
venerdì 21 giugno 2013
venerdì 14 giugno 2013
Primo esposto sugli incarichi del Comune di Limbiate a collaboratori esterni e consulenti
giovedì 16 maggio 2013
L’ermeneutica maccheronica dell’Avvocato Micaela come garanzia per il Consiglio Comunale
Il criterio ermeneutico di una corretta interpretazione,
come è stato formulato fin da antico, è: sensus non est inferendus, sed
efferendus:
il senso deve essere quello
che nel dato si ritrova e da esso si ricava,
non già un senso che in esso si
trasferisca dal di fuori.
Emilio Betti, L’ermeneutica
come metodica generale
delle scienze dello spirito, 1962
Narrano
le cronache che quando, nel Consiglio Comunale dell’8 maggio u.s., il
consigliere Mestrone ha richiamato l’articolo 141 del Testo Unico
sull’Ordinamento degli Enti Locali, per rilevare che il Consiglio era chiamato
ad approvare il Rendiconto consuntivo 2012 dopo
la scadenza del termine perentorio (e nient’affatto ordinatorio, o “sollecitatorio”, esimia Dr.ssa Leuzzi!) del
30 aprile 2013, senza che ai consiglieri fosse stato assegnato dal Prefetto
(che sostituisce surrettiziamente l’Organismo Regionale di Controllo, abolito
già nel 2001!) il termine ulteriore di 20 giorni, e senza, soprattutto, che
fossero state rispettate le prerogative del subentrante consigliere Sgrò (di
essere convocato con cinque giorni di anticipo e di avere venti giorni a
disposizione per esaminare i documenti del rendiconto) - quella sera, la
vice-segretaria Avvocato Micaela ha prontamente “approfondito” la questione con
la finezza ermeneutica che le è riconosciuta in tutto l’orbe terracqueo: si tratta, ha sostenuto
autorevolmente, di due differenti regimi (?), tra chi non ha approvato
in Giunta e chi lo ha fatto, come Limbiate: nel primo caso c’è la diffida, nel
secondo c’è la nomina di un commissario. E tanto è bastato perché i
consiglieri della maggioranza si sentissero “garantiti” perinde ac cadaver, e quindi senz’altro autorizzati a definire
“aria fritta” la pretesa che finalmente non fosse violato, come è avvenuto per quasi due anni, il testo fondamentale delle norme sugli enti locali, il
regolamento del Consiglio Comunale e financo la Costituzione.
Ma il
valore delle garanzie dispensate dall’Avvocato Micaela deve essere riconosciuto
appieno, e quindi non possiamo esimerci dalla lettura almeno di quella parte
che ci interessa del testo dell’articolo 141, Scioglimento e
sospensione dei consigli comunali e provinciali. Dunque,
mettiamoci di buzzo buono:
1. I consigli comunali e provinciali vengono
sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno:
[…]
c ) quando non sia approvato nei termini il
bilancio.
[…]
2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma
1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza
che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale
di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per
sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia
approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta,
l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai
singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua
approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario,
all'amministrazione inadempiente.
Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione
al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.
Chiaro, quanto a capacità
ermeneutiche un comune cittadino è condannato a permanere ad un livello
pedestre e non può certo aspirare ad attingere le altezze di una dirigente da 70-80.000 € all'anno; tuttavia, avendo almeno cura di rispettare il testo, pare che si
possa ricavare quanto segue:
1. Quando è “trascorso il
termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato
predisposto [e approvato] dalla giunta il
relativo schema”:
1.1
“l'organo regionale di controllo nomina
un commissario affinché lo predisponga
d'ufficio”;
poi,
quando il commissario ha predisposto
d’ufficio lo schema di bilancio:
1.2 l'organo
regionale di controllo “assegna al
consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non
superiore a 20 giorni per la sua approvazione”.
2. “Quando il consiglio non abbia
approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta”:
anche
in questo caso si applica la procedura descritta al punto 1.2;
3. “Decorso il termine dei 20 giorni
senza che il bilancio sia approvato [l’O. Re. Co.] si sostituisce, mediante
apposito commissario, all'amministrazione inadempiente” e approva il bilancio.
5. “Del provvedimento
sostitutivo è data comunicazione al Prefetto che inizia la procedura per lo
scioglimento del consiglio”.
E
quindi, interpretando pedestremente:
1) la diffida ad approvare è obbligatoria sia quando la giunta non ha approvato
lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine assegnato per l’approvazione del bilancio;
2) la nomina del commissario è obbligatoria sia
quando non è stato predisposto e
approvato lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine (di non più di
20 giorni) assegnato per l’approvazione del bilancio.
Si
tratta, cioè, sempre dello stesso
procedimento, che l’organo di controllo deve mettere in atto per obbligare
un ente ad adempiere (o per adempiere in sua sostituzione) la procedura di
approvazione del bilancio, o una parte di essa.
Il
Comune di Limbiate, esclusivamente per colpa della sua Giunta e dei dirigenti fiduciari che, strapagati con
i soldi dei cittadini, per essa lavorano (?), trascorso il 30 di aprile, aveva sì approvato nella Giunta lo schema di rendiconto
consuntivo 2012, ma non lo aveva approvato nel Consiglio Comunale, e quindi il Prefetto, come prescrive la legge, avrebbe dovuto assegnare con lettera-diffida inviata a tutti i consiglieri un termine di massimo venti
giorni per approvare il rendiconto. Oppure, il Prefetto, che ben sapeva per quale motivo la
seduta del 30 aprile era stata annullata (la Dr.ssa Leuzzi aveva trasmesso le sue lagnanze delle malefatte di "tale signor Ricciardi"), avrebbe potuto almeno vigilare
affinché la nuova convocazione fosse fissata per una data posticipata tanto da poter
rispettare sia l’articolo 141 del T.U.O.E.L., sia il diritto del consigliere
subentrante di essere convocato con il prescritto anticipo, sia l’altro suo
fondamentale diritto di avere i documenti di bilancio disponibili venti giorni
prima della seduta del Consiglio, termine che avrebbe avuto l’obbligo di garantire
anche il presidente del Consiglio Comunale (un redditiero ricco sfondato, che
tuttavia non si vergogna di farsi pagare più di mille euro al mese per emettere profluvi di tronfia prosopopea, recitare epitaffi ed
insolentire sistematicamente i consiglieri di minoranza e il pubblico!).
Invece, nulla
di questo è avvenuto, e va anche ricordato che il Prefetto di Monza e della
Brianza già dopo la sentenza del T.A.R. (che in modo evidentissimo era parzialmente errata) si era astenuto dalle verifiche
dei verbali elettorali (che poi comunque ha dovuto compiere per ordine del
Consiglio di Stato!) che avrebbero evidenziato l’opportunità di un suo ricorso
al giudice civile (Dpr n. 570/1960, art. 9 bis, cc. 3 e 4) per ottenere
l’annullamento della delibera di convalida di Bova, oppure l’opportunità di una
sollecitazione al Comune di Limbiate affinché si costituisse nell’appello al
Consiglio di Stato. Entrambi questi atti avrebbero reso inutile il mio ricorso,
e non saremmo arrivati alla situazione che si è verificata la sera del 30
aprile!
Ma,
poiché il peggio non ha mai fine, e come se tutto ciò che è avvenuto
fino al 30 aprile non bastasse, la stolidità della giunta, dei “tecnici”
(sodali politici del centrosinistra strapagati con soldi pubblici) e della
maggioranza ha affondato ancora di più il Comune di Limbiate in un marasma
escrementizio. Infatti, la violazione delle prerogative del consigliere Sgrò
(la cui eleggibilità è stata accertata in modo non valido) ha reso illegittima
l’approvazione, per di più avvenuta oltre il termine perentorio, del rendiconto
consuntivo.
È
necessario, quindi, che quei consiglieri che vogliono ridare un minimo di
correttezza sia alla composizione del Consiglio, sia alle sue procedure, si
sostituiscano, come la legge consente di fare, ad un sindaco, ad un presidente
del Consiglio, ad una segretaria e ad una sua vice che pervicacemente dimostrano che non sono (e
nemmeno vogliono essere) in grado di svolgere adeguatamente i compiti che a
loro purtroppo sono stati affidati, direttamente o indirettamente, da noi cittadini. In questo modo, un’ultima
chance sarà data alla maggioranza,
ma proprio l’ultima, perché ormai, forse, la sua resipiscenza potrebbe essere provocata solo dall’intervento dello Spirito Santo. Amen.
mercoledì 15 maggio 2013
Una garanzia di compatibilità elargita dall’incompatibile Avvocato Micaela
Quel bel tomo (a voler essere gentili) di De Luca non si
degna di comunicarlo ai cittadini (che pagano lui e lei), ma l’esautoramento, di
fatto, dalle funzioni di segretaria
generale del Comune di Limbiate è il
prezzo che la Giunta
ha deciso di far pagare alla Dr.ssa Leuzzi, per non aver voluto e/o saputo rendere preventivamente edotte la Giunta e la maggioranza di
governo del Comune della necessità di revocare il Consiglio comunale convocato
per la sera del 30 aprile, per non correre il rischio di far invalidare l’approvazione del rendiconto consuntivo da parte di un
consiglio illegittimamente costituito. È noto che oltre che assumermi l’onere
di ricorrere al Consiglio di Stato per far correggere la composizione del
consiglio (la cui illegittimità, tuttavia, era da sempre ben nota alla Dr.ssa
Leuzzi e a tutto il centrosinistra*), ho dovuto anche assumermi l’incombenza di informare prima il Comune, a cominciare dalla segretaria generale, e poi
direttamente il Consiglio Comunale. E non è stata la prima volta in cui ho
messo in luce le inadempienze dell’ormai esautorata segretaria generale!
Questo risultato l’Asinistra, con
le sue periodiche (ma sempre ellittiche) invettive contro “i funzionari”, non
era stata capace di ottenerlo. Ma sembrerebbe, purtroppo, che siamo caduti dalla
padella sulla brace. Le funzioni di segretaria generale sono state affidate, infatti,
all’Avvocato Micaela, il quale, nel Consiglio Comunale dell’8 maggio, già sul
primo punto all’ordine del giorno ha mostrato “al colto pubblico e all'inclita
guarnigione” l'alto livello della sua preparazione. La questione della
dichiarazione dell’insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità, che
secondo il D.lgs n. 39 del 2013 doveva presentare il subentrante consigliere
Sgrò (“condizione per
l'acquisizione dell'efficacia dell'incarico", art. 20 c. 4 del citato
D.lgs), è stata affrontata e risolta dalla navigata vice-segretaria con
sicurezza e brillante eleganza. A chi
(il consigliere Mestrone) gli chiedeva di informare il Consiglio se la
dichiarazione fosse stata acquisita dalla segreteria istituzionale del Comune, l’Avvocato
Micaela ha pazientemente spiegato che l’art. 20 del decreto parla di chi ha
incarichi nella PA, ma non è il caso di Sgrò. Questi ha compilato una serie di
dichiarazioni (non meglio precisate) e non vi sono motivi di incompatibilità; inoltre, ha aggiunto amabilmente,
che la dichiarazione di Sgrò non sia stata pubblicata, come invece prescrive la
legge, non può essere motivo per non andare avanti.
Argomentazioni sfavillanti, che non
potevano non… abbagliare, fra i tanti, anche il consigliere grant, gross, ma pussé ciula che baloss,
che, con la desolante piaggeria che gli è connaturata, dopo aver stigmatizzato
(ellitticamente) l’assenza della Dr.ssa Leuzzi, ha immediatamente rilasciato all’Avvocato
Micaela questa solenne dichiarazione: “questa sera finalmente mi sono sentito
garantito”. Deo gratias!
Ora, in questi giorni, in
migliaia di enti locali e di enti pubblici sparsi per tutta la penisola vengono
sottoscritte da migliaia di dirigenti e di amministratori di vertice, e da
migliaia di consiglieri comunali, provinciali, regionali, dichiarazioni di
insussistenza (o sussistenza) di cause di inconferibilità o di incompatibilità,
poiché, con buona pace dell’Avvocato Micaela, l’entrata in vigore del D.lgs n.
39/2013 ha creato migliaia di casi di inconferibilità o di incompatibilità che sono certi per fatti già noti, oppure che solo esplicite dichiarazioni degli interessati possono escludere, vale a dire casi del tutto analoghi a quello che con la sua brillante preparazione
non ha saputo (o non ha voluto) individuare a proposito del consigliere
subentrante Sgrò.
Ma non basta: la vice-segretaria Avvocato Micaela, che con
tanta sicumera ha “garantito” il Consiglio Comunale a proposito di inconferibilità
e incompatibilità di incarichi dei consiglieri comunali, è lei stessa… incompatibile, poiché, oltre a svolgere l’incarico
di dirigente del Comune di Limbiate conferito fiduciariamente dal sindaco sostenuto dal PD (e lautissimamente pagato con i soldi dei cittadini), è anche vice-sindaco per il PD del Comune di Senago
- una duplicità di incarichi che l’art. 11 del già citato D.lgs n. 39 esplicitamente
vieta.
Fino ad oggi non risulta che l’Avvocato
Micaela si sia dimesso da uno dei due incarichi, anche perché, probabilmente, nel
Comune di Limbiate nessuno ha fatto ciò che in molti Comuni è stato fatto
immediatamente (vale a dire il 5 maggio, giorno di entrata in vigore del D.lgs
39) perché lo prescrive l'art. 15:
“Il responsabile del piano
anticorruzione di ciascuna amministrazione pubblica, ente pubblico e ente di diritto privato in controllo pubblico, di
seguito denominato «responsabile», cura,
anche attraverso le disposizioni del piano anticorruzione, che nell'amministrazione, ente pubblico e ente di diritto privato in
controllo pubblico siano rispettate le disposizioni del presente decreto sulla
inconferibilità e incompatibilità degli incarichi. A tale fine il
responsabile contesta all'interessato l'esistenza o l'insorgere delle
situazioni di inconferibilità o incompatibilità di cui al presente decreto.
2. Il responsabile segnala i casi di possibile violazione delle disposizioni
del presente decreto all'Autorità nazionale anticorruzione, all'Autorità
garante della concorrenza e del mercato ai fini dell'esercizio delle funzioni
di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215, nonché alla Corte dei conti, per
l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative”.
Nel Comune di Limbiate chi è il responsabile del piano anticorruzione? La Dr.ssa Leuzzi (v. Delibera G.C. n. 55/2013, verbalizzata dall'Avvocato Micaela!), che è stata
esautorata, ma non ufficialmente. E quindi perché non fa quanto è prescritto dalla legge? Perché non obbliga l’Avvocato
Micaela a dimettersi da uno dei due incarichi che ricopre?
* [Aggiunta del 16 maggio 2013] Si deve ricordare che l'incarico del segretario comunale, come quello degli altri dirigenti del Comune, è un incarico fiduciario, che termina con lo scadere del mandato del sindaco. Vale a dire che il segretario e i dirigenti sono scelti e nominati sulla base della condivisione di un programma politico con chi li nomina, per l'appunto il sindaco.
sabato 11 maggio 2013
mercoledì 8 maggio 2013
... un tempo per tacere e un tempo per parlare*
* Ecclesiaste, III, 7
La comunicazione (che ho fatto il 30 aprile, prima al Comune di Limbiate
e poi al Consiglio Comunale) della sentenza del Consiglio di Stato che
ha accolto il mio ricorso - una vittoria annunciata - sta già producendo molto, molto di più della semplice messa in ridicolo di quel gruppo di inetti
(farei un'eccezione solo per F. B., D. L ed M. C., che è tenuto lì, suo malgrado, solo per
fare numero) impropriamente chiamato centrosinistra. Secondo quanto la stessa Dr.ssa Leuzzi pare che ammetta, l'azione di "un certo signor Ricciardi" (esilarante!) ha ottenuto quello che La Sinistra (questa volta per pietà non scrivo L'A...) non è stata capace di ottenere. Non solo: potrei dimostrare facilmente che Traina e Fossati sono fra i massimi responsabili della figura escrementizia che ancora una volta ho fatto fare a quel centrosinistra al quale restano (e resteranno in sæcula sæculorum) attaccati come le cozze agli scogli. Altro che "sono stato l'unico..." (Traina): "Ma mi faccia il piacere!", direbbe il Principe Antonio De Curtis. Tuttavia, almeno per il momento, voglio lasciar perdere.
Questa prima fase dell'azione, iniziata da prima del 30 aprile, in ogni caso non si concluderà senza gravi danni per lo pseudo-centrosinistra. E quando sarà evidente il primo risultato (notevolissimo, sembrerebbe) sarà evidente, anche, perché ho scelto quel modo per comunicare la sentenza. Un modo del tutto legittimo, qualsiasi squallida insinuazione non si vergogni di fare la Dr.ssa Leuzzi in un contesto in cui mi è vietato di risponderle; ma soprattutto: un modo favorito dalla sua, per essere gentili, boriosa carenza di perizia professionale e di rispetto per i cittadini che le pagano un lautissimo stipendio. Racconterò, quindi, chi ha preparato quella azione e chi ancora sta lavorando per sviluppare quella che semplicemente è una forma di critica pratica di una burocrazia e di una politica che sono una più stolida dell'altra.
Questa critica pratica fra non molto proseguirà in altre forme. Ora, però, non posso fare a meno di dire che l'unico che può riconoscere dei meriti a Mestrone e agli altri consiglieri comunali di centro-destra sono io - e quando verrà il momento lo farò senza alcuna remora personale e politica. Purtroppo, però, c'è chi (e nella miserrima situazione politica di Limbiate non poteva mancare), volendo in realtà "sminuzzarmi" (come diceva un famigerato Assessore allo Sporto che non riusciva a dire "sminuire"), accanto alle lodi ripete le solite stupidaggini stantìe sul mio carattere, e chi, pur non essendo in grado di giudicare e non sapendo sostanzialmente nulla di tutta la vicenda, sproloquia a sua volta distribuendo meriti e approvazioni. Farebbero meglio, invece, se ne fossero capaci, a considerare che ci troviamo in questa desolante situazione proprio perché Limbiate è (l'ossimoro è inevitabile) piena delle loro inconsistenze.
sabato 4 maggio 2013
venerdì 3 maggio 2013
“Una vera e propria azione popolare di tipo correttivo nell’interesse generale del buon andamento della Pubblica Amministrazione”
Dalla Sentenza del Consiglio di Stato
n. 1968 del 10 aprile 2013
[http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2012/201201198/Provvedimenti/201301968_11.XML]:
[http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2012/201201198/Provvedimenti/201301968_11.XML]:
“… la posizione del candidato è
indubbiamente diversa da quella del cittadino elettore sia per legittimazione
che per interesse ad agire, in quanto il primo fa valere l’interesse proprio a
ricoprire l’incarico elettivo mentre il secondo esercita una vera e propria azione popolare di tipo
correttivo nell’interesse generale”
“In materia di contenzioso
elettorale è affermato il principio secondo cui l’attore popolare ha facoltà di
proporre gravame anche quando non sia stato parte nella precedente fase di
giudizio, proprio perché
colui che sperimenta l’azione popolare agisce … nell’interesse generale del
buon andamento della P[ubblica] A[mministrazione]”
13 dicembre 2011 - Fuori una
consigliera nominata abusivamente, dentro uno che non è stato eletto!
16 dicembre 2011 – Bova non deve
entrare nel Consiglio Comunale! I boriosi e gli inetti chiedano scusa ai
cittadini di Limbiate!
18 dicembre 2011 - Zõon politikón
inverso
venerdì 22 marzo 2013
Peracottari che tentano un’imitazione “raffinata” del giovane Sindona? (1)
Peracottari. Questo epiteto, che ho
usato in diverse occasioni
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
[v. Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime] per qualificare le reali capacità che l’apparato burocratico del Comune di Limbiate mette in mostra nel redigere atti amministrativi di varia natura, potrei rispolverarlo ancora una volta dopo una prima rapida lettura delle due delibere della Giunta Comunale pubblicate entrambe oggi 22 marzo nell’albo pretorio on line: si tratta della n. 38 del 20 febbraio 2013 e della n. 44 del 13 marzo 2013.
Seguo la questione dell’area di Via F.lli Cairoli da molto tempo, ma ormai, trascorsi quattro mesi dalla presentazione del ricorso al quale si fa riferimento nelle delibere (durante i quali sulla questione è apparso, se non ricordo male, solo un incomprensibile, perché disinformato e sconclusionato, articoletto su uno dei giornali-spazzatura locali), mi ero convinto che il Comune di Limbiate non si costituisse in giudizio. Devo invece riconoscere che ancora una volta gli alti funzionari e gli assessori comunali si sono superati. In ogni senso.
Entrambe le delibere riguardano il giudizio avanti il
T.A.R. promosso dalla S.I.A. Costruzioni S.r.l. contro la Regione Lombardia,
il Parco delle Groane, le Province di Monza e di Milano e il
Comune di Limbiate per ottenere l’annullamento della variante al Piano
Territoriale di Coordinamento del Parco delle Groane che riguarda l’area
compresa tra le Vie F.lli Cairoli e F.lli Casati. La S.I.A. Costruzioni chiede,
sembra di capire, che sia annullata la destinazione urbanistica a “zona per servizi di
interesse comunale – parcheggi”, approvata dalla Regione Lombardia modificando
quanto deciso all’unanimità dall’assemblea del Parco delle Groane, e
ripristinata la destinazione che a quell’area era stata assegnata dal Parco
su richiesta del Comune di
Limbiate, vale a dire “zona per la Pianificazione
Comunale Orientata”.
Peracottari,
tuttavia, (anche) in questa occasione
sarebbe un termine necessario ma del tutto insufficiente per definire in breve
quello che con la seconda delibera si vorrebbe far credere: che, per l’ennesima
volta, nel redigere il verbale di una deliberazione della Giunta Comunale, la
segretaria comunale (o la sua vice, avvocato Micaela, vice-sindaco del PD nel Comune di Senago) ha commesso un mero errore
materiale. La questione, ovviamente, non è affatto chiara, ma certamente
non di un mero errore materiale si tratta, poiché con la delibera n. 38, che,
si badi, reca nel titolo “COSTITUZIONE IN GIUDIZIO”, la Giunta Comunale (il sindaco e
tutti gli assessori presenti), assistita dalla verbalizzante dr.ssa Leuzzi,
ha deliberato all’unanimità “di NON
intervenire nel giudizio in oggetto” [il maiuscolo è nel testo della
delibera; n.d.r.] ed ha motivato questa decisione nel
modo seguente:
“rilevata la principale competenza amministrativa
regionale nella materia oggetto del contendere che fa venir meno la sussistenza
di specifico interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le
spese legali di una costituzione in giudizio”
La delibera n. 38, ripeto, è del 20
febbraio 2013, ma è stata pubblicata nell’albo pretorio on line solo oggi, insieme all’altra delibera
citata, la n. 44 del 13 marzo 2013, che non
corregge affatto un mero errore
materiale, bensì verbalizza il
contrario della decisione formalizzata con la delibera n. 38, sia nella
decisione, sia nelle motivazioni, questa volta esposte in modo assai più
argomentato. Altro che “elaborazione del testo della delibera n. 38” … che “per
mero errore materiale, non è perfettamente aderente alla volontà espressa dalla
Giunta Comunale di costituzione nel giudizio”! A distanza di poche settimane,
gli stessi funzionari che avevano espresso “pareri favorevoli di regolarità
tecnica e di regolarità contabile” per NON costituirsi in giudizio, hanno
espresso “pareri favorevoli di regolarità tecnica e di regolarità contabile” PER costituirsi in giudizio con le
seguenti motivazioni del tutto opposte
a quelle (pretestuosamente) enunciate nell’altra delibera:
“ai fini
della salvaguardia e tutela di atti amministrativi e di indirizzo assunti da questo Comune nell’ambito del
procedimento di competenza della Regione Lombardia”,
poiché
“nell’interesse
di questo Ente la Giunta Comunale
con deliberazione n. 159 in
data 27/072/2011, ha richiesto alla Regione Lombardia la modifica del P.T.C.
nel senso di individuare la destinazione dell’area … a uso per servizi di
interesse comunale (parcheggio)”,
Strano. Né gli assessori né gli strapagati
funzionari che li assistono (assistono?) si ricordano, al momento di approvare
la delibera n. 38, che è necessario salvaguardare gli atti amministrativi e di
indirizzo precedentemente adottati; se ne sovvengono, però, alcune settimane dopo,
e si accorgono di aver commesso il seguente… “mero
errore materiale”: mentre
il 20 febbraio avevano ritenuto che vi
fosse una “principale competenza
amministrativa regionale nella materia oggetto del contendere che fa[ceva] venir meno la sussistenza di specifico
interesse tecnico/giuridico idoneo a giustificare in Bilancio le spese legali
di una costituzione in giudizio”, il
13 marzo, invece, si accorgono che il Comune di Limbiate “nella materia del
contendere” ha un interesse almeno pari a quello della Regione Lombardia, tale, in
ogni caso, da ritenere giustificata l’autorizzazione al sindaco pro
tempore di costituirsi in giudizio per il Comune, con le spese che ne
conseguono!
Cosa ha provocato questo
capovolgimento dei pareri dei funzionari e della decisione della Giunta
Comunale? Si rileva che la seconda delibera è stata verbalizzata
dall’avvocato Micaela e non dalla dr.ssa Leuzzi, e che nella riunione che l’ha
adottata erano assenti il sindaco e l’assessore della sua lista, Lodola. Si
tratta proprio di assenze casuali? Qual è il vero obbiettivo di questo
capovolgimento? Le risposte potrebbero essere suggerite, forse, dall’esame del
modo in cui la Regione Lombardia
ha cancellato, a proposito dell’area di Via F.lli Cairoli, quanto era stato
deciso, con il fattivo apporto del centrosinistra, dal Parco delle Groane alla
fine dell’autunno del 2009.
Ma rimando ulteriori considerazioni
(sui livelli più alti della burocrazia comunale, sul centrosinistra, sul
Comitato delle Pacciade, che nella vicenda condivide con alcuni loschi figuri gravi responsabilità) ad uno o
più successivi articoli. Per inquadrare adeguatamente la questione è
necessario, intanto, ritornare al mio articolo del 4 gennaio 2010: Peggio
del giovane Sindona. La proposta della Premiata Agenzia Immobiliare
dell’“opposizione” per l’area di via F.lli Cairoli.
© Riproduzione riservata
Le due Italie del 23 marzo
di Paolo
Flores d’Arcais, da
Il Fatto quotidiano, 22 marzo 2013
Domani a Roma [a MILANO | Facebook] ci
saranno due piazze, due modi di intendere la politica, due Italie. A piazza del
Popolo gli arruolati del berlusconismo, in una dovizia incommensurabile di
mezzi finanziari e di potere mediatico, animati dal disprezzo verso la Costituzione
repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’odio verso i magistrati
che obbediscono solo alla legge. Dall’altra a
piazza Santi Apostoli, alle 17, i cittadini che chiedono la realizzazione
della Costituzione e dei suoi valori di “giustizia e libertà”, in un clima
francescano di povertà assoluta, aggrediti dal silenzio e dalla censura del
monopolio Rai-Mediaset, che si vanno auto-organizzando attraverso l’invio di
mail, sms, twitter, messaggi facebook, telefonate, per compensare con la
passione civile la mancanza di mezzi e di informazione. Questa manifestazione
SEI TU.
Ma sia chiaro: a piazza Santi Apostoli non si tratterà
solo di “testimoniare” una scelta etica, bensì anche di intervenire nella
politica, esserne protagonisti, contare. Perché la parola chiave della politica
italiana suona oggi inequivocabile: INELEGGIBILITÀ. Segna uno spartiacque che
non consente più equivoci al Pd: o di qua o di là, o con il rispetto della
legge 361 del 1957, che mette Berlusconi fuori del Parlamento, o con la
perpetuazione di un immondo inciucio Pd-Pdl (una sorte di bicamerale 2!) che
faccia risorgere il Le Pen di Arcore ancora una volta. La decisione di Bersani
sull’ineleggibilità condizionerà in modo decisivo anche la soluzione della
crisi di governo.
Il M5S ha dichiarato il giorno stesso dell’apertura delle
Camere che chiederà l’applicazione della legge. E il Pd? È ovvio che se
“salvasse” di nuovo Berlusconi (calpestando la legge!), perderebbe la faccia e
ogni credibilità acquisita con l’elezione di due figure non di apparato alle presidenze
del Parlamento. E Bersani non può nemmeno praticare la politica di Ponzio
Pilato, o cercare di tirare in lungo le cose nella “Giunta delle elezioni” del
Senato. Qui la presidenza spetta all’opposizione: il Pd la darà al Pdl o al
M5S? È lapalissiano che se consentisse l’elezione di un berlusconiano ogni
ponte e ogni filo con il M5S, per quanto labile e ipotetico, sarebbe distrutto
per sempre.
Fin qui un solo dirigente del Pd ha scelto la via della
legalità, cioè della ineleggibilità di Berlusconi, il senatore Luigi Zanda, che
ha aderito molti giorni fa all’appello
di MicroMega (ormai oltre le 230 mila firme). Zanda è stato successivamente
eletto capogruppo Pd al Senato, segnale di ottimo auspicio. Ma tutto il resto
del partito tace, a cominciare da Bersani.
Per ragioni di evidente opportunità, è stato detto, visto
che chiede l’incarico per formare il nuovo governo. A me sembra che proprio per
questo la sua posizione sull’ineleggibilità di Berlusconi dovrebbe essere
cristallina: per tagliare ogni ponte con le tentazioni di “governissimo”
(eufemismo per “inciucissimo”) che pure albergano nel suo partito. Per battere
in breccia i troppi che nel Pd sono pronti a confondere opportunità con
opportunismo, e sperano che Napolitano prima o poi pieghi Bersani al
“governissimo di scopo”. Ma tale “scopo” è stato sbandierato urbi et orbi da
Berlusconi: un governo appoggiato da Pd e Pdl che garantisca al Cavaliere l’impunità
tombale, attraverso il combinato disposto di interventi di Immoral Suasion sui
magistrati e di leggi di amnistia e indulto.
Bersani ha giurato “mai più con Berlusconi”. Si comporti
allora di conseguenza. Faccia come il senatore Zanda. Assuma una posizione
adamantina, dichiari che non solo il Pd voterà per la ineleggibilità di
Berlusconi nella “Giunta delle elezioni” ma si impegnerà perché i lavori di
tale commissione siano i più celeri possibili. E se si ritiene che l’etichetta
istituzionale comporti che tra i vicepresidenti, questori, presidenti di
commissioni, vi debbano essere anche dei parlamentari del Pdl (cosa niente
affatto scontata, nei confronti di una forza politica che definisce i
magistrati “cancro da estirpare” e “associazione mafiosa”), si eviti anche il
minimo sospetto che si tratti di un segnale del Pd di equidistanza tra il M5S e
lo squadrismo in botulino della gazzarra berlusconiana contro il palazzo di
giustizia di Milano.
(22 marzo 2013)
sabato 16 marzo 2013
Berlusconi ineleggibile: il 23 marzo tutti in piazza in tutte le piazze d’Italia
per realizzare la Costituzione e far
rispettare la legge del 1957 che vieta a Berlusconi l’ingresso in Parlamento
di Paolo Flores d'Arcais
Qualche minuto prima
della mezzanotte di giovedì 14 marzo, l’appello di MicroMega perché il nuovo parlamento rispetti la
legge 361 del 1957, che rende ineleggibile Berlusconi, ha superato le 200 mila firme [235.420 alle 13.27 di sabato 23 marzo; n.d.r.] E’ un risultato clamoroso, che testimonia
quanto sia vasta la volontà di legalità, e di rifiuto di ogni inciucio, della
società civile democratica.
La raccolta delle firme continua. I cittadini eletti in parlamento col M5S hanno già dichiarato ufficialmente che nella Giunta delle elezioni chiederanno il rispetto della legge e dunque la dichiarazione che Silvio Berlusconi, NON eleggibile, NON viene riconosciuto eletto. I parlamentari del Pd e di Sel fin qui hanno fatto finta di nulla (tranne il senatore Luigi Zanda, che ha firmato l’appello di MicroMega), ma questo atteggiamento alla Ponzio Pilato non potrà continuare, visto che la decisione sui ricorsi nei confronti dei parlamentari eletti è uno dei primissimi adempimenti a cui sono tenute le due Camere.
Moltiplicare le firme è dunque un’arma democratica con cui i cittadini possono far sentire la loro voce e impedire che la logica nefanda dell’inciucio, che ha garantito fin qui l’impunità a Berlusconi, si perpetui.
MicroMega chiede infine a tutti i movimenti della società civile di organizzare in ogni città, sabato 23 marzo, una manifestazione per la realizzazione della Costituzione e per il rispetto della legge 361/1957, nella quale 139 cittadini leggano in piazza un articolo della Costituzione ciascuno e altri documenti memorabili della vita repubblicana italiana (dalla poesia epigrafe di Calamandrei per il monumento alla Resistenza agli articoli di Sciascia contro la mafia, ad esempio).
A Roma l’appuntamento è per le 17 di sabato 23 marzo a piazza Santi Apostoli. Sul sito di MicroMega daremo l’aggiornamento degli appuntamenti nelle singole città.
Ai cittadini eletti come deputati e come senatori della Repubblica chiediamo di partecipare anch’essi, con la lettura di un articolo della Costituzione, a questa iniziativa auto-organizzata dalla società civile, a dimostrazione che si vuole davvero cambiare il rapporto (troppe volte inesistente) tra elettori ed eletti. Della loro adesione, che speriamo amplissima, daremo tempestiva comunicazione sul sito di MicroMega.
martedì 5 marzo 2013
“Berlusconi ineleggibile”, tsunami firme: 201.625!*
di Paolo Flores d’Arcais
direttore della rivista
MicroMega
Cari amici di MicroMega, alle ore 18,14 di martedì
5 marzo abbiamo raggiunto la cifra incredibile di 120 mila firme. Ma dobbiamo continuare, perché mancano ancora
dieci giorni all’apertura delle camere, e la tensione non deve venir meno, e
solo il raddoppio delle firme potrà sfondare il muro di gomma del silenzio di
disinformazione dei mass media (solo Repubblica
e Il Fatto hanno parlato
dell’appello, e solo durante una trasmissione di Sky sono riuscito oggi verso
le 16 a
parlarne, mentre ho avuto pochi secondi per farlo sulla radio di “Un giorno da
pecora”).
Se ciascuno di voi che ha già aderito si impegna
per convincere un cittadino che ancora non ha firmato, se ciascuno di voi scrive
al “suo” giornale o trasmissione televisiva per protestare contro questo
oscuramento, e magari al senatore del proprio collegio per esigere che rispetti
la legge, se insomma ciascuno di voi in questa fase cruciale si fa cittadino
attivo, possono cambiare molte cose.
Perché è certo che con Berlusconi fuori dal
parlamento il clima politico cambierebbe radicalmente, si rassegnerebbe
incredibilmente, sarebbe liberato dai miasmi di un ventennio di illegalità e
impunità. E anche le consultazioni del Presidente della Repubblica per il nuovo
governo si svolgerebbero in questo orizzonte di incipiente tsunami democratico
e legalitario. Non bisogna dimenticare che la costituzione della “Giunta delle
elezioni” e il suo esame dei ricorsi contro l’elezione di Berlusconi potrebbe
infatti iniziare, se c’è la volontà politica, prima delle consultazioni stesse
del Quirinale.
Questa volta la speranza è concreta, questa volta
ciò che sembrava fantascienza o utopia, una politica senza l’ipoteca aberrante
e antidemocratica del caimano e le sue aggressioni contro la Costituzione, è a
portata di mano.
(5 marzo 2013)
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