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sabato 5 giugno 2010

La propedeutica della Santa Alleanza dei privatizzatori dell’acqua




È falso che l’ordine del giorno sulla questione dell’acqua approvato dal Consiglio comunale all’inizio di questa settimana [click here] sia “propedeutico alla campagna referendaria”, come (sempre più) farnetica Ti-che-te-tarchett-i-ball sul blog del PD di Limbiate [venti minuti dopo il voto! click ]. È falso, innanzitutto, perché i tre quesiti referendari proposti da un vastissimo arco di movimenti puntano ad abrogare norme di legge (a cominciare dal “decreto Ronchi”) che obbligano gli enti locali a far diventare totalmente privata la gestione dell’acqua, e non puntano semplicemente alla riaffermazione di principi e di diritti (o addirittura di semplici norme di buona economia domestica!) che, del tutto staccati dalle concrete strutture gestionali che li trasformano in fatti reali, diventano aria fritta. Solo di questa, invece, è fatto l’ordine del giorno in questione, che non contiene neppure il più vago riferimento alle forme gestionali in gran parte privatistiche che già sono state imposte per legge, e che ora si vuole rendere totalmente private. Ma, per mostrare il vero senso dell'operazione, basterebbe il dato clamoroso che il documento è stato approvato senza alcun problema dalla destra limbiatese, dopo averlo riscritto, insieme al PD, vale a dire dalle espressioni locali delle forze politiche che negli ultimi quindici anni, facendo strame dell’autonomia degli enti locali, hanno sferrato a suon di decreti legislativi i colpi più micidiali alla gestione pubblica di tutti i servizi pubblici.

Infatti, se le norme contenute in diversi decreti e leggi sulle quali vertono i quesiti referendari n. 1 [click here] e n. 3 [click here] sono state approvate da governi di centro-destra, le norme sulle quali verte il quesito n. 2 [click here] sono state approvate, nella forma attuale, da un governo del centro-sinistra che, a partire dagli anni novanta, ne aveva già emanate molte altre senza cancellare nessuna di quelle emanate dai governi di centro-destra. Questo insieme di norme nel corso del tempo ha disciplinato come unica forma societaria possibile per l’affidamento del servizio idrico integrato la Società per azioni, che può essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico, ma resta sempre una società regolata dal diritto privato. Proprio il caso dell’articolo da abrogare rispondendo si al quesito n. 2 mostra che se il centro sinistra lo ha modificato, lo ha fatto senza intaccarne minimamente il senso privatistico, ma anzi accentuandolo ancor più chiaramente, poiché sulla gestione dei servizi pubblici, e non solo dell’acqua, la linea del centro-destra e quella del centro-sinistra nell’essenziale sono identiche: entrambe puntano alla privatizzazione. Una conferma? Si leggano Le proposte del PD per la crescita e l'equità, pubblicate il giorno dopo l’O.d.g. in questione: al quarto punto leggiamo “Riavvio delle liberalizzazioni nel settore dei servizi”. Riavvio, poiché, evidentemente, il PD ritiene che le privatizzazioni vadano avanti troppo lentamente!

In realtà, questa è la posizione dominante nel gruppo dirigente del PD, ma è contestata soprattutto nella sua base che, infatti, sta firmando in massa i quesiti referendari dei movimenti, che nel solo primo mese della campagna hanno raccolto molte più firme del numero minimo (500.000) che è necessario raccogliere in tre mesi. E seppure fosse vero che il PD a Limbiate “sta contribuendo alla raccolta di firme per i referendum promossi dai movimenti”, si tratterebbe, nei fatti, della rivolta della base contro il desolante politicismo di personaggi come quella specie di picegamorto che ha definito il referendum “un’arma spuntata”, e come Ti-che-te-tarchett-i-ball, che a sua volta, quando si trattava di ingraziarsi (per non usare un’altra espressione…) i consiglieri del centro-destra, ha definito il referendum “un fatto personale”, ma poi sul blog del PD ha avuto la faccia di bronzo (ma sarebbe meglio dire “di ammendante naturale di produzione umana o animale”) di scrivere che “rimane uno degli strumenti principali per rigettare il decreto Ronchi”! Che squallore!

(In ricordo di un’amicizia, non voglio invece fare commenti su quell’altro consigliere che ha accusato chi non ha voluto approvare l’insulso ma mistificante O.d.g. di non voler creare le condizioni per battere il centro-destra, insieme al quale egli si accingeva a votare!).

Si tratta solo di casi di “cretinismo (non parlamentare, ma) consigliare”? No, non solo. Il “cretinismo consigliare” è presente in dosi massicce, tanto da impedire a costoro di accorgersi che l’unica propedeutica ("insegnamento preparatorio"!) esercitata è quella del centro-destra limbiatese, che ha approfittato dell’oscena smania di protagonismo di Ti-che-te-tarchett-i-ball e della sua totale inintelligenza politica, come di quella del Marcel Proust limbiatese e di Pinguino Binacchi, per modellare a suo piacimento un documento che, dietro ad alcune belle frasi trasformate in aria fritta, nasconde posizioni assai più arretrate di quelle espresse dal presidente della Provincia (e dell’AATO) di Milano, Podestà (del PDL), che ha affermato di voler valutare, entro fine giugno, la possibilità di riconfigurare l’affidamento del servizio idrico, scongiurando la cessione parziale ai privati. Per non parlare poi della posizione del Consiglio Comunale di Milano (maggioranza di centro-destra!), che ha votato all’unanimità un O.d.G. (allegato al Bilancio di previsione 2010) di impegno a “garantire entro i termini del D.L. 135/2009, l’affidamento del servizio idrico secondo la modalità ‘in house’ mantenendolo in capo al Servizio Idrico Integrato del Comune di Milano” (vale a dire la riconferma dell’affidamento, avvenuto nel 2006, e scadente nel 2026, alla società pubblica Metropolitana Milanese, che gestisce l’acquedotto del comune). Perché è su questo, va ribadito, che si sta svolgendo nel paese un grande scontro politico: sulla forma delle società di gestione dell’erogazione dell’acqua. Si può avere, infatti, come già si ha in molti casi, anche una gestione affidata ad una S.p.a. in gran parte o addirittura totalmente pubblica, ma che, proprio perché è una società soggetta al diritto privato, agisce appunto come una società privata: vale a dire che ricerca il massimo del profitto (alcune grandi società di gestione emiliano-romagnole e toscane, in parte “pubbliche” e in mano al centro-sinistra, addirittura sono quotate in borsa!). L’abrogazione, con un referendum popolare, delle norme che obbligano, fra l’altro, a completare il processo di privatizzazione della gestione dell’acqua, avrebbe come risultato la cancellazione delle norme che già impongono le forme privatistiche di gestione non solo dell’acqua, ma di tutti i servizi pubblici.

Mentre nei casi della Provincia e del Comune di Milano ci troviamo di fronte a delle prese di posizione abbastanza chiare o addirittura ben nette (come nel caso del Comune di Milano), nel caso dell’O.d.G. limbiatese solo un privatizzatore beota come Pinguino Binacchi, che quand’era assessore con Fortunati fece passare tutte le privatizzazioni di tutti i servizi pubblici del Comune di Limbiate, può avere, anche lui, la faccia di ammendante naturale per affermare, come ha fatto nel Consiglio comunale, che il documento che il centro-destra gli ha riscritto contiene una perorazione per la gestione “in house”!

Ma, dicevamo, non è solo il “cretinismo consigliare” a far sì che i sunnominati si facciano egemonizzare dal centro-destra (e in nessun altro caso il termine ‘egemonizzare’, cioè condurre, guidare, comandare, sarebbe più appropriato), mentre invece centinaia di migliaia di cittadini italiani, in assenza di qualsiasi sostegno dei media, si mobilitano in massa contro le privatizzazioni dei servizi pubblici e si mettono in coda ai banchetti per firmare la richiesta di abrogazione del decreto Ronchi. Ad indurre questi poveri falliti politici a bearsi con la credenza che un documento insulso rappresenti davvero per il centro-destra un impegno qualsiasi a fare qualcosa contro la privatizzazione dell’acqua, vi è soprattutto dell’altro, a paragone del quale il “cretinismo consigliare” appare qualcosa di nobile. Per quanto riguarda Ti-che-te-tarchett-i-ball, oltre allo scimmiottamento esaltato di ciò che egli crede sia il fare politica, oltre alla sua naturale predisposizione alla falsificazione della realtà, vi è l’esercizio becero e stalinista della predominanza che i bersaniani (cioè vecchie cariatidi più affaristi più invasati come Archetti) hanno qui a Limbiate, su alcuni e alcune che evidentemente sono troppo inconsistenti per riuscire a fare qualcosa di più, oltre che bofonchiare qualche scontentezza per le perenni farneticazioni di Ti-che-te-tarchett-i-ball. È certo, infatti, che anche questo ennesimo appiattimento ipnotico sulle posizioni del centro-destra limbiatese, che pone il PD, esso sì, in rotta di collisione con la maggioranza dei cittadini italiani, non è stato minimamente discusso collettivamente ed è uno dei prezzi che il PD deve pagare affinché alcuni affari edilizi in gestazione siano approvati prima che Romeo concluda il suo mandato: fra i quali l’ultimo è il P.I.I. di Viale dei Mille, firmato da un artichecco del PD.

Per quanto riguarda cariatidi politiche rimbambite come Terragni e Binacchi, che come tali hanno già un piede nella fossa, essi sanno che possono ancora tirare per le lunghe la loro agonia solo continuando a stare ben aggrappati al carro del PD e facendo di tutto per scongiurare che lo spazio di una vera opposizione, che non sono in grado di occupare (e mai sono stati in grado di farlo), sia occupato da chi ha deciso di mandarli a quel paese. Ed ecco che si precipitano a formare “comitati referendari” insieme ad alcuni fantasmi della “società civile” (sono in grado di spiegare cosa sarebbe?), inventandosi di appartenere a “forum” e “comitati” le cui sigle nemmeno riescono a ripetere in modo corretto, ed avendo cura di escludere chiunque, pur richiamandosi alla battaglia referendaria, non si sia rassegnato a morire nel centro-sinistra.

Costoro, recentemente, hanno collaborato attivamente e più volte, a proposito dei bilanci, al salvataggio del centro-destra. Non è affatto strano, quindi, che il sogno paranoico di isolare chiunque non sia disposto a praticare il collaborazionismo dentro e fuori del Consiglio Comunale, li accomuni con i capataces del PD, con il loro servile “coordinatore” di paglia e con il centro-destra. Una vera Santa Alleanza. Ma si rassegni, il catarroso Proust limbiatese: per nascondere la sua sostanziale copertura del centro-destra (manifestata anche di recente, appunto sui bilanci) sarebbe necessario ben altro che la desolante mistificazione dei suoi strilli stizzosi, “ma noi domani mattina raccogliamo le firme!” Figuriamoci, quindi, se con simili miserevoli schizofrenie può riuscire a impedire la sua, e quella degli zombies suoi amici, morte politica per consunzione. Seppure lenta, la loro agonia è ormai inarrestabile.


V. anche Campagna nazionale “Salva l'acqua” - Il governo privatizza l'acqua!, 20 novembre 2009




lunedì 21 settembre 2009

De profundis? 1. Alcune banali (seppure amare) verità...


...sottaciute o dissimulate dagli ambientalisti finti del “comitato” semiclandestino ora denominato “+Limbiate-cemento"


Parte 1

Il Consiglio di Stato, con l’Ordinanza n. 4172/2009 del 26 agosto u. s. ha sospeso l’efficacia della sentenza del TAR della Lombardia che aveva annullato la delibera di approvazione del P.I.I. di Via M.te Sabotino, e pertanto, nelle more del giudizio di appello presso il Consiglio di Stato, nulla osta più all’inizio dei lavori.

Si deve dire “nulla osta all’inizio”, e non “alla ripresa”, poiché, al contrario di quanto dicono Mauro Varisco e i suoi amici, i lavori non sono mai stati iniziati. Quelli fatti circa un anno fa sono stati eseguiti dalla ditta incaricata violando alcune norme sui cantieri e andando oltre le autorizzazioni regolarmente concesse, ma non erano lavori di costruzione di alcunché. Quelli fatti qualche settimana dopo la sentenza del TAR avevano lo scopo, previa diffida, di mettere in luce e stroncare la protervia dei membri del “comitato”, quasi tutti sempre rimasti nell’ombra. Costoro (del tutto abusivamente, come vedremo meglio più avanti) avevano continuato ad occupare la parte dell’area già di proprietà pubblica, anche dopo l’approvazione del P.I.I. e anche dopo la presentazione dei ricorsi! Ma nemmeno questi erano lavori di costruzione di alcunché. (È probabile che chi ha interposto appello si sia servito, ad colorandum, anche di questo argomento, che va in gloria della sublime intelligenza di Varisco & C., per mettere in cattiva luce presso il Consiglio di Stato chi si oppone al P.I.I.)

Ovviamente, l’ordinanza non significa che il Consiglio di Stato ha già scritto la sentenza sul ricorso in appello, ma non si può, a questo punto, non intravedere un certo orientamento. L’ordinanza è stata emessa, ovviamente, “Visto il ricorso in appello con i relativi allegati; Visti tutti gli atti della causa” [sott. mie; ndr] e “visto l’art. 33, comma terzo … della legge 6 dicembre 1971, n. 1034” che dice:

“Il Consiglio di Stato … su istanza di parte, qualora dall'esecuzione della sentenza possa derivare un danno grave e irreparabile, può disporre, con ordinanza motivata emessa in camera di consiglio, che la esecuzione sia sospesa”.

E quindi il Consiglio di Stato, che dall’esame degli atti si è già fatto un’idea della possibile sentenza, ha ritenuto “danno grave e irreparabile” proprio l’impedimento di edificare rappresentato dalla sentenza del TAR e non l’edificazione, ed ha deciso di rendere intanto possibile al costruttore di edificare. La sentenza potrebbe essere emessa anche fra due-tre anni, quando il P.I.I. sarebbe o ultimato o in via di ultimazione (con un investimento di 16 milioni di euro), e magari con tutti o molti degli appartamenti già venduti e con le opere pubbliche esterne all’area del P.I.I. già realizzate. In questa situazione, le speranze che l’appello contro la sentenza di annullamento del P.I.I. sia respinto, e che sia ordinato l’abbattimento di quanto eventualmente costruito, si rivelerebbero davvero scarsamente fondate. Forse Mauro Varisco e i suoi amici sempre rimasti clandestini (perché in realtà sono quasi tutti sostenitori di Romeo & C.), almeno per quanto riguarda l’obiettivo di non far costruire i palazzi del P.I.I. farebbero meglio a mettersi l'animo in pace. È molto probabile che dovranno rinunciare ad accedere ad un’area pubblica per farne un uso privato e che non potranno più immettervi indisturbati i fumi dei loro barbecue (proibiti, tra l’altro, dal Regolamento di Polizia Locale).

Le dichiarazioni fatte da Mauro Varisco ai fogliacci locali (per esempio: “Questo non cambia nulla, infatti comunque là non si può costruire e ci opporremo se questo accadrà”) sono solo sbruffonate patetiche di un ometto che si è troppo montata la testa, evidentemente, per conservare con la realtà un rapporto sobrio. Inutile domandargli sulla base di quale diritto stabilito da quale legge egli pretenderebbe di opporsi, perché è chiaro che non lo sa. Gli si potrebbe invece chiedere, poiché sicuramente vi sta pensando, se questa volta chiederà l’intervento dei caschi blu dell’ONU!

* * *

Se ci si trova ora dinanzi a queste inquietanti prospettive nell’assenza di qualsiasi mobilitazione, i maggiori responsabili politici (cioè verso la cittadinanza tutta) sono, oltre all’inetta opposizione al centro-destra, proprio Mauro Varisco e i suoi fantomatici comitati. Costoro non hanno mai voluto capire che il P.I.I. di via M.te Sabotino non era “una tegola” sulla loro testa, bensì un fatto di rilievo politico, sul quale era necessario organizzare e allargare costantemente una mobilitazione politica che coinvolgesse tutta la cittadinanza, oltre ogni steccato di partito. “Politica” è un termine quasi sempre equivocato da Mauro Varisco, e spiegargliene le varie accezioni è del tutto vano. Per lui “politica” è solo quella dei partiti, i quali vanno bene se sostengono le sue pretese private, e vanno male se le deludono. E infatti, nonostante le periodiche “conferenze stampa” (nelle quali egli si esibisce con una lavagna luminosa che non sa usare), poi regolarmente strombazzate sui fogliacci locali, la vicenda non è mai uscita, finora, dall’ambito dell’interesse privato di alcuni cittadini esclusivamente interessati all’intangibilità del loro minuscolo ghetto con annesso cortile abusivo su terreno pubblico. Ma il fatto più grave è che a volere che la vicenda restasse ristretta in un ambito sostanzialmente privato non sono stati solo i quattro gatti di via M.te Sabotino, ma anche i cinque “partiti” dell’opposizione.

Una riflessione su tutta questa vicenda si impone, poiché innanzitutto essa esemplifica manualisticamente non solo i vari aspetti della politica d’affari tipica del centro-destra (il P.I.I. in questione li concentra praticamente tutti), non solo come certi interessi privati di alcuni cittadini, sfruttando gli interessi privati di alcuni notabili politici possano essere travestiti da interessi pubblici, ma anche il grado di inettitudine di tutta l’"opposizione", che persiste bovinamente in un’attività (ormai quarantennale) di distruzione di qualsiasi tentativo di organizzazione di legami sociali autonomi dalle cricche partitiche. Il deserto politico, culturale e civile della Limbiate attuale è il risultato del totalitarismo becero di alcune cricche elettorali, che tuttavia portano il nome di “partiti”, i quali favoriscono viceversa l’emersione della mediocrità e della grettezza sociale. A conferma di questa situazione, basti considerare che nessuna riflessione autocritica viene mai espressa dai "partiti" dopo i periodici clamorosi fallimenti elettorali; l’ultimo, quello del giugno scorso (elezioni europee e provinciali) ha tra l’altro dimostrato che al PD non è bastato investire (in senso proprio) nelle imprese di Mauro Varisco & C., per non perdere dieci punti di percentuale (pari a quasi un terzo dei voti ottenuti alle precedenti elezioni).[1] 

(segue)


[1] Per rispetto della verità si deve però dire che una sottile riflessione sui risultati elettorali è uscita direttamente dai beneficiati dagli investimenti, per il tramite di una ragazzetta che presume di essere giornalista (ma non lo sarà mai), figlia di uno dei membri occulti del gruppetto di Varisco C. Questa poveretta, trascurando la bazzecola della catastrofica perdita di voti dei suoi sponsor, si è servita per la sua analisi di quell’elegante topos logico-aristotelico che dice: “Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola”, e quindi, poiché il centro-destra a Limbiate non ha superato il 50%, ha scritto, all’incirca: “se per la Provincia [che attualmente comprende, si badi, oltre cinquanta comuni; ndr]) avessimo votato solo noi di Limbiate, saremmo andati al ballottaggio … questo risultato lascia ben sperare per il futuro…” e via delirando.

giovedì 15 gennaio 2009

Ennesimo falso del PD limbiatese sul P.I.I. di Via Monte Sabotino


Salvatore Ricciardi



L’uomo tende ad Icaro / ma la merda non vola

Jaroslav Hašek
[1]







Da un mucchio di carte e cartacce buttate là in attesa di trovare il tempo e la voglia di darvi uno sguardo, emerge casualmente un foglio del PD limbiatese, intitolato “Notizie”, distribuito forse da più di un mese. In realtà non di notizie è riempito il giornaletto, bensì di mediocrissima propaganda. Le ultime righe della quarta e ultima paginetta si riferiscono all’udienza del 4 dicembre 2008 del Tribunale Amministrativo Regionale di Milano, nella quale è stato discusso il ricorso presentato da alcuni cittadini avverso il P.I.I. di Via Monte Sabotino:

“Il ricorso in questione fa parte di un pacchetto di azioni che è stato finanziato anche dai consiglieri del PD con una quota simbolica ma significativa di 600 euro”.
È FALSO!

Il ricorso in questione non fa parte di nessun "pacchetto finanziato anche dai consiglieri del PD", perché quando il sottoscritto prese l’iniziativa di proporre ALTRE azioni legali sui P.I.I. approvati il 20 dicembre 2007 (Via Belluno e Via Sabotino), per il lavoro d’indagine preparatorio (necessario per chiarire quali erano le possibilità effettive di un ricorso) si era sbattuto per non poco tempo dapprima il sottoscritto, impiegando volontariamente il suo tempo, le sue energie e il suo denaro, senza il benché minimo intervento di nessuna natura di nessun politicante del PD; poi, nella fase finale, quand’era ormai accertato che per il ricorso esistevano fondati motivi, intervenne ovviamente uno dei diretti interessati. E si era ormai concluso anche il lavoro del legale che ha presentato il ricorso, che ovviamente si è fatto pagare. Per QUESTO ricorso le spese legali (assai consistenti) sono state sostenute interamente da chi ha firmato il ricorso e da un folto gruppo di altri cittadini del tutto autonomamente dal PD, al quale non è stato chiesto, e dal quale non è stato ricevuto, nessun sostegno.

I consiglieri del PD hanno invece accettato, ma molto malvolentieri (come subito fu chiaro, e successivamente dimostrato da loro stessi) la proposta del sottoscritto di contribuire al finanziamento di ALTRI RICORSI STRAORDINARI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, sia per il P.I.I. di Via Belluno, sia per quello di Via Sabotino. Questo ultimo ricorso non è stato firmato da coloro che hanno firmato l’altro indirizzzato al T.A.R., bensì da altri cittadini estranei al PD. Per questi altri ricorsi, SOLO TRE CONSIGLIERI DEL PD HANNO MANTENUTO LA PAROLA CHE AVEVANO DATO, ma fra mille manifestazioni di riluttanza. Già al momento del primo modestissimo anticipo concordato, qualcun altro, fra i quali anche il sottoscritto, ha dovuto accollarsi l’esborso delle cifre non versate da chi NON HA MANTENUTO LA PAROLA DATA. Oltre alla misera cifra citata (che rappresenta assai meno del 10% della spesa complessiva per questi ricorsi), dai consiglieri del PD non è venuto alcun altro sostegno, nemmeno morale; anzi, quando a loro è stato chiesto di rispettare fino in fondo gli impegni presi per il saldo della spesa, hanno tentato di giustificare il loro sostanziale diniego in un modo talmente pretestuoso e talmente cafonesco (in ciò si è distinto l’illustre scienziato Archetti), che alla fine, fin troppo garbatamente e non da me, sono stati mandati a quel paese ed è stata rifiutata la miseria che DUE SOLI consiglieri del PD proponevano di versare.

Fin troppo garbatamente: tanto che i fatti furono resi pubblici da me solo quando fui costretto a smascherare l’appropriazione indebita di meriti che il PD può vantare solo in misura infima. Sullo squallore del comportamento dei politicanti del PD sono già stato costretto, infatti, a scrivere più volte [v. Gavroche nella Villa Mella (4 giugno 2008); Chi si batte contro lo scempio del territorio e il malaffare dei Piani Integrati d’Intervento di Via Monte Sabotino e di Via Belluno (4 settembre 2008) ; Cialtronerie "Quattro Stagioni" di un cementificatore fallito e connivente (17 settembre 2008)], ovviamente senza alcuna smentita, anche perché esistono testimonianze orali e scritte che da sole farebbero piazza pulita dei miseri pretesti dei quaquaracquà del PD. Ma più che di mancanza di consistenza umana e di serietà, sarebbe il caso di parlare di schizofrenia politica.

I notabili lillipuziani del PD, offrendo una versione locale e fra le più svaccate di un fenomeno ormai storicamente consolidato nelle società occidentali – ed ampiamente studiato - fanno alla giunta Romeo-Mestrone un’opposizione del tutto fittizia, esclusivamente funzionale al contenimento della costante erosione (più che al mantenimento) del loro elettorato, che Romeo e Mestrone esercitano con successo facendo la stessa politica, ma con una capacità di attuazione assai maggiore, del PDS-DS-PD. Infatti, se i casi di coloro che sono capaci di passare dalle parole ai fatti sono ovviamente rarissimi fra i notabili veri, fra quelli cioè che almeno esprimono discorsi di una qualche (apparente) consistenza, figuriamoci se ciò può accadere nel caso di notabili paesani, come quelli del PD di Limbiate, che non riescono mai ad andare oltre la ripetizione di alcuni poveri e stantii clichés da due soldi al chilo, per esempio in fatto di politica edilizia e di ambientalismo.

Altro che “aspre critiche”, come si dice nelle righe alle quali mi riferisco! Di critiche capitali (e non “aspre”: per queste si può far passare qualsiasi intervento vociante) al modo in cui era congegnato il P.I.I. di Via Monte Sabotino, se ne potevano fare moltissime. In particolare, come ho più volte mostrato, erano (sono) molti i danni erariali, risultanti da violazioni di legge dai risvolti anche penali, che quell’intervento edilizio causerebbe. Solo che per individuarli bisognava provare a leggere i documenti; ma né la Guida e Grande Timoniere del PD Campisi, né Gavroche-Archetti, che recentemente si è cinto il capo con l’alloro dello scienziato, si sono piegati verso tale bassura. Anzi, l’analisi dei documenti, e le proposte di azioni legali contro il malaffare, basate sugli elementi concreti che erano emersi dall’analisi, sono state apertamente svalutate e addirittura disprezzate (con scemenze del tipo: “non è così che si fa politica” [fatti recenti hanno chiarito perché: il PD è pieno di corrotti!]; “meglio fare opinione fra la gente” [ovvero: ripetizione ossessiva di frasette ideologiche, veri esempi di falsa coscienza], ecc.).

La manutenzione del consenso elettorale, tuttavia, per i politicanti è ragione di vita, e allora non c’è nulla che possa frenare la schizofrenia politica: mentre si continua a ripetere che i ricorsi al TAR non servono, si inventano (in campagna elettorale) esposti del PD alla Corte dei Conti (che mai sono stati presentati, e nemmeno scritti) e sostegni finanziari (rimasti infimi) a “pacchetti” di azioni legali (ai quali non si è mai, in alcun modo, collaborato). Particolarmente attivo, (vale a dire schizofrenico), è stato Archetti, che ha anche esibito la sua presenza all’udienza del 4 dicembre, della quale ovviamente non ha capito nulla. E tuttavia il solo ascolto dei discorsi dei legali delle parti, ciascuno durato non più di 15-20 minuti, ed in particolare di quello dell’avvocato del Comune di Limbiate, che ha tentato di convincere i giudici che è giusto costruire sull’area di Via Sabotino perché attualmente sarebbe infestata da ratti e da malavitosi! - discorso esilarante, ma che secondo Archetti avrebbe distrutto qualsiasi argomentazione a sostegno del ricorso - è bastato a questo poveretto perché la sentenza la pronunciasse lui, in anticipo sul collegio dei magistrati: i ricorrenti, è chiaro, hanno perso, e quindi è stato dimostrato che i ricorsi al T.A.R. non servono a niente! È corso quindi a convincere di ciò anche chi, fra gli abitanti presso la Villa Rasini Medolago, ha deciso di difendere il suo diritto di restare nella sua casa anche chiedendo al T.A.R, se fosse necessario, di costringere la Giunta Comunale e Frua De Angeli Holding a rispettare leggi e norme. (È stato il fermo rifiuto di questi cittadini di trattare non solo con la Holding, ma anche con Romeo, che, facendo presagire la minaccia di un ricorso, ha indotto entrambi a ridurre l’area d’intervento, nel tentativo – vano, ovviamente - di mascherare un’operazione truffaldina che il PDS aveva preparato e ora come PD condivide. Altro che “bluff”!).

La schizofrenia politica, tuttavia, può essere spiegata, anche da chi non ha la preparazione psichiatrica di Campisi, che è in grado di fare diagnosi a distanza, e di notte. Dunque: per un partito, come il PD, pieno di corrotti di ogni risma, parlare di ricorsi alla magistratura, anche se contro gli atti della giunta di Romeo-Mestrone, è peggio che parlare di corda in casa dell’impiccato. Purtroppo, però, c’è chi se ne infischia del politicantismo dei piddisti e i ricorsi li fa. Questi ricorsi suscitano consenso. Chi li promuove, e chi li fa, inevitabilmente occupa parte dello spazio politico, sottraendone ad altri (e soprattutto a chi ne occupa abusivamente), poiché, com’è noto, lo spazio politico non è estensibile. Allora, terrorizzati dalla perdita di spazio, i quaquaraquà del PD corrono per ogni dove a dire che i ricorsi non servono, perché di sicuro i ricorrenti perderanno. Ma, in realtà, non ne sono davvero convinti. Chissà, potrebbe darsi che i ricorrenti vincano. Non volevano, i policanti, partecipare ad UNA di queste iniziative, ma alla fine hanno ceduto… dunque è meglio, intanto, cercare di raccogliere un po’ di consensi. Se poi i ricorrenti vinceranno, meglio ancora: a maggior ragione (cioè con maggiore consenso) si potrà, eventualmente, rivendicare un merito. Et voilà, ogni tanto costoro utilizzano un ossicino non per ricostruire lo scheletro di un dinosauro, bensì per dare l’illusione di uno vivente.

Non si potrebbe trovare esemplificazione più chiara di cos’è la politica politicante, nella quale la schizofrenia è norma di vita: da una parte la rivendicazione di meriti presunti per la presentazione di ricorsi legali contro l’unica politica, quella edilizia, che mettono in campo le cavallette che da sette anni devastano Limbiate, e dall’altra l’inciucio sull’uso del risarcimento dei danni ambientali provocati dall’ACNA [v. Un successo del Pd per l’ambiente: “Il Partito Democratico di Limbiate ha presentato all’Amministrazione Comunale, che li ha condivisi e finanziati, 7 progetti per l’ambiente”; la sottolineatura è nel testo, un cumulo di mistificazioni – “scientifiche”, naturalmente! - sul quale tornerò]. Un inciucio del tutto naturale, considerando che a farlo sono le due frazioni dello stesso Partito, quello del Cemento, e preannunciato da molti segnali in questi ultimi mesi; con esso ognuna delle due parti pensa di “finanziarsi” la raccolta di voti nelle prossime elezioni provinciali. Quest’inciucio viene concordato proprio mentre Romeo e Mestrone sono ai ferri corti fra loro e nel loro partito, e mentre, finalmente, insieme con diversi funzionari al loro servizio – che già tremano - potrebbero essere investiti da diverse grane giudiziarie. Una bella ciambella di salvataggio!

Molti anni fa, sia il PCI, sia il PSI (nel quale allora si arrabattava Romeo, transfuga dal PSDI in cambio di un posticino da assessore), sia i consiglieri di Democrazia Proletaria, avversarono fieramente (e derisero) la proposta che sulla questione dell’inquinamento dell’ACNA il Comune presentasse almeno un esposto alla magistratura (infatti il Comune entrò nel procedimento giudiziario avviato dalla Regione solo all’epoca di Cattabeni). Ma quasi nessuno si ricorda più di quei tempi, del movimento di cittadini (mamme di scolari, soprattutto) che costrinse il Comune a prendere qualche provvedimento sanitario, ma non riuscì a far sì che l’allora sindaco Terragni Cuor di Leone prendesse carta e penna per scrivere alla Procura della Repubblica (il diniego fu sostenuto anche da vari Binacchi). E quindi perché mai farsi lo scrupolo di darsi un po’ di decoro, almeno chiamando i cittadini a dibattere su come spendere i soldi di un risarcimento, che fosse stato per loro mai sarebbe arrivato? La partecipazione è qualcosa che si mangia? Ma certo, soprattutto quando si tratta della torta elettorale! (E infatti della parola, usata in modo mistificante, si riempie la cavità orale Archetti, in ambito locale personificazione perfetta (seppure, ovviamente, al livello più basso) dell’ideal-tipo del notabile politico di cui ha scritto Max Weber – sebbene il ragazzotto vociante, fra le tante altre cose, ignori certamente anche il grande sociologo e scienziato - lui sì - della politica).



Note



[1] Per una prima informazione sull’autore de Il bravo soldato Švejk, v. http://www.mandragola.com/librarsi/biografie/hasek.htm. Su Hašek, su Švejk e su molto altro sono bellissime le pagine di Angelo Maria Ribellino in Praga magica, Einaudi, Torino 1973, pp. 279-317.