domenica 13 aprile 2014

L’Europa di Tsipras


Dimitri Deliolanes




Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno. Basti dire che agli inizi di febbraio le ultime misure di austerità sono state approvate in Parlamento con una maggioranza di 151 deputati su 300.

Anche nel caso, in cui dopo la sicura batosta delle elezioni europee, il premier di destra Antonis Samaras non voglia deporre le armi, ci saranno le elezioni presidenziali agli inizi del 2015. Ma difficilmente l’attuale governo riuscirà ad arrivarci. Intrappolato nella logica del buon allievo della Merkel, Samaras si sente accerchiato: i commissari della troika non gli concedono nulla, il suo elettorato sta fuggendo verso il voto di protesta per Alba Dorata e dentro il suo stesso partito è accusato di aver virato decisamente a destra: autoritarismo poliziesco, retorica da guerra fredda e l’assegnazione di importanti ministeri agli estremisti, come il ministro della Salute Adonis Georgiadis, ex deputato di estrema destra, editore di libelli antisemiti.

Neanche i suoi alleati del partito socialista PASOK di Evangelos Venizelos se la passano bene. Il successore di Papandreou ha condotto il partito verso una politica di appiattimento sulle posizioni del premier di Nuova Democrazia. Questo crollo del PASOK ha conseguenze dirette sulla crescita di SYRIZA. Tra il 2011 (caduta del governo Papandreou) e l’estate del 2012 (doppie elezioni nazionali) un nutrito gruppo di ex minstri, deputati ma soprattutto elettori del PASOK si sono spostati a sinistra. Qualcuno lo ha fatto individualmente. Altri, come le organizzazioni sindacali e quella giovanili, hanno aderito in gruppo. SYRIZA, per la sua stessa composizione, era pronta ad accoglierli.

Tsipras in effetti è il leader che meglio simbolizza la natura composita di questo partito, nato praticamente sotto la sua leadership: un punto di aggregazione che rompe la secolare tradizione al frazionamento della sinistra. I primi passi sono stati intrapresi nel 2001 per iniziativa della vecchia Coalizione della Sinistra del Progresso, il cui troncone principale era il vecchio Partito Comunista dell’Interno, di orientamento eurocomunista. Con SYRIZA la barra si è spostata decisamente a sinistra, dal momento che è riuscito ad aggregare non solo piccole formazioni extraparlamentari, ma anche consistenti forze uscite nel frattempo dal Partito Comunista (KKE). I comunisti avevano iniziato un percorso a ritroso che nell’ultimo congresso li ha condotti a rivalutare la figura di Stalin.

Alle elezioni del 2004 a capo della nuova formazione c’era l’ex europarlamentare Alekos Alavanos ma nel congresso del 2008 Alavanos si è messo da parte per lasciare il posto al giovane Alexis Tsipras, emerso nelle precedenti elezioni comunali. Alle elezioni del 2009 SYRIZA aveva ottenuto il 4,4% ma la profonda crisi ecnomica scoppiata subito dopo ha determinato il crollo del bipartitismo che aveva governato fino a quel momento. Anche se SYRIZA nel 2010 ha subito la scissione a destra della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, è riuscito comunque a moltiplicare in modo impressionante le sue forze e nel giugno 2012 a raggiungere il 27%. [Sull'esperienza di Syriza: Grecia: Syriza, spauracchio per «quelli che stanno...]

Tsipras era il volto nuovo della politica greca. Giovane, pulito, dal ragionamento pacato e dalla vita personale molto riservata. Malgrado i grandi sforzi delle emittenti specializzate in gossip, la sua compagna (niente matrimonio ma patto di convivenza) Betty (Peristera) Baziana è rimasta praticamente invisibile, così come i due figli. La carriera politica del presidente di SYRIZA si è svolta interamente dentro il partito della sinistra: era cominciata agli inizi degli anni Novanta, con l’ondata di occupazioni nei licei contro i tagli all’istruzione, poi proseguita all’Università, fino alla laurea in ingegneria civile, specializzazione in urbanistica.

Quando SYRIZA è diventato il primo partito di opposizione, (al quale la Costituzione greca attribuisce particolari funzioni) Tsipras è stato quello che ha maggiormente compreso la differenza che passa tra la lunga sopravvivenza all’opposizione e la prospettiva di governare per portare la Grecia fuori dalla crisi. Già all’indomani delle elezioni del 2012 il leader di SYRIZA ha posto pubblicamente il problema della nuova natura e dei nuovi compiti della sinistra greca. Era, e continua a essere, una sfida determinante. È indicativo un fatto: alle ultime elezioni la posizione di SYRIZA rispetto alla crisi era ancora di tipo massimalista: prevedeva l’unilaterale abrogazione di ogni accordo sottoscritto con i creditori, assumendo consapevolmente il rischio di un’esplusione del paese dall’eurozona. Ma subito dopo Tsipras ha iniziato un lungo percorso che lo avrebbe portato su posizioni molto più realiste.

Intanto si è provveduto a cambiare natura al partito. Nell’ultimo congresso, che si è svolto nel luglio del 2013, SYRIZA ha smesso di essere un aggregato di ben undici componenti. Ha assunto una sua specifica identità e le componenti si sono ridotte a mere correnti interne. Ma la vittoria più importante di Tsipras è stata assumere l’europeismo come valore fondante del partito, ricercando la via di uscita dalla crisi all’interno dei processi politici dell’Unione Europea. Da questa indicazione è maturata a dicembre la decisione del gruppo della Sinistra Europea di candidare Tsipras alla presidenza della Commissione.

Una volta definito questo percorso, bisognava elaborare una proposta fattibile per l’uscita dalla crisi. Tsipras punta non a una soluzione greca, ma a una soluzione europea per tutti i paesi indebitati: una conferenza UE dedicata proprio a questo problema, con un nuovo haircut del debito, secondo le indicazioni del FMI e l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo delle economie in recessione. La Grecia, secondo il leader di SYRIZA, può offrire all’Europa le grandi risorse energetiche del Mediterraneo orientale, nascoste sotto il fondo marino che si estende da Israele a Cipro fino allo Ionio. Ma soprattutto l’Europa eviterà di destabilizzare il paese in una regione già percorsa da tantissime tensioni esplosive.

In tutte le dichiarazioni Tsipras ostenta sicurezza sulla ragionevolezza dei creditori: “Tutti sanno che fare esibizione di instansigenza verso la Grecia rischia di risvegliare i tanti vulcani europei del debito che ora sono in sonno”. In ogni caso, le decisioni unilaterali, come la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito, potranno essere solo l’ultima ratio, quando ogni accordo risulterà impossibile.

Il leader della sinistra greca rimane fedele alle indicazioni del congresso del suo partito che parlano dell’obiettivo di un “governo della sinistra”. Ma è probabile che anche in questo campo alla fine prevarrà la realpolitik. Non è sicuro che SYRIZA riesca a ottenere in Parlamento l’autosufficienza. I comunisti del KKE hanno già detto che non sono interessati. Rimane solo la Sinistra Democratica di Kouvelis, fino al giugno scorso al governo con Samaras, e i Greci Indipendenti di Panos Kammenos, un piccolo partito della destra antiausterità. D’altronde, lo stesso Tsipras ha più volte ammesso che il suo elettorato non proviene solo dalla sinistra, ma comprende anche tanti elettori moderati.

È questo il programma di governo che il leader della sinistra greca ha cercato di spiegare agli europei e agli americani in una serie continua di viaggi all’estero. Nella strategia di SYRIZA il sostegno dell’opinione pubblica europea svolge un ruolo fondamentale. Allo scoppio della crisi nel 2010 i greci hanno constatato con terrore con quanta facilità un potente sistema mediatico poteva scatenare contro qualsiasi popolo europeo un’offensiva fatta da calunnie, razzismo e antichi stereotipi. L’Unione Europea non può reggere una seconda volta a una lacerazione simile.
 

giovedì 10 aprile 2014

Cara Giusi, costruisci con noi un'Altra Europa


Mario Cicero [click]




Caro Sindaco, cara Giusi Nicolini,

noi non ci conosciamo, ma anche io, come te, ho amministrato per anni il mio piccolo comune. So cosa vuol dire prendersi cura di una comunità e quanto ciò sia impegnativo. Per questo ho molto apprezzato il modo in cui hai saputo rappresentare e difendere la tua Lampedusa, soprattutto di fronte alle difficoltà cui è stata sottoposta negli ultimi anni.

Mi aveva molto stupito la tua disponibilità ad una candidatura nel Partito Democratico, sperando comunque che la stessa testimoniasse un'inversione di tendenza reale, da parte di un Partito Democratico sempre meno credibile sui temi per cui tu ti sei tanto spesa. Quel Partito Democratico che ha appaltato le politiche di accoglienza al Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano.

Lo stesso partito che da anni parla di una nuova legge sulla cittadinanza, senza riuscire neanche ad aprire la discussione in Parlamento su questo tema. Il Partito che permette al governo di affrontare il fenomeno delle migrazioni come una questione emergenziale e che non riesce a dotarsi di un sistema decoroso per accogliere i nostri fratelli e le nostre sorelle migranti.

Io ho aderito al progetto dell'Altra Europa con Tsipras perchè, pur avendo militato sin dalla sua costituzione nel Partito Democratico, sono convinto della necessità di dover contribuire personalmente alla costruzione di una sinistra moderna e capace di innovarsi, che non perda di vista i suoi valori fondativi. Ho scelto di proseguire il mio percorso in un terreno diverso da quel Partito Democratico, per cui ho profuso impegno e passione per anni, ma che non ritengo più in grado di interpretare la vera sfida di cui la nostra società ha bisogno.

Stamane ho saputo che hai ritirato la tua disponibilità e che hai deciso di lasciare il Partito Democratico al suo destino fatto di faide intestine e troppo preso dalle questioni interne per occuparsi realmente delle istanze e dei bisogni dei cittadini. Ho molto apprezzato questo gesto perché ritengo che non sia più il momento di compromessi, almeno non di quelli al ribasso, fatti sulla pelle degli ultimi, a cui viene richiesto di pagare il prezzo di governi incapaci di assumere decisioni nette rispetto ai crescenti bisogni della nostra Europa. 

Auspico, per queste ragioni, di ritrovarti al nostro fianco, per costruire insieme l'altra Europa, quella di chi si batte per la giustizia sociale, la libertà e i diritti dei più deboli.

Con stima,

Mario Cicero.

[Click http://www.huffingtonpost.it/2014/04/10/giusi-nicolini-e-il-pasticcio-siciliano_n_5124515.html?1397132893&utm_hp_ref=italy]

sabato 5 aprile 2014

Frequenti domande sulla “Lista Tsipras”



di Nicolò Ollino, candidato nel collegio Nord Ovest


1 - Tsi…Pr… Tsipras! Tsipras chi?

Alexis Tsipras è il politico greco 39enne che nel suo paese in pochi anni ha unito e reso forte la sinistra vera greca, su contenuti popolari di contrasto a crisi e politiche di austerità e oggi noi l’abbiamo candidato assieme alle altre Sinistre europee alla Presidenza della Commissione Europea alle elezioni del 25 maggio.

2 - Cos’è “L’Altra Europa” e come nasce, chi c’è “dentro”?

È la lista che nasce da una condivisione di un programma alternativo per il continente, di reale uscita dalla crisi, che finalmente dopo anni di divisioni vede la sinistra unirsi. Partiti, associazioni, singoli che si mettono insieme in un percorso compatto all’interno e che guarda fuori e al futuro, arricchendosi ogni giorno.

3 - Perché dovrei votare a queste elezioni europee?

Perché da queste elezioni in particolare deriverà il nuovo assetto delle politiche economiche europee e quindi il grado di futuro condizionamento dei governi nazionali. Il collegamento con le nostre esistenze e con i nostri bisogni è diretto, dobbiamo scegliere che Europa vogliamo oggi, per un’Italia migliore domani. 

4 - Cosa volete fare voi se andate in Europa?

Vogliamo cambiare le cose, assieme agli eletti delle altre forze di sinistra degli altri paesi e guidando nel nuovo Parlamento Europeo con chi ci sta un processo di inversione delle politiche di austerity, ristabilendo diritto a lavoro, dignità, solidarietà, benessere, dando centralità alle persone anziché ai capitali finanziari. 

5 - Che differenza c'è tra la vostra sinistra e la sinistra di Renzi e del PD?

Che quella di Renzi non è sinistra, mentre per noi essere di sinistra vuole dire proteggere i più deboli, che sono sempre di più e sempre più poveri, e mettere al centro della discussione la redistribuzione del reddito, una tassazione più equa, difendere il welfare state dagli attacchi neoliberisti, individuare forme di protezione sociale trovando le risorse dove ci sono cioè ricordandoci che in questa crisi i super ricchi sono invece sempre di più e sempre più ricchi, e anziché scommettere su nuove forme di precariato diffuso noi preferiamo creare nuovo lavoro sostenibile e garantito oggi. Loro hanno inserito il pareggio di bilancio in Costituzione eseguendo il Fiscal Compact, noi lo vogliamo togliere. La loro “sinistra” cambia verso, verso il peggio. La nostra Sinistra guarda ad un futuro migliore proponendo una vera alternativa nel presente. 

6 - Ma voi cosa intendete per “crescita”, come creare nuovi posti di lavoro?

Se per crescita intendiamo avere due auto a testa tra 10 anni anziché una, oppure riempirci la casa di nuovissimi elettrodomestici di ogni tipo, di gadget e aggeggi di ogni sorta, ecco questa non è la crescita che intendiamo noi. Invece basta guardare lo stato di degrado strutturale dei nostri ospedali e delle nostre scuole, lo stato di abbandono di territorio e paesaggio, i drammi naturali quali frane o alluvioni che ciclicamente ci ricordano quanto trascuriamo i nostri patrimoni, guardiamo gli scheletri ormai vuoti dei capannoni industriali. Per noi avanzare, crescere, maturare significa riconvertire in modo ecocompatibile la produzione e l’occupazione, se iniziamo una “grande opera” pubblica davvero utile, a livello europeo, quale un piano di riassetto idrogeologico del territorio, un piano di reale manutenzione delle infrastrutture pubbliche, una riconversione nei sensi di creazione di energia pulita e verde e di investimenti nell’industria della cultura e della ricerca, ecco che posti di lavoro, oggi sostenibili, se ne possono creare di nuovi e a milioni in tutta Europa. 

7 - Piuttosto che cambiare l'Europa non è più facile pensare a salvare il nostro Paese e uscire dall'Europa?

Pensiamo che non sia più il tempo delle piccole patrie, il vero salvataggio da fare è quello dei paesi più deboli del continente portandoli al livello dei paesi più forti. Tutto questo non può avvenire che ribaltando le politiche che sono state portate avanti fino ad oggi da governanti europei e quindi nazionali, che come è evidente non hanno alleviato la crisi ma l’hanno aggravata. 

8 - Ma quindi siete un altro Partito nuovo? Ce ne sono già fin troppi...

No! Anzi, siamo l’esempio di come forze purtroppo sparpagliate e inefficaci fino a ieri si possano unire oggi in un solo progetto per dare gambe più forti e maggiore credibilità a programmi veri di trasformazione della società che siamo certi diano soluzione a problemi che sono maggioritari nella società. 

9 - Bello questo percorso.. ma quanto durerà? Dopo il 25 maggio che farete?

Senza distrarci dall’obiettivo che deve essere quello di ottenere il miglior risultato possibile il 25 Maggio portando quanti più parlamentari della nostra idea nel nuovo Parlamento, è naturale che però un occhio va al dopo e l’auspicio è quello che questo percorso unitario di Sinistra, più forte e riconnesso con la società, possa proseguire dando anche al nostro Paese, come in tutti gli altri, un forza di alternativa che possa battersi e ottenere risultati per migliorare la condizione di lavoratori, pensionati, studenti e migranti. 

10 - Cosa significa concretamente, come dite, “Europa dei popoli e non delle banche”?

Vuol dire che noi intendiamo innescare due processi paralleli: da una parte la maggior democratizzazione delle istituzioni europee dando centralità all’assemblea elettiva, il Parlamento, ad oggi con competenze circoscritte, togliendo invece potere a istituzioni non elette, espressione più che altro del volere degli stati forti, quali Commissione, Consiglio tra quelle politiche e la BCE tra quelle economiche, e sgombrando la scena da “istituzioni” non previste, quali la Troika che vede la impropria partecipazione dell’attore Fondo Monetario Internazionale nel piano di macelleria sociale sperimentato in Grecia ed esportabile qua.

E dall’altra parte ridurre la negativa incidenza del capitale finanziario sregolato, come è oggi, andando nelle direzioni di una maggiore tassazione delle transazioni finanziarie, dell’istituzione degli eurobond e del processo di trasformazione della BCE in vera banca centrale, prestatrice di ultima istanza per gli stati membri e che non serva solo a mantenere la stabilità dei prezzi.

venerdì 4 aprile 2014

“Questa non è l’Italia che avete sognato e per la quale avete combattuto ed immolato la vostra vita”








Quando ho sentito che Berlusconi si era recato ancora una volta al Quirinale e si era a lungo intrattenuto col Presidente, non ci volevo credere, tanto una cosa del genere mi sembrava – e mi sembra – lontana dal mio pensiero e, spero dal pensiero di tanti cittadini e dell’intera Associazione che presiedo.

Ci sono detenuti nelle carceri che scontano pene, magari meritate;  cosa devono pensare di un condannato per gravi reati che frequenta liberamente i palazzi del potere, per il quale il Tribunale di sorveglianza non decide da mesi una sorte imposta da una sentenza definitiva e dalla legge?

E cosa può pensare il cittadino comune, incensurato e privo di problemi giudiziari, come me, che ha chiesto da parecchi giorni un incontro ad un Ministro per parlare di un problema importante (e lo ha fatto non a nome suo, ma a nome di una gloriosa  Associazione come quella dei Partigiani di Italia) ed ancora attende una risposta? Nelle istituzioni, c’è tempo per un condannato e non per una importante Associazione?

Né mi interessa l’oggetto del colloquio. La presenza al Quirinale di un personaggio che proprio sui giornali di ieri poneva un’alternativa  (“o ricevo una tutela contro gli attacchi giudiziari o faccio cadere tutto”), ha  di per sé un significato, che va contro ogni concezione civile ed etica della politica e suona come pressione anche sulla Magistratura, che dovrà sciogliere il nodo conclusivo in un’udienza ormai prossima.

Conosciamo i precedenti: un anno fa, quando si entrò in campagna elettorale, furono rinviati i processi di Berlusconi, per consentire un sereno svolgimento della campagna elettorale e la possibilità per l’imputato di parteciparvi. E non fu una cosa bella. Qualcuno sta pensando che l’esperienza possa essere ripetuta?

Noi speriamo di no: se accadrà qualcosa di simile, lo considereremo uno strappo alla giustizia, all’uguaglianza e ad altri valori consacrati nella Costituzione. L’ANPI non farà le barricate, né inscenerà manifestazioni di piazza: ma su tutte le piazze d’Italia, il 25 aprile, nel ricordare i Caduti per la libertà e nel rivolgere a loro un pensiero affettuoso e grato, diremo loro a gran voce e con immensa tristezza: “questa non è l’Italia che avete sognato e per la quale avete combattuto ed immolato la vostra vita”.

Carlo Smuraglia - Presidente Nazionale ANPI

Roma, 3 aprile 2014




giovedì 3 aprile 2014

Spirito di scissione*







Alexis Tsipras oggi a Palermo:
DOMANDA: cosa l'accomuna a Matteo Renzi?
RISPOSTA: solo che siamo giovani e che entrambi amiamo il calcio, ma lui sta per la Fiorentina, io per il Panathinaikos.




* A. G., Q. 3, § 49


domenica 30 marzo 2014

Verso la svolta autoritaria





Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell’ordine amministrativo, l’Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l’attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto.

Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l’opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l’appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato.

Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.


Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli, Salvatore Settis, Rosetta Loy, Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Alberto Vannucci, Elisabetta Rubini, Gaetano Azzariti, Costanza Firrao, Alessandro Bruni, Simona Peverelli, Sergio Materia, Nando dalla Chiesa, Adriano Prosperi, Fabio Evangelisti Barbara Spinelli, Paul Ginsborg, Maurizio Landini, Marco Revelli


martedì 25 marzo 2014

Firma anche tu!










Francesco Guccini ha firmato a Firenze




Anche a Limbiate si raccolgono le firme per consentire alla lista "L'altra Europa con Tsipras" di partecipare alle elezioni europee.

I cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune di Limbiate possono firmare presso:

Ufficio elettorale (Municipio, Via Monte Bianco n. 2, piano terra).

Orari:
Lun : 08:45/12:45 e 16:45/18:00
Mar : 08:45/12:45
Mer : 08:45/12:45 e 16:45/18:00
Gio : 08:45/12:45
Ven : 08:45/12:45

Si deve esibire la carta di identità valida.

Per una breve presentazione dei candidati del Collegio Nord-Ovest click:





martedì 4 febbraio 2014

L’EUROPA AL BIVIO – Manifesto per le elezioni europee con Alexis Tsipras




Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli, Barbara Spinelli, Guido Viale


L’Europa è a un bivio, i suoi cittadini devono riprendersela. Dicono i cultori dell’immobilità che sono solo due le risposte al male che in questi anni di crisi ha frantumato il progetto d’unità nato a Ventotene nell’ultima guerra, ha spento le speranze dei suoi popoli, ... »  



domenica 2 febbraio 2014

Sarò Traina, irreferente per la legalità






Riferire:

- raccontare fatti, notizie, vicende; far sapere ad altri il corso di una vicenda, di un avvenimento;
- descrivere una condizione, una situazione, un luogo; fare oggetto di informazione o di rappresentazione; rappresentare;
- esporre in una relazione ufficiale o pubblica nell’ambito di un ufficio esercitato, di un incarico ricevuto, di una competenza precisa; fare oggetto di resoconto, di rapporto.

Referente:

- che ha il compito di riferire, di formulare valutazioni, pareri, proposte di modifica … con riferimento all’attività svolta …in preparazione della decisione che prenderà poi l’assemblea.

(Dal Grande dizionario della lingua italiana di Salvatore Battaglia, UTET, Torino)



Sarò Traina da alcuni decenni tenta di esistere. Prima in Lotta Continua, poi nella Rete, poi ancora, quando si palesò che questa meteora politica qui a Limbiate non aveva alcun seguito elettorale, nella Rifondazione Comunista dei primi anni novanta, quando questo partito catalizzava migliaia di voti di proletari che non riuscivano a metabolizzare la trasformazione del P.C.I. in PDS. Ma, eletto consigliere comunale nel 1996, la sua ambizione di diventare assessore fu subito spenta da tali Battiato, Di Rocco, Volpato e Binacchi in combutta con il neo sindaco Fortunati. Per questo motivo, già nella prima seduta del Consiglio Comunale, egli si mise in opposizione al centrosinistra e costituì un gruppo consiliare del quale era l’unico componente. Per anni si dedicò soprattutto ad inventare ogni settimana un pretesto qualsiasi per far stampare la sua fotografia sul settimanale della curia monzese, “il Cittadino”, che anche quando parlava di un passaggio pedonale da ritinteggiare gli rilasciava un attestato di degno erede di Che Guevara.

Il caso volle che nel 1998 da R.C. si scindesse l’ala ultragovernista cossuttiana, in contrasto con la frastagliata maggioranza bertinottiana che si era messa in opposizione al centrosinistra che sosteneva il primo governo Prodi. Parlo di caso perché, come posso testimoniare direttamente, Sarò Traina, anche se iscritto, non aveva mai avuto nulla a che fare con le vicende interne di R.C. Però, anche se nessuno qui a Limbiate aveva mai seguito i cossuttiani, a scissione nazionale e provinciale avvenuta, dal circolo locale di R.C. si scisse... Sarò Traina, che aveva trovato uno spazio tutto suo da occupare, con la speranza che il simbolo del nuovo (ma in realtà vecchissimo e vetero-stalinista) partito, il P.d.C.I., gli avrebbe consentito di beneficiare dei sentimenti di alcune centinaia di vecchi proletari che, ogni volta che si trovano in una cabina elettorale, ineluttabilmente tracciano una X sulla falce e martello contenuta in un simbolo quasi identico a quello che era stato del P.C.I.

Infatti, anche se il P.d.C.I. qui a Limbiate letteralmente non è mai esistito, anche se gli unici iscritti sono sempre stati Sarò Traina e la sua consorte (e forse le figlie, quando sono diventate grandi), tanto che mai è stata aperta una sede (dal 1998 ad oggi!), anche se le liste elettorali presentate in diverse elezioni comunali, tranne Sarò e consorte, sono sempre state formate con nominativi di residenti in altri comuni (infatti nessuno ha mai ottenuto preferenze), Sarò Traina è riuscito a farsi rieleggere nel 2001. Nel 2006, invece, gli andò male, ma nel frattempo, poiché il bacino di voti assicurato dal simbolo del P.d.C.I. ormai cominciava ad assottigliarsi (anche per esaurimento… fisiologico), Sarò ha cominciato a coltivarne un altro, quello in cui si può pescare con l’antifascismo generico ed edulcorato e con i buoni sentimenti suscitati dall’orrore dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale. (Ma dall'anno scorso si è messo ad adulare il Movimento 5 Stelle locale).

Nel 2011, infatti, intruppato in una lista di quattro partiti (che insieme hanno perso più di un terzo della somma dei loro voti!), Sarò Traina è riuscito a farsi rieleggere, fregando per un paio di preferenze il povero Pecora, che almeno si era sforzato di fare il consigliere comunale anche fuori dalle riunioni in aula, a differenza di Traina, che come consigliere ha sempre limitato la sua attività ai soli interventi nelle riunioni del Consiglio, e nemmeno tanto frequenti, ma sempre intrisi della più vieta retorica (negli ultimi anni soprattutto patriottarda e pseudo-togliattiana – davvero in coerenza con la sua origine di lottatore continuo!). Ma ancora adesso (e la cosa gli viene rinfacciata dalla maggioranza che egli tuttavia sostiene perinde ac cadaver), non si degna di andare alle riunioni di commissione e nemmeno a quelle della maggioranza. Lui dice che si assenta “per una scelta politica”, ma quali sarebbero le motivazioni di questa “scelta politica” non l’ha mai spiegato.

Nel 2011, percepito subito che non avrebbe ottenuto una poltrona da assessore, ha cominciato a mandare messaggi obliqui al PD. In realtà erano solo delle innocue insolenze (il voto di Sarò è irrilevante per la maggioranza), ma la prospettiva di doverne sopportare il fastidio, come era già avvenuto in passato, mentre si stava cominciando a governare con una giunta improvvisata, guidata (si fa per dire) da un incapace e sostenuta da una maggioranza che aveva vinto per caso, ha spinto il PD ad offrire a Sarò se non una poltrona… uno strapuntino, purché non rompesse tanto gli zebedei. Lo sventurato ha accettato immediatamente, tanto che senza alcun problema si è acconciato a presentare lui la candidatura a vice-presidente del Consiglio Comunale di chi quindici anni prima lo aveva segato senza alcuna pietà: Fortunati!

Lo strapuntino è quello di “consigliere referente per la legalità”, imbottito con alcune migliaia di euro per iniziative sulla “memoria” e sulla “legalità”, che consentono a Sarò Traina di alimentare la sua speranza di avere una qualsiasi esistenza politica nel futuro. Ma a parte una o due parate propagandistiche, il “referente per la legalità” non ha mai raccontato fatti, notizie, vicende, né ha mai descritto una situazione, né ha fatto oggetto di informazione e nemmeno mai ha esposto in una relazione ufficiale o pubblica nell’ambito dell’ufficio che dovrebbe esercitare per l’incarico ricevuto, e per il quale dovrebbe avere una competenza precisa, nulla che avesse a che fare con la questione della legalità qui a Limbiate.

Proprrio qui a Limbiate, dove, secondo la magistratura, hanno importanti sedi alcuni pericolosissimi gruppi mafiosi; qui, dove è diffuso il malaffare edilizio, come il sottoscritto ha più volte documentato alla magistratura, da solo e a sue spese (in ogni senso)  - tanto che per quanto riguarda i danni erariali ben 31 persone sono già state indagate, e per quanto riguarda gli aspetti penali è in corso un’indagine della Procura della Repubblica; qui, dove con la complicità o l’omertà di diversi funzionari comunali le leggi urbanistiche sono state violate o manipolate o distorte per sottrarre alla cassa pubblica molti milioni di euro (OO.UU. non pagati, aree standard monetizzate per quattro soldi o addirittura fatte sparire con un gioco delle tre carte, ecc.); qui, dove l’Organismo Indipendente di Valutazione “valuta” dirigenti che poi assegnano incarichi retribuiti alla società di cui è proprietario... l’O.I.V., il cui decreto di nomina viene manipolato, mantenendo lo stesso numero di protocollo; qui, dove il centrosinistra concede esenzioni fiscali a famiglie benestanti (anche fino a 60.000 € di reddito imponibile!), che poi il Ministero delle Finanze fa annullare perché sono illegittime (e la Giunta sulla questione mente in una delibera, e anche la vice-sindachessa mente in Consiglio Comunale); qui, dove la Giunta fa proprie, in una delibera, le false dichiarazioni di un funzionario, che poi invia alla Corte dei Conti; proprio qui il “referente per la legalità” non ha mai riferito nulla a nessuno!

Il “referente per la legalità”, non ha mai riferito nulla nemmeno sull’illegittima composizione del Consiglio Comunale, che per due anni ha compreso prima una e poi un altro consigliere nominati illegittimamente. Per questa questione, Sarò Traina ha ricevuto dal TAR una notifica che gli avrebbe consentito di costituirsi in giudizio senza alcuna spesa, ma questo cialtronesco pagliaccio non lo ha fatto, innanzitutto perché della notifica non aveva capito un’acca, e poi, quando io gliene ho chiarito il contenuto, perché non aveva il coraggio di dare fastidio ai suoi padroni del PD. Quindi, invece di costituirsi avanti il TAR per far presente che, come tutti e anche lui sapevano, non i due ricorrenti al TAR, bensì un altro candidato aveva diritto alla nomina di consigliere comunale, Sarò Traina si è preoccupato solo del suo strapuntino! (Come tutti sanno, se ora il Consiglio Comunale è costituito legittimamente lo si deve al mio ricorso al Consiglio di Stato).

Sarò Traina non ha mai fatto davvero il consigliere comunale; di come funziona il Comune non sa nulla; non c’è un solo problema della vita locale che egli si sia mai preoccupato di conoscere davvero; egli non conosce nessuno dei capisaldi della legislazione sugli enti locali; come ho già ricordato, all’interno della stessa maggioranza gli rimproverano di disertare sistematicamente le riunioni delle commissioni, della maggioranza e della sua stessa coalizione - salvo le occasioni in cui può mostrarsi in pubblico. Sarò Traina ha da fare il “referente per la legalità”!

Ora sui giornali locali e su un paio di pagine facebook Sarò Traina lamenta un’inadempienza del Comune, ma senza spiegare nulla, senza nominare nessuno, in un modo oscenamente obliquo, dal quale chi come lui millanta di fare l’antimafia dovrebbe fuggire come dalla peste. L’inadempienza sarebbe questa: due anni dopo una formale decisione, sia del Consiglio Comunale che della Giunta, ancora non sarebbe stata versata la quota di adesione ad una minuscola rete di enti locali antimafia (su circa 8.500 enti locali gli enti aderenti sono circa 240, dei quali pochissime decine si trovano nelle quattro regioni maggiormente toccate dal fenomeno della criminalità organizzata). E ciò, sostiene Sarò Traina, impedirebbe al Comune di Limbiate di far parte di un (semi-fantomatico) circuito di iniziative anti-mafia. Egli lascia intendere che, per causa della mancata adesione del Comune a questo circuito, la legalità nel territorio di Limbiate correrebbe il rischio di un grave pregiudizio. Ma se così è, perché il “referente per la legalità” ha aspettato due anni per sollevare la questione?

Io credo invece che più prosaicamente si tratti di questo: la mancata formalizzazione dell’adesione non ha consentito di nominare il rappresentante del Comune di Limbiate in questa associazione, che ha un organismo direttivo (nel quale, chissà, si potrebbe entrare), che tiene riunioni ed iniziative di qua e di là, alle quali i rappresentanti degli enti locali partecipano a spese… degli enti locali; iniziative che danno visibilità e credibilità. E chi dovrebbe essere il rappresentante del Comune di Limbiate in questa associazione? Il "referente per la legalità" Sarò Traina, naturalmente. Che così potrebbe ancor più astrarsi dai pedestri compiti quotidiani del consigliere comunale per dedicarsi interamente a coltivare la convinzione che anche lui, forse, un giorno esisterà.

sabato 1 febbraio 2014

Non ci sarà mai fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello






Non ci sarà mai fine alle frottole, alle distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie, alle millanterie e alla vanagloria del misirizzi di Mombello e del Comitato delle Pacciade. Dopo un incontro la cui importanza è paragonabile, a un dipresso, alla Conferenza di pace di Parigi (1919), per il misirizzi e i suoi accoliti ripetere le balle sulla quantità di osservazioni al PTCP che sarebbero state accolte dalla Provincia di Monza era troppo poco*. Perché tenere sotto tono che ormai il Presidente della Provincia gli riconosce il ruolo di autorevoli referenti? È un fatto storico, da mettere nero su bianco affinché non sfugga ai compilatori di annali, e quindi via all’annuncio che il Presidente avrebbe “chiesto di tenerlo informato sull’evoluzione di tutta la vicenda del presunto inceneritore di Pinzano” !

Attonita la terra al nunzio sta. Ma riprendiamoci. La Provincia (ente al quale la Regione ha attribuito la competenza amministrativa per rilasciare l’autorizzazione a costruire gli impianti di trattamento dei rifiuti) ha convocato una Conferenza di Servizi per esaminare la richiesta di autorizzazione, presentata da Ecotratamenti s.r.l., a costruire un impianto di trattamento termico dei rifiuti. Alla Conferenza hanno partecipato, oltre ai tecnici della Provincia, quelli di ARPA, ATO, ASL, Vigili del Fuoco e Comuni di Limbiate e Senago. La prima seduta si è svolta dopo il 14 novembre 2013, data dell’udienza presso il TAR di Milano nella quale è stato discusso il ricorso di Ecotrattamenti contro il diniego opposto dalla Provincia ad una precedente richiesta di autorizzazione, da concedere con la procedura semplificata prevista dalla legge. Su questa procedura il Comune, pur di soddisfare quella modestissima claque elettorale che è il Comitato della Pacciade, era intervenuto del tutto abusivamente, con la conseguenza di una secca condanna da parte del TAR e di un danno per la cassa pubblica di 7.500 € di spese legali!.**

I magliari del Comitato delle Pacciade a suo tempo hanno sostenuto che nel corso della prima seduta della Conferenza, i tecnici della Ecotrattamenti sarebbero stati messi in crisi dalle “critiche” dei tecnici della Provincia e dell’ARPA***. Ma naturalmente non hanno spiegato, nemmeno per accenni, quale fosse la natura di queste critiche e su quali aspetti dell’impianto si appuntassero; si può quindi legittimamente ritenere che quello che hanno dato ad intendere era solo una delle tante interessate balle che raccontano incessantemente. Era chiaro, infatti, che in quella prima riunione, che si è svolta, ripeto, pochi giorni dopo l’udienza presso il TAR, i tecnici della Provincia (come anche quelli dell’ARPA), che già durante il primo procedimento hanno dimostrato di non essere in grado di (o di non volere) stabilire autonomamente quale sarebbe la natura dell’impianto che Ecotrattamenti vuole costruire (se un inceneritore o un impianto pirolitico), dovevano prendere tempo in attesa della sentenza.

Prendere tempo, infatti, era prudente, perché la sentenza avrà anche un contenuto tecnico specificatamente riferito all’impianto che Ecotrattamenti chiede che sia autorizzato. Il TAR, infatti, al riguardo della natura dell’impianto (dalla quale dipende sia l’ammissibilità della procedura abbreviata o normale di autorizzazione, sia la possibilità di costruirlo all’interno del già esistente impianto di Ecotrattamenti di Pinzano) ha ordinato, come sempre avviene in questi casi, che a pronunciarsi sulla natura dell’impianto fosse un tecnico terzo ma dipendente da una pubblica amministrazione. E dunque ha incaricato il Direttore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano di compiere una verificazione sul progetto per rispondere, previo giuramento, ai seguenti quesiti (cito dall’Ordinanza 201300483; grassetti miei):

“1) evidenzi il verificatore le caratteristiche e la natura dell’impianto che la ditta ricorrente intende realizzare e se, in particolare, lo stesso sia da ascrivere agli impianti di incenerimento, contemplati dall’art. 4, co. 1, d.lgs. 133/2005, ovvero se rientri tra gli impianti di coincenerimento, previsti dall’art. 2, co. 1, lett. e), d.lgs. 133/2005.

2) precisi il verificatore se l’impianto in argomento abbia quale funzione principale, o comunque prevalente, quella di produzione di energia elettrica o quella di attività di smaltimento dei rifiuti”.

Chiaro che i tecnici della Provincia, che dovevano e dovranno pronunciarsi sullo stesso progetto di impianto, non potevano e non possono rischiare di rilasciare (o non rilasciare) un’autorizzazione in contrasto con una sentenza del TAR sostenuta, per quanto riguarda gli aspetti tecnici, da una verificazione compiuta previo giuramento e sottoscritta  dal Direttore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano! Quindi, in attesa della sentenza, avranno formulato alcune obiezioni semplicemente per costringere i tecnici di Ecotrattamenti a fornire altra documentazione nel termine di novanta giorni.

Ma il misirizzi di Mombello e il suo Comitato delle Pacciade, oltre a non informare su ciò che è stato effettivamente discusso nella Conferenza di Servizi (“il verbale che pubblichiamo a parte” non risulta sia mai stato pubblicato), hanno finora omesso, significativamente, di informare i cittadini, di fronte ai quali fanno periodiche comparsate per recitare la parte degli eroici paladini dell’ambiente, sul contenuto della verificazione. Questa è stata depositata presso il TAR già il 4 settembre 2013, ma fino ad oggi, pur essendo intervenuti nel giudizio e pur avendo avuto, pertanto, la possibilità di prendere visione degli atti di causa, i pacciadori non hanno mai fatto un accenno, nemmeno il più vago, al risultato della verificazione; cosa che certamente non avrebbero trascurato di fare se la verificazione avesse concluso che l’impianto della Ecotrattamenti è un inceneritore. Chi invece ha fatto trapelare con esultanza alla stampa locale, subito dopo il deposito della verificazione, che il suo contenuto (di natura esclusivamente tecnica) deporrebbe a favore dell’ammissibilità dell’impianto, è stata la proprietà di Ecotrattamenti. Senza che i pacciadori opponessero una sola virgola.

E quindi, tornando alla vanteria del misirizzi di Mombello: il Presidente della Provincia, che ha alle sue dipendenze tecnici e avvocati professionalmente impegnati nei contesti di cui sopra, che sulla vicenda (con ben altra competenza!) possono fornirgli i ragguagli più precisi, avrà anche mostrato di chiedere al misirizzi di Mombello di tenerlo informato, ma perché ne avrà compreso la desolante natura vanagloriosa, che qualsiasi persona minimamente sobria intuisce già al primo sguardo.



venerdì 31 gennaio 2014

Non c’è fine al peggio del Comitato delle Pacciade e del misirizzi di Mombello






Non c’è fine alle frottole, alle distorsioni di fatti, alle mistificazioni, alle vanterie e millanterie del Comitato delle Pacciade. Dopo le frottole e i deliri sul PTC della Provincia di Monza diffusi un paio di mesi fa*, questi magliari tornano dalla Provincia** a raccontare balle la cui reiterazione, evidentemente, ogni volta procura loro un climax di piacere troppo alto perché possano rinunciare all’esibizione di un simile onanismo. Avevano scritto:            

1) “la Provincia ha accolto tutte le osservazioni” [presentate dal misirizzi al PTCP adottato alla fine del 2011];

2) “alcune aree sono state vincolate pesantemente, aree agricole strategiche; altre sottoposte, a vincoli agricoli, allevamento o piantumazione, renderanno parecchio difficile la loro trasformazione in aree edificabili”,

ma erano affermazioni false, che servivano come preliminari per il delirio orgasmatico finale: “risultati a dir poco strabilianti!”, “un dono per le generazioni future”, e via  sbarellando.

Questa volta la seconda affermazione è tralasciata, mentre la prima è ridotta ad “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”. Ma anche “accoglimento di gran parte” è falso.

Le osservazioni del Comitato delle Pacciade al PTCP erano tutte volte ad ottenere la destinazione ad “Attività Agricola di interesse Strategico” (AAS) e non, si badi, altre destinazioni urbanistiche; esse riguardavano le seguenti aree (riprendo testualmente dal sito dei pacciadori):

1) Via san Giovanni Di Dio (area a Nord non edificata, in continuità con l’area boschiva esistente;
2) area compresa tra via Monte Bianco a Nord e Via Monte Rosa a Sud;
3) area agricola generica a Sud di Via Monte Rosa, confinante con il Parco delle Groane;
4) area in zona F2, all’interno dell’area ex-ospedale psichiatrico antonini, ove sono presenti coltivazioni in atto legate alla scuola di agraria e all’attività di una cooperativa sociale di florovivaismo;
5) area in zona agricola generica confinante col Cimitero Maggiore, un tempo cava;
6) area a Sud della provinciale Monza-Saronno in zona agricola generica al confine con il comune di Bovisio Masciago;
7) area ricompresa tra Via Gargano e la cava Ferrari;
8) area a ovest della cava ferrari compresa tra Viale dei Mille a Nord e Via Sarpi a Sud;
9) area ubicata tra la Via Ravenna ed il confine con Bovisio Masciago.

Se leggiamo la “Sintesi dei contenuti” del’istruttoria tecnica delle controdeduzioni (pp. 489-492) e guardiamo la Tavola 07b del PTCP troviamo che:

- l’osservazione n. 1 e l’osservazione n. 2 non sono state accolte, entrambe per il seguente motivo:

“L’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”;

- l’osservazione n. 3 sembra sia stata accolta, ma in realtà la destinazione ad AAS è stata deliberata prima del suo esame, per accogliere l’osservazione presentata dal Comune di Limbiate (v. Delibera G.C. n. 50 del 16 marzo 2012 e Allegato A) che, in sostituzione delle aree di Via Gorkij e di Via Ravenna (sulle quali il centrosinistra vorrebbe far edificare edifici residenziali), proponeva di destinare ad AAS un’area che nel vigente PRG è l’unica ancora disponibile fra quelle destinate a PEEP (“Piano per l'Edilizia Economica e Popolare”). Con la richiesta, accolta, di destinazione ad AAS è stata operata surrettiziamente una variante al PRG vigente, che sarà definitivamente sancita dal PGT. Non sarà più possibile, quindi, che famiglie a basso reddito organizzate in una o più cooperative costruiscano case economiche e popolari su quest’area, che è del tutto inessenziale come AAS perché è confinante con un’altra vastissima area compresa nel Parco delle Groane e vincolata ad usi agricoli! Ad ulteriore dimostrazione della loro natura reazionaria, il Comitato delle Pacciade e il misirizzi di Mombello condividono con la Giunta Comunale il definitivo abbandono di una conquista fondamentale del movimento popolare per la casa degli anni sessanta-settanta!

- l’osservazione n. 4 non è stata accolta, per i seguenti motivi:

“Una porzione di tale area risulta compresa in un ambito individuato in recepimento della verifica regionale (DGR n. 3398 del 9 maggio 2012, prescrittiva per la Provincia, ndr) (…) L’eventuale accoglimento dell’osservazione determinerebbe, per le modalità di individuazione degli AIP (Ambiti di Interesse Provinciale) l’eliminazione della qualificazione stessa ad AIP delle aree stesse e, quindi, la modificazione dell’esito della verifica regionale. In tal senso la richiesta di inserimento in AAS di tale porzione risulta superata dall’intervenuta qualificazione ad AIP”.

- l’osservazione n. 5 non è stata accolta, in parte per gli stessi motivi della n. 4 ed in parte per i seguenti:

l’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”; inoltre “l’area in oggetto è pianificata come ‘attrezzature collettive (cimitero) e relativa ‘zona di rispetto cimiteriale’ (vincolo posto da una legge statale e quindi sovraordinato al PTCP);

- l’osservazione n. 6 non è stata accolta, per gli stessi motivi della n. 4; tuttavia, la Provincia ha destinato ad AAS un’altra area, insignificante per estensione, non confinante con il Cimitero Maggiore e della quale nelle “osservazioni” dei pacciadori non si fa cenno, sulla quale a memoria d’uomo l’agricoltura non è mai stata esercitata; inoltre risulta classificata nel DUSAF (Destinazione d'Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, banca dati della Regione) in parte “boschi di latifoglie a densità medio-alta” ed in parte “cespuglieti in aree agricole abbandonate”;

- l’osservazione n. 7 non è stata accolta, per lo stesso motivo delle n. 1 e 2 e per i seguenti:

- “L’area in oggetto, pur pianificata come ‘zona E agricola generica’ nello strumento urbanistico di riferimento al 31/3/2011 (PRG), è classificata nel DUSAF come ‘tessuto residenziale rado e nucleiforme’ oltre che interessata in parte da aree pertinenziali di edifici esistenti”.

- L’area (…) non si pone in continuità con altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano consolidato”.

- “L’area non è censita nel SIARL (Sistema Informativo Agricoltura Regione Lombardia) e secondo la Banca Dati ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste) di fatto ha valore agricolo nullo”.

- l’osservazione n. 8 è l’unica accolta, nonostante l’istruttoria tecnica abbia formulato le seguenti considerazioni limitative:

- “l’inserimento in AAS non è coerente con i criteri per l’individuazione degli ambiti e con l’impostazione metodologica del procedimento di individuazione effettuato”;

- “l’area in oggetto, pianificata come 'zona E agricola generica' (nel PRG vigente) è classificata nel DUSAF in parte come ‘seminativi semplici’ ed in parte come ‘cave’;

- l’area è parzialmente censita nel SIARL ed è interessata da rilevanze segnalate dal Settore Ambiente ed Agricoltura (della Provincia) che riportano attività di giovani agricoltori” (smantellate ormai da diversi anni, ndr);

- l’area (…) non si pone in continuità con altri AAS perché ricadente nel tessuto urbano”.

Ora a queste notazioni limitative del valore “strategico” come area agricola di interesse provinciale si potrà riferire il Comune di Limbiate per chiedere alla Provincia che la destinazione ad AAS sia annullata in sede di variante del PTCP, come ha già cominciato a fare l’assessore Ferrante, poiché il PGT che si vuole approvare prevede sull’area un’edificabiltà pari a circa 135.000 metri cubi;

- l’osservazione n. 9 non è stata accolta, perché chiedeva di destinare ad AAS un’area che già aveva questa destinazione nel PTCP adottato, e quindi era del tutto inutile.

Dunque: come si può constatare, una sola osservazione del Comitato delle Pacciade (la n. 8) effettivamente è stata accolta, e se anche volessimo considerare come osservazioni accolte anche la n. 3 e la n. 9, solo con la faccia di tolla ammalorata del misirizzi di Mombello e dei suoi quattro-cinque seguaci si potrebbe continuare a parlare di “accoglimento di gran parte delle osservazioni ‘in estensione’”!

Per quanto riguarda il silenzio del Comune che sarebbe stato registrato dalla Provincia come “assenso” alle osservazioni dei pacciadori, la semplice constatazione che di queste una sola coincideva con un’osservazione del Comune (la n. 3 - con il risultato che ho sottolineato!), e che la quasi totalità non è stata accolta, basta per dimostrare che la Provincia non ha affatto considerato il silenzio del Comune come “assenso”. Ancora una volta, quindi, il misirizzi di Mombello (o chi per lui) si è messo a bausciare.

Quanto all’obbligo del Comune di conformare il PGT al PTCP nell’individuazione delle AAS (obbligo che sarebbe stato affermato dal Presidente della Provincia e dall’Assessore alla pianificazione), solo dei montati e/o ignoranti possono credere che ciò sia vero: in realtà, come ho già fatto notare a proposito della Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica*, anche a proposito delle AAS il Comune può, approvando il PGT, modificare il PTCP (costringendo la Provincia a convalidare le modifiche in sede di variante), come è previsto dalle Norme del Piano (v. art. 7 comma 3; i grassetti sono miei, ndr):

“In sede d’individuazione delle aree destinate all’agricoltura, i Comuni hanno la facoltà di apportare all’individuazione degli ambiti destinati all’attività agricola d’interesse strategico:
- rettifiche ossia correzioni di errori evidenziati da oggettive risultanze riferite alla scala comunale;
- precisazioni ossia integrazioni in relazione all’accertamento dell’uso concreto ed effettivo di singole aree ovvero alla presenza di manufatti e impianti compatibili con lo svolgimento delle attività agricole;
- miglioramenti ossia integrazioni degli ambiti che garantiscano più efficacemente il conseguimento degli obiettivi del PTC”.

Orbene, per tutte le aree di maggiore estensione fra le pochissime che il PTCP destina ad AAS, è possibile sostenere che:

a) non vi si svolge effettivamente un’attività agricola, e quasi tutte le “Rilevanze del Sistema Rurale” della Tavola 7a non hanno alcun fondamento (se davvero vi fosse la quantità di “allevamenti” indicati con il colore giallo sulla tavola, Limbiate sembrerebbe essere nelle pampas argentine!);

b) i terreni delle AAS del PTCP sono poco adatti all’agricoltura (l’assessore Ferrante è già andato a far presente alla Provincia che sull’area della cava Ferrari, “tombata” con materiali riportati, è impensabile esercitare un’attività agricola minimamente redditizia);

c) vi sono altre aree che più correttamente possono essere vincolate ad AAS, perché è accertato (e riportato dalla stessa Tavola delle Rilevanze del Sistema Rurale” del PTCP, che tuttavia non stabilisce alcun vincolo) che vi si esercita “concretamente ed effettivamente” l’agricoltura ed effettivamente hanno un’importanza strategica sia a livello provinciale che comunale: per esempio l'area dell’azienda agraria dell’ITAS di Mombello, che è importante sia per la sua estensione sia, soprattutto, perché è indispensabile per la formazione di buona parte dei periti agrari della provincia, e quindi assai più delle aree che erano o sono delle cave può "garantire più efficacemente il conseguimento degli obiettivi del PTCP".

Per comprendere, infine, quale sia effettivamente la forza prescrittiva dei vincoli del PTCP sulle AAS del Comune di Limbiate, si consideri inoltre che fra qualche mese sarà formalizzato il distacco del Comune dalla Provincia di Monza per entrare nella Città Metropolitana di Milano, e se è vero che intanto il PTCP di Monza resterà vigente fino all’approvazione del PTC della Città Metropolitana, tale approvazione sarà l'occasione che darà al centrosinistra di Limbiate la possibilità di conformare, nei fatti, il PTC al suo PGT, dal quale non sono state affatto cancellate le intenzioni edificatorie sulle aree della cava Ferrari e di Via Gorkij*** (ma anche su quella di Via Ravenna)  - apertamente infischiandosene del PTCP di Monza.


*** La destinazione “ACSA” (Area di Concentrazione per i Servizi destinati all’Agricoltura) non è analoga ad “AAS”, ed è una maschera per "edificabilità commerciale" (per lo smercio di prodotti non generati in loco!), con un indice ben superiore a quello ammesso sulle aree agricole.