sabato 23 febbraio 2013

Mussolini e mussolinismo





Nessuno si nasconda le naturali preoccupazioni per la rinuncia alle più elementari dignità. Ché l’immaturo spirito del fascismo sta proprio nel non sapere destare neanche il rispetto per il mestiere. Il ricorrere ai miti invece che all’esperienza, il consolidare antropomorficamente le realtà complesse della contingenza, indica senza il pudore dell’infingimento il suo semplicismo.
Con la stereotipia di una disciplina si vorrebbero riparare le deficienze ma non si osa far nascere l’ordine dal libero disordine. Lo spirito di avventura non riesce a scoprire la tradizione e i lamenti sulle degenerazioni morali non intendono che fuori della lotta politica manca il criterio del rinnovamento etico.
Mussolini è stato l’eroe rappresentativo di questa stanchezza e di questa aspirazione al riposo. La sua figura di ottimista sicuro di sé, le astuzie oratorie, l’amore per il successo e per le solennità domenicali, la virtù della mistificazione e dell’enfasi riescono schiettamente popolari tra gli italiani.
È difficile immaginarlo altrimenti che sotto le spoglie di un audace condottiero di compagnie di ventura; o come il capo primitivo di una selvaggia banda posseduta da un dogmatico terrore che non consenta riflessioni. La sua vittoria, tra il disorientamento degli altri, si spiega esaurientemente pensando alle sue qualità risolutive di tattico.
Gli manca il senso squisitamente moderno dell’ironia, non comprende la storia se non per miti, gli sfugge la finezza critica dell’attività creativa che è dote centrale del grande politico. La sua professione di relativismo non riuscì neppure a sembrare un’agile mistificazione: troppo dominante vi avvertì ognuno la sconcertata ricerca ingenua di un riparo che eludesse l’infantile incertezza e coprisse le malefatte. Coerenza e contraddizioni sono in Mussolini due diversi aspetti di una mentalità politica che non può liberarsi dai vecchi schemi di un moralismo troppo disprezzato per potere essere veramente sostituito. Egli rimane perciò diviso e indeciso tra momenti di una coerenza troppo dogmatica per non riuscire goffa e sfoghi di esuberanza anarchicamente ingiustificata. Ha bisogno di un mondo in cui al condottiero non si chieda di essere un politico. Lottare per un’idea, elaborare nella lotta un pensiero, è un lusso e una seccatura: Mussolini è abbastanza intelligente per piegarvisi, ma gli basterebbe la lotta pura e semplice senza i tormenti  della critica moderna.

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Avrebbe potuto riuscire il duce di una Compagnia di Gesù, l’arma di un pontefice persecutore di eretici, con una sola idea in testa da ripetere e da far entrare «a suon di randellate» nei crani «refrattari». Gli articoli del «Popolo d’Italia» erano così: ripetizioni di un ordine, dogmi e spesso stereotipie di un monotono disegno, così sono i comunicati e i discorsi; letterariamente hanno qualcosa di militare e di catechismo: si deduca l’opera del boia e dello squadrista dalle verità assolute, trascendenti, e cristallizzate. Infatti i tre momenti centrali della vita di Mussolini hanno coinciso con tre momenti risolutivi, entusiastici, dogmatici della storia italiana: il messianismo socialista, l’apocalissi antitedesca, la palingenesi fascista: chi vorrà essere così ottuso da ricercare nel condottiero di questi episodi uno sviluppo, e delle ragioni ideali di progresso? Perché vedere un problema politico dove si tratta di un fenomeno di psicologia del successo e di una nuova arte economica delle idee?

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Le debolezze intrinseche di questo temperamento si scorsero quando il condottiero dovette farsi amministratore e diplomatico. In un consesso internazionale di impenetrabili l’inferiorità di Mussolini, attore più che artista, tribuno più che statista, è palese perché egli non sa che specchiarsi nella propria enfasi. La sua eloquenza, la forza del polemista, non sanno battersi sul terreno delle ironie e dei sottintesi, restano smontate appena dal comizio e dalla sala di scherma si passi all’arguta conversazione e alla snervante schermaglia insidiosa delle parole. Mussolini è a suo agio soltanto quando parla al buon popolo e  ne ascolta i desideri e lo rimbrotta con fiero cipiglio per le sue monellerie. L’ordinaria amministrazione con la sua monotonia è un altro fiero nemico del presidente; se egli non avesse un piacevole divertimento nelle trovate sportive che gli riconciliano la popolarità, il compito quotidiano sarebbe snervante e senza risorse.

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Tuttavia restano notevoli le attitudini di Mussolini a conservare il potere tra un popolo entusiasta e desideroso di svaghi, che egli conosce benissimo e cui appresta quotidiane sorprese… Messa da parte ogni preoccupazione di politica estera egli si è dedicato inesorabilmente a un’abile tattica reazionaria di liquidazione di tutti i partiti e di tutti gli organismi politici e, aiutato dalla crisi economica, sembra voler ridurre alla sua ragione tutti gli avversari. Anche in questo esperimento il trasformismo giolittiano è stato ripreso con più decisi espedienti teatrali e le doti del politico si riducono tutte ad astuzie di manovra e a calcoli tattici, indici di un’arte affatto umanistica e militare. Il mussolinismo è dunque un risultato assai più grave del fascismo stesso perché ha confermato nel popolo l’abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. La lotta politica in regime mussoliniano non è facile: non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna coerenza, a nessuna posizione, a nessuna distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi. Dovrà ineluttabilmente l’Italia rimanere condannata dalla sua inferiorità economica a questi costumi anacronistici e cortigiani? O le forze della nuova iniziativa popolare e di ceti dirigenti incompromessi riusciranno a dare il tono alla nostra storia futura? A questo punto è evidente che una nostra profezia riuscirebbe troppo interessata e per quel che non nasce dal contesto spetta piuttosto all’iniziativa del lettore.


Piero Gobetti, La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia (1924), Einaudi, Torino, 1966, pp. 188-191.

venerdì 22 febbraio 2013

Il popolo delle scimmie


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Il processo di sfacelo della piccola borghesia si inizia nell’ultimo decennio del secolo scorso. La Piccola borghesia perde ogni importanza e scade da ogni funzione vitale nel campo della produzione, con lo sviluppo della grande industria e del capitale finanziario: essa diventa pura classe politica e si specializza nel «cretinismo parlamentare». Questo fenomeno, che occupa una gran parte della storia contemporanea italiana, prende diversi nomi nelle sue varie fasi: si chiama originalmente «avvento della sinistra al potere», diventa giolittismo, è lotta contro i tentativi kaiseristici di Umberto I, dilaga nel riformismo socialista. La piccola borghesia si incrosta nell’istituto parlamentare: da organismo di controllo della borghesia capitalistica sulla Corona e sull’amministrazione pubblica, il Parlamento diviene una bottega di chiacchiere e di scandali, diviene un mezzo al parassitismo. Corrotto fino alle midolla, asservito completamente al potere governativo, il Parlamento perde ogni prestigio presso le masse popolari. Le masse popolari si persuadono che l’unico strumento di controllo e di opposizione agli arbitrii del potere amministrativo è l’azione diretta, è la pressione dall’esterno.


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La piccola borghesia, che ha definitivamente perduto ogni speranza di riacquistare una funzione produttiva (…) cerca in ogni modo di conservare una posizione di iniziativa storica: essa scimmieggia la classe operaia, scende in piazza. Questa nuova tattica si attua nei modi e nelle forme consentiti a una classe di chiacchieroni, di scettici, di corrotti (…): è come la proiezione nella realtà  di una novella della jungla del Kipling: la novella del Bandar-Log, del popolo delle scimmie, il quale crede di essere superiore a tutti gli altri popoli della jungla, di possedere tutta l’intelligenza, tutta l’intuizione storica, tutto lo spirito rivoluzionario, tutta la sapienza di governo, ecc., ecc. Era avvenuto questo: la piccola borghesia, che si era asservita al potere governativo attraverso la corruzione parlamentare, muta la forma della sua prestazione d’opera, diventa antiparlamentare e cerca di corrompere la piazza.


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Dopo aver corrotto e rovinato l’istituto parlamentare, la piccola borghesia corrompe e rovina anche gli altri istituti, i fondamentali sostegni dello Stato: l’esercito, la polizia, la magistratura. Corruzione e rovina condotte in pura perdita, senza alcun fine preciso (l’unico fine preciso avrebbe dovuto essere la creazione di un nuovo Stato: ma il «popolo delle scimmie» è caratterizzato appunto dall’incapacità organica a darsi una legge, a fondare uno Stato).

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Antonio Gramsci, Il popolo delle scimmie, «L’Ordine Nuovo», 2 gennaio 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 9-12.




giovedì 21 febbraio 2013

Forze elementari


 
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Come non esiste uno Stato politico, come non esiste più coesione morale e disciplinare negli organismi e tra gli individui che costituiscono la macchina statale, così non esiste una coesione e una disciplina neppure nell’«organizzazione» fascista, nello Stato ufficioso che dispone a suo buon piacere  oggi della vita e dei beni della nazione italiana. È divenuto ormai evidente che il fascismo non può essere che parzialmente assunto come fenomeno di classe, come movimento di forze politiche consapevoli di un fine reale: esso ha dilagato, ha rotto ogni possibile quadro organizzativo, è superiore alle volontà e ai propositi di ogni Comitato centrale o regionale, è divenuto uno scatenamento di forze elementari irrefrenabili nel sistema borghese di governo economico e politico: il fascismo è il nome della profonda decomposizione della società italiana, che non poteva non accompagnarsi alla profonda decomposizione dello Stato e oggi può essere spiegato solo con riferimento al basso livello di civiltà  che la nazione italiana aveva potuto raggiungere in questi sessanta anni di amministrazione unitaria.
Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa d’impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odî, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

[…]

La crudeltà e l’assenza di simpatia sono due caratteri peculiari del popolo italiano, che passa dal sentimentalismo fanciullesco alla ferocia più brutale e sanguinaria, dall’ira passionale alla fredda contemplazione del male altrui. Su questo terreno semibarbarico, che lo Stato ancora gracile e incerto nelle sue articolazioni più vitali a stento riusciva lentamente a dissodare, pullulano oggi, dopo la decomposizione dello Stato, tutti i miasmi.

[…]


Antonio Gramsci, Forze elementari, «L’Ordine Nuovo», 26 aprile 1921, in Socialismo e fascismo. L’Ordine Nuovo 1921-1922, Einaudi, Torino, 1966, pp. 150-51.

lunedì 18 febbraio 2013

Nemmeno per l'ebbrezza elettorale c'è riparo



La prima pagina del "Fatto Quotidiano" che segue è stata fatta circolare nel web ieri mattina, 17 febbraio 2013:






Ma era un falso, uno scherzo di carnevale (anche se ieri era già Quaresima - il 17  però è ritenuta data fatidica!), del quale ha voluto farsi vittima anche il leader del Movimento 5 Stelle nell'Assemblea Regionale Siciliana, il deputato Giancarlo Cancelleri. Si vada al link


che riporta un lancio dell'AGI pubblicato dopo poche ore. 

Ma se la burla è stata presa immmeditamente come notizia sensazionale vera da un deputato dell'Assemblea Regionale Siciliana (elogiato dal presidente Crocetta del PD), che poi si mette a cianciare di "democrazia partecipata" (forse nel senso che egli ha voluto partecipare come vittima alla burla: per controllare bastava recarsi all'edicola...), qui a Limbiate poteva mancare un povero baccalà che la prendesse sul serio anche dopo che il web (del quale egli esclusivamente si nutre) è stato invaso dalle smentite e dagli sghignazzi? Certamente no, ed ecco che la falsa prima pagina del "Fatto Quotidiano"  è stata pubblicata oggi 18 febbraio 2013, all'incirca alle ore 11.30-12.00, nel "diario" di una pagina Facebook:

http://www.facebook.com/LimbiateCinqueStelle

Davvero fulminante, ma profondissimo, il "commento":  "I numeri vengono a galla solo all'estero..."!!! Affrettarsi a controllare; la "foto" ovviamente potrebbe sparire da quella pagina fra non molto.

Naturalmente, è possibile (perché no?) che il Movimento 5 Stelle ottenga non il 42%, bensì il 70% o anche il 100% dei voti. Ma quando degli ebbri che scambiano i pali della luce per persone e si mettono a parlare con loro "fanno politica", non siamo messi bene.

venerdì 1 febbraio 2013

P’ 'a cazzoneria non c’è riparu




 

Puru Sant’ Arvaru dicìa ca p’ 'a cazzoneria non c’è riparu 

[Proverbio di Galatro (Piana di Gioia Tauro)]

mercoledì 30 gennaio 2013

Il poeta che sarà incoronato nell'Accademia degli Stercorari




L’unica “contropendenza” sulla quale può esercitarsi fruttuosamente il "poeta" che ha intitolato il suo blog con questa parola è quella che deve applicare perennemente per non cadere in avanti quando cammina (ma anche quando sta fermo). Egli potrà farsi cingere il capo con il lauro in qualche Accademia degli Stercorari, ma in realtà non attinge nemmeno il livello del poetastro, poiché anche come facitore di versicoli paesani egli è di quart’ordine. Quando parla, specialmente in pubblico, arruffa con una cantilena da avvinazzato parole con le quali vorrebbe costruire frasi con qualche significato profondo, ma quasi mai riesce a concluderle. Nello stesso modo confeziona i suoi “versi” volgarissimi.  Dopo aver disposto alcune rime a casaccio, spesso è costretto a rinunciarvi, senza tuttavia riuscire a dare una forma compiuta alle bestialità che sta scrivendo. La sua ignoranza della metrica e della prosodia è tale che, scopiazzando chissà da dove un’ottava dell’Orlando furioso, non si accorge di segnare accenti sbagliati oppure di collocarli dove l’Ariosto non li ha collocati (come del resto anche le virgole; lo stesso si può dire per le maiuscole). Che è il colmo, per uno che vorrebbe esprimersi con le forme della poesia, che è fatta innanzitutto di ritmi e di toni musicali! Ma di ciò nulla egli sa, né riesce a capire l’esatto significato di a trovar si vanno gli uomini spesso, altrimenti se ne starebbe zitto.
Mi astengo dal riferirmi ai volgari pettegolezzi che alcune ed alcuni arrivano a scambiare per preparazione e profonda conoscenza della vita politico-amministrativa di Limbiate, per non essere costretto a definire le une e gli altri come si meriterebbero. Costui (anche costui) è solo un poveretto devastato dalla bramosia di ottenere ("perché io no?") un qualsiasi riconoscimento come personaggio politico locale. Ovviamente è roso dall’invidia per molte persone, ed ovviamente anche per un altro tizio che come lui è privo di qualità intellettuali, ma tuttavia è riuscito a sfruttare vantaggiosamente certe situazioni e certi meccanismi della peggiore politica politicante per fare una piccola carriera come “politico”. Questi, però, anche se sta sulla scena politica locale in un modo che inevitabilmente suscita frizzi e lazzi (gliene ho indirizzato qualcuno anch’io), può vantare non solo  di essere assai più aduso alle abluzioni quotidiane, ma soprattutto di non essere stato condannato per reati infamanti per i privati cittadini ed ancor più per un dipendente pubblico.


lunedì 28 gennaio 2013

Poesia e politica della contropendenza


Fascicolo monografico della «Rassegna di Filologia e Letteratura Limbiatese», a. I, n. 1, gennaio 2013


Presentiamo i primi materiali per lo studio del più recente e importante fenomeno politico-letterario limbiatese, elaborati all’interno del Seminario Interdisciplinare su “Poesia e politica” della Scuola Superiore di Studi Letterari e Politici del Garbogera, del Lombra e del Cisnara. Fra i vari contributi segnaliamo, per l’acutezza e la profondità dei giudizi, quelli della più grande esperta nordica, padana e indipendente di  metrica e prosodia delle lingue romanze, nonché quello folgorante del politologo fotocopista.




“credo che non intenda assolutissimamente - in alcun modo - proprio per nulla, me ! non credi?”

“io vorrei sapere chi è costui, perché scrive davvero molto ma molto bene”

“le rime son banali, la metrica e gli incastri discutibili. Più interessante la critica politica, per la quale mi sento davvero a posto”

“un paese alla deriva…Se poi giri a piedi, noti un degrado....che tristezza”

“il nostro Poeta anonimo sta alzando il tiro, chi sarà il prossimo?”

“comunque questo modo mi piace, intendo il blog”

“Wow... Molto fine”

“È un/a mito/a!!!”

“Ue' .. Comunque io sono una sua fan, lo dico. Non del politico, o del colore politico, sia chiaro, ma dell'artista. È un artista”
 
“intendo il suo mestiere”

“conosce molto bene la vita politico-amministrativa del paese…scrive piuttosto bene....”

“si toglie parecchi sassolini dalle scarpe e in modo molto charmant”

“Dr Jekill [sic] Mr. Hide [sic] ! Sarà mica De Luca che si trasforma ?!?!”

“comunque credo di aver capito chi è”

“se lo scopriamo, smette di scrivere e sarebbe un peccato”

“Continuerò a chiamarlo primula nera”

“Primula nera perché il suo blog e' nero.. un po' tenebroso (son più poetica io)”

“eta' 35/45 anni..... preparato, vicino anzi molto vicino al palazzo tondo tondo..... al corrente di quello che succede all'interno del Palazzo .....io un [sic] ideina me la sono fatta”

“ehhhh di gran classe !”

“questa qui è un po' alla gioachino belli”

“si, è stile sonetto”

“è ruspantella, vernacolare, goliardica”

“"Datemi una penna, e vi solleverò il mondo ! "”

“un genio”

“Magari alla fine Contropendenza ci sottoporrà [sic] tutti alla sua gogna e non sarà immeritata”

“eh.. bella si”

martedì 6 novembre 2012

Il TAR: il nuovo impianto B.T.E. non è compatibile con l’ambiente






TAR Lombardia, Sede di Milano
Sentenza N. 02644/2012 REG.PROV.COLL.


“il ricorso principale ed i motivi aggiunti vanno dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse in relazione alla provincia di Milano, mentre vanno accolti con riferimento agli altri ricorrenti, e, per l’effetto, va disposto l’annullamento del provvedimento impugnato”.

“Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sul ricorso per motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li dichiara improcedibili per la provincia di Milano e li accoglie per i restanti ricorrenti, disponendo, per l’effetto, l’annullamento del provvedimento impugnato”.

Condanna la regione Lombardia e la B.T.E. s.r.l., in via solidale, alla parziale rifusione delle spese di giudizio nei confronti dei tre comuni ricorrenti e della LIPU, sempre in via solidale, che si liquidano in euro 4.000, compresi gli oneri di legge. Spese compensate per il resto tra tutti i ricorrenti, la regione Lombardia, la B.T.E. S.r.l., la L.I.P.U. e la provincia di Monza e Brianza.


giovedì 1 novembre 2012

Un inaudito oltraggio al Comitato delle Pacciade





    Sono stato testimone diretto dell’affronto proditorio: martedì 23 ottobre u.s., a mezzogiorno in punto, otto avvocati e tre giudici hanno avuto l’improntitudine di arrecare offesa all’autorità burbanzosa di Mauro Varisco e del Comitato delle Pacciade. Luogo dell’inaudito oltraggio: l’aula delle udienze del TAR della Lombardia, Sede di Milano, IV sezione. Doveva essere discussa la causa avviata con il ricorso della Provincia di Milano contro la Regione Lombardia che, con un decreto dirigenziale, nell’ormai lontano 2006 si è pronunciata per la compatibilità ambientale dell’ingrandimento dell’impianto di smaltimento di reflui industriali della società B.T.E. Invece di impegnarsi nella singolar tenzone oratoria alla quale avrebbe voluto assistere il Comitato delle Pacciade, gli avvocati si sono accordati, secondo la narrazione di qualcuno dello pseudo-comitato, “per non andare al dibattimento”.
Apriti cielo! Non erano trascorse due ore che già il fior fiore della migliore società politica limbiatese sciorinava una serie di vibranti proteste. Col ritmo di una mitraglia, in uno sciocchezzaio elettronico, sono state sparate le seguenti castronerie:

- “La Corte giudicherà senza dibattimento. INSPIEGABILE!!! I Sindaci erano al corrente di questa decisione? INSPIEGABILE!!!”

- “I giudici decideranno sulla base delle carte in loro possesso, senza dare modo di esporre le tesi delle parti…”

- “Un sarcastico applauso agli avvocati!”

- “E lo aggiungerei anche per chi aveva il diritto/dovere di “indirizzare” gli avvocati, ovvero gli amministratori pubblici”.

- “Grazie De Luca! (Non lo dicono stavolta)”.

- “ Non ci sono tram di serie A e tram di serie B, vanno presi tutti allo stesso modo. Soprattutto quando c’è di mezzo la salute dei cittadini”.

- “L’avvocato avrà il benestare ovviamente dei sindaci”.

- “Seppur negativamente, speriamo che sia effettivamente così. Resta poi il fatto che i Sindaci dovranno risponderne ai cittadini.”

- “Certamente va motivata la scelta, dispiace che si sia saputo a decisione presa”.

- “Molto strana la decisione. Qual è la convenienza dei sindaci?”

- “Avevamo l’opportunità di dire le ragioni del NO all’impianto! Non l’abbiamo sfruttata. Meglio sarebbe dire che non ce l’hanno fatta sfruttare”.

Nei giorni successivi, tutti i giornali-spazzatura locali hanno riportato la “notizia” suppergiù negli stessi termini. Ma cosa è veramente successo al TAR? È successo che gli avvocati delle varie parti, convenendo tutti che non c’era niente di nuovo da esporre alla corte, oltre a quanto era già stato esposto nelle memorie e nelle repliche che ognuno aveva già depositato, e che non vi erano altre argomentazioni da aggiungere, hanno dichiarato di rimettersi, per il giudizio, agli scritti già depositati. Tutto qui. È previsto dalle norme procedurali. Il giudizio amministrativo non è come il giudizio penale. Quasi tutto si svolge per iscritto. Perché perdere tempo, e perché tediare la corte, ri-esponendo verbalmente ciò che è già stato ampiamente argomentato e documentato in pagine e pagine di memorie e contro-memorie scritte?
Questa volta nessun sindaco deve rispondere di alcunché. Nessun avvocato minimamente capace, infatti, si farebbe mai dettare la condotta processuale dal suo patrocinato, nemmeno se questi è un sindaco o un presidente di provincia. Nella procura che sindaci e presidenti di provincia hanno firmato per farsi rappresentare, è certamente ben specificato, poiché sempre è specificato, che in essa è compresa anche la più ampia delega all’avvocato affinché decida egli la (migliore) condotta processuale.
Lungi da me, però, l’intenzione di difendere De Luca e i suoi colleghi sindaci o presidenti di provincia dalla demagogia rozza e soprattutto ridicola delle frasi sopra riportate, fra le quali si distingue, per ignoranza oscenamente supponente, quella del sarcastico applauso agli avvocati, scritta da un poveretto che ha come massima capacità d’intervento politico solo la produzione di frasette idiote da inserire in qualche blog. Vale la pena, tuttavia, di parlare di questo episodio alquanto patetico per rilevare che la decisione di tutti gli avvocati di rimettersi agli scritti svela, semmai ve ne fosse la necessità, l’inconsistenza degli arruffatissimi discorsi del Comitato delle Pacciade. Questo, dopo essersi imbattuto per caso in una questione vecchia ormai di diversi anni, ha ripetuto per mesi e per ogni dove la sua pretesa che il Comune di Limbiate “rafforzasse” il suo intervento nella causa, poiché sarebbero emerse “novità”, che tuttavia mai sono state specificate. Il Comune, cioè, avrebbe dovuto spendere altre migliaia di euro per parcelle legali, per formulare “motivi aggiunti” al ricorso dell’inizio del 2007 presentato insieme alla Provincia di Milano. Il Comitato delle Pacciade non è mai stato in grado di specificare quali fossero queste “novità”. Eppure, delle novità vi sono state, ma sono state le autorizzazioni che la B.T.E. ha continuato ad ottenere dalla Provincia di Monza, nonostante avanti il TAR pendesse un ricorso contro il suo progetto! Ma su queste novità Mauro Varisco e il suo pseudo-comitato hanno sempre taciuto.
Il fatto è che il grado di autonomia politica del Comitato delle Pacciade è zero, poiché non è nient’altro che una claque elettorale che sta in piedi solo con il sostegno, e i soldi, del PD e dell’Asinistra di Limbiate. Proprio perché è solo una claque elettorale, è vezzeggiato da quasi tutti i partiti. Questa claque e i partiti che la sostengono sono corresponsabili con la Giunta Comunale del danno erariale causato con l’ordinanza, emessa un anno fa, contro la costruzione dell’impianto presentato come pirolitico dalla Eco-trattamenti - un’ordinanza giudicata totalmente illegittima dal TAR. Per difendere questo provvedimento del tutto indifendibile, adottato con l’unico scopo di conquistarsi i consensi di questa claque, alla quale aveva appena fatto ingoiare, in realtà senza nessuna fatica, il mantenimento di tutti i Programmi Integrati di Intervento approvati dalla precedente giunta di centro-destra, quella di centrosinistra ha buttato via 7.500 €. Ed immediatamente dopo, il Comune ha dato spazio alle semi-farneticazioni di questi pseudo-ambientalisti a proposito di un’altra scoperta casuale, appunto il progetto di ampliamento dell’impianto della B.T.E., approvato dalla Regione ma contrastato dalla Provincia di Milano con il concorso di alcuni Comuni, fra i quali Limbiate. Fino al punto che le pressioni esercitate insieme ad un fronte variegato di politicanti, hanno indotto i tecnici pubblici che dovevano valutare l’ammissibilità del progetto della B.T.E. sulla base delle leggi esistenti, a ribaltare, con motivazioni insostenibili, il parere favorevole già annunciato e che erano in procinto di sottoscrivere. La negazione di un’autorizzazione già concessa alla conclusione del procedimento ad essa propedeutico, seppure ancora non compiutamente formalizzata, non ha affatto indebolito la posizione della B.T.E. nel giudizio avanti al T.A.R.; anzi, questa negazione, reclamata in giudizio dagli avvocati della B.T.E., potrebbe trasformarsi in un boomerang contro i funzionari della Provincia di Monza.
Subito dopo la “vittoria” del centrosinistra di Limbiate, al quale ha contribuito con non più di una manciata di voti (lo dimostrano i dati elettorali), il Comitato delle Pacciade ha accettato di rinunciare a portare avanti qualsiasi azione per obbligare la giunta comunale a rivedere ed annullare vari P.I.I. pieni zeppi di illegalità. Da allora, su suggerimento del centro-sinistra, si getta compulsivamente su questioni che prima aveva totalmente ignorato e delle quali, nonostante le reiterate millanterie di “competenza tecnica e giuridica” (sic!), non è in grado di afferrare gli esatti termini. In cambio ottiene, sia dal centrosinistra sia dal centro-destra, il compenso “politico” dell’attribuzione di un ruolo che nulla ha a che vedere con quello tipico di un comitato civico. Non vi è fatto, anche dei più irrilevanti, che questa claque elettorale non ascriva a suo merito - fino a millantare di riuscire a muovere quella che definiscono la “buona politica”, vale a dire tutti i partiti, senza distinzione! Ma il ruolo che il burbanzoso Mauro Varisco e la sua sigla pretendono di recitare è del tutto abusivo. Innanzitutto perché in modo lampante nulla fanno per dotarsi di quella competenza che i comitati civici che non abusano di questo nome si formano con un lungo lavoro di studio e documentazione sulle questioni che affrontano; ma soprattutto perché senza il sostegno “intellettuale” oltre che materiale dei partiti del centrosinistra (in particolare dell’Asinistra di Limbiate), né il burbanzoso Mauro Varisco né il suo pseudo-comitato esisterebbero.
Recitando allegramente questa pantomima, Mauro Varisco e la sua sigla hanno collaborato con “la buona politica” nel provocare, a proposito della vicenda della Eco-trattamenti, il danno erariale sopra ricordato. Ma non si può essere sicuri che i cittadini di Limbiate non ne dovranno subire altri, poiché l’esperienza dell’ordinanza annullata dal TAR non è servita affatto a diminuire la boria e la pretenziosità di questi imbecilli. Infatti, la pressione esercitata da questi pseudo-ambientalisti che si alleano tranquillamente con personaggi come l’assessore regionale Colucci, filmato ad una cena pre-elettorale con ‘ndranghetisti (e che vorrebbe trasformare ogni parco regionale in un'impresa economicamente redditizia!), o come l’ex sindaco Romeo, contro le cui decisioni, tuttora vigenti, il Comitato delle Pacciade sarebbe nato! – questa pressione ha ottenuto che si inventasse l’escamotage della “nota” di un funzionario regionale che ha assimilato l’impianto della Eco-trattamenti ad un inceneritore. Con questo escamotage, la Regione, tramite un suo funzionario, si è inserita abusivamente in un procedimento che essa stessa Regione ha delegato con legge alla Provincia; grazie a questo escamotage, altri funzionari, disposti a subire le pressioni alle quali hanno attivamente collaborato politicanti che hanno vendette economiche personali da consumare, si sono sbarazzati provvisoriamente di un procedimento che avrebbero dovuto obbligatoriamente concludere con un'autorizzazione, o con il diniego di questa, assumendosene la responsabilità. Invece, la conferenza di servizi convocata sulla questione è stata chiusa con un rinvio alla procedura “ordinaria” che è del tutto abusivo (con buona pace del consigliere grant, gross, pussé ciula che baloss) e che offre, su un piatto d’argento, alla ditta richiedente la possibilità di ottenere, nei fatti, l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto con un altro ricorso al TAR! Naturalmente le spese per l’intervento in giudizio della Provincia e/o del Comune le pagheranno i cittadini.
Beninteso, non sto affatto sostenendo le ragioni di chi vorrebbe costruire impianti che, sulla base dei pochissimi elementi divulgati, non si sa quanto possano essere ammissibili. (Il Comitato delle Pacciade e Mauro Varisco, che pure hanno facile accesso a carte e ad uffici, nulla hanno fatto per approfondire e divulgare le conoscenze sugli impianti pirolitici in generale e su quello di Pinzano in particolare). Sto mettendo in luce lo stravolgimento che subisce l’azione della pubblica amministrazione quando su questa si esercitano pressioni affinché operi non sulla base di leggi e procedure pre-esistenti, bensì secondo l’interesse del momento di questo o quel politicante a mantenere, o conquistare, il consenso di questo o quel gruppo di sostenitori - soddisfacendo, inoltre, anche a spese della cassa pubblica, la smania di protagonismo di un capo claque elettorale.
La considerazione del valore delle leggi e delle procedure (che purtroppo, certo, sono fatte quasi sempre per i potenti, ma sono leggi e procedure dalle quali non si può prescindere) esula dalla coscienza politica (concediamoci una bestemmia!) e dalle capacità cognitive di Mauro Varisco e dei politicanti che lo sostengono. Infatti costoro pensavano che il TAR fosse una conferenza di servizi, dove, con la malleveria dei De Luca e del consigliere grant, gross, pussé ciula che baloss, ma anche della Lega e del PDL, anche uno pseudo-Comitato come quello delle Pacciade può andare a ripetere alcune frasi fatte. Ma hanno dovuto patire una cocente delusione!
Poverini.



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