martedì 22 febbraio 2011

Lo scioglimento anticipato delle Camere tra difesa della democrazia e "tradimenti"



Massimo Villone



[…]

La funzione di motore istituzionale nel caso di crisi è da sempre riconosciuta dai costituzionalisti anche al capo dello stato nella forma di governo parlamentare. Ed è una funzione che non necessita di una traduzione in formule di poteri straordinari, come pure esistono in alcune Costituzioni. Possiamo considerarla una funzione intrinseca di sistema, da leggere ricostruttivamente nei poteri attribuiti. In sostanza, è nell’ambito di questa funzione che vediamo nascere nella nostra esperienza i governi “tecnici” o “del presidente”. Nella grande crisi dei primi anni ’90 fu certamente fondamentale il ruolo svolto dal presidente della Repubblica. E una lettura strettamente formale della Costituzione e delle prassi fino ad allora seguite condurrebbe alla conclusione che si trattò di un ruolo in ampia parte extra ordinem. Viviamo oggi una condizione di crisi probabilmente non meno grave. E di nuovo il capo dello stato è un punto focale della vicenda istituzionale.

Lo scioglimento anticipato è strumento primario della funzione del capo dello stato di motore istituzionale nel caso di crisi. È la risorsa estrema, che chiama il popolo sovrano a pronunciarsi per ripristinare la buona salute delle istituzioni democratiche. Un potere da utilizzare con parsimonia, ma laddove necessario senza esitazioni o ritardi. E indubbiamente nell’esercitarlo il capo dello stato dispone di un ambito di irriducibile discrezionalità. La prova di ciò viene dal modello scritto in Costituzione, che prevede il parere dei presidenti delle camere. Che senso avrebbe tale parere – per di più obbligatorio e non vincolante – se lo scioglimento si legasse solo alla certificazione della sufficienza o insufficienza dei numeri parlamentari? Basterebbe a tal fine la lettura dei verbali d’aula. Proprio la previsione di tali pareri, invece, certifica la sussistenza di situazioni politiche e istituzionali suscettibili di valutazioni diverse, e dunque idonee a sostenere scelte e decisioni parimenti diverse, che rimangono affidate al capo dello stato, destinatario dei pareri medesimi.

Va appunto notato che la disfunzionalità per il governo di centrodestra in carica non riguarda i numeri parlamentari. E un eventuale scioglimento anticipato non si giustificherebbe con riferimento a questo dato. Nemmeno le esecrabili consuetudini di vita del presidente del consiglio potrebbero di per sé sostenere un rinvio alle urne. La disfunzionalità che può offrire fondamento all’esercizio di un potere di ripristino istituzionale da parte del capo dello stato è data dallo scontro con la magistratura, che il presidente del consiglio alimenta senza cesura di continuità ed inasprendo toni già inaccettabili. Scontro che ha generato e genera una distorsione grave del processo politico-legislativo, tradotta in una legislazione ad personam volta a sottrarre il capo del governo al giudizio, o ad impedire lo scrutinio giudiziario sulle sue attività. Una distorsione certificata da molteplici sentenze della corte costituzionale (lodo Schifani, lodo Alfano, legittimo impedimento). Tale da provocare danni gravi e di portata estesa molto al di là dei casi personali. Che non trova fine, e vede pienamente impegnato il governo e la maggioranza parlamentare (lodo costituzionale, processo breve, intercettazioni). Una distorsione non impedita dalle assemblee parlamentari svuotate di ogni potere reale, dagli istituti della responsabilità politica dissolti, dalla rappresentanza parlamentare resa addomesticata ed obbediente dalla legge elettorale. Condizioni tali da creare una vera e propria emergenza democratica, determinata da un presidente del consiglio che sovverte le istituzioni a fini di autodifesa.

Qui il danno viene dalla permanenza in carica del governo, e non dalla sua caduta. Certo l’emergenza verrebbe attenuata se, con le dimissioni del presidente del consiglio, si desse vita a un nuovo governo pur con la stessa maggioranza. E in tale caso è sostenibile l’argomento che verrebbero meno le condizioni per lo scioglimento anticipato. Ma l’ipotesi non sembra al momento realistica. E dunque possiamo mai sostenere che al capo dello stato non sia consentito esercitare il proprio ruolo di custode della Costituzione e di motore del sistema nel caso di crisi, rimanendogli precluso lo scioglimento anticipato e il ricorso ad un nuovo voto popolare? Non possiamo. Lo scioglimento deve ritenersi ammesso, anche in presenza di una maggioranza numericamente sufficiente. In presenza di ferite già gravi inferte alle istituzioni, è strumento volto a prevenire ulteriori – e maggiori – danni.

[…]


Tutto l’articolo su http://www.costituzionalismo.it/aggiornamento.asp?id=540

lunedì 21 febbraio 2011

SE NON ORA, QUANDO? Modesta proposta ai parlamentari delle opposizioni




Legittima difesa repubblicana contro l'eversione costituzionale

Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente “perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri. Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fli, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?


Andrea Camilleri
Roberta De Monticelli
Paolo Flores d’Arcais
Dario Fo
Margherita Hack
Franca Rame
Barbara Spinelli
Antonio Tabucchi
Marco Travaglio

http://www.micromega.net/

lunedì 14 febbraio 2011

[Nel chiasso verboso dell'opposizione costituita]

[…]


Le forze che sappiamo sprovviste di un pensiero
distinto dal governo dello stato
di cose presente
attivano accorte l’istinto ordinario
di sopravvivenza.

Nel chiasso verboso dell’opposizione
costituita,
avanza a ritroso la loro marcia sorda
verso il ripristino del punto di partenza, seguendo l’usuale
iter salvifico di distruzione.


Gianfranco Ciabatti (1936-1994), Prima persona plurale. Non-poesie civili o refutabili 1959-1988, Contraddizione, Roma 1988.



domenica 13 febbraio 2011

Vezio De Lucia. La linea rossa




«Un confine netto che decreti lo stop al consumo di suolo. Da lì bisogna ripartire. Parola di Vezio De Lucia, urbanista militante», intervistato su Costruire, gennaio 2011, da Fulvio Bertamini

Vezio De Lucia, 72 anni, napoletano, è un urbanista militante in servizio permanente effettivo. Già direttore generale dell’Urbanistica presso il ministero dei Lavori pubblici e membro del Consiglio superiore, è stato assessore all’Urbanistica di Antonio Bassolino ai tempi dell’effimera rinascita di Napoli. Poi litigò con ‘o sindaco e non venne confermato. Vanta anche un altro licenziamento lusinghiero: quando lavorava a Porta Pia fu silurato dal ministro Dc Giovanni Prandini, poi travolto da Tangentopoli. Consigliere nazionale di Italia Nostra, ha firmato molti piani e vinto il premio Cederna 2006 per l’urbanistica.

De Lucia, l’urbanistica è davvero in crisi?

«In una crisi irreversibile, direi. Il dato drammatico è che nel frattempo si consuma il territorio, con conseguenze gravissime. Vede, l’urbanistica è molto diversa dalla finanza: il condono fiscale può avere esiti molto pesanti per l’economia e la morale collettiva, ma trascorsi dieci anni è possibile dimenticarlo, praticando una politica opposta, in grado di veicolare principi diversi. Il condono edilizio, invece, lascia un segno irreversibile: le sue ricadute sul territorio non possono più essere rimosse, se non a costi spropositati e impraticabili. Questo rende drammatico il panorama in cui siamo calati. La dilapidazione delle risorse territoriali prosegue. E all’orizzonte non vedo speranze di cambiamento.»

[Il testo completo dell’intervista è leggibile sul sito eddyburg.it: http://www.eddyburg.it/article/articleview/16608/0/259/]

sabato 12 febbraio 2011

Attacco allo Stato





Carlo Galli

È GUERRA contro lo Stato. Non si può diversamente interpretare l´impressionante escalation di cui ieri Berlusconi si è reso protagonista, alzando il livello dello scontro fino a un punto di non ritorno. Che questa sia per lui, con ogni evidenza, la partita finale è chiaro da espressioni estreme come «golpe morale contro di me», come «inchieste degne della Ddr», come «l´ultimo giudice è il popolo». Così, ancora una volta, Berlusconi afferma la propria superiorità carismatica e populistica contro l´ordinamento, contro le leggi. Il Princeps legibus solutus nella sua versione contemporanea gioca il popolo contro lo Stato. Il suo popolo, naturalmente: una potente astrazione, confezionata dal suo potere mediatico, una sua proprietà patrimoniale che non ha nulla a che fare col popolo di una moderna democrazia. Che non è massa ma cittadinanza, che non è visceralità prepolitica ma appartenenza consapevole a un destino comune in una rigorosa forma istituzionale.


[Per leggere tutto l'articolo su Repubblica.it, click su http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/02/11/attacco-allo-stato.html

giovedì 10 febbraio 2011

[Codesta anomalia ha da essere sanata]





L’operaio,
l’agitatore, lo scioperante,
il barbone, il miserabile,
l’ignorante e quant’altro, vogliamo dire
la forza-lavoro, insomma, nel suo andirivieni
fra l’assunzione e la degradazione,
non avrà mai ragione del giudice
mandatario del governante.
Non cadere
in mano all’inquisitore:
ecco il suo habeas corpus.

Il padrone,
il conformista, lo zelante,
lo splendido, il finanziere,
l’istruito e quant’altro, vogliamo dire
il capitale, insomma, nella sua perseveranza
fra l’accumulo e la distruzione,
mai finirà sub judice:
ecco il suo habeas corpus.

E se una volta il giudice impazzisce di eccessiva
confidenza in se stesso, codesta anomalia
ha da essere sanata:
se non basta la disciplina c’è la mafia,
se non basta la mafia
c’è la democrazia.


Gianfranco Ciabatti (1936-1994), Prima persona plurale. Non-poesie civili o refutabili 1959-1988, Contraddizione, Roma 1988.



mercoledì 9 febbraio 2011

[Dappertutto la verità è calpestata da quelli che se ne sentono offesi o danneggiati, specialmente quando domina uno solo, o pochi]



Ci fanno velo la potenza e l’educazione: accade così che quando due si comportano allo stesso modo noi spesso diciamo che l’uno può far questo impunemente, mentre all’altro non è lecito: la differenza non sta nella cosa, ma in chi la fa. La superbia è propria dei dominanti: gli uomini insuperbiscono per essere stati eletti a una carica annuale: figuriamoci i nobili, che pretendono onori per l’eternità. Ma la loro arroganza si adorna di fasto, di lusso, di prodigalità e di una certa coordinazione dei vizi, di una certa studiata vacuità e raffinatezza nel malcostume: finisce che i vizi, i quali se considerati separatamente ad uno ad uno nella loro massima espressione sono brutti e vergognosi, sembrano cose oneste ed eleganti agli ingenui e agli ignoranti. Il volgo, peraltro, non ha il senso della misura ed è terribile se non viene tenuto nel timore: non si mischiano infatti facilmente libertà e servaggio. Non fa infine meraviglia che la plebe non conosca verità né giudizio, dal momento che i principali affari di stato vengono trattati alle sue spalle, ed essa può trarre delle congetture solo da pochi elementi che non si sono potuti nascondere. La sospensione del giudizio è una virtù rara. Dunque pretendere di fare ogni cosa all’insaputa dei cittadini, e al tempo stesso che essi non formulino giudizi malevoli né diano sinistre interpretazioni di tutto, è il massimo della stoltezza. Se la plebe fosse in grado di controllare se stessa e di sospendere il giudizio sulle cose poco conosciute, oppure di giudicare correttamente sulla base di pochi elementi noti, allora essa sarebbe degna di governare piuttosto che essere governata. Ma, come abbiamo detto, la natura è uguale in tutti: il dominio fa insuperbire tutti: tutti sono terribili se non sono intimoriti, e dappertutto la verità è calpestata da quelli che se ne sentono offesi o danneggiati, specialmente quando domina uno solo, o pochi, che non guardano al diritto o alla conoscenza del vero, ma alla consistenza delle ricchezze.

Baruch Spinoza, Tractatus politicus (1675-76), VII, 27 (trad. it. Trattato politico, a c. di Paolo Cristofolini, Edizioni ETS, Pisa 1999, pp. 142-43).

giovedì 27 gennaio 2011

Sciopero! Sciopero! Ge-ne-rale!






Concentramento per la manifestazione di Milano ai
Bastioni di Porta Venezia
alle h. 9.30


Con questo striscione verranno aperte le manifestazioni regionali che si terranno il 28 gennaio prossimo nel giorno dello sciopero generale della categoria proclamato dalla Fiom:



Per firmare il nostro appello ci si può rivolgere alle nostre delegate, ai nostri delegati, alle Fiom territoriali oppure tramite il sito internet



Abbiamo convocato lo sciopero generale dei metalmeccanici per il 28 gennaio; è una tappa fondamentale per la riconquista del Contratto Nazionale e la salvaguardia dei diritti nei luoghi di lavoro.

La scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori e a Pomigliano D’Arco è un atto antisindacale, autoritario e antidemocratico senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro paese dal dopoguerra.

È un attacco ai principi e ai valori della Costituzione Italiana e alla democrazia perché calpesta la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici di decidere a quale sindacato aderire per difendere collettivamente i propri diritti e di eleggere i propri rappresentanti in azienda. Chi non firma scompare e chi firma diventa un sindacato aziendale e corporativo guardiano delle scelte imposte dalla Fiat. Si annullano il Contratto Nazionale di Lavoro e peggiorano le condizioni di fabbrica, si aumenta lo sfruttamento e l’orario di lavoro, si lede ogni diritto di sciopero e si riduce la retribuzione a chi si ammala cancellando così in colpo solo anni di lotte e di conquiste.

Il ricatto di Marchionne è coerente con la distruzione della legislazione del lavoro in atto che vuol rendere tutti soli e precari; è la stessa logica regressiva messa in pratica dal Governo con l’attacco al diritto allo studio e alla ricerca attuato attraverso l’approvazione del DDL Gelmini e il taglio ai fondi per l’informazione e la cultura.

Si mettono così sotto scacco principi democratici di convivenza civile fondamentali.

La Fiom considera il lavoro un bene comune e per questo il 16 ottobre dopo il ricatto/referendum illegittimo imposto dalla Fiat a Pomigliano ha dato vita a una grande manifestazione, aperta a tutti coloro che sono impegnati nella difesa di diritti e libertà costituzionali inviolabili.

Lo sciopero generale proclamato per il 28 gennaio della categoria e le manifestazioni dopo il ricatto/referendum di Mirafiori hanno lo stesso obiettivo: come ha dimostrato l’introduzione delle deroghe nel Contratto Nazionale dei metalmeccanici firmato da Federmeccanica e le altre organizzazioni sindacali, quando si ledono diritti fondamentali la ferita non si circoscrive ma travolge progressivamente tutto il mondo del lavoro.

La Fiom è impegnata a sostenere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro senza deroghe, a difendere la legalità, la democrazia e la libertà di rappresentanza sindacale, a combattere la precarietà e il dominio del mercato che divorano la vita delle persone e compromettono la coesione sociale e il futuro del paese.

Chiediamo a tutte le persone, le associazioni e i movimenti che condividono queste ragioni di sostenere la lotta dei metalmeccanici e di firmare questo nostro appello.


[Dal sito web della FIOM nazionale]

[Noi felici se avessimo a fronte solamente nemici]

Al compagno Wang Tong-kieu
segretario dell’ex Comitato di Partito
gli operai di un colorificio di Pechino
hanno detto:
“Un tempo noi vi si odiava. Ma quello
che noi si odiava in voi
erano i vostri errori”.

Possiamo da queste parole
capire cos’è che distingue
gli avversari dai nemici?

Noi abbiamo nemici.
Non gli errori solamente odiamo in essi
ma i corpi che li recano.
E anche gli avversari abbiamo
e l’errore odiamo in essi
che è già stato in noi stessi
o sarà.

Se avessero solo avversari
felici gli operai di Pechino!
Se potessero essere umani
con loro e con se stessi
e spietati solamente con l’errore!
Noi felici se avessimo a fronte
solamente nemici.


Franco Fortini, Le difficoltà del colorificio, in Questo muro. 1962-1972, Mondadori, Milano 1973.

martedì 25 gennaio 2011

Berlusconismo e fascismo (1)







IL SOMMARIO DEL NUOVO NUMERO DI MICROMEGA DA OGGI IN EDICOLA


SAGGIO
Paolo Flores d’Arcais - Fascismo e berlusconismo
Silvio Berlusconi non è il nuovo Benito Mussolini. E il suo governo è molto diverso da quello fascista. Ma ciò non deve rassicurare. Del fascismo il berlusconismo è l’equivalente funzionale e postmoderno, fondato sulla ‘legalizzazione’ del privilegio e sul dominio dell’immagine. I suoi modelli sono Putin e Gheddafi, e ancor più il Mackie Messer di Bertolt Brecht e il Grande Fratello di George Orwell.

IL SASSO NELLO STAGNO
Mons. Raffaele Nogaro - Il vero cristiano è antiberlusconiano
Da un lato c’è la Chiesa di Ruini e Ratzinger, una Chiesa prona al potere berlusconiano. Dall’altro c’è la Chiesa di Cristo, che non ci sta a mettere in mora i propri princìpi pur di compiacere quel potere. Un duro attacco del vescovo emerito di Caserta, che ammonisce: ‘Non si porta salvezza se si è complici della ingiustizia e della violenza istituzionali’.

ICEBERG - l’involuzione della specie
Andrea Camilleri - Homo berlusconensis
Grazie alla televisione Berlusconi ha creato una involuzione di homo sapiens a sua perfetta immagine e somiglianza. Un essere che rifiuta la cultura e l’intelligenza, che osanna alle virtù del Capo, che ne invidia lo stile di vita. Un grande scrittore traccia, come un naturalista, il catalogo classificatorio di questa solo parzialmente inedita specie zoologica.

Natalia Aspesi - Foemina berlusconensis
Proprio negli anni in cui le italiane ottenevano il divorzio, un nuovo diritto di famiglia, la parità salariale, la legalizzazione della pillola e dell’interruzione di gravidanza, la cancellazione del delitto d’onore, in televisione iniziava a circolare l’immagine di una donna sempre pronta a denudarsi, a sorridere, ad ammiccare e a tacere. Quel modello berlusconiano ha trionfato, fino al parlamento e agli scranni del governo.

PRO MEMORIA
Marco Travaglio - Delle leggi vergogna, il catalogo è questo
Un’attenta e completa panoramica di tutti quei provvedimenti che, varati ad hoc per salvare il Cavaliere e i suoi amici (anche dal centro-sinistra, ahimè), hanno devastato il sistema legislativo italiano. Dalla nascita della Seconda Repubblica l’autore ne segnala ben ottanta. Ottanta leggi di cui vergognarsi. Che fanno strame della legalità.

LABIRINTO
Gian Carlo Caselli - Antropologicamente diversi
Ci fu un momento in cui, all’inizio degli anni Novanta, la scritta che campeggia nelle aule dei tribunali (‘la legge è eguale per tutti’), da oggetto di facili ironie si trasformò in prospettiva credibile: fu la stagione di Mani Pulite. Col berlusconismo è tornata la giustizia dei ‘due codici’: quello per i ‘galantuomini’, i potenti della politica e dell’economia; e quello per i cittadini comuni e i ‘poveri cristi’. Oltre alla vergogna delle leggi ad personam.

Malcom Pagani - ‘Terzisti’ e altri ascari di regime
Il profeta del ‘ci penso io’ in realtà in questi anni è stato sostenuto da un esercito pronto, nell’occasione, a giustificarlo e a salvarlo. Televisione, Chiesa, spettacolo, politica, cultura e giornali, solo apparentemente imparziali si sono adoperati per la causa del Cavaliere.

Marco d’Eramo - Berlusconi l’Amerikano
Silvio Berlusconi non è solo l’uomo politico che più ha tratto giovamento dall’‘americanizzazione’ della nostra vita pubblica. È stato anche – con le sue ‘città private’ e le sue televisioni – un agente attivo di questo mutamento. Ma quanto è diverso il capitalista Silvio Berlusconi da figure come Bill Gates e perfino Rupert Murdoch! Sembra quasi che l’‘America di Berlusconi’ abbia cambiato l’Italia, ma non l’abbia davvero avvicinata all’America. Di cui prende solo il peggio.

Annamaria Rivera - Razzismo di lotta e di governo
Una saldatura fra xenofobia istituzionale e forme di discriminazione ‘spontanee’ che possono giungere fino alla violenza e a veri e propri pogrom: come a Ponticelli, Castel Volturno e Rosarno. Gli stranieri in Italia in epoca berlusconiana non hanno vita facile e costituiscono un perfetto capro espiatorio per la retorica sicuritaria. Alimentata, soprattutto, dai media e dalla Lega.

Gianni Barbacetto - Golpisti d’Italia
Siamo il paese della strategia della tensione, delle stragi senza colpevoli, dei servizi segreti deviati e delle logge massoniche. Berlusconi, tessera P2 1816, rappresenta la perfetta continuità tra la Prima e la Seconda Repubblica, alimentata oggi da ‘macchine del fango’ e dossieraggi illegali a comando.

DIALOGO
Pierfranco Pellizzetti / Piero Ostellino - Berlusconi liberale?
Ma per favore! Per anni Silvio Berlusconi ha cercato di accreditarsi come il possibile alfiere di una ‘rivoluzione liberale’. Ma cosa c’entra il berlusconismo con Einaudi o Croce, per non parlare di Gobetti? Due autori che si definiscono entrambi liberali ne discutono ‘all’arma bianca’, evidenziando due modi di intendere il liberalismo che si escludono a vicenda.

SCHERZO
Alessandro Robecchi - I funerali del Pequeño Grande (da Macondo ad Arcore)
Una terra lontana ed esotica, attraversata dalle asprezze della Cordillera e dai misteri della Selva. Un pueblo che piange la scomparsa del Pequeño Grande e si stringe intorno alla bandiera della propria Patria, sulla quale campeggia la scritta ‘Propiedad Privada’. Un omaggio a García Márquez, uno straordinario e amarissimo racconto di realismo magico. Potrebbe essere Macondo, ma assomiglia molto all’Italia di oggi.

Sergio Staino / Massimo Bucchi / Riccardo Mannelli - In punta di matita

MEMORIA
Tommaso De Lorenzis (a cura di) - Il torto di aver ragione in anticipo
Oggi sono in parecchi (benché sempre troppo pochi) a riconoscere che quello di Berlusconi è un regime, che sta devastando la democrazia repubblicana, che ha per modello Putin e Gheddafi anziché la civile convivenza voluta dalla Costituzione. Capirlo non era difficile, perfino prima della sciagurata ‘discesa in campo’. Abbiamo raccolto alcuni brani esemplificativi (solo fino al 2004), che per fortuna non esauriscono tutti gli scritti ‘preveggenti’ (ma purtroppo ne costituiscono una larga parte). A vergogna dei finti liberali che ancora slalomeggiano, anziché cospargersi il capo di cenere per il loro quasi ventennio di cecità, ipocrisia e viltà.





lunedì 24 gennaio 2011

"E’ stato morto un ragazzo"



Martedi 25 gennaio alle ore 21 sul sito http://www.beppegrillo.it/ sarà trasmessa in streaming la prima nazionale del documentario "E’ stato morto un ragazzo", di Filippo Vendemmiati.

All'alba del 25 settembre 2005 Federico Aldrovandi, da poco compiuti diciotto anni, incontra una pattuglia della polizia nei pressi dell'ippodromo, a Ferrara. Cinque ore dopo la famiglia apprende della sua morte.

Il film ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla fine di Federico, le ricostruzioni della polizia e la tesi della morte accidentale, lo smarrimento e il dolore di parenti e amici e l'inchiesta inizialmente destinata all'archiviazione.

Poi i primi sospetti, il corpo sfigurato del ragazzo, le versioni ufficiali smentite dalle analisi, il coinvolgimento delle forze dell'ordine, i depistaggi e lo scandalo mediatico.

Su tutto il coraggio di una famiglia e la sua battaglia per ottenere giustizia.

Il film, non distribuito dai circuiti tradizionali cinematografici e televisivi, sarà proiettato a titolo gratuito.


domenica 23 gennaio 2011

Non possiamo



Non possiamo alterare l’inerzia di un corpo
modificando l’ambiente che lo circonda.
Tutto è cambiato, le città sono sparite
la somma delle forze individuali
tende a zero. I vecchi uccidono i giovani,
i giovani generano vecchi. Non possiamo
alterare l’inerzia di un corpo
modificando l’ambiente. Niente è più forte
di un altro corpo. Per mutare gli uomini
corpi di uomini ci vogliono. Perché parlino
i morti bisogna respirare
dentro le loro bocche.

Franco Fortini (1917-1994), Poesie inedite, a cura di Pier Vincenzo Mengaldo, Einaudi, Torino 1995 e 1997.

martedì 4 gennaio 2011

Gli operai, la Fiat e il PD


Piero Bevilacqua*


Per comprendere meglio ciò che accade a Mirafiori e a Pomigliano è necessario affondare lo sguardo nelle tendenze storiche che muovono il capitalismo del nostro tempo. E bisogna scomodare Marx. Egli aveva colto come “legge fondamentale dell'accumulazione capitalistica” una tendenza già evidente ai suoi tempi e oggi conclamata : «Dato che la massa di lavoro vivo impiegato diminuisce costantemente in rapporto alla massa di lavoro oggettivato da essa messo in movimento (cioé ai mezzi di produzione...) anche la parte di questo lavoro vivo che non è pagato e si oggettiva nel plusvalore, dovrà essere in proporzione costantemente decrescente rispetto al valore del capitale complessivo impiegato”. Nel corso del suo sviluppo, dunque, il capitalismo riduce costantemente la quota di lavoro per unità di prodotto, cercando di sfuggire alla caduta tendenziale del saggio di profitto e di sostenere la competizione. Quella competizione che oggi esso stesso si fa delocalizzando parte delle sue imprese nei paesi a bassi salari.[Leggi tutto l’articolo Gli operai, la Fiat e il PD sul sito http://www.eddyburg.it/]


* Docente di Storia Moderna e Contemporanea nella Facoltà di Lettere dell’Università di Roma La Sapienza

In centomila con la Fiom

Firma anche tu l'appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack


"Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti".

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa, don Paolo Farinella.

FIRMA L'APPELLO CONDIVIDI SU FACEBOOK

mercoledì 14 luglio 2010

L’antimafia degli omertosi e dei collusi




Fino a prova contraria (della quale, eventualmente, sarei felice di rallegrarmi) l’unico che negli ultimi anni ha portato alla magistratura esposti analitici e documenti ufficiali su vari affari edilizi, nei quali, sembra, si concretizzano le presunte infiltrazioni della ‘Ndrangheta a Limbiate - l'unico sono io, Salvatore Ricciardi, cittadino semplice.

Invece, fra quelli che in questi giorni si stracciano le vesti a proposito della presenza della ‘Ndrangheta a Limbiate, nessuno ha mai denunciato pubblicamente, nemmeno vagamente, le infiltrazioni di 'ndranghetisti e/o di loro amici negli affari edilizi di Limbiate. Nessuno ha mai presentato un esposto o una denuncia alla magistratura, né a quella ordinaria, né a quella contabile. Nessun “politico” limbiatese ha mai denunciato alla magistratura almeno uno dei fatti concreti del malaffare edilizio che sono tutti ben visibili, poiché spesso non sono nemmeno coperti da un velo di discorso mistificatorio, nei documenti ai quali i consiglieri comunali dei vari partiti, a differenza dei cittadini comuni, hanno libero accesso. Un cialtrone come Ti-che-te-tarchett-i-ball ha pronunciato (ma solo qualche rara volta) qualche generica frase sulla "cementificazione", ma niente di più, anche se adesso, nel solito mare di invenzioni e distorsioni, millanta crediti antimafia del tutto inventati. L'ipotesi che in certi affari edilizi di Limbiate potessero esservi interessi riconducibili a personaggi sospettati di legami con la 'Ndrangheta, l'ho fatta solo io, già il 18 novembre 2008, quando (con le opportune cautele, ma in modo chiarissimo) ho fatto riferimento agli interesi edilizi in Limbiate di Andrea Nucera, l'immobiliarista ligure il cui nome si ritrova nelle intercettazioni che circolano in questi giorni (ma a suo carico non sembra che siano stati mossi rilievi) [Siamo già al due. Il tre sarà la bocciatura del P.I.I. di Via Monte Sabotino? ]. E solo io ho denunciato fatti come i seguenti:

- terreni comunali sottostimati con una perizia truffaldina, preparata da un farfugliante perito e dalla sua figliola per giustificare una permuta con terreni privati che con la medesima perizia sono stati sopravvalutati;
- vendita di terreni comunali sottostimati dalla medesima coppia di periti con una procedura solo apparentemente sofisticata, ma in realtà truffaldina (e con ripetuti errori aritmetici!);
- terreni di altre amministrazioni mai acquistati dal Comune, ma che questo tuttavia “gira” ai privati per quattro soldi, per compensare aree standard non cedute;
- scomputi abusivi di oneri di urbanizzazione primaria e secondaria;
- scomputo abusivo del contributo sul costo di costruzione;
- spese (ingenti) per lavori privati scomputate dagli oneri di urbanizzazione;
- scomputo dagli oneri di urbanizzazione di opere pubbliche di proprietà di altre amministrazioni;
- monetizzazione di aree standard alle quali, con la solita perizia della solita coppia, è stato attribuito solo un quarto del valore di mercato;
- inclusione della medesima area sia nel conteggio delle superfici cedute per il recupero dello standard pre-esistente, sia in quello delle superfici cedute per lo standard indotto;
- stima dell’indennità di esproprio con procedure dichiarate illegittime dalla Corte Costituzionale;
- fideiussioni non presentate al momento della firma della convenzione attuativa;
- procedure per escludere la V.A.S. affidate abusivamente agli stessi funzionari del Comune (il controllore controlla se stesso!);
- assenza del parere di conformità con il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale;
- ecc.

Questi fatti sono il risultato di procedure truffaldine lunghe e complesse, alle quali partecipano consapevolmente molti tecnici e funzionari pubblici, oltre ad una folta schiera di “politici” altrettanto consapevoli. Ma non sono necessariamente il risultato delle infiltrazioni della malavita organizzata nell’amministrazione pubblica. Al contrario, le infiltrazioni malavitose sono possibili perché queste procedure pre-esistono alle infiltrazioni della 'Ndrangheta, sono ben collaudate e sono tipiche della gestione dei rapporti tra economia e amministrazione pubblica quando (quasi sempre) essa è dominata dalla corruzione. E quindi in queste procedure la ‘Ndrangheta può collocarsi... naturalmente, per investire in affari formalmente legali i proventi del traffico della droga e dell’usura. Queste procedure si ritrovano anche in affari edilizi nei quali della ‘Ndrangheta non vi è nemmeno l’ombra.

Per questa motivo nessuno dei “politici” limbiatesi ha mai portato alla Procura della Repubblica e a quella della Corte dei Conti i documenti dei vari interventi edilizi. Questi documenti solitamente non vengono nemmeno letti dai consiglieri, che tuttavia li votano nel Consiglio Comunale, ma in essi regolarmente si ritrovano, nero su bianco, fatti come quelli elencati sopra, ognuno dei quali provoca alla cittadinanza di Limbiate centinaia di migliaia (e a volte addirittura milioni) di euro di danni erariali. Questi fatti caratterizzano sia gli affari edilizi che la banda di procacciatori denominata Giunta Comunale organizza su proposta di imprenditori e tecnici organici al centro-destra, sia quelli che organizza su proposta di imprenditori e tecnici organici al centro-sinistra. Senza alcuna differenza sostanziale.

Ciò che io ho documentato con i vari esposti che ho presentato alla Procura della Repubblica e a quella della Corte dei Conti [1] non è stato documentato da nessuno dei consiglieri comunali, che pure avrebbero l’obbligo di conoscere in modo non superficiale le questioni sulle quali devono prima discutere e poi votare, e di denunciare i danni erariali di cui venissero a conoscenza. Questa conoscenza, tuttavia, non viene mai acquisita, nemmeno superficialmente, né dai burattini-consiglieri della maggioranza (e questo è ovvio), né (ma non sarebbe altrettanto ovvio) dai consiglieri della minoranza, che dovrebbero mettersi in condizione di criticare i provvedimenti della maggioranza. Invece, regolarmente costoro dimostrano che o non leggono i documenti sui quali devono votare, oppure, se li leggono, non capiscono un’acca del loro contenuto. Certamente si tratta di incompetenza, o di ignoranza bella e buona (semmai l’ignoranza potesse essere bella e buona), che viene dimostrata (non sembri incredibile) anche da chi si trova ormai al terzo o al quarto mandato; anche da chi è stato assessore e/o sindaco. Ma non solo. L’incompetenza e/o l’ignoranza, in realtà, sono determinate ferreamente dalla natura e dalle scelte politiche dei personaggi che in questi giorni si stracciano le vesti parlando di ‘Ndrangheta. Ad essi ben si attaglierebbe l'espressione coniata da Leonardo Sciascia in un famoso articolo, “professionisti dell’antimafia”, se non fossero dei dilettantucoli e se la loro “antimafia” non fosse recentissima. In realtà si tratta di omertosi, cioè di personaggi che ben sanno, o che devono sapere, ma che continuano a tacere, e/o di collusi, almeno oggettivamente, poiché il malaffare edilizio a Limbiate è diffuso ormai da molti anni, e nelle forme attuali è cominciato con il centro-sinistra. Per esempio, le perizie truffaldine, firmate sempre dalla stessa coppia di periti padre-figlia, le ritroviamo anche nell’intervento che ha cementificato Piazza della Repubblica. E infatti non è un caso che sulla vendita del terreno comunale di Via M.te Sabotino per 105 euro/mq, un prezzo giustificato dalla solita perizia della solita coppia, nessuno (a parte il sottoscritto) ha parlato mai del modo in cui quel prezzo è stato stabilito. Ti-che-te-tarchett-i-ball due anni fa ha scritto in una sua propaganda elettorale che il suo partito, il PD, aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Ma era falso. Terragni, invece, ha dichiarato apertamente, in una riunione, che egli non presenterà mai una denuncia, e nemmeno un esposto, “perché comunque è una denuncia”. Rubes da molto tempo dovrebbe conoscere i fatti illegittimi del P.I.I. di Via Verdi-Via Corelli, perché un suo amico, funzionario pubblico escluso dall'affare, per ripicca gliene ha spifferati alcuni, ma non ha mai fatto nessuna denuncia. E quindi, a costoro ben si attaglierebbero, invece, le severe parole dette dal sostituto procuratore Ilda Boccassini a proposito delle vittime di usura che non hanno mai denunciato i loro aguzzini: omertosi, appunto. Se anche per le vittime della 'Ndrangheta, l'alternativa non può che essere: o con lo Stato, o contro lo Stato, figuriamoci per dei consiglieri comunali! Ma capita invece di leggere che un figuro come Ti-che-te-tarchett-i-ball e i suoi gretti amici del Comitato delle Pacciade (quasi tutti sostenitori di Romeo) non si peritano di usare le parole del magistrato per la loro recita, volta a nascondere la connivenza del primo con alcuni protagonisti del malaffare edilizio, e la grettezza dell'unico, meschino e ormai quasi disperato obiettivo dei secondi: non far costruire niente nell'area pubblica che hanno considerato e usato per molti anni come un loro privatissimo cortile. Che schifo.

Lo scopo reale del vociare scomposto (e incurante del rispetto di almeno uno straccio di garantismo) dei vari Archetti, Terragni, Rubes è solo questo: sollevare un polverone, approfittando di inchieste (che certamente non hanno potuto giovarsi delle loro inesistenti denunce!), che manifestamente, almeno in questa fase, non riguardano i vari interventi edilizi già in corso o che ancora non sono stati cominciati (infatti, il magistrato che se ne occupa è un altro), per confinare il discorso sul malaffare edilizio nell’ambito delle genericità "antimafia". Con queste genericità (con le quali è illusorio sperare di far annullare i vari P.I.I. non ancora cominciati) cercano di nascondere i fatti illegittimi reali, dei quali sono responsabili anche molti personaggi legati al centro-sinistra, poiché gli affari, previa esclusione degli 'ndranghetisti, devono continuare. Mantenendo il discorso nell’ambito delle genericità antimafia, nessuno dei vari responsabili materiali (tecnici, funzionari e, certo, politici: ma altro che “responsabilità politiche”!) si sentirebbe inquietato dal rischio di finire nei guai, e così gli affari di tutti potrebbero essere mandati avanti. Il centro-sinistra, invece, potrebbe recuperare un po’ di voti in vista di un’ipotetica sostituzione dell’attuale Giunta Comunale di centro-destra con una Giunta di centro-destra-sinistra, per la quale potrebbe ottenere la benedizione dello stesso Romeo (sotto la forma dei voti di un po' di finti dissenzienti, necessari per arrivare al 51%), ma a patto di salvarlo anche sulla questione delle infiltrazioni ‘ndranghetiste, dopo averlo già salvato almeno tre volte negli ultimi mesi (voto sul bilancio di previsione 2010 con varianti urbanistiche illegittime; voto sul rendiconto consuntivo 2009 con entrate fittizie; voto dei debiti fuori bilancio senza la richiesta di dimissioni del responsabile, Romeo, che contemporaneamente è responsabile dei danni e garante dell’ utilità pubblica dei debiti necessari per coprirli!).



[1] A proposito dell'esposto sul P.I.I. di Via M.te Sabotino preciso per l'ennesima volta che Mauro Varisco l'ha solo firmato, ma non l'ha presentato alla magistratura. Egli non ha compiuto nessuna analisi, e dell'esposto non ha scritto nemmeno una virgola. Il testo l'ho scritto interamente io concentrando il discorso esclusivamente sugli aspetti di interesse pubblico (le procedure truffaldine che hanno determinato milioni di danni erariali e cancellato migliaia di mq di standard urbanistici), senza dedicare nemmeno una riga agli interessi privati (presunti), gli unici che stanno a cuore al Comitato delle Pacciade di Mauro Varisco, anche se episodicamente tenta di mascherarli con qualche vaga frase contro "la cementificazione". Infatti, costoro non hanno mai detto nulla sui danni erariali, non hanno mai parlato della cancellazione degli standard urbanistici nel loro quartiere, nemmeno in occasione della vendita di un'altra area standard, quella di Via San Giovanni Di Dio (a 250 m da Via M.te Sabotino!), e addirittura sono rimasti del tutto silenti quando la Giunta dei procacciatori d'affari, quasi di nascosto (ma la delibera era ben visibile sul sito web del Comune), ha attuato, anche per il P.I.I. al quale dovrebbero essere interessati questi intelligentissimi campioni di disinteresse civico, l'ennesima procedura abusiva di esclusione della V.A.S. Con questa procedura di esclusione Romeo & C. tenteranno di sanare l'omissione della V.A.S. che aveva determinato la sentenza del T.A.R. di Milano sfavorevole al Comune e alla SAN INVEST. E probabilmente vi riusciranno, visto il discorso che il Consiglio di Stato ha abbozzato con la concessione della sospensione dell'esecuzione della sentenza del T.A.R.