I fatti hanno la testa dura, dice un
proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre
esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui
ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi
a prendere atto che il Comune non può
risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello
contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio
di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della
sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a
causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente,
oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto).
Visualizzazione post con etichetta P.I.I.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta P.I.I.. Mostra tutti i post
giovedì 2 gennaio 2014
La grettezza del misirizzi di Mombello contro gli interessi della collettività
I fatti hanno la testa dura, dice un
proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre
esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui
ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi
a prendere atto che il Comune non può
risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello
contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio
di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della
sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a
causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente,
oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto).
Le pretese di questo fanatico non possono essere soddisfatte, almeno
per quanto riguarda il terreno dietro la sua villetta, perché lo stato di fatto in cui si trova il P.I.I.,
e soprattutto la società che ne è titolare (e che è in liquidazione), impedisce
il tipo di soluzione che egli vorrebbe. Il Comune non può ritirare il suo
appello, soprattutto perché resterebbe quello presentato dalla SAN Invest, che
ha ottenuto anch’essa la sospensione cautelativa della sentenza. Il curatore del
fallimento di questa società ha
l’obbligo, impostogli dalla legge, di
realizzare il massimo del valore, che il terreno conserva solo se il P.I.I. resta vigente: ognuno capisce che si opporrebbe in tribunale alla dichiarazione di decadenza da parte del Comune, e reclamerebbe, con alte probabilità di successo, la restituzione di almeno 868.000 €., che sarebbero prelevati dalla cassa pubblica!
Il tronfio misirizzi continua a
non curarsi di questi fatti decisamente
duri. Anche dopo la “relazione ricognitiva” della dirigente del Settore Tecnico
del Comune, nella quale, seppure con un discorso non proprio lineare, sono
esposti i rischi e le difficoltà sia del ritiro dell’appello, sia di una
dichiarazione di decadenza (relazione trasmessa dall’assessore Ferrante agli
amici del misirizzi denominabili solo Asinistra,
e da costoro pubblicata), e anche dopo essersi incontrato con l’assessore, questo personaggio desolante ha l’impudenza
di “ribadire” (!) la sua pretesa folle: “l’amministrazione
si ritiri dalla causa contro i privati, che ricorrono avverso il Piano, e lo
dichiari al più presto decaduto”!
Ho già mostrato più volte quanto
le reiterate comparsate di questo ometto siano improntate da quella forma di grettezza sociale che in sociologia è
denominata “NIMBY” (Not In My Back Yard, lett. non nel mio cortile). Il “cortile” era un terreno di proprietà
pubblica posto dietro le villette di due
membri noti (e di altri sempre rimasti “clandestini”) del Comitato delle
Pacciade; un terreno occupato abusivamente per molti anni ed adibito ad orto
ed esclusivo campo per giochi infantili, praticamente recintato ma accessibile
attraverso cancelletti costruiti abusivamente, ma a regola d’arte, uno per ogni
villetta. L’ultima, in ordine di tempo, delle comparsate “NIMBY” del misirizzi
e del Comitato delle Pacciade è stata quella organizzata sul P.R. della Villa
Medolago, ma solo per aiutare due dei
soci ad ottenere qualche migliaio di euro in più nelle trattative per vendere
le loro case. Questa comparsata ha offerto al centrosinistra limbiatese
l’occasione per mostrare propagandisticamente che “mette a posto” le magagne
della giunta Romeo. In realtà (almeno per il momento) il centrosinistra, mentre
si appresta a far approvare un P.G.T. sotto la diretta regìa della speculazione
edilizia, sta cercando di “mettere a posto” solo le magagne più impresentabili e
solo quelle di “operatori” esterni al mercato edilizio limbiatese, quelle la
cui “sistemazione” non comporterebbe conseguenze generali su altri piani
edilizi che (apparentemente) non presentano caratteristiche altrettanto
macroscopicamente illegittime. Senza trascurare di tentare di salvare, prima delle decisioni della/e magistratura/e, un certo numero di
persone alle quali quelle decisioni potrebbero infliggere pesanti “danni”. Ovviamente in cambio di appoggi e/o cessazione di qualsiasi
sostanziale opposizione.
L’incapacità del misirizzi di non confondere i suoi personali interessi
(e quelli dei suoi amici) con quelli della
collettività, è totale; ma la sua impudenza, che si spinge fino al punto di
chiedere apertamente agli amministratori pubblici di far uscire dalla cassa
pubblica 868.000 € purché egli possa cantare vittoria e possa tornare ad abusare
di un terreno comunale, non potrebbe manifestarsi se egli non fosse stato
letteralmente “pompato” per anni dal PD, dall’Asinistra, da immobiliaristi
sconfitti nelle lotte interne al mercato edilizio, e da tutti i giornali locali.
Tuttavia, non si tratta solo di grettezza
personale, espressione di un’antropologia nient’affatto commendevole: se questo
tronfio ometto può non vergognarsi
di esprimere tanto apertamente le sue folli pretese, ciò è possibile solo per lo
stato miserevole in cui si trova l’opinione pubblica limbiatese, che non solo
non si rende conto di quali siano i reali obiettivi del misirizzi e del
Comitato delle Pacciade, ma soprattutto non coglie che la necessità di sistemare la
questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino sarebbe l'occasione per ri-stabilire,
finalmente e per tutti i P.I.I. o Piani
di Lottizzazione o Piani di Recupero, che, come prevede la stessa L.R. n.
12/2005:
a) gli oneri di urbanizzazione
devono essere versati e non scomputati illegittimamente ;
b) la mancata cessione delle aree
standard deve essere consentita solo sulla base di motivi fondati (l’assenza di
interesse del Comune per certe aree, oppure se la cessione rendesse impossibile realizzare il P.I.I.) e dettagliatamente esposti con apposita relazione;
c) la monetizzazione per
compensare la mancata cessione delle aree (da
concedere solo alle condizioni richiamate al punto precedente) deve essere calcolata nella misura
stabilita dalla legge, vale a dire secondo
il valore di mercato delle aree edificabili non cedute.
Non si tratta di “sistemare”
questo o quel piano edilizio. L’approvazione dei P.I.I., anche come variante
del P.R.G. e anche su aree standard, è stata possibile, purtroppo, sulla base
di una legge regionale sciagurata (quella richiamata sopra), che ha posto la
pianificazione urbanistica esplicitamente nelle mani degli “operatori” (alias speculatori) del mercato edilizio.
All’interno dei P.I.I. approvati a Limbiate sono stati inseriti, in più, vari
aspetti truffaldini che da un lato hanno consentito l’aumento esasperato delle
volumetrie, e dall’altro hanno consentito di realizzare enormi sovrapprofitti ancor
prima di cominciare la costruzione. L’addebito
(e non una semplice “richiesta di spiegazioni”, come è stato mistificato sui
giornali locali) a 31 persone fra consiglieri, sindaco, assessori e funzionari
vari, da parte della Corte dei Conti, di un danno erariale di 1.143.000 € - addebito
formulato a conclusione di indagini preliminari
avviate dopo il mio esposto -
dovrebbe far capire che ripristinare le norme di legge a proposito dei P.I.I.
(e di altri piani edilizi) sarebbe il modo non solo di ristabilire la legalità,
non solo di incamerare nel bilancio pubblico cifre assai consistenti, ma sarebbe anche il modo per costringere a
ridurre notevolmente le volumetrie pretese e concesse con i P.I.I. già
approvati.
Costringere gli “operatori del
mercato” a pagare integralmente quanto
è stabilito dalla legge, anche con la minaccia che il Comune stesso chieda
l’intervento dei tribunali, costringerebbe
a ridurre notevolmente la quantità di cemento che si continua a versare sull’ambiente.
sabato 28 dicembre 2013
Il tempo fa giustizia. Finalmente il P.I.I. di Via Monte Sabotino inquadrato in modo (quasi) giusto
Il misirizzi di Mombello con il
suo Comitato delle Pacciade e l’Asinistra e il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss invece hanno più volte avanzato la folle
pretesa che il P.I.I. sia annullato, incuranti del fatto che in questo caso la
collettività dovrebbe sborsare alla SAN Invest la bellezza di 868.000 € (come del resto non si
preoccupano del fatto che l’annullamento sic
et simpliciter del Piano di Recupero della Villa Medolago costerebbe alla collettività 244.000 €,
e non avvantaggerebbe, peraltro, un paio di smandruppati abitanti di Via Doria).
Il burbanzoso misirizzi addirittura ha sostenuto che c’era un “atto” che aveva
dichiarato l’annullamento, ma che la dirigente del Settore Tecnico si rifiutava
(la fedifraga!), di ostenderlo.
A certi omuncoli politici ciò che
sostenevo nell’intervista sembrò cervellotico, ma avviene ora che proprio il
consigliere che non è baloss nemmeno per
un filino rende pubblica una “relazione ricognitiva” sul P.I.I. di Via Monte
Sabotino, firmata dalla dirigente del Settore Tecnico, nella quale, esaminate varie
soluzioni ipotizzabili, si arriva alla conclusione che tutte, tranne una, sono o
impraticabili o difficilissime da concludere effettivamente senza danni per il Comune. L’unica soluzione “praticabile”
(sulla quale, sembra, concorderebbe anche il curatore del fallimento) è quella che
io suggerivo: raggiungere un accordo con il curatore fallimentare per attuare
il P.I.I., naturalmente sanandone tutti
gli aspetti illegittimi. E infatti nella relazione si ipotizza una “procedura
transattiva” che potrebbe prevedere: a) la ridefinizione della convenzione attuativa
“con una volumetria decisamente più contenuta”; b) l’esclusione delle aree
esterne al piano (e quindi costringendo a risolvere, con la semplice eliminazione
dell’”oggetto del contendere”, le [ormai diventate] privatissime controversie di alcuni di fronte al Consiglio di Stato);
c) una nuova definizione di tutti gli interventi pubblici necessari per
riqualificare l’ambito”.
Tutte cose assai lontane e anche più
serie, quindi, delle pretese del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra.
Tuttavia, per ragioni elettorali e di immagine di una maggioranza che in realtà
non è più (ma lo è mai stata, dopo le elezioni?) la stessa che ha fatto la
campagna elettorale, l’operazione verrà presentata dalla Giunta come se
venissero soddisfatte le richieste della compagnia di giro sopra nominata; e già
il minga baloss la presenta come
risultato della sua “azione politica”, oscurando
che questa estate sui giornali locali sosteneva impudentemente che “non
dobbiamo farci spaventare dalla prospettiva di rendere i soldi versati dalla
SAN Invest”, e oscurando, anche, che già molti anni or sono e poi ancora a lungo il sottoscritto - e non il Comitato delle Pacciade e nemmeno l’Asinistra -
ha chiarito in questo blog e presso alcune Procure il modo in cui il
centro-destra congegnava i P.I.I. Anche Ti-che-te-tarchett-i-ball la ascriverà
a merito suo e del suo partito, anche se a suo tempo (dopo un appoggio iniziale
dato obtorto collo) egli nel suo
pseudo-partito più di ogni altro cercò di sabotare il mio lavoro per preparare sia i
ricorsi sia gli esposti. Ma facciano pure; questa è la miseria della politica-politicante
a livello di paese. Tanto, io cercherò in ogni modo di impedire che con questa
soluzione (alla quale non si sarebbe mai arrivati senza i miei esposti) si cerchi
anche (o soprattutto?) di ottenere il risultato nient’affatto secondario di esentare
un bel po’ di gente dai pesanti addebiti della magistratura contabile e di
quella ordinaria.
Si tenga ben presente, dunque,
che se si dovesse concludere la transazione delineata nella “relazione
ricognitiva”, la nuova convenzione attuativa dovrà prevedere, per quanto riguarda il valore del terreno
comunale, la cessione secondo un
valore/mq non inferiore a quello effettivo di mercato che aveva nel 2007 e,
per quanto riguarda l’eventuale monetizzazione degli standard, il calcolo deve
tener conto del valore venale delle aree
non cedute secondo i prezzi, ancora
una volta, del 2007. Inoltre non
si deve trascurare di far riacquistare materialità all’area di circa 5.850 mq,
corrispondente a parte dello standard pre-esistente, fatta sparire con una specie
di gioco delle tre carte nel piano
finanziario del 2007.
A questo proposito sarebbe allora
buona cosa se l’architetto Taglietti abbandonasse certe sue… infondate
convinzioni sul valore delle aree standard in cessione che secondo il suo
avviso non potrebbe superare i 60-70 €/mq (convinzioni che, si dice, esporrebbe con
grande sicumera), e insieme all’architetto Ferrante tenesse in giusta
considerazione il fatto che sul P.I.I. di Via Monte Sabotino anche presso la Procura del Tribunale
ordinario è stato avviato un procedimento, attualmente all’esame del G.I.P., nel quale io ho un ruolo.
martedì 15 giugno 2010
Il gabbiotto dell’acqua dell'econometrista ‘mbriago Ti-che-te-tarchett-i-ball e i risparmi delle famiglie
«Huff suggerisce al proprio lettore di dare sempre “una seconda occhiata”, quando gli capita di leggere in un libro, su un giornale o sulla confezione di un prodotto un qualche dato statistico. La seconda occhiata ha lo scopo di andare a capire se esista un legame sospetto tra il dato statistico presentato e le finalità di chi lo ha prodotto o diffuso.
«L’inganno nell’uso dei dati statistici sta nel far credere che questi dati supportino una certa verità o interpretazione della verità, quando invece la verità è un’altra o ci sono altre dieci interpretazioni legittime alla
«In altri casi poi chi presenta dati statistici ha in mente una finalità diversa da quella di informare (non pochi giornalisti vogliono per esempio “fare sensazione” con i loro articoli), e l’effetto collaterale consiste nel fornire interpretazioni scorrette dei dati, perché esagerate in un senso o nell’altro, e che spesso si rivelano assurde. Soltanto però se si ha il tempo di dare una seconda occhiata.
«Non bisogna dimenticare infine il rischio di una collaborazione al dolo o alla colpa da parte della stessa persona che legge un certo dato statistico e preferisce farsi ingannare, perché nel breve periodo è più felice così, sentendosi raccontare una storia che è più piacevole della verità.»
Riccardo Puglisi, Premessa a Darrell Huff, Mentire con le statistiche, Monti & Ambrosini, Pescara 2007 (ed. or. How To Lie With Statistics, 1954)
In Via F.lli Cervi, lì dove una volta c’era un giardinetto, qualche giorno fa è apparso un tozzo gabbiotto, dal quale, premendo un pulsante, si può far sgorgare un getto d’acqua più debole di quello del pistolino del Manneken-Pis di Bruxelles. [Si trova proprio accanto all’ingresso di un garage sotterraneo, che la cooperativa di intrallazzatori-speculatori del PD che ha distrutto Piazza della Repubblica ha costruito su un terreno del demanio pubblico ottenuto per quattro soldi (70 €/mq, nel pieno centro di Limbiate!), grazie agli accordi consociativi e sotterranei con il centro-destra e ad una stima truffaldina, commissionata dagli speculatori “democratici” allo stesso farfugliante perito e alla sua figliola che prepararono le perizie altrettanto truffaldine del P.I.I. di Via Monte Sabotino (vi ricordate?). Ed è giusto, in fondo, che la speculazione politica del gabbiotto (poiché, come vedremo, si tratta soprattutto di speculazione politica, pagata con i soldi pubblici) sia collocata in un luogo simbolo della speculazione edilizia targata PDS-DS-PD, sulla quale tace, ovviamente, l'omertoso Ti-che-te-tarchett-i-ball].Il malinconico gabbiotto (poiché assomiglia, anche se abbellito, a quei gabbiotti che una volta, lungo le strade statali, servivano ai cantonieri come ricovero per badili, picconi, mazze, rastrelli, ecc.), che misura all’incirca m 2x2x2,50, viene chiamato pomposamente “casetta dell’acqua” da Ti-che-te-tarchett-i-ball, il quale, però, ha subìto l’oltraggio di non essere stato invitato all’inaugurazione. Poveretto. Davvero una triste sorte, essere ringraziato così per aver votato con il centro-destra un ordine del giorno sull’acqua fatto di aria fritta, nel quale miracolosamente si riesce a non parlare della privatizzazione di questo servizio imposta dal governo, a completamento di un processo impostato e avviato dai precedenti governi di centro-sinistra. Quale ingratitudine!
Un simile oltraggio avrebbe potuto annichilire l’animo di chiunque, ma non quello di Ti-che-te-tarchett-i-ball. Certo, il colpo è stato pesante, ma subito egli ha cominciato a rivendicare la paternità di un’opera per la quale, con tutto il suo partito, aveva speso oceani di sudore e d’ingegno. Già, perché il gabbiotto è il risultato di un “progetto”, anzi di un “intervento progettuale”, elaborato secondo una “metodologia”, nel quale era stata formulata una “stima sul fenomeno”, che aveva calcolato l’”incidenza economica” [del consumo di acqua minerale] (click Progetto case dell'acqua, 23 marzo 2009). Tutta questa fervorosa elaborazione, naturalmente, non poteva produrre niente di meno che “nell’interesse della collettività un progetto concreto per l’ambiente”. “Le nostre non erano semplicemente delle proposte, ma veri e propri progetti preliminari, frutto di un lavoro lungo e serio all’interno del Circolo del PD, capaci di individuare utilità sociale, costi, luoghi, e vantaggi” (click Le case dell'acqua sono una proposta del PD, 12 febbraio 2010).
Allora, gente, se qualcuno non avesse ancora capito un’acca del concetto di “intellettuale collettivo” di quel piccolo sardo con duplice gobba, ne ha qui squadernato un esempio concreto: quello che ha prodotto l’équipe di progettisti di Ti-che-te-tarchett-i-ball non è (va ribadito) la solita nuvolaglia di frasi fumose, ma proprio “un progetto all’amministrazione nel quale venivano precisamente indicati i vantaggi sia economici per le famiglie limbiatesi, che di riduzione dei rifiuti” (click Romeo lui si sente il Sovrano non il Sindaco, 4 giugno 2010). In sintesi, abbiamo qui un’“idea progettuale, ben circostanziata e motivata” (click Limbiatesi, bevetevi pure l’acqua, ma non le “balle” di Romeo, 13 giugno 2010).
A cosa mirava un tale prodotto di tanti ingegni? A “rieducare i cittadini ad un consumo consapevole e responsabile dell’acqua”; a “ridurre i rifiuti dovuti agli imballaggi in plastica”; al “risparmio medio di 340 euro/anno per famiglia limbiatese (con punte fino a 470 euro)”; alla “riduzione dell’inquinamento dovuto ai trasporti con i camion”. Roba da far tremare i polsi. E dovremmo, forse, rassegnarci a studiare il progetto con precisione filologica, a considerarlo con un rispetto direi… religioso. Dovremmo, forse, alla maniera di Machiavelli, vestiti gli abiti curiali… ecc. Ma forse, più prosaicamente, potrebbe bastare “dare una seconda occhiata”, come consiglia Darrell Huff nel libro sulla statistica che da oltre cinquant’anni è il più venduto al mondo. Guardiamo.
1) Litri d’acqua minerale consumati. Il 23 Marzo 2009 Ti-che-te-tarchett-i-ball scrive che il consumo di acqua minerale sarebbe di “180 litri pro capite, equivalenti a circa 100 bottiglie di plastica”. Ma già qualcosa non funziona: poiché in genere l’acqua minerale per uso famigliare viene venduta in bottiglie da 1,5 litri cadauna, 180 litri pro capite equivalgono, in realtà, a 120 bottiglie (180 : 1,5 = 120). Brutta partenza.
2) Numero di bottiglie consumate. Ti-che-te-tarchett-i-ball in infinite occasioni ha sostenuto, non si sa su quali basi, che a Limbiate si registrano i livelli di reddito (e quindi dei consumi, o no?) più bassi della vecchia provincia di Milano; tuttavia, per l’acqua minerale, il 23 Marzo 2009 ha deciso (senza spiegare perché) che a Limbiate il consumo è esattamente quello medio calcolato, dice lui senza indicare la fonte, dall’ISTAT (secondo il quale solo il 72,4% della popolazione italiana preferirebbe l’acqua acquistata al supermercato): “stima n. bottiglie di plastica prodotte 24.520 x 100 = 2.452.000 bottiglie. Un anno dopo, però, il 12 febbraio 2010, il numero delle bottiglie (e quindi la quantità d’acqua minerale) consumate a Limbiate è diventato meno della metà: 1.216.000. Come mai? Bravo chi lo sa.
3) Quantità di rifiuti prodotti. Il 23 marzo 2009 Ti-che-te-tarchett-i-ball ha formulato la seguente “Stima quantità in Kg di plastica prodotta” : 2.452.000 bottiglie x 0,04 kg = 98.080 kg [= 98,080 tonnellate]. Nelle ultime righe del "progetto", però, si dice che “Da una stima approssimativa si può ipotizzare una riduzione del rifiuto proveniente da imballaggi plastici pari a 1.216 mila bottiglie, e cioè a 48 mila tonnellate”. Si resta sbalorditi, non per il lapsus in sé, ma perché il somaro che l’ha scritto non se ne è accorto e l’ha lasciato in “un progetto all’amministrazione nel quale venivano precisamente indicati i vantaggi sia economici per le famiglie limbiatesi, che di riduzione dei rifiuti”. Un anno dopo, tuttavia, il 12 febbraio 2010 Ti-che-te-tarchett-i-ball “stima” più sobriamente una “riduzione di 48 tonnellate”, ma quattro mesi dopo, il 4 giugno 2010 la riduzione diventa “circa 6 tonnellate”. Quante cifre che ballano! Sembra il dondolio di uno ‘mbriago.
4) Risparmio. Qui non balla niente: già il 23 marzo 2009 Ti-che-te-tarchett-i-ball ha deciso che il risparmio medio di ogni famiglia che smettesse di comprare acqua minerale in bottiglia sarebbe di 340 €, e da questa cifra (enorme) non si schioda. Ma non dice sulla base di quale prezzo medio abbia fatto la sua “stima”.
Per continuare a “dare una seconda occhiata” senza farci girare la testa, vale forse la pena di trovare qualche altro dato e di dichiarare dove l’abbiamo trovato - e di cercare di usarlo autonomamente, ma sobriamente.
Spesa media annua (= ipotetico risparmio per una famiglia)
Ipotizziamo che nel 2009 il consumo di acqua minerale delle famiglie limbiatesi sia stato nettamente superiore a quello medio pro capite:
- consumo medio pro capite (2008: litri 197,4 + 6,5%) = 210,23 litri/anno
[v. European Federation of Bottled Water, http://efbw.eu/bwf.php?classement=07; Legambiente, Un paese in bottiglia, pag. 8: la crescita media del consumo dal 2000 al 2006 è 3,23%];
- costo medio di una confezione da 6 bottiglie (cad. 1,5 litri = 9 litri/confezione) = 2,40 €
[v. http://www.acquadelrubinetto.it/];
- costo medio di 1 litro di acqua minerale (2,40 : 9) = 0,266 €;
- spesa media pro capite (€ 0,266 x 210,23 litri) = 55,93 €/anno;
- abitanti di Limbiate al 31 marzo 2010 = 34.876;
- numero di famiglie = 13.517;
(click http://www.comune.limbiate.mi.it/pubblicazioni/Informazioni/Informazioni.asp?ID_M=132);
- media componenti/nucleo famigliare (34.876 : 13.517) = 2,58;
- spesa media annua per famiglia (€ 55,93 x 2,58) = 144,30 €/anno.
Come si vede, anche ipotizzando un consumo superiore alla media, una famiglia che smettesse di acquistare acqua minerale in bottiglia ed andasse a rifornirsi gratis (ma solo per questi primi mesi estivi) al gabbiotto di Ti-che-te-tarchett-i-ball, non riuscirebbe a risparmiare nemmeno la metà della cifra sparata da questo econometrista ‘mbriago: 340 €!
Risparmio ipotetico dei costi della gestione rifiuti in plastica
- peso di 1 bottiglia in PET = 0,04 kg;
- consumo medio pro capite di bottiglie da 1,5 litri (litri 210,23 : 1,5) = 140,15 bottiglie/anno;
- media rifiuti bottiglie plastica pro capite (kg 0,04 x 140,15) = 5,61 kg/anno;
- totale rifiuti bottiglie plastica (kg 5,61 x 34.876) = 195.654,36 kg = 195,654 T/anno;
- raccolta differenziata plastica 2009 (2007: 269 T + 10% annuo) = 325,49 tonnellate
(V. Provincia di Milano – Direzione Centrale Risorse Ambientali – Produzione rifiuti 2007; l’incremento medio della produzione rifiuti RD 2004-2007 è 5,1 % [click here]);
- rapporto bottiglie in plastica/totale raccolta differenziata plastica: 60,11%;
- costo raccolta + recupero sola RD: (€/abitante 28 + 15%) x 34.876 = 1.123.007,2 €
(V. Regione Lombardia – Valutazione statistico economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia (febbraio 2010), figura 2.10; i costi sono mediamente superiori del 15% nei comuni con più di 30.000 abitanti [click here];
- raccolta differenziata totale 2009 (2007: T 8.224,128 + 10% annuo) = 9.951,195 T
(V. Provincia di Milano – Direzione Centrale Risorse Ambientali – Produzione rifiuti 2007; l‘incremento medio della produzione rifiuti RD 2004-2007 è stato del 5,1 %[click here];
- costo/tonnellata raccolta + recupero RD (€ 1.123.007,2 : 9.951,195 T) = 112,85 €/T;
- costo raccolta + recupero RD plastica (€ 112,85 x 325,49 T) = 36.731,55 €;
- risparmio costi racc. + recupero bottiglie in plastica (€ 112,85 x 195,654 T/anno ) = 22.079,55 €;
- rapporto costi raccolta + recupero plastica RD / bottiglie in plastica: 60,11%;
- risparmio medio per famiglia (€ 22.079,55 : 13.517) = 1,63€.
(continua)
Per continuare a “dare una seconda occhiata” senza farci girare la testa, vale forse la pena di trovare qualche altro dato e di dichiarare dove l’abbiamo trovato - e di cercare di usarlo autonomamente, ma sobriamente.
Spesa media annua (= ipotetico risparmio per una famiglia)
Ipotizziamo che nel 2009 il consumo di acqua minerale delle famiglie limbiatesi sia stato nettamente superiore a quello medio pro capite:
- consumo medio pro capite (2008: litri 197,4 + 6,5%) = 210,23 litri/anno
[v. European Federation of Bottled Water, http://efbw.eu/bwf.php?classement=07; Legambiente, Un paese in bottiglia, pag. 8: la crescita media del consumo dal 2000 al 2006 è 3,23%];
- costo medio di una confezione da 6 bottiglie (cad. 1,5 litri = 9 litri/confezione) = 2,40 €
[v. http://www.acquadelrubinetto.it/];
- costo medio di 1 litro di acqua minerale (2,40 : 9) = 0,266 €;
- spesa media pro capite (€ 0,266 x 210,23 litri) = 55,93 €/anno;
- abitanti di Limbiate al 31 marzo 2010 = 34.876;
- numero di famiglie = 13.517;
(click http://www.comune.limbiate.mi.it/pubblicazioni/Informazioni/Informazioni.asp?ID_M=132);
- media componenti/nucleo famigliare (34.876 : 13.517) = 2,58;
- spesa media annua per famiglia (€ 55,93 x 2,58) = 144,30 €/anno.
Come si vede, anche ipotizzando un consumo superiore alla media, una famiglia che smettesse di acquistare acqua minerale in bottiglia ed andasse a rifornirsi gratis (ma solo per questi primi mesi estivi) al gabbiotto di Ti-che-te-tarchett-i-ball, non riuscirebbe a risparmiare nemmeno la metà della cifra sparata da questo econometrista ‘mbriago: 340 €!
Risparmio ipotetico dei costi della gestione rifiuti in plastica
- peso di 1 bottiglia in PET = 0,04 kg;
- consumo medio pro capite di bottiglie da 1,5 litri (litri 210,23 : 1,5) = 140,15 bottiglie/anno;
- media rifiuti bottiglie plastica pro capite (kg 0,04 x 140,15) = 5,61 kg/anno;
- totale rifiuti bottiglie plastica (kg 5,61 x 34.876) = 195.654,36 kg = 195,654 T/anno;
- raccolta differenziata plastica 2009 (2007: 269 T + 10% annuo) = 325,49 tonnellate
(V. Provincia di Milano – Direzione Centrale Risorse Ambientali – Produzione rifiuti 2007; l’incremento medio della produzione rifiuti RD 2004-2007 è 5,1 % [click here]);
- rapporto bottiglie in plastica/totale raccolta differenziata plastica: 60,11%;
- costo raccolta + recupero sola RD: (€/abitante 28 + 15%) x 34.876 = 1.123.007,2 €
(V. Regione Lombardia – Valutazione statistico economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia (febbraio 2010), figura 2.10; i costi sono mediamente superiori del 15% nei comuni con più di 30.000 abitanti [click here];
- raccolta differenziata totale 2009 (2007: T 8.224,128 + 10% annuo) = 9.951,195 T
(V. Provincia di Milano – Direzione Centrale Risorse Ambientali – Produzione rifiuti 2007; l‘incremento medio della produzione rifiuti RD 2004-2007 è stato del 5,1 %[click here];
- costo/tonnellata raccolta + recupero RD (€ 1.123.007,2 : 9.951,195 T) = 112,85 €/T;
- costo raccolta + recupero RD plastica (€ 112,85 x 325,49 T) = 36.731,55 €;
- risparmio costi racc. + recupero bottiglie in plastica (€ 112,85 x 195,654 T/anno ) = 22.079,55 €;
- rapporto costi raccolta + recupero plastica RD / bottiglie in plastica: 60,11%;
- risparmio medio per famiglia (€ 22.079,55 : 13.517) = 1,63€.
(continua)
mercoledì 23 settembre 2009
De profundis? 2. Alcune banali (seppure amare) verità...
...sottaciute o dissimulate dagli ambientalisti finti del “comitato” semiclandestino ora denominato “+Limbiate –cemento”.
Parte 2.
Mauro Varisco ormai viene dipinto come un eroico ed inespugnabile baluardo contro la cementificazione di Limbiate, ma non è mai stato capace, in realtà, di uscire da quella forma di grettezza sociale che in sociologia viene indicata con il termine “NIMBY”, acronimo di Not In My Back Yard, “non nel mio cortile”. Il “cortile”, nel caso di Varisco & C., era abusivo. Infatti, egli e i suoi amici hanno sempre avuto come vero interesse solo il “recupero” di un’area in parte pubblica, praticamente interclusa e nei fatti accessibile esclusivamente a loro, dalle loro villette di via M.te Sabotino n. 5, nella recinzione di diverse delle quali era stato aperto del tutto abusivamente un ingresso al terreno comunale. E si badi: si trattava non di ingressi provvisori ad un terreno non usato dal proprietario, bensì di una serie di solidissimi cancelletti metallici tutti uguali, costruiti ed installati a regola d’arte. Potendo accedervi così comodamente, molti si erano infatti “ritagliata” un’area in corrispondenza della propria villetta, e l’avevano delimitata con piccole siepi. Questo abuso è andato avanti per molto tempo, tanto che già nel 2004 la situazione era stata registrata, con la specifica simbologia, nella Cartografia Aerofotogrammetrica ufficiale del Comune di Limbiate.
[Click Aerofotogrammetrico.zip (occorrono circa 3 minuti per caricare tutto il documento); v. tavola n. 4, e legenda: "orto" e "palizzata-cancellata"; click anche articolo 1158 c.c.]
Orti, siepi e cancelletti erano tuttavia invisibili dalla via M.te Sabotino, perché nascosti da altre siepi naturali molto alte e da piante ed arbusti vari più vicini alla strada. Quando un anno fa tutto ciò è stato eliminato [dal proprietario privato, che ha anche diffidato Varisco & C. ad eliminare gli abusi edilizi; aggiunta del 29 giugno 2013], orti, siepi e cancelletti sono diventati visibili da chiunque passasse da lì (questo era il vero scopo dei lavori “di pulizia” fatti dalla SAN INVEST) ed è divenuto visibile, anche, che su quell’area non vi è mai stato qualcosa che effettivamente potesse essere chiamata “bosco”, ma solo un po’ di arbusti spontanei e al massimo alcune piante malate che in ogni caso dovevano essere abbattute. (Nemmeno l’altra area attigua ma esterna all’area da edificare - quella di proprietà dei tre ricorrenti al TAR, da espropriare parzialmente per opere di urbanizzazione - può essere definita “un bosco”, poiché un’ottantina - a voler essere generosi - di piante rachitiche e malate non sono “un bosco”! Ma su questo particolare mi soffermerò più avanti).
Per ottenere consenso su un generico ma mistificante discorso ambientalista (tanto che, come discorso generico, non vi è più chi non lo condivida) è stata inventata la panzana del bosco, alla quale Mauro Varisco ne ha aggiunte altre, espresse con stentate frasette (poiché nemmeno le forme più banali della comunicazione politica si possono imparare dall’oggi al domani) sull’”ecomostro” e sulla “colata di cemento”, e con ridicolaggini a proposito di “vaccini” e “ricette”. Con tali discorsi egli si presenta con i suoi amici a scroccare soldi alla cittadinanza per battaglie in “difesa dalla cementificazione”, ma continua a dimostrare di non capire chi sia e cosa sia la cittadinanza! (Mi riferisco, evidentemente, alla collettività e al concetto).
Infatti, costui non ha saputo (né voluto) dare un’impronta davvero pubblica e collettiva alla sua azione nella fase di approvazione del P.I.I., e non ha saputo individuarne i punti deboli, che non sono certo le presunte “distruzioni ambientali”, né ha capito che in ciò l’”opposizione” non era in grado di (e nemmeno veramente voleva) aiutarlo. Anche l’unico argomento degno di questo nome portato autonomamente da Varisco & C. (quello della vendita del terreno comunale al di sotto del suo probabile valore di mercato) è stato usato del tutto strumentalmente, come mero espediente polemico, e infatti il valore/mq della perizia di un tecnico comunale (abitante anch’egli in via M.te Sabotino n. 5!) per lungo tempo è stato indicato con una cifra errata, poiché né Varisco né i suoi amici politici si erano preoccupati di fare una verifica sui documenti della stima comunale, né su quelli della stima dell’ineffabile “perito” privato allegata al P.I.I. E infatti la funzione centrale delle varie “stime” in tutto il meccanismo truffaldino del P.I.I. non era stata minimamente colta.
Beninteso, è vero che, come amava dire il filosofo Benedetto Croce, “nisciuno nasce imparato”, ma una disposizione meno gretta, meno esclusivamente gelosa del proprio “cortile”, e più intelligentemente (oltre che civicamente) propensa a considerare la questione dal punto di vista di tutta la collettività e in particolare dal punto di vista dell’intero quartiere Mombello (e non del solo ghetto del civico n. 5 di Via M.te Sabotino) avrebbe consentito, già prima dell’approvazione, di capire come fosse effettivamente congegnato il P.I.I., e quindi sarebbe stato possibile cominciare ad imparare come trovare gli argomenti per fare denunce sì politiche, ma nel senso che avrebbero messo in luce sia le varie lesioni del diritto inalienabile di tutta la collettività agli “standard” urbanistici, sia gli ingenti danni alla cassa pubblica, sia, infine, i metodi truffaldini usati per mascherare tutto ciò. Questi erano gli argomenti utili per organizzare una ben più numerosa opposizione capace di coinvolgere almeno tutta la collettività di Mombello. La rivendicazione giusta, infatti, quella veramente civica (e quindi veramente politica), non poteva che essere quella della realizzazione delle strutture pubbliche (che non comprendono solo il verde), di cui il quartiere è carente, su quell’area che a ciò era destinata, anche servendosi di uno strumento urbanistico come il Programma Integrato d’Intervento, che si chiama così perché (ed è tale solo quando) prevede l’integrazione di funzioni pubbliche e funzioni private. E sarebbe stata anche un’ottima base sulla quale cercare ed imporre, eventualmente, una mediazione. Magari si poteva progettare di costruire sul terreno comunale un centro civico o un altro edificio pubblico. Ma Varisco & C. non hanno mai perseguito un obbiettivo del genere poiché, come hanno più volte sostenuto (ecco, per esempio, la grettezza), una costruzione dietro le loro villette le avrebbe deprezzate! Costoro erano talmente convinti della validità dell’argomento del “deprezzamento” (di alcune normalissime villette a schiera!) da inserirlo in un esposto indirizzato, all’inizio del 2008, alla magistratura, che conteneva anche un’altra perla, presa in prestito dal frasario consociativista dell’attuale coordinatore del PD: il P.I.I. era da condannare poiché era stato approvato dalla sola maggioranza! Ovviamente di quell’esposto non si è più saputo nulla. Sarà stato cestinato.
Un’azione di questo tipo avrebbe sicuramente ottenuto la simpatia di tutta la popolazione limbiatese, la quale tuttora quasi nulla veramente sa della questione. Dappertutto, nel mondo, chiunque sia stato costretto ad auto-organizzarsi per difendere la sua condizione e i suoi diritti di cittadino ha dovuto presto imparare che non si può sperare di trasformare in coscienza collettiva le proprie pur sacrosante rivendicazioni, se non si informa correttamente la cittadinanza. In mancanza di ciò, non si può ottenere alcun reale sostegno. Per questo scopo, l’esperienza insegna, non vi è altra possibilità se non quella di produrre e diffondere direttamente le informazioni. L’originalissima “ricetta” di Mauro Varisco, invece, è la seguente: periodicamente fa uno show compiaciuto in quelle che lui chiama “conferenze stampa”, nelle quali in realtà non informa, e nelle quali quattro ragazzotti smandruppati non fanno mai quello che tutti i giornalisti veri fanno in simili occasioni: fare domande per stimolare o addirittura costringere chi tiene la conferenza a dare effettivamente informazioni. Le domande non vengono fatte perché, anche dopo aver scritto articoli su articoli, nessuno di questi ragazzotti è riuscito ad accumulare un minimo di vere conoscenze sulla questione. Ovviamente, in quello che poi scrivono brillano solo le omissioni, le incongruenze, le autentiche asinerie, l’incultura generale.
Questo tipo di azione avrebbe inevitabilmente fatto pagare alla giunta Romeo-Mestrone un prezzo politico che non tutti, nella maggioranza di centro-destra, sarebbero stati disposti a pagare a cuor leggero (e avrebbe anche messo in chiaro davvero il rischio altissimo, per qualcuno, di essere costretto a prendere domicilio in Milano, Piazza Filangieri n. 2). Infatti, i primi a sapere quali magagne nascondono operazioni come il P.I.I. di via M.te Sabotino sono ovviamente coloro che le approntano: tecnici, funzionari, “politici”, i quali contano però sull’opacità delle procedure amministrative, sulla connivenza dell’opposizione (magari compensata con concessioni su altri innocui provvedimenti), sulla frantumazione sociale, sulla tendenza di molti cittadini a restare rinserrati nel proprio particolare, sulla loro scarsa disposizione (favorita da tutto ciò che li circonda) a stabilire relazioni non condizionate da credenze di vario tipo e da falsi miti, nonché, in generale, sulla mancanza di cultura civica in senso proprio. Chiaro: è possibile ribaltare questa situazione solo con un’azione politica che richiede tempo e fatica da spendere personalmente. Ovviamente è più comodo servirsi del tempo e della fatica fornita gratis (in ogni senso) da qualcun altro, sul quale, al momento opportuno, ma solo in sua assenza, si può riversare grettezza, calunnie, cattiveria : nevvero, Mauro Varisco?
Tuttavia, non esistono alternative: chi vuole opporsi alle prepotenze dei governanti è costretto a cambiare, almeno in una certa misura, tutto ciò; e si tratta, ovviamente, di una lotta faticosa in cui inevitabilmente si deve pagare lo scotto di cambiare anche se stessi. Mauro Varisco questo non l’ha ancora capito, come non ha mai voluto capire che se il P.I.I. era stato comunque approvato (nonostante nella maggioranza fossero diversi ad essere consapevoli della sua impresentabilità) ciò era avvenuto perché in realtà l’azione della minoranza del Consiglio Comunale e quella di qualche banchetto di fronte alla chiesa non avevano avuto alcuna incisività, e non avevano nemmeno lontanamente minacciato di far pagare qualche prezzo politico alla Giunta Comunale e alla maggioranza. E quindi, incapace e anzi rifiutando con protervia di riflettere su tutto ciò, e di trarne le dovute conseguenze sul piano dell’azione, dopo la sentenza del TAR, nonostante ormai si fosse calato nella parte dell’eroico baluardo contro la cementificazione di Limbiate, egli (con i cinque partiti che lo sostengono) ha lasciato che passasse del tutto liscia la decisione della Giunta Comunale di ricorrere in appello, disattendendo totalmente l’indicazione che, di fatto, avevano ribadito i giudici amministrativi: prima dell’approvazione di un P.I.I. è necessario effettuare la V.A.S. (Valutazione Ambientale Strategica).
Tutto ciò proprio nel momento in cui la crisi interna alla maggioranza diveniva ormai irreversibile, tanto che è ormai evidente che gli equilibri interni sono cambiati. (Anche più recentemente, nessun tentativo di incidere su questa crisi è stato fatto dalla minoranza consiliare, come sempre cieca ed inetta). E quindi del tutto tranquillamente quelli della banda Romeo-Mestrone hanno imposto alla giunta e alla maggioranza la decisione di spendere altri 23.000 euro in avvocati, ben consapevoli tutti che, pagato dai cittadini questo prezzo, loro non avrebbero pagato nessun prezzo politico.
(segue)
(segue)
lunedì 21 settembre 2009
De profundis? 1. Alcune banali (seppure amare) verità...
...sottaciute o dissimulate dagli ambientalisti finti del “comitato” semiclandestino ora denominato “+Limbiate-cemento"
Parte 1
Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza n. 4172/2009 del 26 agosto u. s. ha sospeso l’efficacia della sentenza del TAR della Lombardia che aveva annullato la delibera di approvazione del P.I.I. di Via M.te Sabotino, e pertanto, nelle more del giudizio di appello presso il Consiglio di Stato, nulla osta più all’inizio dei lavori.
Si deve dire “nulla osta all’inizio”, e non “alla ripresa”, poiché, al contrario di quanto dicono Mauro Varisco e i suoi amici, i lavori non sono mai stati iniziati. Quelli fatti circa un anno fa sono stati eseguiti dalla ditta incaricata violando alcune norme sui cantieri e andando oltre le autorizzazioni regolarmente concesse, ma non erano lavori di costruzione di alcunché. Quelli fatti qualche settimana dopo la sentenza del TAR avevano lo scopo, previa diffida, di mettere in luce e stroncare la protervia dei membri del “comitato”, quasi tutti sempre rimasti nell’ombra. Costoro (del tutto abusivamente, come vedremo meglio più avanti) avevano continuato ad occupare la parte dell’area già di proprietà pubblica, anche dopo l’approvazione del P.I.I. e anche dopo la presentazione dei ricorsi! Ma nemmeno questi erano lavori di costruzione di alcunché. (È probabile che chi ha interposto appello si sia servito, ad colorandum, anche di questo argomento, che va in gloria della sublime intelligenza di Varisco & C., per mettere in cattiva luce presso il Consiglio di Stato chi si oppone al P.I.I.)
Ovviamente, l’ordinanza non significa che il Consiglio di Stato ha già scritto la sentenza sul ricorso in appello, ma non si può, a questo punto, non intravedere un certo orientamento. L’ordinanza è stata emessa, ovviamente, “Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa” [sott. mie; ndr] e “visto l’art. 33, comma terzo … della legge 6 dicembre 1971, n. 1034” che dice:
“Il Consiglio di Stato … su istanza di parte, qualora dall'esecuzione della sentenza possa derivare un danno grave e irreparabile, può disporre, con ordinanza motivata emessa in camera di consiglio, che la esecuzione sia sospesa”.
E quindi il Consiglio di Stato, che dall’esame degli atti si è già fatto un’idea della possibile sentenza, ha ritenuto “danno grave e irreparabile” proprio l’impedimento di edificare rappresentato dalla sentenza del TAR e non l’edificazione, ed ha deciso di rendere intanto possibile al costruttore di edificare. La sentenza potrebbe essere emessa anche fra due-tre anni, quando il P.I.I. sarebbe o ultimato o in via di ultimazione (con un investimento di 16 milioni di euro), e magari con tutti o molti degli appartamenti già venduti e con le opere pubbliche esterne all’area del P.I.I. già realizzate. In questa situazione, le speranze che l’appello contro la sentenza di annullamento del P.I.I. sia respinto, e che sia ordinato l’abbattimento di quanto eventualmente costruito, si rivelerebbero davvero scarsamente fondate. Forse Mauro Varisco e i suoi amici sempre rimasti clandestini (perché in realtà sono quasi tutti sostenitori di Romeo & C.), almeno per quanto riguarda l’obiettivo di non far costruire i palazzi del P.I.I. farebbero meglio a mettersi l'animo in pace. È molto probabile che dovranno rinunciare ad accedere ad un’area pubblica per farne un uso privato e che non potranno più immettervi indisturbati i fumi dei loro barbecue (proibiti, tra l’altro, dal Regolamento di Polizia Locale).
Le dichiarazioni fatte da Mauro Varisco ai fogliacci locali (per esempio: “Questo non cambia nulla, infatti comunque là non si può costruire e ci opporremo se questo accadrà”) sono solo sbruffonate patetiche di un ometto che si è troppo montata la testa, evidentemente, per conservare con la realtà un rapporto sobrio. Inutile domandargli sulla base di quale diritto stabilito da quale legge egli pretenderebbe di opporsi, perché è chiaro che non lo sa. Gli si potrebbe invece chiedere, poiché sicuramente vi sta pensando, se questa volta chiederà l’intervento dei caschi blu dell’ONU!
* * *
Se ci si trova ora dinanzi a queste inquietanti prospettive nell’assenza di qualsiasi mobilitazione, i maggiori responsabili politici (cioè verso la cittadinanza tutta) sono, oltre all’inetta opposizione al centro-destra, proprio Mauro Varisco e i suoi fantomatici comitati. Costoro non hanno mai voluto capire che il P.I.I. di via M.te Sabotino non era “una tegola” sulla loro testa, bensì un fatto di rilievo politico, sul quale era necessario organizzare e allargare costantemente una mobilitazione politica che coinvolgesse tutta la cittadinanza, oltre ogni steccato di partito. “Politica” è un termine quasi sempre equivocato da Mauro Varisco, e spiegargliene le varie accezioni è del tutto vano. Per lui “politica” è solo quella dei partiti, i quali vanno bene se sostengono le sue pretese private, e vanno male se le deludono. E infatti, nonostante le periodiche “conferenze stampa” (nelle quali egli si esibisce con una lavagna luminosa che non sa usare), poi regolarmente strombazzate sui fogliacci locali, la vicenda non è mai uscita, finora, dall’ambito dell’interesse privato di alcuni cittadini esclusivamente interessati all’intangibilità del loro minuscolo ghetto con annesso cortile abusivo su terreno pubblico. Ma il fatto più grave è che a volere che la vicenda restasse ristretta in un ambito sostanzialmente privato non sono stati solo i quattro gatti di via M.te Sabotino, ma anche i cinque “partiti” dell’opposizione.
Una riflessione su tutta questa vicenda si impone, poiché innanzitutto essa esemplifica manualisticamente non solo i vari aspetti della politica d’affari tipica del centro-destra (il P.I.I. in questione li concentra praticamente tutti), non solo come certi interessi privati di alcuni cittadini, sfruttando gli interessi privati di alcuni notabili politici possano essere travestiti da interessi pubblici, ma anche il grado di inettitudine di tutta l’"opposizione", che persiste bovinamente in un’attività (ormai quarantennale) di distruzione di qualsiasi tentativo di organizzazione di legami sociali autonomi dalle cricche partitiche. Il deserto politico, culturale e civile della Limbiate attuale è il risultato del totalitarismo becero di alcune cricche elettorali, che tuttavia portano il nome di “partiti”, i quali favoriscono viceversa l’emersione della mediocrità e della grettezza sociale. A conferma di questa situazione, basti considerare che nessuna riflessione autocritica viene mai espressa dai "partiti" dopo i periodici clamorosi fallimenti elettorali; l’ultimo, quello del giugno scorso (elezioni europee e provinciali) ha tra l’altro dimostrato che al PD non è bastato investire (in senso proprio) nelle imprese di Mauro Varisco & C., per non perdere dieci punti di percentuale (pari a quasi un terzo dei voti ottenuti alle precedenti elezioni).[1]
(segue)
Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza n. 4172/2009 del 26 agosto u. s. ha sospeso l’efficacia della sentenza del TAR della Lombardia che aveva annullato la delibera di approvazione del P.I.I. di Via M.te Sabotino, e pertanto, nelle more del giudizio di appello presso il Consiglio di Stato, nulla osta più all’inizio dei lavori.
Si deve dire “nulla osta all’inizio”, e non “alla ripresa”, poiché, al contrario di quanto dicono Mauro Varisco e i suoi amici, i lavori non sono mai stati iniziati. Quelli fatti circa un anno fa sono stati eseguiti dalla ditta incaricata violando alcune norme sui cantieri e andando oltre le autorizzazioni regolarmente concesse, ma non erano lavori di costruzione di alcunché. Quelli fatti qualche settimana dopo la sentenza del TAR avevano lo scopo, previa diffida, di mettere in luce e stroncare la protervia dei membri del “comitato”, quasi tutti sempre rimasti nell’ombra. Costoro (del tutto abusivamente, come vedremo meglio più avanti) avevano continuato ad occupare la parte dell’area già di proprietà pubblica, anche dopo l’approvazione del P.I.I. e anche dopo la presentazione dei ricorsi! Ma nemmeno questi erano lavori di costruzione di alcunché. (È probabile che chi ha interposto appello si sia servito, ad colorandum, anche di questo argomento, che va in gloria della sublime intelligenza di Varisco & C., per mettere in cattiva luce presso il Consiglio di Stato chi si oppone al P.I.I.)
Ovviamente, l’ordinanza non significa che il Consiglio di Stato ha già scritto la sentenza sul ricorso in appello, ma non si può, a questo punto, non intravedere un certo orientamento. L’ordinanza è stata emessa, ovviamente, “Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa” [sott. mie; ndr] e “visto l’art. 33, comma terzo … della legge 6 dicembre 1971, n. 1034” che dice:
“Il Consiglio di Stato … su istanza di parte, qualora dall'esecuzione della sentenza possa derivare un danno grave e irreparabile, può disporre, con ordinanza motivata emessa in camera di consiglio, che la esecuzione sia sospesa”.
E quindi il Consiglio di Stato, che dall’esame degli atti si è già fatto un’idea della possibile sentenza, ha ritenuto “danno grave e irreparabile” proprio l’impedimento di edificare rappresentato dalla sentenza del TAR e non l’edificazione, ed ha deciso di rendere intanto possibile al costruttore di edificare. La sentenza potrebbe essere emessa anche fra due-tre anni, quando il P.I.I. sarebbe o ultimato o in via di ultimazione (con un investimento di 16 milioni di euro), e magari con tutti o molti degli appartamenti già venduti e con le opere pubbliche esterne all’area del P.I.I. già realizzate. In questa situazione, le speranze che l’appello contro la sentenza di annullamento del P.I.I. sia respinto, e che sia ordinato l’abbattimento di quanto eventualmente costruito, si rivelerebbero davvero scarsamente fondate. Forse Mauro Varisco e i suoi amici sempre rimasti clandestini (perché in realtà sono quasi tutti sostenitori di Romeo & C.), almeno per quanto riguarda l’obiettivo di non far costruire i palazzi del P.I.I. farebbero meglio a mettersi l'animo in pace. È molto probabile che dovranno rinunciare ad accedere ad un’area pubblica per farne un uso privato e che non potranno più immettervi indisturbati i fumi dei loro barbecue (proibiti, tra l’altro, dal Regolamento di Polizia Locale).
Le dichiarazioni fatte da Mauro Varisco ai fogliacci locali (per esempio: “Questo non cambia nulla, infatti comunque là non si può costruire e ci opporremo se questo accadrà”) sono solo sbruffonate patetiche di un ometto che si è troppo montata la testa, evidentemente, per conservare con la realtà un rapporto sobrio. Inutile domandargli sulla base di quale diritto stabilito da quale legge egli pretenderebbe di opporsi, perché è chiaro che non lo sa. Gli si potrebbe invece chiedere, poiché sicuramente vi sta pensando, se questa volta chiederà l’intervento dei caschi blu dell’ONU!
* * *
Se ci si trova ora dinanzi a queste inquietanti prospettive nell’assenza di qualsiasi mobilitazione, i maggiori responsabili politici (cioè verso la cittadinanza tutta) sono, oltre all’inetta opposizione al centro-destra, proprio Mauro Varisco e i suoi fantomatici comitati. Costoro non hanno mai voluto capire che il P.I.I. di via M.te Sabotino non era “una tegola” sulla loro testa, bensì un fatto di rilievo politico, sul quale era necessario organizzare e allargare costantemente una mobilitazione politica che coinvolgesse tutta la cittadinanza, oltre ogni steccato di partito. “Politica” è un termine quasi sempre equivocato da Mauro Varisco, e spiegargliene le varie accezioni è del tutto vano. Per lui “politica” è solo quella dei partiti, i quali vanno bene se sostengono le sue pretese private, e vanno male se le deludono. E infatti, nonostante le periodiche “conferenze stampa” (nelle quali egli si esibisce con una lavagna luminosa che non sa usare), poi regolarmente strombazzate sui fogliacci locali, la vicenda non è mai uscita, finora, dall’ambito dell’interesse privato di alcuni cittadini esclusivamente interessati all’intangibilità del loro minuscolo ghetto con annesso cortile abusivo su terreno pubblico. Ma il fatto più grave è che a volere che la vicenda restasse ristretta in un ambito sostanzialmente privato non sono stati solo i quattro gatti di via M.te Sabotino, ma anche i cinque “partiti” dell’opposizione.
Una riflessione su tutta questa vicenda si impone, poiché innanzitutto essa esemplifica manualisticamente non solo i vari aspetti della politica d’affari tipica del centro-destra (il P.I.I. in questione li concentra praticamente tutti), non solo come certi interessi privati di alcuni cittadini, sfruttando gli interessi privati di alcuni notabili politici possano essere travestiti da interessi pubblici, ma anche il grado di inettitudine di tutta l’"opposizione", che persiste bovinamente in un’attività (ormai quarantennale) di distruzione di qualsiasi tentativo di organizzazione di legami sociali autonomi dalle cricche partitiche. Il deserto politico, culturale e civile della Limbiate attuale è il risultato del totalitarismo becero di alcune cricche elettorali, che tuttavia portano il nome di “partiti”, i quali favoriscono viceversa l’emersione della mediocrità e della grettezza sociale. A conferma di questa situazione, basti considerare che nessuna riflessione autocritica viene mai espressa dai "partiti" dopo i periodici clamorosi fallimenti elettorali; l’ultimo, quello del giugno scorso (elezioni europee e provinciali) ha tra l’altro dimostrato che al PD non è bastato investire (in senso proprio) nelle imprese di Mauro Varisco & C., per non perdere dieci punti di percentuale (pari a quasi un terzo dei voti ottenuti alle precedenti elezioni).[1]
(segue)
[1] Per rispetto della verità si deve però dire che una sottile riflessione sui risultati elettorali è uscita direttamente dai beneficiati dagli investimenti, per il tramite di una ragazzetta che presume di essere giornalista (ma non lo sarà mai), figlia di uno dei membri occulti del gruppetto di Varisco C. Questa poveretta, trascurando la bazzecola della catastrofica perdita di voti dei suoi sponsor, si è servita per la sua analisi di quell’elegante topos logico-aristotelico che dice: “Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola”, e quindi, poiché il centro-destra a Limbiate non ha superato il 50%, ha scritto, all’incirca: “se per la Provincia [che attualmente comprende, si badi, oltre cinquanta comuni; ndr]) avessimo votato solo noi di Limbiate, saremmo andati al ballottaggio … questo risultato lascia ben sperare per il futuro…” e via delirando.
giovedì 15 gennaio 2009
Ennesimo falso del PD limbiatese sul P.I.I. di Via Monte Sabotino
Salvatore Ricciardi
L’uomo tende ad Icaro / ma la merda non vola
Jaroslav Hašek [1]
Da un mucchio di carte e cartacce buttate là in attesa di trovare il tempo e la voglia di darvi uno sguardo, emerge casualmente un foglio del PD limbiatese, intitolato “Notizie”, distribuito forse da più di un mese. In realtà non di notizie è riempito il giornaletto, bensì di mediocrissima propaganda. Le ultime righe della quarta e ultima paginetta si riferiscono all’udienza del 4 dicembre 2008 del Tribunale Amministrativo Regionale di Milano, nella quale è stato discusso il ricorso presentato da alcuni cittadini avverso il P.I.I. di Via Monte Sabotino:
“Il ricorso in questione fa parte di un pacchetto di azioni che è stato finanziato anche dai consiglieri del PD con una quota simbolica ma significativa di 600 euro”.
È FALSO!
Il ricorso in questione non fa parte di nessun "pacchetto finanziato anche dai consiglieri del PD", perché quando il sottoscritto prese l’iniziativa di proporre ALTRE azioni legali sui P.I.I. approvati il 20 dicembre 2007 (Via Belluno e Via Sabotino), per il lavoro d’indagine preparatorio (necessario per chiarire quali erano le possibilità effettive di un ricorso) si era sbattuto per non poco tempo dapprima il sottoscritto, impiegando volontariamente il suo tempo, le sue energie e il suo denaro, senza il benché minimo intervento di nessuna natura di nessun politicante del PD; poi, nella fase finale, quand’era ormai accertato che per il ricorso esistevano fondati motivi, intervenne ovviamente uno dei diretti interessati. E si era ormai concluso anche il lavoro del legale che ha presentato il ricorso, che ovviamente si è fatto pagare. Per QUESTO ricorso le spese legali (assai consistenti) sono state sostenute interamente da chi ha firmato il ricorso e da un folto gruppo di altri cittadini del tutto autonomamente dal PD, al quale non è stato chiesto, e dal quale non è stato ricevuto, nessun sostegno.
I consiglieri del PD hanno invece accettato, ma molto malvolentieri (come subito fu chiaro, e successivamente dimostrato da loro stessi) la proposta del sottoscritto di contribuire al finanziamento di ALTRI RICORSI STRAORDINARI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, sia per il P.I.I. di Via Belluno, sia per quello di Via Sabotino. Questo ultimo ricorso non è stato firmato da coloro che hanno firmato l’altro indirizzzato al T.A.R., bensì da altri cittadini estranei al PD. Per questi altri ricorsi, SOLO TRE CONSIGLIERI DEL PD HANNO MANTENUTO LA PAROLA CHE AVEVANO DATO, ma fra mille manifestazioni di riluttanza. Già al momento del primo modestissimo anticipo concordato, qualcun altro, fra i quali anche il sottoscritto, ha dovuto accollarsi l’esborso delle cifre non versate da chi NON HA MANTENUTO LA PAROLA DATA. Oltre alla misera cifra citata (che rappresenta assai meno del 10% della spesa complessiva per questi ricorsi), dai consiglieri del PD non è venuto alcun altro sostegno, nemmeno morale; anzi, quando a loro è stato chiesto di rispettare fino in fondo gli impegni presi per il saldo della spesa, hanno tentato di giustificare il loro sostanziale diniego in un modo talmente pretestuoso e talmente cafonesco (in ciò si è distinto l’illustre scienziato Archetti), che alla fine, fin troppo garbatamente e non da me, sono stati mandati a quel paese ed è stata rifiutata la miseria che DUE SOLI consiglieri del PD proponevano di versare.
“Il ricorso in questione fa parte di un pacchetto di azioni che è stato finanziato anche dai consiglieri del PD con una quota simbolica ma significativa di 600 euro”.
È FALSO!
Il ricorso in questione non fa parte di nessun "pacchetto finanziato anche dai consiglieri del PD", perché quando il sottoscritto prese l’iniziativa di proporre ALTRE azioni legali sui P.I.I. approvati il 20 dicembre 2007 (Via Belluno e Via Sabotino), per il lavoro d’indagine preparatorio (necessario per chiarire quali erano le possibilità effettive di un ricorso) si era sbattuto per non poco tempo dapprima il sottoscritto, impiegando volontariamente il suo tempo, le sue energie e il suo denaro, senza il benché minimo intervento di nessuna natura di nessun politicante del PD; poi, nella fase finale, quand’era ormai accertato che per il ricorso esistevano fondati motivi, intervenne ovviamente uno dei diretti interessati. E si era ormai concluso anche il lavoro del legale che ha presentato il ricorso, che ovviamente si è fatto pagare. Per QUESTO ricorso le spese legali (assai consistenti) sono state sostenute interamente da chi ha firmato il ricorso e da un folto gruppo di altri cittadini del tutto autonomamente dal PD, al quale non è stato chiesto, e dal quale non è stato ricevuto, nessun sostegno.
I consiglieri del PD hanno invece accettato, ma molto malvolentieri (come subito fu chiaro, e successivamente dimostrato da loro stessi) la proposta del sottoscritto di contribuire al finanziamento di ALTRI RICORSI STRAORDINARI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, sia per il P.I.I. di Via Belluno, sia per quello di Via Sabotino. Questo ultimo ricorso non è stato firmato da coloro che hanno firmato l’altro indirizzzato al T.A.R., bensì da altri cittadini estranei al PD. Per questi altri ricorsi, SOLO TRE CONSIGLIERI DEL PD HANNO MANTENUTO LA PAROLA CHE AVEVANO DATO, ma fra mille manifestazioni di riluttanza. Già al momento del primo modestissimo anticipo concordato, qualcun altro, fra i quali anche il sottoscritto, ha dovuto accollarsi l’esborso delle cifre non versate da chi NON HA MANTENUTO LA PAROLA DATA. Oltre alla misera cifra citata (che rappresenta assai meno del 10% della spesa complessiva per questi ricorsi), dai consiglieri del PD non è venuto alcun altro sostegno, nemmeno morale; anzi, quando a loro è stato chiesto di rispettare fino in fondo gli impegni presi per il saldo della spesa, hanno tentato di giustificare il loro sostanziale diniego in un modo talmente pretestuoso e talmente cafonesco (in ciò si è distinto l’illustre scienziato Archetti), che alla fine, fin troppo garbatamente e non da me, sono stati mandati a quel paese ed è stata rifiutata la miseria che DUE SOLI consiglieri del PD proponevano di versare.
Fin troppo garbatamente: tanto che i fatti furono resi pubblici da me solo quando fui costretto a smascherare l’appropriazione indebita di meriti che il PD può vantare solo in misura infima. Sullo squallore del comportamento dei politicanti del PD sono già stato costretto, infatti, a scrivere più volte [v. Gavroche nella Villa Mella (4 giugno 2008); Chi si batte contro lo scempio del territorio e il malaffare dei Piani Integrati d’Intervento di Via Monte Sabotino e di Via Belluno (4 settembre 2008) ; Cialtronerie "Quattro Stagioni" di un cementificatore fallito e connivente (17 settembre 2008)], ovviamente senza alcuna smentita, anche perché esistono testimonianze orali e scritte che da sole farebbero piazza pulita dei miseri pretesti dei quaquaracquà del PD. Ma più che di mancanza di consistenza umana e di serietà, sarebbe il caso di parlare di schizofrenia politica.
I notabili lillipuziani del PD, offrendo una versione locale e fra le più svaccate di un fenomeno ormai storicamente consolidato nelle società occidentali – ed ampiamente studiato - fanno alla giunta Romeo-Mestrone un’opposizione del tutto fittizia, esclusivamente funzionale al contenimento della costante erosione (più che al mantenimento) del loro elettorato, che Romeo e Mestrone esercitano con successo facendo la stessa politica, ma con una capacità di attuazione assai maggiore, del PDS-DS-PD. Infatti, se i casi di coloro che sono capaci di passare dalle parole ai fatti sono ovviamente rarissimi fra i notabili veri, fra quelli cioè che almeno esprimono discorsi di una qualche (apparente) consistenza, figuriamoci se ciò può accadere nel caso di notabili paesani, come quelli del PD di Limbiate, che non riescono mai ad andare oltre la ripetizione di alcuni poveri e stantii clichés da due soldi al chilo, per esempio in fatto di politica edilizia e di ambientalismo.
Altro che “aspre critiche”, come si dice nelle righe alle quali mi riferisco! Di critiche capitali (e non “aspre”: per queste si può far passare qualsiasi intervento vociante) al modo in cui era congegnato il P.I.I. di Via Monte Sabotino, se ne potevano fare moltissime. In particolare, come ho più volte mostrato, erano (sono) molti i danni erariali, risultanti da violazioni di legge dai risvolti anche penali, che quell’intervento edilizio causerebbe. Solo che per individuarli bisognava provare a leggere i documenti; ma né la Guida e Grande Timoniere del PD Campisi, né Gavroche-Archetti, che recentemente si è cinto il capo con l’alloro dello scienziato, si sono piegati verso tale bassura. Anzi, l’analisi dei documenti, e le proposte di azioni legali contro il malaffare, basate sugli elementi concreti che erano emersi dall’analisi, sono state apertamente svalutate e addirittura disprezzate (con scemenze del tipo: “non è così che si fa politica” [fatti recenti hanno chiarito perché: il PD è pieno di corrotti!]; “meglio fare opinione fra la gente” [ovvero: ripetizione ossessiva di frasette ideologiche, veri esempi di falsa coscienza], ecc.).
La manutenzione del consenso elettorale, tuttavia, per i politicanti è ragione di vita, e allora non c’è nulla che possa frenare la schizofrenia politica: mentre si continua a ripetere che i ricorsi al TAR non servono, si inventano (in campagna elettorale) esposti del PD alla Corte dei Conti (che mai sono stati presentati, e nemmeno scritti) e sostegni finanziari (rimasti infimi) a “pacchetti” di azioni legali (ai quali non si è mai, in alcun modo, collaborato). Particolarmente attivo, (vale a dire schizofrenico), è stato Archetti, che ha anche esibito la sua presenza all’udienza del 4 dicembre, della quale ovviamente non ha capito nulla. E tuttavia il solo ascolto dei discorsi dei legali delle parti, ciascuno durato non più di 15-20 minuti, ed in particolare di quello dell’avvocato del Comune di Limbiate, che ha tentato di convincere i giudici che è giusto costruire sull’area di Via Sabotino perché attualmente sarebbe infestata da ratti e da malavitosi! - discorso esilarante, ma che secondo Archetti avrebbe distrutto qualsiasi argomentazione a sostegno del ricorso - è bastato a questo poveretto perché la sentenza la pronunciasse lui, in anticipo sul collegio dei magistrati: i ricorrenti, è chiaro, hanno perso, e quindi è stato dimostrato che i ricorsi al T.A.R. non servono a niente! È corso quindi a convincere di ciò anche chi, fra gli abitanti presso la Villa Rasini Medolago, ha deciso di difendere il suo diritto di restare nella sua casa anche chiedendo al T.A.R, se fosse necessario, di costringere la Giunta Comunale e Frua De Angeli Holding a rispettare leggi e norme. (È stato il fermo rifiuto di questi cittadini di trattare non solo con la Holding, ma anche con Romeo, che, facendo presagire la minaccia di un ricorso, ha indotto entrambi a ridurre l’area d’intervento, nel tentativo – vano, ovviamente - di mascherare un’operazione truffaldina che il PDS aveva preparato e ora come PD condivide. Altro che “bluff”!).
La schizofrenia politica, tuttavia, può essere spiegata, anche da chi non ha la preparazione psichiatrica di Campisi, che è in grado di fare diagnosi a distanza, e di notte. Dunque: per un partito, come il PD, pieno di corrotti di ogni risma, parlare di ricorsi alla magistratura, anche se contro gli atti della giunta di Romeo-Mestrone, è peggio che parlare di corda in casa dell’impiccato. Purtroppo, però, c’è chi se ne infischia del politicantismo dei piddisti e i ricorsi li fa. Questi ricorsi suscitano consenso. Chi li promuove, e chi li fa, inevitabilmente occupa parte dello spazio politico, sottraendone ad altri (e soprattutto a chi ne occupa abusivamente), poiché, com’è noto, lo spazio politico non è estensibile. Allora, terrorizzati dalla perdita di spazio, i quaquaraquà del PD corrono per ogni dove a dire che i ricorsi non servono, perché di sicuro i ricorrenti perderanno. Ma, in realtà, non ne sono davvero convinti. Chissà, potrebbe darsi che i ricorrenti vincano. Non volevano, i policanti, partecipare ad UNA di queste iniziative, ma alla fine hanno ceduto… dunque è meglio, intanto, cercare di raccogliere un po’ di consensi. Se poi i ricorrenti vinceranno, meglio ancora: a maggior ragione (cioè con maggiore consenso) si potrà, eventualmente, rivendicare un merito. Et voilà, ogni tanto costoro utilizzano un ossicino non per ricostruire lo scheletro di un dinosauro, bensì per dare l’illusione di uno vivente.
Non si potrebbe trovare esemplificazione più chiara di cos’è la politica politicante, nella quale la schizofrenia è norma di vita: da una parte la rivendicazione di meriti presunti per la presentazione di ricorsi legali contro l’unica politica, quella edilizia, che mettono in campo le cavallette che da sette anni devastano Limbiate, e dall’altra l’inciucio sull’uso del risarcimento dei danni ambientali provocati dall’ACNA [v. Un successo del Pd per l’ambiente: “Il Partito Democratico di Limbiate ha presentato all’Amministrazione Comunale, che li ha condivisi e finanziati, 7 progetti per l’ambiente”; la sottolineatura è nel testo, un cumulo di mistificazioni – “scientifiche”, naturalmente! - sul quale tornerò]. Un inciucio del tutto naturale, considerando che a farlo sono le due frazioni dello stesso Partito, quello del Cemento, e preannunciato da molti segnali in questi ultimi mesi; con esso ognuna delle due parti pensa di “finanziarsi” la raccolta di voti nelle prossime elezioni provinciali. Quest’inciucio viene concordato proprio mentre Romeo e Mestrone sono ai ferri corti fra loro e nel loro partito, e mentre, finalmente, insieme con diversi funzionari al loro servizio – che già tremano - potrebbero essere investiti da diverse grane giudiziarie. Una bella ciambella di salvataggio!
Molti anni fa, sia il PCI, sia il PSI (nel quale allora si arrabattava Romeo, transfuga dal PSDI in cambio di un posticino da assessore), sia i consiglieri di Democrazia Proletaria, avversarono fieramente (e derisero) la proposta che sulla questione dell’inquinamento dell’ACNA il Comune presentasse almeno un esposto alla magistratura (infatti il Comune entrò nel procedimento giudiziario avviato dalla Regione solo all’epoca di Cattabeni). Ma quasi nessuno si ricorda più di quei tempi, del movimento di cittadini (mamme di scolari, soprattutto) che costrinse il Comune a prendere qualche provvedimento sanitario, ma non riuscì a far sì che l’allora sindaco Terragni Cuor di Leone prendesse carta e penna per scrivere alla Procura della Repubblica (il diniego fu sostenuto anche da vari Binacchi). E quindi perché mai farsi lo scrupolo di darsi un po’ di decoro, almeno chiamando i cittadini a dibattere su come spendere i soldi di un risarcimento, che fosse stato per loro mai sarebbe arrivato? La partecipazione è qualcosa che si mangia? Ma certo, soprattutto quando si tratta della torta elettorale! (E infatti della parola, usata in modo mistificante, si riempie la cavità orale Archetti, in ambito locale personificazione perfetta (seppure, ovviamente, al livello più basso) dell’ideal-tipo del notabile politico di cui ha scritto Max Weber – sebbene il ragazzotto vociante, fra le tante altre cose, ignori certamente anche il grande sociologo e scienziato - lui sì - della politica).
Note
[1] Per una prima informazione sull’autore de Il bravo soldato Švejk, v. http://www.mandragola.com/librarsi/biografie/hasek.htm. Su Hašek, su Švejk e su molto altro sono bellissime le pagine di Angelo Maria Ribellino in Praga magica, Einaudi, Torino 1973, pp. 279-317.
lunedì 22 dicembre 2008
Il gioco delle tre carte: far sparire 5.862 mq di aree standard per far perdere alla cassa pubblica 1.406.880 euro e farli guadagnare ai palazzinari
Salvatore Ricciardi
Sarà capitato a molti di osservare nelle più affollate stazioni della metropolitana l’abilità di certi delinquentucoli che, spostando a velocità ridotta tre carte su un tavolinetto, danno a chi si ferma ad osservarli l’illusione di riuscire a seguire gli spostamenti della carta vincente. Però gli illusi che fanno delle puntate perdono regolarmente: nella posizione nella quale credono che sia finita la carta vincente ne scoprono un’altra. Ma si tratta di un gioco tutto sommato modesto e ormai preistorico. Nella metropolitana c’è solo un sottoproletario che per sbarcare il lunario maneggia tre sole carte, e per coprire i suoi trucchi si serve di un’abilità esclusivamente manuale. Costui, inoltre, è aiutato solo dall’iterazione ossessiva di pochissime parole per stordire un po’ chi vuole farsi abbindolare, da un paio di compari che fanno finte puntate vincenti per convincere i gonzi a tentare il gioco, e da un altro paio che stazionano nei pressi, con la funzione di “palo”, per avvertire in tempo dell’arrivo della polizia.
Il gioco delle tre carte in versione sofisticata
Altre versioni del gioco delle tre carte sono assai più sofisticate, ma ne conservano, tuttavia, la sostanza originaria. Ovviamente, quando il gioco è praticato in una di queste versioni non ci si colloca a Cadorna FN nell’ora di punta, bensì in uffici pubblici e studi professionali discreti, comodi e ovattati, dove non servono né i compari che fanno puntate finte, né i “pali” per avvertire dell’arrivo della polizia, perché questa quasi mai arriva. Né, per tenere il banco, ci si affida ad abilità esclusivamente manuali e al concorso di alcuni sottoproletari. Servono piuttosto giocatori che siano in possesso di titoli accademici e che svolgano professioni che godono di grande apprezzamento sociale. Non si usano tre carte da gioco da spostare velocissimamente su un tavolinetto, ma ci si serve di carte più grandi che riempiono diversi faldoni e sono piene di termini presi da due o tre linguaggi settoriali, di grafici, di disegni, di decine e decine di segni e simboli uno più criptico dell’altro. A differenza del vecchio gioco delle tre carte, in questo gioco si fa largo uso (e abuso) di norme, leggi, regolamenti uno più lungo, complicato e astruso dell’altro.
Nel gioco delle tre carte nelle stazioni della metropolitana perde solo chi è tanto sciocco da parteciparvi. In certe versioni sofisticate del gioco, invece, i perdenti sono moltissimi, anche un’intera collettività di cittadini, i quali perdono anche se non hanno partecipato al gioco, e spesso nemmeno sanno di aver perso, e quanto, perché tutto è coperto dal segreto almeno di fatto delle procedure dell’”apparato” amministrativo pubblico, magari guidato da uno che è stato tangentista e poi reo confesso e condannato, come il dottor Gennaro Cambria, Segretario Generale del Comune di Limbiate [1]. Se poi fra i cittadini perdenti qualcuno comincia ad avere qualche sospetto, tutto l’altro apparato, quello politico, si mobilita per fargli credere che no, al contrario!, ha ottenuto meravigliosi “benefici” sotto forma di mattonelle auto-bloccanti e cordoli prefabbricati! Glielo assicurano, per esempio, alcuni piazzisti dallo stile aiazzonico-berlusconiano travestiti da assessori e da sindaci [v. http://it.youtube.com/watch?v=M8YZmBFqnIU], che si appoggiano all’autorità delle funzioni e dei titoli di funzionari e consulenti che proclamano, anche per iscritto, che certe speculazioni edilizie migliorano la vita dei cittadini e accrescono il patrimonio comunale di nuove superfici “a standard” (di aree, cioè, destinate a funzioni pubbliche).
In questa opera di persuasione si è distinto anche il “Nucleo di Consulenza per la valutazione dei Programmi Integrati d’Intervento” composto dall’avvocato Pietro Carlo Sironi, dall’architetto Antonio Ricciardi (non è mio parente e nemmeno lo conosco!) e dall’architetto Franco Zinna (a quel tempo responsabile del Settore Tecnico del Comune di Limbiate), che al prezzo di (non si sa quante ma sicuramente molte) migliaia di euro ha espresso la sua “valutazione” del P.I.I. di Via Monte Sabotino in ben 9 righe (formule di circostanza comprese), con le quali ha affermato:
a) “si ritiene che l’intervento consente di migliorare l’utilizzo delle aree a standard previste dal P.R.G., di riqualificare importanti tratti di viabilità primaria, nonché di acquisire nuove superfici a standard al patrimonio comunale”;
b) “si sottolinea l’aspetto di permeabilità futura verso il Parco delle Groane mediante la previsione di attraversamenti ciclo-pedonali in sicurezza”.
Ora, che non si possa “migliorare l’utilizzo delle aree a standard ecc.” se esse vengono totalmente coperte da costruzioni private; che per “riqualificare importanti tratti di viabilità primaria”, attualmente in ottimo stato, non è necessario fare un P.I.I. su un’area destinata dal P.R.G. a verde pubblico attrezzato; che “l’aspetto di permeabilità futura verso il Parco delle Groane mediante la previsione di attraversamenti ciclo-pedonali in sicurezza” è una “previsione” che il progetto del P.I.I. non giustifica affatto, ed è quindi una balla grande come il Duomo di Milano, poiché non è giustificata nemmeno da due tronconi di strada cieca che da strade urbane portano ad autorimesse private – tutte queste sono obiezioni facili e immediate.
Sembra meno facile, invece, rendersi conto e dimostrare che l’”acquisizione” di “nuove superfici a standard al patrimonio comunale” è una balla ancora più grande, e che questa balla nasconde un consistente danno erariale. Infatti, se si va a verificare quale sarebbe l’estensione delle “nuove superfici a standard“ che avrebbero aumentato il “patrimonio comunale” ci si imbatte in alcune addizioni e sottrazioni (volutamente) confuse, che tuttavia possono essere seguite con più calma di quanto si possa seguire il gioco delle tre carte nelle stazioni della metropolitana – e alla fine il trucco salta fuori.
Sarà capitato a molti di osservare nelle più affollate stazioni della metropolitana l’abilità di certi delinquentucoli che, spostando a velocità ridotta tre carte su un tavolinetto, danno a chi si ferma ad osservarli l’illusione di riuscire a seguire gli spostamenti della carta vincente. Però gli illusi che fanno delle puntate perdono regolarmente: nella posizione nella quale credono che sia finita la carta vincente ne scoprono un’altra. Ma si tratta di un gioco tutto sommato modesto e ormai preistorico. Nella metropolitana c’è solo un sottoproletario che per sbarcare il lunario maneggia tre sole carte, e per coprire i suoi trucchi si serve di un’abilità esclusivamente manuale. Costui, inoltre, è aiutato solo dall’iterazione ossessiva di pochissime parole per stordire un po’ chi vuole farsi abbindolare, da un paio di compari che fanno finte puntate vincenti per convincere i gonzi a tentare il gioco, e da un altro paio che stazionano nei pressi, con la funzione di “palo”, per avvertire in tempo dell’arrivo della polizia.
Il gioco delle tre carte in versione sofisticata
Altre versioni del gioco delle tre carte sono assai più sofisticate, ma ne conservano, tuttavia, la sostanza originaria. Ovviamente, quando il gioco è praticato in una di queste versioni non ci si colloca a Cadorna FN nell’ora di punta, bensì in uffici pubblici e studi professionali discreti, comodi e ovattati, dove non servono né i compari che fanno puntate finte, né i “pali” per avvertire dell’arrivo della polizia, perché questa quasi mai arriva. Né, per tenere il banco, ci si affida ad abilità esclusivamente manuali e al concorso di alcuni sottoproletari. Servono piuttosto giocatori che siano in possesso di titoli accademici e che svolgano professioni che godono di grande apprezzamento sociale. Non si usano tre carte da gioco da spostare velocissimamente su un tavolinetto, ma ci si serve di carte più grandi che riempiono diversi faldoni e sono piene di termini presi da due o tre linguaggi settoriali, di grafici, di disegni, di decine e decine di segni e simboli uno più criptico dell’altro. A differenza del vecchio gioco delle tre carte, in questo gioco si fa largo uso (e abuso) di norme, leggi, regolamenti uno più lungo, complicato e astruso dell’altro.
Nel gioco delle tre carte nelle stazioni della metropolitana perde solo chi è tanto sciocco da parteciparvi. In certe versioni sofisticate del gioco, invece, i perdenti sono moltissimi, anche un’intera collettività di cittadini, i quali perdono anche se non hanno partecipato al gioco, e spesso nemmeno sanno di aver perso, e quanto, perché tutto è coperto dal segreto almeno di fatto delle procedure dell’”apparato” amministrativo pubblico, magari guidato da uno che è stato tangentista e poi reo confesso e condannato, come il dottor Gennaro Cambria, Segretario Generale del Comune di Limbiate [1]. Se poi fra i cittadini perdenti qualcuno comincia ad avere qualche sospetto, tutto l’altro apparato, quello politico, si mobilita per fargli credere che no, al contrario!, ha ottenuto meravigliosi “benefici” sotto forma di mattonelle auto-bloccanti e cordoli prefabbricati! Glielo assicurano, per esempio, alcuni piazzisti dallo stile aiazzonico-berlusconiano travestiti da assessori e da sindaci [v. http://it.youtube.com/watch?v=M8YZmBFqnIU], che si appoggiano all’autorità delle funzioni e dei titoli di funzionari e consulenti che proclamano, anche per iscritto, che certe speculazioni edilizie migliorano la vita dei cittadini e accrescono il patrimonio comunale di nuove superfici “a standard” (di aree, cioè, destinate a funzioni pubbliche).
In questa opera di persuasione si è distinto anche il “Nucleo di Consulenza per la valutazione dei Programmi Integrati d’Intervento” composto dall’avvocato Pietro Carlo Sironi, dall’architetto Antonio Ricciardi (non è mio parente e nemmeno lo conosco!) e dall’architetto Franco Zinna (a quel tempo responsabile del Settore Tecnico del Comune di Limbiate), che al prezzo di (non si sa quante ma sicuramente molte) migliaia di euro ha espresso la sua “valutazione” del P.I.I. di Via Monte Sabotino in ben 9 righe (formule di circostanza comprese), con le quali ha affermato:
a) “si ritiene che l’intervento consente di migliorare l’utilizzo delle aree a standard previste dal P.R.G., di riqualificare importanti tratti di viabilità primaria, nonché di acquisire nuove superfici a standard al patrimonio comunale”;
b) “si sottolinea l’aspetto di permeabilità futura verso il Parco delle Groane mediante la previsione di attraversamenti ciclo-pedonali in sicurezza”.
Ora, che non si possa “migliorare l’utilizzo delle aree a standard ecc.” se esse vengono totalmente coperte da costruzioni private; che per “riqualificare importanti tratti di viabilità primaria”, attualmente in ottimo stato, non è necessario fare un P.I.I. su un’area destinata dal P.R.G. a verde pubblico attrezzato; che “l’aspetto di permeabilità futura verso il Parco delle Groane mediante la previsione di attraversamenti ciclo-pedonali in sicurezza” è una “previsione” che il progetto del P.I.I. non giustifica affatto, ed è quindi una balla grande come il Duomo di Milano, poiché non è giustificata nemmeno da due tronconi di strada cieca che da strade urbane portano ad autorimesse private – tutte queste sono obiezioni facili e immediate.
Sembra meno facile, invece, rendersi conto e dimostrare che l’”acquisizione” di “nuove superfici a standard al patrimonio comunale” è una balla ancora più grande, e che questa balla nasconde un consistente danno erariale. Infatti, se si va a verificare quale sarebbe l’estensione delle “nuove superfici a standard“ che avrebbero aumentato il “patrimonio comunale” ci si imbatte in alcune addizioni e sottrazioni (volutamente) confuse, che tuttavia possono essere seguite con più calma di quanto si possa seguire il gioco delle tre carte nelle stazioni della metropolitana – e alla fine il trucco salta fuori.
Partiamo dall’art. 90, comma 1, della Legge Regione Lombardia n. 12/2005 che stabilisce:
“I programmi integrati di intervento garantiscono, a supporto delle funzioni insediate, una dotazione globale di aree o attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale, valutata in base all’analisi dei carichi di utenza che le nuove funzioni inducono sull’insieme delle attrezzature esistenti nel territorio comunale, in coerenza con quanto sancito dall’articolo 9, comma 4”.
Se il Comune è dotato del piano dei servizi, è in relazione alle previsioni di tale strumento che si deve valutare l’incidenza dei carichi di utenza. Se questo strumento manca, come nel Comune di Limbiate, e se si incide, come avviene nella fattispecie, su aree destinate a standard, il criterio da seguire resta quello di cui all’art. 6, comma 3, della l. r. n. 9/99:
“Qualora il programma integrato abbia ad oggetto aree in tutto o in parte destinate ad attrezzature pubbliche o di uso pubblico e ne preveda una differente utilizzazione, esso deve assicurare il recupero contestuale della dotazione di spazi pubblici in tal modo venuta meno”.
Lo stesso criterio è espresso dal “Documento di inquadramento”, ai sensi del quale, per le aree a standard in cui potrà essere prevista la collocazione di un P.I.I., occorre assicurare
Se il Comune è dotato del piano dei servizi, è in relazione alle previsioni di tale strumento che si deve valutare l’incidenza dei carichi di utenza. Se questo strumento manca, come nel Comune di Limbiate, e se si incide, come avviene nella fattispecie, su aree destinate a standard, il criterio da seguire resta quello di cui all’art. 6, comma 3, della l. r. n. 9/99:
“Qualora il programma integrato abbia ad oggetto aree in tutto o in parte destinate ad attrezzature pubbliche o di uso pubblico e ne preveda una differente utilizzazione, esso deve assicurare il recupero contestuale della dotazione di spazi pubblici in tal modo venuta meno”.
Lo stesso criterio è espresso dal “Documento di inquadramento”, ai sensi del quale, per le aree a standard in cui potrà essere prevista la collocazione di un P.I.I., occorre assicurare
“oltre alla quota minima determinata in base alle disposizioni legislative vigenti, anche il recupero della dotazione di standard in tal modo venuta meno “ (punto 5.4 del “Documento”)
Orbene, il P.I.I. in questione prevede di insediare 230 nuovi abitanti in un’area la cui superficie era quasi per intero destinata a standard. Quest’area, quindi, dovrebbe essere recuperata (anche altrove), oppure non ceduta dall’operatore privato ma pagata (“monetizzata”) al comune secondo il valore di mercato. A questa superficie “da recuperare”, quanta superficie standard, indotta da questi 230 nuovi abitanti, dovrebbe essere aggiunta (vale a dire ceduta gratuitamente al comune o monetizzata)?
La "Relazione Tecnica" del progetto del P.I.I. della società Marzaiola S.r.l. (alla quale è poi subentrata la SAN INVEST S.r.l), firmata dall’architetto Andrea Milella, a questo proposito presenta alcuni conteggi alquanto funamboleschi, e inoltre disposti in un modo che non ne favorisce la comprensione.
Ma vediamo: nella tabella 1 di pagina 1, è riportato che l’azzonamento del P.R.G. vigente al momento dell’approvazione del P.I.I., per le attrezzature collettive indicava la superficie di mq 13.629 [2] (quindi da recuperare), mentre nel testo, a pagina 5, a proposito dello standard indotto, la relazione dice che
“la superficie minima di urbanizzazione calcolata utilizzando lo standard per abitante, determinato dal Comune in mq 34,16, è la seguente:
Orbene, il P.I.I. in questione prevede di insediare 230 nuovi abitanti in un’area la cui superficie era quasi per intero destinata a standard. Quest’area, quindi, dovrebbe essere recuperata (anche altrove), oppure non ceduta dall’operatore privato ma pagata (“monetizzata”) al comune secondo il valore di mercato. A questa superficie “da recuperare”, quanta superficie standard, indotta da questi 230 nuovi abitanti, dovrebbe essere aggiunta (vale a dire ceduta gratuitamente al comune o monetizzata)?
La "Relazione Tecnica" del progetto del P.I.I. della società Marzaiola S.r.l. (alla quale è poi subentrata la SAN INVEST S.r.l), firmata dall’architetto Andrea Milella, a questo proposito presenta alcuni conteggi alquanto funamboleschi, e inoltre disposti in un modo che non ne favorisce la comprensione.
Ma vediamo: nella tabella 1 di pagina 1, è riportato che l’azzonamento del P.R.G. vigente al momento dell’approvazione del P.I.I., per le attrezzature collettive indicava la superficie di mq 13.629 [2] (quindi da recuperare), mentre nel testo, a pagina 5, a proposito dello standard indotto, la relazione dice che
“la superficie minima di urbanizzazione calcolata utilizzando lo standard per abitante, determinato dal Comune in mq 34,16, è la seguente:
ab. 230 x mq 34,16 = mq 7.856,8 arrotondati a mq 7.857” [3].
Il fabbisogno complessivo del P.I.I. è quindi pari a
13.629 mq (standard pre-esistente) + 7.857 mq (standard indotto) = 21.486 mq
Questo fabbisogno di aree standard è soddisfatto per una parte con la cessione, e per la restante con la monetizzazione.
Per la cessione l’art. 8 punto 1 della “Convenzione” stabilisce che
“per il soddisfacimento dello standard richiesto dal Programma Integrato di intervento, si rende necessario il reperimento di aree per una superficie complessiva di mq 7.857”
e pertanto,
“la società SAN INVEST S.r.l. (…) si impegna a cedere gratuitamente al COMUNE DI LIMBIATE le aree della superficie complessiva di mq 5.105, ecc.”
Il fabbisogno complessivo del P.I.I. è quindi pari a
13.629 mq (standard pre-esistente) + 7.857 mq (standard indotto) = 21.486 mq
Questo fabbisogno di aree standard è soddisfatto per una parte con la cessione, e per la restante con la monetizzazione.
Per la cessione l’art. 8 punto 1 della “Convenzione” stabilisce che
“per il soddisfacimento dello standard richiesto dal Programma Integrato di intervento, si rende necessario il reperimento di aree per una superficie complessiva di mq 7.857”
e pertanto,
“la società SAN INVEST S.r.l. (…) si impegna a cedere gratuitamente al COMUNE DI LIMBIATE le aree della superficie complessiva di mq 5.105, ecc.”
destinate al soddisfacimento degli standard nell’ambito del perimetro che individua le aree interne.
Poiché nella convenzione non sono stabilite altre cessioni di aree da destinare a standard, la superficie residua (standard preesistente da recuperare + standard indotto) da monetizzare, è (sarebbe) pari a 16.381 mq (21.486 mq — 5.105 mq).
Nella “Convenzione” attuativa, però, la monetizzazione è calcolata per una superficie minore. Infatti, a quanto ammontano le monetizzazioni che vi sono stabilite? L’”Articolo 9 - Monetizzazione” della “Convenzione”, al punto 1 ne indica solo due:
- la monetizzazione della “restante quota di aree per urbanizzazione secondaria”, mq 2.752 (differenza fra mq 7.857 e mq 5.105);
Poiché nella convenzione non sono stabilite altre cessioni di aree da destinare a standard, la superficie residua (standard preesistente da recuperare + standard indotto) da monetizzare, è (sarebbe) pari a 16.381 mq (21.486 mq — 5.105 mq).
Nella “Convenzione” attuativa, però, la monetizzazione è calcolata per una superficie minore. Infatti, a quanto ammontano le monetizzazioni che vi sono stabilite? L’”Articolo 9 - Monetizzazione” della “Convenzione”, al punto 1 ne indica solo due:
- la monetizzazione della “restante quota di aree per urbanizzazione secondaria”, mq 2.752 (differenza fra mq 7.857 e mq 5.105);
- la monetizzazione dello “standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato d’Intervento”, per una superficie di mq 7.767 [4].
Se facciamo la somma mq 2.752 + mq 7.767 otteniamo il
totale delle aree standard monetizzate: 10.519 mq < 16.381 mq.
Se facciamo la somma mq 2.752 + mq 7.767 otteniamo il
totale delle aree standard monetizzate: 10.519 mq < 16.381 mq.
Come far sparire più di mezzo ettaro di terreno...
Della restante parte di mq 5.862 (differenza fra 16.381 mq da monetizzare e 10.519 mq effettivamente monetizzati) nella “Convenzione” non vi è più traccia, né sotto forma di aree monetizzate, né sotto forma di aree cedute gratuitamente al Comune. Per ritrovarne una, seppure solo “virtuale”, dobbiamo ritornare ai calcoli funamboleschi della relazione tecnica, dove nella tabella 3 di pagina 2 troviamo una “variante proposta” di “area (con) destinazione pubblica” di mq 5.862, ottenuta sommando:
- mq 757 destinati a viabilità, che non potrebbero essere conteggiati negli standard!;
- mq 757 destinati a viabilità, che non potrebbero essere conteggiati negli standard!;
- mq 5.105 di superficie già calcolati come area da cedere per urbanizzazione secondaria.
Ed eccolo qui, il trucco: un’area “virtuale” di mq 5.862 viene sottratta dalla preesistente area destinata a standard di mq 13.629, per ottenere una presunta “riduzione di (soli) mq 7.767 della superficie con destinazione pubblica” da compensare “con la corresponsione della somma definita dalla Convenzione di attuazione del P.I.I.”.
Ma in questo modo, con una sorta di “gioco delle tre carte” da stazione della metropolitana, i 5.105 mq che erano già stati sottratti una prima volta dallo standard indotto, sono stati sottratti di nuovo dallo standard pre-esistente!!!
...per far guadagnare un sacco di soldi ai palazzinari
Più che di prestidigitazione, si tratta di vera magia! Infatti: mentre la monetizzazione della “restante quota di aree per urbanizzazione secondaria” (2.752 mq) e dello “standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato d’Intervento” (7.767 mq), è stata calcolata, seppure al ribasso, sulla base di perizie commissionate e preparate “ad hoc” che hanno stabilito del tutto abusivamente il valore di 60,25 €/mq, per la parte dell’area a standard pre-esistente e da monetizzare, semplicemente non è stato necessario nessun calcolo al ribasso da dover “giustificare” con perizie compiacenti, perché l’area è stata fatta… sparire. È bastato un giochetto aritmetico un po’ più abile ma della stessa natura di quello delle tre carte nelle stazioni della metropolitana, dove l’abilità manuale di chi tiene il banco consiste solo nel creare l’illusione che la carta vincente si trovi in una certa posizione, mentre immancabilmente si trova in un’altra. Qui la “carta” vincente, ovverosia un’area di 5.862 mq (più di mezzo ettaro!), che doveva essere ceduta o monetizzata, letteralmente è stata fatta sparire dal ”banco”.
L’imbroglio è mascherato con i calcoli funamboleschi delle tre tabelle contenute nella pagina 2 della “Relazione Tecnica”!
In questo caso, però, non si è trattato di alcune decine di euro perdute da un singolo gonzo di passaggio. Secondo il calcolo che sembrerebbe corretto alla luce dell’articolo 46, comma 1, lettera a. della Legge Regionale n. 12/2005[5], vale a dire tenendo conto del valore venale delle aree edificabili stimato dal Comune di Limbiate come base per il calcolo dell’I.C.I (240 €/mq), con il funambolismo aritmetico di cui sopra alla cassa pubblica è stato causato un danno calcolabile nel modo seguente:
mq 5.862 x 240 € = 1.406.880 €.
Questo danno si aggiunge agli altri già indicati a suo tempo [v. Chi è stato beneficiato da chi con il P.I.I. di Via Monte Sabotino]. Vale la pena di riepilogarli, ricordandosi anche di confrontare il prezzo della vendita del terreno comunale (105 €/mq) con quello di un’altra vendita, quella del terreno della Marzaiola S.r.l. avvenuta presso lo stesso notaio un’ora e venti minuti prima che il Comune di Limbiate e la SAN INVEST S.r.l (subentrata alla Marzaiola S.r.l) sottoscrivessero la Convenzione che, fra l’altro, ha stabilito questi danni. La Marzaiola S.r.l. (che aveva proposto e concordato il P.I.I. con il Comune) è uscita dall’affare vendendo alla SAN INVEST S.r.l un terreno di circa 8.497 mq., posto in buona parte al di sotto del piano stradale (fino a oltre 3 m.), solo parzialmente suscettibile di utilizzazione edificatoria, praticamente intercluso ma attiguo al terreno comunale - che invece è in piano, al livello delle strade circostanti e totalmente suscettibile di utilizzazione edificatoria - per la… modesta cifra di 5.800.000,00 €, ovvero per 682,59 €/mq!
Come realizzare sovrapprofitti senza investire un centesimo.
Riepilogo dei danni erariali provocati con il P.I.I. di Via Monte Sabotino
1) Vendita del terreno comunale:
Ed eccolo qui, il trucco: un’area “virtuale” di mq 5.862 viene sottratta dalla preesistente area destinata a standard di mq 13.629, per ottenere una presunta “riduzione di (soli) mq 7.767 della superficie con destinazione pubblica” da compensare “con la corresponsione della somma definita dalla Convenzione di attuazione del P.I.I.”.
Ma in questo modo, con una sorta di “gioco delle tre carte” da stazione della metropolitana, i 5.105 mq che erano già stati sottratti una prima volta dallo standard indotto, sono stati sottratti di nuovo dallo standard pre-esistente!!!
...per far guadagnare un sacco di soldi ai palazzinari
Più che di prestidigitazione, si tratta di vera magia! Infatti: mentre la monetizzazione della “restante quota di aree per urbanizzazione secondaria” (2.752 mq) e dello “standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato d’Intervento” (7.767 mq), è stata calcolata, seppure al ribasso, sulla base di perizie commissionate e preparate “ad hoc” che hanno stabilito del tutto abusivamente il valore di 60,25 €/mq, per la parte dell’area a standard pre-esistente e da monetizzare, semplicemente non è stato necessario nessun calcolo al ribasso da dover “giustificare” con perizie compiacenti, perché l’area è stata fatta… sparire. È bastato un giochetto aritmetico un po’ più abile ma della stessa natura di quello delle tre carte nelle stazioni della metropolitana, dove l’abilità manuale di chi tiene il banco consiste solo nel creare l’illusione che la carta vincente si trovi in una certa posizione, mentre immancabilmente si trova in un’altra. Qui la “carta” vincente, ovverosia un’area di 5.862 mq (più di mezzo ettaro!), che doveva essere ceduta o monetizzata, letteralmente è stata fatta sparire dal ”banco”.
L’imbroglio è mascherato con i calcoli funamboleschi delle tre tabelle contenute nella pagina 2 della “Relazione Tecnica”!
In questo caso, però, non si è trattato di alcune decine di euro perdute da un singolo gonzo di passaggio. Secondo il calcolo che sembrerebbe corretto alla luce dell’articolo 46, comma 1, lettera a. della Legge Regionale n. 12/2005[5], vale a dire tenendo conto del valore venale delle aree edificabili stimato dal Comune di Limbiate come base per il calcolo dell’I.C.I (240 €/mq), con il funambolismo aritmetico di cui sopra alla cassa pubblica è stato causato un danno calcolabile nel modo seguente:
mq 5.862 x 240 € = 1.406.880 €.
Questo danno si aggiunge agli altri già indicati a suo tempo [v. Chi è stato beneficiato da chi con il P.I.I. di Via Monte Sabotino]. Vale la pena di riepilogarli, ricordandosi anche di confrontare il prezzo della vendita del terreno comunale (105 €/mq) con quello di un’altra vendita, quella del terreno della Marzaiola S.r.l. avvenuta presso lo stesso notaio un’ora e venti minuti prima che il Comune di Limbiate e la SAN INVEST S.r.l (subentrata alla Marzaiola S.r.l) sottoscrivessero la Convenzione che, fra l’altro, ha stabilito questi danni. La Marzaiola S.r.l. (che aveva proposto e concordato il P.I.I. con il Comune) è uscita dall’affare vendendo alla SAN INVEST S.r.l un terreno di circa 8.497 mq., posto in buona parte al di sotto del piano stradale (fino a oltre 3 m.), solo parzialmente suscettibile di utilizzazione edificatoria, praticamente intercluso ma attiguo al terreno comunale - che invece è in piano, al livello delle strade circostanti e totalmente suscettibile di utilizzazione edificatoria - per la… modesta cifra di 5.800.000,00 €, ovvero per 682,59 €/mq!
Come realizzare sovrapprofitti senza investire un centesimo.
Riepilogo dei danni erariali provocati con il P.I.I. di Via Monte Sabotino
1) Vendita del terreno comunale:
- prezzo "convenuto": (105 € x 5.759,08 mq) = 604.703,40 €;
- prezzo secondo la stima a suo tempo approvata dal Comune:(240 € x 5.759,08 mq) = 1.382.179,20 €;
- risparmio regalato all'operatore privato: 777.475,80 €.
2) Monetizzazione delle aree per gli standard di urbanizzazione secondaria:
2) Monetizzazione delle aree per gli standard di urbanizzazione secondaria:
- monetizzazione "convenuta": (60,25 € x 2.752 mq) = 165.808,00 €;
- monetizzazione secondo la stima del Comune:(240 € x 2.752 mq) = 660.480,00 €;
- risparmio regalato all'operatore privato: 494.672,00 €.
3) Monetizzazione degli standard qualitativi:
- monetizzazione "convenuta": (60,25 € x 7.767 mq) = 467.961,75 €;
- monetizzazione secondo la stima del Comune:(240 € x 7.767 mq) = 1.864.080,00 €;
- risparmio regalato all'operatore privato: 1.396.118,25 €.
4) Costo dell'esproprio per opere di urbanizzazione secondaria
(ma in realtà solo primaria) accollato al Comune
(= risparmio regalato all'operatore privato) : 219.864,30 €.
5) Oneri di urbanizzazione primaria non versati: 141.910,00 €.
6) Oneri di urbanizzazione secondaria non versati: 493.580,00 €.
6) Oneri di urbanizzazione secondaria non versati: 493.580,00 €.
Totale dei regali all'operatore privato (e danno per la cassa pubblica) : 3.303.756,05 €.
Nella convenzione sono indicate una serie di opere di urbanizzazione primaria e secondaria “in eccesso”, che non sono scomputabili, per un valore presunto di 1.481.964,62 €. In ogni caso, all’operatore privato questi lavori costerebbero, nei fatti, la metà. Ma l’esame del computo metrico estimativo dimostra che si tratta quasi esclusivamente di opere di urbanizzazione primaria, e pertanto sarebbe scomputabile solo la parte di opere pari al valore degli OO.UU. 1 calcolati secondo la tabella comunale: 141.910 €. Pertanto, il danno erariale effettivo dovrebbe essere calcolato nel modo seguente:
3.303.756,05 € - 141.910,00 € = 3.161.846,05 € ,
che sommati a 1.406.880 € sottratti “virtualizzando” parte delle aree standard pre-esistenti darebbe come risultato un
3.303.756,05 € - 141.910,00 € = 3.161.846,05 € ,
che sommati a 1.406.880 € sottratti “virtualizzando” parte delle aree standard pre-esistenti darebbe come risultato un
danno per la cassa pubblica di 4.568.726,05 €.
Vale a dire che la SAN INVEST S.r.l, prima ancora di posare il primo mattone di una costruzione per la quale, secondo il “Piano finanziario” del P.I.I., sono previsti investimenti per 15.020.190 € e utili per 1.816.174,09 €, ha già realizzato un utile preventivo di 4.568.726,05 €!
Note:
[1] V. i seguenti articoli del “Corriere della sera”, da me reperiti e segnalati, alcuni mesi fa, ad alcuni consiglieri. L’invereconda Guida e Grande Timoniere del PD locale, Campisi, cementificatore fallito e connivente, li usò, senza citare chi aveva fatto la ricerca, per la sua solita grottesca autorappresentazione di “fustigatore” della politica limbiatese.
esproprio lumaca. davanti al giudice il comune di Pieve;
espropri a Pieve Emanuele, assolto Sardella;
arrestato Maurizio Ricotti signore delle grandi opere;
Pieve, ex sindaco " pentito " svela il giro mazzette;
il paese delle bustarelle;
piovono manette a Pieve;
Pieve raggiunge quota 36 arresti;
Pieve, fuga da Tangentopoli;
nuova bufera su Pieve. sequestrati i contratti di gas, mense e rifiuti;
folla di tangentomani;
Tangentopoli scende a patti;
Ex colonnello finisce in manette. anche la guardia di Finanza nella Tangentopoli di Legnano;
Dalle mazzette al traffico di scorie.
[2] Il dato è riportato, oltre che nella relazione tecnica, pag. 1, anche in molti altri documenti del P.I.I., fra i quali la convenzione attuativa, art. 8.
[3] Per il calcolo dello standard indotto dal P.I.I. si è fatto riferimento ai parametri del piano regolatore, piuttosto che ai minimi di legge, in quanto il documento di inquadramento espressamente prevede che ‘fino all’approvazione del Piano dei Servizi le aree da cedere o da asservire ad uso pubblico non possono essere quantifìcate in misura inferiore a quanto stabilito dal vigente PRG”.
[4] Il paragrafo che vi è dedicato come “giustificazione” è un autentico capolavoro d’incongruenza e di fumosità. “Ai sensi dell’art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005 e del Documento d’Inquadramento del Comune di Limbiate si dà atto che il soddisfacimento dello standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato di Intervento produce una diminuzione di standard del P.R.G. vigente pari a mq. 7.767,00 e pertanto il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard risulta pari a Euro 60,25/mq ". Innanzitutto il riferimento all’ art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005, è alquanto incongruo, poiché, in realtà, oggetto di quell’articolo sono le condizioni per l’ammissibilità della (eventuale) monetizzazione; poi, il P.I.I. richiede in realtà un aumento di standard; infine, dalle “premesse” (chiamiamole così) che precedono non “risulta” affatto “il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard pari a Euro 60,25/mq”, poiché il calcolo del valore monetizzato degli standard deve seguire le prescrizioni dell’art. 46, comma 1, lettera a. della Legge Regionale n. 12/2005 (v. la nota n. 5).
[5] ”Qualora l'acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione, che all'atto della stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione [sott. mia; ndr] e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree”.
[6] Per le fonti delle cifre:
esproprio lumaca. davanti al giudice il comune di Pieve;
espropri a Pieve Emanuele, assolto Sardella;
arrestato Maurizio Ricotti signore delle grandi opere;
Pieve, ex sindaco " pentito " svela il giro mazzette;
il paese delle bustarelle;
piovono manette a Pieve;
Pieve raggiunge quota 36 arresti;
Pieve, fuga da Tangentopoli;
nuova bufera su Pieve. sequestrati i contratti di gas, mense e rifiuti;
folla di tangentomani;
Tangentopoli scende a patti;
Ex colonnello finisce in manette. anche la guardia di Finanza nella Tangentopoli di Legnano;
Dalle mazzette al traffico di scorie.
[2] Il dato è riportato, oltre che nella relazione tecnica, pag. 1, anche in molti altri documenti del P.I.I., fra i quali la convenzione attuativa, art. 8.
[3] Per il calcolo dello standard indotto dal P.I.I. si è fatto riferimento ai parametri del piano regolatore, piuttosto che ai minimi di legge, in quanto il documento di inquadramento espressamente prevede che ‘fino all’approvazione del Piano dei Servizi le aree da cedere o da asservire ad uso pubblico non possono essere quantifìcate in misura inferiore a quanto stabilito dal vigente PRG”.
[4] Il paragrafo che vi è dedicato come “giustificazione” è un autentico capolavoro d’incongruenza e di fumosità. “Ai sensi dell’art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005 e del Documento d’Inquadramento del Comune di Limbiate si dà atto che il soddisfacimento dello standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato di Intervento produce una diminuzione di standard del P.R.G. vigente pari a mq. 7.767,00 e pertanto il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard risulta pari a Euro 60,25/mq ". Innanzitutto il riferimento all’ art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005, è alquanto incongruo, poiché, in realtà, oggetto di quell’articolo sono le condizioni per l’ammissibilità della (eventuale) monetizzazione; poi, il P.I.I. richiede in realtà un aumento di standard; infine, dalle “premesse” (chiamiamole così) che precedono non “risulta” affatto “il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard pari a Euro 60,25/mq”, poiché il calcolo del valore monetizzato degli standard deve seguire le prescrizioni dell’art. 46, comma 1, lettera a. della Legge Regionale n. 12/2005 (v. la nota n. 5).
[5] ”Qualora l'acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione, che all'atto della stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione [sott. mia; ndr] e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree”.
[6] Per le fonti delle cifre:
- 105 € x 5.759,08 mq = 604.703,40 €: l’ormai famigerata perizia della ditta Bensi;
- 240 €: è la stima del valore delle aree edificabili approvata dal Comune per il calcolo dell’ I.C.I. 2007 e 2008 (delibera C.C. n. 2 del 27/02/2007; delibera C.C. n. 17 del 02/04/2008);
- 60,25 € x 2.752 mq = 165.808,00 €: atto notarile “Convenzione…P.I.I.… Via Monte Sabotino" del 10/06/2008, art. 9;
- 60,25 € x 7.767 mq = 467.961,75 €: ibidem;
- 219.864,30 €: ibidem, art. 4;
- 141.910,00 €: ibidem, art. 11, e tabella comunale OO.UU. primaria;
- 493.580,00 €: ibidem, art. 11, e tabella comunale OO.UU. secondaria;
- 1.481.964,62 €: ibidem, art. 11.
Iscriviti a:
Post (Atom)
