari eletti è uno dei primissimi adempimenti a cui sono tenute le due Camere.

Moltiplicare le firme è dunque un’arma democratica con cui i cittadini possono far sentire la loro voce e impedire che la logica nefanda dell’inciucio, che ha garantito fin qui l’impunità a Berlusconi, si perpetui.

MicroMega chiede infine a tutti i movimenti della società civile di organizzare in ogni città, sabato 23 marzo, una manifestazione per la realizzazione della Costituzione e per il rispetto della legge 361/1957, nella quale 139 cittadini leggano in piazza un articolo della Costituzione ciascuno e altri documenti memorabili della vita repubblicana italiana (dalla poesia epigrafe di Calamandrei per il monumento alla Resistenza agli articoli di Sciascia contro la mafia, ad esempio).

A Roma l’appuntamento è per le 17 di sabato 23 marzo a piazza Santi Apostoli. Sul sito di MicroMega daremo l’aggiornamento degli appuntamenti nelle singole città.

Ai cittadini eletti come deputati e come senatori della Repubblica chiediamo di partecipare anch’essi, con la lettura di un articolo della Costituzione, a questa iniziativa auto-organizzata dalla società civile, a dimostrazione che si vuole davvero cambiare il rapporto (troppe volte inesistente) tra elettori ed eletti. Della loro adesione, che speriamo amplissima, daremo tempestiva comunicazione sul sito di MicroMega.



martedì 5 marzo 2013

“Berlusconi ineleggibile”, tsunami firme: 201.625!*




di Paolo Flores d’Arcais
direttore della rivista MicroMega

Cari amici di MicroMega, alle ore 18,14 di martedì 5 marzo abbiamo raggiunto la cifra incredibile di 120 mila firme. Ma dobbiamo continuare, perché mancano ancora dieci giorni all’apertura delle camere, e la tensione non deve venir meno, e solo il raddoppio delle firme potrà sfondare il muro di gomma del silenzio di disinformazione dei mass media (solo Repubblica e Il Fatto hanno parlato dell’appello, e solo durante una trasmissione di Sky sono riuscito oggi verso le 16 a parlarne, mentre ho avuto pochi secondi per farlo sulla radio di “Un giorno da pecora”).
Se ciascuno di voi che ha già aderito si impegna per convincere un cittadino che ancora non ha firmato, se ciascuno di voi scrive al “suo” giornale o trasmissione televisiva per protestare contro questo oscuramento, e magari al senatore del proprio collegio per esigere che rispetti la legge, se insomma ciascuno di voi in questa fase cruciale si fa cittadino attivo, possono cambiare molte cose.
Perché è certo che con Berlusconi fuori dal parlamento il clima politico cambierebbe radicalmente, si rassegnerebbe incredibilmente, sarebbe liberato dai miasmi di un ventennio di illegalità e impunità. E anche le consultazioni del Presidente della Repubblica per il nuovo governo si svolgerebbero in questo orizzonte di incipiente tsunami democratico e legalitario. Non bisogna dimenticare che la costituzione della “Giunta delle elezioni” e il suo esame dei ricorsi contro l’elezione di Berlusconi potrebbe infatti iniziare, se c’è la volontà politica, prima delle consultazioni stesse del Quirinale.
Questa volta la speranza è concreta, questa volta ciò che sembrava fantascienza o utopia, una politica senza l’ipoteca aberrante e antidemocratica del caimano e le sue aggressioni contro la Costituzione, è a portata di mano.

* [alle 14.45 di venerdì 15 marzo; n.d.r.]
  

PER FIRMARE L'APPELLO: http://bit.ly/fuoriberlusconi
(5 marzo 2013)

sabato 23 febbraio 2013

Mussolini e mussolinismo





Nessuno si nasconda le naturali preoccupazioni per la rinuncia alle più elementari dignità. Ché l’immaturo spirito del fascismo sta proprio nel non sapere destare neanche il rispetto per il mestiere. Il ricorrere ai miti invece che all’esperienza, il consolidare antropomorficamente le realtà complesse della contingenza, indica senza il pudore dell’infingimento il suo semplicismo.
Con la stereotipia di una disciplina si vorrebbero riparare le deficienze ma non si osa far nascere l’ordine dal libero disordine. Lo spirito di avventura non riesce a scoprire la tradizione e i lamenti sulle degenerazioni morali non intendono che fuori della lotta politica manca il criterio del rinnovamento etico.
Mussolini è stato l’eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione al riposo. La sua figura di ottimista sicuro di sé, le astuzie oratorie, l’amore per il successo e per le solennità domenicali, la virtù della mistificazione e dell’enfasi riescono schiettamente popolari tra gli italiani.
È difficile immaginarlo altrimenti che sotto le spoglie di un audace condottiero di compagnie di ventura; o come il capo primitivo di una selvaggia banda posseduta da un dogmatico terrore che non consenta riflessioni. La sua vittoria, tra il disorientamento degli altri, si spiega esaurientemente pensando alle sue qualità risolutive di tattico.
Gli manca il senso squisitamente moderno dell’ironia, non comprende la storia se non per miti, gli sfugge la finezza critica dell’attività creativa che è dote centrale del grande politico. La sua professione di relativismo non riuscì neppure a sembrare un’agile mistificazione: troppo dominante vi avvertì ognuno la sconcertata ricerca ingenua di un riparo che eludesse l’infantile incertezza e coprisse le malefatte. Coerenza e contraddizioni sono in Mussolini due diversi aspetti di una mentalità politica che non può liberarsi dai vecchi schemi di un moralismo troppo disprezzato per potere essere veramente sostituito. Egli rimane perciò diviso e indeciso tra momenti di una coerenza troppo dogmatica per non riuscire goffa e sfoghi di esuberanza anarchicamente ingiustificata. Ha bisogno di un mondo in cui al condottiero non si chieda di essere un politico. Lottare per un’idea, elaborare nella lotta un pensiero, è un lusso e una seccatura: Mussolini è abbastanza intelligente per piegarvisi, ma gli basterebbe la lotta pura e semplice senza i tormenti  della critica moderna.

[..]

Avrebbe potuto riuscire il duce di una Compagnia di Gesù, l’arma di un pontefice persecutore di eretici, con una sola idea in testa da ripetere e da far entrare «a suon di randellate» nei crani «refrattari». Gli articoli del «Popolo d’Italia» erano così: ripetizioni di un ordine, dogmi e spesso stereotipie di un monotono disegno, così sono i comunicati e i discorsi; letterariamente hanno qualcosa di militare e di catechismo: si deduca l’opera del boia e dello squadrista dalle verità assolute, trascendenti, e cristallizzate. Infatti i tre momenti centrali della vita di Mussolini hanno coinciso con tre momenti risolutivi, entusiastici, dogmatici della storia italiana: il messianismo socialista, l’apocalissi antitedesca, la palingenesi fascista: chi vorrà essere così ottuso da ricercare nel condottiero di questi episodi uno sviluppo, e delle ragioni ideali di progresso? Perché vedere un problema politico dove si tratta di un fenomeno di psicologia del successo e di una nuova arte economica delle idee?

[…]

Le debolezze intrinseche di questo temperamento si scorsero quando il condottiero dovette farsi amministratore e diplomatico. In un consesso internazionale di impenetrabili l’inferiorità di Mussolini, attore più che artista, tribuno più che statista, è palese perché egli non sa che specchiarsi nella propria enfasi. La sua eloquenza, la forza del polemista, non sanno battersi sul terreno delle ironie e dei sottintesi, restano smontate appena dal comizio e dalla sala di scherma si passi all’arguta conversazione e alla snervante schermaglia insidiosa delle parole. Mussolini è a suo agio soltanto quando parla al buon popolo e  ne ascolta i desideri e lo rimbrotta con fiero cipiglio per le sue monellerie. L’ordinaria amministrazione con la sua monotonia è un altro fiero nemico del presidente; se egli non avesse un piacevole divertimento nelle trovate sportive che gli riconciliano la popolarità, il compito quotidiano sarebbe snervante e senza risorse.

[…]

Tuttavia restano notevoli le attitudini di Mussolini a conservare il potere tra un popolo entusiasta e desideroso di svaghi, che egli conosce benissimo e cui appresta quotidiane sorprese… Messa da parte ogni preoccupazione di politica estera egli si è dedicato inesorabilmente a un’abile tattica reazionaria di liquidazione di tutti i partiti e di tutti gli organismi politici e, aiutato dalla crisi economica, sembra voler ridurre alla sua ragione tutti gli avversari. Anche in questo esperimento il trasformismo giolittiano è stato ripreso con più decisi espedienti teatrali e le doti del politico si riducono tutte ad astuzie di manovra e a calcoli tattici, indici di un’arte affatto umanistica e militare. Il mussolinismo è dunque un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l’abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. La lotta politica in regime mussoliniano non è facile: non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna coerenza, a nessuna posizione, a nessuna distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi. Dovrà ineluttabilmente l’Italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica a questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa popolare e di ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all’iniziativa del lettore.


Piero Gobetti, La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia (1924), Einaudi, Torino, 1966, pp. 188-191.

venerdì 22 febbraio 2013

Il popolo delle scimmie


     […]



Il processo di sfacelo della piccola borghesia si inizia nell’ultimo decennio del secolo scorso. La Piccola borghesia perde ogni importanza e scade da ogni funzione vitale nel campo della produzione, con lo sviluppo della grande industria e del capitale finanziario: essa diventa pura classe politica e si specializza nel «cretinismo parlamentare». Questo fenomeno, che occupa una gran parte della storia contemporanea italiana, prende diversi nomi nelle sue varie fasi: si chiama originalmente «avvento della sinistra al potere», diventa giolittismo, è lotta contro i tentativi kaiseristici di Umberto I, dilaga nel riformismo socialista. La piccola borghesia si incrosta nell’istituto parlamentare: da organismo di controllo della borghesia capitalistica sulla Corona e sull’amministrazione pubblica, il Parlamento diviene una bottega di chiacchiere e di scandali, diviene un mezzo al parassitismo. Corrotto fino alle midolla, asservito completamente al potere governativo, il Parlamento perde ogni prestigio presso le masse popolari. Le masse popolari si persuadono che l’unico strumento di controllo e di opposizione agli arbitrii del potere amministrativo è l’azione diretta, è la pressione dall’esterno.


[…]


La piccola borghesia, che ha definitivamente perduto ogni speranza di riacquistare una funzione produttiva (…) cerca in ogni modo di conservare una posizione di iniziativa storica: essa scimmieggia la classe operaia, scende in piazza. Questa nuova tattica si attua nei modi e nelle forme consentiti a una classe di chiacchieroni, di scettici, di corrotti (…): è come la proiezione nella realtà  di una novella della jungla del Kipling: la novella del Bandar-Log, del popolo delle scimmie, il quale crede di essere superiore a tutti gli altri popoli della jungla, di possedere tutta l’intelligenza, tutta l’intuizione storica, tutto lo spirito rivoluzionario, tutta la sapienza di governo, ecc., ecc. Era avvenuto questo: la piccola borghesia, che si era asservita al potere governativo attraverso la corruzione parlamentare, muta la forma della sua prestazione d’opera, diventa antiparlamentare e cerca di corrompere la piazza.


[…]


Dopo aver corrotto e rovinato l’istituto parlamentare, la piccola borghesia corrompe e rovina anche gli altri istituti, i fondamentali sostegni dello Stato: l’esercito, la polizia, la magistratura. Corruzione e rovina condotte in pura perdita, senza alcun fine preciso (l’unico fine preciso avrebbe dovuto essere la creazione di un nuovo Stato: ma il «popolo delle scimmie» è caratterizzato appunto dall’incapacità organica a darsi una legge, a fondare uno Stato).

[...]
 
Antonio Gramsci, Il popolo delle scimmie, «L’Ordine Nuovo», 2 gennaio 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12.




giovedì 21 febbraio 2013

Forze elementari


 
[…]

Come non esiste uno Stato politico, come non esiste più coesione morale e disciplinare negli organismi e tra gli individui che costituiscono la macchina statale, così non esiste una coesione e una disciplina neppure nell’«organizzazione» fascista, nello Stato ufficioso che dispone a suo buon piacere  oggi della vita e dei beni della nazione italiana. È divenuto ormai evidente che il fascismo non può essere che parzialmente assunto come fenomeno di classe, come movimento di forze politiche consapevoli di un fine reale: esso ha dilagato, ha rotto ogni possibile quadro organizzativo, è superiore alle volontà e ai propositi di ogni Comitato centrale o regionale, è divenuto uno scatenamento di forze elementari irrefrenabili nel sistema borghese di governo economico e politico: il fascismo è il nome della profonda decomposizione della società italiana, che non poteva non accompagnarsi alla profonda decomposizione dello Stato e oggi può essere spiegato solo con riferimento al basso livello di civiltà  che la nazione italiana aveva potuto raggiungere in questi sessanta anni di amministrazione unitaria.
Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa d’impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odî, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

[…]

La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia più brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del male altrui. Su questo terreno semibarbarico, che lo Stato ancora gracile e incerto nelle sue articolazioni più vitali a stento riusciva lentamente a dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.

[…]


Antonio Gramsci, Forze elementari, «L’Ordine Nuovo», 26 aprile 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 150-51.

lunedì 18 febbraio 2013

Nemmeno per l'ebbrezza elettorale c'è riparo



La prima pagina del "Fatto Quotidiano" che segue è stata fatta circolare nel web ieri mattina, 17 febbraio 2013:






Ma era un falso, uno scherzo di carnevale (anche se ieri era già Quaresima - il 17  però è ritenuta data fatidica!), del quale ha voluto farsi vittima anche il leader del Movimento 5 Stelle nell'Assemblea Regionale Siciliana, il deputato Giancarlo Cancelleri. Si vada al link


che riporta un lancio dell'AGI pubblicato dopo poche ore. 

Ma se la burla è stata presa immmeditamente come notizia sensazionale vera da un deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana (elogiato dal presidente Crocetta del PD), che poi si mette a cianciare di "democrazia partecipata" (forse nel senso che egli ha voluto partecipare come vittima alla burla: per controllare bastava recarsi all'edicola...), qui a Limbiate poteva mancare un povero baccalà che la prendesse sul serio anche dopo che il web (del quale egli esclusivamente si nutre) è stato invaso dalle smentite e dagli sghignazzi? Certamente no, ed ecco che la falsa prima pagina del "Fatto Quotidiano"  è stata pubblicata oggi 18 febbraio 2013, all'incirca alle ore 11.30-12.00, nel "diario" di una pagina Facebook:

http://www.facebook.com/LimbiateCinqueStelle

Davvero fulminante, ma profondissimo, il "commento":  "I numeri vengono a galla solo all'estero..."!!! Affrettarsi a controllare; la "foto" ovviamente potrebbe sparire da quella pagina fra non molto.

Naturalmente, è possibile (perché no?) che il Movimento 5 Stelle ottenga non il 42%, bensì il 70% o anche il 100% dei voti. Ma quando degli ebbri che scambiano i pali della luce per persone e si mettono a parlare con loro "fanno politica", non siamo messi bene.

venerdì 1 febbraio 2013

P’ 'a cazzoneria non c’è riparu




 

Puru Sant’ Arvaru dicìa ca p’ 'a cazzoneria non c’è riparu 

[Proverbio di Galatro (Piana di Gioia Tauro)]