sabato 14 dicembre 2013

Una “metrotramvia” mai finanziata, quasi revocata, prioritaria per finta





 

La Metrotramvia Milano-Limbiate, ancora in fase di progettazione, è chiamata “metrotranvia” per ragioni propagandistiche ma non avrà mai, neanche alla lontana, le caratteristiche di una metropolitana, bensì quelle di un normale tram inter-urbano, poiché se anche fosse collocata al centro della carreggiata della vecchia “Comasina” (come sarebbe previsto dal faraonico progetto della Provincia di Milano), sarebbe comunque intralciata da tali e tanti ostacoli che non potrebbe mai essere un tram tanto veloce da potersi paragonare ad una metropolitana. Sarebbe bene smetterla, con questa fandonia, per parlare più sobriamente di tram inter-urbano.

Quest’opera non è mai stata finanziata. Propagandata come già finanziata al 60% quando ancora non era inclusa in nessun elenco/graduatoria, o programma, di linee di trasporto rapido di massa, solo con la delibera del CIPE n. 91/2011 (pubblicata nella G.U. del 15 giugno 2012 [v. Testo delibera]) è stata inclusa in una “graduatoria” che era in realtà solo l’elenco delle opere di un

“programma di interventi (…) finanziato nel limite delle risorse attualmente  disponibili (…) pari a 144,8 milioni di euro”.

La somma dei finanziamenti richiesti dagli interventi compresi nella “graduatoria”, ciascuno fino al limite massimo del 60% dei costi di attuazione (“quota massima di partecipazione statale”), era di 623.048.216,05 euro.

Che la “Metrotramvia” Milano-Limbiate fosse collocata al primo posto di questa “graduatoria” non significava affatto che aveva acquisito il diritto di essere finanziata prima delle opere che la seguivano, poiché, come già evidenziava la semplice lettura delle cifre, vi era un’enorme differenza tra la somma dei finanziamenti richiesti ed ammissibili per tutto il programma e il “limite delle risorse attualmente [6 dicembre 2011, ndr] (…) disponibili pari a 144,8 milioni di euro”. È per questo motivo che, come il CIPE ha più volte ribadito nelle sue delibere,

“il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha vincolato le risorse disponibili all’intera graduatoria e non al singolo intervento”.

Vale a dire che i finanziamenti effettivamente disponibili vengono mano a mano assegnati ai progetti che sono in una fase tanto avanzata da poter essere più rapidamente messi in cantiere, senza che la “graduatoria” assegni alcuna ”precedenza” ad un progetto posto prima di un altro.

La Delibera del CIPE n. 25/2013 (pubblicata il 22 giugno 2013 [v. Testo delibera]) ha poi registrato “lo stato degli interventi finanziato con la delibera n. 91/2011” comunicato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ed ha stabilito che

“le risorse disponibili, (potevano) essere destinate ad alcuni interventi", definiti “interventi finanziabili a carico delle risorse del decreto-legge n. 112/2008”, uno dei quali era la “riqualificazione tranvia extraurbana Milano-Limbiate, lotto funzionale Milano Comasina-deposito Varedo”, per un “Totale dei finanziamenti assegnabili ex delibera n. 91/2011”  di 144.800.000.

“Finanziamenti assegnabili”: a patto di soddisfare le condizioni stabilite dal Ministero dei Trasporti, condizioni che il faraonico progetto della Provincia di Milano ancora oggi non soddisfa.

Quindi, il maxiemendamento con il quale al Senato è stata approvata la Legge di stabilità 2014 non ha scippato niente alla “Metrotramvia” Milano-Limbiate. Quello dello “scippo” è un redditizio ma grossolano espediente retorico-propagandistico che consente a diversi gruppi di politicanti che si disputano l’”egemonia” del progetto (cioè il consenso elettorale che se ne può ottenere) di:

1) occultarne la natura prevalente di strumento moltiplicatore di futuri sovrapprofitti immobiliari e commerciali, più che di soluzione dei problemi di trasporto di alcune cittadine del Nord Milano e da queste verso la metropoli;

2) impedire agli utenti e ai cittadini tutti di prendere coscienza e di discutere: a) delle reali caratteristiche del progetto, non solo sotto l’aspetto delle soluzioni viabilistiche ma anche sotto l’aspetto del rapporto costi-benefici per il trasporto dei pendolari; b) del fatto che i Comuni di Limbiate, Varedo, Senago, Paderno Dugnano e Cormano dovrebbero finanziare non solo un progetto sul quale non hanno avuto finora alcun potere di decisione, ma anche un’opera della quale non diverrebbero proprietari;

3) nascondere l’inettitudine a mandare avanti celermente un progetto che, dopo quasi un decennio dal suo avvio non è ancora arrivato davvero alla fase definitiva – situazione che: a) già per le norme ministeriali sempre ribadite pone il progetto nella condizione di poter essere sopravanzato, nell’assegnazione dei finanziamenti di volta in volta disponibili, da progetti già giunti alla fase dell’apertura dei cantieri, oppure che vi possono giungere rapidamente; b) può essere sfruttata, come sta avvenendo in questi giorni, dalle iniziative di questo o quel gruppo di politicanti per scopi localistico-elettorali (a Padova si voterà nella prossima primavera, a Venezia nel 2015).

Ancora pochi giorni prima dell’approvazione del comma 51 del maxiemendamento, l’assessore provinciale De Nicola accusava EXPO 2015 di “tentativo di scippo”. Costui reiterava una “sobillazione dall’alto” appresa probabilmente ai tempi del “Boia chi molla” (moti di Reggio Calabria, 1970), ed ancora una volta aveva come passista-gregario il sub-assessore limbiatese al tram (del PD). Ma erano proprio i compagni di partito padovani del secondo (il ministro Zanonato e il relatore Santini) che, dopo un accordo stabilito con il ministro delle infrastrutture Lupi (Nuovo Centro Destra) già nel mese di settembre, facevano approvare un emendamento per revocare i fondi con i quali si potrebbe finanziare effettivamente la Milano-Limbiate, se il suo progetto fosse già allo stadio della gara d’appalto, per destinarli ad un nuovo lotto della metrotramvia di Padova, il cui progetto pare sia pronto già da anni e cantierabile nel giro di pochi mesi.

Il sub-assessore ha prima organizzato l’ennesima parata di politicanti da lui “coordinata”, e poi ha “molto lavorato” (questo ha comunicato a tutto l’orbe terracqueo) con un’apprendista cavallerizza capalbiana e deputata bollatese per stendere ben 5 emendamenti per "scongiurare l’ennesimo tentativo di distrazione di fondi (sic!) dall’opera", dei quali uno solo, peraltro identico a quello della IX Commissione Trasporti,  è stato approvato (ieri) dalla Commissione Bilancio (gli altri quattro erano logicamente incongrui e, mentre proponevano nei fatti ulteriori spese, non indicavano le obbligatorie corrispondenti coperture fra le entrate).

Il testo del comma 51, però, per iniziativa della IX Commissione Trasporti e di alcuni altri deputati del PD, è stato ulteriormente emendato a favore di un'altra metrotramvia, quella di Venezia, e quindi, se il testo che sarà portato in aula fosse approvato (*), il risultato sarebbe veramente splendido:

1) i finanziamenti con i quali, sulla base della delibera n. 25/2013 del CIPE, si potrebbe finanziare la “Metrotramvia” Milano-Limbiate, quando fossero disponibili e qualora si bandisse rapidamente la gara d’appalto, saranno comunque revocati;

2) questi finanziamenti saranno trasferiti in uno speciale "Fondo appositamente istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti";

3) il fondo costituito con i finanziamenti revocati sarà finalizzato dal CIPE “con priorità per la metrotramvia di Milano-Limbiate e per quelle di Padova e di Venezia”.

Vale a dire che, in realtà, con i fondi (che non saranno nient’affatto aumentati) con i quali si sarebbe potuto finanziare la “Metrotramvia” Milano-Limbiate sarà invece finanziata prioritariamente non solo la Metrotramvia di Padova, ma anche quella di Venezia, poiché entrambe sono già in una fase progettuale che ne potrebbe consentire la messa in cantiere nel giro di pochi mesi. Quindi i finanziamenti disponibili saranno spesi tutti per le metrotramvie venete, e quando finalmente per la Milano-Limbiate si potrà bandire la gara d’appalto non sarà più disponibile nemmeno un centesimo!

Memorabile soluzione propagandistico-mistificatoria! Colossale porcata della quale possono andar fieri il PD e il sub-assessore limbiatese Ti-che-te-tarchett-i-ball, al quale la celebre definizione dell’uomo che Aristotele ha dato nella Politica si attaglia solo a metà!


* Questo il testo approvato dalla Commissione Bilancio (evidenziati in azzurrino gli emendamenti [poi approvato come c. 88 della L. 27-12-2013]):


“Comma 51. Al fine di accelerare gli interventi in aree urbane per la realizzazione di linee tramviarie e metropolitane il CIPE, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, individua, con apposita delibera, su proposta del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, gli interventi da revocare ai sensi dell’articolo 32, commi da 2 a 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, nonché quelli finanziati dalla legge 26 febbraio 1992, n. 211, sul sistema metropolitano che, alla data di entrata di entrata in vigore della presente legge, non siano stati affidati con apposito bando di gara. Le risorse rivenienti dalle revoche di cui al periodo precedente confluiscono in apposita sezione del Fondo istituito ai sensi dell’articolo 32, comma 6, del citato decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, e sono finalizzate dal CIPE con priorità per la metrotramvia di Milano-Limbiate e per quelle** di Padova e di Venezia.***”

** Emendamento della IX Commissione Trasporti

giovedì 12 dicembre 2013

Il misirizzi di Mombello e la Villa Medolago






Quando riceve una spinta (ma solo quando riceve una spinta), il misirizzi fa dei movimenti alternati indietro-avanti (o sinistra-destra...), ma rimane del tutto rigido e non si sposta dal luogo dove è collocato; prima di fermarsi in posizione eretta ci mette un po’. Tal quale quello di Mombello, che nello sforzo di restare perfettamente rigido pur continuando a dondolare di qua e di là non si accorge che l’ignobile mistificazione politico-elettorale sul Piano di Recupero della Villa Medolago, congegnata in società con il centrosinistra (ma anche con il centrodestra) limbiatese, con gli scalcagnati Quattro dell’Ave Maria dell’Asinistra e con alcuni proprietari esclusivamente interessati a vendere i loro immobili ad un prezzo un po’ più alto (interesse legittimo, per carità…), ormai sta assumendo l’aspetto di atti formali.

Infatti, anche se con alcuni giorni di ritardo, il centrosinistra di Limbiate ha deciso di dare, in cambio dei 15 voti garantiti dal Comitato delle Pacciade e soprattutto in cambio della posizione favorevole all’ampliamento dell’inceneritore di Desio, già espressa dall'Asinistra, e del voto favorevole, o almeno non ostile (con una vigliacca astensione), che esprimeranno gli scalcagnati Quattro dell’Ave Maria sul PGT, la delibera G.C. n. 180 del 04/12/2013 nella quale si dice:

“delibera di esprimere indirizzo affinché:

1. si proceda all'avvio del procedimento per l'annullamento in autotutela, ai sensi dell'art 21-octies della legge 241/1990, del Piano di Recupero di Villa Rasini Medolago, approvato dalla Giunta comunale con deliberazione n. 246 del 23.12.2008, previa acquisizione di valutazione, da parte del legale incaricato della costituzione in giudizio per conto del Comune, in ordine al possibile esito del Ricorso al TAR Lombardia R.G. N.1868/2009 ed alle ricadute dello stesso sul procedimento di annullamento suddetto;

2. di demandare al Dirigente del Settore Territorio la definizione di tutti gli atti necessari e conseguenti a dare attuazione a quanto deliberato in questa sede”.

Nell’attesa che il misirizzi recuperi la posizione eretta, si può segnalare il seguente link:

La questione è addirittura posta all'O.d.G. (punto n. 10) della prossima riunione del Consiglio Comunale del 16-17 dicembre 2013.

P.S. Nei prossimi giorni scriverò più distesamente sui reali obiettivi di questa ulteriore mistificazione della politica politicante del centrosinistra limbiatese [click Con una mano davanti e con l’altra di dietro. Il P...], su quanto potrebbe essere effettivamente agevole, sui danni che ne potrebbero derivare per la collettività per il fatto di essere attuata in questa forma e soprattutto adesso, e anche sugli aspetti di meschina micro-speculazione (convincere, fra l’altro, una holding immobiliare a dare qualche migliaio di euro in più ad alcuni privati, che - previo indennizzo - ancora potrebbero essere fatti sloggiare a termini di legge).

mercoledì 11 dicembre 2013

I bambini non possono mangiare nella mensa scolastica, ma la collettività è costretta a pagare anche i pasti non consumati!





L’animazione e il vociare di bambini che si avverte, già avvicinandosi, nei pressi di alcune scuole di Limbiate intorno alle 12-12.30 è di una intensità non di molto inferiore a quella che si avverte al momento dell’uscita pomeridiana, poiché sono tanti i bambini che escono temporaneamente da scuola (ed i genitori che vanno a prenderli) perché il costo della mensa scolastica per molte famiglie è ormai diventato insostenibile. La retta è troppo onerosa, ed aumenta continuamente il numero di genitori cassintegrati o disoccupati. Ultimi degli ultimi, in questo ormai altissimo strato sociale di semi-poveri, poveri e addirittura indigenti, moltissimi immigrati ed i loro figli.

Molti bambini sono costretti ad uscire da scuola durante l’orario di mensa perché è anche assurdamente proibito fermarsi a scuola per consumare un panino portato da casa. Ma la cosa ancor più assurda è che il Comune di Limbiate paga ad una multinazionale anche i pasti di tutti i bambini che non accedono alla mensa ed escono da scuola nonostante non abbiano ottenuto l’esonero dalla mensa scolastica. L’esonero: perché usufruire della refezione scolastica, indipendentemente dalla possibilità di pagarne le rette, è obbligatorio, ed in molti casi la scuola si rifiuta di concedere l’esonero.

Una delle cause di questa situazione davvero kafkiana è che la refezione scolastica è considerata (come è giusto) attività educativa a tutti gli effetti, ed il tempo che vi dedica il personale che con compiti vari sta con i bambini è parte dell’orario di lavoro. Avviene dunque che le scuole, colpite dai tagli dei finanziamenti e del personale ai quali si dedicano indefessamente sia i governi di centro-destra sia quelli di centrosinistra,  frappongano mille ostacoli prima di concedere l’esonero dalla refezione, poiché la riduzione del numero di bambini registrati come utenti della mensa provoca una riduzione del tempo e del personale che complessivamente è sufficiente, secondo le norme ministeriali, per far funzionare la scuola. 

Ma questo escamotage tipicamente corporativistico, che senza volere ho fatto riscontrare all’assessore Cosentino, ha un altro aspetto non solo assurdo, ma anche scandaloso, poiché la mancata segnalazione da parte degli uffici delle scuole a quelli del Comune che molti genitori, infischiandosene dell’esonero che non viene concesso, vanno a prendersi i bambini per portarli a casa per farli pranzare, fa sì che i pasti non consumati restino compresi nel numero complessivo che la ditta appaltatrice del servizio deve (o dovrebbe) fornire. Il risultato è che mentre molte decine di bambini (e fra essi soprattutto quelli di famiglie di immigrati) escono da scuola perché non possono pagare il pranzo, e inoltre non usufruiscono di una formazione di non minore importanza rispetto a quella che viene data nelle aule, la collettività continua a pagare i pasti che i bambini non possono consumare!

Fra le cause di questa situazione che ha aspetti anche disumani (so di bambini che a casa mangiano sicuramente meno di quanto potrebbero mangiare a scuola, o non mangiano affatto), vi è anche la gestione della mensa affidata ad una società privata, che è all’origine delle rette ormai insostenibili per molte famiglie. È indispensabile ed urgente, quindi, non solo impedire certe pratiche corporativistiche delle scuole (come quelle di cui sopra), ma anche rivedere il contratto di appalto e la gestione effettiva di tutto il servizio. 

I prezzi della mensa scolastica devono essere abbassati  fino a livelli sostenibili anche per le famiglie più povere. È possibile farlo: chiunque abbia la pazienza di raccogliere un po’ di informazioni nel mondo della ristorazione collettiva scopre facilmente che il costo reale di pasti come quelli forniti nelle mense scolastiche di Limbiate è, compreso il normale profitto privato, solo il 50% del prezzo che il comune deve pagare ad una multinazionale!

martedì 10 dicembre 2013

A Romeo daremo i soldi per pagarci i danni





Quando l'azzimato ex sindaco Antonio Romeo si dimise dal Consiglio Comunale per motivi tanto vaghi che a molti apparvero misteriosi, ma che divennero evidenti quando gli fu assegnato l’incarico che tuttora ricopre nella società BEA, della quale il Comune di Limbiate è uno dei soci maggiori, il sindaco più intelligente e capace che Limbiate ha avuto negli ultimi settanta anni lo salutò riconoscendo  

"l'insegnamento di Romeo di fare politica per il bene comune" ,

aggiungendo, affinché non vi fossero dubbi sul grado della sua deferenza per il predecessore, 

“non ho voluto scendere in politica cinque anni fa [nel 2006, ndr] per non mettermi contro Romeo, perché ho sempre pensato che quello che stava facendo per Limbiate era molto bello” [click Un sindaco che ci è e ci fa: eletto dal centrosinistra, rivendica l’eredità del suo predecessore di centro-destra].  

La Corte dei Conti, Prima Sezione Centrale di Appello, tutta questa alta considerazione del Tecoppa sub-aspromontano non la condivide affatto, ed ha confermato in ogni sua parte la condanna che la Corte dei Conti della Lombardia ha inflitto a Romeo nella primavera del 2011. (Un altro condannato era ed è l’ex direttore generale Giammarrusti, che di condanne da parte della Corte dei Conti ormai ne ha un’intera collana) [clik https://servizi.corteconti.it/bds/doSenzaControlli.do].

La vicenda è quella arcinota dei due dirigenti che per due anni, a partire dal 2001, furono discriminati per motivi politici e vessati fino al punto di essere costretti a trovarsi un altro posto di lavoro. Romeo e Giammarrusti erano stati condannati in primo grado a risarcire al Comune di Limbiate un danno valutato, troppo benevolmente (un accenno in questo senso anche in questa sentenza, solo oggi pubblicata), nella misura di 175.000 € (2/3 a carico di Romeo, il resto a carico di Giammarrusti). Gli appelli presentati dall’uno e dall’altro sono stati totalmente rigettati dalla  Prima Sezione Centrale di Appello, che per confermare la condanna ha ritenuto più che sufficienti i seguenti sintetici richiami alle argomentazioni già contenute nelle altre quattro sentenze di condanna (del giudice del lavoro, della sezione di appello, della Cassazione, della Corte dei Conti Lombarda):

“il Collegio ritiene di evidenziare preliminarmente come nella fattispecie si sia in presenza di una chiara ipotesi di responsabilità c.d. indiretta, così identificata dalla stessa Sezione territoriale, scaturita dalla commissione di un illecito amministrativo messo in atto dagli appellanti, il primo nella qualità di Sindaco, avendo adottato provvedimenti dannosi nei confronti di due dirigenti, già in servizio al momento dell’avvio del suo mandato all’esito delle elezioni della nuova Giunta amministrativa; provvedimenti presumibilmente ispirati da avversione per lo schieramento politico dei suoi funzionari”;

“appare incontestabile che entrambi i ricorrenti abbiano posto in essere nei confronti dei due dirigenti D’Amato e Ficarra, comportamenti assolutamente violativi dei principi costituzionali di legalità, imparzialità e buona amministrazione dettati dall’art. 97 della Costituzione, celando dietro accuse di inefficienza lavorative prive di sostanziale fondamento l’intendimento reale di allontanarli dai poteri gestionali che essi avevano in carico”;

”attesa la completezza del quadro probatorio sottoposto all’esame del Collegio, le confutazioni prospettate negli atti di appello e nelle memorie conclusionali dei due appellanti non scalfiscono minimamente tali ricostruzioni, evidenziando semmai, un reciproco tentativo di sottrarsi alle rispettive responsabilità, ognuno adducendo presunte esclusive competenze di controparte”.

Punto. Ma la condanna definitiva non impensierirà più di tanto Romeo, che può permettersi il lusso di continuare a fare il gradasso ripetendo ancora una volta sui giornali locali “sono tanto convinto della correttezza del mio operato che lo rifarei ancora”. Costui, infatti, certamente concorderà con De Luca (con il quale ha un'amicizia stretta che dura da lunga pezza) e con la Giunta Comunale di pagare il danno erariale a rate… e con i nostri soldi. Romeo, infatti, che ha provocato al Comune di Limbiate non solo l’ingente danno erariale ormai definitavemente sanzionato dalla magistratura contabile, che ha condannato i suoi 

“comportamenti assolutamente violativi dei principi costituzionali di legalità, imparzialità e buona amministrazione dettati dall’art. 97 della Costituzione”,

ma anche un altro ingente danno, contestato dalla Corte dei Conti a Romeo e ad altre 30 persone (una gran parte delle quali sono state da lui politicamente turlupinate e messe nei guai), in seguito al mio esposto sul P.I.I. di Via Monte Sabotino, quando ha presentato le dimissioni dal Consiglio Comunale lo ha fatto per poter assumere l’incarico pagato di presidente del collegio sindacale della società BEA. L’incarico assegnatogli faceva parte di un “pacchetto” concordato a livello provinciale tra il PD (che ha ottenuto la presidenza della società), la Lega (che ha ottenuto la vice-presidenza) e l'allora PdL (che ha ottenuto il posto per Romeo).

Vale a dire che: 1) ad un siffatto personaggio, che è stato condannato in ben cinque giudizi per i danni causati alla collettività dei cittadini di Limbiate, è stato affidato l’incarico di vigilare sulla legalità degli atti (compresi quelli che riguardano i conti) di una società di importanza strategica (BEA) della quale il Comune è uno dei soci maggioritari; 2) ad un personaggio di tal fatta (che ben sapeva, come sapevano tutti, che sarebbe stato definitivamente condannato) è stato concesso il privilegio di pagarci i danni… con i nostri stessi soldi!

Ne possiamo essere quasi sicuri: nessuno dei "politici" locali chiederà che Romeo sia rimosso (o che si dimetta) dall’incarico che ricopre nella società BEA. Non lo chiederà l’ex PdL di Limbiate (ora Forza Italia), né la Lega. Non lo chiederà l’ultra renziano PD limbiatese. Né il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss (che in BEA lavora e che naturalmente ha da restare ben attaccato al posto ereditato direttamente dal babbo) presenterà una delle sue severissime quanto sgangherate ed inutili mozioni od interpellanze .

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venerdì 6 dicembre 2013

Asimbonanga



Nelson Mandela (1918-2013)
Victoria Mxenge (1942 - 1985)
Steve Biko (1946-1977)
Neil Aggett (1953-1982)






lunedì 2 dicembre 2013

Abbagli post-prandiali e mistificazioni del Comitato delle Pacciade e dell'Asinistra Partecipata. 1)






La (ennesima) mistificazione sulla presunta decadenza del P.I.I. di Via Monte Sabotino, che secondo il burbanzoso presidente del Comitato delle Pacciade era stata dichiarata da una consulenza legale che si doveva mettere a sua disposizione, è stata spazzata via da una mia intervista al “Giornale di Desio”, nella quale, semplicemente richiamando alcuni fatti, sottolineavo che la Giunta Comunale di Limbiate dimostra di non volere (e semmai lo volesse non potrebbe) dichiarare decaduto quel programma edilizio. Sottolineavo inoltre che per dare soddisfazione al ridicolo misirizzi di Mombello la collettività dovrebbe sborsare circa 850.000 €. (Naturalmente costui, al quale certamente non mancano i soldi per un ricorso al TAR, nonostante la profluvie di boria indirizzata dal suo blog alla dirigente del Comune che gli aveva negato l’ostensione della consulenza, si è guardato bene dall’adire le vie legali).

Ora circola, ormai da settimane, un’altra mistificazione montata in società dal Comitato delle Pacciade e dall’Asinistra Partecipata, che dopo alcuni mesi dall’approvazione  e dopo un mese dalla pubblicazione del PTC della Provincia di Monza e della Brianza hanno scoperto di avere come “santi in Paradiso” il presidente e la giunta di centro-destra della Provincia, senz’altro riconosciuti e proclamati paladini, anzi baluardi, della difesa del suolo! Facendo un uso mistificante (vale a dire falsificante) di una planimetria del PTC, si sono dati a scrivere e a diffondere una valanga di frasi demenziali a proposito di aree “vincolate “ alle attività agricole, che molti hanno ripreso. Fra gli altri, l’assessore all’urbanistica in carica (ma questi, che vorrebbe avere mano libera per concordare le speculazioni che è venuto a concordare, fa solo finta di essere convinto che quelli della provincia siano veri vincoli) e quello dimessosi da un paio di mesi, che invece si fa suggestionare dal Comitato delle Pacciade fino al punto di convincersi di non essersi accorto (mannaggia!) di avere come potente alleato la giunta di centro-destra della Provincia, e addirittura dichiara di essersi pentito delle sue dimissioni!

Ma prima di elencare le demenzialità del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra Partecipata, è opportuno prendere nota dei seguenti fatti.

1) Fra le planimetrie del PTCP approvato nello scorso mese di luglio dal Consiglio Provinciale di Monza e della Brianza, quella nella quale sono indicate quali e quante sono le aree del territorio comunale di Limbiate che la Provincia intenderebbe per il momento destinare all’”Attività Agricola di interesse Strategico” (AAS) è la “Tavola 7b” e non la “Tavola 7a” [qui ed in seguito i grassetti sono miei, ndr; per vedere le tavole fare click, rispettivamente, su Allegato “A - Tavola 07b" e su Allegato “A - Tavola 07a"]. Si deve dire “intenderebbe per il momento” perché é necessario prendere atto (come vedremo più avanti) che la destinazione ad “AAS” potrebbe avere una durata di pochi mesi, poiché in realtà essa è… condizionata e potrebbe essere annullata dal Comune. In questa tavola è scritto a caratteri quasi cubitali “Quadro Progettuale”, infatti essa ha come titolo “Ambiti destinati all'attività agricola di interesse strategico”,

2) La “Tavola 7a” è stata aggiunta al momento dell’approvazione del PTCP, per adempiere ad una prescrizione della Regione Lombardia formulata in sede di esame del PTCP adottato alla fine del 2011. Tuttavia, a differenza della “Tavola 7b”, la planimetria denominata “Tavola 7a” rappresenta solo un ”Quadro conoscitivo” (anche questa dicitura è scritta con caratteri quasi cubitali) nel quale sono riportati, oltre agli “Ambiti ecc.” della”Tav 7b”, una serie di “Rilevanze del Sistema Rurale” (questo è il titolo della tavola).

3) “Rilevanze ...”, questa specie di barbarismo semantico del burocratese sta per “Attività agricole rilevate” (vedremo poi quanto effettivamente rilevabili), ma il suo contenuto, a differenza di quello della planimetria Allegato “A - Tavola 07b", non ha alcun valore prescrittivo, poiché serve invece per fornire ai Comuni una serie di “conoscenze” delle quali devono tener conto (ma anche a questo proposito è necessario vedere quanto effettivamente) per la destinazione nel PGT di alcune aree agricole comunali (alcune, e non certo, come vedremo più avanti, tutte quelle nelle quali la Regione e la Provincia avrebbero registrato “rilevanze” di attività agricole.

4) Nell’Allegato “A - Tavola 07b" le aree destinate ad AAS sono solo tre e  fra esse se ne ritrova solo una (ma vedremo fra poco perché) delle nove che le “osservazioni” del misirizzi di Via Monte Sabotino e del Comitato delle Pacciade proponevano di destinare ad AAS. Otto di queste “osservazioni” sono state respinte (come risulta dagli atti istruttori delle controdeduzioni della Provincia) o con la motivazione “[perché] non è coerente con i criteri per la individuazione degli ambiti”, oppure “[perché] determinerebbe…l’eliminazione della qualificazione stessa ad AIP” (Ambito di Interesse Provinciale). Per la nona area, la proposta era di destinare ad AAS un’area (quella di Via Ravenna) che già nel PTCP adottato aveva questa destinazione. Quindi era una proposta del tutto inutile.

5) Rispetto alle aree del territorio di Limbiate destinate ad AAS dal  PTCP adottato alla fine del 2011, l’Allegato “A - Tavola 07b" approvato nel luglio del 2013 non presenta, quindi, alcun aumento, né per quanto riguarda il numero né per quanto riguarda la superficie: le aree con destinazione urbanistica "AAS" erano solo l’area di Via Gor‘kij, quella di Via Ravenna e una minuscola area adiacente le vie Valcamonica e Valgardena. Solo queste sono riportate nella planimetria del PTCP approvato, senza alcun aumento di superficie.

Invero, nella tavola approvata sono state aggiunte, su richiesta della Regione, le aree già destinate ad attività agricole dalla Variante Generale del PTC del Parco Regionale delle Groane approvata alla fine del 2009, ma si tratta di una destinazione agricola che era e sarebbe rimasta vigente anche senza la sua rappresentazione nella tavola del PTC provinciale.

Basterebbero questi richiami per rendersi conto che quello che scrivono il Comitato delle Pacciade e il consigliere grant e gross, ma pussè ciula che baloss (o chi per lui), è solo un abbaglio post-prandiale, o un delirio mentale e/o politico. In ogni caso, una ennesima mistificazione, una falsificazione della realtà, un tentativo di manipolare l’opinione pubblica. Come fa la peggiore politica politicante; e vi si dedicano sistematicamente non solo un reazionario sanfedista come Mauro Varisco ma anche un minuscolo gruppo di pagliacci che abusano delle parole "sinistra" e "partecipazione"!

Per chi non le avesse già lette, queste sono le frasi demenziali del misirizzi di Mombello e del Comitato delle Pacciade:

- “abbiamo scritto alla Provincia ..., il risultato è stato a dir poco strabiliante”;
- “la Provincia ha  accolto tutte le osservazioni”;
- “alcune aree sono state vincolate pesantemente, aree agricole strategiche”; 
- “altre sottoposte a vincoli agricoli, allevamento o piantumazione, renderanno parecchio difficile la loro trasformazione in aree edificabili”;
- “gli impegni presi dal Presidente della Provincia sono stati mantenuti”;
- “un dono alle generazioni future”;

e queste quelle del consigliere grant e gross, ma pussè ciula che baloss:

- “abbiamo riscoperto il significato di avere santi in paradiso”;
- “abbiamo capito l’importanza della frase che spesso utilizziamo: “Se Dio vuole …”
- “è la Provincia … a regalarci queste riflessioni ampliando le aree agricole”;
- “ricordiamo il nostro voto contrario in Giunta nelle osservazioni su via Ravenna e via Gorky fatte dalla Giunta";
- “mezza cava del quartiere Risorgimento è area agricola strategica”;
- “i campi su Mombello area per diverse coltivazioni, allevamento – agriturismo – vendita diretta;
- “via Ravenna area agricola strategica”;
- “aree per la coltivazione in via Trieste”;
- “OGGI È UN BEL GIORNO PER COLORO CHE VERRANNO !”

[segue]



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venerdì 8 novembre 2013

La Dr.ssa Leuzzi non garantisce la trasparenza. Il Dr. Grimaldi è incompatibile



 

Sul modo in cui è stato nominato l’Organismo Indipendente di Valutazione del Comune di Limbiate, sulla misura del compenso a questo assegnato e sui premi incentivanti che su proposta dell’O.I.V. sono stati assegnati per il 2011 ai dirigenti del Comune, il 10 luglio 2012 ho presentato alla Corte dei Conti un circostanziato esposto, corredato con le copie dei documenti che comprovano questi atti, compresi quelli con i quali è stato nominato “quale Organismo indipendente di Valutazione monocratico la Società Dasein di Torino…nella persona del Dott. GRIMALDI DANILO”  [Superpremi ai dirigenti: esposto alla Corte dei Co...].

Il 20 agosto 2013 ho presentato una richiesta di Accesso Civico ex art. 5 del D.lgs. n. 33/2013, con la quale ho chiesto, fra l’altro, anche la pubblicazione, che sarebbe obbligatoria, del Decreto Sindacale e dei conteggi, formulati sulla base delle valutazioni dell’O.I.V., relativi ai premi assegnati ai dirigenti per il 2012.

Il 13 settembre 2013 il Responsabile Trasparenza, Segretaria Generale Dr.ssa Maria Leuzzi, con una striminzita, logicamente incongrua e soprattutto illegittima motivazione mi ha risposto che “l’Accesso Civico non può essere applicato alla fattispecie in quanto [sembra convinta lei, ndr] afferisce alle previsioni espressamente contenute nel decreto legislativo n. 33/2013”.

Sono stato costretto, quindi, a presentare un ricorso al T.A.R., come già fui costretto a fare non molto tempo fa, quando la negazione di un altro accesso agli atti fu poi seccamente condannata dal T.A.R. di Milano, che ordinò al Comune di Limbiate di risarcire integralmente le spese legali e di giudizio (che sommate al compenso per il legale del Comune provocarono un danno erariale di oltre 4.300 €).

Pare ora che la Dr.ssa Leuzzi, opportunamente consigliata, voglia fare marcia indietro per quanto riguarda l’Accesso Civico. Pretenderebbe, però, come già pretendeva nell’altra occasione, che io, per ottenere da lei il rispetto di un preciso obbligo di legge, mi accollassi le spese del procedimento che lei, con una delle sue solite vessazioni, mi ha costretto ad avviare. Ho già fatto sapere alla Giunta Comunale, per il tramite dell’Assessore incaricato di una trattativa amichevole con me, che non accetto questa pretesa.

Il 30 ottobre 2013 con un’altra richiesta di Accesso Civico* ho chiesto che fosse rispettato l’obbligo di pubblicare sul sito web del Comune l’Atto di nomina dell’O.I.V., come dispone la CIVIT (Commissione Indipendente per la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche – Autorità Nazionale Anticorruzione). Questa pubblicazione è avvenuta il 4 novembre u.s., quindi con oltre due anni di ritardo; tuttavia non me ne è stata inviata alcuna comunicazione (come invece sarebbe obbligatorio).

Il documento è stato pubblicato, però, in una forma manifestamente diversa dall’atto firmato dal Sindaco due anni fa, per tentare, ma assai maldestramente, di accreditare che non si è trattato di una nomina conferita ad una persona giuridica, la Società Dasein Srl (come a suo tempo aveva stabilito la Delibera della Giunta Comunale n. 206 del 18-10-2011, e come ha registrato il Collegio dei Revisori dei Conti nel suo verbale n. 4 del 3-5-2012!), bensì della nomina di una persona fisica, il Dr. Grimaldi.

Qual è il motivo di tale e tanta mancanza di trasparenza? Perché si tenta di accreditare che l’O.I.V. nominato non è la persona giuridica Dasein Srl di Torino, bensì la persona fisica Dr. Danilo Grimaldi?

Non certo perché la nomina della “Società Dasein Srl di Torino…nella persona del Dr. Danilo Grimaldi” costituisca chissà quale difformità dalle norme della CIVIT: infatti solo dopo la nomina dell’O.I.V. del Comune di Limbiate la Commissione ha deliberato che “i soggetti diversi dalle persone fisiche non possono essere nominati componenti dell’O.I.V.” (Delibera n. 29 del 5 dicembre 2012), ed ancora più tardi ha precisato che ciò vale “anche nell’ipotesi in cui il conferimento dell’incarico avvenga scindendo il rapporto personale con il candidato dal rapporto economico, prevedendo l’erogazione del corrispettivo ad una società per l’attività prestata dal singolo” (Delibera n. 12 del 27 febbraio 2013, “che si applica al caso di nuove nomine e di rinnovo delle nomine degli O.I.V.” – faq CIVIT del 15 maggio 2013). 

Gli scalcagnati Quattro dell'Ave Maria - i cui rappresentanti in Giunta a suo tempo avevavo approvato sia la nomina di Dasein-Grimaldi, sia le "valutazioni" di quest'ultimo (con le quali ai dirigenti sono stati assegnati enormi premi: click Il sepolcro imbiancato dell'Asinistra di Limbiate) - ancora una volta, nella fretta di scopiazzare pasticciano e vanno fuori strada, anche a proposito dell'organo di indirizzo politico-amministrativo che può nominare l'O.I.V.: secondo la CIVIT, seppure discutibilmente, può ben essere il sindaco - senza contare che prima del decreto di nomina firmato da De Luca era stata approvata una delibera della Giunta Comunale.

Sembrerebbe, quindi, che non vi sia nulla di veramente irregolare nel fatto che i pagamenti per l’attività di O.I.V siano stati fatti su fatture intestate alla Dasein Srl.

Solo che, ed è questo il motivo per cui su tutto ciò che riguarda l’O.I.V, la Dasein Srl e il Dr. Grimaldi l’oscurità, e non la trasparenza, deve essere accuratamente salvaguardata,

IL DR. DANILO GRIMALDI È SOCIO DI MAGGIORANZA
E PROCURATORE SPECIALE DELLA DASEIN Srl!

Avviene dunque che l'heideggeriano Dr. Grimaldi, come socio di maggioranza e procuratore speciale della Dasein Srl (della quale detiene una quota consistente anche la figlia), sia beneficiario di compensi per attività varie di “formazione” erogati con determinazioni (queste, a suo tempo regolarmente pubblicate) dei dirigenti e dei titolari di PP.OO. del Comune di Limbiate, i quali a loro volta percepiscono premi "incentivanti" sulla base delle valutazioni e delle proposte dell’O.I.V. del Comune di Limbiate, IL DR. DANILO GRIMALDI STESSO.

UN CASO LAMPANTE DI INCOMPATIBILITÀ 
(E NON SOLO DI INCOMPATIBILITÀ)



* Lunedì 11 novembre presenterò altre 40 richieste di Accesso Civico ex art. 5 del D.lgs. n. 33/2013, per documenti la cui pubblicazione - obbligatoria - è stata omessa.

(Questo testo riproduce, con alcune inessenziali aggiunte, il volantino distribuito la sera del 6 novembre u.s. di fronte al Consiglio Comunale. Nonostante i molti sistemi di insonorizzazione messi in funzione e la crescita esponenziale degli ordinativi della Permaflex, lo sconquasso è stato grande).