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sabato 1 febbraio 2014
Non ci sarà mai fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello
Non ci sarà mai fine alle frottole,
alle distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie, alle millanterie
e alla vanagloria del misirizzi di Mombello e del Comitato delle Pacciade. Dopo
un incontro la cui importanza è paragonabile, a un dipresso, alla
Conferenza di pace di Parigi (1919), per il misirizzi e i suoi accoliti ripetere
le balle sulla quantità di osservazioni al PTCP che sarebbero state accolte
dalla Provincia di Monza era troppo poco*. Perché tenere sotto tono che ormai il Presidente della Provincia gli riconosce il
ruolo di autorevoli referenti? È un fatto storico, da mettere nero su bianco
affinché non sfugga ai compilatori di annali, e quindi via all’annuncio che il
Presidente avrebbe “chiesto
di tenerlo informato sull’evoluzione di tutta la vicenda del presunto
inceneritore di Pinzano” !
Attonita la terra al nunzio sta. Ma riprendiamoci. La Provincia (ente al quale
la Regione ha
attribuito la competenza amministrativa per rilasciare l’autorizzazione a
costruire gli impianti di trattamento dei rifiuti) ha convocato una Conferenza
di Servizi per esaminare la richiesta di autorizzazione, presentata da Ecotratamenti s.r.l., a costruire un impianto di trattamento
termico dei rifiuti. Alla Conferenza hanno partecipato, oltre ai tecnici della
Provincia, quelli di ARPA, ATO, ASL, Vigili del Fuoco e Comuni di Limbiate e
Senago. La prima seduta si è svolta dopo il 14 novembre 2013, data dell’udienza presso il TAR di Milano nella quale è stato discusso il ricorso di Ecotrattamenti
contro il diniego opposto dalla Provincia ad una precedente richiesta di autorizzazione, da concedere con la procedura semplificata prevista dalla legge. Su questa procedura il Comune, pur di soddisfare quella modestissima claque elettorale che è il Comitato
della Pacciade, era intervenuto del tutto abusivamente, con la
conseguenza di una secca condanna da parte del TAR e di un danno per la cassa
pubblica di 7.500 € di spese legali!.**
I magliari del Comitato delle
Pacciade a suo tempo hanno
sostenuto che nel corso della prima seduta della Conferenza, i tecnici della Ecotrattamenti
sarebbero stati messi in crisi dalle “critiche” dei tecnici della Provincia e
dell’ARPA***. Ma naturalmente non hanno spiegato, nemmeno per accenni, quale fosse la natura di queste critiche
e su quali aspetti dell’impianto si appuntassero; si può quindi legittimamente
ritenere che quello che hanno dato ad intendere era solo una delle tante interessate balle che raccontano incessantemente.
Era chiaro, infatti, che in quella prima riunione, che si è svolta, ripeto,
pochi giorni dopo l’udienza presso il TAR, i tecnici della Provincia (come
anche quelli dell’ARPA), che già durante il primo procedimento hanno dimostrato
di non essere in grado di (o di non
volere) stabilire autonomamente quale
sarebbe la natura dell’impianto che Ecotrattamenti vuole costruire (se un
inceneritore o un impianto pirolitico), dovevano prendere tempo in attesa della
sentenza.
Prendere tempo, infatti, era
prudente, perché la sentenza avrà anche
un contenuto tecnico specificatamente riferito all’impianto che Ecotrattamenti
chiede che sia autorizzato. Il TAR, infatti, al riguardo della natura
dell’impianto (dalla quale dipende sia l’ammissibilità della procedura
abbreviata o normale di autorizzazione, sia la possibilità di costruirlo all’interno del
già esistente impianto di Ecotrattamenti di Pinzano) ha ordinato, come sempre avviene in
questi casi, che a pronunciarsi sulla natura dell’impianto fosse un
tecnico terzo ma dipendente da una pubblica amministrazione. E dunque ha incaricato il Direttore del Dipartimento di
Energia del Politecnico di Milano di
compiere una verificazione sul progetto per rispondere, previo
giuramento, ai seguenti quesiti (cito dall’Ordinanza 201300483; grassetti miei):
“1)
evidenzi il verificatore le
caratteristiche e la natura dell’impianto che la ditta ricorrente intende
realizzare e se, in particolare, lo stesso sia
da ascrivere agli impianti di incenerimento, contemplati dall’art. 4, co.
1, d.lgs. 133/2005, ovvero se rientri
tra gli impianti di coincenerimento, previsti dall’art. 2, co. 1, lett. e),
d.lgs. 133/2005.
2)
precisi il verificatore se l’impianto in argomento abbia quale funzione principale, o comunque prevalente, quella di produzione di energia elettrica o
quella di attività di smaltimento dei rifiuti”.
Chiaro che i tecnici della
Provincia, che dovevano e dovranno pronunciarsi sullo stesso progetto di
impianto, non potevano e non possono rischiare di rilasciare (o non rilasciare)
un’autorizzazione in contrasto con una sentenza del TAR sostenuta, per quanto
riguarda gli aspetti tecnici, da una verificazione
compiuta previo giuramento e sottoscritta dal Direttore del Dipartimento di
Energia del Politecnico di Milano! Quindi, in attesa della sentenza, avranno
formulato alcune obiezioni semplicemente per costringere i tecnici di Ecotrattamenti
a fornire altra documentazione nel
termine di novanta giorni.
Ma il misirizzi di Mombello e il
suo Comitato delle Pacciade, oltre a non
informare su ciò che è stato effettivamente discusso nella Conferenza di Servizi
(“il verbale che pubblichiamo a parte”
non risulta sia mai stato pubblicato), hanno finora omesso, significativamente, di informare i cittadini, di fronte ai quali
fanno periodiche comparsate per recitare la parte degli eroici paladini dell’ambiente,
sul contenuto della verificazione. Questa è stata depositata presso il TAR già il
4 settembre 2013, ma
fino ad oggi, pur essendo intervenuti nel giudizio e pur avendo avuto, pertanto,
la possibilità di prendere visione degli atti di causa, i pacciadori non hanno mai fatto un accenno, nemmeno il più vago, al risultato della
verificazione; cosa che certamente non avrebbero trascurato di fare se la
verificazione avesse concluso che l’impianto della Ecotrattamenti è un
inceneritore. Chi invece ha fatto trapelare con esultanza alla stampa locale, subito
dopo il deposito della verificazione, che il suo contenuto (di natura esclusivamente
tecnica) deporrebbe a favore dell’ammissibilità dell’impianto, è stata la
proprietà di Ecotrattamenti. Senza che i pacciadori opponessero una sola
virgola.
E quindi, tornando alla vanteria del
misirizzi di Mombello: il Presidente della Provincia, che ha alle sue
dipendenze tecnici e avvocati professionalmente impegnati nei contesti di cui
sopra, che sulla vicenda (con ben altra competenza!) possono fornirgli i
ragguagli più precisi, avrà anche mostrato di chiedere al misirizzi di Mombello
di tenerlo informato, ma perché ne avrà compreso la desolante natura vanagloriosa,
che qualsiasi persona minimamente sobria intuisce già al primo sguardo.
venerdì 31 gennaio 2014
Non c’è fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello
Non c’è fine alle frottole, alle
distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie e millanterie del Comitato delle
Pacciade. Dopo le frottole e i deliri sul PTC della Provincia di Monza diffusi un paio di mesi fa*, questi magliari tornano dalla Provincia** a
raccontare balle la cui reiterazione, evidentemente, ogni volta procura loro un
climax di piacere troppo alto perché possano rinunciare
all’esibizione di un simile onanismo. Avevano scritto:
1) “la Provincia
ha accolto tutte le osservazioni” [presentate dal misirizzi al PTCP
adottato alla fine del 2011];
2) “alcune aree sono state vincolate pesantemente, aree agricole
strategiche; altre sottoposte, a vincoli agricoli, allevamento o piantumazione,
renderanno parecchio difficile la loro trasformazione in aree edificabili”,
ma erano affermazioni false, che servivano come preliminari per il delirio orgasmatico finale: “risultati a dir
poco strabilianti!”, “un dono per le generazioni future”, e via sbarellando.
Questa volta la
seconda affermazione è tralasciata, mentre la prima è ridotta ad “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”. Ma anche
“accoglimento di gran parte” è falso.
Le osservazioni del Comitato delle Pacciade al PTCP erano tutte volte ad ottenere la destinazione
ad “Attività Agricola di interesse Strategico” (AAS) e non, si badi, altre destinazioni urbanistiche; esse riguardavano
le seguenti aree (riprendo testualmente dal sito dei pacciadori):
1) Via san Giovanni Di Dio (area
a Nord non edificata, in continuità con l’area boschiva esistente;
2) area compresa tra via Monte
Bianco a Nord e Via Monte Rosa a Sud;
3) area agricola generica a Sud
di Via Monte Rosa, confinante con il Parco delle Groane;
4) area in zona F2, all’interno
dell’area ex-ospedale psichiatrico antonini, ove sono presenti coltivazioni in
atto legate alla scuola di agraria e all’attività di una cooperativa sociale di
florovivaismo;
5) area in zona agricola generica
confinante col Cimitero Maggiore, un tempo cava;
6) area a Sud della provinciale
Monza-Saronno in zona agricola generica al confine con il comune di Bovisio
Masciago;
7) area ricompresa tra Via
Gargano e la cava Ferrari;
8) area a ovest della cava
ferrari compresa tra Viale dei Mille a Nord e Via Sarpi a Sud;
9) area ubicata tra la
Via Ravenna ed il confine con Bovisio
Masciago.
Se leggiamo la “Sintesi dei
contenuti” del’istruttoria tecnica delle controdeduzioni (pp. 489-492) e
guardiamo la Tavola 07b del PTCP troviamo
che:
- l’osservazione n. 1 e l’osservazione n.
2 non sono state
accolte, entrambe per il seguente motivo:
“L’inserimento in AAS non è coerente con i
criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del
procedimento di individuazione effettuato”;
- l’osservazione n. 3 sembra sia stata accolta,
ma in realtà la destinazione ad AAS è stata deliberata prima del suo esame, per accogliere l’osservazione presentata dal
Comune di Limbiate (v. Delibera G.C. n. 50 del 16 marzo 2012 e Allegato A) che,
in sostituzione delle aree di Via Gorkij e di Via Ravenna (sulle quali il
centrosinistra vorrebbe far edificare edifici residenziali), proponeva di
destinare ad AAS un’area che nel vigente PRG è l’unica ancora disponibile fra
quelle destinate a PEEP (“Piano per l'Edilizia Economica e Popolare”). Con la
richiesta, accolta, di destinazione ad AAS è stata operata surrettiziamente una
variante al PRG vigente, che sarà definitivamente sancita dal PGT. Non sarà più possibile, quindi, che famiglie a basso
reddito organizzate in una o più cooperative costruiscano case economiche e popolari su quest’area, che è del tutto inessenziale come AAS perché è confinante con un’altra
vastissima area compresa nel Parco delle Groane e vincolata ad usi agricoli! Ad ulteriore
dimostrazione della loro natura
reazionaria, il Comitato delle Pacciade e il misirizzi di Mombello
condividono con la Giunta Comunale
il definitivo abbandono di una conquista fondamentale del movimento popolare
per la casa degli anni sessanta-settanta!
- l’osservazione n. 4 non è stata accolta, per
i seguenti motivi:
“Una porzione di tale area risulta compresa
in un ambito individuato in recepimento della verifica regionale (DGR n. 3398 del 9 maggio 2012, prescrittiva per la
Provincia, ndr)
(…) L’eventuale accoglimento
dell’osservazione determinerebbe, per le modalità di individuazione degli AIP (Ambiti
di Interesse Provinciale) l’eliminazione
della qualificazione stessa ad AIP delle aree stesse e, quindi, la modificazione
dell’esito della verifica regionale. In
tal senso la richiesta di inserimento in AAS di tale porzione risulta superata
dall’intervenuta qualificazione ad AIP”.
- l’osservazione n. 5 non è stata accolta, in parte per gli stessi motivi della n. 4 ed
in parte per i seguenti:
“l’inserimento in AAS non è coerente con i
criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del
procedimento di individuazione effettuato”; inoltre “l’area in oggetto è pianificata come ‘attrezzature collettive (cimitero) e relativa ‘zona di rispetto
cimiteriale’ (vincolo posto da una legge statale e
quindi sovraordinato al PTCP);
- l’osservazione n. 6 non è stata accolta,
per gli stessi motivi della n. 4; tuttavia, la Provincia ha destinato ad AAS un’altra area,
insignificante per estensione, non
confinante con il Cimitero Maggiore e della
quale nelle “osservazioni” dei pacciadori
non si fa cenno, sulla quale a memoria d’uomo l’agricoltura non è mai stata
esercitata; inoltre risulta classificata nel DUSAF (Destinazione
d'Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, banca dati della Regione) in parte “boschi di
latifoglie a densità medio-alta” ed in parte “cespuglieti in aree agricole abbandonate”;
- l’osservazione n. 7 non è stata accolta,
per lo stesso motivo delle n. 1 e 2 e per i seguenti:
- “L’area in oggetto, pur pianificata come
‘zona E agricola generica’ nello strumento urbanistico di riferimento al
31/3/2011 (PRG), è classificata nel DUSAF come ‘tessuto residenziale rado e
nucleiforme’ oltre che interessata in parte da aree pertinenziali di edifici
esistenti”.
- L’area (…) non si pone in continuità con
altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano consolidato”.
- “L’area non è censita nel SIARL (Sistema Informativo Agricoltura Regione Lombardia) e secondo la
Banca Dati ERSAF (Ente Regionale per i
Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) di
fatto ha valore agricolo nullo”.
- l’osservazione n. 8 è l’unica accolta, nonostante
l’istruttoria tecnica abbia formulato le seguenti considerazioni limitative:
- “l’inserimento in AAS non è coerente con i
criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del
procedimento di individuazione effettuato”;
- “l’area in oggetto, pianificata come 'zona E
agricola generica' (nel PRG vigente) è
classificata nel DUSAF in parte come ‘seminativi semplici’ ed in parte come
‘cave’;
- l’area è parzialmente censita nel SIARL ed
è interessata da rilevanze segnalate dal Settore Ambiente ed Agricoltura (della Provincia) che
riportano attività di giovani agricoltori” (smantellate ormai da diversi
anni, ndr);
- l’area (…) non si pone in continuità con
altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano”.
Ora a queste
notazioni limitative del valore
“strategico” come area agricola di interesse provinciale si potrà riferire
il Comune di Limbiate per chiedere alla Provincia che la destinazione ad AAS
sia annullata in sede di variante del PTCP, come ha già cominciato a fare
l’assessore Ferrante, poiché il PGT che si vuole approvare prevede sull’area
un’edificabiltà pari a circa 135.000 metri cubi;
- l’osservazione n. 9 non è stata accolta,
perché chiedeva di destinare ad AAS un’area che già aveva questa destinazione
nel PTCP adottato, e quindi era del tutto inutile.
Dunque:
come si può constatare, una sola osservazione
del Comitato delle Pacciade (la n. 8) effettivamente è stata accolta, e se
anche volessimo considerare come osservazioni accolte anche la n. 3 e la n. 9,
solo con la faccia di tolla ammalorata del misirizzi di Mombello e dei suoi
quattro-cinque seguaci si potrebbe continuare a parlare di “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”!
Per quanto riguarda il silenzio
del Comune che sarebbe stato registrato dalla Provincia come “assenso” alle
osservazioni dei pacciadori, la
semplice constatazione che di queste una sola coincideva con un’osservazione
del Comune (la n. 3 - con il risultato che ho sottolineato!), e che la quasi totalità non è stata accolta,
basta per dimostrare che la
Provincia non ha affatto considerato il silenzio del Comune
come “assenso”. Ancora una volta, quindi, il misirizzi di Mombello (o chi per
lui) si è messo a bausciare.
Quanto all’obbligo del Comune di conformare il PGT al PTCP nell’individuazione
delle AAS (obbligo che sarebbe stato affermato dal Presidente della Provincia e
dall’Assessore alla pianificazione), solo dei montati e/o ignoranti possono
credere che ciò sia vero: in realtà, come ho già fatto notare a proposito della
Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica*, anche a
proposito delle AAS il Comune può, approvando
il PGT, modificare il PTCP (costringendo la Provincia a convalidare le modifiche in sede di variante), come
è previsto dalle Norme del Piano (v. art. 7 comma 3; i grassetti sono miei, ndr):
“In sede d’individuazione delle aree
destinate all’agricoltura, i Comuni
hanno la facoltà di apportare all’individuazione degli ambiti destinati
all’attività agricola d’interesse strategico:
- rettifiche
ossia correzioni di errori evidenziati da oggettive risultanze riferite alla
scala comunale;
- precisazioni ossia integrazioni in relazione all’accertamento dell’uso
concreto ed effettivo di singole aree ovvero alla presenza di manufatti e
impianti compatibili con lo svolgimento delle attività agricole;
-
miglioramenti ossia integrazioni degli ambiti che garantiscano più efficacemente il conseguimento degli
obiettivi del PTC”.
Orbene, per tutte le aree di maggiore estensione fra le
pochissime che il PTCP destina ad AAS, è
possibile sostenere che:
a) non vi si svolge effettivamente un’attività agricola, e quasi tutte le “Rilevanze del Sistema
Rurale” della Tavola 7a non hanno alcun fondamento (se davvero vi fosse la
quantità di “allevamenti” indicati con il colore giallo sulla tavola, Limbiate sembrerebbe essere nelle pampas
argentine!);
b) i terreni delle AAS del PTCP sono poco adatti all’agricoltura
(l’assessore Ferrante è già andato a far presente alla Provincia che sull’area
della cava Ferrari, “tombata” con materiali riportati, è impensabile esercitare
un’attività agricola minimamente redditizia);
c) vi sono altre
aree che più correttamente possono essere vincolate ad AAS,
perché è accertato (e riportato dalla stessa Tavola delle Rilevanze del Sistema Rurale” del
PTCP, che tuttavia non stabilisce
alcun vincolo) che vi si esercita “concretamente
ed effettivamente” l’agricoltura ed effettivamente hanno un’importanza strategica sia a livello
provinciale che comunale: per esempio l'area dell’azienda agraria dell’ITAS di
Mombello, che è importante sia per la sua estensione sia, soprattutto, perché è
indispensabile per la formazione di buona parte dei periti agrari della
provincia, e quindi assai più delle aree che erano o sono delle cave può "garantire più efficacemente il
conseguimento degli obiettivi del PTCP".
Per comprendere, infine, quale
sia effettivamente la forza prescrittiva dei vincoli del PTCP sulle AAS del
Comune di Limbiate, si consideri inoltre che fra qualche mese sarà formalizzato il
distacco del Comune dalla Provincia di Monza per entrare nella Città
Metropolitana di Milano, e se è vero che intanto il PTCP di Monza resterà vigente fino all’approvazione del PTC della Città Metropolitana, tale approvazione sarà l'occasione che
darà al centrosinistra di Limbiate la possibilità di conformare, nei fatti, il PTC al suo PGT, dal quale non sono state affatto cancellate le intenzioni
edificatorie sulle aree della cava Ferrari e di Via Gorkij*** (ma anche su
quella di Via Ravenna) - apertamente
infischiandosene del PTCP di Monza.
*** La
destinazione “ACSA” (Area di
Concentrazione per i Servizi destinati all’Agricoltura) non è analoga ad “AAS”, ed è una maschera per "edificabilità commerciale" (per lo smercio di prodotti non generati in loco!), con un indice ben superiore a quello ammesso sulle aree agricole.
giovedì 2 gennaio 2014
La grettezza del misirizzi di Mombello contro gli interessi della collettività
I fatti hanno la testa dura, dice un
proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre
esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui
ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi
a prendere atto che il Comune non può
risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello
contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio
di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della
sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a
causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente,
oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto).
Le pretese di questo fanatico non possono essere soddisfatte, almeno
per quanto riguarda il terreno dietro la sua villetta, perché lo stato di fatto in cui si trova il P.I.I.,
e soprattutto la società che ne è titolare (e che è in liquidazione), impedisce
il tipo di soluzione che egli vorrebbe. Il Comune non può ritirare il suo
appello, soprattutto perché resterebbe quello presentato dalla SAN Invest, che
ha ottenuto anch’essa la sospensione cautelativa della sentenza. Il curatore del
fallimento di questa società ha
l’obbligo, impostogli dalla legge, di
realizzare il massimo del valore, che il terreno conserva solo se il P.I.I. resta vigente: ognuno capisce che si opporrebbe in tribunale alla dichiarazione di decadenza da parte del Comune, e reclamerebbe, con alte probabilità di successo, la restituzione di almeno 868.000 €., che sarebbero prelevati dalla cassa pubblica!
Il tronfio misirizzi continua a
non curarsi di questi fatti decisamente
duri. Anche dopo la “relazione ricognitiva” della dirigente del Settore Tecnico
del Comune, nella quale, seppure con un discorso non proprio lineare, sono
esposti i rischi e le difficoltà sia del ritiro dell’appello, sia di una
dichiarazione di decadenza (relazione trasmessa dall’assessore Ferrante agli
amici del misirizzi denominabili solo Asinistra,
e da costoro pubblicata), e anche dopo essersi incontrato con l’assessore, questo personaggio desolante ha l’impudenza
di “ribadire” (!) la sua pretesa folle: “l’amministrazione
si ritiri dalla causa contro i privati, che ricorrono avverso il Piano, e lo
dichiari al più presto decaduto”!
Ho già mostrato più volte quanto
le reiterate comparsate di questo ometto siano improntate da quella forma di grettezza sociale che in sociologia è
denominata “NIMBY” (Not In My Back Yard, lett. non nel mio cortile). Il “cortile” era un terreno di proprietà
pubblica posto dietro le villette di due
membri noti (e di altri sempre rimasti “clandestini”) del Comitato delle
Pacciade; un terreno occupato abusivamente per molti anni ed adibito ad orto
ed esclusivo campo per giochi infantili, praticamente recintato ma accessibile
attraverso cancelletti costruiti abusivamente, ma a regola d’arte, uno per ogni
villetta. L’ultima, in ordine di tempo, delle comparsate “NIMBY” del misirizzi
e del Comitato delle Pacciade è stata quella organizzata sul P.R. della Villa
Medolago, ma solo per aiutare due dei
soci ad ottenere qualche migliaio di euro in più nelle trattative per vendere
le loro case. Questa comparsata ha offerto al centrosinistra limbiatese
l’occasione per mostrare propagandisticamente che “mette a posto” le magagne
della giunta Romeo. In realtà (almeno per il momento) il centrosinistra, mentre
si appresta a far approvare un P.G.T. sotto la diretta regìa della speculazione
edilizia, sta cercando di “mettere a posto” solo le magagne più impresentabili e
solo quelle di “operatori” esterni al mercato edilizio limbiatese, quelle la
cui “sistemazione” non comporterebbe conseguenze generali su altri piani
edilizi che (apparentemente) non presentano caratteristiche altrettanto
macroscopicamente illegittime. Senza trascurare di tentare di salvare, prima delle decisioni della/e magistratura/e, un certo numero di
persone alle quali quelle decisioni potrebbero infliggere pesanti “danni”. Ovviamente in cambio di appoggi e/o cessazione di qualsiasi
sostanziale opposizione.
L’incapacità del misirizzi di non confondere i suoi personali interessi
(e quelli dei suoi amici) con quelli della
collettività, è totale; ma la sua impudenza, che si spinge fino al punto di
chiedere apertamente agli amministratori pubblici di far uscire dalla cassa
pubblica 868.000 € purché egli possa cantare vittoria e possa tornare ad abusare
di un terreno comunale, non potrebbe manifestarsi se egli non fosse stato
letteralmente “pompato” per anni dal PD, dall’Asinistra, da immobiliaristi
sconfitti nelle lotte interne al mercato edilizio, e da tutti i giornali locali.
Tuttavia, non si tratta solo di grettezza
personale, espressione di un’antropologia nient’affatto commendevole: se questo
tronfio ometto può non vergognarsi
di esprimere tanto apertamente le sue folli pretese, ciò è possibile solo per lo
stato miserevole in cui si trova l’opinione pubblica limbiatese, che non solo
non si rende conto di quali siano i reali obiettivi del misirizzi e del
Comitato delle Pacciade, ma soprattutto non coglie che la necessità di sistemare la
questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino sarebbe l'occasione per ri-stabilire,
finalmente e per tutti i P.I.I. o Piani
di Lottizzazione o Piani di Recupero, che, come prevede la stessa L.R. n.
12/2005:
a) gli oneri di urbanizzazione
devono essere versati e non scomputati illegittimamente ;
b) la mancata cessione delle aree
standard deve essere consentita solo sulla base di motivi fondati (l’assenza di
interesse del Comune per certe aree, oppure se la cessione rendesse impossibile realizzare il P.I.I.) e dettagliatamente esposti con apposita relazione;
c) la monetizzazione per
compensare la mancata cessione delle aree (da
concedere solo alle condizioni richiamate al punto precedente) deve essere calcolata nella misura
stabilita dalla legge, vale a dire secondo
il valore di mercato delle aree edificabili non cedute.
Non si tratta di “sistemare”
questo o quel piano edilizio. L’approvazione dei P.I.I., anche come variante
del P.R.G. e anche su aree standard, è stata possibile, purtroppo, sulla base
di una legge regionale sciagurata (quella richiamata sopra), che ha posto la
pianificazione urbanistica esplicitamente nelle mani degli “operatori” (alias speculatori) del mercato edilizio.
All’interno dei P.I.I. approvati a Limbiate sono stati inseriti, in più, vari
aspetti truffaldini che da un lato hanno consentito l’aumento esasperato delle
volumetrie, e dall’altro hanno consentito di realizzare enormi sovrapprofitti ancor
prima di cominciare la costruzione. L’addebito
(e non una semplice “richiesta di spiegazioni”, come è stato mistificato sui
giornali locali) a 31 persone fra consiglieri, sindaco, assessori e funzionari
vari, da parte della Corte dei Conti, di un danno erariale di 1.143.000 € - addebito
formulato a conclusione di indagini preliminari
avviate dopo il mio esposto -
dovrebbe far capire che ripristinare le norme di legge a proposito dei P.I.I.
(e di altri piani edilizi) sarebbe il modo non solo di ristabilire la legalità,
non solo di incamerare nel bilancio pubblico cifre assai consistenti, ma sarebbe anche il modo per costringere a
ridurre notevolmente le volumetrie pretese e concesse con i P.I.I. già
approvati.
Costringere gli “operatori del
mercato” a pagare integralmente quanto
è stabilito dalla legge, anche con la minaccia che il Comune stesso chieda
l’intervento dei tribunali, costringerebbe
a ridurre notevolmente la quantità di cemento che si continua a versare sull’ambiente.
giovedì 12 dicembre 2013
Il misirizzi di Mombello e la Villa Medolago
Quando
riceve una spinta (ma solo quando riceve una spinta), il misirizzi fa dei
movimenti alternati indietro-avanti (o sinistra-destra...), ma rimane del tutto rigido e non si sposta
dal luogo dove è collocato; prima di fermarsi in posizione eretta ci mette un po’. Tal quale quello di Mombello, che nello sforzo di restare perfettamente rigido pur continuando a dondolare di qua e di là non si accorge che l’ignobile
mistificazione politico-elettorale sul Piano di Recupero della Villa Medolago, congegnata in società con il centrosinistra (ma anche con il centrodestra) limbiatese, con gli scalcagnati Quattro
dell’Ave Maria dell’Asinistra e con alcuni proprietari esclusivamente
interessati a vendere i loro immobili ad un prezzo un po’ più alto (interesse
legittimo, per carità…), ormai sta assumendo l’aspetto di atti formali.
Infatti,
anche se con alcuni giorni di ritardo, il centrosinistra di Limbiate ha deciso
di dare, in cambio dei 15 voti garantiti dal Comitato delle Pacciade e soprattutto in cambio della
posizione favorevole all’ampliamento dell’inceneritore di Desio, già espressa dall'Asinistra, e del voto favorevole, o almeno non
ostile (con una vigliacca astensione), che esprimeranno gli
scalcagnati Quattro dell’Ave Maria sul PGT, la delibera G.C.
n. 180 del 04/12/2013 nella quale si dice:
“delibera di esprimere indirizzo
affinché:
1. si proceda all'avvio del procedimento
per l'annullamento in autotutela, ai sensi dell'art 21-octies della legge
241/1990, del Piano di Recupero di Villa Rasini Medolago, approvato dalla
Giunta comunale con deliberazione n. 246 del 23.12.2008, previa acquisizione di
valutazione, da parte del legale incaricato della costituzione in giudizio per
conto del Comune, in ordine al possibile esito del Ricorso al TAR Lombardia
R.G. N.1868/2009 ed alle ricadute dello stesso sul procedimento di annullamento
suddetto;
2. di demandare al Dirigente del Settore
Territorio la definizione di tutti gli atti necessari e conseguenti a dare
attuazione a quanto deliberato in questa sede”.
Nell’attesa che il misirizzi
recuperi la posizione eretta, si può segnalare il seguente link:
La questione è addirittura posta all'O.d.G. (punto n. 10) della prossima riunione del Consiglio Comunale del 16-17 dicembre 2013.
P.S. Nei prossimi giorni scriverò più distesamente sui reali obiettivi di questa ulteriore mistificazione
della politica politicante del centrosinistra limbiatese [click Con una mano davanti e con l’altra di dietro. Il P...], su quanto potrebbe
essere effettivamente agevole, sui danni che ne potrebbero derivare per la
collettività per il fatto di essere attuata in questa forma e
soprattutto adesso, e anche sugli aspetti di meschina micro-speculazione (convincere, fra l’altro,
una holding immobiliare a dare qualche migliaio di euro in più ad alcuni
privati, che - previo indennizzo - ancora potrebbero essere fatti sloggiare a termini di legge).
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