I fatti hanno la testa dura, dice un
proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre
esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui
ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi
a prendere atto che il Comune non può
risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello
contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio
di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della
sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a
causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente,
oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto). giovedì 2 gennaio 2014
La grettezza del misirizzi di Mombello contro gli interessi della collettività
I fatti hanno la testa dura, dice un
proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre
esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui
ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi
a prendere atto che il Comune non può
risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello
contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio
di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della
sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a
causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente,
oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto).
Le pretese di questo fanatico non possono essere soddisfatte, almeno
per quanto riguarda il terreno dietro la sua villetta, perché lo stato di fatto in cui si trova il P.I.I.,
e soprattutto la società che ne è titolare (e che è in liquidazione), impedisce
il tipo di soluzione che egli vorrebbe. Il Comune non può ritirare il suo
appello, soprattutto perché resterebbe quello presentato dalla SAN Invest, che
ha ottenuto anch’essa la sospensione cautelativa della sentenza. Il curatore del
fallimento di questa società ha
l’obbligo, impostogli dalla legge, di
realizzare il massimo del valore, che il terreno conserva solo se il P.I.I. resta vigente: ognuno capisce che si opporrebbe in tribunale alla dichiarazione di decadenza da parte del Comune, e reclamerebbe, con alte probabilità di successo, la restituzione di almeno 868.000 €., che sarebbero prelevati dalla cassa pubblica!
Il tronfio misirizzi continua a
non curarsi di questi fatti decisamente
duri. Anche dopo la “relazione ricognitiva” della dirigente del Settore Tecnico
del Comune, nella quale, seppure con un discorso non proprio lineare, sono
esposti i rischi e le difficoltà sia del ritiro dell’appello, sia di una
dichiarazione di decadenza (relazione trasmessa dall’assessore Ferrante agli
amici del misirizzi denominabili solo Asinistra,
e da costoro pubblicata), e anche dopo essersi incontrato con l’assessore, questo personaggio desolante ha l’impudenza
di “ribadire” (!) la sua pretesa folle: “l’amministrazione
si ritiri dalla causa contro i privati, che ricorrono avverso il Piano, e lo
dichiari al più presto decaduto”!
Ho già mostrato più volte quanto
le reiterate comparsate di questo ometto siano improntate da quella forma di grettezza sociale che in sociologia è
denominata “NIMBY” (Not In My Back Yard, lett. non nel mio cortile). Il “cortile” era un terreno di proprietà
pubblica posto dietro le villette di due
membri noti (e di altri sempre rimasti “clandestini”) del Comitato delle
Pacciade; un terreno occupato abusivamente per molti anni ed adibito ad orto
ed esclusivo campo per giochi infantili, praticamente recintato ma accessibile
attraverso cancelletti costruiti abusivamente, ma a regola d’arte, uno per ogni
villetta. L’ultima, in ordine di tempo, delle comparsate “NIMBY” del misirizzi
e del Comitato delle Pacciade è stata quella organizzata sul P.R. della Villa
Medolago, ma solo per aiutare due dei
soci ad ottenere qualche migliaio di euro in più nelle trattative per vendere
le loro case. Questa comparsata ha offerto al centrosinistra limbiatese
l’occasione per mostrare propagandisticamente che “mette a posto” le magagne
della giunta Romeo. In realtà (almeno per il momento) il centrosinistra, mentre
si appresta a far approvare un P.G.T. sotto la diretta regìa della speculazione
edilizia, sta cercando di “mettere a posto” solo le magagne più impresentabili e
solo quelle di “operatori” esterni al mercato edilizio limbiatese, quelle la
cui “sistemazione” non comporterebbe conseguenze generali su altri piani
edilizi che (apparentemente) non presentano caratteristiche altrettanto
macroscopicamente illegittime. Senza trascurare di tentare di salvare, prima delle decisioni della/e magistratura/e, un certo numero di
persone alle quali quelle decisioni potrebbero infliggere pesanti “danni”. Ovviamente in cambio di appoggi e/o cessazione di qualsiasi
sostanziale opposizione.
L’incapacità del misirizzi di non confondere i suoi personali interessi
(e quelli dei suoi amici) con quelli della
collettività, è totale; ma la sua impudenza, che si spinge fino al punto di
chiedere apertamente agli amministratori pubblici di far uscire dalla cassa
pubblica 868.000 € purché egli possa cantare vittoria e possa tornare ad abusare
di un terreno comunale, non potrebbe manifestarsi se egli non fosse stato
letteralmente “pompato” per anni dal PD, dall’Asinistra, da immobiliaristi
sconfitti nelle lotte interne al mercato edilizio, e da tutti i giornali locali.
Tuttavia, non si tratta solo di grettezza
personale, espressione di un’antropologia nient’affatto commendevole: se questo
tronfio ometto può non vergognarsi
di esprimere tanto apertamente le sue folli pretese, ciò è possibile solo per lo
stato miserevole in cui si trova l’opinione pubblica limbiatese, che non solo
non si rende conto di quali siano i reali obiettivi del misirizzi e del
Comitato delle Pacciade, ma soprattutto non coglie che la necessità di sistemare la
questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino sarebbe l'occasione per ri-stabilire,
finalmente e per tutti i P.I.I. o Piani
di Lottizzazione o Piani di Recupero, che, come prevede la stessa L.R. n.
12/2005:
a) gli oneri di urbanizzazione
devono essere versati e non scomputati illegittimamente ;
b) la mancata cessione delle aree
standard deve essere consentita solo sulla base di motivi fondati (l’assenza di
interesse del Comune per certe aree, oppure se la cessione rendesse impossibile realizzare il P.I.I.) e dettagliatamente esposti con apposita relazione;
c) la monetizzazione per
compensare la mancata cessione delle aree (da
concedere solo alle condizioni richiamate al punto precedente) deve essere calcolata nella misura
stabilita dalla legge, vale a dire secondo
il valore di mercato delle aree edificabili non cedute.
Non si tratta di “sistemare”
questo o quel piano edilizio. L’approvazione dei P.I.I., anche come variante
del P.R.G. e anche su aree standard, è stata possibile, purtroppo, sulla base
di una legge regionale sciagurata (quella richiamata sopra), che ha posto la
pianificazione urbanistica esplicitamente nelle mani degli “operatori” (alias speculatori) del mercato edilizio.
All’interno dei P.I.I. approvati a Limbiate sono stati inseriti, in più, vari
aspetti truffaldini che da un lato hanno consentito l’aumento esasperato delle
volumetrie, e dall’altro hanno consentito di realizzare enormi sovrapprofitti ancor
prima di cominciare la costruzione. L’addebito
(e non una semplice “richiesta di spiegazioni”, come è stato mistificato sui
giornali locali) a 31 persone fra consiglieri, sindaco, assessori e funzionari
vari, da parte della Corte dei Conti, di un danno erariale di 1.143.000 € - addebito
formulato a conclusione di indagini preliminari
avviate dopo il mio esposto -
dovrebbe far capire che ripristinare le norme di legge a proposito dei P.I.I.
(e di altri piani edilizi) sarebbe il modo non solo di ristabilire la legalità,
non solo di incamerare nel bilancio pubblico cifre assai consistenti, ma sarebbe anche il modo per costringere a
ridurre notevolmente le volumetrie pretese e concesse con i P.I.I. già
approvati.
Costringere gli “operatori del
mercato” a pagare integralmente quanto
è stabilito dalla legge, anche con la minaccia che il Comune stesso chieda
l’intervento dei tribunali, costringerebbe
a ridurre notevolmente la quantità di cemento che si continua a versare sull’ambiente.
domenica 29 dicembre 2013
Con una mano davanti e l’altra di dietro. Il P.R. della Villa Medolago dichiarato illegittimo per riapprovarlo con la stessa volumetria

Il primo elemento da tenere in considerazione per comprendere il vero scopo dell’operazione propagandistico-speculativa dell’annullamento “in autotutela” del P.R. della Villa Medolago è che viene portata avanti, in perfetto accordo, da tutta la coalizione del centrosinistra ed è condivisa anche dal centro-destra che cinque anni fa approvò, in modo del tutto illegittimo, quello pseudo piano di recupero. (Tutta la vicenda è stata minuziosamente narrata nel mio post Quando la paura (di un ricorso al T.A.R.) fa novanta...).
Il secondo elemento da considerare
è questo: è falso quanto è stato
affermato più volte dal consigliere comunale grant e gross, ma pussé ciula che baloss, che alcuni abitanti delle vetuste e
piccolissime abitazioni addossate alla villa stavano subendo la minaccia di essere
cacciati dalle loro case, e che per difendersi sarebbero stati
costretti a compiere, entro il mese di dicembre 2013, presso il T.A.R. di
Milano, atti il cui costo non erano in grado di sostenere. In realtà, si
tratta di una sola famiglia che ha presentato un ricorso straordinario al Capo
dello Stato; un altro ricorrente, invece, quattro anni fa ha perso la sua causa presso il TAR di Milano (per leggere la sentenza: click 201000188) e,
nonostante il Comitato delle Pacciade, del quale fa o faceva parte, esponesse
in quel periodo un pingue conto in banca, non è stato aiutato a presentare
appello al Consiglio di Stato. Si può vedere quale sia lo stato del ricorso superstite,
trasposto al TAR di Milano (click Tar Lombardia sede
di Milano, "Ricerca Ricorsi", 2009, n. 1868, oppure: http://www.giustizia-amministrativa.it/WEBY2K/DettaglioRicorso.asp?val=200901868).
Chiariamo subito che dopo l’ultima istanza del 24/11/2011 (domanda di fissazione dell’udienza, peraltro mai avvenuta), presentata obbligatoriamente per mantenere “in vita” il ricorso, nessun obbligo di presentare una qualsivoglia istanza ha attualmente la ricorrente che, infatti, a fronte della mancata fissazione dell’udienza, non ha più presentato alcuna istanza per manifestare di avere interesse a mandare avanti il ricorso.
Chiariamo subito che dopo l’ultima istanza del 24/11/2011 (domanda di fissazione dell’udienza, peraltro mai avvenuta), presentata obbligatoriamente per mantenere “in vita” il ricorso, nessun obbligo di presentare una qualsivoglia istanza ha attualmente la ricorrente che, infatti, a fronte della mancata fissazione dell’udienza, non ha più presentato alcuna istanza per manifestare di avere interesse a mandare avanti il ricorso.
Ma qual è la ragione di tanto
"disinteresse"? La ragione, evidenziata dalla lunga teoria di istanze e di stop and go del ricorso, è che in realtà
la ricorrente, la cui casetta (come
quella dell’altro ricorrente) non fa parte del P.R. (e pertanto, con questo P.R. non è esposta affatto al rischio di essere sloggiata) non ha mai avuto
veramente la volontà di arrivare alla sentenza, poiché il suo vero scopo non è
di ottenere che il TAR o chicchessia dichiari l’illegittimità del P.R. In
altri termini, la ricorrente ha presentato il ricorso solo per mettere i
bastoni tra le ruote alla Frua De Angeli Holding al fine di spuntare, con le
trattative che sono andate avanti per un po’, un prezzo più alto del reale valore di mercato per la cessione
della sua casetta. La holding, trovatasi nell’impasse i cui termini ho spiegato nel post richiamato sopra, ne è venuta
fuori rinunciando ad utilizzare per il suo progetto la superficie di alcune
case - superficie che avrebbe consentito la costruzione di ben 9.300 mc - ed accrescendo ancor più, rispetto alla prima
versione del piano, la volumetria “reperita” nel sottosuolo (!), ma
accentuandone, in questo modo, gli aspetti illegittimi. Frua De Angeli Holding certamente preferirebbe risolvere la controversia con un accordo
stragiudiziale, che gli darebbe la possibilità di costruire su tutta l'area, ma evidentemente le pretese della ricorrente sono eccessive, e quindi le trattative non sono mai arrivate alla conclusione. Anzi,
è probabile che ormai siano cessate da tempo.
È questa la ragione della riscoperta e divulgazione, cinque anni dopo!,
da parte del Comitato delle Pacciade
di un elemento del tutto secondario, fra quelli che concorrono a
determinare l’illegittimità del P.R.: la famigerata fotografia falsificata per mostrare
un mai esistito terzo piano da ricostruire in un’ala secondaria della villa. È
una fotografia delle cui stranezze solo io
a suo tempo mi accorsi, e le segnalai agli avvocati che a loro volta le segnalarono
nel ricorso al Capo dello Stato. Tuttavia, il terzo piano inventato, se altera scarsamente
l’aspetto di un’ala della villa (e si potrebbe spiegare così la distrazione
della Sovrintendenza ai beni architettonici, che avrà confrontato superficialmente la
documentazione presentata con quella già in suo possesso), per quanto riguarda la
volumetria non aumenta, o aumenta di poco, quella dei locali
della villa vera e propria. Quello della fotografia falsificata è stato solo un
modesto espediente per creare un clima di attenzione attorno all’iniziativa del
Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra (caratterizzata dalle falsificazioni che
solitamente denotano il loro agire) e per collocare in un alone di più grande
simpatia la decisione della giunta, che solo strumentalmente vuole sanzionare
le illegalità del P.R.
L’obiettivo vero della giunta di
centrosinistra non è quello di sanzionare l’illegittimità di un P.R. presentato
in modo truffaldino e approvato con una procedura illegittima da un organo che
non era legittimato a farlo, cioè la giunta di centro-destra: se l’obiettivo
fosse questo, il momento migliore per annullare il P.R. sarebbe nell’imminenza
della scadenza del P.R.G. vigente (30 giugno 2014), quando ormai non vi sarebbe più
il tempo per riapprovare un altro Piano di Recupero con tutte le caratteristiche di legittimità
richieste.
L’obiettivo vero della giunta (che
spiega anche l’appoggio del centro-destra che quel P.R. volle approvare a costo
di palesi violazioni della legge) è il seguente: creare, quando ancora mancano sei mesi alla
scadenza del P.R.G. che prevede il P.R. della Villa Medolago, le condizioni per farlo ripresentare
seguendo la procedura legittima. Annullato il P.R. vigente, uno nuovo potrebbe essere presentato da parte di Frua De Angeli Holding o di un
altro soggetto che acquistasse il complesso edilizio della villa e tutte
le modestissime abitazioni delle tre corti adiacenti. Tutta questa superficie consentirebbe
di costruire se non 23.000 mc (questa è la volumetria del P.R. ancora vigente)
almeno 21.500 mc., senza aver più la necessità di inventare inammissibili volumetrie sotterranee "da recuperare". E questo sarebbe possibile anche se il proponente
disponesse, per averlo già acquistato, solo del 50,1% delle superfici catastali (e
molto probabilmente Frua De Angeli Holding attualmente è in questa condizione),
o perché potrebbe in un modo o nell'altro acquisire la proprietà dell'intera area. In altri termini, il proponente potrebbe legittimamente servirsi, se necessario, anche dello
strumento dell’esproprio (previsto dalla legge) che gli
darebbe la possibilità di far sloggiare gli altri proprietari. Questi, infatti, se non volessero o non potessero partecipare pro-quota al consorzio per attuare il P.R., impedirebbero la realizzazione di un'opera pubblica (caratteristica che, una volta approvato, viene assunta da un P.R. di iniziativa privata previsto dal P.R.G.): da qui la possibilità, prevista dalla legge, dello sgombero coattivo.
Questa iniziativa della giunta, caldeggiata
sconsideratamente dal Comitato delle Pacciade e dall’Asinistra, forse invoglierà un proponente
qualsiasi a dare un po’ di soldi in più a chi ancora mette il bastone tra le
ruote del P.R. affinché lasci libero il campo, ma certamente lo metterà
nelle condizioni di poter ripresentare il P.R. con la procedura legittima, cioè lo metterà nella condizione di tenere il coltello dalla parte del manico; vale a dire che, una volta che fosse cessato il pericolo di una sentenza di annullamento del TAR (la decadenza del P.R. provocherebbe in ogni caso la
decadenza del ricorso), il proponente sarà messo in
condizione di non dover soddisfare in eccesso le pretese di pochissimi
proprietari di modesti alloggi, o di farlo solo a sua discrezione. L'indennzizzo in caso di esproprio, infatti, è previsto dalla legge solo nella misura del valore venale dell'abitazione, detratti gli oneri di urbanizzazione .
Chi ha mascherato le sue venalissime anche se legittime pretese con le motivazioni della “difesa dei beni architettonici”, del “patrimonio culturale”, dell’”ambito urbano a
maggior caratterizzazione ambientale”, in realtà (solo) con un nuovo P.R. potrebbe correre il rischio di essere sloggiato coattivamente. E potrebbe restare con una mano davanti e con l’altra di dietro.
Ma, se ciò avvenisse, ben gli starebbe, poiché avrebbe fatto meglio a portare avanti il suo ricorso con coerenza.
sabato 28 dicembre 2013
Il tempo fa giustizia. Finalmente il P.I.I. di Via Monte Sabotino inquadrato in modo (quasi) giusto
Il misirizzi di Mombello con il
suo Comitato delle Pacciade e l’Asinistra e il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss invece hanno più volte avanzato la folle
pretesa che il P.I.I. sia annullato, incuranti del fatto che in questo caso la
collettività dovrebbe sborsare alla SAN Invest la bellezza di 868.000 € (come del resto non si
preoccupano del fatto che l’annullamento sic
et simpliciter del Piano di Recupero della Villa Medolago costerebbe alla collettività 244.000 €,
e non avvantaggerebbe, peraltro, un paio di smandruppati abitanti di Via Doria).
Il burbanzoso misirizzi addirittura ha sostenuto che c’era un “atto” che aveva
dichiarato l’annullamento, ma che la dirigente del Settore Tecnico si rifiutava
(la fedifraga!), di ostenderlo.
A certi omuncoli politici ciò che
sostenevo nell’intervista sembrò cervellotico, ma avviene ora che proprio il
consigliere che non è baloss nemmeno per
un filino rende pubblica una “relazione ricognitiva” sul P.I.I. di Via Monte
Sabotino, firmata dalla dirigente del Settore Tecnico, nella quale, esaminate varie
soluzioni ipotizzabili, si arriva alla conclusione che tutte, tranne una, sono o
impraticabili o difficilissime da concludere effettivamente senza danni per il Comune. L’unica soluzione “praticabile”
(sulla quale, sembra, concorderebbe anche il curatore del fallimento) è quella che
io suggerivo: raggiungere un accordo con il curatore fallimentare per attuare
il P.I.I., naturalmente sanandone tutti
gli aspetti illegittimi. E infatti nella relazione si ipotizza una “procedura
transattiva” che potrebbe prevedere: a) la ridefinizione della convenzione attuativa
“con una volumetria decisamente più contenuta”; b) l’esclusione delle aree
esterne al piano (e quindi costringendo a risolvere, con la semplice eliminazione
dell’”oggetto del contendere”, le [ormai diventate] privatissime controversie di alcuni di fronte al Consiglio di Stato);
c) una nuova definizione di tutti gli interventi pubblici necessari per
riqualificare l’ambito”.
Tutte cose assai lontane e anche più
serie, quindi, delle pretese del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra.
Tuttavia, per ragioni elettorali e di immagine di una maggioranza che in realtà
non è più (ma lo è mai stata, dopo le elezioni?) la stessa che ha fatto la
campagna elettorale, l’operazione verrà presentata dalla Giunta come se
venissero soddisfatte le richieste della compagnia di giro sopra nominata; e già
il minga baloss la presenta come
risultato della sua “azione politica”, oscurando
che questa estate sui giornali locali sosteneva impudentemente che “non
dobbiamo farci spaventare dalla prospettiva di rendere i soldi versati dalla
SAN Invest”, e oscurando, anche, che già molti anni or sono e poi ancora a lungo il sottoscritto - e non il Comitato delle Pacciade e nemmeno l’Asinistra -
ha chiarito in questo blog e presso alcune Procure il modo in cui il
centro-destra congegnava i P.I.I. Anche Ti-che-te-tarchett-i-ball la ascriverà
a merito suo e del suo partito, anche se a suo tempo (dopo un appoggio iniziale
dato obtorto collo) egli nel suo
pseudo-partito più di ogni altro cercò di sabotare il mio lavoro per preparare sia i
ricorsi sia gli esposti. Ma facciano pure; questa è la miseria della politica-politicante
a livello di paese. Tanto, io cercherò in ogni modo di impedire che con questa
soluzione (alla quale non si sarebbe mai arrivati senza i miei esposti) si cerchi
anche (o soprattutto?) di ottenere il risultato nient’affatto secondario di esentare
un bel po’ di gente dai pesanti addebiti della magistratura contabile e di
quella ordinaria.
Si tenga ben presente, dunque,
che se si dovesse concludere la transazione delineata nella “relazione
ricognitiva”, la nuova convenzione attuativa dovrà prevedere, per quanto riguarda il valore del terreno
comunale, la cessione secondo un
valore/mq non inferiore a quello effettivo di mercato che aveva nel 2007 e,
per quanto riguarda l’eventuale monetizzazione degli standard, il calcolo deve
tener conto del valore venale delle aree
non cedute secondo i prezzi, ancora
una volta, del 2007. Inoltre non
si deve trascurare di far riacquistare materialità all’area di circa 5.850 mq,
corrispondente a parte dello standard pre-esistente, fatta sparire con una specie
di gioco delle tre carte nel piano
finanziario del 2007.
A questo proposito sarebbe allora
buona cosa se l’architetto Taglietti abbandonasse certe sue… infondate
convinzioni sul valore delle aree standard in cessione che secondo il suo
avviso non potrebbe superare i 60-70 €/mq (convinzioni che, si dice, esporrebbe con
grande sicumera), e insieme all’architetto Ferrante tenesse in giusta
considerazione il fatto che sul P.I.I. di Via Monte Sabotino anche presso la Procura del Tribunale
ordinario è stato avviato un procedimento, attualmente all’esame del G.I.P., nel quale io ho un ruolo.
mercoledì 25 dicembre 2013
Buon Natale!
Juan
Domingo Sánchez Estop
Molto prima che il
cristianesimo diventasse la religione ufficiale dell’impero romano, le date che
oggi corrispondono al Natale erano quelle di una delle più importanti feste
romane: i Saturnali. I Saturnali celebravano la fine del lavoro nei campi e il
riposo invernale dei contadini. In questi giorni gli schiavi godevano di una
relativa libertà e si celebrava anche la fine dei giorni più corti dell’anno,
l’inizio di un nuovo ciclo. Il cristianesimo recuperò queste date e in
particolare quella del 25 dicembre (giorno del Sol Invictus o di Helios
secondo il culto mitraico) per festeggiare la nascita di Gesù. Il cristianesimo
quindi situò la nascita di Gesù negli stessi giorni in cui gli schiavi potevano
godere di una certa libertà e sperare in una liberazione definitiva
simboleggiata dal berretto frigio del dio Mitra.
La chiesa celebra
in questi giorni la nascita di un uomo restio a farsi assimilare da qualsiasi
potere. L’insegnamento del Nazareno, che riprende alla lettera il messaggio
rivoluzionario dei profeti, stona in effetti con un’istituzione convertitasi
molto presto in un centro di potere a giustificazione di tutti i poteri terreni
e di ogni sfruttamento. Sorprende che si predichi il vangelo all’interno di
un’istituzione di questo tipo, così come stupisce la pubblicazione di Stato
e Rivoluzione di Lenin nell’URSS di Stalin. In tutte e due i casi un
messaggio contrario all’ordine esistente finisce per essere neutralizzato dalla
sua ripetizione rituale all’interno delle liturgie ufficiali.
Vale la pena
allora fare uno sforzo per riscoprire l’autentico messaggio di Gesù – e quello
di Lenin – al di là delle mistificazioni. Gesù non è il predicatore di
un’obbedienza basata sul terrore, predica invece un’obbedienza libera basata
sulla speranza o sulla ragione. E non predica un’obbedienza cieca, ma
un’obbedienza alla legge che coincide con la giustizia e la carità. Il
messaggio messianico di Cristo – che la Chiesa ha dimenticato – vuole fondare l’obbedienza
alla legge in una preliminare assunzione della dimensione del comune. Nessuno
prima di Louis Blanc e del Marx della Critica al programma di Gotha
aveva detto con tanta chiarezza in cosa potesse consistere una società in cui
l’accesso alla ricchezza fosse separata dalla proprietà e dal lavoro, una
società comunista. L’idea di «carità» («gratuità»: charis in greco è
la grazia, ed è propria della grazia la gratuità) coincide esattamente con un
accesso ai beni di questo mondo indipendentemente dai titoli giuridici di
proprietà e dalla subordinazione a un ordine del lavoro:
Perciò io vi
dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete,
né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più
del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non
séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro
celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si
preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito,
perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano
e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria,
vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è
e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non
preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro
celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno
di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non
preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso.
A ciascun giorno basta la sua pena
[Matteo, 6:25]
Gesù chiama a
condividere, ad abbandonare la proprietà, a non preoccuparsi per l’economia e a
credere piuttosto nella libera capacità produttiva del comune e della comunità:
Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei
cieli; e vieni! Seguimi [Luca, 18:22]
In termini moderni
si direbbe: Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi
bisogni. I veri discepoli del figlio del falegname non sono i grandi prelati né
i potenti, ma i comunisti e gli atei. I comunisti in quanto difensori non degli
orrori del socialismo di Stato, ma del regime del comune fondato sulla
giustizia e la carità , ovvero una giustizia fondata non sulla proprietà ma sul
libero accesso al comune.
E gli atei
dicevamo, ma anche in questo caso gli atei veri, quindi non quelli che
difendono un’atroce religione della Storia, dello Stato o qualsiasi altro
incubo. I veri atei sono quelli che non credono nella provvidenza, né in un
ordine dell’Universo, ma nella gratuità e nell’aleatorietà della storia e della
natura, nella fondamentale aleatorietà del necessario. Tra questi atei della
grazia ci sono naturalmente, insieme ai materialisti che rifiutano il principio
di ragion sufficiente, i cristiani che propugnano insieme ai teologi della
liberazione una «teologia dei predicati» che afferma non che «Dio è amore», ma
che «l’amore è Dio», che il figlio dell’uomo è Dio, e che fuori dalla comunità
degli uomini, fuori dal regno di questo mondo, non c’è nessun Dio.
Non lasciamo il
Natale in mano a quelli che hanno crocifisso Gesù, ai prelati e ai potenti, a
quelli che rubano ai poveri. Il Natale non appartiene a loro, ma all’unica
comunità in cui credette Gesù, all’unico popolo di Dio che a sua volta è Dio
stesso, non il Dio Unico perché la sua divinità è intrinsecamente molteplice ed
è l’unica che merita di essere chiamata Dio. Dentro e contro una tradizione
cristiana degenerata e corrotta dal potere, festeggiamo la nascita di un grande
protagonista della libertà comunista e atea: Gesù di Nazaret.
Buon Natale!
Buon Natale!
[Lettera alfapiù, 25-12-2013]
martedì 24 dicembre 2013
Farmacopea pellegatiana per "cogliere le più innovative tendenze delle città Europee"
L’assessore
all’urbanistica che c’era prima, subito dopo le sue dimissioni disse che
avrebbe passato un po’ di tempo a “leccarsi le ferite”. La sua lingua, infatti, oltre al resto produce anche una saliva galenica. Poi, finita l’auto-sanificazione, si
mise a distribuire “pillole”. Diceva che con le sue pillole avrebbe placato la
nostra sete di sapere perché si era dimesso, che ci avrebbe dimostrato che, per salvare l’anima sua,
non gli era rimasto altro che il gesto estremo delle dimissioni. Ci raccontò quali
oltraggi gli aveva inflitto il progettista del
PGT con una mail, che a riprova ci mostrò. Documentò anche i plagi testuali che
ci sono costati decine di migliaia di euro. Tuttavia, gli effetti delle pillole
tardavano a manifestarsi. Io gli chiesi, allora, di esporre e chiarire su quali
precisi contenuti le divergenze con i progettisti del PGT si erano rivelate non
più componibili; di raccontare il modo in cui il sindaco e il suo partito e il centrosinistra tutto l’avevano abbandonato nel
gelo dell’Artico con una piccola scorta di arbusti per l’ultimo fuoco, e se ne
erano andati via appresso ai tecnici. L’assessore che c’era prima rispose: “Non
mancherò”.
Invece
è mancato. Il chiarimento, intendo dire; Pellegata c’è ancora. Ed è tale e quale
come prima, a parte l’incarico dismesso. Il proposito di riflessione autocritica che aveva manifestato è durato l'espace d'un matin. Dopo averle prese dalla Ripamonti e da
Ti-che-te-tarchett-i-ball al congresso del circolo locale del PD, che i due hanno stravinto, tanto da infischiarsene di entrare nel
comitato direttivo, e dopo aver assistito alla batosta subita dall’ossimorico
leader nazionale sul quale aveva puntato (Cuperlo, dalemiano e “di sinistra”!),
ha deciso di diversificare la produzione farmaceutica, ma tornando all’antico. Basta
con le pillole sulle controversie che avrebbe sostenuto con i
tecnici del PGT. Avanti con gli sciroppi: quello che voleva fare lui come
assessore (cosa?), quello che avrebbe paura di fare il sindaco (paura?), il “consumo
di suolo”, lo “sviluppo che avrebbe potuto cogliere
le più innovative tendenze delle città Europee”, “la creatività”, “l’agricoltura
urbana”, “le strade di liberazione
collettive” (da percorrere con la giunta di centro-destra della Provincia di
Monza e con il Comitato delle Pacciade!), etc. etc. etc.
Basta... basta...! Un po’ d’aria, per favore.
Quanto alle sue dimissioni: visto che non ha voluto
restarsene in silenzio, Pellegata dovrebbe avere il coraggio di raccontare come si è svolta veramente la
vicenda. Come mai, invece di ottenere la testa del progettista, è avvenuto che
lui, Pellegata, è stato costretto (e da chi) a decapitarsi da solo.
Quanto al resto: chiaro che non si può pretendere che
Pellegata diventi un frate trappista, tuttavia dovrebbe almeno astenersi per
molto tempo ancora dal parlare di difesa
del suolo, perché fino al suo ”incidente di percorso” egli ha “creativamente” collaborato a preparare la colata di cemento
che scenderà su Limbiate dopo l’approvazione del PGT. E, adesso che ha
dovuto andarsene, collabora invece alla diffusione della favola secondo la
quale la Giunta
Provinciale di Monza avrebbe vincolato molte aree di Limbiate
come parte della rete di ricomposizione paesaggistica, o come aree agricole
strategiche!
Intanto, se si esaminano non solo le planimetrie, ma anche le norme tecniche del PTCP si arriva facilmente alla conclusione che non è vero. Ma soprattutto: adesso Pellegata vorrebbe dare a vedere che predica bene, ma quand’era assessore ha razzolato malissimo.
Intanto, se si esaminano non solo le planimetrie, ma anche le norme tecniche del PTCP si arriva facilmente alla conclusione che non è vero. Ma soprattutto: adesso Pellegata vorrebbe dare a vedere che predica bene, ma quand’era assessore ha razzolato malissimo.
La delega all’urbanistica Pellegata l’ha avuta all’inizio
dell’estate del 2012, ma già tre mesi prima aveva tranquillamente approvato,
con il sindaco che adesso accusa di mancanza di coraggio, una delibera per
inviare alla Provincia di Monza delle “osservazioni” al PTCP (adottato ma non
ancora approvato) che chiedevano, fra l’altro, di togliere il vincolo ad
attività agricola di valore strategico posto sull’area di Via Ravenna; in
cambio, di metterlo su aree già vincolate
ad attività agricola, con il risultato di diminuire di molto la già esigua superficie di
Limbiate destinata alle attività agricole. Vale a dire che la Giunta Comunale
non proponeva affatto una compensazione, poiché le aree che erano proposte
in cambio di quella di Via Ravenna erano quasi tutte aree pubbliche già vincolate ad attività
agricole nel PRG vigente, e per la maggior parte servono come aree didattiche per l’Istituto Tecnico Agrario
Statale di Mombello.
Già, l’ITAS di Mombello. Pellegata si è diplomato lì, mentre adesso si occupa di consulenza e sostegno (anche se non nel settore dell'agricoltura) per la creazione di
piccole imprese e cooperative di giovani (con finanziamenti pubblici, suppongo). La sua specialità sarebbe, pare, la creazione di ”incubatori
d’impresa”. Tuttavia, facendo l’assessore ha dato prova della creatività che
continuamente invoca soprattutto sperperando un bel po’ di quattrini nostri in iniziative
demenziali (tutti ricordano, per esempio, l’invito ad appendere vasetti di
fiori su pali di varia natura posti lungo le pubbliche vie - e per cortesia non ricominci con la solfa del concorso di idee). Evidentemente non
ha creduto che fosse molto creativo usare quei denari per espropriare (o almeno
affittare) qualche area che ormai da moltissimi anni è agricola solo di nome, per crearvi
qualche piccola cooperativa di produzione ortofrutticola e vendita diretta da far gestire a giovani. Impegnato a “cogliere le più innovative
tendenze delle città Europee”, non gli sarà sembrato molto creativo pensare che già solo l’area di
Via Ravenna (attualmente agricola solo per figura) avrebbe potuto fornire la terra per diverse aziende di
dimensioni non modestissime. (In Valle d’Aosta – dove l’agricoltura è quasi
tutta biologica e qualsiasi produzione è di grande qualità - la
superficie media dell’azienda agricola è 1.200 mq; l’area di Via Ravenna è di
circa 50.000 mq).
Propongo una petizione popolare affinché Pellegata sia “incubato” per decreto per
qualche mese almeno. Senza PC.
domenica 22 dicembre 2013
I pendolari della Milano-Limbiate danneggiati da peones e deputati abusivi del PD e dal sub-assessore limbiatese al tram
Alcuni deputati lombardi del PD (alcuni dei quali, giusta
la recente sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, sono deputati abusivi) nei loro blog millantano il testo
“emendato” del comma 51 della legge di stabilità 2014 come “messa in sicurezza”
della linea tramviaria Milano-Limbiate, come “grande risultato politico”, ma di
sicuro per il momento c’è solo che questi peones,
con i loro emendamenti dissennati, che prontamente sono stati svuotati dal
governo, sono riusciti ad impedire per
legge al Ministro delle Infrastrutture (il milanese Lupi, del NCD) l’eventuale scelta discrezionale di non includere anche il progetto della Milano-Limbiate fra gli interventi che il CIPE dovrà obbligatoriamente de-finanziare.
Ciò
che viene oscurato, infatti, è che l’obiettivo del comma “emendato” solo apparentemente è “di accelerare
gli interventi in aree urbane per la realizzazione di linee tramviarie e
metropolitane”, ma in realtà serve per trovare rapidamente i soldi per finanziare un nuovo tratto della Metrotramvia di Padova (e ora anche di quella di Venezia). Un obiettivo che con tutta evidenza è stato formulato e annunciato e infine scritto
nella legge di stabilità sulla base degli accordi fissati nel corso degli incontri
di fine estate di Lupi con alcuni capataces padovani
del PD (click http://www.padovaoggi.it/cronaca/tram-padova-nuova-linea-voltabarozzo-stazione-stadio.html; http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/09/12/news/lupi-si-al-tram-ma-subito-i-lavori-1.7732206).
Questi accordi sono stati preceduti da una pressione forte e costante (click
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/08/11/news/il-comune-pensa-al-sir3-stadio-voltabarozzo-la-nuova-linea-del-tram-1.7563345); ad essi il candidato sindaco del PD (attualmente vice facente funzione di sindaco) e il PD padovano tutto annettono una grande importanza
in vista delle elezioni che si svolgeranno fra pochi
mesi (click Parlamento
al lavoro per la nuova linea del tram di Padova).
Si
può avere un’idea dell’importanza di questi accordi, e dell’indisponibilità a
modificare gli obiettivi che con il comma 51 la lobby dei "compagni" veneti intende raggiungere, se si considera che nella Commissione
Bilancio della Camera, dove sarebbe stato ottenuto il “grande risultato” dei peones lombardi del PD, il sottosegretario Baretta (veneziano, del PD), esprimendo il parere del
Governo sulle proposte emendative riferite al comma 51 giunto dal Senato, prima ha “fatto
presente” e poi ha “ribadito che il Ministero competente per il merito [cioè quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, ndr] ha espresso parere contrario su di esse”
(quindi anche su quelle provenienti dalla IX Commissione Trasporti) (click http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2013/12/13/leg.17.bol0140.data20131213.com05.pdf,
pp. 14 e 15).
È
questo parere, e non gli emendamenti dei peones lombardi, il viatico con il quale il comma 51 "emendato" tanto dissennatamente giungerà al Ministero, vale a dire al
Ministro in persona ed ai suoi più stretti collaboratori, i quali, tenendo conto
degli accordi presi da Lupi con gli alleati di governo (accordi addirittura tradotti
in un testo di legge) e tenendo conto dell’impossibilità per il progetto della
Milano-Limbiate di trasformarsi in pochi mesi in un’opera appaltata, faranno approvare
dal CIPE (che è un'articolazione del governo composta da ministri) la graduatoria per
l’assegnazione dei fondi racimolabili con le revoche dei finanziamenti
non effettivamente assegnati ad altre opere che ancora sono più o meno in alto mare.
Ora,
si può stare certi che il ministro (e sindaco uscente di Padova) Zanonato &
C. hanno ben calcolato che solo con il Fondo revoche sarà possibile finanziare un
progetto della sua città rimasto nel cassetto per diversi anni, e che queste risorse potrebbero
anche risultare insufficienti, altrimenti non vi sarebbe stata la necessità di inserire
nella legge di stabilità il comma 51 con un testo che prevede expressis verbis la priorità della
Metrotramvia di Padova. Con queste premesse, è una previsione quasi certa che
nella graduatoria del Fondo revoche la Metrotramvia di Padova sarà al primo posto e quella
di Venezia al secondo, poiché entrambe sono opere già progettate e parte di un insieme
di lavori già in corso. La linea Milano-Limbiate nella migliore delle ipotesi
sarà collocata al terzo posto, ammesso che altre amministrazioni non insorgano nelle prossime settimane per
difendere altri interventi revocati, ma che sono in una fase progettuale più
avanzata, affinché siano anteposti alla linea milanese.
Questo
sarà, molto probabilmente, il “grande risultato politico” ottenuto da un’aspirante
cavallerizza e deputata abusiva di Bollate, che avrebbe "capitanato" (in sella al cavallo?) i suoi amici peones lombardi del PD, e dal sub-assessore limbiatese al tram. Costui, per più due anni non ha saputo fare altro che il gregario di un “boia chi molla”, i cui boatos ha sempre dovuto rincorrere ed assecondare, con il risultato che il Comune di Limbiate non solo non ha mai avuto alcuna
voce in capitolo, per quanto riguarda il contenuto e le fasi di elaborazione
del progetto, ma si è anche impegnato a pagare circa 2.450.000 € per una linea
della quale non è proprietario, né si prevede che lo diventi; una linea che
per molti anni attraverserà il territorio di Limbiate solo per poche decine di metri, con una
sola fermata posta al margine estremo (ma già nel Comune di Varedo) del
quartiere che da solo ha circa un terzo degli abitanti del comune; una linea irraggiungibile a piedi dall'80% dei possibili utenti. In più, il Comune di Limbiate dovrà pagare anche per lo
studio, imposto dal Comune di Paderno Dugnano, della fattibilità del prolungamento
della Metropolitana n. 3, che solo fino a quel comune (cioè solo fino al futuro mega piano edilizio sull'area ex Tonolli) dovrebbe arrivare!
Una
dimostrazione più chiara di inettitudine all'amministrazione degli interessi
pubblici non potrebbe essere data.
giovedì 19 dicembre 2013
Xe pezo el tacón che el buso. I deputati lombardi del PD e il governo rendono obbligatoria la revoca dei finanziamenti per il tram Milano-Limbiate
Nel testo del comma 51 del
maxiemendamento alla cosiddetta legge di stabilità approvato dal Senato, la
revoca dei finanziamenti per la “Metrotramvia” Milano-Limbiate non era espressamente
prevista; e quindi vi sarebbe stata la possibilità che l’intervento non
fosse incluso fra quelli che, ancora non affidati con apposito bando di gara,
il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti deve proporre (cioè indicare prescrittivamente) al CIPE affinché
siano de-finanziati.Invece, il testo “emendato” (mai parola assunse un significato più grottesco!) dalla Commissione Bilancio e Tesoro della Camera, che domani sarà approvato con il voto di fiducia, prevede espressamente che il finanziamento della Milano-Limbiate debba provenire dalle risorse del Fondo revoche - e ciò comporta, quindi, la revoca del finanziamento assegnabile al progetto milanese secondo la delibera del CIPE n. 25/2013 (poiché, appunto, ancora non è stato affidato con apposito bando di gara), per non aumentare le uscite del bilancio del Ministero.
Le “cinque semplici parole” inserite come emendamento dalla Commissione Bilancio cambieranno “il destino di una delle infrastrutture più importanti per il territorio a nord di Milano”, ma in peggio, al contrario di quello che dice un letteralmente farneticante comunicato auto-apologetico del PD di Limbiate e del sub-assessore Ti-che-te-tarchett-i-ball!
Altro che modifica “ben studiata”! Essa, al contrario, è una modifica dissennata, poiché la Milano-Limbiate, che nel programma di finanziamenti della delibera del CIPE appena citata era penalizzata esclusivamente dalle lungaggini della Provincia di Milano che impediscono di bandire la gara d’appalto, nell’assegnazione delle risorse del Fondo revoche subirà la concorrenza non più solo della Metrotramvia di Padova, ma anche di quella di Venezia, che possono essere messe in cantiere nel giro di pochi mesi, e di tutte le altre opere revocate, che nel Fondo potrebbero andare a finire.
I mistificatori (ma più che altro sono solo dei patetici bauscia di periferia) del PD non hanno per niente fatto “tornare a disposizione i finanziamenti statali”: al contrario, se questi prima erano assegnabili, una volta che fossero state soddisfate tutte le condizioni stabilite dal D.M. n. 99 del 16-2-2009 (fra le quali l'appalto già assegnato), ora molto probabilmente sono spariti.
Altro che “lavoro di bisturi”! Mai una metafora fu più inappropriata: il bisturi è in realtà un coltello che, se usato con imperizia, provoca danni irreparabili o addirittura la morte del paziente! Come, probabilmente, in questo caso.
Nessuno ha “capitanato” nessuna “struttura tecnica”. Per peggiorare ulteriormente un testo dalle conseguenze già tanto disastrose per i pendolari della linea Milano-Limbiate, non è stata usata nessuna competenza, ma solo il mediocrissimo bric-à-brac al quale da sempre si dedicano i parlamentari che, per “curare” gli interessi del proprio collegio, cercano di infilare nelle leggi un emendamento qua, un altro là, e nel tentativo di strappare risorse più o meno grandi certo non stanno a badare alla ratio della legge da approvare.
Solo che questa volta la coperta è ancora più corta del solito, e i gruppi contro i quali si devono rivolgere le proprie brighe non solo sono troppo forti, ma sono anche del proprio partito. La lettura degli atti parlamentari dimostra che sono stati proprio il PD e il governo a ricorrere al metodo brutale del “machete”. A parole, vi è stato qualche larvato riconoscimento della validità degli argomenti delle minoranze (per esempio da parte del presidente della Commissione Bilancio, Boccia, del PD), ma nei fatti sono state brutalmente respinte le proposte delle opposizioni di restituire alla legge di stabilità la sua funzione di indirizzo sulla struttura del bilancio dello Stato, invece di svilirla a chilometrico elenco di misure volte a soddisfare un’infinità di richieste localistiche (e che la legge di stabilità abbia in realtà queste caratteristiche è stato ammesso in aula anche dal ministro Franceschini nel porre la questione di fiducia) - e quindi sono state respinte, senza dare la possibilità di una vera discussione, anche le proposte di cancellare in toto il comma 51, cancellazione che, essa sì, avrebbe salvato la Milano-Limbiate dalla revoca.
Non vi è stato nessun “vaglio” degli emendamenti dei deputati lombardi del PD; al contrario, essi sono stati decapitati con un paio di “colpi di machete” dal governo e dal PD. Ma non solo: ai deputati lombardi di questo “partito” (ma, come si è visto ancora una volta, il PD è soprattutto un assembramento di gruppi elettorali) è stato imposto di rinunciare a qualsiasi velleità di contrastare i “compagni” padovani, ed è stato imposto (anche se formalmente “proposto”) di far passare uno solo dei loro emendamenti, ma con il testo che voleva il governo, ovviamente del tutto inoffensivo per gli interessi dei "compagni" padovani.
Le “forche caudine” non sono state affatto quelle di una discussione dalla quale sarebbe emersa la validità degli emendamenti dei deputati lombardi del PD, ma solo quelle dell'imposizione, da parte del governo, che fosse supinamente accettato che per assegnare i finanziamenti del Fondo revoche la priorità, nei fatti, sia data inevitabilmente non solo alla Metrotramvia di Padova, ma anche a quella di Venezia, e solo in subordine alla “Metrotramvia” Milano-Limbiate!
L'evocazione delle "forche caudine" potrebbe essere catalogato come un ennesimo episodio di falsa coscienza; tuttavia, lungi dall'assurgere alla funzione di ideologia, resta al livello infimo della pura e semplice falsificazione della realtà. È solo propaganda di infima qualità.
domenica 15 dicembre 2013
Un altro “scippo di metrotranvia” inventato da un “boia chi molla” e dai suoi gregari del PD
Un
altro capitolo della “sobillazione dall’alto” alla maniera dei “Boia chi molla”
(1970, moti di Reggio Calabria), periodicamente riattivata dall’assessore provinciale
ai trasporti, De Nicola, seguito dal PD, da pseudo-giornalisti di paese disinformati e, purtroppo, anche da
alcuni “comitati”, è quello del presunto “scippo” dei finanziamenti per la Metrotramvia
Milano-Seregno. Anche in questo caso, lo “scippo” sarebbe
decretato dalla Legge di Stabilità 2014 che, trasformata dal governo in maxiemendamento
già approvato al Senato, prevederebbe la revoca dei fondi già assegnati ad
un’opera già appaltata.
Vale
la pena di riportare integralmente il testo del comma scippatore, con i link di
tutte le leggi che vi sono richiamate:
c. 60. All'articolo 46-ter
del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con
modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, il comma 5 è sostituito dai
seguenti:
«5. Al fine di garantire la tempestiva realizzazione delle opere Expo indispensabili per l'Evento e per far fronte al mancato contributo in conto impianti dovuto dai soci inadempienti, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Commissario Unico di cui all'articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, sentiti gli enti territoriali interessati, sono revocati e rifinalizzati i finanziamenti statali relativi ad opere connesse all'Evento, già incluse in apposito allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2008, e successive modificazioni, ovvero previsti nell'ambito delle opere di pertinenza del tavolo istituzionale comprensivo degli interventi regionali e sovraregionali istituito con il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008 e presieduto dal Presidente pro tempore della regione Lombardia.
5-bis. Per l'attuazione del comma 5, i finanziamenti statali relativi alle opere di connessione infrastrutturale del tavolo Lombardia di cui al predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008 individuati con atto del Commissario Unico d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti confluiscono in un apposito fondo iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale per lo sviluppo del territorio, la programmazione ed i progetti internazionali denominato ”Fondo unico EXPO: infrastrutture strategiche di connessione all'Expo 2015” e finalizzato alla realizzazione delle opere indispensabili per lo svolgimento dell'Evento.
5-ter. Le somme di cui al comma 5-bis sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate sul Fondo unico Expo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
«5. Al fine di garantire la tempestiva realizzazione delle opere Expo indispensabili per l'Evento e per far fronte al mancato contributo in conto impianti dovuto dai soci inadempienti, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, su richiesta del Commissario Unico di cui all'articolo 5 del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, sentiti gli enti territoriali interessati, sono revocati e rifinalizzati i finanziamenti statali relativi ad opere connesse all'Evento, già incluse in apposito allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 26 novembre 2008, e successive modificazioni, ovvero previsti nell'ambito delle opere di pertinenza del tavolo istituzionale comprensivo degli interventi regionali e sovraregionali istituito con il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008 e presieduto dal Presidente pro tempore della regione Lombardia.
5-bis. Per l'attuazione del comma 5, i finanziamenti statali relativi alle opere di connessione infrastrutturale del tavolo Lombardia di cui al predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 22 ottobre 2008 individuati con atto del Commissario Unico d'intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti confluiscono in un apposito fondo iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – Direzione generale per lo sviluppo del territorio, la programmazione ed i progetti internazionali denominato ”Fondo unico EXPO: infrastrutture strategiche di connessione all'Expo 2015” e finalizzato alla realizzazione delle opere indispensabili per lo svolgimento dell'Evento.
5-ter. Le somme di cui al comma 5-bis sono versate all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate sul Fondo unico Expo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio».
Dunque,
i finanziamenti revocati e rifinalizzati
sono quelli per le opere connesse ad EXPO 2015 elencati in “apposito allegato” al DPCM 22 ottobre
2008 “e successive modificazioni”. Chi ha la pazienza di leggere l’allegato e
le successive modificazioni scopre
che né nell’originale né nelle modificazioni è elencata la Metrotramvia
Milano-Seregno, i cui finanziamenti quindi non sono affatto revocati dal comma 60 del
maxiemendamento.
Si
rivela, quindi, per la miserevole disinformazione propagandistica che è quella
diffusa per mezzo di giornali e giornalucoli, secondo la quale la presunta
revoca
«comporterebbe
il risarcimento (anche con i soldi dei milanesi) dell'azienda aggiudicataria
per un danno economico pari al 10% del valore dell'opera, circa 13 milioni di euro, nonché di tutte le attività già svolte,
dagli espropri alle progettazioni» (De Nicola su il
Giornale, 29 novembre 2013).
L’assessore De Nicola che, all’inizio del 2011, quando
ancora le “Metrotramvia” Milano-Limbiate non era nemmeno presa in
considerazione dai programmi di finanziamento del CIPE, si inventava un
finanziamento “già stanziato” che si rischiava di”perdere” per le
“inadempienze” dei Comuni (mentre nemmeno lui nulla faceva per almeno fermare
l’obsolescenza della linea, i cui materiali fissi e rotabili erano ormai
fradici – tanto da provocare di lì a poco il divieto di esercizio da parte
dell’USTIF), adesso si inventa anche la revoca di finanziamenti già stanziati dal CIPE (delibere n.
52/2008 e n. 67/2008 - ben prima quindi del DPCM per EXPO 2015), sulla base
della legge 21 dicembre 2001, n. 443
(cosiddetta “legge obiettivo”), tanto che il primo lotto funzionale della
Metrotramvia Milano-Seregno è stato già appaltato e il suo cantiere già aperto (e
quindi non rientra nemmeno fra le “revoche” previste dal comma 51 del
maxiemendamento, fra le quali rientra invece la Milano-Limbiate –
sulla quale v. Una
“metrotramvia” mai finanziata, quasi revocata, prioritaria per finta).
Purtroppo
molti si sono fatti letteralmente scaldare
non solo da De Nicola (Fratelli d’Italia), ma anche da molti politicanti di
centrosinistra, condannati a subire periodicamente l’iniziativa spregiudicata
di questo vecchio arnese della più squalificata destra fascista dalla loro
insipienza e soprattutto dall’essere sostanzialmente interni od omogenei alle
logiche speculative di chi è favorevole, certo, agli interventi pubblici sui trasporti, ma è interessato soprattutto agli affari edilizi che essi possono promuovere, facilitare, aumentare.
Ma
il presunto “scippo” dei finanziamenti per la Milano-Seregno, che
ancor più di quello che riguarderebbe la Milano-Limbiate è
inventato di sana pianta, dovrebbe suonare, finalmente, come un campanello
d’allarme per chi – vale a dire gli utenti ed i cittadini che non si rassegnano
a farsi manipolare dai partiti – non ha altri interessi se non quelli della
difesa dei trasporti pubblici. Un’attitudine critica nella considerazione della
questione delle metrotramvie consentirebbe,
forse, di riacquistare la propria
autonomia, di pensiero e di azione, per mettere in discussione anche l’operato
degli amministratori e dei politicanti locali.
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