venerdì 21 ottobre 2011

Oldrini continua a dire di essere tranquillo. Ma adesso non sa più come finirà “questa storia”




Il sindaco viene accusato di concussione e violazione della legge sul finanziamento illecito ai partiti. Due le vicende finite sotto la lente della procura monzese. La prima riguarda la ristrutturazione del Palaghiaccio, che sarebbe stata realizzata nei primi anni 2000 dal costruttore Giuseppe Pasini come «condizione essenziale» per ottenere l’approvazione del piano edilizio sull’ex area Marelli. «Ero sotto scacco della politica», ha raccontato Pasini agli inquirenti il 18 marzo 2011. «All’epoca non c’era alcun piano in atto sull’area in questione», ha ribattuto l’avvocato monzese Attilio Villa, difensore di Oldrini. L’altra riguarda alcune elargizioni in denaro, che Oldrini avrebbe ricevuto dall’imprenditore Piero Di Caterina. Quest’ultimo, riferisce di favori in soldi, o pagamenti a terzi, chiesti dal sindaco per circa 60mila euro. Tra questi, viene contestato un sondaggio commissionato all’istituto Ispo per il Comune, nonché sponsorizzazioni della Geas Basket, società sportiva locale. Ancora l’avvocato: «Il sondaggio è stato fatturato regolarmente, e Di Caterina era socio della Geas».


Per leggere tutto l’articolo:


milano.corriere.it/milano/notizie/.../berni-penati-1901893972650.shtml

giovedì 20 ottobre 2011

Giorgio Oldrini dai PM. L'interrogatorio va avanti da cinque ore




Sesto San Giovanni, 20 ottobre 2011 - E' in corso dalle 14.45 di questo pomeriggio l'interrogatorio di Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni, presso gli uffici della Guardia di Finanza di via Corridoni a Sesto. Nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti legato a operazioni immobiliari sulle aree ex Falck e Marelli, il cosiddetto "sistema Sesto", Oldrini è accusato di concussione e finanziamento illecito al partito dagli imprenditori di Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, i due "gola profonda". Oldrini è assistito dal suo legale, Attilio Villa: lo interroga il pm Walter Mapelli. Prima di entrare negli uffici delle Fiamme Gialle il sindaco ha detto: "Sono sereno, non ho niente da rimproverarmi".

Pasini ha coinvolto Oldrini in relazione alla vicenda della ristrutturazione del Palasport di Sesto mentre Di Caterina gia' negli interrogatori resi l'anno.

[Da “Il Giorno”, www.ilgiorno.it/sesto/cronaca/2011/10/20/604499-giorgio_oldrini.shtml]

mercoledì 19 ottobre 2011

Black tap


Vignetta di Vauro Senesi, da il manifesto

martedì 18 ottobre 2011

Oggi è morto un grande poeta: Andrea Zanzotto (1921)

Da Youtube, alcune sue testimonianze:

sul paesaggio;
sulla storia;
sulla Lega Nord .

lunedì 10 ottobre 2011

Coglionate da politicanti e bisogni scolastici nel Villaggio del Sole-Brollo




Il quartiere-frazione chiamato per una parte Villaggio del Sole e per un’altra Villaggio Brollo è attraversato dai confini di quattro comuni: Limbiate, Solaro, Ceriano Laghetto e per una piccola parte anche Bovisio Masciago. Si è formato a partire dalla metà degli anni cinquanta del secolo scorso e negli ultimi anni ha ripreso ad ingrandirsi con nuove costruzioni. Che la zona fosse attraversata dai confini di quattro comuni era ben noto, evidentemente, alle famiglie che proprio lì hanno costruito le loro case molto tempo fa ed hanno continuato a farlo. Il cammino irregolare e perfino contorto dei confini (vi sono case attraversate dalla linea ideale che divide due comuni!) per le famiglie che hanno scelto, e ancora scelgono, di vivere lì non ha mai costituito un ostacolo per i rapporti sociali, né è mai stato sentito, evidentemente, come un elemento “disgregante”. Dopo tre o quattro generazioni, in quella che era una delle tante “Coree” di Limbiate, vi sono ora molte case che, costruite nei primi anni dell’immigrazione, sono state restaurate, ingrandite, abbellite nei decenni successivi. Segno che, con il progressivo miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, le generazioni che vi si sono succedute hanno continuato a sentirsi legate a quei luoghi che considerano in ogni senso “casa”, luogo nel quale vi è il centro delle proprie relazioni affettive e sociali. Ciò non sarebbe avvenuto se la diversa residenza anagrafica fosse stata causa di “disgregazione” e come tale fosse stata sentita. Descrivere il Villaggio del Sole-Brollo come realtà “disgregata”, senza andare più in là della ripetizione di questa parola, come hanno fatto nelle ultime settimane alcuni politicanti di Limbiate e Solaro, è solo una coglionata. Mi si perdoni il termine; ma non ve n’è uno più appropriato.

Chi è arrivato a Limbiate più di cinquanta anni fa ed è vissuto in una di quelle che allora erano “Coree”; chi non è mai stato sostenuto dai preti e non ha studiato in collegi di prestigiose istituzioni religiose, bensì in scuole pubbliche, anche con doppi e tripli turni; chi non è arrivato a Limbiate già adulto, alla fine degli anni settanta, per fare una libera professione che gli assicura diecimila euro al mese pagati dalla cassa pubblica; chi non ha aspettato di compiere sessant’anni per volgere uno sguardo superficiale alla realtà sociale di Limbiate; chi ha ancora ben stampato nella memoria cosa fosse, allora e ancora per almeno due lustri, la realtà di certe zone di Limbiate abitate da immigrati meridionali e veneti – se oggi si limita a camminare per le strade del Villaggio del Sole-Brollo e guarda e mette in moto un po’ d’immaginazione sociologica, già è in grado di valutare l’incommensurabile differenza fra la qualità sociale (= presenza di “società”) della realtà odierna e quella della realtà di alcuni decenni fa. Una realtà, quella di allora, che oggi chi non l’ha vissuta e non riesce nemmeno ad immaginarsela definirebbe, con un termine idiota preso in prestito da un’antropologia e da una sociologia solo orecchiate, “disgregata”. Ma sarebbe un giudizio superficiale.

Chi ha vissuto quei tempi, sa bene, per esempio, quanta “aggregazione” (parola allora inesistente, insieme al suo contrario, anche nel vocabolario delle persone colte, ed infinitamente più insignificante di termini come “legame”, “aiuto reciproco”) – quanta “aggregazione” vi fosse nelle strade degli immigrati dove, fra gli anni cinquanta e tutti i sessanta, praticamente tutte le famiglie contemporaneamente si auto-costruivano la casa, lavorando il sabato pomeriggio e la domenica; d’estate anche la sera degli altri giorni. Centinaia di famiglie, migliaia di persone che, oltre al lavoro salariato, quasi non facevano altro. Eppure sono state famiglie di questo tipo quelle che hanno costruito il Villaggio del Sole-Brollo e diversi altri quartieri di Limbiate. Proprio queste famiglie, per molto tempo, hanno provveduto a fare “società”, in ogni senso, prima delle istituzioni, che sono intervenute dopo, solo negli anni settanta, in modo del tutto insufficiente – ancora oggi, non v’è chi non lo veda – tuttavia con un buonsenso che non è appannaggio di De Luca & C.

Non ho mai fatto l’apologia delle amministrazioni comunali degli anni settanta e dei primi anni ottanta. Il Piano Regolatore di Limbiate non ha mai regolato granché. Più che altro, quel documento registrava una situazione urbanistica caotica e non tentava minimamente di riordinarla, di correggere almeno qualcuno dei molti aspetti assurdi: case, strade, quartieri, attrezzature pubbliche sorti senza alcuna coerenza, come mera conseguenza di alcuni accidenti storici. Ma se vi è un caso in cui non si è semplicemente preso atto di una situazione per assecondare il modo caotico in cui era sorta, bensì per dotarla almeno in parte delle strutture pubbliche che caratterizzano una situazione urbana, questo caso è quello del Villaggio del Sole-Brollo. (Sto parlando di alcuni decenni fa; negli ultimi dieci anni lo sviluppo del caos è ripreso a ritmi galoppanti, questa volta per diretto impulso di chi invece dovrebbe “regolare”: il Comune di Limbiate, prima, ed ora anche Solaro, che si appresta a seguirne l’esempio).

Per quanto riguarda l’istruzione di base, alcuni decenni addietro si è semplicemente deciso che anche un quartiere-frazione esteso su un territorio diviso fra ben quattro comuni doveva essere dotato di tutte le strutture necessarie per l’istruzione di base, dalla scuola infantile alla scuola media inferiore, e nel corso di alcuni anni queste strutture sono state costruite, una parte nel Comune di Solaro (1 scuola infantile e 1 scuola elementare) e un’altra nel Comune di Limbiate (1 scuola infantile e 1 scuola media). Queste strutture hanno finora accolto bambini provenienti indistintamente da tre comuni: Limbiate, Solaro, Ceriano Laghetto (poiché sembrerebbe che alcune decine di alunni della scuola primaria vengono dalla parte del Villaggio Brollo che si trova in questo comune). Basta dare una rapida occhiata comparativa ai dati demografici e della frequenza scolastica per rendersi conto che: 1) innanzitutto, contrariamente ad una voce diffusa, l’Istituto Comprensivo di Solaro ha già ben più di mille allievi [click qui]; 2) inoltre, dal raffronto delle percentuali dei non frequentanti si direbbe che le scuole di Limbiate siano apprezzate dalle famiglie più di quanto le famiglie di Solaro apprezzino quelle del loro comune [click qui]; 3) benché il Comune di Limbiate non abbia fornito al pubblico alcun dato demografico riguardante il Villaggio del Sole, i pochi dati reperibili dimostrano che diverse decine di alunni residenti nel Villaggio del Sole frequentano la scuola elementare del Villaggio Brollo, e viceversa per quanto riguarda la scuola media. (Inoltre è da porre fortemente in dubbio che siano molte le famiglie del Brollo che preferiscono iscrivere i figli alla S.M. “Pirandello” di Via Drizza di Solaro, che dista dal centro della frazione 2.800 metri, se si percorre la ex S.S. 527, o 3.400 metri se si percorrono le strade interne al paese, mentre la S.M. "Gramsci" del Villaggio del Sole di Limbiate dista solo 800 metri!).

La scuola elementare e la scuola media del Villaggio del Sole-Brollo distano una dall'altra poco più di 400 metri, e se, putacaso, non hanno garantito la continuità didattica non è certo perché una linea ideale le colloca in due diversi comuni, e nemmeno perché dipendono da due diverse direzioni. Inoltre, quelle attività che, per garantire la continuità didattica, sono svolte quasi ovunque da allievi e insegnanti delle classi quinte di una scuola elementare e delle classi prime di una scuola media, normalmente durano solo alcuni giorni. La differenza, sotto molteplici aspetti didattici ed organizzativi, tra scuola elementare e scuola media è un dato di fatto ineliminabile, che tuttavia contribuisce alla crescita ed alla maturazione del bambino se è adeguatamente “accompagnato” nel passaggio dalla scuola elementare a quella media. Tutte le attività necessarie per questo "accompagnamento" possono e devono essere organizzate da insegnanti ed allievi anche se le scuole si trovano in due comuni diversi, dipendono da due diverse direzioni MA OPERANO NELLO STESSO TESSUTO SOCIALE E NELLO STESSO AMBIENTE URBANO!!

I Comuni di Limbiate, Solaro e Ceriano Laghetto devono semplicemente prendere atto di questa situazione e, cominciando a lavorare per mettere in atto forme di intercomunalità, devono stabilire, in accordo con le scuole, una convenzione da inserire nei rispettivi Statuti per assicurare che ciascuno fornisca (pro-quota di alunni) tutto il supporto materiale (per quanto riguarda strutture ed interventi vari di sostegno alla didattica) per la gestione delle attività scolastiche nel Villaggio del Sole-Brollo. Tutto ciò è sicuramente possibile. Non è necessaria alcuna "cessione" o "annessione".

Ovvio, per cominciare a lavorare per mettere in atto forme di intercomunalità (e proprio per quanto riguarda la gestione delle scuole sarebbe possibile muovere in fretta i primi passi in questa direzione) sarebbe necessario: 1) mettersi a ragionare da politici locali (in senso eminente) e non da politicanti; 2) discutere davvero con i cittadini, e non ridicolizzarli in quanto tali mettendoli a scrivere pizzini.

venerdì 7 ottobre 2011

Una deliberazione dissennata a Limbiate. Una deliberazione fantasma a Solaro




Non è affatto vero che la dissennata deliberazione (click qui) con la quale la giunta De Luca vorrebbe proporre alla Provincia di Monza di accorpare autoritariamente in due soli Istituti Comprensivi tutte le scuole di Limbiate dalle materne alle medie inferiori, tranne due da annettere all’istituto Comprensivo di Solaro, è stata “sospesa” [con quale altro provvedimento? ndr] “a seguito della nota dell’ANCI Lombardia sul conflitto di attribuzione tra Stato e regioni in materia”. Questa è solo una frottola maldestra, che non riesce a mistificare, quindi, ciò che realmente è avvenuto: il ritiro materiale della delibera dalla sede della Provincia di Monza, dove era già stata consegnata. Dopo il ritiro, tuttavia, la delibera non è stata affatto annullata.

In realtà il ritiro era ormai politicamente obbligatorio, per diverse ragioni: 1) perché la proposta della Giunta Comunale (un istituto con 1.300 alunni; un altro con 1.700 e la cessione, motivata solo da una promessa elettorale, di una scuola materna e di una media inferiore a Solaro (che tra l’altro è nella provincia di Milano) molto probabilmente sarebbe stata respinta dalla Provincia di Monza e dalla Regione Lombardia, semplicemente perché la proposta era ed è del tutto improvvisata e dissennata (sui termini della “proposta” v. qui un articolo di M. Campisi); 2) perché i casi problematici e non facilmente risolvibili sono molti, e quindi ben si può approfittare del lasso di tempo di circa un mese prima che la Provincia trasmetta alla Regione le proposte dei comuni; 3) perché, anche se non lo dice (alla faccia della trasparenza politica!) nessuno della “maggioranza” che governa Limbiate (una maggioranza eletta con i voti di meno del 25% degli elettori!), quella delibera, che pure reca la dicitura “con voti unanimi espressi in forma palese”, non è stata affatto condivisa da tutta la Giunta (si sa della posizione contraria dell’assessore di SEL e di quello di Limbiate Solidale, la lista del sindaco, il cui capogruppo parimenti era contrario!); 4) perché, soprattutto, contro gli oscuri progetti del PD locale e provinciale (ma poi mica tanto oscuri, come vedremo in un articolo successivo) e contro le follie di politicanti come Ti-che-te-tarchett-i-ball e la spocchiosissima vice-sindachessa Ripamonti, si era pronunciata (con delibere degli organismi scolastici) la grande maggioranza degli insegnanti e dei genitori degli alunni; 4) perché fra gli insegnanti, i genitori e i cittadini (qualcuno dei quali ha fornito dati e informazioni agli insegnanti) aveva già preso piede la proposta (che non è stata affatto accantonata) di organizzare una raccolta di firme in calce ad una petizione da inviare anche alla Provincia; 5) perché l’opposizione di centro-destra, alla quale la stolidezza del centrosinistra ha regalato un’altra occasione d’oro, stava organizzando il tentativo, difficilmente contenibile, di ripetere l’operazione consiglio comunale aperto-assalto al centrosinistra già attuata con successo quattordici anni fa (click qui, terzo paragrafo).

Ritirata la delibera, dei politicanti dotati di un tasso di responsabilità politica appena superiore allo zero ne avrebbero subito approvata un’altra contenente la proposta di riorganizzare tutte le scuole di Limbiate in tre istituti comprensivi, come chiesto, a stragrande maggioranza, da tutte le componenti delle scuole limbiatesi. Non esiste, infatti, nessuna ragione, come ha precisato l’ANCI-Lombardia, per bloccare l’iter di approvazione da parte della Provincia di tutte le proposte provenienti da Comuni che “hanno già deliberato, o sono in procinto di farlo, d’intesa con le Scuole (…). Tali interventi, infatti, vengono considerati ‘proposte’ di manutenzione della rete, come avvenuto negli ultimi anni, anche prima della Legge n. 111/11” (click qui, quarto documento). Se a Limbiate si raggiungesse l’accordo per l’accorpamento in tre Istituti, non vi sarebbe alcuna ragione per attendere le indicazioni della Conferenza Unificata Stato-Regioni, la quale in ogni caso non potrà cancellare (per i casi come quello di Limbiate) quanto è stato stabilito dal comma 4 dell’art. 19 della legge 111/11: devono essere creati istituti di almeno mille alunni comprendenti materna, primaria e secondaria di I grado.

Una nuova delibera che accogliesse le indicazioni provenienti dalle scuole restituirebbe tranquillità a tutti i lavoratori (soprattutto al personale ATA), ai genitori, agli organismi scolastici, ai cittadini. È desolante constatare l’incapacità del sindaco e degli assessori di mettere da parte un assai malinteso amor proprio personale e politico, e di sentire, invece, il dovere di sedare le ansie e le angosce che hanno generato nei lavoratori della scuola, nelle famiglie, nei cittadini, ammettendo (anche solo implicitamente) di aver preso una decisione sbagliata poiché non necessaria e, come i fatti hanno dimostrato, del tutto impopolare. Questa ammissione farebbe recuperare il credito politico ricevuto al momento delle elezioni ma tanto rapidamente dilapidato con decisioni dissennate come questa di cui parliamo, e con altre. Per esempio: 1) la mancata costituzione di parte civile nei processi contro la ‘Ndrangheta, causata innanzitutto dalla mancanza di reale volontà politica di compiere quel passo, e inoltre da inettitudine alla politica, ignoranza, dabbenaggine, feticismo della burocrazia; 2) l'omessa richiesta di rifusione dei danni morali causati al Comune dall’ex sindaco Romeo, condannato tre volte in una causa del lavoro; 3) la mancata denuncia di una lunga serie di convenzioni - una più truffaldina dell’altra - attuative di P.I.I. e Piani di Lottizzazione, dai quali ancora si potrebbero ricavare milioni di euro per costruire scuole e altri servizi; 4) l’istituzione di quella specie di tassa sul macinato del terzo millennio che è il raddoppio dell’addizionale comunale sui consumi dell’energia elettrica, giustificata dalla incompetentissima vice-sindachessa con una serie di desolanti bugie. E si potrebbe continuare. A fronte di tanta inettitudine politica, De Luca & C. possono registrare nell’attivo solo l’ordinanza per… tagliare le erbacce sull’argine del canale Villoresi!

La pronta approvazione della proposta fatta da insegnanti e genitori (3 istituti) depotenzierebbe, inoltre, l’offensiva che il centro-destra tenta di imbastire servendosi strumentalmente delle motivazioni sacrosante provenienti dal mondo della scuola (quando mai Romeo, Mestrone, Guerra e soci si sono occupati seriamente delle scuole di Limbiate? Tutti gli edifici stanno cadendo a pezzi!). Vedere con quanta facilità il centrosinistra si fa mettere in difficoltà dal centro-destra è deprimente. Si spera di andare avanti per cinque anni confidando, per contrastare il centro-destra, nell’intelligenza taurina di Ti-che-te-tarchett-i-ball? Oppure nei discorsi di uno che quando parla si mette in posa come una ragazza-coccodè? Ma, fuor di celia: nessuno da quelle parti ha almeno una vaga cognizione di cosa sia l’“iniziativa politica”, una modalità della quale è la capacità di cambiare linea politica, dopo aver constatato di averne scelta una sbagliata? (“Iniziativa politica” era un termine del quale si abusava nel linguaggio del togliattismo, per mistificare iniziative che in nulla modificavano lo status quo democristiano; nel centrosinistra limbiatese, oltre a Fortunati, c’è un altro tipetto che vorrebbe ostentare posizioni e modi “togliattiani”, ma di “iniziativa politica” non è mai stato capace). Qual è l’origine dell’illusione, nella quale mostra di cullarsi la maggioranza del centrosinistra (cioè gli assessori dichiaratamente del PD e quasi tutto questo partito), che sull’accorpamento delle scuole non sia necessario fare un dietro-front, ma solo una pausa? Da cosa è generata la speranza di trovare sponde per un progetto semplicemente dissennato presso la Provincia e/o la Regione? Ed è solo l’insipienza politica che impedisce di accorgersi che simili speranze non possono trovare una conferma, visti gli orientamenti espressi con buonsenso dalla Regione (alla quale spetta decidere sulla materia; click qui, primo documento)? Se lo stesso assessore regionale (click qui, secondo documento) è orientato verso “un’applicazione flessibile dell’articolo 19 comma 4 della legge 111/2011 che non crei problemi sul territorio”, non sarebbe più sensato, invece, che la Giunta Comunale di Limbiate cambiasse immediatamente il suo orientamento?

Ma non si tratta solo di stolidezza. Un esame un po’ più ravvicinato della successione degli atti che hanno portato alla sciagurata delibera n. 187 rileva che vi sono passaggi e aspetti che suscitano inquietanti interrogativi. Nella lunga serie delle premesse si legge: “Vista la deliberazione n. 123 del 27.9.2011 con la quale la Giunta Comunale del Comune di Solaro si è espressa in modo favorevole sulla proposta espressa dal Comune di Limbiate”. Ora, a proposito di questa deliberazione non vi è da rilevare solo che: 1) la sua data coincide con il termine che De Luca aveva dato agli organismi scolastici di Limbiate per far pervenire il loro parere sulla sua proposta; 2) quindi, al momento di incontrare la delegazione di insegnanti, lavoratori ATA e genitori, già da tempo erano state poste le basi per la cessione di due scuole al Comune di Solaro; 3) quindi l’incontro del 28 settembre era solo un… incontro di cortesia e non vi era affatto, da parte di De Luca, l’intenzione di trovare un accordo. Ciò che soprattutto si deve rilevare, è che questa deliberazione n. 123 del 27 settembre 2011 è avvolta nel mistero, poiché fino ad oggi 7 ottobre non risulta pubblicata all’albo pretorio elettronico del Comune di Solaro. Parimenti sono avvolti nel mistero anche i termini precisi della proposta del Comune di Limbiate a quello di Solaro. Né l’una né l’altra si trovano all’albo pretorio del Comune di Limbiate, dove dovrebbero trovarsi come allegati della delibera n. 187 del 28 settembre 2011, nella quale tuttavia si dà “atto che le premesse costituiscono parte integrante e sostanziale del presente atto”. (L’omessa pubblicazione degli allegati, nei quali quasi sempre vi è il vero contenuto delle delibere, è un fatto che continua a ripetersi regolarmente anche dopo l’avvento del nuovo segretario comunale, che un tizio ha annunciato nel suo blog come se fosse l’inizio di una nuova era cristiana!).

La deliberazione del Comune di Solaro sarebbe del 27 settembre, ma dieci giorni dopo non è ancora pubblicata (e chissà se lo sarà mai). Impossibile sapere che cosa il Comune di Solaro avrebbe “accettato”. Nemmeno il contenuto della “proposta” del Comune di Limbiate è noto. Alla luce (ma sarebbe più appropriato dire “all’oscurità”) di questi fatti, come non chiedersi cosa si nasconde dietro questo mistero? In altri termini: da che cosa è stata effettivamente determinata la “proposta” di cessione di due scuole al Comune di Solaro, con conseguente accorpamento obbligatorio delle altre scuole di Limbiate in due soli mega-istituti?

Ovviamente, si può trovare la risposta solo sforzandosi di ritrovare la realtà effettuale nascosta dalle rappresentazioni falsificanti che ne danno i politicanti. Ma di questo in un prossimo articolo. Per il momento chiudiamo ricordando che fra le tante promesse del candidato del centrosinistra Raffaele De Luca vi era non solo quella di “prendersi cura” di tutti i cittadini di Limbiate (e attualmente egli non riesce a prendersi cura nemmeno degli assistiti che già aveva!), ma anche quella della massima trasparenza amministrativa. Ora, non sono certo io, che sono particolarmente cattivo (anche) con il centrosinistra, il primo che, guardando i primi mesi del suo operato, arriva alla conclusione che si trattava solo di una… fanfaluca.

mercoledì 5 ottobre 2011

"Ho pagato 3 milioni ai consulenti delle Coop"



Inchiesta Falck, l'imprenditore Pasini rilancia. Davanti al PM di Monza il grande accusatore parla di tre milioni di euro, 600 mila euro in più di quelli ipotizzati, per consulenze inesistenti.

Articolo di Lorenza Pleuteri su "Bologna la Repubblica.it"
Inchiesta Falck, l'imprenditore Pasini ... - Bologna la Repubblica.it



Giuseppe Pasini, l'imprenditore brianzolo perno dell'inchiesta sull'area ex Falck di Sesto San Giovanni, conferma. E rilancia. Sfiora i 3 milioni di euro, circa 600 mila in più di quelli finora ipotizzati, la cifra che il grande accusatore avrebbe pagato per consulenze ritenute inesistenti al fine di creare una 'provvista' di denaro alle società dei due consulenti esterni del Ccc di Bologna indagati, Francesco Agnello Giampaolo Salani. A fare i conti precisi è stato lo stesso Pasini, interrogato per oltre tre ore dal pm di Monza Walter Mapelli, titolare con la collega Franca Macchia del fasciolo sul "sistema Sesto".

Pasini ha ribadito al pm e alla Gdf che le cooperative rosse gli "furono imposte" per i progetti di riqualificazione dei terreni su cui sorgevano le acciaierie e di cui è stato il proprietario fino al 2005. Come hanno riferito i suoi difensori, il professor Carlo Paliero e l'avvocato Filippo De Sanna, Pasini, ha precisato nel dettaglio i suoi rapporti con il Consorzio delle coop guidato da Omer degli Esposti, "che gli fu imposto per la riqualificazione dell'area Falck" dall'amministrazione comunale guidata dall'allora sindaco Filippo Penati.

martedì 4 ottobre 2011

WOWWWWWWWWWW!!!!!!!!! Sul "dimensionamento" degli istituti scolastici la giunta comunale di Limbiate fa marcia indietro!




Il sindaco di Limbiate, ufficialmente accettando l'invito che l'ANCI-Lombardia ha inviato a tutti i comuni della regione, "a non procedere con soluzioni forzate, ma di attendere che vengano definiti i criteri dalla Conferenza delle Regioni" (molte delle quali contestano allo Stato, anche avanti il TAR, di averle espropriate, con l'art. 19 della Legge 15 luglio 2011, n. 111, di una loro prerogativa), ha ritirato la delibera sul "dimensionamento" scolastico, con la quale, come è noto, invece di creare nel comune tre istituti comprensivi (materne-elementari-medie inferiori) di 1.050-1.100 alunni ciascuno (come sarebbe possibile e come la legge consentirebbe), ne voleva creare due: uno di 1300 alunni e un altro addirittura di 1.700! E cedere, per sovrammercato, una scuola materna (50 alunni) ed una media (163 alunni) al Comune di Solaro, che ha già un Istituto Comprensivo di 1.164 alunni!


L'unica reale motivazione, che nulla aveva a che vedere con la "continuità didattica" richiamata del tutto pretestuosamente e strumentalmente, era lo sproloquio elettorale con il quale il sindaco, e soprattutto la vice-sindachessa, che abita al Villaggio del Sole, e Ti-che-te-tarchett-i-ball, che da molti anni risiede a Solaro, avevano raccattato, forse, un po' di voti in quel quartiere, distante meno di 1.500 m dal resto di Limbiate. Avevano promesso una specie di "annessione scolastica" al Comune di Solaro, con la quale miracolisticamente sarebbero state migliorate le condizioni della vita collettiva del quartiere - anzi, finalmente a quella ex-Corea sarebbe stata attribuita "un' identità"! E dunque, come si addice a dei politicanti seri, dovevano mantenere le promesse elettorali!

Non ho il tempo, adesso (h.14.45), di scrivere più distesamente su questo sensatissimo (una volta tanto) dietro-front, che fa uscire il centro-sinistra di Limbiate dall'incubo di ripetere l'esperienza del consiglio comunale aperto che quattordici anni fa (anche allora con la regia di ceffi come Mestrone), segnò la conquista da parte del centro-destra di un intero bacino di voti già del centrosinistra (allora la questione era quella del Centro di Aggregazione Giovanile, che il centrosinistra aveva dato in gestione a persone totalmente avulse non solo dal quartiere Pinzano, ma anche dal resto di Limbiate).

Su come si creano realmente le condizioni per assicurare la continuità didattica (a proposito delle quali si dovrebbe ascoltare soprattutto chi ha esperienza di didattica, e solo subordinatamente le impiegate che si occupano di scuola e fanno le assessore part-time a Limbiate); su quali siano i criteri veri per la creazione di istituti comprensivi (sui quali in questi giorni sono giunti ai sindaci i richiami non solo dell'ANCI-Lombardia, ma anche dello stesso assessorato all'istruzione della Regione); su quali dovrebbero essere le vere capacità politiche e amministrative degli assessori, che non si dimostrano, come pretende un conducator ormai incartapecorito, snocciolando in consiglio comunale un po' di numeri, bensì riuscendo, innanzitutto, ad immaginarsi sociologicamente la vita collettiva ed approntando, poi, non autoritariamente le soluzioni istituzionali adatte a risolverne i problemi - in generale sugli insegnamenti da trarre da questa vicenda, vi sarebbero molte cose da dire. Per parte mia cercherò di farlo nei prossimi giorni.

Per il momento, urliamo con grande gusto l'esclamazione dell'immortale Arturo Fonzarelli: WOWWWWWWWWWW!!!!!!

mercoledì 28 settembre 2011

Acqua pubblica. Il modello Napoli si può esportare


Si possono gestire razionalmente beni comuni sottrendoli al destino di diventare merci? A Napoli ci provano


Alberto Lucarelli e Riccardo Realfonzo*

il manifesto, 28 settembre 2011




Dopo tre mesi di intenso lavoro, durante il quale sono stati consultati esperti di differenti discipline economiche, giuridiche, aziendali, oltre ad esponenti della società civile e delle associazioni ambientaliste, la giunta di Napoli ha approvato la trasformazione della società per azioni Arin che gestisce il servizio idrico a Napoli in azienda speciale. Si tratta della prima giunta in Italia che attua la volontà referendaria del 12-13 giugno 2011.

L'azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli, ente di diritto pubblico, nasce dalla consapevolezza che in tutto il mondo le più recenti trasformazioni del diritto hanno prodotto l'emersione a livello costituzionale, normativo, giurisprudenziale e di politica del diritto della categoria dei beni comuni, ossia delle cose che esprimono utilità funzionali all'esercizio dei diritti fondamentali, nonché al libero sviluppo della persona e che vanno preservate anche nell'interesse delle generazioni future. E in questo senso ieri il consiglio comunale di Napoli ha approvato una modifica del suo stesso statuto, con la quale si inserisce tra valori e finalità dello Statuto il riconoscimento e la garanzie dei beni comuni, quali beni direttamente riconducibili al soddisfacimento di diritti fondamentali.

I beni comuni, in primis l'acqua, sono dunque adesso direttamente legati a valori che trovano collocazione costituzionale e che informano lo statuto del Comune di Napoli. Essi vanno collocati fuori commercio perché appartengono a tutti e non possono in nessun caso essere privatizzati. L'acqua bene comune è radicalmente incompatibile con l'interesse privato al profitto e alla vendita. Al tempo stesso è ormai del tutto chiaro nell'esperienza italiana che le privatizzazioni hanno determinato forti incrementi delle tariffe e nessun beneficio per i cittadini in termini di qualità del servizio. Acqua Bene Comune Napoli, chiamata a governare il bene comune acqua della città di Napoli, vuole interpretare, attraverso una buona pratica di democrazia partecipata dal basso, il suo dovere fondamentale di difendere il bene acqua. L'azienda speciale, com'è noto, è un ente pubblico economico strumentale del comune che non persegue finalità di profitto. L'azienda speciale ha l'obbligo del pareggio di bilancio e del suo equilibrio finanziario con una autosufficienza gestionale. La sua attività si svolge secondo gli obiettivi e i programmi dell'ente territoriale, cioè del comune e dei suoi cittadini. Tant'è che la strumentalità dell'azienda speciale comporta l'approvazione degli atti fondamentali e la copertura dei costi sociali da parte del Comune, il quale potrà pianificare la sua politica relativa al servizio idrico integrato in base alle proprie disponibilità finanziarie e agli obiettivi di investimento. La qualità del servizio e la sua sostenibilità con l'azienda speciale assume maggiore rilievo, rispetto alle scelte quantitative che nella gestione privatizzata possono venire comunicate o rappresentate al di fuori di essa in modo più opaco. Acqua Bene Comune Napoli, per come congeniata statutariamente - attraverso un consiglio di amministrazione rappresentativo con voto deliberativo delle associazioni ambientaliste e un comitato di sorveglianza rappresentativo oltre che della cittadinanza attiva anche dei dipendenti dell'azienda - consente di affrontare, o meglio valutare, le conflittualità delle politiche idriche e dell'utenza, anche in termini di trasparenza ed accessibilità agli atti.

Governo pubblico partecipato significa proprio un coinvolgimento attivo dei cittadini alla gestione dei beni comuni, un principio fondamentale, che era originariamente previsto anche in Puglia nel processo normativo di trasformazione dell'Aqp spa in azienda pubblica. Inoltre, lo Statuto prevede che qualora l'amministrazione comunale, per ragioni di carattere ecologico o sociale, ed in relazione ai propri fini istituzionali disponga che l'azienda effettui un servizio o svolga un'attività il cui costo non sia recuperabile deve in ogni caso essere assicurata la copertura del costo medesimo. In questa dimensione ecologica e sociale vanno letti anche gli artt. 27 e 28 dello Statuto che rispettivamente disciplinano e garantiscono il quantitativo minimo giornaliero e il fondo di solidarietà internazionale. L'auspicio è che parta da Napoli un nuovo vento che sappia concretamente reagire alla manovra di ferragosto che ha calpestato la volontà referendaria e soprattutto il principio della sovranità popolare.


* Gli autori sono assessori rispettivamente ai beni comuni e alle società partecipate del Comune di Napoli

domenica 25 settembre 2011

Alla buonora! Penati dai PM. Fissata la data




L' ex vicepresidente PD del consiglio regionale della Lombardia Filippo Penati, indagato dalla Procura di Monza per le tangenti delle aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni, sarà interrogato dai pm il 9 ottobre. La richiesta alla Procura era arrivata dallo stesso Penati. «Attraverso i miei legali - ha scritto Penati in una nota - ho chiesto ai procuratori della repubblica di Monza di essere sentito e ciò avverrà il giorno 9 ottobre». L' indagine, che vede oltre venti indagati, riguarda le mazzette pagate dagli imprenditori in cambio di appalti per la riqualificazione delle vecchie aree industriali. Giovedì i pm avevano sentito Pier Francesco Saviotti, ex direttore generale di Banca Intesa , convocato come testimone, per la vicenda Milano-Serravalle.

(24 settembre 2011) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/24/Penati_dai_Fissata_data_co_8_110924047.shtml


mercoledì 21 settembre 2011

Penati, Monza vuole le carte di Tarantini. Intrecci tra l'indagine di Bari e il "sistema Sesto"




Arriveranno a Monza le carte della procura di Bari sulla rete di favori e appalti che ruotava intorno a Gianpaolo Tarantini. Il pm Walter Mapelli, titolare del fascicolo sul "Sistema Sesto", chiederà ai colleghi del capoluogo pugliese il fascicolo con atti e intercettazioni relativi al procedimento in cui è indagato tra gli altri Tarantini. Il faccendiere tentava di raccomandare presso aziende di Stato come Finmeccanica e altri enti pubblici come la Protezione civile l'immobiliarista pugliese Enrico Intini, imprenditore vicino al PD (...).

È proprio Enrico Intini, il trait d'union tra l'inchiesta di Bari e quella di Monza. A Sesto, l'immobiliarista pugliese che ha realizzato diverse residenze, è uno dei finanziatori di Penati, attraverso la sua associazione "Fare Metropoli", solo uno dei filoni su cui si concentra l'attenzione degli investigatori. Dopo le nuove rivelazioni del suo principale accusatore Pietro Di Caterina, Penati - accusato di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti - passa al contrattacco e si difende: "Quella della Serravalle fu un'operazione inconfutabile che sbloccò la realizzazione di Brebemi, Tem e Pedemontana. Che ha arricchito la Provincia perché ha mantenuto un patrimonio che vale più del doppio di quando lo presi in consegna. Forse è proprio questo che dà fastidio".

L’articolo integrale:

http://www.repubblica.it/politica/2011/09/21/news/penati_tarantini-21976336/?ref=HREC1-7


V. anche Oldrini: «Sistema Sesto? Magari»


lunedì 19 settembre 2011

Sistema Sesto, il riesame: [Pasini e Di Caterina sono credibili], no alla scarcerazione dell’architetto Magni


Nei suoi confronti resta il pericolo di inquinamento delle prove. Secondo i giudici le dichiarazioni degli imprenditori Pasini e Di Caterina, che accusano tra gli altri anche Filippo Penati, sono attendibili anche se "non dettate da motivazioni morali".



Piero di Caterina e Giuseppe Pasini sono credibili. Quanto raccontato dai due imprenditori, dai quali è partita l’inchiesta sulle tangenti per le aree Falck e Marelli e sul cosiddetto “Sistema Sesto” in cui è indagato anche Filippo Penati, è attendibile anche se non dettato da “pentimento” o “particolare dovere morale”. Lo dice il tribunale del Riesame che con questa motivazione rigetta la richiesta di scarcerazione a favore dell’architetto Marco Magni che, dallo scorso 25 agosto, è sottoposto alla custodia cautelare in carcere. Nelle circa 30 pagine del provvedimento i giudici non si lasciano convincere dalla ricostruzione difensiva fatta dai legali di Magni, gli avvocati Norberto Argento e Luigi Peronetti, e confermano di ritenere degne di fiducia le rivelazioni fatte da Pasini e Di Caterina. Tutto ciò nonostante il fatto che gli imprenditori, “nel rivelare fatti a loro conoscenza, non sono mossi da motivazioni di particolare valore morale, ma solo dal riscontro di non aver ottenuto, nonostante il tanto denaro versato nel tempo, quanto si aspettavano”. Insomma Di Caterina e Pasini non hanno certo vuotato il sacco per senso di giustizia e dovere civico, ma, per i giudici, il fatto che la loro scelta sia dipesa “dall’assenza del ritorno economico promesso” non fa automaticamente venir meno “la valenza delle dichiarazioni sotto il profilo della loro intrinseca credibilità”. Una presa di posizione, quella del collegio, che con queste parole bolla come “inadeguata” la misura degli arresti domiciliari per Magni, perché resta in piedi il pericolo di inquinamento delle prove. Ma anche una decisione con la quale i giudici del Riesame, pur non intervenendo nel merito dei fatti oggetto dell’inchiesta, danno comunque atto di considerare credibile quanto raccontato dai due imprenditori. Dichiarazioni, le loro, che sono alla base delle accuse formulate dai pm della Procura di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, titolari dell’inchiesta.

Da il Fatto Quotidiano on line, 19 settembre 2011



Tangenti a Sesto, Di Caterina: Penati corrotto? No, Oldrini





I ''quattrini' all'ex presidente della provincia Flippo Penati? Per l'imprenditore dei trasporti Piero Di Caterina non erano ''mazzette ma finanziamenti'', una sorta di prestito per sostenerlo politicamente, in parte restituito.

Di Caterina parla durante la trasmissione di Lucia Annunziata 'In mezz'ora', (…) precisa di aver denunciato un ''sistema assolutamente trasversale'' e, durante la trasmissione spiega un personalissimo concetto di corruzione e concussione: ''Io mi sono impegnato a sostenere finanziariamente Penati , nel senso che non corrompo Penati per ottenere appalti illeciti, quelli leciti certamente arrivano, perche' quando sei vicino a un politico e' inevitabile avere dei vantaggi''. Avrebbe versato denaro per ''ottenere appalti nella regolarita'', con ''parita' di accesso'', pur in presenza di ''societa' dominanti''. In dieci anni, a Penati e al suo entourage avrebbe versato ''tre milioni, tre milioni e mezzo di euro'', in parte restituiti.

La musica, a suo avviso, sarebbe cambiata piu' tardi, dopo la meta' degli anni 2000 con ''l'era'' di Oldrini e Alessandrini: ''La parte di Oldrini e' quella che caratterizza maggiormente quello che chiamo 'sistema Sesto', perche' nell'era Oldrini, per essere in condizione di lavorare, bisogna entrare in un sistema di corruzione molto complesso'', ha detto, con successivo annuncio di querela dell' attuale sindaco della Stalingrado d'Italia.

L’articolo integrale:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/09/18/visualizza_new.html_702064852.html

Altri articoli:

Corriere della sera: «A Penati ho dato tre milioni in dieci anni. Oldrini? E' Il perno del sistema Sesto
La Repubblica: Di Caterina: "In dieci anni ho dato tre milioni a Penati"
Il Fatto Quotidiano: Ex-Falck, l'accusatore di Penati: al centro del "sistema Sesto c’è il sindaco Oldrini

martedì 13 settembre 2011

L’inammissibilità dei referendum elettorali [di PD, SEL, IDV]

di Cesare Salvi*

da Il Riformista, 9 settembre 2011




La serietà nell'iniziativa politica, in un momento nel quale purtroppo cresce la sfiducia dei cittadini nei confronti dei partiti, è più che mai necessaria. Vorrei quindi sottoporre ai sostenitori del referendum, che dicono di voler abrogare l'attuale legge elettorale per sostituirla con la precedente legge Mattarella, se hanno riflettuto sulle conseguenze che si determineranno tra i cittadini, chiamati in questi giorni a firmare, quando la Corte Costituzionale dichiarerà inammissibili i quesiti.

Allo stato attuale della giurisprudenza della Consulta, questo esito negativo sarà infatti inevitabile.

Fin dalla sua prima sentenza (29/1987), che riguardava la legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, la Corte Costituzionale affermò che «l'organo, a composizione elettiva formalmente richiesta dalla Costituzione, non può essere privato, neppure temporaneamente, del complesso delle norme elettorali contenute nella propria legge di attuazione. Tali norme elettorali potranno essere abrogate nel loro insieme esclusivamente per sostituzione con una nuova disciplina, compito che solo il legislatore rappresentativo è in grado di svolgere».

Questo principio è ribadito da tutta la giurisprudenza successiva.

Il primo dei due quesiti sottoposto in questi giorni alle firme dei cittadini, che prevede l'abrogazione in toto della legge Calderoli, è dunque palesemente inammissibile. Né si può sostenere, come pure ho avuto purtroppo occasione di leggere, che l'abrogazione dell'attuale legge fa rivivere quella precedente. Come dovrebbe essere noto, «la natura del referendum abrogativo nel nostro sistema costituzionale è quello di atto-fonte dell' ordinamento dello stesso rango della legge ordinaria». E, come si insegna al primo anno di giurisprudenza, «l’abrogazione di una norma, che a sua volta aveva abrogato una norma precedente, non fa rivivere quest’ultima» (cito dal noto manuale che adotto per i miei studenti, il Torrente-Schlesinger).

Naturalmente, se uno studente rispondesse all'esame sostenendo il contrario, sarebbe subito bocciato.

Probabilmente non ignari di ciò, i promotori hanno proposto anche un secondo quesito, che abroga solo parzialmente la Legge Calderoli. La Corte costituzionale ha affermato, infatti, che il referendum in materia elettorale è ammissibile se dal “ritaglio” della legge vigente emerge una normativa immediatamente applicabile: se cioè si può andare a votare senza bisogno di ulteriori interventi legislativi. In passato, proprio perché questo esito non era garantito dal quesito, la Corte costituzionale (sent. 47/1991) dichiarò inammissibile il referendum sulla legge elettorale del Senato; mentre, avendo i promotori riformulato il quesito, la Corte lo ritenne questa volta ammissibile (sent. 32/1993) appunto perché la normativa di risulta avrebbe consentito l’operatività del sistema elettorale, senza alcun ulteriore intervento del legislatore.

Per cercare di infilarsi in questo spiraglio, i promotori hanno provato a ritagliare la legge Calderoli, per far emergere una normativa direttamente applicabile.

Ma non ci sono riusciti. Diversi punti del quesito numero 2, infatti, contengono abrogazioni di legge abrogate (mi si scusi il bisticcio). Il quesito prevede in particolare l'abrogazione delle norme della legge vigente, che a loro volta avevano abrogato i decreti legislativi sulla determinazione dei collegi uninominali della Camera e del Senato. Ma, come si ricordava, l’abrogazione non può far rivivere norme abrogate, e quindi l'eventuale approvazione del quesito produrrebbe una legge priva della normativa che riguarda il suo punto centrale, cioè l'adozione dei collegi uninominali. Ne risulterebbe una legge non immediatamente operativa, in contrasto con quanto richiesto dalla Corte costituzionale.

Chiedo scusa per i tecnicismi. Sono anch'io contrario al "porcellum", e comprendo le ragioni di un'iniziativa referendaria. Per esempio, quella promossa da Passigli (il quesito sull'abolizione del premio di maggioranza è sicuramente ammissibile). Ma, come dicevo all'inizio, il problema è un altro: quando nei talk show televisivi sento promettere che con i referendum si tornerà alla legge elettorale Mattarella, mi indigno, come si dice adesso. Da giurista e da politico di altri tempi.



* Cesare Salvi (1948) dal 1979 è professore ordinario di Diritto civile all’Università di Perugia, dove tutt’ora insegna. Più volte eletto in Parlamento (per il Pds nell’XI e XII Legislatura, per i Ds nella XIII e XIV, nella XV Legislatura è stato capogruppo di Sinistra Democratica), attualmente è Presidente del Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra.

lunedì 12 settembre 2011

Il PD, SEL e l’IDV vorrebbero “ammazzare” il porcellum per resuscitare il ... fratello gemello: il mattarellum



Di Gianni Ferrara*

[Da “Riforme Istituzionali”, http://www.riforme.info/, http://www.riforme.net/]




C’è un falso nell’attività pubblica che il codice penale ignora. È il falso nella comunicazione politica. Ha da sempre influito sulla vita politica italiana ma col berlusconismo la ha pervasa. Ora però da fonte diversa di falsi a danno della fede pubblica, degli elettori, della democrazia italiana, se ne sta praticando uno gravissimo. A commetterlo sono i promotori dei referendum elettorali che strombazzano la loro avversione al porcellum ma mirano a restaurare il .. fratello gemello: il mattarellum.

Sostengono che così, da una parte, sarà eliminato lo sconcio del “premio di maggioranza” che, in realtà, è attribuito alla minoranza più consistente trasformandola in maggioranza e, d’altra parte, sarà restituito agli elettori il potere di scegliere i loro rappresentanti. Mentono.

Innanzitutto perché quesiti referendari volti a determinare precisamente, chiaramente, nettamente l’eliminazione dei vizi del porcellum c’erano [click Il referendum della Casta: firmo, voto e ... continuo a non scegliere]. Erano stati proposti nel giugno scorso. Ma furono combattuti con furioso accanimento e con sciagurato successo proprio dai promotori dei referendum “pro mattarellum” inventati appunto per ostacolare una campagna referendaria che con quei quesiti, una volta approvati, avrebbero capovolto il porcellum da maggioritario in proporzionale. La restaurazione che si tenta col mattarellum è invece diretta proprio a riaffermare il sistema maggioritario di elezione, a garantirlo, consolidarlo, perpetuarlo [click Referendum: porcellum e mattarellum a confronto ... Missione impossibile].

A di là dei moltissimi e fondatissimi dubbi sull’ammissibilità di tali referendum, alla stregua della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, va detto, nel merito, che i promotori dei referendum “pro mattarellum” mentono quando dicono di voler eliminare il meccanismo che trasforma la minoranza in maggioranza. Mentono perché il sistema che vorrebbero resuscitare, pur attribuendo un quarto dei seggi al sistema proporzionale, si fonda, per gli altri tre quarti, sul sistema maggioritario in collegi uninominali. Questo, tra quelli esistenti, è il sistema elettorale che determina il massimo di distorsione degli effetti collegabili alle pronunzie del corpo elettorale. Eleggendo un solo parlamentare per collegio, cioè il candidato che abbia ottenuto un voto in più di ciascuno degli altri, conferisce un premio implicito a tale candidato, un premio che, paradossalmente, è direttamente proporzionato al numero dei voti ottenuti … dagli altri candidati. Nullifica così il diritto universale ad essere rappresentati in Parlamento perché esclude dalla rappresentanza quegli elettori che non sono stati capaci di … indovinare, collegio per collegio, quale dei candidati avrebbe ottenuto quel voto in più che lo avrebbe fatto eleggere. Si consideri soprattutto che si tratta di elettori che non si riconosceranno nel rappresentante in Parlamento del proprio collegio, per tutta la legislatura, e magari legislatura per legislatura. Con conseguenze irreparabili sulla consistenza, l’effettività, la credibilità dell’eguaglianza politica, cioè sul principio fondante della democrazia. Ma, come ogni sistema elettorale della specie cui appartiene, il mattarellum può produrre addirittura un risultato complessivo rovesciato rispetto al voto della maggioranza degli elettori, il risultato cioè che la maggioranza dei seggi parlamentari risulti eletta dalla minoranza degli elettori, stante l’ineguale distribuzione delle scelte politiche tra le componenti geografiche del corpo elettorale. In Inghilterra è accaduto più volte. Non è vero, comunque, che il mattarellum, contrariamente al porcellum, esclude premi. È vero che li occulta. In tutte e tre le elezioni svoltesi con detto sistema (1994, 1996, 2001) il premio c’è stato ed è stato sempre superiore al 10 per cento dei seggi.

Non è vero neanche che, come raccontano i promotori del referendum, col mattarellum è l’elettore che sceglie l’eletto. A sceglierlo invece sarà il leader del partito del candidato che, come è a tutti noto, provvederà a destinare nei collegi “sicuri” i candidati che vuol fare eleggere. Così come sceglierà quelli della quota proporzionale collocandoli nei primi posti della lista bloccata. Le somiglianze tra mattarellum e porcellum sono enormi, impressionanti. Non vederle, tacerle provoca domande sconvolgenti.

Una maggioranza parlamentare così fatta quale autonomia potrà mai avere nei confronti di un tal leader diventato premier? Di quanto potere disporrà questo premier? L’esperienza dei governi Berlusconi non ha insegnato nulla?

A quale sistema politico mirano i referendari-maggioritari?

Militano, in gran parte, nel Partito Democratico, e si lasciano incantare da chi sdottoreggia che le elezioni servono a scegliere non la rappresentanza parlamentare, non il tramite dei titolari della sovranità e i suoi mandatari in Parlamento, ma chi deve governare disponendo nelle due Camere dei propri addetti alla traduzione in leggi dei suoi comandi. Si associano IDV e SEL miranti solo ad estorcere la leadership al partito maggiore della coalizione cui vogliono partecipare mediante quella pura mistificazione della democrazia che è la elezione primaria.

La personalizzazione del potere è diventata quindi l’ideologia comune al centrodestra e al centrosinistra?

Rinnegare la democrazia rappresentativa a favore dell’assolutismo elettivo è il nuovo credo di questo Paese?

Insomma, una volta sconfitto Berlusconi, il berlusconismo trionferà condiviso?

La prospettiva che si annuncia è questa. Rivelarla, denunziarla è doveroso.


* Gianni Ferrara (1929) ha insegnato diritto pubblico generale, diritto costituzionale comparato e diritto costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma. Eletto deputato nel 1983 e nel 1987, ha fatto parte della commissione Affari costituzionali in ambedue le legislature. Nel 1992 rinuncia alla ricandidatura per riprendere l’attività di ricerca e di insegnamento. Collaboratore delle più importanti riviste di diritto e autore di numerosi saggi, ha fondato e dirige la rivista on line “Costituzionalismo.it”.