martedì 30 luglio 2013

"l'insegnamento di Romeo di fare politica per il bene comune" (!!!)



C'è una ripugnante bestialità nell'uomo [...]
ma quando è allo stato puro la vedi dall'alto della tua vita spirituale
e la disprezzi, e sia che tu cada o resista, rimani quello di prima;
ma quando questa stessa animalità si dissimula sotto una copertura 
pseudo-estetica, poetica [o politica; ndr], e prende considerazione, 
allora, divinizzando l'animalità,
ti perdi in essa, e non distingui più il bene dal male.
Allora è terribile.

Lev Tolstoj, Resurrezione, 1899


«…ancora una volta, nel consiglio comunale di ieri sera, dopo la rozza apologia del dimissionario Romeo, recitata dai consiglieri della sua lista, dopo l’auto-agiografia di Fortunati e della sua giunta di quindici anni fa, preparatoria dei dieci anni di Romeo (basti ricordare la privatizzazione, nei fatti, dei servizi pubblici, la trasformazione di decine e decine di migliaia di metri di aree standard in aree edificabili, la cementificazione di Piazza della Repubblica), come ulteriore ma certamente non ultima dimostrazione che De Luca è un sindaco che ci è e ci fa, questi ha voluto riconoscere

"l'insegnamento di Romeo di fare politica per il bene comune".

Ed ha aggiunto, come... chiosa storica:

“non ho voluto scendere in politica (espressione sintomatica) cinque anni fa per non mettermi contro Romeo, perché ho sempre pensato che quello che stava facendo per Limbiate era molto bello”.

    Il pubblico del centro-destra ha applaudito. Dai banchi del centrosinistra non si è elevata una sola protesta, né una richiesta di spiegazioni. Nemmeno dai banchi della lista dell’Asinistra, né da quello dell’Italia dei Valori bollati e dei sali e tabacchi.»

lunedì 29 luglio 2013

Una giunta di centro-destra-sinistra per salvare Romeo & C.





«Lo scopo reale del vociare scomposto (e incurante del rispetto di almeno uno straccio di garantismo) dei vari Archetti, Terragni, Rubes è solo questo: sollevare un polverone, approfittando di inchieste (che certamente non hanno potuto giovarsi delle loro inesistenti denunce!), che manifestamente, almeno in questa fase, non riguardano i vari interventi edilizi già in corso o che ancora non sono stati cominciati (infatti, il magistrato che se ne occupa è un altro), per confinare il discorso sul malaffare edilizio nell’ambito delle genericità "antimafia". Con queste genericità (con le quali è illusorio sperare di far annullare i vari P.I.I. non ancora cominciati) cercano di nascondere i fatti illegittimi reali, dei quali sono responsabili anche molti personaggi legati al centro-sinistra, poiché gli affari, previa esclusione degli “'ndranghetisti”, devono continuare. Mantenendo il discorso nell’ambito delle genericità antimafia, nessuno dei vari responsabili materiali (tecnici, funzionari e, certo, politici: ma altro che “responsabilità politiche”!) si sentirebbe inquietato dal rischio di finire nei guai, e così gli affari di tutti potrebbero essere mandati avanti. Il centro-sinistra, invece, potrebbe recuperare un po’ di voti in vista di un’ipotetica sostituzione dell’attuale Giunta Comunale di centro-destra con una Giunta di centro-destra-sinistra, per la quale potrebbe ottenere la benedizione dello stesso Romeo (sotto la forma dei voti di un po' di finti dissenzienti, necessari per arrivare al 51%), ma a patto di salvarlo anche sulla questione delle infiltrazioni ‘ndranghetiste, dopo averlo già salvato almeno tre volte negli ultimi mesi (voto sul bilancio di previsione 2010 con varianti urbanistiche illegittime; voto sul rendiconto consuntivo 2009 con entrate fittizie; voto dei debiti fuori bilancio senza la richiesta di dimissioni del responsabile, Romeo, che contemporaneamente è responsabile dei danni e garante dell’ utilità pubblica dei debiti necessari per coprirli!).


[1] A proposito dell'esposto sul P.I.I. di Via M.te Sabotino preciso per l'ennesima volta che Mauro Varisco l'ha solo firmato [con una firma su un foglio in bianco; ndr 29-7-2013], ma non l'ha presentato alla magistratura. Egli non ha compiuto nessuna analisi, e dell'esposto non ha scritto nemmeno una virgola. Il testo l'ho scritto interamente io concentrando il discorso esclusivamente sugli aspetti di interesse pubblico (le procedure truffaldine che hanno determinato milioni di danni erariali e cancellato migliaia di mq di standard urbanistici), senza dedicare nemmeno una riga agli interessi privati (presunti), gli unici che stanno a cuore al Comitato delle Pacciade [formato un anno dopo la presentazione dell'esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica; ndr 29-7-2013] di Mauro Varisco, anche se episodicamente tenta di mascherarli con qualche vaga frase contro "la cementificazione". Infatti, costoro non hanno mai detto nulla sui danni erariali, non hanno mai parlato della cancellazione degli standard urbanistici nel loro quartiere, nemmeno in occasione della vendita di un'altra area standard, quella di Via San Giovanni Di Dio (a 250 m da Via M.te Sabotino!), e addirittura sono rimasti del tutto silenti quando la Giunta dei procacciatori d'affari, quasi di nascosto (ma la delibera era ben visibile sul sito web del Comune), ha attuato, anche per il P.I.I. al quale dovrebbero essere interessati questi intelligentissimi campioni di disinteresse civico, l'ennesima procedura abusiva di esclusione della V.A.S. Con questa procedura di esclusione Romeo & C. tenteranno di sanare l'omissione della V.A.S. che aveva determinato la sentenza del T.A.R. di Milano sfavorevole al Comune e alla SAN INVEST. E probabilmente vi riusciranno, visto il discorso che il Consiglio di Stato ha abbozzato con la concessione della sospensione dell'esecuzione della sentenza del T.A.R. »



domenica 28 luglio 2013

"...insolvente, se non sull'orlo del dissesto finanziario...". Piccola antologia





«La giustificazione addotta per questo accertamento fittizio, che secondo il ragioniere comunale e il suo capo Romeo dovrebbe risultare tanto convincente da far chiudere non uno ma entrambi gli occhi, è stata la seguente: l’accertamento di quei 4.200.000 euro era indispensabile per costruire una scuola elementare. Ci permettiamo di non credere alle loro parole, poiché nel conto consuntivo 2009 troviamo che dello stanziamento previsto per questa spesa (10.389.500 euro), fra pagamenti e residui risultano impegnati solo 108.555,20 euro; il resto, ovviamente, è stato scritto nei “minori residui o economie”. Invece, l’iscrizione nel consuntivo di 4.199.706,83 euro di entrate sicuramente fittizie alla chiusura della competenza (31-12-2009), serve a mascherare quasi interamente la differenza tra le entrate residue effettive del titolo IV (entrate destinate a finanziare il titolo II delle spese) e gli impegni residui del titolo II (spese in conto capitale). Infatti, detratti gli accertamenti fittizi, le entrate residue ammontano a soli 474.962,41 euro, mentre gli impegni residui del titolo II delle spese ammontano a 5.077.890,63. Vale a dire che la competenza 2009 lascia, in realtà, 4.602.928,22 euro di residui impegni di spesa in conto capitale, ai quali non corrisponde una cifra pari negli accertamenti residui delle entrate del titolo IV. Ricapitoliamo i residui effettivi della competenza 2009, parte capitale:


entrate residue titolo IV: 474.962,41;

spese residue titolo II: 5.077.890,63;

differenza: 4.602.928,22.


Ma anche conservando gli accertamenti fittizi, poiché la competenza lascerebbe 403.201,09 euro di spese in conto capitale impegnate ma non finanziate dal titolo IV delle entrate, per finanziare la costruzione di una scuola non sarebbe disponibile, in realtà, nemmeno un centesimo.


Ancora per quanto riguarda la parte capitale, la situazione è la stessa se si guardano le cifre dei residui rimasti:


entrate titolo IV: 5.266.050,03;

spese titolo II: 9.592.854,25;

differenza: 4.326.804,22.


Nulla si sa della reale esigibilità dei residui del titolo V, entrate derivanti da accensione di prestiti: 2.648.499,76 euro


Per la spesa corrente la competenza 2009 si è chiusa con questi residui:


entrate accertate titoli I, II, III: 5.998.839,90 euro;

spese impegnate titolo I: 8.220.390,63;

differenza: 2.221.550,73.


Solo nella parte corrente dei residui rimasti la situazione sembrerebbe migliore:


entrate titoli I, II, III: 5.137.243,48;

spese titolo I: 1.922.831,53;

differenza: 3.214.411,95.


Tuttavia, a proposito di questi residui rimasti, non si sa quale sia la situazione reale delle entrate (quanto, cioè, siano realmente esigibili) e degli impegni (quanto, cioè, siano realmente vincolanti).


Il fondo cassa al 31 dicembre era di 1.784.549,37.


È a fronte di questi dati che deve essere considerata la gara a chi riusciva ad essere più grottesco, che si è svolta nel consiglio del 18 maggio; a questa gara hanno partecipato:
 

1) il dr. Cogliati, responsabile del Servizio finanziario del Comune di Limbiate, al quale i cittadini pagano uno stipendio lordo annuo di 69.000 euro, affinché, svolgendo il suo incarico di “alta specializzazione”, rispetti, fra le altre norme, il comma 4 dell’art. 153 del TUEL:
 

“Il responsabile del servizio finanziario, di ragioneria o qualificazione corrispondente, è preposto alla verifica di veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa, avanzate dai vari servizi, da iscriversi nel bilancio annuale o pluriennale ed alla verifica periodica dello stato di accertamento delle entrate e di impegno delle spese.”
 

Ma egli, alto funzionario che di “forme” vive, ha dichiarato con finto candore che si deve badare più alla sostanza che alla forma (cioè alla legge), e quindi, anche se “formalmente non è tanto corretto” [parole sue], in un bilancio si può anche scrivere la cifra fittizia di 4.200.000 euro!»





«… siamo molto lontani dalle farneticazioni di Ti-che-te-tarchett-i-ball, che quindi non è in grado di capire che per il Comune di Limbiate (la cui autonomia finanziaria è alta - lo dice la Corte dei Conti -, e sicuramente non sarà colpito drammaticamente dalla “manovra estiva” 2010), la costrizione al rigore nei conti (eliminazione degli infiniti sprechi, totale acquisizione delle entrate correnti e in conto capitale, riorganizzazione dei servizi, pieno impiego delle capacità gestionali interne, recupero degli enormi residui, ecc.) dovrebbe essere considerata, da chi volesse fare davvero l’opposizione al centro-destra, quasi una manna. Sarebbe, infatti, un’occasione d’oro per aprire uno spazio amplissimo di critica, nel metodo e nel merito, di una gestione del bilancio perennemente periclitante, che ormai ha portato il comune, nei fatti, ad essere insolvente, se non sull'orlo del dissesto finanziario. Ecco, per esempio, alcune cifre desunte dal rendiconto consuntivo 2009, parte corrente:


- saldo residui della competenza: -2.221.550,73 (vale a dire che le spese già impegnate non coperte ammontano a questa cifra);



- saldo gestione residui 3.214.411,95 (vale a dire che la differenza tra le entrate accertate residue e gli impegni di spesa residui sarebbe questa cifra, il cui recupero, tuttavia, è assai dubbio, poiché si tratta di un’infinità di entrate residue vecchie anche di molti anni);


parte capitale:


- saldo residui della competenza -4.602.928,22, coperto con entrate fittizie (cioè con la vendita, peraltro illegittima, dei terreni di Via Garibaldi, effettuata nel 2010 e non nel 2009);



- saldo gestione residui -4.326.804,22 (vale a dire che le spese già impegnate non coperte ammontano a questa cifra).» 



«… la somma dei residui attivi e passivi di anni precedenti è data da una miriade di poste che spesso sono vecchie di molti anni e che, per quanto riguarda gli attivi, non sono stati e non sono riscossi, in alcuni casi per decisione politica, e in molti altri per mancanza di… zelo di alcuni dirigenti del Comune. Lo dimostra l’impennata dei riaccertamenti, vale a dire della cancellazione dei crediti ormai inesigibili da anni e degli investimenti mai fatti, evidenziata dai dati dei Consuntivi 2010 e 2011:

- residui attivi cancellati nel 2010..:     877.715,92
- residui attivi cancellati nel 2011...: 4.489.228,53
- residui passivi cancellati nel 2010: 1.807.229,77
- residui passivi cancellati nel 2011: 4.782.591,51

Questi dati sono clamorosi, poiché indicano che per molti anni un’enorme massa di crediti non è stata esatta ed è diventata ormai inesigibile, e molti investimenti non sono stati fatti, fino a provocare l’intervento della Corte dei Conti che ha imposto il riaccertamento. Un esame della gestione dei residui negli ultimi anni, condotto sulle schede del riaccertamento, provocherebbe sorprese clamorose! Ma si tratta di dati che l’amministrazione si guarda bene dal divulgare davvero, quindi l’esame deve essere rimandato a quando tutti i documenti saranno, se lo saranno, disponibili (pare che nemmeno i consiglieri comunali siano in possesso di tutti i documenti del Rendiconto consuntivo 2011!).»

[24 aprile 2012 I disabili pagano per la propaganda del centrosinistra e per la protervia di alcuni burocrati]


«La mancata riscossione di milioni di residui attivi, poi cancellati per intervento della Corte dei Conti. (Non si sa quali residui, precisamente, sono stati cancellati, né con quali motivazioni, poiché il rendiconto della gestione dei residui non è stato pubblicato). I responsabili di queste perdite di milioni di euro sono, oltre al ragioniere comunale, anche vari altri dirigenti. »

lunedì 24 giugno 2013

A quanto ammonta veramente il danno erariale causato con il P.I.I. di Via Monte Sabotino








1) vendita terreno comunale:

valore reale: mq 5.759,08 x 240 € = 1.382.179,20 €
valore stimato: mq 5.759,08 x 105 € =  604.703,40€ 
differenza = danno erariale: 777.475,80 €    

versamenti:
valore stimato: 604.703,40 €
cifra effettivamente versata: 384.839,10 €
differenza = danno erariale: 219.864,30 €    


2) standard urbanizzazione secondaria monetizzato:

valore reale: mq 2.752 x 240 € = 660.480,00 €
valore stimato:  mq 2.752 x 60,25 € = 165.808,00 €
differenza = danno erariale: 494.672,00 €

versamenti:
valore stimato: 165.808,00 €
cifra effettivamente versata: 15.808,00 €
differenza = danno erariale: 150.000,00 €


3) standard qualitativo monetizzato:

valore reale: mq 7.767 x 240 € = 1.864.080,00 €
valore stimato ed effettivamente versato 
(mq 7.767 x 60,25 €): 467.961,75 €
differenza = danno erariale: 1.396.118,25 €      


4) standard non ceduto, non recuperato né monetizzato:

valore reale: mq 5.862 x 240 € = 1.406.880,00 €
monetizzazione = 0,00 € (!)
danno erariale: 1.406.880,00 €

Totale danno erariale (777.475,80 + 219.864,30 + 494.672,00 +150.000,00 + 1.396.118,25 + 1.406.880,00): 4.445.010,35 €



Rispettare la grammatica per non finire... nella delegazione di Via Marina n. 5!




Graciliano Ramos 1892-1953


Graciliano Ramos, il grande scrittore brasiliano che fu anche Prefeito (sindaco) di Palmeira dos Indios (Stato di Alagoas), una volta scrisse:

“Cominciamo oppressi dalla grammatica e a volte finiamo nella delegazione del Dipartimento dell’Ordine Politico e Sociale*, ma, nei limiti angusti nei quali siamo ristretti dalla grammatica e dalla legge, ancora possiamo darci da fare”.

A proposito delle iniziative, tanto costose quanto inutili, con le quali l’Assessore Andrea Pellegata mette in atto un’incessante pedagogia di massa che dovrebbe cambiare, secondo le dolorose ossessioni che gli perturbano la cocuzza,  non solo la nostra vita quotidiana, ma anche il senso stesso della nostra esistenza – a questo proposito io non pretendo che egli si dia da fare per non farle, perché non si può avere la pretesa di raddrizzare le gambe ai cani. Mi accontenterei se egli si desse da fare per mettersi in grado di non scrivere più, fra l'altro,  pò invece di po’ : si deve scrivere l’apostrofo dopo la o, invece dell’accento sulla o, perché si deve indicare l'elisione della seconda ed ultima sillaba di poco.

Come appunto intendeva dire l’autore di Angústia, l’esercizio del rispetto della grammatica è utilissimo anche per imparare a destreggiarsi nei limiti delle leggi. E quindi, se si desse da fare non dico per imparare a scrivere in un modo meno lutulento, ma almeno per imparare a scrivere po’ invece di pò, l’esimio assessore potrebbe certamente continuare con le sue iniziative vestite di lamé, visto che delle leggi inique e quel bel tomo di De Luca gli danno il potere di spendere e spandere a suo piacimento i nostri denari, ma forse si addestrerebbe un po', anche, a non correre il rischio di andare a rendere conto della sua pedagogia di massa nel palazzo che si trova al n. 5 della bellissima Via Marina di Milano. Dove, non abbia timore!, i metodi non sono certo quelli del DOPS dell’Estado Novo brasileiro. Tuttavia, almeno per quanto riguarda l'implacabilità, reggono benissimo il paragone. Anche quando si tratta di poche migliaia di euro.




* Il DOPS, la polizia politica famigerata per i suoi metodi brutali, fu creato nel primo periodo del potere di Getúlio Vargas (“O Estado Novo”, 1937-1945) con l'obbiettivo di controllare e reprimere i movimenti politici e sociali contrari al regime. Graciliano Ramos già nel 1936 era stato imprigionato con l’accusa totalmente infondata e mai formalizzata di essere affiliato al Partito Comunista e di aver partecipato a un tentativo di colpo di stato. Spostato per circa un anno da un carcere all’altro, sempre in condizioni durissime, restò per mesi ristretto nella stiva di una nave-prigione. Durante questo periodo, tuttavia, continuò a scrivere. Nel 1945 entrò davvero nel Partido Comunista Brasileiro, nel quale, per le sue posizioni antistaliniste, non ebbe vita facile. Graça, come affettuosamente era chiamato dai famigliari e dagli amici, non ebbe mai una stanza tutta per sé dove poter scrivere: per consentirgli di farlo, ogni giorno la moglie e i figli passavano alcune ore fuori del loro minuscolo appartamento.

domenica 23 giugno 2013

Pagliacci. Questa volta De Luca ha ragione







Pagliaccio. (Per estens.) Chi compie azioni prive di serietà segnalandosi per volubilità, incoerenza, leggerezza, irresponsabilità, stoltezza e anche compiacendosi di gesti e atteggiamenti esibizionistici, istrionici, in modo da rendersi ridicolo perdendo ogni forma di decoro e di dignità; buffone (e ha una connotazione fortemente spreg.)

Salvatore Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino 1984

giovedì 16 maggio 2013

L’ermeneutica maccheronica dell’Avvocato Micaela come garanzia per il Consiglio Comunale





Il criterio ermeneutico di una corretta interpretazione, 
come è stato formulato fin da antico, è: sensus non est inferendus, sed efferendus: 
il senso deve essere quello che nel dato si ritrova e da esso si ricava, 
non già un senso che in esso si trasferisca dal di fuori.

Emilio Betti, L’ermeneutica come metodica generale 
delle scienze dello spirito, 1962




Narrano le cronache che quando, nel Consiglio Comunale dell’8 maggio u.s., il consigliere Mestrone ha richiamato l’articolo 141 del Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali, per rilevare che il Consiglio era chiamato ad approvare il Rendiconto consuntivo 2012 dopo la scadenza del termine perentorio (e nient’affatto ordinatorio, o “sollecitatorio”, esimia Dr.ssa Leuzzi!) del 30 aprile 2013, senza che ai consiglieri fosse stato assegnato dal Prefetto (che sostituisce surrettiziamente l’Organismo Regionale di Controllo, abolito già nel 2001!) il termine ulteriore di 20 giorni, e senza, soprattutto, che fossero state rispettate le prerogative del subentrante consigliere Sgrò (di essere convocato con cinque giorni di anticipo e di avere venti giorni a disposizione per esaminare i documenti del rendiconto) - quella sera, la vice-segretaria Avvocato Micaela ha prontamente “approfondito” la questione con la finezza ermeneutica che le è riconosciuta in tutto l’orbe terracqueo: si tratta, ha sostenuto autorevolmente, di due differenti regimi (?), tra chi non ha approvato in Giunta e chi lo ha fatto, come Limbiate: nel primo caso c’è la diffida, nel secondo c’è la nomina di un commissario. E tanto è bastato perché i consiglieri della maggioranza si sentissero “garantiti” perinde ac cadaver, e quindi senz’altro autorizzati a definire “aria fritta” la pretesa che finalmente non fosse violato, come è avvenuto per quasi due anni, il testo fondamentale delle norme sugli enti locali, il regolamento del Consiglio Comunale e financo la Costituzione.

Ma il valore delle garanzie dispensate dall’Avvocato Micaela deve essere riconosciuto appieno, e quindi non possiamo esimerci dalla lettura almeno di quella parte che ci interessa del testo dell’articolo 141, Scioglimento e sospensione dei consigli comunali e provinciali. Dunque, mettiamoci di buzzo buono:

1. I consigli comunali e provinciali vengono sciolti con decreto del Presidente della Repubblica, su  proposta del Ministro dell'interno:

[…]

c ) quando non sia approvato nei termini il bilancio.

[…]

2. Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga d'ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l'organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente.
Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.

Chiaro, quanto a capacità ermeneutiche un comune cittadino è condannato a permanere ad un livello pedestre e non può certo aspirare ad attingere le altezze di una dirigente da 70-80.000 € all'anno; tuttavia, avendo almeno cura di rispettare il testo, pare che si possa ricavare quanto segue:

1. Quando è “trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto [e approvato] dalla giunta  il relativo schema”:

1.1 “l'organo regionale di controllo nomina un commissario affinché lo predisponga  d'ufficio”;

poi, quando il commissario ha predisposto d’ufficio lo schema di bilancio:

1.2 l'organo regionale di controllo “assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione”.

2.  “Quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta”:

anche in questo caso si applica la procedura descritta al punto 1.2;

3.  “Decorso il termine dei 20 giorni senza che il bilancio sia approvato [l’O. Re. Co.] si sostituisce, mediante apposito commissario, all'amministrazione inadempiente” e approva il bilancio.

5. “Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione al Prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio”.

E quindi, interpretando pedestremente:

1) la diffida ad approvare è obbligatoria sia quando la giunta non ha approvato lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine assegnato per l’approvazione del bilancio;

2) la nomina del commissario è obbligatoria sia quando non è stato predisposto e approvato lo schema di bilancio, sia quando è decorso il termine (di non più di 20 giorni) assegnato per l’approvazione del bilancio.

Si tratta, cioè, sempre dello stesso procedimento, che l’organo di controllo deve mettere in atto per obbligare un ente ad adempiere (o per adempiere in sua sostituzione) la procedura di approvazione del bilancio, o una parte di essa.

Il Comune di Limbiate, esclusivamente per colpa della sua Giunta e dei dirigenti fiduciari che, strapagati con i soldi dei cittadini, per essa lavorano (?), trascorso il 30 di aprile, aveva sì  approvato nella Giunta lo schema di rendiconto consuntivo 2012, ma non lo aveva approvato nel Consiglio Comunale, e quindi il Prefetto, come prescrive la legge, avrebbe dovuto assegnare con lettera-diffida inviata a tutti i consiglieri un termine di massimo venti giorni per approvare il rendiconto. Oppure, il Prefetto, che ben sapeva per quale motivo la seduta del 30 aprile era stata annullata (la Dr.ssa Leuzzi aveva trasmesso le sue lagnanze delle malefatte di "tale signor Ricciardi"), avrebbe potuto almeno vigilare affinché la nuova convocazione fosse fissata per una data posticipata tanto da poter rispettare sia l’articolo 141 del T.U.O.E.L., sia il diritto del consigliere subentrante di essere convocato con il prescritto anticipo, sia l’altro suo fondamentale diritto di avere i documenti di bilancio disponibili venti giorni prima della seduta del Consiglio, termine che avrebbe avuto l’obbligo di garantire anche il presidente del Consiglio Comunale (un redditiero ricco sfondato, che tuttavia non si vergogna di farsi pagare più di mille euro al mese per emettere profluvi di tronfia prosopopea, recitare epitaffi ed insolentire sistematicamente i consiglieri di minoranza e il pubblico!).

Invece, nulla di questo è avvenuto, e va anche ricordato che il Prefetto di Monza e della Brianza già dopo la sentenza del T.A.R. (che in modo evidentissimo era parzialmente errata) si era astenuto dalle verifiche dei verbali elettorali (che poi comunque ha dovuto compiere per ordine del Consiglio di Stato!) che avrebbero evidenziato l’opportunità di un suo ricorso al giudice civile (Dpr n. 570/1960, art. 9 bis, cc. 3 e 4) per ottenere l’annullamento della delibera di convalida di Bova, oppure l’opportunità di una sollecitazione al Comune di Limbiate affinché si costituisse nell’appello al Consiglio di Stato. Entrambi questi atti avrebbero reso inutile il mio ricorso, e non saremmo arrivati alla situazione che si è verificata la sera del 30 aprile!

Ma, poiché il peggio non ha mai fine, e come se tutto ciò che è avvenuto fino al 30 aprile non bastasse, la stolidità della giunta, dei “tecnici” (sodali politici del centrosinistra strapagati con soldi pubblici) e della maggioranza ha affondato ancora di più il Comune di Limbiate in un marasma escrementizio. Infatti, la violazione delle prerogative del consigliere Sgrò (la cui eleggibilità è stata accertata in modo non valido) ha reso illegittima l’approvazione, per di più avvenuta oltre il termine perentorio, del rendiconto consuntivo.

È necessario, quindi, che quei consiglieri che vogliono ridare un minimo di correttezza sia alla composizione del Consiglio, sia alle sue procedure, si sostituiscano, come la legge consente di fare, ad un sindaco, ad un presidente del Consiglio, ad una segretaria e ad una sua vice che pervicacemente dimostrano che non sono (e nemmeno vogliono essere) in grado di svolgere adeguatamente i compiti che a loro purtroppo sono stati affidati, direttamente o indirettamente, da noi cittadini. In questo modo, un’ultima chance sarà data alla maggioranza, ma proprio l’ultima, perché ormai, forse, la sua resipiscenza potrebbe essere provocata solo dall’intervento dello Spirito Santo. Amen.