lunedì 23 febbraio 2015

Tram Milano-Limbiate: finalmente finanziato, ma solo sulla carta. I soldi veri saranno spesi per EXPO 2015






Finalmente è stato assegnato il finanziamento di competenza dello stato per la linea tramviaria interurbana Milano-Limbiate, ma solo sulla carta, perché in realtà i soldi veri finiranno  nella cassa della Città Metropolitana di Milano, che li trasferirà ad EXPO 2015, a copertura dei finanziamenti che l’ormai estinta Provincia di Milano non ha mai versato.

Che “circa 58,9 milioni” saranno utilizzati per EXPO 2015 non è esplicitato, va chiarito, né dal comunicato del governo diffuso il 20-2-2015 [v. qui sotto link n. 1], né dall’esito della seduta del CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) del 20-2-2015 diffuso oggi 23-2-2015 [v. link n. 2], ma, salvo successive precisazioni della delibera che conterrà l’esito della seduta del CIPE  del 20 febbraio 2015 (delibera che sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale solo dopo il vaglio della Corte dei Conti), è questo il significato che si può ricavare dai due comunicati citati, alla luce di quanto ha dichiarato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che presiede anche la Città Metropolitana, la quale ha assorbito le competenze della Provincia di Milano [v. link n. 3], ed alla luce delle cifre dei finanziamenti revocati fra quelli erogabili nel settore dei trasporti rapidi di massa, indicati nella Delibera del CIPE n. 25/2013 (v. Testo delibera).

Viene compiuta in questo modo l’operazione puramente scritturale (si cancella un finanziamento “erogabile” per la Provincia di Milano e lo si scrive come “erogabile” per la Città Metropolitana, che deciderà quale/i progetto/i finanziare fra quelli “effettivamente cantierabili”: vale a dire quelli di EXPO 2015), di cui parlavo nell’articolo precedente [v. link n. 4]. Questa operazione è possibile perché, come ha chiarito il sottosegretario Del Basso de Caro rispondendo il 24 ottobre 2014 [v. link n. 5] ad una delle interpellanze che un’aspirante cavallerizza [v. link n. 6] ogni tanto legge in aula (costei si è ulteriormente distinta anche nella lotta per avere il parrucchiere a Montecitorio! [v. link n. 7]): 

“sebbene con deliberazione CIPE del 6 novembre 2011 la provincia di Milano sia risultata assegnataria di risorse per l'intervento in argomento, ai sensi del decreto-legge n.112 del 2008, e relativa legge di conversione n. 133 del 2008, tuttavia, per la conferma del finanziamento occorre attendere il completamento [dell’] iter [di esame e validazione; ndr]”.  

Pertanto (seguiamo ancora le parole del sottosegretario): 

1)“risulta di fatto ancora confermata la disponibilità del contributo, ma non il mantenimento nello specifico di tale assegnazione a quell'opera, stante, come detto, il mancato completamento dell’iter”. 

2) “la provincia di  Milano, il 15 luglio del 2014, ha comunicato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti il mancato perfezionamento dell'accordo a livello locale per la conferma del cofinanziamento necessario alla realizzazione dell'opera in questione; 

3) “I competenti uffici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, conseguentemente, il successivo 22 luglio, nel prendere atto di tale stato di fatto e nelle more di successive valutazioni, hanno comunicato la sospensione dell'istruttoria sul progetto”; 

4) “rammentando, comunque, alla provincia di Milano, in caso di perfezionamento di provvedimenti necessari alla ripresa dell'istruttoria stessa, la necessità di completamento della documentazione progettuale per gli aspetti economici, come già sollecitato in precedenza”; 

5) “faccio presente che la provincia di Milano, nel frattempo decaduta per assorbimento nell'area metropolitana di Milano, pur avendo presentato il progetto definitivo nei termini previsti dalla legislazione vigente – progetto attualmente, comunque, in fase di istruttoria –, non ha ancora completato la documentazione progettuale” ;

6) “faccio altresì presente che, anche a seguito di conferma dei finanziamenti statali, rimane in capo ai soggetti territorialmente competenti l'individuazione del soggetto attuatore, in sostituzione della provincia di Milano, e delle fonti finanziarie per il cofinanziamento dell'opera, fonti aggiuntive a quelle stanziate nella misura del 60 per cento dallo Stato, a valere sulla citata delibera CIPE 91 del 2011”; 

7) “per quanto detto ed in ottemperanza proprio ai criteri che governano le leggi di finanziamento del settore delle infrastrutture e dei trasporti, ritengo di sottolineare come gli sforzi del Governo vadano nella direzione di concentrare le risorse disponibili su progetti effettivamente cantierabili, come peraltro previsto nel recente decreto-legge n. 133 cosiddetto «sblocca Italia”. 

Ahinoi! I progetti di EXPO 2015 non solo sono "cantierabili", ma addiritura stanno per essere completati; invece il progetto della pseudo metrotramvia Milano-Limbiate (ma solo fino al deposito di Varedo), cominciato già dieci anni fa, nonostante gli interventi di quell'assessore di Limbiate che imita, nell'aspetto e nei modi, due dei tre personaggi del primo capitolo dei Promessi Sposi, non solo è ben lungi dall'essere "cantierabile", ma nemmeno si sa quale ente lo potrebbe attuare.

[1] http://www.governo.it/Presidenza/Comunicati/dettaglio.asp?d=77930 

[2] http://www.programmazioneeconomica.gov.it/wp-content/uploads/2015/02/esito-20-FEBBRAIO-FINALE.pdf 

[3] http://www.ansa.it/canale_expo2015/notizie/news/2015/02/20/ok-dal-cipe-a-60-milioni-per-expo_64fc45d3-6ccd-4876-957a-bfb186b1c825.html 

[4] http://ricciardiblog.blogspot.it/2015/02/fine-della-bufala-della-pseudo.html 

[5]http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0317&tipo=stenografico#sed0317.stenografico.tit00020.sub00010 

[6] http://iltirreno.gelocal.it/livorno/foto-e-video/2013/08/29/fotogalleria/capalbio-l-on-eleonora-cimbro-a-cavallo-1.7653584#2 

[7] http://rho.milanotoday.it/bollate/polemica-eleonora-cimbro-lotta-parrucchiere-camera.html


venerdì 13 febbraio 2015

Fine della bufala della pseudo-metrotramvia: (in realtà) mai finanziata, prioritaria per finta, fra poco sarà “revocata”





 

Come ho fatto notare più volte (v. ai link in fondo), quella che la propaganda più smaccata continua a chiamare “metrotramvia” Milano-Limbiate ma in realtà è solo una tranvia extraurbana (come correttamente è sempre stata definita dal CIPE), non è mai stata realmente finanziata, ma solo inserita, senza alcuna priorità, in un elenco di opere finanziabili. Se gli ormai famigerati 60 milioni fossero stati davvero assegnati al progetto, il ministro Lupi non potrebbe annunciarne la “revoca” che, sempre secondo il ministro, il CIPE si accinge a deliberare. Questa “revoca” è possibile, invece, come ormai ammette anche quell’assessore limbiatese al quale si attaglia solo metà della definizione che Aristotele dà dell’uomo nel suo trattato sulla Politica, perché il progetto non è “cantierabile”, vale a dire che è ancora lungi dall’essere definitivo, né si può pensare, quindi, di indire una gara d’appalto (condizioni indispensabili per poter ottenere la parte del finanziamento di competenza dello stato). Anzi, addirittura la Provincia di Milano ha rimesso al Ministero delle Infrastrutture il progetto, ancora incompleto.

Circa un anno fa, il discutibile personaggio di cui sopra era solo sub-assessore, ma millantava di essere riuscito, insieme ad una folla di deputati-peones del suo partito (il PD; e quasi tutti, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, erano e sono abusivi), a scongiurare un ennesimo “scippo" (!!), una reiterata “distrazione di fondi” (!!!) organizzata... da suoi compagni di partito. Questi peones, adusi alle più raffinate arti magiche e "capitanati" (espressione del discutibile personaggio) da un’aspirante cavallerizza (che sta sul cavallo come se fosse su un pedalò), avevano inserito nel testo della legge finanziaria 2014 “cinque semplici paroline”, in virtù delle quali i finanziamenti, “revocati” da opere sul sistema metropolitano non ancora affidate con apposito bando di gara, sarebbero stati assegnati "con priorità per la metrotramvia di Milano-Limbiate e per quelle di Padova e di Venezia”.

Era facile prevedere che si trattava solo di parole che, almeno per la Milano-Limbiate, sarebbero rimaste prive di effetti. Innanzitutto, perché l’istituto della revoca dei finanziamenti (previsto dall’articolo 32, commi da 2 a 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111), esiste giusto per garantire che i fondi mano a mano disponibili siano assegnati alle opere che effettivamente possono essere messe in cantiere; la “Milano-Limbiate”, invece, non era (e non è) ancora arrivata allo stadio del progetto definitivo (!), e quindi inevitabilmente sarebbe stata sopravanzata da altre opere che potevano immediatamente essere appaltate (fra le quali alcune linee delle metrotramvie di Padova e di Venezia). Ma soprattutto, perché quando un’opera viene definita “finanziabile” non significa che i denari siano disponibili e assegnabili (v. Testo delibera CIPE n. 91/2011 e Testo delibera n. 25/2013).

Infatti, poiché in realtà di finanziamenti disponibili (e quindi revocabili) non ve n’erano affatto, il comma 88 della L. 27-12-2013 non è mai stato attuato: il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non ha mai indicato gli interventi da revocare ed il CIPE non ha mai individuato con “apposita delibera”, come avrebbe dovuto fare entro il 30 gennaio 2014, gli interventi da revocare, e meno che meno ha finalizzato “risorse rivenienti dalle revoche” alla linea tramviaria interurbana Milano-Limbiate.

Il personaggio di cui sopra, in tutto il tempo trascorso dall’approvazione della legge finanziaria 2014, ha certamente “molto lavorato” (come sistematicamente ci comunica di fare, anche a proposito di normali atti fisiologici) per diventare (finalmente!) assessore a tutti gli effetti (e per agghindarsi e acconciarsi come uno sgherro da angiporto), ma nulla ha fatto per convincere (magari facendosi aiutare dall’aspirante cavallerizza) il governo guidato dal suo partito a mettere in atto la magia delle “cinque semplici paroline”. (In realtà lo sventurato nulla avrebbe potuto fare, contando egli meno del due di picche). E due giorni dopo l'annuncio che, ancora una volta, egli aveva rimesso in moto l’intero sistema orbitale dell’universo, si ritrova a prendere in quel luogo che in romanesco è denominato metaforicamente “saccoccia” l'annuncio del ministro Lupi, il quale deve cancellare alcune opere rimaste sempre sulla carta, fra le quali la Milano-Limbiate, per poter fare l’operazione puramente scritturale necessaria per assegnare ad EXPO 2015 i 60 milioni mai stanziati dalla Provincia di Milano, promotrice di un progetto tanto faraonico che mai potrà essere finanziato. Dall'assessore ai trasporti (un già boia-chi-molla) della Provincia (governata dal peggior centro-destra) il nostro, che dice di aver tanto studiato per imparare a fare politica, con molto gaudio si è sempre fatto gabbare.  

Come ebbe a dire molti anni fa Giuseppe Saragat, certe volte il destino è cinico e baro.



domenica 1 febbraio 2015

Non ci uniamo al ‘Te deum’


Marco Revelli - L’Altra Europa con Tsipras



Non ci uniamo al 'Te deum' prevalente in queste ore che seguono la quarta votazione in Parlamento. Non perché la persona di chi è stato eletto non abbia una propria dignità. Ma per almeno due ragioni politiche per noi dirimenti.


In primo luogo perché dal punto di vista della subalternità o dell'autonomia rispetto all'Europa della Troika - che è la vera partita importante in questo delicatissimo momento - Mattarella non garantisce nulla. Non è certo una scelta di rottura rispetto alla pessima deriva precedente in cui i massimi vertici del nostro Paese sono stati fedeli esecutori delle direttive provenienti da Francoforte e da Berlino, con i guasti sociali e con il deficit di democrazia che sono sotto gli occhi di tutti.

In secondo luogo perché per quanto riguarda la questione decisiva per il nostro assetto istituzionale, e cioè la restaurazione dell'ordine costituzionale o la sua manomissione, il metodo con cui si è giunti a questo esito conferma la tendenza alla sottomissione del Parlamento da parte del Capo del Governo, secondo una logica di personalizzazione e di verticalizzazione della vita istituzionale nelle mani di Renzi che abbiamo da tempo denunciato: in questi giorni abbiamo assistito al fatto inaudito - in una democrazia parlamentare - di un Presidente del Consiglio che ha prima gestito le consultazioni sull'elezione del Capo dello Stato, poi formulato la propria candidatura (da prendere o lasciare) al proprio partito e agli alleati di governo, usurpando una prerogativa che appartiene al Parlamento, nelle singole persone dei suoi membri.

La scelta del Presidente spetta infatti, in solido, ai parlamentari come singoli - neppure come appartenenti a un partito, altrimenti non si spiegherebbe il voto rigorosamente segreto per dettato costituzionale. Ha fatto lui il mazzo e dato le carte, a conferma della mutazione regressiva del nostro assetto costituzionale (e a prescindere dalla presentabilità della figura risultata eletta).

Nel coro diffuso di violinisti del principe, noi queste cose dovremmo dirle con chiarezza, contrapponendo i giochi da corte rinascimentale di Roma-Bisanzio, alla linearità democratica di Atene, dove a meno di una settimana dal voto un ministro arrivato all'incontro in motocicletta le "canta chiare" al messaggero della Troika in nome del proprio popolo e del mandato ricevuto

Marco Revelli - L’Altra Europa con Tsipras


mercoledì 14 gennaio 2015

I 3,9 miliardi che gli immigrati danno all’economia italiana



Mentre forze politiche come la Lega Nord chiedono la chiusura delle frontiere e alcune periferie delle città italiane scendono in piazza per allontanare i migranti, le cifre delle entrate e della spesa pubblica dimostrano che in realtà gli stranieri "regalano" all'Italia quasi 4 miliardi di euro. Cioè non costano, anzi, rendono.


"Ha ragione papa Francesco: gli immigrati sono una ricchezza. Lo dicono i numeri. Fatti i conti costi-benefici, spiega un dossier della fondazione Moressa, noi italiani ci guadagniamo 3,9 miliardi l’anno. E la crisi, senza i nuovi arrivati che hanno fondato quasi mezzo milione di aziende, sarebbe ancora più dura". Inizia così un articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dove vengono analizzati i reali costi della presenza degli stranieri in Italia.

martedì 30 dicembre 2014

Diritto d’asilo*




Presto o tardi il diritto d’asilo per i rifugiati politici verrà soppresso nella pratica. Esso è inadeguato al presente. Quando l’ideologia borghese prendeva ancora sul serio la libertà e l’uguaglianza e lo sviluppo illimitato di tutti gli individui si presentava ancora come scopo della politica, anche l’esule politico poteva ancora essere considerato intoccabile. Il moderno diritto d’asilo rientrava nella lotta del terzo stato contro l’assolutismo, esso era fondato sulla solidarietà della borghesia nell’Europa occidentale e negli stati arretrati. Oggi che il capitale concentrato in poche mani è effettivamente diviso al suo interno, ma è diventato potenza mondiale solidale e reazionaria contro il proletariato, il diritto d’asilo si fa sempre più fastidioso. Esso è superato. Nella misura in cui le frontiere politiche dell’Europa non corrispondono proprio alle differenze di interessi di gruppi economici avversari comprendenti più nazioni, esse fungono quasi unicamente come generale strumento di dominio ideologico e come strumento propagandistico dell’industria bellica. Il diritto d’asilo scomparirà al cospetto degli interessi comuni della classe capitalistica (…) Ma chi ha osato levar la mano contro il mostro che è il capitale dei trust, in futuro non avrà pace e non riuscirà a sottrarsi alle grinfie del potere.  

* Max  Horkheimer (1895-1973), Crepuscolo. Appunti presi in Germania 1926-1931, Einaudi, Torino 1977, p. 91



sabato 7 giugno 2014

Barbara Spinelli: “Accetto l’elezione al Parlamento europeo”






Cari tutti, cari elet­tori, cari can­di­dati e garanti della Lista “L’Altra Europa con Tsipras”,

ho molto medi­tato quel che dovevo fare, in con­si­de­ra­zione della domanda sem­pre più insi­stente che veniva dagli elet­tori e da un gran numero di can­di­dati, e ritorno sulle mie deci­sioni: accet­terò l’elezione al Par­la­mento euro­peo, dove andrò nel gruppo GUE-Sinistra Euro­pea, ripro­met­ten­domi di garan­tire la fedeltà al primo mani­fe­sto della Lista ita­liana «L’Altra Europa con Tsi­pras» e ai 10 punti di pro­gramma che abbiamo pro­po­sto agli elet­tori. Sin dalla con­fe­renza stampa del 26 mag­gio avevo lasciato in sospeso la mia deci­sione: e non solo per­ché sor­presa dalla quan­tità di pre­fe­renze ma anche in con­si­de­ra­zione del fatto che la situa­zione politico-elettorale stava pre­ci­pi­to­sa­mente cambiando.

La linea mae­stra alla quale intendo atte­nermi è di ope­rare nel Par­la­mento euro­peo –  e anche nella comu­ni­ca­zione scritta, come rap­pre­sen­tante degli elet­tori euro­pei – per una poli­tica di lotta vera all’ideologia dell’austerità e della cosid­detta «pre­ca­rietà espan­siva», alla cor­ru­zione e alle minacce mafiose in Ita­lia; per i diritti dei cit­ta­dini; per la rea­liz­za­zione di un’Europa fede­rale dotata di poteri auten­tici e demo­cra­tici: quell’Europa che sinora, gestita dai soli governi in un mici­diale equi­li­brio di forze tra potenti e impo­tenti, è man­cata ai suoi com­piti. Il Par­la­mento in cui intendo entrare dovrà, su spinta della nostra Lista e delle pres­sioni che essa eser­ci­terà in Europa e in Ita­lia, essere costi­tuente. Dovrà lot­tare acca­ni­ta­mente con­tro lo svuo­ta­mento delle demo­cra­zie e delle nostre Costi­tu­zioni, a comin­ciare da quelle ita­liane e dal vuoto demo­cra­tico che si è creato in un’Unione che non merita, oggi, il nome che ha.

Mi ha con­vinto a cam­biare opi­nione anche la let­tera di Ale­xis Tsi­pras. La domanda che mi rivolge di accet­tare il risul­tato delle ele­zioni è per me deci­siva e – ne sono certa – lo sarà per la Lista nel suo com­plesso. Alle innu­me­re­voli sol­le­ci­ta­zioni rice­vute dall’interno (garanti, elet­tori, comi­tati, can­di­dati) si aggiun­gono infine sol­le­ci­ta­zioni dall’esterno (depu­tati del GUE e non solo).

So che molti sono delusi: il pro­po­sito espresso all’inizio di non andare al Par­la­mento euro­peo sarebbe disat­teso, e que­sto equi­var­rebbe a una sorta di tra­di­mento. Non sento tut­ta­via di aver tra­dito una pro­messa. I patti si per­fe­zio­nano per volontà di almeno due parti e gli elet­tori il patto non l’hanno accet­tato, accor­dan­domi oltre 78.000 pre­fe­renze. Mi sono resa conto, il giorno in cui abbiamo cono­sciuto i risul­tati, che sono vera­mente molti coloro che mi hanno scelto nep­pure sapendo quel che avevo annun­ciato: anche loro si sen­ti­reb­bero tra­diti se non tenessi conto della loro volontà. Inol­tre, come garante della Lista, ho il dovere di pro­teg­gerla: le logi­che di parte non pos­sono com­pro­met­terne la natura ori­gi­na­ria. Pro­prio le divi­sioni iden­ti­ta­rie che si sono create sul mio nome mi indu­cono a pen­sare che la mia pre­senza a Bru­xel­les garan­ti­rebbe al meglio la voca­zione, che va asso­lu­ta­mente sal­va­guar­data, del pro­getto – inclu­sivo, sopra le parti – che si sta costruendo.

Per quanto riguarda la scelta che sono chia­mata uffi­cial­mente a com­piere, annun­cio che essa sarà in favore del Col­le­gio Cen­tro: è il mio col­le­gio natu­rale, la mia città è Roma. È qui che ho rice­vuto il mag­gior numero di voti. A Sud non ero capo­li­sta ma seconda dopo Ermanno Rea, e da molti ver­rei per­ce­pita come «para­ca­du­tata» dall’alto. Mi assumo l’intera respon­sa­bi­lità di quest’opzione, che mi pare la più giu­sta, nella piena con­sa­pe­vo­lezza dei prezzi e dei sacri­fici che essa comporterà.

La mia più grande gra­ti­tu­dine va a Marco Fur­faro per la gene­ro­sità che ha messo nella cam­pa­gna e che spero dedi­cherà ancora all’avventura Tsi­pras. Sono certa che i tanti elet­tori di SEL, bat­tu­tisi con forza per la nostra Lista, appro­ve­ranno e comun­que accet­te­ranno una scelta che è stata molto sof­ferta, visti i costi che saranno sop­por­tati dal can­di­dato del Cen­tro desi­gnato come il primo dei non eletti. Conto non solo sulla loro fedeltà alla Lista ma sulla loro par­te­ci­pa­zione immu­tata al pro­getto ini­ziale, che ha come pro­spet­tiva un’aggregazione di forze (di sini­stra, di delusi dalla pre­sente demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­tiva, di emi­grati nell’astensione) alter­na­tiva all’odierno centro-sinistra e alle grandi intese.

Augu­rando a tutti voi e noi il pro­se­gui­mento di una bat­ta­glia uni­ta­ria e inclu­siva al mas­simo, vi saluto con grande affetto e gratitudine.

venerdì 30 maggio 2014

Modesto risultato elettorale del centrosinistra reale di Limbiate






Il primo dato che deve essere valutato, fra quelli registrati a Limbiate nelle elezioni per il parlamento europeo, è l’ulteriore impressionante crescita del numero di coloro che si sono astenuti dal voto, divenuti ormai una massa enorme. Rispetto alle elezioni politiche del 2013, gli elettori astenuti sono passati dal 24,18 al 42,18%!

La responsabilità dell’aumento di altri 18 punti percentuali degli astenuti va ascritta interamente alle forze che in ambito comunale esercitano una devastante egemonia politica, vale a dire a tutti i gruppi del centrosinistra locale, che in realtà nulla ha da spartire con lo spirito e il programma riformatore delle esperienze di cinquant’anni fa (solo per il nome quelle esperienze sono antesignane di ciò che oggi si chiama “centrosinistra”). Il centrosinistra di Limbiate invece ha vinto le elezioni del 2011, e nei fatti governa, con l’appoggio e mettendosi al servizio degli interessi immobiliari di una parte del centro-destra che ha governato dal 2001 al 2011, vale a dire di quell’accozzaglia di cucinieri della politica di paese che è riuscita ad eleggere un consigliere-polpettone che sarebbe incompatibile – checché ne dicano l’azzeccagarbugli comunale e gli ignavi consiglieri, di maggioranza e di minoranza, che da colei si fanno plagiare.

Questo centro-destra-sinistra ha governato negli ultimi tre anni percorrendo un solco aperto già dalla giunta Fortunati (1997-2001) e proseguito nei dieci anni successivi dalla giunta Romeo. La crescita dell’astensionismo fino ad un livello che lascia sgomenti è spiegata dal senso di annichilimento che invade i cittadini che assistono inermi alla distruzione dei servizi pubblici (in particolare dei servizi connessi con i cicli scolastici obbligatori), alla devastazione del territorio, agli enormi privilegi concessi alla rendita fondiaria, alle scandalose prebende elargite agli alti livelli della burocrazia comunale, alle politiche antisociali attuate indefessamente da tutte le giunte comunali che si sono susseguite dal 1997 ad oggi. Nell’assenza di una qualsiasi forma di organizzazione della protesta sociale, che il gruppetto di inetti che abusa delle parole “Sinistra” e “Partecipazione” non solo non organizza (poiché nemmeno riesce ad immaginare di poter svolgere un ruolo che sia diverso da quello di maggiordomo del PD), ma anzi, se forme di auto-organizzazione sociale si manifestano, sistematicamente le distrugge, in questo deserto chi non si è recato alle urne ha manifestato in questo modo non solo un rigetto netto della politica del governo nazionale, che mette in atto pedissequamente le direttive di austerità imposte dalla Trojka europea – vale a dire soprattutto i tagli della spesa pubblica - ma anche un chiaro ed  inappellabile giudizio negativo sulla politica del centrosinistra locale guidato autoritariamente dal PD.

Il "successo mai visto" (è questa la formula auto-apologetica usata in questi giorni dello stato maggiore renziano) del PD anche qui a Limbiate, con l’aumento dei voti da 4.974 (elezioni politiche 2013) a 5.960, e della percentuale da 25,89 a 39,97, va dunque valutato innanzitutto nel quadro della desertificazione sociale e politica che l’enorme astensione dal voto rende ancor più visibile, e soprattutto tenendo conto che i voti in più ottenuti dal PD in grandissima parte sono quelli riversati dal “centro”, che anche qui a Limbiate si è auto-azzerato: infatti la lista montiana Scelta Europea, che un anno fa con l'UDC (168 voti) e Futuro e libertà (40 voti) aveva ottenuto 1.689 voti (8,79%), in queste elezioni ha ottenuto solo 79 voti (0,52%!). Per una parte notevolmente minore i voti in più dati al PD sono venuti anche da quella parte dall’area SEL-PRC-PdCI che non ha votato per la Lista Tsipras su indicazione di alcuni personaggi locali, ridottisi ormai da anni al ruolo di oppositori di sua maestà il PD. Costoro, sin dalla sua formazione, non hanno fatto nulla per rendere visibile la lista e, anzi, non si sono vergognati di mettere in atto forme di mal dissimulato boicottaggio.

I voti reali del centrosinistra sono scesi da 7.187 (37,41%), ottenuti nel 2013, a 6.039, che solo grazie all'enorme astensionismo corrispondono al 40,49%. E quindi, l'aumento di 3,08 punti percentuali, se considerato come misura della crescita del consenso di tutta l’area politica del centrosinistra, non è esattamente un risultato "mai visto". Nell’ambito del centrosinistra, l’unico dato che potrebbe essere registrato come "mai visto" (ed anzi stupefacente) è la disponibilità degli alleati del PD a farsi fagocitare da questo partito. Invece, ribadiamo, per quanto riguarda la misura del consenso di tutta l'area (che comunque rimane eterogenea) che sostiene le politiche neoliberiste del centrosinistra sotto la ”mai vista” egemonia del PD, il risultato ottenuto è  modesto: 6.039 voti sono solo il 22,63% degli iscritti nelle liste elettorali (26.692).

Tanto più che l’area del centro-destra non arretra affatto e si attesta al 32,55%, con un leggero aumento di 0,24 punti rispetto al 2013. Infatti, se Forza Italia (già PDL) scende dal 23,30 al 17,45%, il Nuovo Centro Destra con l’UDC registra il 2,74%, la Lega Nord addirittura aumenta leggermente i suoi voti (da 1.442 a 1.474), nonostante i 18 punti percentuali in più di astenuti, e passa dal 7,51 al 9,98%, mentre un risultato analogo,  ma con numeri proporzionali alle dimensioni del partito, registra la sigla Fratelli d’Italia: da 203 a 371 voti e da 1,06 a 2,48% .

Un risultato clamoroso, invece, è il crollo del Movimento 5 Stelle, che scende da 4.952 voti (quasi il primo partito!) nelle politiche del 2013, a 3.361 nel 2014: 1.591 voti in meno (-3,24 punti percentuali!), solo in parte, come dimostrano i numeri, ceduti al PD e alla Lega, e per il resto rifluiti fra gli astenuti. Ed è un risultato clamoroso non solo per la misura indicata dai numeri, ma soprattutto se si considera l'ossessivamente millantato iper-partecipazionismo di questo movimento. La perdita, nel giro di un solo anno, di quasi un terzo dei voti dimostra che in ambito locale non si può vivere di rendita sul personaggio perennemente sbraitante e politicamente ondivago del comico genovese (che come comunicatore politico da tempo, ormai, mostra tutti i suoi limiti). Può anche avvenire che gli elettori con i loro voti mettano un "partito" quasi al primo posto, ma il solo patrimonio dei segni tracciati su un simbolo non dà affatto, a chi lo riceve, la capacità di agire politicamente. Durante un intero anno, infatti, il M5S, presto scisso in due gruppi, pur potendo contare sull'enorme consenso espresso dai voti, si è distinto solo per la totale incapacità di mettere in atto una forma qualsiasi di intervento politico su uno qualsiasi dei problemi locali.

Infine, c’è il risultato di “L’Altra Europa con Tsipras”. È un risultato percentualmente modesto, che si registra insieme all’ulteriore perdita di centinaia di voti di un’area comprendente l’elettorato di SEL, PRC e PdCI, che scende da 856 voti (4,45%) ottenuti nel 2013 (somma dei voti di Rivoluzione Civile-Ingroia, che comprendeva PRC e PdCI, e di SEL), a 415 voti nel 2014 (Lista Tsipras, alla quale partecipano SEL e il PRC), pari al 2,78% (-1,67%). Il calo elettorale di quest'area è costante e sempre consistente: ad ogni elezione, non importa per quale assemblea si svolga, perde da 300 a 500 voti. Sono risultati che si spiegano con la scelta, da lunghi anni attuata dai tre o quattro personaggi che detengono la proprietà (è proprio il caso di dire) dei simboli e delle sigle appena nominate (e che ne costituiscono il solo "corpo vivo") di non essere politicamente autonomi dal PDS-DS-PD, del quale da lunga pezza hanno introiettato lo pseudo-principio della “governabilità” (fino al recente voto, numericamente non indispensabile, espresso dall’eterogeneo gruppo di quattro consiglieri che abusano delle parole "Sinistra" e "Partecipazione", a favore dell’adozione di un PGT che moltiplica il consumo del territorio al quale si era dedicato per dieci anni il centro-destra).

Questo risultato si spiega, inoltre, con la partecipazione alla Lista Tsipras accettata (non è un mistero per nessuno) obtorto collo da una parte di SEL, nonostante la partecipazione sia stata sancita da un voto congressuale. Il PdCI, invece, non è stato accettato nella lista, poiché aveva posto come condizione per il suo sostegno  l'inserimento di suoi candidati scelti dalla direzione del partito e non dalla base dei comitati, gruppi e associazioni locali. Il PRC ormai da anni è solo una sottomarca usata dai tre-quattro personaggi di cui sopra per ottenere un po’ di voti. E quindi: il consigliere (e da decenni unico aderente visibile a Limbiate) del PdCI ha apertamente invitato a votare per il Movimento 5 Stelle (e visti i risultati, è stata davvero una scelta all'altezza della fama di politico consumato che il personaggio si attribuisce!), mentre SEL non ha fatto, in realtà, alcuna campagna elettorale, a parte due-tre banchetti pro-forma per raccogliere firme per la lista e l’affissione – abusiva secondo le norme interne - di alcuni manifesti con il faccione di un suo candidato. (Peraltro questo candidato, che nella sua propaganda si serviva di un frasario indistinguibile da quello del PD, è risultato, per l’ennesima volta, non eletto). Anche il simbolo della lista è apparso non più di due-tre volte, in due mesi, sui siti web di costoro.

Ottenuto in queste condizioni, il 2,78% della Lista Tsipras è tuttavia politicamente significativo e premia gli sforzi di chi invece si è impegnato per l’intera campagna elettorale, anche in ambito provinciale, e di coloro che, al contrario di chi seminava scetticismo e sfiducia, hanno partecipato all’incontro con i candidati operai, ai volantinaggi nei mercati e di fronte alle fabbriche, alla presentazione del libro “Tsipras chi?” e sono pronti a cominciare a mettere in atto la promessa-invito dei garanti della lista: “Non ci fermeremo qui”.
   

mercoledì 28 maggio 2014

Il ringraziamento dei garanti: "Non ci fermeremo qui"



Barbara Spinelli, Luciano Gallino, Marco Revelli, Argiris Panagopoulos, Guido Viale

I garanti della lista L’altra Europa con Tsipras, giunti alla conclusione di questa difficile ma entusiasmante campagna elettorale, rivolgono un caldo, affettuoso e sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno creduto in questa impresa apparentemente impossibile e che hanno reso possibile il piccolo miracolo di questo risultato (unico, ma importante, segno di luce in un quadro generale preoccupante).

In particolare ringraziamo, oltre naturalmente agli elettori che non si sono lasciati intimidire dal fuoco mediatico ostile, tutti i firmatari dell’Appello, da cui tutto è incominciato. Quanti raccogliendo le firme e sottoscrivendo le liste hanno permesso di superare gli ostacoli posti da una legge elettorale iniqua e incostituzionale. I Candidati, che scegliendo di esporsi in prima persona e di dedicare il proprio impegno straordinario nelle Circoscrizioni ci hanno permesso di esistere e di parlare agli elettori. Chi ha offerto il proprio lavoro volontario, a tutti i livelli, e chi ha contribuito con le proprie donazioni a raccogliere le risorse finanziarie necessarie per una campagna elettorale condotta in francescana povertà. 

A tutti quanti noi vogliamo garantire che non ci fermeremo qui. Che il percorso continua, oltre la conclusione di queste elezioni europee, dando continuità all’impegno di quanti hanno partecipato al progetto con spirito unitario, con la ferma determinazione a renderlo una pratica permanente.

La lista L’altra Europa con Tsipras, nelle diverse fasi che ha attraversato, dalla formulazione e sottoscrizione del progetto alla raccolta e alla selezione delle candidature, dalla raccolta delle firme alla campagna elettorale vera e propria, è stata per molti di noi un laboratorio straordinario per sperimentare un modo nuovo di “fare politica”, aperto e non di parte, a contatto diretto con un pubblico esigente e in parte anche diffidente, perché troppe volte deluso da esperienze nate o proseguite malamente in passato, in un contesto nazionale difficile, dominato da una politica-spettacolo e da un sistema dell’informazione morbosi e oppressivi.

Non sono mancati neanche questa volta – come negarlo? – errori, incomprensioni, tentazioni autoreferenziali e personalistiche, com’è forse naturale che succeda in tutti i tentativi di mettere insieme persone, punti di vista, culture, e strutture organizzate che si parlano tra loro poco e male da molto tempo. Ma su tutto ha prevalso lo spirito unitario che anima le imprese che mettono in gioco i tratti più profondi della propria esistenza, come ci insegna l’impegno di “partire insieme e tornare insieme” che per tanti anni ha dato forza e spessore umano e politico a una delle esperienze più importanti che hanno ispirato la nostra lista: quella del movimento NoTav della valle di Susa.

Per questo invitiamo tutte le compagne e i compagni, tutte le amiche e gli amici, tutti coloro che hanno sostenuto la lista L’altra Europa con Tsipras, a mantenere invariato l’impegno che li ha caratterizzati in questi mesi anche nel tempo a venire. In pochi anni Syriza, il partito guidato dall’uomo il cui nome noi abbiamo voluto iscrivere nel nostro logo, è passato da una situazione di divisione e di litigiosità a una pratica e una struttura unitaria pur nella diversità delle sue componenti; e da un risultato elettorale di pochi punti percentuali a essere il primo partito della Grecia. Lo ha fatto mantenendo, come abbiamo fatto e continueremo a fare anche noi, una posizione di intransigente opposizione nei confronti dei memorandum della Trojka, delle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea, dei partiti che le sostengono, senza mai cedere ai facili richiami di un anti europeismo demagogico e senza prospettive a cui fanno ricorso forze che lo concepiscono solo come facile accesso a un bottino elettorale che non fa che trascinarli verso politiche isolazioniste, nazionaliste, razziste, e verso il pericolo di trasformare le guerre commerciali in fratture politiche e guerre guerreggiate, come i casi non lontani della Bosnia e dell’Ukraina non devono cessare di ricordarci.

Per questo invitiamo tutti i comitati della lista L’altra Europa con Tsipras a riconvocarsi a più presto, per dar vita a forme di collaborazione unitarie e non escludenti che permettano a tutti di continuare nell’impegno e nelle attività intraprese. Noi saremo con voi insieme a tutti coloro che ci hanno aiutato in questi mesi anche senza aderire formalmente al nostro progetto.

Vi proponiamo fin d’ora due temi su cui impegnarsi nei prossimi mesi. Una serie di attività di auto formazione sui temi delle istituzioni e delle politiche europee, per mantenere un rapporto e un contatto diretto con i nostri parlamentari a Strasburgo, in modo che possano sempre sentirsi parte di un collettivo compatto. E la messa a punto di una serie di proposte per affrontare i principali problemi del territorio, in modo che l’obiettivo di un vasto programma di tante piccole opere per creare milioni di posti di lavoro, che sta al centro del nostro impegno, trovi la propria necessaria articolazione in sede locale e in forme partecipate.

Roma, 27.05.2014

giovedì 22 maggio 2014

Andiamo a votare per "L'Altra Europa con Tsipras"!






 

Abbiamo ancora quattro giorni prima di un voto che può cambiare davvero la nostra politica e – come dice sempre Alexis Tsipras – “le nostre vite”.

Dobbiamo quindi usare tutte le nostre forze, tutta la nostra voce, tutta la nostra intelligenza in quest'ultimo sforzo straordinario per distruggere il muro di silenzio che ci hanno costruito intorno.

La straordinaria piazza di Bologna con Alexis Tsipras e la grande partecipazione alle iniziative di Torino e Milano ci hanno confermato ancora una volta che il nostro è l'unico voto utile: la nostra non è solo un'idea – come se un'idea fosse poco – ma siamo soprattutto un corpo, delle persone, siamo una realtà viva e ben presente nella società italiana. Noi siamo la risposta che cerca questo Paese, siamo la Sinistra che manca ormai da troppi anni in Italia.

Dobbiamo dirlo senza paura e con tutti gli strumenti disponibili. Dobbiamo parlare con i nostri amici, con i vicini di casa, a coloro che cercano una Sinistra che non è rappresentata dal Partito Democratico. Telefoniamo, mandiamo sms, mail, usiamo gli adesivi, indossiamo le nostre bellissime spillette, mostriamo le nostre bandiere. Registriamo, ove possibile, le dichiarazioni di voto e diffondiamole sulla rete.
Dobbiamo prendere la parola ad ogni incontro pubblico e sui social network. Non dobbiamo trascurare nessuno spazio in cui si esprime la vita delle persone affinché sappiano che noi ci siamo, siamo reali, siamo il voto che cercavano.

Gli esperti dicono che a fare la differenza saranno in buona misura gli incerti, quelli che decidono all'ultimo minuto (addirittura si parla di percentuali a due cifre): dicono, gli esperti, che è proprio questo il momento in cui noi possiamo trarre vantaggio sugli altri, soprattutto per quanto riguarda il vecchio elettorato del Pd, incerto tra astensione e voto a Grillo.

Sono loro quelli da convincere e non dobbiamo essere timidi del farlo: facciamo sapere a tutti chi siamo. Diciamo che siamo l'unico voto veramente utile per cambiare l'Europa, per averne una più giusta, più equa, che metta #primalepersone e dopo, molto dopo, le banche e gli interessi delle multinazionali.

Riempiamo le piazze, come ha fatto Tsipras in Grecia: sono le ultime 72 ore, quelle in cui ci saranno le varie chiusure della campagna elettorale, e sono le più importanti.

Infine, un grazie a voi e alla vostra generosità: in 15 giorni abbiamo raccolto 60mila euro. Un risultato straordinario ma che sicuramente non basta: ci siamo dati come obiettivo 150mila euro. Sappiamo che molti di voi stanno raccogliendo e inviando contributi in queste ultime ore. Sono fondamentali.

La lista L’Altra Europa con Tsipras non ha santi in paradiso: solo l’impegno volontario e gratuito di migliaia di sostenitori che si stanno dedicando con tutta la passione e la forza delle idee per raggiungere l’importante risultato di avere rappresentanti di sinistra al parlamento europeo. Ti chiediamo, quindi, un piccolo aiuto economico che puoi fare con due semplici mosse:


Puoi donare con Paypal
 
Inviaci un bonifico
contocorrente intestato "altra europa con Tsipras"  IT34V0501803200000000170078

conto corrente intestato a "verso lista tsipras" iban IT34V0501803200000000170078

#iovotoTsipras
Diciamo forte #iovotoTsipras, facciamolo sapere a tutti aggiungendo il logo della lista al vostro avatar su Twitter e Facebook

#iofacciovotareTsipras

 
io faccio votare Tsipras: scarica e stampa i volantini dal sito. Distribuiscili ai tuoi amici, al lavoro, in palestra o metteli nella cassetta delle lettere dei tuoi vicini.

Inoltra questa email a tutti i tuoi contatti.

Tutti insieme ce la facciamo!


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lunedì 5 maggio 2014

"Tsipras chi?" a Limbiate


Per una campagna elettorale non di sola propaganda



“Der Spiegel” l’ha definito “il nemico numero uno dell’Europa”, ma lui si sente nemico solo della finanza e dei poteri forti e vuole un’Europa sociale e solidale. Alexis Tsipras, classe 1974, incarna la più concreta alternativa europea alle politiche d’austerity imposte dalla trojka. E dopo aver trasformato le varie aree neo e post-comuniste greche in un unico soggetto, oggi guida Syriza (Synaspismós Rizospastikís Aristerás, Coalizione della Sinistra Radicale) che, secondo i sondaggi, è il primo partito greco. Syriza rappresenta ormai un laboratorio inedito per la sinistra radicale in crisi in tutta Europa. La sua proposta, allo stesso tempo riformista e rivoluzionaria, sta accendendo in Italia l'interesse di chi vuole ricostruire la sinistra. Suscitando anche i timori dei poteri forti di Bruxelles.


Sarà possibile acquistare copie del libro (Edizioni Alegre, Roma 2014, 128 pp., 12 €) a prezzo   scontato.

domenica 13 aprile 2014

L’Europa di Tsipras


Dimitri Deliolanes




Alexis Tsipras ha la stessa età di Matteo Renzi, 39 anni, ma probabilmente questa è l’unica cosa che li unisce. Renzi ha assunto, nel modo discutibile che tutti conosciamo, la presidenza del consiglio. Tsipras deve ancora aspettare le prossime elezioni politiche, che non tarderanno. Basti dire che agli inizi di febbraio le ultime misure di austerità sono state approvate in Parlamento con una maggioranza di 151 deputati su 300.

Anche nel caso, in cui dopo la sicura batosta delle elezioni europee, il premier di destra Antonis Samaras non voglia deporre le armi, ci saranno le elezioni presidenziali agli inizi del 2015. Ma difficilmente l’attuale governo riuscirà ad arrivarci. Intrappolato nella logica del buon allievo della Merkel, Samaras si sente accerchiato: i commissari della troika non gli concedono nulla, il suo elettorato sta fuggendo verso il voto di protesta per Alba Dorata e dentro il suo stesso partito è accusato di aver virato decisamente a destra: autoritarismo poliziesco, retorica da guerra fredda e l’assegnazione di importanti ministeri agli estremisti, come il ministro della Salute Adonis Georgiadis, ex deputato di estrema destra, editore di libelli antisemiti.

Neanche i suoi alleati del partito socialista PASOK di Evangelos Venizelos se la passano bene. Il successore di Papandreou ha condotto il partito verso una politica di appiattimento sulle posizioni del premier di Nuova Democrazia. Questo crollo del PASOK ha conseguenze dirette sulla crescita di SYRIZA. Tra il 2011 (caduta del governo Papandreou) e l’estate del 2012 (doppie elezioni nazionali) un nutrito gruppo di ex minstri, deputati ma soprattutto elettori del PASOK si sono spostati a sinistra. Qualcuno lo ha fatto individualmente. Altri, come le organizzazioni sindacali e quella giovanili, hanno aderito in gruppo. SYRIZA, per la sua stessa composizione, era pronta ad accoglierli.

Tsipras in effetti è il leader che meglio simbolizza la natura composita di questo partito, nato praticamente sotto la sua leadership: un punto di aggregazione che rompe la secolare tradizione al frazionamento della sinistra. I primi passi sono stati intrapresi nel 2001 per iniziativa della vecchia Coalizione della Sinistra del Progresso, il cui troncone principale era il vecchio Partito Comunista dell’Interno, di orientamento eurocomunista. Con SYRIZA la barra si è spostata decisamente a sinistra, dal momento che è riuscito ad aggregare non solo piccole formazioni extraparlamentari, ma anche consistenti forze uscite nel frattempo dal Partito Comunista (KKE). I comunisti avevano iniziato un percorso a ritroso che nell’ultimo congresso li ha condotti a rivalutare la figura di Stalin.

Alle elezioni del 2004 a capo della nuova formazione c’era l’ex europarlamentare Alekos Alavanos ma nel congresso del 2008 Alavanos si è messo da parte per lasciare il posto al giovane Alexis Tsipras, emerso nelle precedenti elezioni comunali. Alle elezioni del 2009 SYRIZA aveva ottenuto il 4,4% ma la profonda crisi ecnomica scoppiata subito dopo ha determinato il crollo del bipartitismo che aveva governato fino a quel momento. Anche se SYRIZA nel 2010 ha subito la scissione a destra della Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, è riuscito comunque a moltiplicare in modo impressionante le sue forze e nel giugno 2012 a raggiungere il 27%. [Sull'esperienza di Syriza: Grecia: Syriza, spauracchio per «quelli che stanno...]

Tsipras era il volto nuovo della politica greca. Giovane, pulito, dal ragionamento pacato e dalla vita personale molto riservata. Malgrado i grandi sforzi delle emittenti specializzate in gossip, la sua compagna (niente matrimonio ma patto di convivenza) Betty (Peristera) Baziana è rimasta praticamente invisibile, così come i due figli. La carriera politica del presidente di SYRIZA si è svolta interamente dentro il partito della sinistra: era cominciata agli inizi degli anni Novanta, con l’ondata di occupazioni nei licei contro i tagli all’istruzione, poi proseguita all’Università, fino alla laurea in ingegneria civile, specializzazione in urbanistica.

Quando SYRIZA è diventato il primo partito di opposizione, (al quale la Costituzione greca attribuisce particolari funzioni) Tsipras è stato quello che ha maggiormente compreso la differenza che passa tra la lunga sopravvivenza all’opposizione e la prospettiva di governare per portare la Grecia fuori dalla crisi. Già all’indomani delle elezioni del 2012 il leader di SYRIZA ha posto pubblicamente il problema della nuova natura e dei nuovi compiti della sinistra greca. Era, e continua a essere, una sfida determinante. È indicativo un fatto: alle ultime elezioni la posizione di SYRIZA rispetto alla crisi era ancora di tipo massimalista: prevedeva l’unilaterale abrogazione di ogni accordo sottoscritto con i creditori, assumendo consapevolmente il rischio di un’esplusione del paese dall’eurozona. Ma subito dopo Tsipras ha iniziato un lungo percorso che lo avrebbe portato su posizioni molto più realiste.

Intanto si è provveduto a cambiare natura al partito. Nell’ultimo congresso, che si è svolto nel luglio del 2013, SYRIZA ha smesso di essere un aggregato di ben undici componenti. Ha assunto una sua specifica identità e le componenti si sono ridotte a mere correnti interne. Ma la vittoria più importante di Tsipras è stata assumere l’europeismo come valore fondante del partito, ricercando la via di uscita dalla crisi all’interno dei processi politici dell’Unione Europea. Da questa indicazione è maturata a dicembre la decisione del gruppo della Sinistra Europea di candidare Tsipras alla presidenza della Commissione.

Una volta definito questo percorso, bisognava elaborare una proposta fattibile per l’uscita dalla crisi. Tsipras punta non a una soluzione greca, ma a una soluzione europea per tutti i paesi indebitati: una conferenza UE dedicata proprio a questo problema, con un nuovo haircut del debito, secondo le indicazioni del FMI e l’elaborazione di un nuovo piano di sviluppo delle economie in recessione. La Grecia, secondo il leader di SYRIZA, può offrire all’Europa le grandi risorse energetiche del Mediterraneo orientale, nascoste sotto il fondo marino che si estende da Israele a Cipro fino allo Ionio. Ma soprattutto l’Europa eviterà di destabilizzare il paese in una regione già percorsa da tantissime tensioni esplosive.

In tutte le dichiarazioni Tsipras ostenta sicurezza sulla ragionevolezza dei creditori: “Tutti sanno che fare esibizione di instansigenza verso la Grecia rischia di risvegliare i tanti vulcani europei del debito che ora sono in sonno”. In ogni caso, le decisioni unilaterali, come la sospensione dei pagamenti degli interessi sul debito, potranno essere solo l’ultima ratio, quando ogni accordo risulterà impossibile.

Il leader della sinistra greca rimane fedele alle indicazioni del congresso del suo partito che parlano dell’obiettivo di un “governo della sinistra”. Ma è probabile che anche in questo campo alla fine prevarrà la realpolitik. Non è sicuro che SYRIZA riesca a ottenere in Parlamento l’autosufficienza. I comunisti del KKE hanno già detto che non sono interessati. Rimane solo la Sinistra Democratica di Kouvelis, fino al giugno scorso al governo con Samaras, e i Greci Indipendenti di Panos Kammenos, un piccolo partito della destra antiausterità. D’altronde, lo stesso Tsipras ha più volte ammesso che il suo elettorato non proviene solo dalla sinistra, ma comprende anche tanti elettori moderati.

È questo il programma di governo che il leader della sinistra greca ha cercato di spiegare agli europei e agli americani in una serie continua di viaggi all’estero. Nella strategia di SYRIZA il sostegno dell’opinione pubblica europea svolge un ruolo fondamentale. Allo scoppio della crisi nel 2010 i greci hanno constatato con terrore con quanta facilità un potente sistema mediatico poteva scatenare contro qualsiasi popolo europeo un’offensiva fatta da calunnie, razzismo e antichi stereotipi. L’Unione Europea non può reggere una seconda volta a una lacerazione simile.