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domenica 29 dicembre 2013

Con una mano davanti e l’altra di dietro. Il P.R. della Villa Medolago dichiarato illegittimo per riapprovarlo con la stessa volumetria












Il primo elemento da tenere in considerazione per comprendere il vero scopo dell’operazione propagandistico-speculativa dell’annullamento “in autotutela” del P.R. della Villa Medolago è che viene portata avanti, in perfetto accordo, da tutta la coalizione del centrosinistra ed è condivisa anche dal centro-destra che cinque anni fa approvò, in modo del tutto illegittimo, quello pseudo piano di recupero. (Tutta la vicenda è stata minuziosamente narrata nel mio post Quando la paura (di un ricorso al T.A.R.) fa novanta...).

Il secondo elemento da considerare è questo: è falso quanto è stato affermato più volte dal consigliere comunale grant e gross, ma pussé ciula che baloss, che alcuni abitanti delle vetuste e piccolissime abitazioni addossate alla villa stavano subendo la minaccia di essere cacciati dalle loro case, e che per difendersi sarebbero stati costretti a compiere, entro il mese di dicembre 2013, presso il T.A.R. di Milano, atti il cui costo non erano in grado di sostenere. In realtà, si tratta di una sola famiglia che ha presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato; un altro ricorrente, invece, quattro anni fa ha perso la sua causa presso il TAR di Milano (per leggere la sentenza: click 201000188) e, nonostante il Comitato delle Pacciade, del quale fa o faceva parte, esponesse in quel periodo un pingue conto in banca, non è stato aiutato a presentare appello al Consiglio di Stato. Si può vedere quale sia lo stato del ricorso superstite, trasposto al TAR di Milano (click Tar Lombardia sede di Milano, "Ricerca Ricorsi", 2009, n. 1868, oppure: http://www.giustizia-amministrativa.it/WEBY2K/DettaglioRicorso.asp?val=200901868).

Chiariamo subito che dopo l’ultima istanza del 24/11/2011 (domanda di fissazione dell’udienza, peraltro mai avvenuta), presentata obbligatoriamente per mantenere “in vita” il ricorso, nessun obbligo di presentare una qualsivoglia istanza ha attualmente la ricorrente che, infatti, a fronte della mancata fissazione dell’udienza, non ha più presentato alcuna istanza per manifestare di avere interesse a mandare avanti il ricorso.

Ma qual è la ragione di tanto "disinteresse"? La ragione, evidenziata dalla lunga teoria di istanze e di stop and go del ricorso, è che in realtà la ricorrente, la cui casetta (come quella dell’altro ricorrente) non fa parte del P.R. (e pertanto, con questo P.R. non è esposta affatto al rischio di essere sloggiata) non ha mai avuto veramente la volontà di arrivare alla sentenza, poiché il suo vero scopo non è di ottenere che il TAR o chicchessia dichiari l’illegittimità del P.R. In altri termini, la ricorrente ha presentato il ricorso solo per mettere i bastoni tra le ruote alla Frua De Angeli Holding al fine di spuntare, con le trattative che sono andate avanti per un po’, un prezzo più alto del reale valore di mercato per la cessione della sua casetta. La holding, trovatasi nell’impasse i cui termini ho spiegato nel post richiamato sopra, ne è venuta fuori rinunciando ad utilizzare per il suo progetto la superficie di alcune case - superficie che avrebbe consentito la costruzione di ben 9.300 mc - ed accrescendo ancor più, rispetto alla prima versione del piano, la volumetria “reperita” nel sottosuolo (!), ma accentuandone, in questo modo, gli aspetti illegittimi. Frua De Angeli Holding certamente preferirebbe risolvere la controversia con un accordo stragiudiziale, che gli darebbe la possibilità di costruire su tutta l'area, ma evidentemente le pretese della ricorrente sono eccessive, e quindi le trattative non sono mai arrivate alla conclusione. Anzi, è probabile che ormai siano cessate da tempo.

È questa la ragione della riscoperta e divulgazione, cinque anni dopo!, da parte del Comitato delle Pacciade di un elemento del tutto secondario, fra quelli che concorrono a determinare l’illegittimità del P.R.: la famigerata fotografia falsificata per mostrare un mai esistito terzo piano da ricostruire in un’ala secondaria della villa. È una fotografia delle cui stranezze solo io a suo tempo mi accorsi, e le segnalai agli avvocati che a loro volta le segnalarono nel ricorso al Capo dello Stato. Tuttavia, il terzo piano inventato, se altera scarsamente l’aspetto di un’ala della villa (e si potrebbe spiegare così la distrazione della Sovrintendenza ai beni architettonici, che avrà confrontato superficialmente la documentazione presentata con quella già in suo possesso), per quanto riguarda la volumetria non aumenta, o aumenta di poco, quella dei locali della villa vera e propria. Quello della fotografia falsificata è stato solo un modesto espediente per creare un clima di attenzione attorno all’iniziativa del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra (caratterizzata dalle falsificazioni che solitamente denotano il loro agire) e per collocare in un alone di più grande simpatia la decisione della giunta, che solo strumentalmente vuole sanzionare le illegalità del P.R.

L’obiettivo vero della giunta di centrosinistra non è quello di sanzionare l’illegittimità di un P.R. presentato in modo truffaldino e approvato con una procedura illegittima da un organo che non era legittimato a farlo, cioè la giunta di centro-destra: se l’obiettivo fosse questo, il momento migliore per annullare il P.R. sarebbe nell’imminenza della scadenza del P.R.G. vigente (30 giugno 2014), quando ormai non vi sarebbe più il tempo per riapprovare un altro Piano di Recupero con tutte le caratteristiche di legittimità richieste.

L’obiettivo vero della giunta (che spiega anche l’appoggio del centro-destra che quel P.R. volle approvare a costo di palesi violazioni della legge) è il seguente: creare, quando ancora mancano sei mesi alla scadenza del P.R.G. che prevede il P.R. della Villa Medolago, le condizioni per farlo ripresentare seguendo la procedura legittima. Annullato il P.R. vigente, uno nuovo potrebbe essere presentato da parte di Frua De Angeli Holding o di un altro soggetto che acquistasse il complesso edilizio della villa e tutte le modestissime abitazioni delle tre corti adiacenti. Tutta questa superficie consentirebbe di costruire se non 23.000 mc (questa è la volumetria del P.R. ancora vigente) almeno 21.500 mc., senza aver più la necessità di inventare inammissibili volumetrie sotterranee "da recuperare". E questo sarebbe possibile anche se il proponente disponesse, per averlo già acquistato, solo del 50,1% delle superfici catastali (e molto probabilmente Frua De Angeli Holding attualmente è in questa condizione), o perché potrebbe in un modo o nell'altro acquisire la proprietà dell'intera area. In altri termini, il proponente potrebbe legittimamente servirsi, se necessario, anche dello strumento dell’esproprio (previsto dalla legge) che gli darebbe la possibilità di far sloggiare gli altri proprietari. Questi, infatti, se non volessero o non potessero partecipare pro-quota al consorzio per attuare il P.R., impedirebbero la realizzazione di un'opera pubblica (caratteristica che, una volta approvato, viene assunta da un P.R. di iniziativa privata previsto dal P.R.G.): da qui la possibilità, prevista dalla legge, dello sgombero coattivo.

Questa iniziativa della giunta, caldeggiata sconsideratamente dal Comitato delle Pacciade e dall’Asinistra, forse invoglierà un proponente qualsiasi a dare un po’ di soldi in più a chi ancora mette il bastone tra le ruote del P.R. affinché lasci libero il campo, ma certamente lo metterà nelle condizioni di poter ripresentare il P.R. con la procedura legittima, cioè lo metterà nella condizione di tenere il coltello dalla parte del manico; vale a dire che, una volta che fosse cessato il pericolo di una sentenza di annullamento del TAR (la decadenza del P.R.  provocherebbe in ogni caso la decadenza del ricorso), il proponente sarà messo in condizione di non dover soddisfare in eccesso le pretese di pochissimi proprietari di modesti alloggi, o di farlo solo a sua discrezione. L'indennzizzo in caso di esproprio, infatti, è previsto dalla legge solo nella misura del valore venale dell'abitazione, detratti gli oneri di urbanizzazione .

Chi ha mascherato le sue venalissime anche se legittime pretese con le motivazioni della “difesa dei beni architettonici”, del “patrimonio culturale”, dell’”ambito urbano a maggior caratterizzazione ambientale”, in realtà (solo) con un nuovo P.R. potrebbe correre il rischio di essere sloggiato coattivamente. E potrebbe restare con una mano davanti e con l’altra di dietro.

Ma, se ciò avvenisse, ben gli starebbe, poiché avrebbe fatto meglio a portare avanti il suo ricorso con coerenza.

sabato 28 dicembre 2013

Il tempo fa giustizia. Finalmente il P.I.I. di Via Monte Sabotino inquadrato in modo (quasi) giusto






Sulla questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino, io che ho ideato e interamente scritto l’esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica del Tribunale ho sempre sostenuto che l’unica soluzione sensata e realistica sarebbe quella di rendere attuabile (ed anche vendibile) il piano, eventualmente ridefinendone gli aspetti urbanistici, ma in ogni caso dopo aver riformulato le clausole economiche della convenzione attuativa al fine di rispettare integralmente la L.R. 12/2005, anche per gli aspetti economici dell’accordo. In un’intervista al “Giornale di Desio” del 5 novembre 2013 ho sostenuto che questa soluzione sarebbe l'unica possibile poiché si deve considerare che, almeno per il momento, l’annullamento di quel piano è praticamente impossibile, sia per i ricorsi che nessuno si preoccupa (interessatamente) di mandare avanti, sia per la curatela fallimentare della SAN Invest, che non solo è ancora lontana dall’essere definita e conclusa, ma non può non preoccuparsi di mantenere il massimo del valore dell’unico bene patrimoniale della società - valore che dipende interamente dall’attuabilità del piano.  

Il misirizzi di Mombello con il suo Comitato delle Pacciade e l’Asinistra e il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss invece hanno più volte avanzato la folle pretesa che il P.I.I. sia annullato, incuranti del fatto che in questo caso la collettività dovrebbe sborsare alla SAN Invest la bellezza di 868.000 € (come del resto non si preoccupano del fatto che l’annullamento sic et simpliciter del Piano di Recupero della Villa Medolago costerebbe alla collettività 244.000 €, e non avvantaggerebbe, peraltro, un paio di smandruppati abitanti di Via Doria). Il burbanzoso misirizzi addirittura ha sostenuto che c’era un “atto” che aveva dichiarato l’annullamento, ma che la dirigente del Settore Tecnico si rifiutava (la fedifraga!), di ostenderlo.

A certi omuncoli politici ciò che sostenevo nell’intervista sembrò cervellotico, ma avviene ora che proprio il consigliere che non è baloss nemmeno per un filino rende pubblica una “relazione ricognitiva” sul P.I.I. di Via Monte Sabotino, firmata dalla dirigente del Settore Tecnico, nella quale, esaminate varie soluzioni ipotizzabili, si arriva alla conclusione che tutte, tranne una, sono o impraticabili o difficilissime da concludere effettivamente senza danni per il Comune. L’unica soluzione “praticabile” (sulla quale, sembra, concorderebbe anche il curatore del fallimento) è quella che io suggerivo: raggiungere un accordo con il curatore fallimentare per attuare il P.I.I., naturalmente sanandone tutti gli aspetti illegittimi. E infatti nella relazione si ipotizza una “procedura transattiva” che potrebbe prevedere: a) la ridefinizione della convenzione attuativa “con una volumetria decisamente più contenuta”; b) l’esclusione delle aree esterne al piano (e quindi costringendo a risolvere, con la semplice eliminazione dell’”oggetto del contendere”, le [ormai diventate] privatissime controversie di alcuni di fronte al Consiglio di Stato); c) una nuova definizione di tutti gli interventi pubblici necessari per riqualificare l’ambito”.

Tutte cose assai lontane e anche più serie, quindi, delle pretese del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra. Tuttavia, per ragioni elettorali e di immagine di una maggioranza che in realtà non è più (ma lo è mai stata, dopo le elezioni?) la stessa che ha fatto la campagna elettorale, l’operazione verrà presentata dalla Giunta come se venissero soddisfatte le richieste della compagnia di giro sopra nominata; e già il minga baloss la presenta come risultato della sua “azione politica”, oscurando che questa estate sui giornali locali sosteneva impudentemente che “non dobbiamo farci spaventare dalla prospettiva di rendere i soldi versati dalla SAN Invest”, e oscurando, anche, che già molti anni or sono e  poi ancora a lungo il sottoscritto - e non il Comitato delle Pacciade e nemmeno l’Asinistra - ha chiarito in questo blog e presso alcune Procure il modo in cui il centro-destra congegnava i P.I.I. Anche Ti-che-te-tarchett-i-ball la ascriverà a merito suo e del suo partito, anche se a suo tempo (dopo un appoggio iniziale dato obtorto collo) egli nel suo pseudo-partito più di ogni altro cercò di sabotare il mio lavoro per preparare sia i ricorsi sia gli esposti. Ma facciano pure; questa è la miseria della politica-politicante a livello di paese. Tanto, io cercherò in ogni modo di impedire che con questa soluzione (alla quale non si sarebbe mai arrivati senza i miei esposti) si cerchi anche (o soprattutto?) di ottenere il risultato nient’affatto secondario di esentare un bel po’ di gente dai pesanti addebiti della magistratura contabile e di quella ordinaria.

Si tenga ben presente, dunque, che se si dovesse concludere la transazione delineata nella “relazione ricognitiva”, la nuova convenzione attuativa dovrà prevedere, per quanto riguarda il valore del terreno comunale, la cessione secondo un valore/mq non inferiore a quello effettivo di mercato che aveva nel 2007 e, per quanto riguarda l’eventuale monetizzazione degli standard, il calcolo deve tener conto del valore venale delle aree non cedute secondo i prezzi, ancora una volta, del 2007. Inoltre non si deve trascurare di far riacquistare materialità all’area di circa 5.850 mq, corrispondente a parte dello standard pre-esistente, fatta sparire con una specie di  gioco delle tre carte nel piano finanziario del 2007.

A questo proposito sarebbe allora buona cosa se l’architetto Taglietti abbandonasse certe sue… infondate convinzioni sul valore delle aree standard in cessione che secondo il suo avviso non potrebbe superare i 60-70 €/mq (convinzioni che, si dice, esporrebbe con grande sicumera), e insieme all’architetto Ferrante tenesse in giusta considerazione il fatto che sul P.I.I. di Via Monte Sabotino anche presso la Procura del Tribunale ordinario è stato avviato un procedimento, attualmente all’esame del G.I.P., nel quale io ho un ruolo.


giovedì 12 dicembre 2013

Il misirizzi di Mombello e la Villa Medolago






Quando riceve una spinta (ma solo quando riceve una spinta), il misirizzi fa dei movimenti alternati indietro-avanti (o sinistra-destra...), ma rimane del tutto rigido e non si sposta dal luogo dove è collocato; prima di fermarsi in posizione eretta ci mette un po’. Tal quale quello di Mombello, che nello sforzo di restare perfettamente rigido pur continuando a dondolare di qua e di là non si accorge che l’ignobile mistificazione politico-elettorale sul Piano di Recupero della Villa Medolago, congegnata in società con il centrosinistra (ma anche con il centrodestra) limbiatese, con gli scalcagnati Quattro dell’Ave Maria dell’Asinistra e con alcuni proprietari esclusivamente interessati a vendere i loro immobili ad un prezzo un po’ più alto (interesse legittimo, per carità…), ormai sta assumendo l’aspetto di atti formali.

Infatti, anche se con alcuni giorni di ritardo, il centrosinistra di Limbiate ha deciso di dare, in cambio dei 15 voti garantiti dal Comitato delle Pacciade e soprattutto in cambio della posizione favorevole all’ampliamento dell’inceneritore di Desio, già espressa dall'Asinistra, e del voto favorevole, o almeno non ostile (con una vigliacca astensione), che esprimeranno gli scalcagnati Quattro dell’Ave Maria sul PGT, la delibera G.C. n. 180 del 04/12/2013 nella quale si dice:

“delibera di esprimere indirizzo affinché:

1. si proceda all'avvio del procedimento per l'annullamento in autotutela, ai sensi dell'art 21-octies della legge 241/1990, del Piano di Recupero di Villa Rasini Medolago, approvato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 246 del 23.12.2008, previa acquisizione di valutazione, da parte del legale incaricato della costituzione in giudizio per conto del Comune, in ordine al possibile esito del Ricorso al TAR Lombardia R.G. N.1868/2009 ed alle ricadute dello stesso sul procedimento di annullamento suddetto;

2. di demandare al Dirigente del Settore Territorio la definizione di tutti gli atti necessari e conseguenti a dare attuazione a quanto deliberato in questa sede”.

Nell’attesa che il misirizzi recuperi la posizione eretta, si può segnalare il seguente link:

La questione è addirittura posta all'O.d.G. (punto n. 10) della prossima riunione del Consiglio Comunale del 16-17 dicembre 2013.

P.S. Nei prossimi giorni scriverò più distesamente sui reali obiettivi di questa ulteriore mistificazione della politica politicante del centrosinistra limbiatese [click Con una mano davanti e con l’altra di dietro. Il P...], su quanto potrebbe essere effettivamente agevole, sui danni che ne potrebbero derivare per la collettività per il fatto di essere attuata in questa forma e soprattutto adesso, e anche sugli aspetti di meschina micro-speculazione (convincere, fra l’altro, una holding immobiliare a dare qualche migliaio di euro in più ad alcuni privati, che - previo indennizzo - ancora potrebbero essere fatti sloggiare a termini di legge).