giovedì 16 maggio 2013

L’ermeneutica maccheronica dell’Avvocato Micaela come garanzia per il Consiglio Comunale





Il criterio ermeneutico di una corretta interpretazione, 
come è stato formulato fin da antico, è: sensus non est inferendus, sed efferendus: 
il senso deve essere quello che nel dato si ritrova e da esso si ricava, 
non già un senso che in esso si trasferisca dal di fuori.

Emilio Betti, L’ermeneutica come metodica generale 
delle scienze dello spirito, 1962




Narrano le cronache che quando, nel Consiglio Comunale dell’8 maggio u.s., il consigliere Mestrone ha richiamato l’articolo 141 del Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali, per rilevare che il Consiglio era chiamato ad approvare il Rendiconto consuntivo 2012 dopo la scadenza del termine perentorio (e nient’affatto ordinatorio, o “sollecitatorio”, esimia Dr.ssa Leuzzi!) del 30 aprile 2013, senza che ai consiglieri fosse stato assegnato dal Prefetto (che sostituisce surrettiziamente l’Organismo Regionale di Controllo, abolito già nel 2001!) il termine ulteriore di 20 giorni, e senza, soprattutto, che fossero state rispettate le prerogative del subentrante consigliere Sgrò (di essere convocato con cinque giorni di anticipo e di avere venti giorni a disposizione per esaminare i documenti del rendiconto) - quella sera, la vice-segretaria Avvocato Micaela ha prontamente “approfondito” la questione con la finezza ermeneutica che le è riconosciuta in tutto l’orbe terracqueo: si tratta, ha sostenuto autorevolmente, di due differenti regimi (?), tra chi non ha approvato in Giunta e chi lo ha fatto, come Limbiate: nel primo caso c’è la diffida, nel secondo c’è la nomina di un commissario. E tanto è bastato perché i consiglieri della maggioranza si sentissero “garantiti” perinde ac cadaver, e quindi senz’altro autorizzati a definire “aria fritta” la pretesa che finalmente non fosse violato, come è avvenuto per quasi due anni, il testo fondamentale delle norme sugli enti locali, il regolamento del Consiglio Comunale e financo la Costituzione.

Ma il valore delle garanzie dispensate dall’Avvocato Micaela deve essere riconosciuto appieno, e quindi non possiamo esimerci dalla lettura almeno di quella parte che ci interessa del testo dell’articolo 141, Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali. Dunque, mettiamoci di buzzo buono:

1. I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su  proposta del Ministro dell'interno:

[…]

c ) quando non sia approvato nei termini il bilancio.

[…]

2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente.
Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.

Chiaro, quanto a capacità ermeneutiche un comune cittadino è condannato a permanere ad un livello pedestre e non può certo aspirare ad attingere le altezze di una dirigente da 70-80.000 € all'anno; tuttavia, avendo almeno cura di rispettare il testo, pare che si possa ricavare quanto segue:

1. Quando è “trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto [e approvato] dalla giunta  il relativo schema”:

1.1 “l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga  d'ufficio”;

poi, quando il commissario ha predisposto d’ufficio lo schema di bilancio:

1.2 l'organo regionale di controllo “assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione”.

2.  “Quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta”:

anche in questo caso si applica la procedura descritta al punto 1.2;

3.  “Decorso il termine dei 20 giorni senza che il bilancio sia approvato [l’O. Re. Co.] si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente” e approva il bilancio.

5. “Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al Prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio”.

E quindi, interpretando pedestremente:

1) la diffida ad approvare è obbligatoria sia quando la giunta non ha approvato lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine assegnato per l’approvazione del bilancio;

2) la nomina del commissario è obbligatoria sia quando non è stato predisposto e approvato lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine (di non più di 20 giorni) assegnato per l’approvazione del bilancio.

Si tratta, cioè, sempre dello stesso procedimento, che l’organo di controllo deve mettere in atto per obbligare un ente ad adempiere (o per adempiere in sua sostituzione) la procedura di approvazione del bilancio, o una parte di essa.

Il Comune di Limbiate, esclusivamente per colpa della sua Giunta e dei dirigenti fiduciari che, strapagati con i soldi dei cittadini, per essa lavorano (?), trascorso il 30 di aprile, aveva sì  approvato nella Giunta lo schema di rendiconto consuntivo 2012, ma non lo aveva approvato nel Consiglio Comunale, e quindi il Prefetto, come prescrive la legge, avrebbe dovuto assegnare con lettera-diffida inviata a tutti i consiglieri un termine di massimo venti giorni per approvare il rendiconto. Oppure, il Prefetto, che ben sapeva per quale motivo la seduta del 30 aprile era stata annullata (la Dr.ssa Leuzzi aveva trasmesso le sue lagnanze delle malefatte di "tale signor Ricciardi"), avrebbe potuto almeno vigilare affinché la nuova convocazione fosse fissata per una data posticipata tanto da poter rispettare sia l’articolo 141 del T.U.O.E.L., sia il diritto del consigliere subentrante di essere convocato con il prescritto anticipo, sia l’altro suo fondamentale diritto di avere i documenti di bilancio disponibili venti giorni prima della seduta del Consiglio, termine che avrebbe avuto l’obbligo di garantire anche il presidente del Consiglio Comunale (un redditiero ricco sfondato, che tuttavia non si vergogna di farsi pagare più di mille euro al mese per emettere profluvi di tronfia prosopopea, recitare epitaffi ed insolentire sistematicamente i consiglieri di minoranza e il pubblico!).

Invece, nulla di questo è avvenuto, e va anche ricordato che il Prefetto di Monza e della Brianza già dopo la sentenza del T.A.R. (che in modo evidentissimo era parzialmente errata) si era astenuto dalle verifiche dei verbali elettorali (che poi comunque ha dovuto compiere per ordine del Consiglio di Stato!) che avrebbero evidenziato l’opportunità di un suo ricorso al giudice civile (Dpr n. 570/1960, art. 9 bis, cc. 3 e 4) per ottenere l’annullamento della delibera di convalida di Bova, oppure l’opportunità di una sollecitazione al Comune di Limbiate affinché si costituisse nell’appello al Consiglio di Stato. Entrambi questi atti avrebbero reso inutile il mio ricorso, e non saremmo arrivati alla situazione che si è verificata la sera del 30 aprile!

Ma, poiché il peggio non ha mai fine, e come se tutto ciò che è avvenuto fino al 30 aprile non bastasse, la stolidità della giunta, dei “tecnici” (sodali politici del centrosinistra strapagati con soldi pubblici) e della maggioranza ha affondato ancora di più il Comune di Limbiate in un marasma escrementizio. Infatti, la violazione delle prerogative del consigliere Sgrò (la cui eleggibilità è stata accertata in modo non valido) ha reso illegittima l’approvazione, per di più avvenuta oltre il termine perentorio, del rendiconto consuntivo.

È necessario, quindi, che quei consiglieri che vogliono ridare un minimo di correttezza sia alla composizione del Consiglio, sia alle sue procedure, si sostituiscano, come la legge consente di fare, ad un sindaco, ad un presidente del Consiglio, ad una segretaria e ad una sua vice che pervicacemente dimostrano che non sono (e nemmeno vogliono essere) in grado di svolgere adeguatamente i compiti che a loro purtroppo sono stati affidati, direttamente o indirettamente, da noi cittadini. In questo modo, un’ultima chance sarà data alla maggioranza, ma proprio l’ultima, perché ormai, forse, la sua resipiscenza potrebbe essere provocata solo dall’intervento dello Spirito Santo. Amen.


mercoledì 15 maggio 2013

Una garanzia di compatibilità elargita dall’incompatibile Avvocato Micaela





Quel bel tomo (a voler essere gentili) di De Luca non si degna di comunicarlo ai cittadini (che pagano lui e lei), ma l’esautoramento, di fatto, dalle  funzioni di segretaria generale del Comune di Limbiate è il prezzo che la Giunta ha deciso di far pagare alla Dr.ssa Leuzzi, per non aver voluto e/o saputo rendere preventivamente edotte la Giunta e la maggioranza di governo del Comune della necessità di revocare il Consiglio comunale convocato per la sera del 30 aprile, per non correre il rischio di far invalidare l’approvazione del rendiconto consuntivo da parte di un consiglio illegittimamente costituito. È noto che oltre che assumermi l’onere di ricorrere al Consiglio di Stato per far correggere la composizione del consiglio (la cui illegittimità, tuttavia, era da sempre ben nota alla Dr.ssa Leuzzi e a tutto il centrosinistra*), ho dovuto anche assumermi l’incombenza di informare prima il Comune, a cominciare dalla segretaria generale, e poi direttamente il Consiglio Comunale. E non è stata la prima volta in cui ho messo in luce le inadempienze dell’ormai esautorata segretaria generale!

Questo risultato l’Asinistra, con le sue periodiche (ma sempre ellittiche) invettive contro “i funzionari”, non era stata capace di ottenerlo. Ma sembrerebbe, purtroppo, che siamo caduti dalla padella sulla brace. Le funzioni di segretaria generale sono state affidate, infatti, all’Avvocato Micaela, il quale, nel Consiglio Comunale dell’8 maggio, già sul primo punto all’ordine del giorno ha mostrato “al colto pubblico e all'inclita guarnigione” l'alto livello della sua preparazione. La questione della dichiarazione dell’insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità, che secondo il D.lgs n. 39 del 2013 doveva presentare il subentrante consigliere Sgrò (“condizione per l'acquisizione dell'efficacia dell'incarico", art. 20 c. 4 del citato D.lgs), è stata affrontata e risolta dalla navigata vice-segretaria con sicurezza e brillante eleganza. A chi (il consigliere Mestrone) gli chiedeva di informare il Consiglio se la dichiarazione fosse stata acquisita dalla segreteria istituzionale del Comune, l’Avvocato Micaela ha pazientemente spiegato che l’art. 20 del decreto parla di chi ha incarichi nella PA, ma non è il caso di Sgrò. Questi ha compilato una serie di dichiarazioni (non meglio precisate) e non vi sono motivi di incompatibilità; inoltre, ha aggiunto amabilmente, che la dichiarazione di Sgrò non sia stata pubblicata, come invece prescrive la legge, non può essere motivo per non andare avanti.

Argomentazioni sfavillanti, che non potevano non… abbagliare, fra i tanti, anche il consigliere grant, gross, ma pussé ciula che baloss, che, con la desolante piaggeria che gli è connaturata, dopo aver stigmatizzato (ellitticamente) l’assenza della Dr.ssa Leuzzi, ha immediatamente rilasciato all’Avvocato Micaela questa solenne dichiarazione: “questa sera finalmente mi sono sentito garantito”. Deo gratias!

Ora, in questi giorni, in migliaia di enti locali e di enti pubblici sparsi per tutta la penisola vengono sottoscritte da migliaia di dirigenti e di amministratori di vertice, e da migliaia di consiglieri comunali, provinciali, regionali, dichiarazioni di insussistenza (o sussistenza) di cause di inconferibilità o di incompatibilità, poiché, con buona pace dell’Avvocato Micaela, l’entrata in vigore del D.lgs n. 39/2013 ha creato migliaia di casi di inconferibilità o di incompatibilità che sono certi per fatti già noti, oppure che solo esplicite dichiarazioni degli interessati possono escludere, vale a dire casi del tutto analoghi a quello che con la sua brillante preparazione non ha saputo (o non ha voluto) individuare a proposito del consigliere subentrante Sgrò. 

Ma non basta: la vice-segretaria Avvocato Micaela, che con tanta sicumera ha “garantito” il Consiglio Comunale a proposito di inconferibilità e incompatibilità di incarichi dei consiglieri comunali, è lei stessa… incompatibile, poiché, oltre a svolgere l’incarico di dirigente del Comune di Limbiate conferito fiduciariamente dal sindaco sostenuto dal PD (e lautissimamente pagato con i soldi dei cittadini), è anche vice-sindaco per il PD del Comune di Senago - una duplicità di incarichi che l’art. 11 del già citato D.lgs n. 39 esplicitamente vieta.

Fino ad oggi non risulta che l’Avvocato Micaela si sia dimesso da uno dei due incarichi, anche perché, probabilmente, nel Comune di Limbiate nessuno ha fatto ciò che in molti Comuni è stato fatto immediatamente (vale a dire il 5 maggio, giorno di entrata in vigore del D.lgs 39) perché lo prescrive l'art. 15:

“Il responsabile del piano anticorruzione di ciascuna amministrazione pubblica, ente pubblico e ente di diritto privato in controllo pubblico, di seguito denominato «responsabile», cura, anche attraverso le disposizioni del piano anticorruzione, che nell'amministrazione, ente pubblico e ente di diritto privato in controllo pubblico siano rispettate le disposizioni del presente decreto sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. A tale fine il responsabile contesta all'interessato l'esistenza o l'insorgere delle situazioni di inconferibilità o incompatibilità di cui al presente decreto.
2. Il responsabile segnala i casi di possibile violazione delle disposizioni del presente decreto all'Autorità nazionale anticorruzione, all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai fini dell'esercizio delle funzioni di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215, nonché alla Corte dei conti, per l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative”.

Nel Comune di Limbiate chi è il responsabile del piano anticorruzione? La Dr.ssa Leuzzi (v. Delibera G.C. n. 55/2013, verbalizzata dall'Avvocato Micaela!), che è stata esautorata, ma non ufficialmente. E quindi perché non fa quanto è prescritto dalla legge? Perché non obbliga l’Avvocato Micaela a dimettersi da uno dei due incarichi che ricopre?


* [Aggiunta del 16 maggio 2013] Si deve ricordare che l'incarico del segretario comunale, come quello degli altri dirigenti del Comune, è un incarico fiduciario, che termina con lo scadere del mandato del sindaco. Vale a dire che il segretario e i dirigenti sono scelti e nominati sulla base della condivisione di un programma politico con chi li nomina, per l'appunto il sindaco.



mercoledì 8 maggio 2013

... un tempo per tacere e un tempo per parlare*


 * Ecclesiaste, III, 7


La comunicazione (che ho fatto il 30 aprile, prima al Comune di Limbiate e  poi al Consiglio Comunale) della sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il mio ricorso - una vittoria annunciata - sta già producendo molto, molto di più della semplice messa in ridicolo di quel gruppo di inetti (farei un'eccezione solo per F. B., D. L ed M. C., che è tenuto lì, suo malgrado, solo per fare numero) impropriamente chiamato centrosinistra. Secondo quanto la stessa Dr.ssa Leuzzi pare che ammetta, l'azione di "un certo signor Ricciardi" (esilarante!) ha ottenuto quello che La Sinistra (questa volta per pietà non scrivo L'A...) non è stata capace di ottenere. Non solo: potrei dimostrare facilmente che Traina e Fossati sono fra i massimi responsabili della figura escrementizia che ancora una volta ho fatto fare a quel centrosinistra al quale restano (e resteranno in sæcula sæculorum) attaccati come le cozze agli scogli. Altro che "sono stato l'unico..." (Traina): "Ma mi faccia il piacere!", direbbe il Principe Antonio De Curtis. Tuttavia, almeno per il momento, voglio lasciar perdere.

Questa prima fase dell'azione, iniziata da prima del 30 aprile, in ogni caso non si concluderà senza gravi danni per lo pseudo-centrosinistra. E quando sarà evidente il primo risultato (notevolissimo, sembrerebbe) sarà evidente, anche, perché ho scelto quel modo per comunicare la sentenza. Un modo del tutto legittimo, qualsiasi squallida insinuazione non si vergogni di fare la Dr.ssa Leuzzi in un contesto in cui mi è vietato di risponderle; ma soprattutto: un modo favorito dalla sua, per essere gentili, boriosa carenza di perizia professionale e di rispetto per i cittadini che le pagano un lautissimo stipendio. Racconterò, quindi, chi ha preparato quella azione e chi ancora sta lavorando per sviluppare quella che semplicemente è una forma di critica pratica di una burocrazia e di una politica che sono una più stolida dell'altra. 

Questa critica pratica fra non molto proseguirà in altre forme. Ora, però, non posso fare a meno di dire che l'unico che può riconoscere dei meriti a Mestrone e agli altri consiglieri comunali di centro-destra sono io - e quando verrà il momento lo farò senza alcuna remora personale e politica. Purtroppo, però, c'è chi (e nella miserrima situazione politica di Limbiate non poteva mancare), volendo in realtà "sminuzzarmi" (come diceva un famigerato Assessore allo Sporto che non riusciva a dire "sminuire"), accanto alle lodi ripete le solite stupidaggini stantìe sul mio carattere, e chi, pur non essendo in grado di giudicare e non sapendo sostanzialmente nulla di tutta la vicenda, sproloquia a sua volta distribuendo meriti e approvazioni. Farebbero meglio, invece, se ne fossero capaci, a considerare che ci troviamo in questa desolante situazione proprio perché Limbiate è (l'ossimoro è inevitabile) piena delle loro inconsistenze.


The World Turned Upside Down - The Diggers (1649)







sabato 4 maggio 2013

It's All Over Now, Baby Blue



Dedicata a M. L.




venerdì 3 maggio 2013

“Una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale del buon andamento della Pubblica Amministrazione”







“… la posizione del candidato è indubbiamente diversa da quella del cittadino elettore sia per legittimazione che per interesse ad agire, in quanto il primo fa valere l’interesse proprio a ricoprire l’incarico elettivo mentre il secondo esercita una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale”

“In materia di contenzioso elettorale è affermato il principio secondo cui l’attore popolare ha facoltà di proporre gravame anche quando non sia stato parte nella precedente fase di giudizio, proprio perché colui che sperimenta l’azione popolare agisce … nell’interesse generale del buon andamento della P[ubblica] A[mministrazione]”


6 agosto 2011 - Qual è il decimo consigliere che il centro-destra vuole

13 dicembre 2011 - Fuori una consigliera nominata abusivamente, dentro uno che non è stato eletto!

16 dicembre 2011 – Bova non deve entrare nel Consiglio Comunale! I boriosi e gli inetti chiedano scusa ai cittadini di Limbiate!

18 dicembre 2011 - Zõon politikón inverso

venerdì 22 marzo 2013

Peracottari che tentano un’imitazione “raffinata” del giovane Sindona? (1)





     Peracottari. Questo epiteto, che ho usato in diverse occasioni
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali  capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
    Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi  quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere  (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
Entrambe le delibere riguardano il giudizio avanti il T.A.R. promosso dalla S.I.A. Costruzioni S.r.l. contro la Regione Lombardia, il Parco delle Groane, le Province di Monza e di Milano e il Comune di Limbiate per ottenere l’annullamento della variante al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco delle Groane che riguarda l’area compresa tra le Vie F.lli Cairoli e F.lli Casati. La S.I.A. Costruzioni chiede, sembra di capire, che sia annullata la destinazione urbanistica a “zona per servizi di interesse comunale – parcheggi”, approvata dalla Regione Lombardia modificando quanto deciso all’unanimità dall’assemblea del Parco delle Groane, e ripristinata la destinazione che a quell’area era stata assegnata dal Parco su richiesta del Comune di Limbiate, vale a dire “zona per la Pianificazione Comunale Orientata”. 
Peracottari, tuttavia, (anche) in questa occasione sarebbe un termine necessario ma del tutto insufficiente per definire in breve quello che con la seconda delibera si vorrebbe far credere: che, per l’ennesima volta, nel redigere il verbale di una deliberazione della Giunta Comunale, la segretaria comunale (o la sua vice, avvocato Micaela, vice-sindaco del PD nel Comune di Senago) ha commesso un mero errore materiale. La questione, ovviamente, non è affatto chiara, ma certamente non di un mero errore materiale si tratta, poiché con la delibera n. 38, che, si badi, reca nel titolo “COSTITUZIONE IN GIUDIZIO”, la Giunta Comunale (il sindaco e tutti gli assessori presenti), assistita dalla verbalizzante dr.ssa Leuzzi, ha deliberato all’unanimità “di NON intervenire nel giudizio in oggetto” [il maiuscolo è nel testo della delibera; n.d.r.]  ed ha motivato questa decisione nel modo seguente:

“rilevata la principale competenza amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa venir meno la sussistenza di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali di una costituzione in giudizio”

La delibera n. 38, ripeto, è del 20 febbraio 2013, ma è stata pubblicata nell’albo pretorio on line solo oggi, insieme all’altra delibera citata, la n. 44 del 13 marzo 2013, che non corregge affatto un mero errore materiale, bensì verbalizza il contrario della decisione formalizzata con la delibera n. 38, sia nella decisione, sia nelle motivazioni, questa volta esposte in modo assai più argomentato. Altro che “elaborazione del testo della delibera n. 38” … che “per mero errore materiale, non è perfettamente aderente alla volontà espressa dalla Giunta Comunale di costituzione nel giudizio”! A distanza di poche settimane, gli stessi funzionari che avevano espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” per NON costituirsi in giudizio, hanno espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” PER costituirsi in giudizio con le seguenti motivazioni del tutto opposte a quelle (pretestuosamente) enunciate nell’altra delibera:

“ai fini della salvaguardia e tutela di atti amministrativi  e di indirizzo  assunti da questo Comune nell’ambito del procedimento di competenza della Regione Lombardia”,

poiché

“nell’interesse di questo Ente la Giunta Comunale con deliberazione n. 159 in data 27/072/2011, ha richiesto alla Regione Lombardia la modifica del P.T.C. nel senso di individuare la destinazione dell’area … a uso per servizi di interesse comunale (parcheggio)”,


Strano. Né gli assessori né gli strapagati funzionari che li assistono (assistono?) si ricordano, al momento di approvare la delibera n. 38, che è necessario salvaguardare gli atti amministrativi e di indirizzo precedentemente adottati; se ne sovvengono, però, alcune settimane dopo, e si accorgono di aver commesso il seguente… “mero errore materiale”: mentre il 20 febbraio avevano ritenuto che  vi fosse una “principale competenza amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa[ceva] venir meno la sussistenza di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali di una costituzione in giudizio”, il 13 marzo, invece, si accorgono che il Comune di Limbiate “nella materia del contendere” ha un interesse almeno pari a quello della Regione Lombardia, tale, in ogni caso, da ritenere giustificata l’autorizzazione al sindaco pro tempore di costituirsi in giudizio per il Comune, con le spese che ne conseguono!
Cosa ha provocato questo capovolgimento dei pareri dei funzionari e della decisione della Giunta Comunale? Si rileva che la seconda delibera è stata verbalizzata dall’avvocato Micaela e non dalla dr.ssa Leuzzi, e che nella riunione che l’ha adottata erano assenti il sindaco e l’assessore della sua lista, Lodola. Si tratta proprio di assenze casuali? Qual è il vero obbiettivo di questo capovolgimento? Le risposte potrebbero essere suggerite, forse, dall’esame del modo in cui la Regione Lombardia ha cancellato, a proposito dell’area di Via F.lli Cairoli, quanto era stato deciso, con il fattivo apporto del centrosinistra, dal Parco delle Groane alla fine dell’autunno del 2009.  
Ma rimando ulteriori considerazioni (sui livelli più alti della burocrazia comunale, sul centrosinistra, sul Comitato delle Pacciade, che nella vicenda condivide con alcuni loschi figuri gravi responsabilità) ad uno o più successivi articoli. Per inquadrare adeguatamente la questione è necessario, intanto, ritornare al mio articolo del 4 gennaio 2010: Peggio del giovane Sindona. La proposta della Premiata Agenzia Immobiliare dell’“opposizione” per l’area di via F.lli Cairoli.


© Riproduzione riservata

Le due Italie del 23 marzo









di Paolo Flores d’Arcais, da Il Fatto quotidiano, 22 marzo 2013


Domani a Roma [a MILANO | Facebook] ci saranno due piazze, due modi di intendere la politica, due Italie. A piazza del Popolo gli arruolati del berlusconismo, in una dovizia incommensurabile di mezzi finanziari e di potere mediatico, animati dal disprezzo verso la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’odio verso i magistrati che obbediscono solo alla legge. Dall’altra a piazza Santi Apostoli, alle 17, i cittadini che chiedono la realizzazione della Costituzione e dei suoi valori di “giustizia e libertà”, in un clima francescano di povertà assoluta, aggrediti dal silenzio e dalla censura del monopolio Rai-Mediaset, che si vanno auto-organizzando attraverso l’invio di mail, sms, twitter, messaggi facebook, telefonate, per compensare con la passione civile la mancanza di mezzi e di informazione. Questa manifestazione SEI TU.
Ma sia chiaro: a piazza Santi Apostoli non si tratterà solo di “testimoniare” una scelta etica, bensì anche di intervenire nella politica, esserne protagonisti, contare. Perché la parola chiave della politica italiana suona oggi inequivocabile: INELEGGIBILITÀ. Segna uno spartiacque che non consente più equivoci al Pd: o di qua o di là, o con il rispetto della legge 361 del 1957, che mette Berlusconi fuori del Parlamento, o con la perpetuazione di un immondo inciucio Pd-Pdl (una sorte di bicamerale 2!) che faccia risorgere il Le Pen di Arcore ancora una volta. La decisione di Bersani sull’ineleggibilità condizionerà in modo decisivo anche la soluzione della crisi di governo.
Il M5S ha dichiarato il giorno stesso dell’apertura delle Camere che chiederà l’applicazione della legge. E il Pd? È ovvio che se “salvasse” di nuovo Berlusconi (calpestando la legge!), perderebbe la faccia e ogni credibilità acquisita con l’elezione di due figure non di apparato alle presidenze del Parlamento. E Bersani non può nemmeno praticare la politica di Ponzio Pilato, o cercare di tirare in lungo le cose nella “Giunta delle elezioni” del Senato. Qui la presidenza spetta all’opposizione: il Pd la darà al Pdl o al M5S? È lapalissiano che se consentisse l’elezione di un berlusconiano ogni ponte e ogni filo con il M5S, per quanto labile e ipotetico, sarebbe distrutto per sempre.
Fin qui un solo dirigente del Pd ha scelto la via della legalità, cioè della ineleggibilità di Berlusconi, il senatore Luigi Zanda, che ha aderito molti giorni fa all’appello di MicroMega (ormai oltre le 230 mila firme). Zanda è stato successivamente eletto capogruppo Pd al Senato, segnale di ottimo auspicio. Ma tutto il resto del partito tace, a cominciare da Bersani.
Per ragioni di evidente opportunità, è stato detto, visto che chiede l’incarico per formare il nuovo governo. A me sembra che proprio per questo la sua posizione sull’ineleggibilità di Berlusconi dovrebbe essere cristallina: per tagliare ogni ponte con le tentazioni di “governissimo” (eufemismo per “inciucissimo”) che pure albergano nel suo partito. Per battere in breccia i troppi che nel Pd sono pronti a confondere opportunità con opportunismo, e sperano che Napolitano prima o poi pieghi Bersani al “governissimo di scopo”. Ma tale “scopo” è stato sbandierato urbi et orbi da Berlusconi: un governo appoggiato da Pd e Pdl che garantisca al Cavaliere l’impunità tombale, attraverso il combinato disposto di interventi di Immoral Suasion sui magistrati e di leggi di amnistia e indulto.
Bersani ha giurato “mai più con Berlusconi”. Si comporti allora di conseguenza. Faccia come il senatore Zanda. Assuma una posizione adamantina, dichiari che non solo il Pd voterà per la ineleggibilità di Berlusconi nella “Giunta delle elezioni” ma si impegnerà perché i lavori di tale commissione siano i più celeri possibili. E se si ritiene che l’etichetta istituzionale comporti che tra i vicepresidenti, questori, presidenti di commissioni, vi debbano essere anche dei parlamentari del Pdl (cosa niente affatto scontata, nei confronti di una forza politica che definisce i magistrati “cancro da estirpare” e “associazione mafiosa”), si eviti anche il minimo sospetto che si tratti di un segnale del Pd di equidistanza tra il M5S e lo squadrismo in botulino della gazzarra berlusconiana contro il palazzo di giustizia di Milano.

(22 marzo 2013)


sabato 16 marzo 2013

Berlusconi ineleggibile: il 23 marzo tutti in piazza in tutte le piazze d’Italia




per realizzare la Costituzione e far rispettare la legge del 1957 che vieta a Berlusconi l’ingresso in Parlamento

di Paolo Flores d'Arcais


Qualche minuto prima della mezzanotte di giovedì 14 marzo, l’appello di MicroMega perché il nuovo parlamento rispetti la legge 361 del 1957, che rende ineleggibile Berlusconi, ha superato le 200 mila firme [235.420 alle 13.27 di sabato 23 marzo; n.d.r.] E’ un risultato clamoroso, che testimonia quanto sia vasta la volontà di legalità, e di rifiuto di ogni inciucio, della società civile democratica.

La raccolta delle firme continua. I cittadini eletti in parlamento col M5S hanno già dichiarato ufficialmente che nella Giunta delle elezioni chiederanno il rispetto della legge e dunque la dichiarazione che Silvio Berlusconi, NON eleggibile, NON viene riconosciuto eletto. I parlamentari del Pd e di Sel fin qui hanno fatto finta di nulla (tranne il senatore Luigi Zanda, che ha firmato l’appello di MicroMega), ma questo atteggiamento alla Ponzio Pilato non potrà continuare, visto che la decisione sui ricorsi nei confronti dei parlamentari eletti è uno dei primissimi adempimenti a cui sono tenute le due Camere.

Moltiplicare le firme è dunque un’arma democratica con cui i cittadini possono far sentire la loro voce e impedire che la logica nefanda dell’inciucio, che ha garantito fin qui l’impunità a Berlusconi, si perpetui.

MicroMega chiede infine a tutti i movimenti della società civile di organizzare in ogni città, sabato 23 marzo, una manifestazione per la realizzazione della Costituzione e per il rispetto della legge 361/1957, nella quale 139 cittadini leggano in piazza un articolo della Costituzione ciascuno e altri documenti memorabili della vita repubblicana italiana (dalla poesia epigrafe di Calamandrei per il monumento alla Resistenza agli articoli di Sciascia contro la mafia, ad esempio).

A Roma l’appuntamento è per le 17 di sabato 23 marzo a piazza Santi Apostoli. Sul sito di MicroMega daremo l’aggiornamento degli appuntamenti nelle singole città.

Ai cittadini eletti come deputati e come senatori della Repubblica chiediamo di partecipare anch’essi, con la lettura di un articolo della Costituzione, a questa iniziativa auto-organizzata dalla società civile, a dimostrazione che si vuole davvero cambiare il rapporto (troppe volte inesistente) tra elettori ed eletti. Della loro adesione, che speriamo amplissima, daremo tempestiva comunicazione sul sito di MicroMega.



martedì 5 marzo 2013

“Berlusconi ineleggibile”, tsunami firme: 201.625!*




di Paolo Flores d’Arcais
direttore della rivista MicroMega

Cari amici di MicroMega, alle ore 18,14 di martedì 5 marzo abbiamo raggiunto la cifra incredibile di 120 mila firme. Ma dobbiamo continuare, perché mancano ancora dieci giorni all’apertura delle camere, e la tensione non deve venir meno, e solo il raddoppio delle firme potrà sfondare il muro di gomma del silenzio di disinformazione dei mass media (solo Repubblica e Il Fatto hanno parlato dell’appello, e solo durante una trasmissione di Sky sono riuscito oggi verso le 16 a parlarne, mentre ho avuto pochi secondi per farlo sulla radio di “Un giorno da pecora”).
Se ciascuno di voi che ha già aderito si impegna per convincere un cittadino che ancora non ha firmato, se ciascuno di voi scrive al “suo” giornale o trasmissione televisiva per protestare contro questo oscuramento, e magari al senatore del proprio collegio per esigere che rispetti la legge, se insomma ciascuno di voi in questa fase cruciale si fa cittadino attivo, possono cambiare molte cose.
Perché è certo che con Berlusconi fuori dal parlamento il clima politico cambierebbe radicalmente, si rassegnerebbe incredibilmente, sarebbe liberato dai miasmi di un ventennio di illegalità e impunità. E anche le consultazioni del Presidente della Repubblica per il nuovo governo si svolgerebbero in questo orizzonte di incipiente tsunami democratico e legalitario. Non bisogna dimenticare che la costituzione della “Giunta delle elezioni” e il suo esame dei ricorsi contro l’elezione di Berlusconi potrebbe infatti iniziare, se c’è la volontà politica, prima delle consultazioni stesse del Quirinale.
Questa volta la speranza è concreta, questa volta ciò che sembrava fantascienza o utopia, una politica senza l’ipoteca aberrante e antidemocratica del caimano e le sue aggressioni contro la Costituzione, è a portata di mano.

* [alle 14.45 di venerdì 15 marzo; n.d.r.]
  

PER FIRMARE L'APPELLO: http://bit.ly/fuoriberlusconi
(5 marzo 2013)