Dedicata a M. L.
sabato 4 maggio 2013
venerdì 3 maggio 2013
“Una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale del buon andamento della Pubblica Amministrazione”
Dalla Sentenza del Consiglio di Stato
n. 1968 del 10 aprile 2013
[http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2012/201201198/Provvedimenti/201301968_11.XML]:
[http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2012/201201198/Provvedimenti/201301968_11.XML]:
“… la posizione del candidato è
indubbiamente diversa da quella del cittadino elettore sia per legittimazione
che per interesse ad agire, in quanto il primo fa valere l’interesse proprio a
ricoprire l’incarico elettivo mentre il secondo esercita una vera e propria azione popolare di tipo
correttivo nell’interesse generale”
“In materia di contenzioso
elettorale è affermato il principio secondo cui l’attore popolare ha facoltà di
proporre gravame anche quando non sia stato parte nella precedente fase di
giudizio, proprio perché
colui che sperimenta l’azione popolare agisce … nell’interesse generale del
buon andamento della P[ubblica] A[mministrazione]”
13 dicembre 2011 - Fuori una
consigliera nominata abusivamente, dentro uno che non è stato eletto!
16 dicembre 2011 – Bova non deve
entrare nel Consiglio Comunale! I boriosi e gli inetti chiedano scusa ai
cittadini di Limbiate!
18 dicembre 2011 - Zõon politikón
inverso
venerdì 22 marzo 2013
Peracottari che tentano un’imitazione “raffinata” del giovane Sindona? (1)
Peracottari. Questo epiteto, che ho
usato in diverse occasioni
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
Entrambe le delibere riguardano il giudizio avanti il
T.A.R. promosso dalla S.I.A. Costruzioni S.r.l. contro la Regione Lombardia,
il Parco delle Groane, le Province di Monza e di Milano e il
Comune di Limbiate per ottenere l’annullamento della variante al Piano
Territoriale di Coordinamento del Parco delle Groane che riguarda l’area
compresa tra le Vie F.lli Cairoli e F.lli Casati. La S.I.A. Costruzioni chiede,
sembra di capire, che sia annullata la destinazione urbanistica a “zona per servizi di
interesse comunale – parcheggi”, approvata dalla Regione Lombardia modificando
quanto deciso all’unanimità dall’assemblea del Parco delle Groane, e
ripristinata la destinazione che a quell’area era stata assegnata dal Parco
su richiesta del Comune di
Limbiate, vale a dire “zona per la Pianificazione
Comunale Orientata”.
Peracottari,
tuttavia, (anche) in questa occasione
sarebbe un termine necessario ma del tutto insufficiente per definire in breve
quello che con la seconda delibera si vorrebbe far credere: che, per l’ennesima
volta, nel redigere il verbale di una deliberazione della Giunta Comunale, la
segretaria comunale (o la sua vice, avvocato Micaela, vice-sindaco del PD nel Comune di Senago) ha commesso un mero errore
materiale. La questione, ovviamente, non è affatto chiara, ma certamente
non di un mero errore materiale si tratta, poiché con la delibera n. 38, che,
si badi, reca nel titolo “COSTITUZIONE IN GIUDIZIO”, la Giunta Comunale (il sindaco e
tutti gli assessori presenti), assistita dalla verbalizzante dr.ssa Leuzzi,
ha deliberato all’unanimità “di NON
intervenire nel giudizio in oggetto” [il maiuscolo è nel testo della
delibera; n.d.r.] ed ha motivato questa decisione nel
modo seguente:
“rilevata la principale competenza amministrativa
regionale nella materia oggetto del contendere che fa venir meno la sussistenza
di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le
spese legali di una costituzione in giudizio”
La delibera n. 38, ripeto, è del 20
febbraio 2013, ma è stata pubblicata nell’albo pretorio on line solo oggi, insieme all’altra delibera
citata, la n. 44 del 13 marzo 2013, che non
corregge affatto un mero errore
materiale, bensì verbalizza il
contrario della decisione formalizzata con la delibera n. 38, sia nella
decisione, sia nelle motivazioni, questa volta esposte in modo assai più
argomentato. Altro che “elaborazione del testo della delibera n. 38” … che “per
mero errore materiale, non è perfettamente aderente alla volontà espressa dalla
Giunta Comunale di costituzione nel giudizio”! A distanza di poche settimane,
gli stessi funzionari che avevano espresso “pareri favorevoli di regolarità
tecnica e di regolarità contabile” per NON costituirsi in giudizio, hanno
espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” PER costituirsi in giudizio con le
seguenti motivazioni del tutto opposte
a quelle (pretestuosamente) enunciate nell’altra delibera:
“ai fini
della salvaguardia e tutela di atti amministrativi e di indirizzo assunti da questo Comune nell’ambito del
procedimento di competenza della Regione Lombardia”,
poiché
“nell’interesse
di questo Ente la Giunta Comunale
con deliberazione n. 159 in
data 27/072/2011, ha richiesto alla Regione Lombardia la modifica del P.T.C.
nel senso di individuare la destinazione dell’area … a uso per servizi di
interesse comunale (parcheggio)”,
Strano. Né gli assessori né gli strapagati
funzionari che li assistono (assistono?) si ricordano, al momento di approvare
la delibera n. 38, che è necessario salvaguardare gli atti amministrativi e di
indirizzo precedentemente adottati; se ne sovvengono, però, alcune settimane dopo,
e si accorgono di aver commesso il seguente… “mero
errore materiale”: mentre
il 20 febbraio avevano ritenuto che vi
fosse una “principale competenza
amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa[ceva] venir meno la sussistenza di specifico
interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali
di una costituzione in giudizio”, il
13 marzo, invece, si accorgono che il Comune di Limbiate “nella materia del
contendere” ha un interesse almeno pari a quello della Regione Lombardia, tale, in
ogni caso, da ritenere giustificata l’autorizzazione al sindaco pro
tempore di costituirsi in giudizio per il Comune, con le spese che ne
conseguono!
Cosa ha provocato questo
capovolgimento dei pareri dei funzionari e della decisione della Giunta
Comunale? Si rileva che la seconda delibera è stata verbalizzata
dall’avvocato Micaela e non dalla dr.ssa Leuzzi, e che nella riunione che l’ha
adottata erano assenti il sindaco e l’assessore della sua lista, Lodola. Si
tratta proprio di assenze casuali? Qual è il vero obbiettivo di questo
capovolgimento? Le risposte potrebbero essere suggerite, forse, dall’esame del
modo in cui la Regione Lombardia
ha cancellato, a proposito dell’area di Via F.lli Cairoli, quanto era stato
deciso, con il fattivo apporto del centrosinistra, dal Parco delle Groane alla
fine dell’autunno del 2009.
Ma rimando ulteriori considerazioni
(sui livelli più alti della burocrazia comunale, sul centrosinistra, sul
Comitato delle Pacciade, che nella vicenda condivide con alcuni loschi figuri gravi responsabilità) ad uno o
più successivi articoli. Per inquadrare adeguatamente la questione è
necessario, intanto, ritornare al mio articolo del 4 gennaio 2010: Peggio
del giovane Sindona. La proposta della Premiata Agenzia Immobiliare
dell’“opposizione” per l’area di via F.lli Cairoli.
© Riproduzione riservata
Le due Italie del 23 marzo
di Paolo
Flores d’Arcais, da
Il Fatto quotidiano, 22 marzo 2013
Domani a Roma [a MILANO | Facebook] ci
saranno due piazze, due modi di intendere la politica, due Italie. A piazza del
Popolo gli arruolati del berlusconismo, in una dovizia incommensurabile di
mezzi finanziari e di potere mediatico, animati dal disprezzo verso la Costituzione
repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’odio verso i magistrati
che obbediscono solo alla legge. Dall’altra a
piazza Santi Apostoli, alle 17, i cittadini che chiedono la realizzazione
della Costituzione e dei suoi valori di “giustizia e libertà”, in un clima
francescano di povertà assoluta, aggrediti dal silenzio e dalla censura del
monopolio Rai-Mediaset, che si vanno auto-organizzando attraverso l’invio di
mail, sms, twitter, messaggi facebook, telefonate, per compensare con la
passione civile la mancanza di mezzi e di informazione. Questa manifestazione
SEI TU.
Ma sia chiaro: a piazza Santi Apostoli non si tratterà
solo di “testimoniare” una scelta etica, bensì anche di intervenire nella
politica, esserne protagonisti, contare. Perché la parola chiave della politica
italiana suona oggi inequivocabile: INELEGGIBILITÀ. Segna uno spartiacque che
non consente più equivoci al Pd: o di qua o di là, o con il rispetto della
legge 361 del 1957, che mette Berlusconi fuori del Parlamento, o con la
perpetuazione di un immondo inciucio Pd-Pdl (una sorte di bicamerale 2!) che
faccia risorgere il Le Pen di Arcore ancora una volta. La decisione di Bersani
sull’ineleggibilità condizionerà in modo decisivo anche la soluzione della
crisi di governo.
Il M5S ha dichiarato il giorno stesso dell’apertura delle
Camere che chiederà l’applicazione della legge. E il Pd? È ovvio che se
“salvasse” di nuovo Berlusconi (calpestando la legge!), perderebbe la faccia e
ogni credibilità acquisita con l’elezione di due figure non di apparato alle presidenze
del Parlamento. E Bersani non può nemmeno praticare la politica di Ponzio
Pilato, o cercare di tirare in lungo le cose nella “Giunta delle elezioni” del
Senato. Qui la presidenza spetta all’opposizione: il Pd la darà al Pdl o al
M5S? È lapalissiano che se consentisse l’elezione di un berlusconiano ogni
ponte e ogni filo con il M5S, per quanto labile e ipotetico, sarebbe distrutto
per sempre.
Fin qui un solo dirigente del Pd ha scelto la via della
legalità, cioè della ineleggibilità di Berlusconi, il senatore Luigi Zanda, che
ha aderito molti giorni fa all’appello
di MicroMega (ormai oltre le 230 mila firme). Zanda è stato successivamente
eletto capogruppo Pd al Senato, segnale di ottimo auspicio. Ma tutto il resto
del partito tace, a cominciare da Bersani.
Per ragioni di evidente opportunità, è stato detto, visto
che chiede l’incarico per formare il nuovo governo. A me sembra che proprio per
questo la sua posizione sull’ineleggibilità di Berlusconi dovrebbe essere
cristallina: per tagliare ogni ponte con le tentazioni di “governissimo”
(eufemismo per “inciucissimo”) che pure albergano nel suo partito. Per battere
in breccia i troppi che nel Pd sono pronti a confondere opportunità con
opportunismo, e sperano che Napolitano prima o poi pieghi Bersani al
“governissimo di scopo”. Ma tale “scopo” è stato sbandierato urbi et orbi da
Berlusconi: un governo appoggiato da Pd e Pdl che garantisca al Cavaliere l’impunità
tombale, attraverso il combinato disposto di interventi di Immoral Suasion sui
magistrati e di leggi di amnistia e indulto.
Bersani ha giurato “mai più con Berlusconi”. Si comporti
allora di conseguenza. Faccia come il senatore Zanda. Assuma una posizione
adamantina, dichiari che non solo il Pd voterà per la ineleggibilità di
Berlusconi nella “Giunta delle elezioni” ma si impegnerà perché i lavori di
tale commissione siano i più celeri possibili. E se si ritiene che l’etichetta
istituzionale comporti che tra i vicepresidenti, questori, presidenti di
commissioni, vi debbano essere anche dei parlamentari del Pdl (cosa niente
affatto scontata, nei confronti di una forza politica che definisce i
magistrati “cancro da estirpare” e “associazione mafiosa”), si eviti anche il
minimo sospetto che si tratti di un segnale del Pd di equidistanza tra il M5S e
lo squadrismo in botulino della gazzarra berlusconiana contro il palazzo di
giustizia di Milano.
(22 marzo 2013)
sabato 16 marzo 2013
Berlusconi ineleggibile: il 23 marzo tutti in piazza in tutte le piazze d’Italia
per realizzare la Costituzione e far
rispettare la legge del 1957 che vieta a Berlusconi l’ingresso in Parlamento
di Paolo Flores d'Arcais
Qualche minuto prima
della mezzanotte di giovedì 14 marzo, l’appello di MicroMega perché il nuovo parlamento rispetti la
legge 361 del 1957, che rende ineleggibile Berlusconi, ha superato le 200 mila firme [235.420 alle 13.27 di sabato 23 marzo; n.d.r.] E’ un risultato clamoroso, che testimonia
quanto sia vasta la volontà di legalità, e di rifiuto di ogni inciucio, della
società civile democratica.
La raccolta delle firme continua. I cittadini eletti in parlamento col M5S hanno già dichiarato ufficialmente che nella Giunta delle elezioni chiederanno il rispetto della legge e dunque la dichiarazione che Silvio Berlusconi, NON eleggibile, NON viene riconosciuto eletto. I parlamentari del Pd e di Sel fin qui hanno fatto finta di nulla (tranne il senatore Luigi Zanda, che ha firmato l’appello di MicroMega), ma questo atteggiamento alla Ponzio Pilato non potrà continuare, visto che la decisione sui ricorsi nei confronti dei parlamentari eletti è uno dei primissimi adempimenti a cui sono tenute le due Camere.
Moltiplicare le firme è dunque un’arma democratica con cui i cittadini possono far sentire la loro voce e impedire che la logica nefanda dell’inciucio, che ha garantito fin qui l’impunità a Berlusconi, si perpetui.
MicroMega chiede infine a tutti i movimenti della società civile di organizzare in ogni città, sabato 23 marzo, una manifestazione per la realizzazione della Costituzione e per il rispetto della legge 361/1957, nella quale 139 cittadini leggano in piazza un articolo della Costituzione ciascuno e altri documenti memorabili della vita repubblicana italiana (dalla poesia epigrafe di Calamandrei per il monumento alla Resistenza agli articoli di Sciascia contro la mafia, ad esempio).
A Roma l’appuntamento è per le 17 di sabato 23 marzo a piazza Santi Apostoli. Sul sito di MicroMega daremo l’aggiornamento degli appuntamenti nelle singole città.
Ai cittadini eletti come deputati e come senatori della Repubblica chiediamo di partecipare anch’essi, con la lettura di un articolo della Costituzione, a questa iniziativa auto-organizzata dalla società civile, a dimostrazione che si vuole davvero cambiare il rapporto (troppe volte inesistente) tra elettori ed eletti. Della loro adesione, che speriamo amplissima, daremo tempestiva comunicazione sul sito di MicroMega.
martedì 5 marzo 2013
“Berlusconi ineleggibile”, tsunami firme: 201.625!*
di Paolo Flores d’Arcais
direttore della rivista
MicroMega
Cari amici di MicroMega, alle ore 18,14 di martedì
5 marzo abbiamo raggiunto la cifra incredibile di 120 mila firme. Ma dobbiamo continuare, perché mancano ancora
dieci giorni all’apertura delle camere, e la tensione non deve venir meno, e
solo il raddoppio delle firme potrà sfondare il muro di gomma del silenzio di
disinformazione dei mass media (solo Repubblica
e Il Fatto hanno parlato
dell’appello, e solo durante una trasmissione di Sky sono riuscito oggi verso
le 16 a
parlarne, mentre ho avuto pochi secondi per farlo sulla radio di “Un giorno da
pecora”).
Se ciascuno di voi che ha già aderito si impegna
per convincere un cittadino che ancora non ha firmato, se ciascuno di voi scrive
al “suo” giornale o trasmissione televisiva per protestare contro questo
oscuramento, e magari al senatore del proprio collegio per esigere che rispetti
la legge, se insomma ciascuno di voi in questa fase cruciale si fa cittadino
attivo, possono cambiare molte cose.
Perché è certo che con Berlusconi fuori dal
parlamento il clima politico cambierebbe radicalmente, si rassegnerebbe
incredibilmente, sarebbe liberato dai miasmi di un ventennio di illegalità e
impunità. E anche le consultazioni del Presidente della Repubblica per il nuovo
governo si svolgerebbero in questo orizzonte di incipiente tsunami democratico
e legalitario. Non bisogna dimenticare che la costituzione della “Giunta delle
elezioni” e il suo esame dei ricorsi contro l’elezione di Berlusconi potrebbe
infatti iniziare, se c’è la volontà politica, prima delle consultazioni stesse
del Quirinale.
Questa volta la speranza è concreta, questa volta
ciò che sembrava fantascienza o utopia, una politica senza l’ipoteca aberrante
e antidemocratica del caimano e le sue aggressioni contro la Costituzione, è a
portata di mano.
(5 marzo 2013)
sabato 23 febbraio 2013
Mussolini e mussolinismo
Nessuno si nasconda le naturali
preoccupazioni per la rinuncia alle più elementari dignità. Ché l’immaturo
spirito del fascismo sta proprio nel non sapere destare neanche il rispetto per
il mestiere. Il ricorrere ai miti invece che all’esperienza, il consolidare
antropomorficamente le realtà complesse della contingenza, indica senza il
pudore dell’infingimento il suo semplicismo.
Con la stereotipia di una disciplina
si vorrebbero riparare le deficienze ma non si osa far nascere l’ordine dal libero
disordine. Lo spirito di avventura non riesce a scoprire la tradizione e i
lamenti sulle degenerazioni morali non intendono che fuori della lotta politica
manca il criterio del rinnovamento etico.
Mussolini è stato l’eroe
rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione al riposo. La sua
figura di ottimista sicuro di sé, le astuzie oratorie, l’amore per il successo
e per le solennità domenicali, la virtù della mistificazione e dell’enfasi
riescono schiettamente popolari tra gli italiani.
È difficile immaginarlo altrimenti
che sotto le spoglie di un audace condottiero di compagnie di ventura; o come
il capo primitivo di una selvaggia banda posseduta da un dogmatico terrore che
non consenta riflessioni. La sua vittoria, tra il disorientamento degli altri,
si spiega esaurientemente pensando alle sue qualità risolutive di tattico.
Gli manca il senso squisitamente
moderno dell’ironia, non comprende la storia se non per miti, gli sfugge la
finezza critica dell’attività creativa che è dote centrale del grande politico.
La sua professione di relativismo non riuscì neppure a sembrare un’agile
mistificazione: troppo dominante vi avvertì ognuno la sconcertata ricerca
ingenua di un riparo che eludesse l’infantile incertezza e coprisse le
malefatte. Coerenza e contraddizioni sono in Mussolini due diversi aspetti di
una mentalità politica che non può liberarsi dai vecchi schemi di un moralismo
troppo disprezzato per potere essere veramente sostituito. Egli rimane perciò
diviso e indeciso tra momenti di una coerenza troppo dogmatica per non riuscire
goffa e sfoghi di esuberanza anarchicamente ingiustificata. Ha bisogno di un
mondo in cui al condottiero non si chieda di essere un politico. Lottare per
un’idea, elaborare nella lotta un pensiero, è un lusso e una seccatura:
Mussolini è abbastanza intelligente per piegarvisi, ma gli basterebbe la lotta
pura e semplice senza i tormenti della
critica moderna.
[..]
Avrebbe potuto riuscire il duce di
una Compagnia di Gesù, l’arma di un pontefice persecutore di eretici, con una
sola idea in testa da ripetere e da far entrare «a suon di randellate» nei
crani «refrattari». Gli articoli del «Popolo d’Italia» erano così: ripetizioni
di un ordine, dogmi e spesso stereotipie di un monotono disegno, così sono i
comunicati e i discorsi; letterariamente hanno qualcosa di militare e di
catechismo: si deduca l’opera del boia e dello squadrista dalle verità
assolute, trascendenti, e cristallizzate. Infatti i tre momenti centrali della
vita di Mussolini hanno coinciso con tre momenti risolutivi, entusiastici,
dogmatici della storia italiana: il messianismo socialista, l’apocalissi
antitedesca, la palingenesi fascista: chi vorrà essere così ottuso da ricercare
nel condottiero di questi episodi uno sviluppo, e delle ragioni ideali di
progresso? Perché vedere un problema politico dove si tratta di un fenomeno di
psicologia del successo e di una nuova arte economica delle idee?
[…]
Le debolezze intrinseche di questo
temperamento si scorsero quando il condottiero dovette farsi amministratore e
diplomatico. In un consesso internazionale di impenetrabili l’inferiorità di Mussolini, attore più che artista,
tribuno più che statista, è palese perché egli non sa che specchiarsi nella
propria enfasi. La sua eloquenza, la forza del polemista, non sanno battersi
sul terreno delle ironie e dei sottintesi, restano smontate appena dal comizio
e dalla sala di scherma si passi all’arguta conversazione e alla snervante
schermaglia insidiosa delle parole. Mussolini è a suo agio soltanto quando
parla al buon popolo e ne ascolta i
desideri e lo rimbrotta con fiero cipiglio per le sue monellerie. L’ordinaria
amministrazione con la sua monotonia è un altro fiero nemico del presidente; se
egli non avesse un piacevole divertimento nelle trovate sportive che gli
riconciliano la popolarità, il compito quotidiano sarebbe snervante e senza
risorse.
[…]
Tuttavia restano notevoli le
attitudini di Mussolini a conservare il potere tra un popolo entusiasta e
desideroso di svaghi, che egli conosce benissimo e cui appresta quotidiane
sorprese… Messa da parte ogni preoccupazione di politica estera egli si è
dedicato inesorabilmente a un’abile tattica reazionaria di liquidazione di
tutti i partiti e di tutti gli organismi politici e, aiutato dalla crisi
economica, sembra voler ridurre alla sua ragione tutti gli avversari. Anche in
questo esperimento il trasformismo giolittiano è stato ripreso con più decisi
espedienti teatrali e le doti del politico si riducono tutte ad astuzie di
manovra e a calcoli tattici, indici di un’arte affatto umanistica e militare.
Il mussolinismo è dunque un risultato assai più grave del fascismo stesso
perché ha confermato nel popolo l’abito cortigiano, lo scarso senso della
propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. La
lotta politica in regime mussoliniano non è facile: non è facile resistergli
perché egli non resta fermo a nessuna coerenza, a nessuna posizione, a nessuna
distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi. Dovrà
ineluttabilmente l’Italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica a
questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa
popolare e di ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla
nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia
riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta
piuttosto all’iniziativa del lettore.
Piero Gobetti, La
Rivoluzione
liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia (1924), Einaudi, Torino, 1966, pp. 188-191.
venerdì 22 febbraio 2013
Il popolo delle scimmie
[…]
Il processo di sfacelo della piccola
borghesia si inizia nell’ultimo decennio del secolo scorso. La Piccola borghesia perde
ogni importanza e scade da ogni funzione vitale nel campo della produzione, con
lo sviluppo della grande industria e del capitale finanziario: essa diventa
pura classe politica e si specializza nel «cretinismo parlamentare». Questo
fenomeno, che occupa una gran parte della storia contemporanea italiana, prende
diversi nomi nelle sue varie fasi: si chiama originalmente «avvento della
sinistra al potere», diventa giolittismo, è lotta contro i tentativi
kaiseristici di Umberto I, dilaga nel riformismo socialista. La piccola
borghesia si incrosta nell’istituto parlamentare: da organismo di controllo
della borghesia capitalistica sulla Corona e sull’amministrazione pubblica, il
Parlamento diviene una bottega di chiacchiere e di scandali, diviene un mezzo
al parassitismo. Corrotto fino alle midolla, asservito completamente al potere
governativo, il Parlamento perde ogni prestigio presso le masse popolari. Le
masse popolari si persuadono che l’unico strumento di controllo e di
opposizione agli arbitrii del potere amministrativo è l’azione diretta, è la
pressione dall’esterno.
[…]
La piccola borghesia, che ha
definitivamente perduto ogni speranza di riacquistare una funzione produttiva (…)
cerca in ogni modo di conservare una posizione di iniziativa storica: essa
scimmieggia la classe operaia, scende in piazza. Questa nuova tattica si attua
nei modi e nelle forme consentiti a una classe di chiacchieroni, di scettici,
di corrotti (…): è come la proiezione nella realtà di una novella della jungla del Kipling: la
novella del Bandar-Log, del popolo delle scimmie, il quale crede di essere
superiore a tutti gli altri popoli della jungla, di possedere tutta l’intelligenza,
tutta l’intuizione storica, tutto lo spirito rivoluzionario, tutta la sapienza
di governo, ecc., ecc. Era avvenuto questo: la piccola borghesia, che si era
asservita al potere governativo attraverso la corruzione parlamentare, muta la
forma della sua prestazione d’opera, diventa antiparlamentare e cerca di
corrompere la piazza.
[…]
Dopo
aver corrotto e rovinato l’istituto parlamentare, la piccola borghesia corrompe
e rovina anche gli altri istituti, i fondamentali sostegni dello Stato: l’esercito,
la polizia, la magistratura. Corruzione e rovina condotte in pura perdita, senza alcun
fine preciso (l’unico fine preciso avrebbe dovuto essere la creazione di un
nuovo Stato: ma il «popolo delle scimmie» è caratterizzato appunto dall’incapacità
organica a darsi una legge, a fondare uno Stato).
[...]
[...]
Antonio Gramsci, Il popolo delle scimmie, «L’Ordine Nuovo», 2 gennaio 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12.
giovedì 21 febbraio 2013
Forze elementari
[…]
Come non esiste uno Stato politico,
come non esiste più coesione morale e disciplinare negli organismi e tra gli
individui che costituiscono la macchina statale, così non esiste una coesione e
una disciplina neppure nell’«organizzazione» fascista, nello Stato ufficioso
che dispone a suo buon piacere oggi
della vita e dei beni della nazione italiana. È divenuto ormai evidente che il
fascismo non può essere che parzialmente assunto come fenomeno di classe, come
movimento di forze politiche consapevoli di un fine reale: esso ha dilagato, ha
rotto ogni possibile quadro organizzativo, è superiore alle volontà e ai
propositi di ogni Comitato centrale o regionale, è divenuto uno scatenamento di
forze elementari irrefrenabili nel sistema borghese di governo economico e
politico: il fascismo è il nome della profonda decomposizione della società
italiana, che non poteva non accompagnarsi alla profonda decomposizione dello
Stato e oggi può essere spiegato solo con riferimento al basso livello di
civiltà che la nazione italiana aveva
potuto raggiungere in questi sessanta anni di amministrazione unitaria.
Il fascismo si è presentato come l’antipartito,
ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa d’impunità,
a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche
vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odî, dei
desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato
con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano,
non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza
in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.
[…]
La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari
del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia
più brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del
male altrui. Su questo terreno semibarbarico, che lo Stato ancora gracile e
incerto nelle sue articolazioni più vitali a stento riusciva lentamente a
dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.
[…]
Antonio Gramsci, Forze
elementari, «L’Ordine Nuovo», 26 aprile 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo
1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 150-51.
lunedì 18 febbraio 2013
Nemmeno per l'ebbrezza elettorale c'è riparo
La prima pagina del "Fatto Quotidiano" che segue è stata fatta circolare nel web ieri mattina, 17 febbraio 2013:
Ma era un falso, uno scherzo di carnevale (anche se ieri era già Quaresima - il 17 però è ritenuta data fatidica!), del quale ha voluto farsi vittima anche il leader del Movimento 5 Stelle nell'Assemblea Regionale Siciliana, il deputato Giancarlo Cancelleri. Si vada al link
che riporta un lancio dell'AGI pubblicato dopo poche ore.
Ma se la burla è stata presa immmeditamente come notizia sensazionale vera da un deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana (elogiato dal presidente Crocetta del PD), che poi si mette a cianciare di "democrazia partecipata" (forse nel senso che egli ha voluto partecipare come vittima alla burla: per controllare bastava recarsi all'edicola...), qui a Limbiate poteva mancare un povero baccalà che la prendesse sul serio anche dopo che il web (del quale egli esclusivamente si nutre) è stato invaso dalle smentite e dagli sghignazzi? Certamente no, ed ecco che la falsa prima pagina del "Fatto Quotidiano" è stata pubblicata oggi 18 febbraio 2013, all'incirca alle ore 11.30-12.00, nel "diario" di una pagina Facebook:
http://www.facebook.com/LimbiateCinqueStelle
Davvero fulminante, ma profondissimo, il "commento": "I numeri vengono a galla solo all'estero..."!!! Affrettarsi a controllare; la "foto" ovviamente potrebbe sparire da quella pagina fra non molto.
Naturalmente, è possibile (perché no?) che il Movimento 5 Stelle ottenga non il 42%, bensì il 70% o anche il 100% dei voti. Ma quando degli ebbri che scambiano i pali della luce per persone e si mettono a parlare con loro "fanno politica", non siamo messi bene.
venerdì 1 febbraio 2013
P’ 'a cazzoneria non c’è riparu
Puru Sant’ Arvaru dicìa ca p’ 'a cazzoneria non c’è
riparu
[Proverbio di Galatro (Piana di Gioia Tauro)]
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