domenica 30 marzo 2014

Verso la svolta autoritaria





Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.

Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.

Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.


Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Salvatore Settis, Rosetta Loy, Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Alberto Vannucci, Elisabetta Rubini, Gaetano Azzariti, Costanza Firrao, Alessandro Bruni, Simona Peverelli, Sergio Materia, Nando dalla Chiesa, Adriano Prosperi, Fabio Evangelisti Barbara Spinelli, Paul Ginsborg, Maurizio Landini, Marco Revelli


martedì 25 marzo 2014

Firma anche tu!










Francesco Guccini ha firmato a Firenze




Anche a Limbiate si raccolgono le firme per consentire alla lista "L'altra Europa con Tsipras" di partecipare alle elezioni europee.

I cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune di Limbiate possono firmare presso:

Ufficio elettorale (Municipio, Via Monte Bianco n. 2, piano terra).

Orari:
Lun : 08:45/12:45 e 16:45/18:00
Mar : 08:45/12:45
Mer : 08:45/12:45 e 16:45/18:00
Gio : 08:45/12:45
Ven : 08:45/12:45

Si deve esibire la carta di identità valida.

Per una breve presentazione dei candidati del Collegio Nord-Ovest click:





martedì 4 febbraio 2014

L’EUROPA AL BIVIO – Manifesto per le elezioni europee con Alexis Tsipras




Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale


L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ... »  



domenica 2 febbraio 2014

Sarò Traina, irreferente per la legalità






Riferire:

- raccontare fatti, notizie, vicende; far sapere ad altri il corso di una vicenda, di un avvenimento;
- descrivere una condizione, una situazione, un luogo; fare oggetto di informazione o di rappresentazione; rappresentare;
- esporre in una relazione ufficiale o pubblica nell’ambito di un ufficio esercitato, di un incarico ricevuto, di una competenza precisa; fare oggetto di resoconto, di rapporto.

Referente:

- che ha il compito di riferire, di formulare valutazioni, pareri, proposte di modifica … con riferimento all’attività svolta …in preparazione della decisione che prenderà poi l’assemblea.

(Dal Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, UTET, Torino)



Sarò Traina da alcuni decenni tenta di esistere. Prima in Lotta Continua, poi nella Rete, poi ancora, quando si palesò che questa meteora politica qui a Limbiate non aveva alcun seguito elettorale, nella Rifondazione Comunista dei primi anni novanta, quando questo partito catalizzava migliaia di voti di proletari che non riuscivano a metabolizzare la trasformazione del P.C.I. in PDS. Ma, eletto consigliere comunale nel 1996, la sua ambizione di diventare assessore fu subito spenta da tali Battiato, Di Rocco, Volpato e Binacchi in combutta con il neo sindaco Fortunati. Per questo motivo, già nella prima seduta del Consiglio Comunale, egli si mise in opposizione al centrosinistra e costituì un gruppo consiliare del quale era l’unico componente. Per anni si dedicò soprattutto ad inventare ogni settimana un pretesto qualsiasi per far stampare la sua fotografia sul settimanale della curia monzese, “il Cittadino”, che anche quando parlava di un passaggio pedonale da ritinteggiare gli rilasciava un attestato di degno erede di Che Guevara.

Il caso volle che nel 1998 da R.C. si scindesse l’ala ultragovernista cossuttiana, in contrasto con la frastagliata maggioranza bertinottiana che si era messa in opposizione al centrosinistra che sosteneva il primo governo Prodi. Parlo di caso perché, come posso testimoniare direttamente, Sarò Traina, anche se iscritto, non aveva mai avuto nulla a che fare con le vicende interne di R.C. Però, anche se nessuno qui a Limbiate aveva mai seguito i cossuttiani, a scissione nazionale e provinciale avvenuta, dal circolo locale di R.C. si scisse... Sarò Traina, che aveva trovato uno spazio tutto suo da occupare, con la speranza che il simbolo del nuovo (ma in realtà vecchissimo e vetero-stalinista) partito, il P.d.C.I., gli avrebbe consentito di beneficiare dei sentimenti di alcune centinaia di vecchi proletari che, ogni volta che si trovano in una cabina elettorale, ineluttabilmente tracciano una X sulla falce e martello contenuta in un simbolo quasi identico a quello che era stato del P.C.I.

Infatti, anche se il P.d.C.I. qui a Limbiate letteralmente non è mai esistito, anche se gli unici iscritti sono sempre stati Sarò Traina e la sua consorte (e forse le figlie, quando sono diventate grandi), tanto che mai è stata aperta una sede (dal 1998 ad oggi!), anche se le liste elettorali presentate in diverse elezioni comunali, tranne Sarò e consorte, sono sempre state formate con nominativi di residenti in altri comuni (infatti nessuno ha mai ottenuto preferenze), Sarò Traina è riuscito a farsi rieleggere nel 2001. Nel 2006, invece, gli andò male, ma nel frattempo, poiché il bacino di voti assicurato dal simbolo del P.d.C.I. ormai cominciava ad assottigliarsi (anche per esaurimento… fisiologico), Sarò ha cominciato a coltivarne un altro, quello in cui si può pescare con l’antifascismo generico ed edulcorato e con i buoni sentimenti suscitati dall’orrore dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale. (Ma dall'anno scorso si è messo ad adulare il Movimento 5 Stelle locale).

Nel 2011, infatti, intruppato in una lista di quattro partiti (che insieme hanno perso più di un terzo della somma dei loro voti!), Sarò Traina è riuscito a farsi rieleggere, fregando per un paio di preferenze il povero Pecora, che almeno si era sforzato di fare il consigliere comunale anche fuori dalle riunioni in aula, a differenza di Traina, che come consigliere ha sempre limitato la sua attività ai soli interventi nelle riunioni del Consiglio, e nemmeno tanto frequenti, ma sempre intrisi della più vieta retorica (negli ultimi anni soprattutto patriottarda e pseudo-togliattiana – davvero in coerenza con la sua origine di lottatore continuo!). Ma ancora adesso (e la cosa gli viene rinfacciata dalla maggioranza che egli tuttavia sostiene perinde ac cadaver), non si degna di andare alle riunioni di commissione e nemmeno a quelle della maggioranza. Lui dice che si assenta “per una scelta politica”, ma quali sarebbero le motivazioni di questa “scelta politica” non l’ha mai spiegato.

Nel 2011, percepito subito che non avrebbe ottenuto una poltrona da assessore, ha cominciato a mandare messaggi obliqui al PD. In realtà erano solo delle innocue insolenze (il voto di Sarò è irrilevante per la maggioranza), ma la prospettiva di doverne sopportare il fastidio, come era già avvenuto in passato, mentre si stava cominciando a governare con una giunta improvvisata, guidata (si fa per dire) da un incapace e sostenuta da una maggioranza che aveva vinto per caso, ha spinto il PD ad offrire a Sarò se non una poltrona… uno strapuntino, purché non rompesse tanto gli zebedei. Lo sventurato ha accettato immediatamente, tanto che senza alcun problema si è acconciato a presentare lui la candidatura a vice-presidente del Consiglio Comunale di chi quindici anni prima lo aveva segato senza alcuna pietà: Fortunati!

Lo strapuntino è quello di “consigliere referente per la legalità”, imbottito con alcune migliaia di euro per iniziative sulla “memoria” e sulla “legalità”, che consentono a Sarò Traina di alimentare la sua speranza di avere una qualsiasi esistenza politica nel futuro. Ma a parte una o due parate propagandistiche, il “referente per la legalità” non ha mai raccontato fatti, notizie, vicende, né ha mai descritto una situazione, né ha fatto oggetto di informazione e nemmeno mai ha esposto in una relazione ufficiale o pubblica nell’ambito dell’ufficio che dovrebbe esercitare per l’incarico ricevuto, e per il quale dovrebbe avere una competenza precisa, nulla che avesse a che fare con la questione della legalità qui a Limbiate.

Proprrio qui a Limbiate, dove, secondo la magistratura, hanno importanti sedi alcuni pericolosissimi gruppi mafiosi; qui, dove è diffuso il malaffare edilizio, come il sottoscritto ha più volte documentato alla magistratura, da solo e a sue spese (in ogni senso)  - tanto che per quanto riguarda i danni erariali ben 31 persone sono già state indagate, e per quanto riguarda gli aspetti penali è in corso un’indagine della Procura della Repubblica; qui, dove con la complicità o l’omertà di diversi funzionari comunali le leggi urbanistiche sono state violate o manipolate o distorte per sottrarre alla cassa pubblica molti milioni di euro (OO.UU. non pagati, aree standard monetizzate per quattro soldi o addirittura fatte sparire con un gioco delle tre carte, ecc.); qui, dove l’Organismo Indipendente di Valutazione “valuta” dirigenti che poi assegnano incarichi retribuiti alla società di cui è proprietario... l’O.I.V., il cui decreto di nomina viene manipolato, mantenendo lo stesso numero di protocollo; qui, dove il centrosinistra concede esenzioni fiscali a famiglie benestanti (anche fino a 60.000 € di reddito imponibile!), che poi il Ministero delle Finanze fa annullare perché sono illegittime (e la Giunta sulla questione mente in una delibera, e anche la vice-sindachessa mente in Consiglio Comunale); qui, dove la Giunta fa proprie, in una delibera, le false dichiarazioni di un funzionario, che poi invia alla Corte dei Conti; proprio qui il “referente per la legalità” non ha mai riferito nulla a nessuno!

Il “referente per la legalità”, non ha mai riferito nulla nemmeno sull’illegittima composizione del Consiglio Comunale, che per due anni ha compreso prima una e poi un altro consigliere nominati illegittimamente. Per questa questione, Sarò Traina ha ricevuto dal TAR una notifica che gli avrebbe consentito di costituirsi in giudizio senza alcuna spesa, ma questo cialtronesco pagliaccio non lo ha fatto, innanzitutto perché della notifica non aveva capito un’acca, e poi, quando io gliene ho chiarito il contenuto, perché non aveva il coraggio di dare fastidio ai suoi padroni del PD. Quindi, invece di costituirsi avanti il TAR per far presente che, come tutti e anche lui sapevano, non i due ricorrenti al TAR, bensì un altro candidato aveva diritto alla nomina di consigliere comunale, Sarò Traina si è preoccupato solo del suo strapuntino! (Come tutti sanno, se ora il Consiglio Comunale è costituito legittimamente lo si deve al mio ricorso al Consiglio di Stato).

Sarò Traina non ha mai fatto davvero il consigliere comunale; di come funziona il Comune non sa nulla; non c’è un solo problema della vita locale che egli si sia mai preoccupato di conoscere davvero; egli non conosce nessuno dei capisaldi della legislazione sugli enti locali; come ho già ricordato, all’interno della stessa maggioranza gli rimproverano di disertare sistematicamente le riunioni delle commissioni, della maggioranza e della sua stessa coalizione - salvo le occasioni in cui può mostrarsi in pubblico. Sarò Traina ha da fare il “referente per la legalità”!

Ora sui giornali locali e su un paio di pagine facebook Sarò Traina lamenta un’inadempienza del Comune, ma senza spiegare nulla, senza nominare nessuno, in un modo oscenamente obliquo, dal quale chi come lui millanta di fare l’antimafia dovrebbe fuggire come dalla peste. L’inadempienza sarebbe questa: due anni dopo una formale decisione, sia del Consiglio Comunale che della Giunta, ancora non sarebbe stata versata la quota di adesione ad una minuscola rete di enti locali antimafia (su circa 8.500 enti locali gli enti aderenti sono circa 240, dei quali pochissime decine si trovano nelle quattro regioni maggiormente toccate dal fenomeno della criminalità organizzata). E ciò, sostiene Sarò Traina, impedirebbe al Comune di Limbiate di far parte di un (semi-fantomatico) circuito di iniziative anti-mafia. Egli lascia intendere che, per causa della mancata adesione del Comune a questo circuito, la legalità nel territorio di Limbiate correrebbe il rischio di un grave pregiudizio. Ma se così è, perché il “referente per la legalità” ha aspettato due anni per sollevare la questione?

Io credo invece che più prosaicamente si tratti di questo: la mancata formalizzazione dell’adesione non ha consentito di nominare il rappresentante del Comune di Limbiate in questa associazione, che ha un organismo direttivo (nel quale, chissà, si potrebbe entrare), che tiene riunioni ed iniziative di qua e di là, alle quali i rappresentanti degli enti locali partecipano a spese… degli enti locali; iniziative che danno visibilità e credibilità. E chi dovrebbe essere il rappresentante del Comune di Limbiate in questa associazione? Il "referente per la legalità" Sarò Traina, naturalmente. Che così potrebbe ancor più astrarsi dai pedestri compiti quotidiani del consigliere comunale per dedicarsi interamente a coltivare la convinzione che anche lui, forse, un giorno esisterà.

sabato 1 febbraio 2014

Non ci sarà mai fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello






Non ci sarà mai fine alle frottole, alle distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie, alle millanterie e alla vanagloria del misirizzi di Mombello e del Comitato delle Pacciade. Dopo un incontro la cui importanza è paragonabile, a un dipresso, alla Conferenza di pace di Parigi (1919), per il misirizzi e i suoi accoliti ripetere le balle sulla quantità di osservazioni al PTCP che sarebbero state accolte dalla Provincia di Monza era troppo poco*. Perché tenere sotto tono che ormai il Presidente della Provincia gli riconosce il ruolo di autorevoli referenti? È un fatto storico, da mettere nero su bianco affinché non sfugga ai compilatori di annali, e quindi via all’annuncio che il Presidente avrebbe “chiesto di tenerlo informato sull’evoluzione di tutta la vicenda del presunto inceneritore di Pinzano” !

Attonita la terra al nunzio sta. Ma riprendiamoci. La Provincia (ente al quale la Regione ha attribuito la competenza amministrativa per rilasciare l’autorizzazione a costruire gli impianti di trattamento dei rifiuti) ha convocato una Conferenza di Servizi per esaminare la richiesta di autorizzazione, presentata da Ecotratamenti s.r.l., a costruire un impianto di trattamento termico dei rifiuti. Alla Conferenza hanno partecipato, oltre ai tecnici della Provincia, quelli di ARPA, ATO, ASL, Vigili del Fuoco e Comuni di Limbiate e Senago. La prima seduta si è svolta dopo il 14 novembre 2013, data dell’udienza presso il TAR di Milano nella quale è stato discusso il ricorso di Ecotrattamenti contro il diniego opposto dalla Provincia ad una precedente richiesta di autorizzazione, da concedere con la procedura semplificata prevista dalla legge. Su questa procedura il Comune, pur di soddisfare quella modestissima claque elettorale che è il Comitato della Pacciade, era intervenuto del tutto abusivamente, con la conseguenza di una secca condanna da parte del TAR e di un danno per la cassa pubblica di 7.500 € di spese legali!.**

I magliari del Comitato delle Pacciade a suo tempo hanno sostenuto che nel corso della prima seduta della Conferenza, i tecnici della Ecotrattamenti sarebbero stati messi in crisi dalle “critiche” dei tecnici della Provincia e dell’ARPA***. Ma naturalmente non hanno spiegato, nemmeno per accenni, quale fosse la natura di queste critiche e su quali aspetti dell’impianto si appuntassero; si può quindi legittimamente ritenere che quello che hanno dato ad intendere era solo una delle tante interessate balle che raccontano incessantemente. Era chiaro, infatti, che in quella prima riunione, che si è svolta, ripeto, pochi giorni dopo l’udienza presso il TAR, i tecnici della Provincia (come anche quelli dell’ARPA), che già durante il primo procedimento hanno dimostrato di non essere in grado di (o di non volere) stabilire autonomamente quale sarebbe la natura dell’impianto che Ecotrattamenti vuole costruire (se un inceneritore o un impianto pirolitico), dovevano prendere tempo in attesa della sentenza.

Prendere tempo, infatti, era prudente, perché la sentenza avrà anche un contenuto tecnico specificatamente riferito all’impianto che Ecotrattamenti chiede che sia autorizzato. Il TAR, infatti, al riguardo della natura dell’impianto (dalla quale dipende sia l’ammissibilità della procedura abbreviata o normale di autorizzazione, sia la possibilità di costruirlo all’interno del già esistente impianto di Ecotrattamenti di Pinzano) ha ordinato, come sempre avviene in questi casi, che a pronunciarsi sulla natura dell’impianto fosse un tecnico terzo ma dipendente da una pubblica amministrazione. E dunque ha incaricato il Direttore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano di compiere una verificazione sul progetto per rispondere, previo giuramento, ai seguenti quesiti (cito dall’Ordinanza 201300483; grassetti miei):

“1) evidenzi il verificatore le caratteristiche e la natura dell’impianto che la ditta ricorrente intende realizzare e se, in particolare, lo stesso sia da ascrivere agli impianti di incenerimento, contemplati dall’art. 4, co. 1, d.lgs. 133/2005, ovvero se rientri tra gli impianti di coincenerimento, previsti dall’art. 2, co. 1, lett. e), d.lgs. 133/2005.

2) precisi il verificatore se l’impianto in argomento abbia quale funzione principale, o comunque prevalente, quella di produzione di energia elettrica o quella di attività di smaltimento dei rifiuti”.

Chiaro che i tecnici della Provincia, che dovevano e dovranno pronunciarsi sullo stesso progetto di impianto, non potevano e non possono rischiare di rilasciare (o non rilasciare) un’autorizzazione in contrasto con una sentenza del TAR sostenuta, per quanto riguarda gli aspetti tecnici, da una verificazione compiuta previo giuramento e sottoscritta  dal Direttore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano! Quindi, in attesa della sentenza, avranno formulato alcune obiezioni semplicemente per costringere i tecnici di Ecotrattamenti a fornire altra documentazione nel termine di novanta giorni.

Ma il misirizzi di Mombello e il suo Comitato delle Pacciade, oltre a non informare su ciò che è stato effettivamente discusso nella Conferenza di Servizi (“il verbale che pubblichiamo a parte” non risulta sia mai stato pubblicato), hanno finora omesso, significativamente, di informare i cittadini, di fronte ai quali fanno periodiche comparsate per recitare la parte degli eroici paladini dell’ambiente, sul contenuto della verificazione. Questa è stata depositata presso il TAR già il 4 settembre 2013, ma fino ad oggi, pur essendo intervenuti nel giudizio e pur avendo avuto, pertanto, la possibilità di prendere visione degli atti di causa, i pacciadori non hanno mai fatto un accenno, nemmeno il più vago, al risultato della verificazione; cosa che certamente non avrebbero trascurato di fare se la verificazione avesse concluso che l’impianto della Ecotrattamenti è un inceneritore. Chi invece ha fatto trapelare con esultanza alla stampa locale, subito dopo il deposito della verificazione, che il suo contenuto (di natura esclusivamente tecnica) deporrebbe a favore dell’ammissibilità dell’impianto, è stata la proprietà di Ecotrattamenti. Senza che i pacciadori opponessero una sola virgola.

E quindi, tornando alla vanteria del misirizzi di Mombello: il Presidente della Provincia, che ha alle sue dipendenze tecnici e avvocati professionalmente impegnati nei contesti di cui sopra, che sulla vicenda (con ben altra competenza!) possono fornirgli i ragguagli più precisi, avrà anche mostrato di chiedere al misirizzi di Mombello di tenerlo informato, ma perché ne avrà compreso la desolante natura vanagloriosa, che qualsiasi persona minimamente sobria intuisce già al primo sguardo.



venerdì 31 gennaio 2014

Non c’è fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello






Non c’è fine alle frottole, alle distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie e millanterie del Comitato delle Pacciade. Dopo le frottole e i deliri sul PTC della Provincia di Monza diffusi un paio di mesi fa*, questi magliari tornano dalla Provincia** a raccontare balle la cui reiterazione, evidentemente, ogni volta procura loro un climax di piacere troppo alto perché possano rinunciare all’esibizione di un simile onanismo. Avevano scritto:            

1) “la Provincia ha accolto tutte le osservazioni” [presentate dal misirizzi al PTCP adottato alla fine del 2011];

2) “alcune aree sono state vincolate pesantemente, aree agricole strategiche; altre sottoposte, a vincoli agricoli, allevamento o piantumazione, renderanno parecchio difficile la loro trasformazione in aree edificabili”,

ma erano affermazioni false, che servivano come preliminari per il delirio orgasmatico finale: “risultati a dir poco strabilianti!”, “un dono per le generazioni future”, e via  sbarellando.

Questa volta la seconda affermazione è tralasciata, mentre la prima è ridotta ad “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”. Ma anche “accoglimento di gran parte” è falso.

Le osservazioni del Comitato delle Pacciade al PTCP erano tutte volte ad ottenere la destinazione ad “Attività Agricola di interesse Strategico” (AAS) e non, si badi, altre destinazioni urbanistiche; esse riguardavano le seguenti aree (riprendo testualmente dal sito dei pacciadori):

1) Via san Giovanni Di Dio (area a Nord non edificata, in continuità con l’area boschiva esistente;
2) area compresa tra via Monte Bianco a Nord e Via Monte Rosa a Sud;
3) area agricola generica a Sud di Via Monte Rosa, confinante con il Parco delle Groane;
4) area in zona F2, all’interno dell’area ex-ospedale psichiatrico antonini, ove sono presenti coltivazioni in atto legate alla scuola di agraria e all’attività di una cooperativa sociale di florovivaismo;
5) area in zona agricola generica confinante col Cimitero Maggiore, un tempo cava;
6) area a Sud della provinciale Monza-Saronno in zona agricola generica al confine con il comune di Bovisio Masciago;
7) area ricompresa tra Via Gargano e la cava Ferrari;
8) area a ovest della cava ferrari compresa tra Viale dei Mille a Nord e Via Sarpi a Sud;
9) area ubicata tra la Via Ravenna ed il confine con Bovisio Masciago.

Se leggiamo la “Sintesi dei contenuti” del’istruttoria tecnica delle controdeduzioni (pp. 489-492) e guardiamo la Tavola 07b del PTCP troviamo che:

- l’osservazione n. 1 e l’osservazione n. 2 non sono state accolte, entrambe per il seguente motivo:

“L’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”;

- l’osservazione n. 3 sembra sia stata accolta, ma in realtà la destinazione ad AAS è stata deliberata prima del suo esame, per accogliere l’osservazione presentata dal Comune di Limbiate (v. Delibera G.C. n. 50 del 16 marzo 2012 e Allegato A) che, in sostituzione delle aree di Via Gorkij e di Via Ravenna (sulle quali il centrosinistra vorrebbe far edificare edifici residenziali), proponeva di destinare ad AAS un’area che nel vigente PRG è l’unica ancora disponibile fra quelle destinate a PEEP (“Piano per l'Edilizia Economica e Popolare”). Con la richiesta, accolta, di destinazione ad AAS è stata operata surrettiziamente una variante al PRG vigente, che sarà definitivamente sancita dal PGT. Non sarà più possibile, quindi, che famiglie a basso reddito organizzate in una o più cooperative costruiscano case economiche e popolari su quest’area, che è del tutto inessenziale come AAS perché è confinante con un’altra vastissima area compresa nel Parco delle Groane e vincolata ad usi agricoli! Ad ulteriore dimostrazione della loro natura reazionaria, il Comitato delle Pacciade e il misirizzi di Mombello condividono con la Giunta Comunale il definitivo abbandono di una conquista fondamentale del movimento popolare per la casa degli anni sessanta-settanta!

- l’osservazione n. 4 non è stata accolta, per i seguenti motivi:

“Una porzione di tale area risulta compresa in un ambito individuato in recepimento della verifica regionale (DGR n. 3398 del 9 maggio 2012, prescrittiva per la Provincia, ndr) (…) L’eventuale accoglimento dell’osservazione determinerebbe, per le modalità di individuazione degli AIP (Ambiti di Interesse Provinciale) l’eliminazione della qualificazione stessa ad AIP delle aree stesse e, quindi, la modificazione dell’esito della verifica regionale. In tal senso la richiesta di inserimento in AAS di tale porzione risulta superata dall’intervenuta qualificazione ad AIP”.

- l’osservazione n. 5 non è stata accolta, in parte per gli stessi motivi della n. 4 ed in parte per i seguenti:

“l’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”; inoltre “l’area in oggetto è pianificata come ‘attrezzature collettive (cimitero) e relativa ‘zona di rispetto cimiteriale’ (vincolo posto da una legge statale e quindi sovraordinato al PTCP);

- l’osservazione n. 6 non è stata accolta, per gli stessi motivi della n. 4; tuttavia, la Provincia ha destinato ad AAS un’altra area, insignificante per estensione, non confinante con il Cimitero Maggiore e della quale nelle “osservazioni” dei pacciadori non si fa cenno, sulla quale a memoria d’uomo l’agricoltura non è mai stata esercitata; inoltre risulta classificata nel DUSAF (Destinazione d'Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, banca dati della Regione) in parte “boschi di latifoglie a densità medio-alta” ed in parte “cespuglieti in aree agricole abbandonate”;

- l’osservazione n. 7 non è stata accolta, per lo stesso motivo delle n. 1 e 2 e per i seguenti:

- “L’area in oggetto, pur pianificata come ‘zona E agricola generica’ nello strumento urbanistico di riferimento al 31/3/2011 (PRG), è classificata nel DUSAF come ‘tessuto residenziale rado e nucleiforme’ oltre che interessata in parte da aree pertinenziali di edifici esistenti”.

- L’area (…) non si pone in continuità con altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano consolidato”.

- “L’area non è censita nel SIARL (Sistema Informativo Agricoltura Regione Lombardia) e secondo la Banca Dati ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) di fatto ha valore agricolo nullo”.

- l’osservazione n. 8 è l’unica accolta, nonostante l’istruttoria tecnica abbia formulato le seguenti considerazioni limitative:

- “l’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”;

- “l’area in oggetto, pianificata come 'zona E agricola generica' (nel PRG vigente) è classificata nel DUSAF in parte come ‘seminativi semplici’ ed in parte come ‘cave’;

- l’area è parzialmente censita nel SIARL ed è interessata da rilevanze segnalate dal Settore Ambiente ed Agricoltura (della Provincia) che riportano attività di giovani agricoltori” (smantellate ormai da diversi anni, ndr);

- l’area (…) non si pone in continuità con altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano”.

Ora a queste notazioni limitative del valore “strategico” come area agricola di interesse provinciale si potrà riferire il Comune di Limbiate per chiedere alla Provincia che la destinazione ad AAS sia annullata in sede di variante del PTCP, come ha già cominciato a fare l’assessore Ferrante, poiché il PGT che si vuole approvare prevede sull’area un’edificabiltà pari a circa 135.000 metri cubi;

- l’osservazione n. 9 non è stata accolta, perché chiedeva di destinare ad AAS un’area che già aveva questa destinazione nel PTCP adottato, e quindi era del tutto inutile.

Dunque: come si può constatare, una sola osservazione del Comitato delle Pacciade (la n. 8) effettivamente è stata accolta, e se anche volessimo considerare come osservazioni accolte anche la n. 3 e la n. 9, solo con la faccia di tolla ammalorata del misirizzi di Mombello e dei suoi quattro-cinque seguaci si potrebbe continuare a parlare di “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”!

Per quanto riguarda il silenzio del Comune che sarebbe stato registrato dalla Provincia come “assenso” alle osservazioni dei pacciadori, la semplice constatazione che di queste una sola coincideva con un’osservazione del Comune (la n. 3 - con il risultato che ho sottolineato!), e che la quasi totalità non è stata accolta, basta per dimostrare che la Provincia non ha affatto considerato il silenzio del Comune come “assenso”. Ancora una volta, quindi, il misirizzi di Mombello (o chi per lui) si è messo a bausciare.

Quanto all’obbligo del Comune di conformare il PGT al PTCP nell’individuazione delle AAS (obbligo che sarebbe stato affermato dal Presidente della Provincia e dall’Assessore alla pianificazione), solo dei montati e/o ignoranti possono credere che ciò sia vero: in realtà, come ho già fatto notare a proposito della Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica*, anche a proposito delle AAS il Comune può, approvando il PGT, modificare il PTCP (costringendo la Provincia a convalidare le modifiche in sede di variante), come è previsto dalle Norme del Piano (v. art. 7 comma 3; i grassetti sono miei, ndr):

“In sede d’individuazione delle aree destinate all’agricoltura, i Comuni hanno la facoltà di apportare all’individuazione degli ambiti destinati all’attività agricola d’interesse strategico:
- rettifiche ossia correzioni di errori evidenziati da oggettive risultanze riferite alla scala comunale;
- precisazioni ossia integrazioni in relazione all’accertamento dell’uso concreto ed effettivo di singole aree ovvero alla presenza di manufatti e impianti compatibili con lo svolgimento delle attività agricole;
- miglioramenti ossia integrazioni degli ambiti che garantiscano più efficacemente il conseguimento degli obiettivi del PTC”.

Orbene, per tutte le aree di maggiore estensione fra le pochissime che il PTCP destina ad AAS, è possibile sostenere che:

a) non vi si svolge effettivamente un’attività agricola, e quasi tutte le “Rilevanze del Sistema Rurale” della Tavola 7a non hanno alcun fondamento (se davvero vi fosse la quantità di “allevamenti” indicati con il colore giallo sulla tavola, Limbiate sembrerebbe essere nelle pampas argentine!);

b) i terreni delle AAS del PTCP sono poco adatti all’agricoltura (l’assessore Ferrante è già andato a far presente alla Provincia che sull’area della cava Ferrari, “tombata” con materiali riportati, è impensabile esercitare un’attività agricola minimamente redditizia);

c) vi sono altre aree che più correttamente possono essere vincolate ad AAS, perché è accertato (e riportato dalla stessa Tavola delle Rilevanze del Sistema Rurale” del PTCP, che tuttavia non stabilisce alcun vincolo) che vi si esercita “concretamente ed effettivamente” l’agricoltura ed effettivamente hanno un’importanza strategica sia a livello provinciale che comunale: per esempio l'area dell’azienda agraria dell’ITAS di Mombello, che è importante sia per la sua estensione sia, soprattutto, perché è indispensabile per la formazione di buona parte dei periti agrari della provincia, e quindi assai più delle aree che erano o sono delle cave può "garantire più efficacemente il conseguimento degli obiettivi del PTCP".

Per comprendere, infine, quale sia effettivamente la forza prescrittiva dei vincoli del PTCP sulle AAS del Comune di Limbiate, si consideri inoltre che fra qualche mese sarà formalizzato il distacco del Comune dalla Provincia di Monza per entrare nella Città Metropolitana di Milano, e se è vero che intanto il PTCP di Monza resterà vigente fino all’approvazione del PTC della Città Metropolitana, tale approvazione sarà l'occasione che darà al centrosinistra di Limbiate la possibilità di conformare, nei fatti, il PTC al suo PGT, dal quale non sono state affatto cancellate le intenzioni edificatorie sulle aree della cava Ferrari e di Via Gorkij*** (ma anche su quella di Via Ravenna)  - apertamente infischiandosene del PTCP di Monza.


*** La destinazione “ACSA” (Area di Concentrazione per i Servizi destinati all’Agricoltura) non è analoga ad “AAS”, ed è una maschera per "edificabilità commerciale" (per lo smercio di prodotti non generati in loco!), con un indice ben superiore a quello ammesso sulle aree agricole.

venerdì 24 gennaio 2014

È scomparso il tavolo dell’assessore che c’era prima







È scomparso  il tavolo dell’assessore all’urbanistica che c’era prima. (Beninteso: è scomparso nel senso che è sparito, non c’è più, non nel senso che è deceduto). Era il piano sul quale l’assessore (quando era tale) e il suo principale collaboratore, un giovane ma già valente urbanista della schiatta di Ippodamo di Mileto, pianificavano, per l’appunto, i loro "laboratori comunitari”.

Ora chiunque abbia a cuore il bene di Limbiate deve essere consapevole che il caso travalica l’ambito personale e riveste un interesse pubblico. Il tavolo deve essere ritrovato. Innanzitutto, ne va della salute dell’assessore all’urbanistica che c’era prima. Per il trauma che ha subito, il poverino rischia di precipitare nell’autismo; già ne manifesta alcuni allarmanti sintomi. È quindi urgente che per il ritrovamento del tavolo si metta in moto la Protezione Civile, locale e regionale. E secondo il mio modesto avviso non si dovrebbe trascurare di inviare una segnalazione alla trasmissione “Chi l’ha visto?"

Ma, a parte l’obbligo morale di riconoscere che della condizione neuro-psichica dell’assessore che c’era prima se ne deve occupare la comunità intera, si deve anche prendere coscienza che la salute pubblica in generale non può essere tutelata se non abbiamo a disposizione un tavolo come quello scomparso. Quindi, qualora risultasse impossibile ritrovare l’originale, io suggerirei di battere a tappeto la fascia che da Palazzolo Milanese, passando per Varedo, Villaggio dei Fiori, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Meda, Seregno e Giussano si estende fino a buona parte del Canturino. Forse, con l'aiuto degli dei, in qualche superstite bottega ancora si potrebbe trovare un anziano legnamé in grado di costruire un degno sostituto del tavolo scomparso. E se disgraziatamente andasse male, si potrebbero fare tentativi presso i supermercati Ikea.

martedì 21 gennaio 2014

Bacchettare un ragazzino, ovvero quando il bue dice cornuto all’asino







Bacchettare un ragazzino forse nemmeno diciottenne perché sbaglia (ma forse no…) le distanze previste dal regolamento sugli impianti per la radiofrequenza, approvato quando era in prima o seconda elementare, e non si cura di dire che la maggioranza che lo approvò era di centro-destra (area nella quale, credo, il ragazzino si colloca), e nemmeno avverte che della ditta sub-concessionaria di Cap Holding, che ha ottenuto la concessione di un terreno comunale per far installare un’antenna (o più di una, non ho capito bene), è socio l’ex sindaco Romeo (come sostiene uno che, come un personaggio di una canzone di Fabrizio De Andrè, pur di stare sui giornali sarebbe anche disposto a certi scambi commerciali di infimo valore con un nano) e, per sovrammercato, infliggere al poverino anche una lezione di politica, è da maramaldi.

Ora, che la recente installazione sia stata autorizzata sulla base di un regolamento oculatamente approntato ed approvato nel 2002 dal centro-destra, è solo un fatto che rende ancor più negativo il giudizio sul centrosinistra che tanto tranquillamente l’ha approvata. Ed è un giudizio gravemente negativo che per nulla può essere alleviato dal fatto che Romeo sia socio della ditta che ha installato l’antenna. Ma, a parte queste semplici considerazioni, il docente si comporta da maramaldo (con un ragazzino imberbe!) perché soprattutto fa come il bue che dice cornuto all’asino.

Quattro o forse cinque anni fa, quando gli abitanti nei pressi di Via Nullo (fra i quali il sottoscritto) poco dopo l’estate, se non ricordo male, si ritrovarono a poche decine di metri e addirittura a pochissimi metri dai tetti delle loro case un’enorme antenna, tutto il centrosinistra, con in testa i DS (o il PD), dei quali Michelangelo Campisi era uno degli esponenti principali, e Terragni, fecero di tutto affinché dei ragazzini che, anche allora, si agitavano sulla questione (nel modo inevitabilmente maldestro in cui possono agitarsi dei ragazzini sprovvisti di qualsiasi preparazione ed esperienza politica), non stabilissero rapporti con chi (il sottoscritto), sosteneva che stante il regolamento (che era lo stesso di quello odierno) sarebbe risultato inevitabilmente vano il tentativo di far cambiare posizione alla giunta Romeo con discorsi incentrati esclusivamente sulla tutela della salute. Quindi, sostenevo, ben potevano i vari Terragni e Campisi fare interventi in consiglio comunale e presentare mozioni e interpellanze, ma, tenendo sott’occhio le scadenze, sarebbe stato opportuno studiare i documenti per vedere se fosse possibile proseguire la battaglia con un ricorso al TAR; ricorso che, non solo per quanto riguarda i costi, ma soprattutto per la natura dell’autorizzazione che si sarebbe chiesto di annullare, non poteva non essere un ricorso collettivo.

Sostenevo questa posizione perché già solo leggendo il regolamento avevo l’impressione, innanzitutto, che non tutto tornasse a proposito delle distanze dagli edifici pubblici o di uso pubblico (Scuola Media di Via L. da Vinci, Centro sportivo, piscina); ma poi, e soprattutto, avevo notato che la planimetria allegata al regolamento ancora rappresentava la situazione urbanistica che vi era nelle vicinanze di Via Nullo diversi anni prima, mentre ormai la densità abitativa era quasi triplicata (erano stati costruiti tutti i grandi caseggiati di Via Montale e di Via Risorgimento), e inoltre era stata costruita una struttura di uso pubblico, il “centro natatorio”, che si trova certamente ad una distanza inferiore a quella minima ammessa dallo stesso regolamento comunale.

Nessuno dei consiglieri comunali di centrosinistra mi aiutò ad ottenere in tempi brevi i documenti del progetto e delle varie autorizzazioni. Solo quando ormai il termine per un ricorso stava per scadere riuscii ad ottenere alcuni dei documenti. Ebbene, con un esame un po' più approfondito trovai altri elementi che, come mi confermarono alcuni avvocati, potevano essere impugnati con molte probabilità di successo, fino ad ottenere, per quanto riguarda le emissioni elettromagnetiche effettive, le distanze dal “perimetro di proprietà” degli edifici pubblici e la situazione urbanistica del momento in cui l’antenna era stata installata, l’annullamento non solo dell’autorizzazione, ma anche, necessariamente, delle relative parti del regolamento.

Ma non solo il tentativo, l'ipotesi stessa di un ricorso collettivo al TAR fu sabotata! I consiglieri comunali del centrosinistra, fra i quali i Terragni e i Campisi all'epoca non si peritavano di ostentare disprezzo verso qualsiasi ricorso al TAR (Campisi gravemente ammoniva: “non dobbiamo far dipendere la nostra azione politica dalla sentenza di un giudice”), fecero terra bruciata attorno a me, fino al punto di non invitarmi, io che ero direttamente interessato (per la vicinanza della mia abitazione), e forse, anzi sicuramente, proprio per questo, ad una riunione di residenti nei pressi dell’antenna. Ad alcuni giovani fu “consigliato” di stare alla larga da un “soggetto” assai poco raccomandabile come il sottoscritto! In sostanza il centrosinistra non volle nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di un ricorso al TAR. Quel regolamento è ancora vigente, ed ancora alcuni nell'area del centrosinistra fanno appello ad una discrezionalità politica impossibilitata da leggi e regolamenti (come, solo dopo diversi giorni ed una mia riferita sfuriata telefonica, finalmente si ammette) che avrebbe potuto (quale pio desiderio!) non concedere l’autorizzazione per installare l’antenna.

Campisi si vanta con il ragazzino del Ceresolo di non essersi mai fatto scattare foto ricordo insieme al sindaco, però io ricordo l’articolo (non so se nell’archivio ripubblicato degli articoli dei suoi innumerevoli blog cancellati, fra le diverse oculate omissioni vi è anche questa) nel quale raccontava tutto gongolante che De Luca, incontrando sua madre, le aveva detto: “mi dicono che tuo figlio è un cavallo pazzo”; un evento che non poteva non essere annunciato urbi et orbi, e che gli dava l’occasione per scriversi l’ennesima auto-agiografia. E poiché rinfacciare una fotografia “istituzionale”è troppo poco, si mette anche a maramaldeggiare redarguendo il ragazzino perché non sarebbe stato attento ai suoi articoli! E gli insegna anche come dovrebbe fare per ottenere credibilità! 

domenica 19 gennaio 2014

Incentivi per progettare di riempire le buche stradali ed imbiancare le aule scolastiche







Ma le mamme che continuano a baccagliare a proposito delle buche che si trovano (anche) davanti alle scuole dell’infanzia non hanno nient’altro da fare? Cos’è questa pretesa che il Comune mandi un battaglione del genio pontieri due ore dopo che l’asfalto è sprofondato di due millimetri? Non sanno che il lavoro per riempiere le buche delle strade era proprio ciò che il grande economista inglese John Maynard Keynes (1883-1946) consigliava ai governi per dare, in tempo di crisi, un colpo di volano all’economia?

Nel centrosinistra di Limbiate forse solo un moccioso maleducato ha sentito nominare il più radicale degli economisti borghesi, ma questo non è un problema. Anche senza aver letto la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta e Le conseguenze economiche della pace, il nostro centrosinistra è famoso per essere un densissimo concentrato di intelligenza creatrice ed anzi fantasiosa. Ma Keynes formulava il suo consiglio al tempo della Grande Crisi cominciata nel 1929, noi invece siamo nel terzo millennio. Allora, bastava mettere in squadra degli operaiacci disoccupati, fornirli di badili e picconi e metterli all’opra. Oggidì, invece, anche il riempimento delle buche non può non avere delle fasi preparatorie elaborate e complesse. Ecco allora che nel settore guidato dal serafico assessore Alberti, anche quando si tratta di stendere due dita di macadam, il consiglio di Lord Keynes viene  applicato con la sofisticazione che i tempi moderni richiedono. 

Per riempire le buche stradali serve un progetto. Quindi (ecco come il pensiero di Keynes viene applicato in modo innovativo, seppure inconsapevolmente, qui da noi), non appena si contano cinque o sei buche, un rubizzo geometra con la P.O. (e lo stipendio) da dirigente stende una relazione per la Giunta Comunale, poi si costituisce un gruppo di lavoro (immancabilmente guidato dal rubizzo geometra), si compulsano non meno di cinque o sei digesti della scienza giuridico-amministrativa, si fanno rilievi geologici, geotecnici, idrogeologici e per maggior scrupolo anche idraulici, si compiono misurazioni e calcoli econometrici, si riempiono scartoffie prestampate per uno spessore di alcuni decimetri, si elaborano determinazioni con le quali, tra l’altro, si decreta che le buche sono “profonde”, si contattano ditte, si confrontano offerte, si decide, alla luce di ponderate valutazioni giuridico-economiche, a chi affidare i lavori, la cui esecuzione poi sarà controllata de visu ed infine certificata… [v. nell’Albo Pretorio on line, fra le altre, le Determinazioni S03 n. 92, 102 e 163 del 2013].

Visto quale colpo di volano si può dare al lavoro di alcuni geometri, quando si mette in atto creativamente, anche senza saperlo, un consiglio dell’economista del Circolo di Bloomsbury? E, si badi, a tutto questo fervoroso lavorìo (mi scuso se per mia ignoranza ho omesso qualche passaggio) ci si dedica, per esempio, anche quando si tratta di imbiancare le pareti delle aule scolastiche. Ora nessuno può negare che tutto questo darsi da fare progettuale richiede uno sforzo eccezionale e tempi necessariamente lunghi. Ma come si può fare affinché alcuni geometri si accollino un impegno che va ben al di là delle normali mansioni alle quali sono tenuti? È fuori discussione che un carico di lavoro di tal fatta deve essere adeguatamente compensato. Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro prevede l’incentivo alla progettazione, dunque a dirigenti, progettisti, direttori dei lavori, certificatori di regolare esecuzione sia assegnato questo incentivo! Pas de problème se la Corte dei Conti  coltiva la bizzarria di sostenere che l’incentivo alla progettazione può essere assegnato solo nel caso di un’attività effettivamente progettuale. La Corte, si sa, è piena di personaggi alquanto originali.

Quelle screanzate delle mamme devono moderare le loro pretese. La smettano di sfruculiare. Si sforzino di capire che, in questi tempi di crisi, serve la creatività diuturnamente raccomandata da un ex assessore. Anche le mamme possono dare un colpo di volano all’economia (domestica). Appena smette di piovere, approfittino delle buche per fare come la bella signora della fotografia.


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