mercoledì 30 gennaio 2013
lunedì 28 gennaio 2013
Poesia e politica della contropendenza
Fascicolo monografico della «Rassegna di Filologia e Letteratura Limbiatese», a. I, n. 1, gennaio 2013
Presentiamo i primi materiali
per lo studio del più recente e importante fenomeno politico-letterario limbiatese,
elaborati all’interno del Seminario Interdisciplinare su “Poesia e politica”
della Scuola Superiore di Studi Letterari e Politici del Garbogera, del Lombra
e del Cisnara. Fra i vari contributi segnaliamo, per l’acutezza e la profondità
dei giudizi, quelli della più grande esperta nordica, padana e indipendente di metrica e prosodia delle lingue romanze, nonché quello folgorante
del politologo fotocopista.
“io vorrei sapere chi è costui, perché scrive davvero molto ma molto bene”
“le rime son banali, la metrica e gli incastri discutibili. Più interessante la critica politica, per la quale mi sento davvero a posto”
“un paese alla deriva…Se poi giri a piedi, noti un degrado....che tristezza”
“il nostro Poeta anonimo sta alzando il tiro, chi sarà il prossimo?”
“comunque questo modo mi piace, intendo il blog”
“Wow... Molto fine”
“È un/a mito/a!!!”
“Ue' .. Comunque io sono una sua fan, lo dico. Non del politico, o del colore politico, sia chiaro, ma dell'artista. È un artista”
“intendo il suo mestiere”
“conosce molto bene la vita politico-amministrativa del paese…scrive piuttosto bene....”
“si toglie parecchi sassolini dalle scarpe e in modo molto charmant”
“Dr Jekill [sic] Mr. Hide [sic] ! Sarà mica De Luca che si trasforma ?!?!”
“comunque credo di aver capito chi è”
“se lo scopriamo, smette di scrivere e sarebbe un peccato”
“Continuerò a chiamarlo primula nera”
“Primula nera perché il suo blog e' nero.. un po' tenebroso (son più poetica io)”
“eta' 35/45 anni..... preparato, vicino anzi molto vicino al palazzo tondo tondo..... al corrente di quello che succede all'interno del Palazzo .....io un [sic] ideina me la sono fatta”
“ehhhh di gran classe !”
“questa qui è un po' alla gioachino belli”
“si, è stile sonetto”
“è ruspantella, vernacolare, goliardica”
“"Datemi una penna, e vi solleverò il mondo ! "”
“un genio”
“Magari alla fine Contropendenza ci sottoporrà [sic] tutti
alla sua gogna e non sarà immeritata”
“eh.. bella si”
lunedì 17 dicembre 2012
Ricapitoliamo. Parti 1, 2, 3, 4
domenica 14 febbraio 2010
Un bando da peracottari per vendere terreni comunali con varianti urbanistiche illegittime
sabato 24 aprile 2010
Pretoriani e/o collaborazionisti del sindaco Romeo?
mercoledì 28 aprile 2010
Niente balle: le varianti urbanistiche “automatiche” sono illegittime.
sabato 22 maggio 2010
Una santa alleanza di irresponsabili ha dichiarato legittimo un conto consuntivo che contiene entrate fittizie
martedì 6 novembre 2012
Il TAR: il nuovo impianto B.T.E. non è compatibile con l’ambiente
TAR
Lombardia, Sede di Milano
Sentenza
N. 02644/2012 REG.PROV.COLL.
“il ricorso principale ed i motivi
aggiunti vanno dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza di interesse
in relazione alla provincia di Milano, mentre vanno accolti con riferimento
agli altri ricorrenti, e, per l’effetto, va disposto l’annullamento del
provvedimento impugnato”.
“Il Tribunale Amministrativo
Regionale per la Lombardia
(Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sul
ricorso per motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li dichiara
improcedibili per la provincia di Milano e li accoglie per i restanti
ricorrenti, disponendo, per l’effetto, l’annullamento
del provvedimento impugnato”.
Condanna la regione Lombardia e la B.T.E. s.r.l., in via
solidale, alla parziale rifusione delle spese di giudizio nei confronti dei tre
comuni ricorrenti e della LIPU, sempre in via solidale, che si liquidano in
euro 4.000, compresi gli oneri di legge. Spese compensate per il resto tra
tutti i ricorrenti, la regione Lombardia, la B.T.E. S.r.l., la L.I.P.U. e la provincia di Monza e Brianza.
giovedì 1 novembre 2012
Un inaudito oltraggio al Comitato delle Pacciade
Apriti cielo! Non erano trascorse due ore che già il fior fiore della migliore società politica limbiatese
sciorinava una serie di vibranti proteste. Col ritmo di una mitraglia, in uno sciocchezzaio elettronico,
sono state sparate le seguenti castronerie:
- “La
Corte giudicherà senza dibattimento. INSPIEGABILE!!! I
Sindaci erano al corrente di questa decisione? INSPIEGABILE!!!”
- “I giudici decideranno sulla base delle carte in
loro possesso, senza dare modo di esporre le tesi delle parti…”
- “Un sarcastico applauso agli avvocati!”
- “E lo aggiungerei anche per chi aveva il diritto/dovere
di “indirizzare” gli avvocati, ovvero gli amministratori pubblici”.
- “Grazie De Luca! (Non lo dicono stavolta)”.
- “ Non ci sono tram di serie A e tram di serie B,
vanno presi tutti allo stesso modo. Soprattutto quando c’è di mezzo la salute dei
cittadini”.
- “L’avvocato avrà il benestare ovviamente dei
sindaci”.
- “Seppur negativamente, speriamo che sia
effettivamente così. Resta poi il fatto che i Sindaci dovranno risponderne ai
cittadini.”
- “Certamente va motivata la scelta, dispiace che si
sia saputo a decisione presa”.
- “Molto strana la decisione. Qual è la convenienza
dei sindaci?”
- “Avevamo l’opportunità di dire le ragioni del NO
all’impianto! Non l’abbiamo sfruttata. Meglio sarebbe dire che non ce l’hanno
fatta sfruttare”.
Nei giorni
successivi, tutti i giornali-spazzatura locali hanno riportato la “notizia” suppergiù
negli stessi termini. Ma cosa è veramente successo al TAR? È successo che gli
avvocati delle varie parti, convenendo tutti che non c’era niente di nuovo da
esporre alla corte, oltre a quanto era già stato esposto nelle memorie e nelle
repliche che ognuno aveva già depositato, e che non vi erano altre
argomentazioni da aggiungere, hanno dichiarato di rimettersi, per il giudizio,
agli scritti già depositati. Tutto qui. È previsto dalle norme procedurali. Il
giudizio amministrativo non è come il giudizio penale. Quasi tutto si svolge
per iscritto. Perché perdere tempo, e perché tediare la corte, ri-esponendo
verbalmente ciò che è già stato ampiamente argomentato e documentato in pagine
e pagine di memorie e contro-memorie scritte?
Questa volta
nessun sindaco deve rispondere di alcunché. Nessun avvocato minimamente capace,
infatti, si farebbe mai dettare la condotta processuale dal suo patrocinato,
nemmeno se questi è un sindaco o un presidente di provincia. Nella procura che sindaci
e presidenti di provincia hanno firmato per farsi rappresentare, è certamente
ben specificato, poiché sempre è
specificato, che in essa è compresa anche la più ampia delega all’avvocato affinché
decida egli la (migliore) condotta
processuale.
Lungi da me, però, l’intenzione
di difendere De Luca e i suoi colleghi sindaci o presidenti di provincia dalla demagogia rozza e soprattutto ridicola delle frasi sopra riportate, fra le quali si distingue, per ignoranza oscenamente supponente, quella del sarcastico applauso agli avvocati, scritta da un poveretto che ha come massima capacità d’intervento politico solo la produzione di frasette idiote da inserire in qualche
blog. Vale la pena, tuttavia,
di parlare di questo episodio alquanto patetico per rilevare che la decisione di tutti gli avvocati di rimettersi agli scritti svela, semmai ve ne fosse
la necessità, l’inconsistenza degli arruffatissimi discorsi del Comitato delle Pacciade.
Questo, dopo essersi imbattuto per caso
in una questione vecchia ormai di diversi anni, ha ripetuto per mesi e per ogni
dove la sua pretesa che il Comune di Limbiate “rafforzasse” il suo intervento
nella causa, poiché sarebbero emerse “novità”, che tuttavia mai sono state
specificate. Il Comune, cioè, avrebbe dovuto spendere altre migliaia di euro per parcelle legali, per formulare “motivi
aggiunti” al ricorso dell’inizio del 2007 presentato insieme alla Provincia di
Milano. Il Comitato delle Pacciade non è mai stato in grado di specificare
quali fossero queste “novità”. Eppure, delle novità vi sono state, ma sono state
le autorizzazioni che la B.T.E.
ha continuato ad ottenere dalla Provincia di Monza, nonostante avanti il TAR pendesse un ricorso contro il suo progetto!
Ma su queste novità Mauro Varisco e il suo pseudo-comitato hanno sempre taciuto.
Il fatto è
che il grado di autonomia politica del Comitato delle Pacciade è zero, poiché non
è nient’altro che una claque
elettorale che sta in piedi solo con il sostegno, e i soldi, del PD e dell’Asinistra di Limbiate. Proprio perché è solo
una claque elettorale, è vezzeggiato
da quasi tutti i partiti. Questa claque
e i partiti che la sostengono sono corresponsabili con la Giunta Comunale del
danno erariale causato con l’ordinanza, emessa un anno fa, contro la costruzione
dell’impianto presentato come pirolitico dalla Eco-trattamenti - un’ordinanza giudicata totalmente
illegittima dal TAR. Per difendere questo provvedimento del tutto
indifendibile, adottato con l’unico scopo di conquistarsi i consensi di questa claque, alla quale aveva appena fatto
ingoiare, in realtà senza nessuna fatica, il mantenimento di tutti i Programmi
Integrati di Intervento approvati dalla precedente giunta di centro-destra, quella
di centrosinistra ha buttato via 7.500 €.
Ed immediatamente dopo, il Comune ha dato spazio alle semi-farneticazioni di
questi pseudo-ambientalisti a proposito di un’altra scoperta casuale, appunto il
progetto di ampliamento dell’impianto della B.T.E., approvato dalla Regione ma
contrastato dalla Provincia di Milano con il concorso di alcuni Comuni, fra i
quali Limbiate. Fino al punto che le pressioni esercitate insieme ad un fronte
variegato di politicanti, hanno
indotto i tecnici pubblici che dovevano valutare l’ammissibilità del progetto
della B.T.E. sulla base delle leggi
esistenti, a ribaltare, con motivazioni insostenibili, il parere favorevole
già annunciato e che erano in procinto di sottoscrivere. La negazione di un’autorizzazione
già concessa alla conclusione del
procedimento ad essa propedeutico, seppure ancora non compiutamente formalizzata,
non ha affatto indebolito la posizione della B.T.E. nel giudizio avanti al
T.A.R.; anzi, questa negazione, reclamata in giudizio dagli avvocati della
B.T.E., potrebbe trasformarsi in un boomerang contro i funzionari della Provincia di Monza.
Subito dopo
la “vittoria” del centrosinistra di Limbiate, al quale ha contribuito con non
più di una manciata di voti (lo dimostrano i dati elettorali), il Comitato
delle Pacciade ha accettato di rinunciare a portare avanti qualsiasi azione per
obbligare la giunta comunale a rivedere ed annullare vari P.I.I. pieni zeppi di
illegalità. Da allora, su suggerimento del centro-sinistra, si getta
compulsivamente su questioni che prima aveva totalmente ignorato e delle quali,
nonostante le reiterate millanterie di “competenza tecnica e giuridica” (sic!),
non è in grado di afferrare gli esatti termini. In cambio ottiene, sia dal
centrosinistra sia dal centro-destra, il compenso “politico” dell’attribuzione
di un ruolo che nulla ha a che vedere con quello tipico di un comitato civico. Non
vi è fatto, anche dei più irrilevanti, che questa claque elettorale non ascriva a suo merito - fino a millantare di riuscire
a muovere quella che definiscono la “buona politica”, vale a dire tutti i partiti, senza distinzione! Ma
il ruolo che il burbanzoso Mauro Varisco e la sua sigla pretendono di recitare è
del tutto abusivo. Innanzitutto perché in modo lampante nulla fanno per dotarsi
di quella competenza che i comitati civici che non abusano di questo nome si formano
con un lungo lavoro di studio e documentazione sulle questioni che affrontano; ma soprattutto perché senza il sostegno “intellettuale” oltre che materiale dei partiti del
centrosinistra (in particolare dell’Asinistra di Limbiate), né il burbanzoso
Mauro Varisco né il suo pseudo-comitato esisterebbero.
Recitando
allegramente questa pantomima, Mauro Varisco e la sua sigla hanno collaborato
con “la buona politica” nel provocare, a proposito della vicenda della Eco-trattamenti,
il danno erariale sopra ricordato. Ma non si può essere sicuri che i cittadini di
Limbiate non ne dovranno subire altri, poiché l’esperienza dell’ordinanza
annullata dal TAR non è servita affatto a diminuire la boria e la pretenziosità
di questi imbecilli. Infatti, la pressione esercitata da questi pseudo-ambientalisti che si alleano tranquillamente con personaggi come l’assessore regionale
Colucci, filmato ad una cena
pre-elettorale con ‘ndranghetisti (e che vorrebbe trasformare ogni parco
regionale in un'impresa economicamente redditizia!), o come l’ex sindaco Romeo, contro le cui decisioni, tuttora vigenti,
il Comitato delle Pacciade sarebbe nato! – questa pressione ha ottenuto che si
inventasse l’escamotage della “nota”
di un funzionario regionale che ha assimilato l’impianto della Eco-trattamenti
ad un inceneritore. Con questo escamotage, la Regione, tramite un suo funzionario, si è inserita abusivamente in un
procedimento che essa stessa Regione
ha delegato con legge alla Provincia; grazie a questo escamotage, altri funzionari, disposti a
subire le pressioni alle quali hanno attivamente collaborato politicanti che hanno vendette
economiche personali da consumare, si sono sbarazzati provvisoriamente di un procedimento che avrebbero dovuto obbligatoriamente
concludere con un'autorizzazione, o con il diniego di questa, assumendosene la
responsabilità. Invece, la conferenza di servizi convocata sulla questione è
stata chiusa con un rinvio alla procedura “ordinaria” che è del tutto abusivo (con buona pace del consigliere grant, gross, pussé ciula
che baloss) e che offre, su un
piatto d’argento, alla ditta richiedente la possibilità di ottenere, nei fatti,
l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto con un altro ricorso al TAR! Naturalmente
le spese per l’intervento in giudizio della Provincia e/o del Comune le
pagheranno i cittadini.
Beninteso,
non sto affatto sostenendo le ragioni di chi vorrebbe costruire impianti che,
sulla base dei pochissimi elementi divulgati, non si sa quanto possano essere
ammissibili. (Il Comitato delle Pacciade e Mauro Varisco, che pure hanno facile
accesso a carte e ad uffici, nulla hanno fatto per approfondire e divulgare le
conoscenze sugli impianti pirolitici in generale e su quello di Pinzano in
particolare). Sto mettendo in luce lo stravolgimento che subisce l’azione della
pubblica amministrazione quando su questa si esercitano pressioni affinché operi
non sulla base di leggi e procedure pre-esistenti, bensì secondo l’interesse del momento di questo o quel
politicante a mantenere, o conquistare, il consenso di questo o quel gruppo di
sostenitori - soddisfacendo, inoltre, anche a spese della cassa pubblica, la
smania di protagonismo di un capo claque elettorale.
La
considerazione del valore delle leggi e delle procedure (che purtroppo, certo,
sono fatte quasi sempre per i potenti, ma
sono leggi e procedure dalle quali non si può prescindere) esula dalla
coscienza politica (concediamoci una bestemmia!) e dalle capacità
cognitive di Mauro Varisco e dei politicanti che lo sostengono. Infatti costoro
pensavano che il TAR fosse una conferenza di servizi, dove, con la malleveria dei
De Luca e del consigliere grant, gross, pussé
ciula che baloss, ma anche della Lega e del PDL, anche uno pseudo-Comitato
come quello delle Pacciade può andare a ripetere alcune frasi fatte. Ma hanno dovuto
patire una cocente delusione!
Poverini.
© Riproduzione riservata
giovedì 9 agosto 2012
Come mai Vendola non si è accorto di niente?
Alessandro Marescotti*
il manifesto, 08-08-2012
INQUINANTI: duecentodieci chili l'anno. È la quantità di emissioni industriali per ogni
abitante di Taranto.
La
situazione era nota, solo i magistrati sono intervenuti. Perché la Regione non ha agito
prima? Senza parlare del sindaco Stefano, sempre ottimista.
Il testo integrale dell’articolo:
Un'intervista ineccepibile
Joseph Halevi
il manifesto, 08-08-2012
«La linea Monti-Pd è esiziale per l'Italia, che di giorno
in giorno vede ridursi le prospettive anche di un minimo rallentamento della
crisi».
«In Italia la responsabilità politica della scellerata
austerità e della spaccatura europea ricade interamente sul Pd che ha bloccato
qualsiasi opposizione sociale ed ha irresponsabilmente votato il pareggio di
bilancio nella Costituzione».
Il testo integrale dell’articolo:
sabato 4 agosto 2012
Alla fine della «narrazione» vendoliana oltre al delirio di parole il ritorno al vecchio centrosinistra con gli eredi della peggior democrazia cristiana
Ragionavamo sere fa tra compagne/i sulla pervasività del
sistema politico e sulla facile «cattura» da parte
delle istituzioni di coloro che, arrivati in parlamento attraverso
il voto di migliaia di cittadini schifati delle stesse istituzioni e di questa
parvenza di parlamento, sono ora parte organica di quel potere che ha ridotto il paese a una costante
mancanza di democrazia reale. E ancora non avevamo certo bisogno del «Polo della speranza» lanciato da Vendola e aperto all'amico del mafioso Cuffaro Pier Ferdinando Casini,
nonché genero di Caltagirone, degno erede di Andreotti e grande sostenitore del family day. Mi colpisce
che alla fine della «narrazione» vendoliana
oltre al delirio di parole del governatore della Puglia il
risultato sia il ritomo al vecchio centrosinistra con gli eredi della peggior
democrazia cristiana. Nulla di nuovo propongono questi governanti senza fantasia e senza coraggio. Che sappiano
che non avranno più il nostro voto, che il sogno vendoliano è miseramente
finito tra Don Verzè e Casini, la lezione magistrale di Bertinotti ha fatto scuola e gli alunni si sono adeguati al maestro nell'occupazione
di pezzi di potere più personale che
politico. Il palazzo inquina le teste e i cuori di chi ci entra, lo
sapevamo da tempo ma mai come in questi
ultimi decenni si è registrata una presenza completamente inoffensiva
da parte di coloro che hanno preferito cambiare orizzonti e obiettivi e non rispettare il
desiderio di cambiamento che ha attraversato l'Italia da Genova in poi. Mi pubblicherà
il manifesto filo-vendoliano negli ultimi tempi? Non c'è fine al rimpianto di compagni come Pintor.
[Lettera di una lettrice, il manifesto, 4 agosto 2012]
giovedì 26 luglio 2012
ALBA alle elezioni, non con il PD – Intervista a Paul Ginsborg
Daniela Preziosi, il Manifesto, 1-7-2012
Lo storico Ginsborg: Bersani erede della bonaccia PCI, non
fa niente ma guadagna punti. «I partiti vorrebbero mangiarci, ma non ripeteremo
mai la brutta storia della Sinistra Arcobaleno. E non sacrificheremo la nostra
diversità per un’alleanza»
[Affinché si informi un po’ e si chiarisca le idee chi - da sempre - lavora nell’ombra per dividere, per escludere, per emarginare, e adesso già si affretta a blaterare: “Uniamo le forze…”! S.R.]
Professor Paul Ginsborg, in questo secondo appuntamento di
ALBA sarà lei ad affrontare il nodo della partecipazione alle politiche del
2013. Cosa deciderete?
Più che un nodo è una patata bollente. Ma è troppo presto
per decidere. Questo movimento è in fase di crescita. I «nodi territoriali»,
circa ottanta, hanno bisogno di solidificarsi. Dobbiamo rinforzarci, fare rete,
costruire quei legami politici a me cari, l’empatia, la mitezza. È il momento
di discutere, e tutti oggi vogliono dire la loro. C’è una cosa che ci accomuna:
la diversità. Il nostro atto di nascita è un atto di accusa al sistema
partitico novecentesco arrivato a fine corsa. Vogliamo fondare un nuovo sistema
politico, introdurre elementi di una cultura politica rivoluzionaria. Non penso
alla presa del Palazzo d’Inverno ma a un nuovo modo di fare politica. Marco
Revelli parla di «spazio pubblico allargato», che coinvolge la società civile e
politica e combina la democrazia rappresentativa e partecipata. Questi di Parma
[30 giugno-1 luglio 2012; ndr] sono due bellissimi giorni di democrazia
partecipata. A costo zero, 350 persone sono rimaste ore ai tavoli a discutere.
Non sacrificheremo a nessun costo questa diversità in un’alleanza che ci
snaturi.
Sta dicendo che questa purezza non è coalizzabile con i
partiti di centrosinistra?
Io non la chiamo purezza, la chiamo innovazione. E la mia
opinione personale è che non è possibile un’alleanza
elettorale con il PD. Qui molte persone che oggi hanno aderito ad Alba
hanno raccontato di essersi logorate dentro il PD quando hanno provato a
introdurre forme politiche nuove. Penso alla frattura fra dirigenti e base del
PD che è avvenuta in Val di Susa. Non credo che i
partiti si possano autoriformare. Io vivo a Firenze, e conosco la grande
generosità di molti militanti democratici. Ma sono ingabbiati in un radicato
sistema di potere PDS-DS-PD. Detto questo, io vengo da una forte militanza
antiberlusconiana. Non faremo tornare il centrodestra. Per questo preferiamo un
sistema elettorale che non obblighi agli apparentamenti.
A Firenze nel PD c’è la variante Renzi, che però ha fatto
dell’innovazione il suo marketing.
Renzi non è una variante, è un democristiano nelle file
del PD. Non rompe affatto con quella tradizione. È un nuovo tanto vecchio, va
benissimo per il PD.
Renzi o Bersani, per lei non cambia nulla?
L’erede della tradizione comunista per me non è Bersani,
ma il presidente della Regione Enrico Rossi. Un erede onesto e molto dignitoso.
Ma questo non ci rende i rapporti più semplici. Anzi direi che, a parte la
cordialità personale, con il nostro movimento non ha alcun rapporto.
Insomma Bersani non è un vostro interlocutore?
No, per ora. È anche difficile sapere se il suo modo di
essere, elettoralmente parlando, paghi o no. Certo, ricorda il primo Prodi,
quello molto imbranato. Resta il grande mistero delle scelte dell’elettorato
italiano. Calvino parlava della «bonaccia del PCI». Ecco, Bersani è erede di
questa tradizione: non fa nulla però magari guadagna tre punti.
Come giudica questa entente cordiale tra PD e UDC?
Noi che abbiamo aderito al manifesto di Alba veniamo dalla
sinistra. Ma proviamo a guardare oltre, e a parlare con centinaia di migliaia
di persone, soprattutto quelle che hanno abbracciato il Movimento 5 Stelle. Con
loro abbiamo in comune la critica del vecchio sistema partitico e la fede
nell’importanza del governo locale. L’ideale sarebbe trovare una grande
alleanza sociale fra la parte più battagliera della classe operaia, i ceti medi
urbani che sono stati conquistati alla difesa della Costituzione, e con i
precari, un bacino ancora inespresso ma dalle enorme potenzialità. Questo
puzzle sociale di tre elementi diversi potrebbe essere la nostra base
elettorale. Una grande «ALBA» per l’Italia.
Voi criticate il PD,
soprattutto. Ma qui con voi discutono anche i militanti di SEL, Ferrero del PRC
è venuto a Parma, e il portavoce della Federazione della Sinistra era ai
tavoli.
Sarebbero felici di mangiarci a pranzo la domenica. Ma una
cosa è chiara a tutti: la vicenda della sinistra arcobaleno è stata brutta e
verticistica, il contrario di tutte le nostre idee sulla democrazia
partecipata. Noi non ripeteremo mai quella esperienza.
I partiti però vi guardano con sufficienza. Vi giudicano
effimeri, movimenti carsici, dai girotondi ad oggi. Perché ALBA dovrebbe essere
diversa?
Non possiamo fornire alcuna garanzia. Non offriamo
carriere, i nostri individui sono liberi, fanno una scelta di impegno
disinteressato. Ma il dato è esattamente contrario a quello che pensano i
partiti: negli ultimi vent’anni la società civile e democratica è molto
cresciuta. È vero, siamo un fiume carsico, ma la piena è sempre più forte.
L’associazione Libera, del resto, o Libertà e Giustizia sono organizzazioni
notevoli, durature, solide. La società civile ha molte deficiencies, potremmo chiamarle inadeguatezze. Ma non può essere
accusata di aver portato il paese sull’orlo dell’abisso. Quello che manca oggi è proprio un soggetto politico che
condivida con la società civile un linguaggio democratico di proposte radicali.
È la nostra scommessa.
mercoledì 25 luglio 2012
«Pensiero unico... e la gente non reagisce». Intervista a Luciano Gallino
Vindice Lecis, Il Tirreno, 24 luglio 2012
ROMA.
«Sono riusciti a far credere a milioni di persone che la situazione è talmente
grave che bisogna stare zitti. Il capolavoro è stato convincere che il primo
problema sia la spesa pubblica e non, ad esempio, l’immenso drenaggio di
risorse pubbliche andate alle banche».
Luciano Gallino, saggista, sociologo del lavoro e studioso
dell’economia italiana, non vuole cantare nel coro di quello che chiama «il
pensiero neo liberale» egemone in Italia e in Europa. È uno dei motivi della
mancanza di una reazione di massa ai tagli alla spesa e alla mancanza di
lavoro?
«In Italia in otto giorni hanno fatto una riforma delle
pensioni che i dati Inps non giustificavano. Hanno dato il via libera a un
patto fiscale con Bruxelles giudicato indispensabile ma senza un minimo di
analisi sui rischi. Hanno riformato il mercato del lavoro con provvedimenti
pasticciati. La visione neo liberale è che non ci sono alternative a tagli e
riduzione del settore pubblico».
La gente non protesta…
«Quando queste scelte sono approvate dalla quasi totalità
del Parlamento significa dire al Paese che non ci sono altre strade. Per questo
diventa quasi impossibile trovare soluzioni nell’opinione della gente. Che si
arrabbia ma non incide. Quando un partito che dovrebbe essere di centro
sinistra come il PD fa passare tutto questo, rende chiara la difficoltà a
costruire contrasti e reazioni. I movimenti, pur nella loro autonomia, se non
trovano delle sponde fanno poca strada».
Ci sono responsabilità della sinistra?
«Il PD ha fatto proprie le ricette neo liberali. La
sinistra si divide e non incide. Il risultato è una gigantesca egemonia del
pensiero neo liberale e delle loro ricette sbagliate come non si era mai vista.
Un pensiero unico dominante che riesce a convincere i cittadini che non ci sono
alternative».
Alcune riforme sembravano però necessarie.
«Quella del lavoro è poca cosa, un pasticcio, e non ha
minimamente intaccato la questione vera della precarietà. Pensiamo al patto
fiscale: non si è ben capito che rappresenterà un enorme onere per un ventennio
con quel rientro mostruoso di debito pubblico che il nostro e altri Paesi non
possono reggere in alcun modo. Con
l’urgenza, lo stato di necessità, lo spread e altro si approva tutto».
«Nessuno ha però analizzato, come è stato fatto negli Usa e
in Gran Bretagna, che la diminuzione di occupati nel pubblico provoca e causa la
diminuzione dell’occupazione del settore privato. Lungi dall’essere condizione
favorevole è invece il contrario. Intanto aumenta la disoccupazione, cresce il
precariato con leggi sbagliate che hanno prodotto il peggio del peggio. E a
Mirafiori, ad esempio, si rischia un blocco sino alla fine del 2013».
Le ricette da adottare?
«Lo Stato deve
continuare a investire e intervenire. A partire dall’istruzione e dalla formazione
come sta facendo Hollande. E, a somiglianza dell’amministrazione Obama, con un
piano di piccoli lavori pubblici per garantire l’occupazione. Questa egemonia
neo liberale sta uccidendo il Paese».
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