lunedì 6 gennaio 2014

Più Parco per poter eliminare anche i vincoli del PTCP. 2






O Vale da Pedreira Ferrari no 2025
L’inserimento dell’area di Mombello nel Parco delle Groane, al fine di individuare la rete ecologica comunale, nei fatti è imposto, come abbiamo già visto, dall’art. 31, comma 4 punto c. delle Norme del PTCP. Sulla base del medesimo articolo dovrebbe essere inserito nel Parco anche il resto della RVRP individuata sul territorio di Limbiate, vale a dire tutta l’area Carrefour-PIP-Via Monza-Zona Cimitero Maggiore, della quale i “proponenti” stranamente non si curano. Ma l’inserimento di un’area RVRP nel Parco non può significare, come forse qualcuno dei veri proponenti pensa, che sulla sua effettiva destinazione urbanistica può allora mancare il controllo esercitato dal punto di vista della pianificazione urbanistica sovra-comunale. Questo è un compito istituzionale specifico di un ente come la Provincia (e domani la Città Metropolitana) e non del Parco delle Groane. Ad un Parco, anche se Regionale, solo latamente sono affidati compiti di pianificazione urbanistica. Il PTC del Parco delle Groane demanda ai Comuni la pianificazione urbanistica, ma sempre in ambito comunale e non sovra-comunale. L’area di Mombello, invece, è eminentemente un ambito di interesse sovra-comunale.

Ora l’esperienza dimostra, come vedremo più avanti, che è facilissimo intervenire senza alcun controllo in un organismo ristretto per far passare una variante urbanistica di natura speculativa che sta a cuore alla maggioranza politica che in un dato momento ha in mano un comune. L’organo deliberativo del Parco delle Groane non è direttamente eletto dai cittadini. Ognuno dei sindaci ha un peso commisurato al territorio e alla popolazione del suo comune (ma il Comune di Milano, senza nemmeno un mq di territorio nel Parco, ha in mano il 40% del potere decisionale!). In un organo di questo tipo, tutte le scelte sono decise dopo un mercato di favori tra un Comune e l’altro, tra un gruppo politico e l’altro. La trasparenza (e non parliamo della possibilità di controllo da parte dei cittadini) è ancor minore che nel caso della Provincia o (domani) della Città Metropolitana, istituzioni sulle quali, per le loro dimensioni, è rivolta costantemente l’attenzione del’opinione pubblica.

Probabilmente qualcuno spera, con l’inserimento dell’area di Mombello nel Parco delle Groane, di sottrarla all’applicazione delle norme del PTCP, il cui articolo 31 afferma categoricamente:

“all’interno della rete verde di ricomposizione paesaggistica, individuata ai sensi del comma 1  o definita ai sensi dei commi 4 e 5, non possono essere realizzate nuove edificazioni e opere che comportino l’impermeabilizzazione del suolo”.

Le sole eccezioni ammesse sono quelle per:

- le nuove edificazioni che possono essere realizzate “all’interno degli ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico” [AAS, che possono coincidere con aree della RVRP];

- “le previsioni degli atti di pianificazione urbanistica comunale vigenti alla data di adozione del PTCP”;

- “la viabilità di interesse sovra comunale se non diversamente collocabile”.

Ma l’articolo 31 è anche quello che esclude, già all’inizio, la sua applicabilità alle aree comprese nei Parchi regionali:

“La disciplina del presente articolo non si applica alle aree comprese nei Parchi regionali”.

Ora, la disciplina delle N.T.A. del PTC del Parco delle Groane (si veda per esempio l’art. 38, dedicato alla Pianificazione Comunale Orientata) è assai più elastica di quella del PTCP; le norme del PTC del Parco consentono “pianificazioni” di iniziativa comunale su ampie zone,

“dove il Comune può definire qualsiasi indice edificatorio” (come ha rilevato criticamente la DGR 25 luglio 2012, n. IX/3814).

Un esempio di ciò che può accadere nel Consiglio di Gestione e nella Comunità del Parco, e dell’elasticità con la quale è possibile pianificare all’interno del Parco per iniziativa comunale, lo abbiamo già avuto con l’approvazione della Variante 2009 al PTC del Parco, quando, su richiesta della Giunta Comunale di Limbiate (ovverosia del centro-destra di Romeo), l’area di Via Cairoli fu destinata a Pianificazione Comunale Orientata.

La “Variante generale”, nella quale era compresa la P.C.O., fu firmata dallo stesso progettista che firmerà il PGT di Limbiate.

Quella P.C.O. violava vincoli assoluti di inedificabilità (zona di rispetto cimiteriale, fascia di rispetto dei fiumi) posti da leggi statali, e quindi prevalenti sia sul PTC del Parco sia sul PRG comunale, e violava anche il PTC della Provincia di Milano (allora ancora vigente per Limbiate) e il PTR della Lombardia.

La variante fu approvata anche dal centrosinistra (compresa la rappresentante della Provincia di Milano, appartenente a Rifondazione Comunista!), che però fingeva di protestare con una ridicola marcia di 200 metri! A nulla valsero i miei avvertimenti sulla reale natura della variante specifica che riguardava l'area di Via Cairoli, rivolti sia alla tizia appena nominata, sia ad un poveretto al quale ancora non riservavo l’appellativo (in realtà assai benevolo: ben altri ne meriterebbe) di grant e gross, ma pussé ciula che baloss.

Tutta la manovra, compresa soprattutto la proposta di permutare l’area privata, sulla quale erano rimasti i vincoli sopra richiamati che nei fatti la rendevano inedificabile, con un’area comunale che ovviamente avrebbe dovuto essere di pari estensione e soprattutto edificabile, fu smascherata da me [v. Peggio del giovane Sindona]. Alcuni degli autori della proposta “di permuta” di quattro anni fa si ritrovano fra quelli della proposta odierna: per esempio Ti-che-tarchett-i-ball e il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss. E anche la mobilitazione che si sta già organizzando per sostenere la proposta “più Parco” ha le medesime caratteristiche truffaldine di quella che poi sfociò nella “proposta di permuta”.

L'operazione, tuttavia, dopo la mia denuncia risultò troppo smaccata, anzi pericolosissima, e quindi il centrosinistra prudentemente rinunciò alla bella ponzata della “permuta”. Addirittura, quando poi arrivò al potere fece marcia indietro ufficialmente ma, ovviamente, in silenzio (v. delibera G.C. n. 159 del 27 luglio 2011). Qualcun altro dei proponenti (un immobiliarista rimasto nell’ombra) pensò anche che dopo la mia denuncia era meglio chiedere - tramite una delle comparsate del Comitato delle Pacciade - ad un suo amico assessore della Regione (un ex socialista che è stato filmato ad una cena elettorale con ‘ndranghetisti) di far correggere la variante alla Giunta Regionale. Cosa che poi avvenne, ancora una volta nel silenzio più totale: nessuno, infatti, nemmeno il Comune di Limbiate, ha dato pubblicità alla cancellazione (con la DGR citata) della Pianificazione Comunale Orientata sull’area di Via Cairoli (ma i privati interessati, dopo aver preparato… il terreno [è il termine più appropriato!] sono tornati alla carica in occasione del PGT).

(segue)

sabato 4 gennaio 2014

Più Parco per poter eliminare anche i vincoli del PTCP. 1






O morro de Mombello no 2025
La “proposta” di includere la vasta area attorno agli ex ospedali psichiatrici Antonini e Corberi nel Parco Regionale delle Groane è una colossale mistificazione. Essa è sì in linea con il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Monza, ma solo perché ottempera ad un obbligo imposto dal PTCP, che non impedirà, tuttavia, le già progettate speculazioni edilizie sull’area. La qualità culturale e il contenuto "ambientalista" dell’iniziativa, presentata con una “relazione accompagnatoria” che non è altro che una congerie di frasi fatte e di luoghi comuni, sono prossimi allo zero. Senza preservare affatto, a sua volta,  l’area da operazioni speculative (anche se magari condotte da enti pubblici), la “proposta” copre i tentativi di eliminare o almeno eludere i debolissimi vincoli che il PTCP ha posto su quella e su altre aree. È la vaselina per far passare più di 135.000 mc di cemento sull’area della ex Cava Ferrari (che si aggiungeranno a più di 14.000 mc già approvati con il P.I.I. “Viale dei Mille”, previsto sulla stessa area, e ad altre centinaia e forse migliaia di mc che saranno approvati per soddisfare almeno una parte delle molte richieste per aree confinanti).

L’area è stata inclusa dal PTCP fra quelle che fanno parte della “Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica”. La RVRP è individuata, come dice il comma 1 dell’art. 31 delle “Norme” del PTCP”, “con valore prescrittivo e prevalente”, dall'Allegato “D-5" - Tavola 6a1T. L’individuazione “prescrittiva e prevalente” comporta non solo l’obbligo esplicitato con il comma 4 punto c.:

- “i Comuni, in sede di redazione del PGT, provvedono all’individuazione delle reti ecologiche comunali tenendo conto di quanto indicato dalla DGR 10962/2009”,

ma anche questo altro obbligo:

- “i nodi principali (o gangli) della rete verde di ricomposizione paesaggistica coincidono con le aree incluse nei PLIS e nei Parchi Regionali.

Tuttavia, se si esclude la parte che non può non avere una destinazione agricola (la parte che serve per le attività didatticche dell’ITAS), l’area di Mombello “individuata” e sottoposta ai vincoli della RVRP,

- comprende solo circa tre quarti dell’area ex Antonini-Corberi;

- non comprende affatto le superfici sulle quali, circondati da terreni che già sono “parco”, si trovano edifici con una volumetria complessiva di alcune centinaia di migliaia di metri cubi.

Con una individuazione che tanto accortamente non vincola le aree sulle quali si trovano gli edifici più importanti, che in parte sono di proprietà della Provincia, il Comune di Limbiate non ha alcun bisogno, per quanto riguarda la RVRP, di avvalersi della facoltà prevista dall’art. 31 comma 4 punto a.:

“i Comuni provvedono, in coerenza con gli obiettivi di cui al comma 2, alla eventuale ridefinizione della rete verde di ricomposizione paesaggistica con facoltà di apportare modifiche all’individuazione effettuata dal PTCP limitatamente ai seguenti casi:

- rettifiche ossia correzioni di errori evidenziati da oggettive risultanze riferite alla scala comunale;

- miglioramenti ossia integrazioni che, garantendo la continuità della rete, assicurino più efficacemente il conseguimento degli obiettivi del Piano”.

Tanto, la quantità di metri cubi che possono essere utilizzati, o ricostruiti, su terreni circondati da un parco preesistente e vincolato, è più che abbondante!

Il progetto del PGT del Comune di Limbiate, nella versione più recente dei documenti presentati (23 dicembre 2013), sembra rispettare l’obbligo di conformarsi con l’individuazione delle aree della RVRP del PTCP, ma in realtà non vi è stata alcuna vera modifica rispetto alla versione della "Scheda dell’Ambito di Trasformazione AS" presentata nell’estate del 2013. In entrambe le schede, infatti, si omette di richiamare che nel PRG tuttora vigente (art. 22 delle N.T.A.) la volumetria ammessa sull’area è di 20.000 mc/ha, con un rapporto mq/mc di 1:2!, “fatti salvi i volumi esistenti”: vale a dire che, siccome i volumi esistenti assommano ad alcune centinaia di migliaia di metri ma sono attualmente inutilizzati, la volumetria che si potrebbe sfruttare è di alcune centinaia di migliaia di metri! 

È quindi del tutto coerente, ma solo in questo senso, che nella “Scheda AS” del PGT, recentemente “aggiornata”, per quanto riguarda i parametri di edificabilità i progettisti abbiano aggiunto, con funzione suasiva, “senza alcun incremento di sorta” alla dicitura “mantenimento delle volumetrie esistenti”.

Per quanto riguarda le destinazioni d’uso ammesse, la sostituzione nella scheda della dicitura “Tutte tranne le attività insalubri di I classe” con la dicitura “Servizi e funzioni complementari prevalentemente orientati alla sanità, all’istruzione e alla cultura” non ha alcun rilievo, innanzitutto perché contiene quel “prevalentemente” in realtà limitativo ed assai inquietante, ma poi perché sarà possibile, con l’“Accordo di Programma o altra procedura negoziata con Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza e/o ente equivalente [grassetto mio, ndr] e il Parco Regionale delle Groane”, definire con opportune varianti le effettive destinazioni d’uso.

Si arriverà a definire con opportune varianti le effettive destinazioni d’uso, perché è solo wishful thinking, pio desiderio, ipotizzare che, per effetto dei vincoli della RVRP - inesistenti sulla parte edificabile dell’area - e per il suo inserimento nel Parco delle Groane, le previsioni edificatorie del PRG vigente saranno accantonate dagli enti (compreso il Comune di Limbiate) che negli anni passati hanno speso decine di migliaia di euro per preparare progetti e masterplan per “valorizzare” (in senso proprio!) tutta quell’area.

Questi progetti sono tenuti nel cassetto, ma nient’affatto dimenticati, se per esempio l'Azienda Ospedaliera “G. Salvini”, proprietaria di quasi la metà dell’area, non ha trascurato di presentare, già due anni fa, una “richiesta esame modifica attuali N.T.A. per cambi destinazione d’uso diversi spazi” (Istanza n. 11/2 del 28/11/2013): vale a dire che ha chiesto di modificare l’attuale destinazione ad “attrezzature pubbliche e collettive di livello comprensoriale” (art. 22 N.T.A.).

Le opportune varianti, tanto più se sollecitate da enti della forza di quello appena citato, non solo saranno possibili, ma,  con il quadro istituzional-politico che si sta prospettando, saranno anche più facili.

 (segue)


giovedì 2 gennaio 2014

La grettezza del misirizzi di Mombello contro gli interessi della collettività






I fatti hanno la testa dura, dice un proverbio che ci arriva dalla notte dei tempi, ma questo lascito della sapienza popolare dimostra anche che sono sempre esistite, e in grande numero, le teste dure che pretendono che la realtà si adegui ai loro desideri. Il misirizzi di Mombello, per esempio, non vuole rassegnarsi a prendere atto che il Comune non può risolvere la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino con il ritiro dell’appello contro la sentenza di annullamento del TAR di Milano, presentato al Consiglio di Stato con contestuale richiesta (accolta) di sospensione cautelativa della sentenza, e nemmeno può dichiarare la decadenza del P.I.I. a causa delle inadempienze della SAN Invest (peraltro contestate incoerentemente, oppure contestate con molto ritardo o non contestate affatto).

Le pretese di questo fanatico non possono essere soddisfatte, almeno per quanto riguarda il terreno dietro la sua villetta, perché lo stato di fatto in cui si trova il P.I.I., e soprattutto la società che ne è titolare (e che è in liquidazione), impedisce il tipo di soluzione che egli vorrebbe. Il Comune non può ritirare il suo appello, soprattutto perché resterebbe quello presentato dalla SAN Invest, che ha ottenuto anch’essa la sospensione cautelativa della sentenza. Il curatore del fallimento di questa società ha l’obbligo, impostogli dalla legge, di realizzare il massimo del valore, che il terreno conserva solo se il P.I.I. resta vigente: ognuno capisce che si opporrebbe in tribunale alla dichiarazione di decadenza da parte del Comune, e reclamerebbe, con alte probabilità di successo, la restituzione di almeno 868.000 €., che sarebbero prelevati dalla cassa pubblica!

Il tronfio misirizzi continua a non curarsi di questi fatti decisamente duri. Anche dopo la “relazione ricognitiva” della dirigente del Settore Tecnico del Comune, nella quale, seppure con un discorso non proprio lineare, sono esposti i rischi e le difficoltà sia del ritiro dell’appello, sia di una dichiarazione di decadenza (relazione trasmessa dall’assessore Ferrante agli amici del misirizzi denominabili solo Asinistra, e da costoro pubblicata), e anche dopo essersi incontrato con l’assessore, questo personaggio desolante ha l’impudenza di “ribadire” (!) la sua pretesa folle: “l’amministrazione si ritiri dalla causa contro i privati, che ricorrono avverso il Piano, e lo dichiari al più presto decaduto”!

Ho già mostrato più volte quanto le reiterate comparsate di questo ometto siano improntate da quella forma di grettezza sociale che in sociologia è denominata “NIMBY” (Not In My Back Yard, lett. non nel mio cortile). Il “cortile” era un terreno di proprietà pubblica posto dietro le villette di due membri noti (e di altri sempre rimasti “clandestini”) del Comitato delle Pacciade; un terreno occupato abusivamente per molti anni ed adibito ad orto ed esclusivo campo per giochi infantili, praticamente recintato ma accessibile attraverso cancelletti costruiti abusivamente, ma a regola d’arte, uno per ogni villetta. L’ultima, in ordine di tempo, delle comparsate “NIMBY” del misirizzi e del Comitato delle Pacciade è stata quella organizzata sul P.R. della Villa Medolago, ma solo per aiutare due dei soci ad ottenere qualche migliaio di euro in più nelle trattative per vendere le loro case. Questa comparsata ha offerto al centrosinistra limbiatese l’occasione per mostrare propagandisticamente che “mette a posto” le magagne della giunta Romeo. In realtà (almeno per il momento) il centrosinistra, mentre si appresta a far approvare un P.G.T. sotto la diretta regìa della speculazione edilizia, sta cercando di “mettere a posto” solo le magagne più impresentabili e solo quelle di “operatori” esterni al mercato edilizio limbiatese, quelle la cui “sistemazione” non comporterebbe conseguenze generali su altri piani edilizi che (apparentemente) non presentano caratteristiche altrettanto macroscopicamente illegittime. Senza trascurare di tentare di salvare, prima delle decisioni della/e magistratura/e, un certo numero di persone alle quali quelle decisioni potrebbero infliggere pesanti “danni”. Ovviamente in cambio di appoggi e/o cessazione di qualsiasi sostanziale opposizione. 

L’incapacità del misirizzi di non confondere i suoi personali interessi (e quelli dei suoi amici) con quelli della collettività, è totale; ma la sua impudenza, che si spinge fino al punto di chiedere apertamente agli amministratori pubblici di far uscire dalla cassa pubblica 868.000 € purché egli possa cantare vittoria e possa tornare ad abusare di un terreno comunale, non potrebbe manifestarsi se egli non fosse stato letteralmente “pompato” per anni dal PD, dall’Asinistra, da immobiliaristi sconfitti nelle lotte interne al mercato edilizio, e da tutti i giornali locali.

Tuttavia, non si tratta solo di grettezza personale, espressione di un’antropologia nient’affatto commendevole: se questo tronfio ometto può non vergognarsi di esprimere tanto apertamente le sue folli pretese, ciò è possibile solo per lo stato miserevole in cui si trova l’opinione pubblica limbiatese, che non solo non si rende conto di quali siano i reali obiettivi del misirizzi e del Comitato delle Pacciade, ma soprattutto non coglie che la necessità di sistemare la questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino sarebbe l'occasione per ri-stabilire, finalmente e per tutti i P.I.I. o Piani di Lottizzazione o Piani di Recupero, che, come prevede la stessa L.R. n. 12/2005:

a) gli oneri di urbanizzazione devono essere versati e non scomputati illegittimamente ;

b) la mancata cessione delle aree standard deve essere consentita solo sulla base di motivi fondati (l’assenza di interesse del Comune per certe aree, oppure se la cessione rendesse impossibile realizzare il P.I.I.) e dettagliatamente esposti con apposita relazione;

c) la monetizzazione per compensare la mancata cessione delle aree (da concedere solo alle condizioni richiamate al punto precedente) deve essere calcolata nella misura stabilita dalla legge, vale a dire secondo il valore di mercato delle aree edificabili non cedute.

Non si tratta di “sistemare” questo o quel piano edilizio. L’approvazione dei P.I.I., anche come variante del P.R.G. e anche su aree standard, è stata possibile, purtroppo, sulla base di una legge regionale sciagurata (quella richiamata sopra), che ha posto la pianificazione urbanistica esplicitamente nelle mani degli “operatori” (alias speculatori) del mercato edilizio. All’interno dei P.I.I. approvati a Limbiate sono stati inseriti, in più, vari aspetti truffaldini che da un lato hanno consentito l’aumento esasperato delle volumetrie, e dall’altro hanno consentito di realizzare enormi sovrapprofitti ancor prima di cominciare la costruzione. L’addebito (e non una semplice “richiesta di spiegazioni”, come è stato mistificato sui giornali locali) a 31 persone fra consiglieri, sindaco, assessori e funzionari vari, da parte della Corte dei Conti, di un danno erariale di 1.143.000 € - addebito formulato a conclusione di indagini preliminari avviate dopo il mio esposto - dovrebbe far capire che ripristinare le norme di legge a proposito dei P.I.I. (e di altri piani edilizi) sarebbe il modo non solo di ristabilire la legalità, non solo di incamerare nel bilancio pubblico cifre assai consistenti, ma sarebbe anche il modo per costringere a ridurre notevolmente le volumetrie pretese e concesse con i P.I.I. già approvati.

Costringere gli “operatori del mercato” a pagare integralmente quanto è stabilito dalla legge, anche con la minaccia che il Comune stesso chieda l’intervento dei tribunali, costringerebbe a ridurre notevolmente la quantità di cemento che si continua a versare sull’ambiente.

domenica 29 dicembre 2013

Con una mano davanti e l’altra di dietro. Il P.R. della Villa Medolago dichiarato illegittimo per riapprovarlo con la stessa volumetria












Il primo elemento da tenere in considerazione per comprendere il vero scopo dell’operazione propagandistico-speculativa dell’annullamento “in autotutela” del P.R. della Villa Medolago è che viene portata avanti, in perfetto accordo, da tutta la coalizione del centrosinistra ed è condivisa anche dal centro-destra che cinque anni fa approvò, in modo del tutto illegittimo, quello pseudo piano di recupero. (Tutta la vicenda è stata minuziosamente narrata nel mio post Quando la paura (di un ricorso al T.A.R.) fa novanta...).

Il secondo elemento da considerare è questo: è falso quanto è stato affermato più volte dal consigliere comunale grant e gross, ma pussé ciula che baloss, che alcuni abitanti delle vetuste e piccolissime abitazioni addossate alla villa stavano subendo la minaccia di essere cacciati dalle loro case, e che per difendersi sarebbero stati costretti a compiere, entro il mese di dicembre 2013, presso il T.A.R. di Milano, atti il cui costo non erano in grado di sostenere. In realtà, si tratta di una sola famiglia che ha presentato un ricorso straordinario al Capo dello Stato; un altro ricorrente, invece, quattro anni fa ha perso la sua causa presso il TAR di Milano (per leggere la sentenza: click 201000188) e, nonostante il Comitato delle Pacciade, del quale fa o faceva parte, esponesse in quel periodo un pingue conto in banca, non è stato aiutato a presentare appello al Consiglio di Stato. Si può vedere quale sia lo stato del ricorso superstite, trasposto al TAR di Milano (click Tar Lombardia sede di Milano, "Ricerca Ricorsi", 2009, n. 1868, oppure: http://www.giustizia-amministrativa.it/WEBY2K/DettaglioRicorso.asp?val=200901868).

Chiariamo subito che dopo l’ultima istanza del 24/11/2011 (domanda di fissazione dell’udienza, peraltro mai avvenuta), presentata obbligatoriamente per mantenere “in vita” il ricorso, nessun obbligo di presentare una qualsivoglia istanza ha attualmente la ricorrente che, infatti, a fronte della mancata fissazione dell’udienza, non ha più presentato alcuna istanza per manifestare di avere interesse a mandare avanti il ricorso.

Ma qual è la ragione di tanto "disinteresse"? La ragione, evidenziata dalla lunga teoria di istanze e di stop and go del ricorso, è che in realtà la ricorrente, la cui casetta (come quella dell’altro ricorrente) non fa parte del P.R. (e pertanto, con questo P.R. non è esposta affatto al rischio di essere sloggiata) non ha mai avuto veramente la volontà di arrivare alla sentenza, poiché il suo vero scopo non è di ottenere che il TAR o chicchessia dichiari l’illegittimità del P.R. In altri termini, la ricorrente ha presentato il ricorso solo per mettere i bastoni tra le ruote alla Frua De Angeli Holding al fine di spuntare, con le trattative che sono andate avanti per un po’, un prezzo più alto del reale valore di mercato per la cessione della sua casetta. La holding, trovatasi nell’impasse i cui termini ho spiegato nel post richiamato sopra, ne è venuta fuori rinunciando ad utilizzare per il suo progetto la superficie di alcune case - superficie che avrebbe consentito la costruzione di ben 9.300 mc - ed accrescendo ancor più, rispetto alla prima versione del piano, la volumetria “reperita” nel sottosuolo (!), ma accentuandone, in questo modo, gli aspetti illegittimi. Frua De Angeli Holding certamente preferirebbe risolvere la controversia con un accordo stragiudiziale, che gli darebbe la possibilità di costruire su tutta l'area, ma evidentemente le pretese della ricorrente sono eccessive, e quindi le trattative non sono mai arrivate alla conclusione. Anzi, è probabile che ormai siano cessate da tempo.

È questa la ragione della riscoperta e divulgazione, cinque anni dopo!, da parte del Comitato delle Pacciade di un elemento del tutto secondario, fra quelli che concorrono a determinare l’illegittimità del P.R.: la famigerata fotografia falsificata per mostrare un mai esistito terzo piano da ricostruire in un’ala secondaria della villa. È una fotografia delle cui stranezze solo io a suo tempo mi accorsi, e le segnalai agli avvocati che a loro volta le segnalarono nel ricorso al Capo dello Stato. Tuttavia, il terzo piano inventato, se altera scarsamente l’aspetto di un’ala della villa (e si potrebbe spiegare così la distrazione della Sovrintendenza ai beni architettonici, che avrà confrontato superficialmente la documentazione presentata con quella già in suo possesso), per quanto riguarda la volumetria non aumenta, o aumenta di poco, quella dei locali della villa vera e propria. Quello della fotografia falsificata è stato solo un modesto espediente per creare un clima di attenzione attorno all’iniziativa del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra (caratterizzata dalle falsificazioni che solitamente denotano il loro agire) e per collocare in un alone di più grande simpatia la decisione della giunta, che solo strumentalmente vuole sanzionare le illegalità del P.R.

L’obiettivo vero della giunta di centrosinistra non è quello di sanzionare l’illegittimità di un P.R. presentato in modo truffaldino e approvato con una procedura illegittima da un organo che non era legittimato a farlo, cioè la giunta di centro-destra: se l’obiettivo fosse questo, il momento migliore per annullare il P.R. sarebbe nell’imminenza della scadenza del P.R.G. vigente (30 giugno 2014), quando ormai non vi sarebbe più il tempo per riapprovare un altro Piano di Recupero con tutte le caratteristiche di legittimità richieste.

L’obiettivo vero della giunta (che spiega anche l’appoggio del centro-destra che quel P.R. volle approvare a costo di palesi violazioni della legge) è il seguente: creare, quando ancora mancano sei mesi alla scadenza del P.R.G. che prevede il P.R. della Villa Medolago, le condizioni per farlo ripresentare seguendo la procedura legittima. Annullato il P.R. vigente, uno nuovo potrebbe essere presentato da parte di Frua De Angeli Holding o di un altro soggetto che acquistasse il complesso edilizio della villa e tutte le modestissime abitazioni delle tre corti adiacenti. Tutta questa superficie consentirebbe di costruire se non 23.000 mc (questa è la volumetria del P.R. ancora vigente) almeno 21.500 mc., senza aver più la necessità di inventare inammissibili volumetrie sotterranee "da recuperare". E questo sarebbe possibile anche se il proponente disponesse, per averlo già acquistato, solo del 50,1% delle superfici catastali (e molto probabilmente Frua De Angeli Holding attualmente è in questa condizione), o perché potrebbe in un modo o nell'altro acquisire la proprietà dell'intera area. In altri termini, il proponente potrebbe legittimamente servirsi, se necessario, anche dello strumento dell’esproprio (previsto dalla legge) che gli darebbe la possibilità di far sloggiare gli altri proprietari. Questi, infatti, se non volessero o non potessero partecipare pro-quota al consorzio per attuare il P.R., impedirebbero la realizzazione di un'opera pubblica (caratteristica che, una volta approvato, viene assunta da un P.R. di iniziativa privata previsto dal P.R.G.): da qui la possibilità, prevista dalla legge, dello sgombero coattivo.

Questa iniziativa della giunta, caldeggiata sconsideratamente dal Comitato delle Pacciade e dall’Asinistra, forse invoglierà un proponente qualsiasi a dare un po’ di soldi in più a chi ancora mette il bastone tra le ruote del P.R. affinché lasci libero il campo, ma certamente lo metterà nelle condizioni di poter ripresentare il P.R. con la procedura legittima, cioè lo metterà nella condizione di tenere il coltello dalla parte del manico; vale a dire che, una volta che fosse cessato il pericolo di una sentenza di annullamento del TAR (la decadenza del P.R.  provocherebbe in ogni caso la decadenza del ricorso), il proponente sarà messo in condizione di non dover soddisfare in eccesso le pretese di pochissimi proprietari di modesti alloggi, o di farlo solo a sua discrezione. L'indennzizzo in caso di esproprio, infatti, è previsto dalla legge solo nella misura del valore venale dell'abitazione, detratti gli oneri di urbanizzazione .

Chi ha mascherato le sue venalissime anche se legittime pretese con le motivazioni della “difesa dei beni architettonici”, del “patrimonio culturale”, dell’”ambito urbano a maggior caratterizzazione ambientale”, in realtà (solo) con un nuovo P.R. potrebbe correre il rischio di essere sloggiato coattivamente. E potrebbe restare con una mano davanti e con l’altra di dietro.

Ma, se ciò avvenisse, ben gli starebbe, poiché avrebbe fatto meglio a portare avanti il suo ricorso con coerenza.

sabato 28 dicembre 2013

Il tempo fa giustizia. Finalmente il P.I.I. di Via Monte Sabotino inquadrato in modo (quasi) giusto






Sulla questione del P.I.I. di Via Monte Sabotino, io che ho ideato e interamente scritto l’esposto alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica del Tribunale ho sempre sostenuto che l’unica soluzione sensata e realistica sarebbe quella di rendere attuabile (ed anche vendibile) il piano, eventualmente ridefinendone gli aspetti urbanistici, ma in ogni caso dopo aver riformulato le clausole economiche della convenzione attuativa al fine di rispettare integralmente la L.R. 12/2005, anche per gli aspetti economici dell’accordo. In un’intervista al “Giornale di Desio” del 5 novembre 2013 ho sostenuto che questa soluzione sarebbe l'unica possibile poiché si deve considerare che, almeno per il momento, l’annullamento di quel piano è praticamente impossibile, sia per i ricorsi che nessuno si preoccupa (interessatamente) di mandare avanti, sia per la curatela fallimentare della SAN Invest, che non solo è ancora lontana dall’essere definita e conclusa, ma non può non preoccuparsi di mantenere il massimo del valore dell’unico bene patrimoniale della società - valore che dipende interamente dall’attuabilità del piano.  

Il misirizzi di Mombello con il suo Comitato delle Pacciade e l’Asinistra e il consigliere grant e gross, ma pussé ciula che baloss invece hanno più volte avanzato la folle pretesa che il P.I.I. sia annullato, incuranti del fatto che in questo caso la collettività dovrebbe sborsare alla SAN Invest la bellezza di 868.000 € (come del resto non si preoccupano del fatto che l’annullamento sic et simpliciter del Piano di Recupero della Villa Medolago costerebbe alla collettività 244.000 €, e non avvantaggerebbe, peraltro, un paio di smandruppati abitanti di Via Doria). Il burbanzoso misirizzi addirittura ha sostenuto che c’era un “atto” che aveva dichiarato l’annullamento, ma che la dirigente del Settore Tecnico si rifiutava (la fedifraga!), di ostenderlo.

A certi omuncoli politici ciò che sostenevo nell’intervista sembrò cervellotico, ma avviene ora che proprio il consigliere che non è baloss nemmeno per un filino rende pubblica una “relazione ricognitiva” sul P.I.I. di Via Monte Sabotino, firmata dalla dirigente del Settore Tecnico, nella quale, esaminate varie soluzioni ipotizzabili, si arriva alla conclusione che tutte, tranne una, sono o impraticabili o difficilissime da concludere effettivamente senza danni per il Comune. L’unica soluzione “praticabile” (sulla quale, sembra, concorderebbe anche il curatore del fallimento) è quella che io suggerivo: raggiungere un accordo con il curatore fallimentare per attuare il P.I.I., naturalmente sanandone tutti gli aspetti illegittimi. E infatti nella relazione si ipotizza una “procedura transattiva” che potrebbe prevedere: a) la ridefinizione della convenzione attuativa “con una volumetria decisamente più contenuta”; b) l’esclusione delle aree esterne al piano (e quindi costringendo a risolvere, con la semplice eliminazione dell’”oggetto del contendere”, le [ormai diventate] privatissime controversie di alcuni di fronte al Consiglio di Stato); c) una nuova definizione di tutti gli interventi pubblici necessari per riqualificare l’ambito”.

Tutte cose assai lontane e anche più serie, quindi, delle pretese del Comitato delle Pacciade e dell’Asinistra. Tuttavia, per ragioni elettorali e di immagine di una maggioranza che in realtà non è più (ma lo è mai stata, dopo le elezioni?) la stessa che ha fatto la campagna elettorale, l’operazione verrà presentata dalla Giunta come se venissero soddisfatte le richieste della compagnia di giro sopra nominata; e già il minga baloss la presenta come risultato della sua “azione politica”, oscurando che questa estate sui giornali locali sosteneva impudentemente che “non dobbiamo farci spaventare dalla prospettiva di rendere i soldi versati dalla SAN Invest”, e oscurando, anche, che già molti anni or sono e  poi ancora a lungo il sottoscritto - e non il Comitato delle Pacciade e nemmeno l’Asinistra - ha chiarito in questo blog e presso alcune Procure il modo in cui il centro-destra congegnava i P.I.I. Anche Ti-che-te-tarchett-i-ball la ascriverà a merito suo e del suo partito, anche se a suo tempo (dopo un appoggio iniziale dato obtorto collo) egli nel suo pseudo-partito più di ogni altro cercò di sabotare il mio lavoro per preparare sia i ricorsi sia gli esposti. Ma facciano pure; questa è la miseria della politica-politicante a livello di paese. Tanto, io cercherò in ogni modo di impedire che con questa soluzione (alla quale non si sarebbe mai arrivati senza i miei esposti) si cerchi anche (o soprattutto?) di ottenere il risultato nient’affatto secondario di esentare un bel po’ di gente dai pesanti addebiti della magistratura contabile e di quella ordinaria.

Si tenga ben presente, dunque, che se si dovesse concludere la transazione delineata nella “relazione ricognitiva”, la nuova convenzione attuativa dovrà prevedere, per quanto riguarda il valore del terreno comunale, la cessione secondo un valore/mq non inferiore a quello effettivo di mercato che aveva nel 2007 e, per quanto riguarda l’eventuale monetizzazione degli standard, il calcolo deve tener conto del valore venale delle aree non cedute secondo i prezzi, ancora una volta, del 2007. Inoltre non si deve trascurare di far riacquistare materialità all’area di circa 5.850 mq, corrispondente a parte dello standard pre-esistente, fatta sparire con una specie di  gioco delle tre carte nel piano finanziario del 2007.

A questo proposito sarebbe allora buona cosa se l’architetto Taglietti abbandonasse certe sue… infondate convinzioni sul valore delle aree standard in cessione che secondo il suo avviso non potrebbe superare i 60-70 €/mq (convinzioni che, si dice, esporrebbe con grande sicumera), e insieme all’architetto Ferrante tenesse in giusta considerazione il fatto che sul P.I.I. di Via Monte Sabotino anche presso la Procura del Tribunale ordinario è stato avviato un procedimento, attualmente all’esame del G.I.P., nel quale io ho un ruolo.


mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale!




 
Andy Warhol, The Last Supper, Milano 1987


Juan Domingo Sánchez Estop

Molto prima che il cristianesimo diventasse la religione ufficiale dell’impero romano, le date che oggi corrispondono al Natale erano quelle di una delle più importanti feste romane: i Saturnali. I Saturnali celebravano la fine del lavoro nei campi e il riposo invernale dei contadini. In questi giorni gli schiavi godevano di una relativa libertà e si celebrava anche la fine dei giorni più corti dell’anno, l’inizio di un nuovo ciclo. Il cristianesimo recuperò queste date e in particolare quella del 25 dicembre (giorno del Sol Invictus o di Helios secondo il culto mitraico) per festeggiare la nascita di Gesù. Il cristianesimo quindi situò la nascita di Gesù negli stessi giorni in cui gli schiavi potevano godere di una certa libertà e sperare in una liberazione definitiva simboleggiata dal berretto frigio del dio Mitra.

La chiesa celebra in questi giorni la nascita di un uomo restio a farsi assimilare da qualsiasi potere. L’insegnamento del Nazareno, che riprende alla lettera il messaggio rivoluzionario dei profeti, stona in effetti con un’istituzione convertitasi molto presto in un centro di potere a giustificazione di tutti i poteri terreni e di ogni sfruttamento. Sorprende che si predichi il vangelo all’interno di un’istituzione di questo tipo, così come stupisce la pubblicazione di Stato e Rivoluzione di Lenin nell’URSS di Stalin. In tutte e due i casi un messaggio contrario all’ordine esistente finisce per essere neutralizzato dalla sua ripetizione rituale all’interno delle liturgie ufficiali.

Vale la pena allora fare uno sforzo per riscoprire l’autentico messaggio di Gesù – e quello di Lenin – al di là delle mistificazioni. Gesù non è il predicatore di un’obbedienza basata sul terrore, predica invece un’obbedienza libera basata sulla speranza o sulla ragione. E non predica un’obbedienza cieca, ma un’obbedienza alla legge che coincide con la giustizia e la carità. Il messaggio messianico di Cristo – che la Chiesa ha dimenticato – vuole fondare l’obbedienza alla legge in una preliminare assunzione della dimensione del comune. Nessuno prima di Louis Blanc e del Marx della Critica al programma di Gotha aveva detto con tanta chiarezza in cosa potesse consistere una società in cui l’accesso alla ricchezza fosse separata dalla proprietà e dal lavoro, una società comunista. L’idea di «carità» («gratuità»: charis in greco è la grazia, ed è propria della grazia la gratuità) coincide esattamente con un accesso ai beni di questo mondo indipendentemente dai titoli giuridici di proprietà e dalla subordinazione a un ordine del lavoro:

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena [Matteo, 6:25]

Gesù chiama a condividere, ad abbandonare la proprietà, a non preoccuparsi per l’economia e a credere piuttosto nella libera capacità produttiva del comune e della comunità: Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi [Luca, 18:22]

In termini moderni si direbbe: Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. I veri discepoli del figlio del falegname non sono i grandi prelati né i potenti, ma i comunisti e gli atei. I comunisti in quanto difensori non degli orrori del socialismo di Stato, ma del regime del comune fondato sulla giustizia e la carità , ovvero una giustizia fondata non sulla proprietà ma sul libero accesso al comune.

E gli atei dicevamo, ma anche in questo caso gli atei veri, quindi non quelli che difendono un’atroce religione della Storia, dello Stato o qualsiasi altro incubo. I veri atei sono quelli che non credono nella provvidenza, né in un ordine dell’Universo, ma nella gratuità e nell’aleatorietà della storia e della natura, nella fondamentale aleatorietà del necessario. Tra questi atei della grazia ci sono naturalmente, insieme ai materialisti che rifiutano il principio di ragion sufficiente, i cristiani che propugnano insieme ai teologi della liberazione una «teologia dei predicati» che afferma non che «Dio è amore», ma che «l’amore è Dio», che il figlio dell’uomo è Dio, e che fuori dalla comunità degli uomini, fuori dal regno di questo mondo, non c’è nessun Dio.

Non lasciamo il Natale in mano a quelli che hanno crocifisso Gesù, ai prelati e ai potenti, a quelli che rubano ai poveri. Il Natale non appartiene a loro, ma all’unica comunità in cui credette Gesù, all’unico popolo di Dio che a sua volta è Dio stesso, non il Dio Unico perché la sua divinità è intrinsecamente molteplice ed è l’unica che merita di essere chiamata Dio. Dentro e contro una tradizione cristiana degenerata e corrotta dal potere, festeggiamo la nascita di un grande protagonista della libertà comunista e atea: Gesù di Nazaret.
Buon Natale!


[Lettera alfapiù, 25-12-2013]

martedì 24 dicembre 2013

Farmacopea pellegatiana per "cogliere le più innovative tendenze delle città Europee"






L’assessore all’urbanistica che c’era prima, subito dopo le sue dimissioni disse che avrebbe passato un po’ di tempo a “leccarsi le ferite”. La sua lingua, infatti, oltre al resto produce anche una saliva galenica. Poi, finita l’auto-sanificazione, si mise a distribuire “pillole”. Diceva che con le sue pillole avrebbe placato la nostra sete di sapere perché si era dimesso, che ci avrebbe dimostrato che, per salvare l’anima sua, non gli era rimasto altro che il gesto estremo delle dimissioni. Ci raccontò quali oltraggi gli aveva inflitto il progettista del PGT con una mail, che a riprova ci mostrò. Documentò anche i plagi testuali che ci sono costati decine di migliaia di euro. Tuttavia, gli effetti delle pillole tardavano a manifestarsi. Io gli chiesi, allora, di esporre e chiarire su quali precisi contenuti le divergenze con i progettisti del PGT si erano rivelate non più componibili; di raccontare il modo in cui il sindaco e il suo partito e il centrosinistra tutto l’avevano abbandonato nel gelo dell’Artico con una piccola scorta di arbusti per l’ultimo fuoco, e se ne erano andati via appresso ai tecnici. L’assessore che c’era prima rispose: “Non mancherò”.

Invece è mancato. Il chiarimento, intendo dire; Pellegata c’è ancora. Ed è tale e quale come prima, a parte l’incarico dismesso. Il proposito di riflessione autocritica che aveva manifestato è durato l'espace d'un matin. Dopo averle prese dalla Ripamonti e da Ti-che-te-tarchett-i-ball al congresso del circolo locale del PD, che i due hanno stravinto, tanto da infischiarsene di entrare nel comitato direttivo, e dopo aver assistito alla batosta subita dall’ossimorico leader nazionale sul quale aveva puntato (Cuperlo, dalemiano e “di sinistra”!), ha deciso di diversificare la produzione farmaceutica, ma tornando all’antico. Basta con le pillole sulle controversie che avrebbe sostenuto con i tecnici del PGT. Avanti con gli sciroppi: quello che voleva fare lui come assessore (cosa?), quello che avrebbe paura di fare il sindaco (paura?), il “consumo di suolo”, lo “sviluppo che avrebbe potuto cogliere le più innovative tendenze delle città Europee”, “la creatività”, “l’agricoltura urbana”, “le strade di liberazione collettive” (da percorrere con la giunta di centro-destra della Provincia di Monza e con il Comitato delle Pacciade!), etc. etc. etc.

Basta... basta...! Un po’ d’aria, per favore.

Quanto alle sue dimissioni: visto che non ha voluto restarsene in silenzio, Pellegata dovrebbe avere il coraggio di raccontare come si è svolta veramente la vicenda. Come mai, invece di ottenere la testa del progettista, è avvenuto che lui, Pellegata, è stato costretto (e da chi) a decapitarsi da solo.

Quanto al resto: chiaro che non si può pretendere che Pellegata diventi un frate trappista, tuttavia dovrebbe almeno astenersi per molto tempo ancora dal parlare di difesa del suolo, perché fino al suo ”incidente di percorso” egli ha “creativamente” collaborato a preparare la colata di cemento che scenderà su Limbiate dopo l’approvazione del PGT. E, adesso che ha dovuto andarsene, collabora invece alla diffusione della favola secondo la quale la Giunta Provinciale di Monza avrebbe vincolato molte aree di Limbiate come parte della rete di ricomposizione paesaggistica, o come aree agricole strategiche!

Intanto, se si esaminano non solo le planimetrie, ma anche le norme tecniche del PTCP si arriva facilmente alla conclusione che non è vero. Ma soprattutto: adesso Pellegata vorrebbe dare a vedere che predica bene, ma quand’era assessore ha razzolato malissimo.

La delega all’urbanistica Pellegata l’ha avuta all’inizio dell’estate del 2012, ma già tre mesi prima aveva tranquillamente approvato, con il sindaco che adesso accusa di mancanza di coraggio, una delibera per inviare alla Provincia di Monza delle “osservazioni” al PTCP (adottato ma non ancora approvato) che chiedevano, fra l’altro, di togliere il vincolo ad attività agricola di valore strategico posto sull’area di Via Ravenna; in cambio, di metterlo su aree già vincolate ad attività agricola, con il risultato di diminuire di molto la già esigua superficie di Limbiate destinata alle attività agricole. Vale a dire che la Giunta Comunale non proponeva affatto una compensazione, poiché le aree che erano proposte in cambio di quella di Via Ravenna erano quasi tutte aree pubbliche già vincolate ad attività agricole nel PRG vigente, e per la maggior parte servono come aree didattiche per l’Istituto Tecnico Agrario Statale di Mombello.

Già, l’ITAS di Mombello. Pellegata si è diplomato lì, mentre adesso si occupa di consulenza e sostegno (anche se non nel settore dell'agricoltura) per la creazione  di piccole imprese e cooperative di giovani (con finanziamenti pubblici, suppongo). La sua specialità sarebbe, pare, la creazione di ”incubatori d’impresa”. Tuttavia, facendo l’assessore ha dato prova della creatività che continuamente invoca soprattutto sperperando un bel po’ di quattrini nostri in iniziative demenziali (tutti ricordano, per esempio, l’invito ad appendere vasetti di fiori su pali di varia natura posti lungo le pubbliche vie - e per cortesia non ricominci con la solfa del concorso di idee). Evidentemente non ha creduto che fosse molto creativo usare quei denari per espropriare (o almeno affittare) qualche area che ormai da moltissimi anni è agricola solo di nome, per crearvi qualche piccola cooperativa di produzione ortofrutticola e vendita diretta da far gestire a giovani. Impegnato a “cogliere le più innovative tendenze delle città Europee”, non gli sarà sembrato molto creativo pensare che già solo l’area di Via Ravenna (attualmente agricola solo per figura) avrebbe potuto fornire la terra per diverse aziende di dimensioni non modestissime. (In Valle d’Aosta – dove l’agricoltura è quasi tutta biologica e qualsiasi produzione è di grande qualità - la superficie media dell’azienda agricola è 1.200 mq; l’area di Via Ravenna è di circa 50.000 mq).

Propongo una petizione popolare affinché Pellegata sia “incubato” per decreto per qualche mese almeno. Senza PC.


domenica 22 dicembre 2013

I pendolari della Milano-Limbiate danneggiati da peones e deputati abusivi del PD e dal sub-assessore limbiatese al tram






Alcuni deputati lombardi del PD (alcuni dei quali, giusta la recente sentenza della Corte Costituzionale sul Porcellum, sono deputati abusivi) nei loro blog millantano il testo “emendato” del comma 51 della legge di stabilità 2014 come “messa in sicurezza” della linea tramviaria Milano-Limbiate, come “grande risultato politico”, ma di sicuro per il momento c’è solo che questi peones, con i loro emendamenti dissennati, che prontamente sono stati svuotati dal governo, sono riusciti ad impedire per legge al Ministro delle Infrastrutture (il milanese Lupi, del NCD) l’eventuale scelta discrezionale di non includere anche il progetto della Milano-Limbiate fra gli interventi che il CIPE dovrà obbligatoriamente de-finanziare.

Ciò che viene oscurato, infatti, è che l’obiettivo del comma “emendato” solo apparentemente è “di accelerare gli interventi in aree urbane per la realizzazione di linee tramviarie e metropolitane”, ma in realtà serve per trovare rapidamente i soldi per finanziare un nuovo tratto della Metrotramvia di Padova (e ora anche di quella di Venezia). Un obiettivo che con tutta evidenza è stato formulato e annunciato e infine scritto nella legge di stabilità sulla base degli accordi fissati nel corso degli incontri di fine estate di Lupi con alcuni capataces padovani del PD (click http://www.padovaoggi.it/cronaca/tram-padova-nuova-linea-voltabarozzo-stazione-stadio.html; http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/09/12/news/lupi-si-al-tram-ma-subito-i-lavori-1.7732206). Questi accordi sono stati preceduti da una pressione forte e costante (click http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2013/08/11/news/il-comune-pensa-al-sir3-stadio-voltabarozzo-la-nuova-linea-del-tram-1.7563345); ad essi il candidato sindaco del PD (attualmente vice facente funzione di sindaco) e il PD padovano tutto annettono una grande importanza in vista delle elezioni che si svolgeranno fra pochi mesi (click Parlamento al lavoro per la nuova linea del tram di Padova).



Si può avere un’idea dell’importanza di questi accordi, e dell’indisponibilità a modificare gli obiettivi che con il comma 51 la lobby dei "compagni" veneti intende raggiungere, se si considera che nella Commissione Bilancio della Camera, dove sarebbe stato ottenuto il “grande risultato” dei peones lombardi del PD, il sottosegretario Baretta (veneziano, del PD), esprimendo il parere del Governo sulle proposte emendative riferite al comma 51 giunto dal Senato, prima ha “fatto presente” e poi ha “ribadito che il Ministero competente per il merito [cioè quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, ndr] ha espresso parere contrario su di esse” (quindi anche su quelle provenienti dalla IX Commissione Trasporti) (click http://documenti.camera.it/leg17/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2013/12/13/leg.17.bol0140.data20131213.com05.pdf, pp. 14 e 15).

È questo parere, e non gli emendamenti dei peones lombardi, il viatico con il quale il comma 51 "emendato" tanto dissennatamente giungerà al Ministero, vale a dire al Ministro in persona ed ai suoi più stretti collaboratori, i quali, tenendo conto degli accordi presi da Lupi con gli alleati di governo (accordi addirittura tradotti in un testo di legge) e tenendo conto dell’impossibilità per il progetto della Milano-Limbiate di trasformarsi in pochi mesi in un’opera appaltata, faranno approvare dal CIPE (che è un'articolazione del governo composta da ministri) la graduatoria per l’assegnazione dei fondi racimolabili con le revoche dei finanziamenti non effettivamente assegnati ad altre opere che ancora sono più o meno in alto mare.

Ora, si può stare certi che il ministro (e sindaco uscente di Padova) Zanonato & C. hanno ben calcolato che solo con il Fondo revoche sarà possibile finanziare un progetto della sua città rimasto nel cassetto per diversi anni, e che queste risorse potrebbero anche risultare insufficienti, altrimenti non vi sarebbe stata la necessità di inserire nella legge di stabilità il comma 51 con un testo che prevede expressis verbis la priorità della Metrotramvia di Padova. Con queste premesse, è una previsione quasi certa che nella graduatoria del Fondo revoche la Metrotramvia di Padova sarà al primo posto e quella di Venezia al secondo, poiché entrambe sono opere già progettate e parte di un insieme di lavori già in corso. La linea Milano-Limbiate nella migliore delle ipotesi sarà collocata al terzo posto, ammesso che altre amministrazioni non insorgano nelle prossime settimane per difendere altri interventi revocati, ma che sono in una fase progettuale più avanzata, affinché siano anteposti alla linea milanese.

Questo sarà, molto probabilmente, il “grande risultato politico” ottenuto da un’aspirante cavallerizza e deputata abusiva di Bollate, che avrebbe "capitanato" (in sella al cavallo?) i suoi amici peones lombardi del PD, e dal sub-assessore limbiatese al tram. Costui, per più due anni non ha saputo fare altro che il gregario di un “boia chi molla”, i cui boatos ha sempre dovuto rincorrere ed assecondare, con il risultato che il Comune di Limbiate non solo non ha mai avuto alcuna voce in capitolo, per quanto riguarda il contenuto e le fasi di elaborazione del progetto, ma si è anche impegnato a pagare circa 2.450.000 € per una linea della quale non è proprietario, né si prevede che lo diventi; una linea che per molti anni attraverserà il territorio di Limbiate solo per poche decine di metri, con una sola fermata posta al margine estremo (ma già nel Comune di Varedo) del quartiere che da solo ha circa un terzo degli abitanti del comune; una linea irraggiungibile a piedi dall'80% dei possibili utenti. In più, il Comune di Limbiate dovrà pagare anche per lo studio, imposto dal Comune di Paderno Dugnano, della fattibilità del prolungamento della Metropolitana n. 3, che solo fino a quel comune (cioè solo fino al futuro mega piano edilizio sull'area ex Tonolli) dovrebbe arrivare!

Una dimostrazione più chiara di inettitudine all'amministrazione degli interessi pubblici non potrebbe essere data.