giovedì 16 ottobre 2008

Song For My Father

Horace Silver Quintet

Horace Silver — piano
Carmell Jones — trumpet
Joe Henderson — tenor saxophone
Teddy Smith — bass
Roger Humphries — drums

(1964)

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lunedì 13 ottobre 2008

La Chanson de Prévert

Serge Gainsbourg



Oh je voudrais tant que tu te souviennes
Cette chanson était la tienne
C'était ta préférée
Je crois
Qu'elle est de Prévert et Kosma

Et chaque fois les feuilles mortes
Te rappellent à mon souvenir
Jour après jour
Les amours morts
N'en finissent pas de mourir

Avec d'autres bien sûr je m'abandonne
Mais leur chanson est monotone
Et peu à peu je m' indiffère
A cela il n'est rien
A faire

Car chaque fois les feuilles mortes
Te rappellent à mon souvenir
Jour après jour
Les amours morts
N'en finissent pas de mourir

Peut-on jamais savoir par où commence
Et quand finit l'indifférence
Passe l'automne vienne
L'hiver
Et que la chanson de Prévert

Cette chanson Les Feuilles mortes
S'efface de mon souvenir
Et ce jour là
Mes amours morts
En auront fini de mourir


[Paroles et Musique de Serge Gainsbourg (1961)]

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martedì 7 ottobre 2008

Il T.A.R. si pronuncerà sul P.I.I. di Via Monte Sabotino il 4 dicembre 2008

Salvatore Ricciardi

Il Presidente del T.A.R. Lombardia - Sezione di Milano ha fissato per il 4 dicembre 2008 l'udienza pubblica di merito per dibattere il ricorso presentato da alcuni cittadini avverso le delibere:

- del Consiglio Comunale di Limbiate n. 86 del 20 dicembre 2007 (approvazione del Programma Integrato d'Intervento "Sabotino";

- della Giunta Comunale di Limbiate n. 111 del 21 maggio 2008 (modifica del termine per la cessione delle aree private urbanizzate del P.I.I. "Sabotino").

Attendiamo quella data con la serena fiducia che fra circa sessanta giorni la fine della settimana dell'Immacolata e di Sant'Ambrogio per alcuni brutti ceffi (ché tali restano, anche se fanno di tutto per azzimarsi e imbellettarsi) non sarà affatto piacevole.

Intanto, ci stiamo già attrezzando per la battaglia contro un altro folle progetto, il "piano di recupero" di Villa Medolago, che, se attuato, aggraverà ulteriormente il disastro del territorio di Limbiate (anche se viene mistificato con paroline come "restauro", "conservazione" e "ristrutturazione", che messe insieme fanno un triste ossimoro).

Faremo di tutto affinché nessuna delle due frazioni del partito del cemento limbiatese (Fortunati, Campisi, Caturelli, costruttori loro amici - per quella attualmente minoritaria; Romeo, l'assessore ossimorico sempre agghindato come un necroforo, tutte le ditte più o meno occulte e impresentabili che li sostengono - per quella attualmente maggioritaria), che già si stanno accapigliando per spartirsene l'orrido vanto - faremo di tutto affinché non riescano a lasciare alle generazioni future un'altra desolante testimonianza dell'incultura, della dissennatezza politica, della totale mancanza di lungimiranza e di senso della società, del sottilissimo spessore delle loro figure.

(Quando mai sarà ripristinato l'ostracismo?).

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domenica 5 ottobre 2008

[Un esempio per Limbiate] Il Gabibbo e le Torri d'Albenga: per il giudice nessuna diffamazione

Giovanni Ciolina

[Da «Il Secolo XIX» (Genova), 3 ottobre 2008]


"L'esercizio di critica può usare espressioni anche lesive della reputazione altrui, purché siano sempre collegate a manifestare dissenso ragionato dall'opinione presa di mira e non comporti lesioni gratuite". Su questo punto si basa il giudice Alberto Princiotta del tribunale di Albenga per motivare la sentenza con cui ha respinto la richiesta danni (200 mila euro, oltre a 50 mila euro per danno esistenziale) della Progetto Ponente srl, la società composta dall'Arte e dall'imprenditore Nucera, nei confronti di Antonio Ricci e di Mediaset per un servizio andato in onda il 25 aprile 2007 nel corso della trasmissione Striscia la notizia. Un castello difensivo seguito anche dal collegio difensivo di Antonio Ricci (i legali milanesi Salvatore Pino e Bartolo Antoniolli, oltre l'alassino Alberto Sambi).

In parole povere il giudice non ha ritenuto che i metodi e i commenti "talvolta in forme esuberanti" del Gabibbo e della trasmissione satirica di Canale 5 abbiano leso la reputazione dei soci della Progetto Ponente che nell'area dell'ex ospedale Misericordia di Albenga aveva intenzione di realizzare due torri residenziali. La trasmissione di Antonio Ricci aveva addirittura utilizzato un elicottero per evidenziare il presunto impatto ambientale del progetto edilizio sulla città. E nel corso della puntata erano stati inseriti i commenti di Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, il primo dei quali aveva fatto ricorso ad espressioni colorite per evidenziare il suo pensiero. Metodi che i legali della Progetto Ponente (Massimo Zorzoli Volpi e Francesco Ruffino) avevano considerato eccessivi, sbagliati e diffamatori.

Nella sentenza depositata il 22 settembre il giudice Princiotta ha evidenziato come "la critica di Ricci sia stata argomentata in modo razionale e sulla base di effettivi presupposti di fatto, tanto che la stessa società Ponente riteneva ammissibili giudizi fortemente negativi espressi da Sgarbi e Daverio" e dopo aver respinto il ricorso della Ponente le ha imposto il pagamento delle spese processuali. Con l'avvio della causa, è decaduto anche il progetto edilizio e qualche mese fa la Ponente ha messo all'asta l'ex ospedale.


[Si può vedere il video che avevano tentato d’incriminare cliccando sul seguente indirizzo:



[Vale la pena di riportare l’articolo del "Secolo XIX", sia per la sentenza di cui parla: la non perseguibilità dell’uso di espressioni “colorite” (ma semanticamente azzeccatissime, come spesso è proprio del linguaggio popolare, anche scurrile) all’interno di una critica ragionata; sia per gli altri fatti ai quali fa riferimento: fra questi, il progetto dissennato – ma che sarebbe stato copiosamente fruttifero per gli speculatori e i loro compari - di costruire non due, ma quattro torri residenziali nel centro storico di Albenga (come correttamente diceva il servizio di "Striscia la notizia"). Ma è l’altra notizia che deve essere sottolineata: è bastato che del folle progetto si cominciasse a discutere, oltre che nella società, anche in tribunale, seppure solo in riferimento ad una istanza per presunte lesioni alla reputazione di alcune persone, che il progetto fosse ritirato. Evidentemente conteneva aspetti (violazioni di leggi?) tali da far ritenere ai suoi promotori che non era il caso di cominciare a discuterne, nemmeno "di striscio", di fronte ad un giudice (il quale, come dovrebbe esser noto, appresa una notizia di reato ha l’obbligo di procedere).

Limbiate non è Albenga, ma a Fortunati e a Campisi (Piazza della Repubblica, ma non solo) e a Romeo e al suo ossimorico assessore sempre agghindato come un necroforo (Via Sabotino e Via Belluno, ma non solo), probabilmente fischiano le orecchie. Nei progetti edilizi speculativi è prassi costante, e probabilmente condizione necessaria, la violazione delle leggi, anche penali (altro che “scelte politiche” discrezionali, delle quali straparla l’assessore in ogni senso ossimorico - principalmente perché costui tutto è, tranne che “un politico”, e nemmeno "un politico" di statura locale!). Ma la violazione delle leggi negli atti pubblici è un comportamento aberrante, che deve essere perseguito dai cittadini ai sensi di legge, con azioni pubbliche (e quindi eminentemente democratiche e politiche) nei tribunali, nei quali le violazioni delle leggi non si possono gabellare, come si può fare sui fogli locali compiacenti, farfugliando “io difendo le mie scelte politiche”!

L’ultima notizia (ma anche il resto) dovrebbe valere, se egli avesse una seppur piccola capacità di apprendimento, anche per quel minuscolo ma presuntuosissimo mito locale, somaro in democrazia e connivente con gli speculatori, che risponde al nome di Campisi, il quale di recente ha gesuiticamente blaterato di “funzione esemplare”, a proposito delle azioni contro un paio di P.I.I. presso la magistratura (che lui ha tentato invano di sabotare), ma per sminuirne subito dopo il valore, sia cercando d’inventarsi degli autori di comodo (che a Limbiate nella lotta politica qualcuno promuova una prassi di democrazia diretta e partecipativa – nella quale le rendite di posizione o addirittura nominalistiche non solo contano meno del due di picche, ma addirittura vengono investite da una critica esplicita o implicita da sinistra - è molto peggio, per lui, del fumo negli occhi); sia mistificando che la critica (si fa per dire) sua e del suo partito finto “va ben oltre gli aspetti di conformità giuridica ecc. ”: che sapore di rancido, di stantio, di muffa, hanno queste bolle d’aria in purissimo stile mistificatorio vetero-PCI! [v. Il mercato delle vacche]. Tornerò presto su tutta questa “vecchia merda” ideologica (l’espressione è di Karl Marx). Per il momento basti dire che la critica dei vari Campisi NON “VA BEN OLTRE”, BENSÌ RESTA LARGAMENTE AL DI QUA “degli aspetti di conformità giuridica”. Per la seguente banalissima ragione: CAMPISI & C. NON POSSONO FARE DIVERSAMENTE, POICHÉ SONO AL SERVIZIO DI QUELLI AI QUALI NEL PASSATO RECENTE, GOVERNANDO, HANNO GARANTITO AFFARI LUCROSISSIMI CHE OGGI CONTINUANO A PROTEGGERE DALL’OPPOSIZIONE FINTA, IN CAMBIO DELLA QUALE ALCUNI LORO SODALI SONO, O SARANNO, COMPENSATI CON LAUTE PREBENDE E/O FUTURE COMPARTECIPAZIONI.


È noto che i parenti dell’impiccato non amano che si parli di corda nella sua casa, ed è ben comprensibile che, per le stesse ragioni, non voglia parlarne la persona stessa che teme di essere impiccata, ma è ora di scoperchiare certi sepolcri imbiancati (S.R.)].


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sabato 4 ottobre 2008

This Land Is Your Land

Los Lobos-Grateful Dead


[Vedi e ascolta la versione originale di Woody Guthrie: This Land Is Your Land]

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Nuove cialtronerie di un cementificatore fallito, connivente, invidioso e indecente

Salvatore Ricciardi

Già più volte ho disvelato la vera natura politica della Guida e Grande Timoniere del PD locale, quel tale ragazzotto malcresciuto che di cognome fa Campisi. Gli avevo suggerito un ravvedimento operoso e gli avevo offerto anche un’occasione concreta. Ma lo sventurato non rispose (e in realtà io non mi illudevo affatto che potesse avvenire il contrario) [v., fra gli altri, Cialtronerie "Quattro Stagioni" di un cementificatore fallito e connivente]. Ma si sa: se a proposito di grandi fatti e grandi personaggi la critica è una fatica di Sisifo, nemmeno a proposito di minuscoli miti locali c’è da sperare che il lavoro possa mai avere fine.

Dopo essere stato promotore, già in tenera età, della prima grande colata di cemento su Limbiate (il mostro della ex Piazza della Repubblica); dopo aver allegramente contribuito alla politica del piccolo conducator Fortunati, che ha preparato e iniziato la distruzione dell’ambiente naturale, culturale, civile, politico e sociale di Limbiate, ora costui patisce la frustrazione di tutti quelli che sono stati costretti al fallimento da una concorrenza ben più agguerrita.

(Qualche tempo fa il poveretto, come spiegazione delle sue malefatte mi ha dato per iscritto la desolante giustificazione che, allora, aveva accettato il ruolo di burattino-capogruppo del PDS perché era un “ragazzo curioso”! Come reagire a tanta invereconda impudenza? Arrossargli le posterga? Prevalse invece la pietà, e in quell’occasione nemmeno gli risposi).

Come tutti i falliti, il cementificatore costretto all’inattività Campisi è consumato dal rancore verso chi lo ha costretto al fallimento e roso dall’invidia per i loro successi. Come tutti i falliti, egli vorrebbe continuare la sua attività, e smania dalla voglia di dimostrare che se fallì la colpa fu solo del destino cinico e baro, che lui sarebbe più figo dei concorrenti che, come avviene nel mondo degli affari, lo hanno fatto fuori senza tanti complimenti insieme al suo rozzo mentore. L’ansiosa ricerca di modi per rassicurare il pubblico dei potenziali acquirenti non gli dà pace. Se solo gli si desse un’opportunità, egli questa volta non li deluderebbe… e, come capita regolarmente a simili sciagurati, la smania e l’ansia, unite alla frustrazione, lo spingono fino alla perdita di ogni decoro.


Le locuste che devastano Limbiate da sette anni hanno annunciato una delle prossime grandi mega-speculazioni edilizie, quella che dovrebbe "restaurare, conservare e ristrutturare" la Villa Rasini Medolago. E cosa fa il Michelangelo che pecca di blasfemia innanzi tutto contro il suo nome? Cosa dice il Messaggero di Dio che sproloquia anche quando parla del tempo? Innanzi tutto svolge la funzione che il partito trasversale del cemento gli ha assegnato già nel 1996, e spellandosi le mani si sgola: “Tutto bellooo! Tutto bellissimooo!” Poi, disbrigato il lavoretto di capo-claque (per il quale si compensa da solo con l’auto-promessa che fra trent’anni forse si appenderà al collo una fascia tricolore) si mette subito a vantare i suoi meriti di quand’era un cementificatore in servizio permanente effettivo, anche se solo con il grado di burattino-caporalmaggiore: ”Sono io che ho votato la variante al PRG e alle NTA che oggi consentono [la forma verbale è di Campisi; ndr] un recupero della villa ad attrezzature ricettive nel rispetto delle sue sembianze originarie! Non dimentichiamolo, neh?” [v. Il dottor Vermilione psicanalista santone]. Vi ricordate la parodia di Corrado Guzzanti-Rutelli (”Berlusco’! Ricordate delli amici! Ricordate de chi t'ha vvoluto bbene! Mannaggia!”)? [cercate su You Tube: "Ottavo Nano - Guzzanti imita Rutelli" (verso la fine del video)]. Campisi ce ne dà una versione locale.

Dopo, il nostro passa alla recita della parte del Catone limbiatese che scambia il Garbogera per le Terme romane. Ma che cosa censura? La contraddizione dei termini “restaurare” e “conservare” con “ristrutturare”, che già denoterebbe il carattere speculativo del “piano di recupero d’iniziativa privata”? L’operazione che accentuerà il carattere di corpo separato di una villa edificata nei secoli passati con il sudore dei contadini di Limbiate, che così continuerà ad essere estranea al tessuto urbanistico già tanto sconnesso di Limbiate? Oppure il fatto che un’altra enorme ondata di traffico si abbatterà permanentemente su strade strettissime e su una zona di Limbiate che già si trova sotto una cappa mefitica di scarichi di automobili? Ma no, via! Cosa diavolo andate a pensare? Queste sono ambasce da comuni mortali.

Il tronfio giovanotto, con la solita insopportabile demagogia che gli è consustanziale, si preoccupa invece della fama di delinquente dello speculatore, il ciarlatano (così a suo tempo lo definì Cesare Musatti) e pseudo-psicoanalista di origini calabresi Armando Verdiglione [1], e dei prezzi che dovranno pagare i ricchi che dormiranno e pranzeranno nella struttura alberghiera che sarà ospitata nella villa. Come se un capitalista con la fedina penale immacolata rendesse più accettabile la natura del “piano di recupero” (alla rendita immobiliare!); come se prezzi più contenuti integrassero finalmente nella vita urbana (quella dei cittadini comuni) una struttura che per secoli è stata una specie di “Città proibita”!

Gli si deve riconoscere, però, che la rivendicazione della paternità della variante al PRG la fa a giusto titolo. Se continueremo a guardare solo da lontano (dal cancello di Piazzetta delle Mimose) la facciata della Villa Medolago restaurata nelle “sue sembianze originarie”, dobbiamo ringraziare, fra gli altri, anche costui, che per analogia con certi animali da soma che rischiano l’estinzione, se qualcosa stuzzica la sua vanagloria, si eccita ed esibisce tranquillamente le sue vergogne (e che in fatto di cultura urbanistica non va oltre “il rispetto delle sembianze originarie”). Prima dell’avvento, grazie ad una lista di non limbiatesi che prese un numero di voti inferiore di due terzi al numero minimo delle firme (tutte fornite da altri partiti) necessarie per la sua presentazione, e grazie ad accordi fatti con tutti i diavoli, compresi inverecondi ex-assessori “allo sporto”, poi in vario modo lautamente ricompensati, anche e soprattutto con molti cambi di destinazione di aree prima riservate ad usi pubblici – prima dell’avvento di personaggi con la statura e la preclara intelligenza politica dei vari Fortunati, Caturelli, De Leo (costui esordì proclamando: “l’attività del Comune sarà guidata dal principio della ‘customer satisfaction’!” [soddisfazione del cliente]) e del loro allievo sciocco Campisi, la villa era destinata ad usi pubblici e il suo parco a verde. Chi votò il cambio della destinazione d’uso fu appunto la giunta della quale il vanesio ora frustrato era il docile burattino.

La conservazione del vincolo avrebbe invece portato, prima o poi, all’acquisizione della villa al patrimonio pubblico, che amministratori meno cialtroni e peracottari dei sunnominati avrebbero realizzato facilmente (e che ciò fosse possibile lo dimostrerebbero, per esempio, le varie vicissitudini della proprietà) grazie alla valanga di milioni di euro (di oneri di urbanizzazione e di monetizzazioni di aree standard) che sono stati riversati su Limbiate con le grandi operazioni edilizie avviate proprio dalla giunta Fortunati, e che invece già allora cominciarono ad essere sperperati in operazioni di pacchiano restyling urbano.

Pochi giorni fa il nostro stenterello, nel tentativo di sminuire e squalificare il lavoro di chi, come me, fra altre battaglie politiche ne combatte alcune (vere, non finte) anche per far rispettare le leggi urbanistiche e penali, ha scritto una serie di bestemmie politiche e di manifestazioni d’ignoranza di cosa è la democrazia (che egli confonde con gli interessi di chi manovra le macchine-partito, compresa quella a pedali che lui “guida” a Limbiate – ma spero di trovare il tempo di ritornarvi), oltre ad alcuni borborigmi che ha denominato “visione complessiva e coordinata del territorio”, “programmazione demografica e dei servizi”, “prospettiva generale con lo strumento del PGT” (versione attuale del PRG) [v. Il mercato delle vacche]. Chi cercasse esempi di reali comportamenti politici mistificati con fumogene frasi nobilitanti (per l'appunto: la cementificazione di Piazza della Repubblica e la destinazione ad usi privati della Villa Medolago, fra i primi; e la “visione complessiva e coordinata del territorio”, la “programmazione demografica e dei servizi”, la “prospettiva generale con lo strumento del PGT”, fra le seconde), ne troverebbe a bizzeffe, costantemente squadernati, nei comportamenti politici e nelle parole di questo pallone gonfiato – e potrebbe così risparmiarsi la fatica d’imparare sulla Fenomenologia dello Spirito di Hegel la differenza tra “parvenza fenomenica” ed “essenza” e sulle opere di Marx il significato di termini come “essere sociale” e “ideologia come falsa coscienza”.


Note

[1] L’inflazione di personaggi di origini calabresi più o meno dirette (Romeo, Bova, Campisi... ora anche Verdiglione!) che a Limbiate deturpano in vari modi l’immagine della regione nella quale sono nato ha ormai raggiunto livelli intollerabili. Lancio la proposta di fondare al più presto il “Circolo degli altri calabresi”, per fare qualcosa per dimostrare che non tutti i calabresi-limbiatesi o i loro discendenti sono come i nominati, ma ne esistono anche altri (e sono la grandissima maggioranza) che praticano una diversa antropologia.


[Ascolta e vedi Giovanna Marini in Io vorrei ...]

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sabato 27 settembre 2008

Ev'ry Time We Say Goodbye

Simply Red


Ev'ry time we say goodbye
I die a little
Ev'ry time we say goodbye
I wonder why a little
Why the Gods above me
Who must be in the know
Think so little of me
They allow you to go.

When you're near there's such an air
Of spring about it
I can hear a lark somewhere
Waiting to sing about it
There's no love song finer
But how strange The change
From major to minor
Ev'ry time we say goodbye.

When you're near there's such an air
Of spring about it
I can hear a lark somewhere
Waiting to sing about it
There's no love song finer
But how strange The change
From major to minor
Ev'ry time we say goodbye.


[Cole Porter, 1944]

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venerdì 26 settembre 2008

1.396.118,25 euro regalati ai palazzinari, come se fossero pere cotte (sempre con il P.I.I. di via M.te Sabotino)

Salvatore Ricciardi


Il Programma Integrato d’Intervento di via M.te Sabotino è illegittimo perché viola diverse leggi e norme, fra le quali anche il Documento d’Inquadramento approvato con delibera consiliare del 29 novembre 2002 n. 84, che, fino all’approvazione del documento di piano, costituisce il quadro di riferimento dei PP.II.II. Ma è illegittimo anche perché viola la logica più elementare e le convenzioni d’uso della lingua italiana condivise dai… cristiani.


Cominciamo dalle leggi, senza curarci delle scemenze degli idioti e dei reazionari, interessati a coltivare l’ignoranza del pubblico oltre che la propria, i quali, quando a loro fa comodo, dicono che delle leggi devono parlare sempre e dovunque solo gli specialisti (soprattutto se prezzolati da loro per manipolarle). Invece, poiché le leggi sono fatte da nostri rappresentanti e regolano (e in buona parte determinano) la nostra vita, tutti noi cittadini siamo autorizzati a parlarne in tutte le sedi del dibattito pubblico. Soprattutto quando il loro uso distorto ci danneggia gravemente. (Che uno specialista parli per noi è prescritto solo nei tribunali).

Il paragrafo 5.4 del Documento d’Inquadramento dice che “i programmi integrati non sono ammessi nelle aree individuate come B e C dal PRG vigente” e che “non sono ammessi nelle aree destinate dal PRG vigente ad attrezzature pubbliche e di uso pubblico” (aree standard).

Per l’appunto, il terreno del P.I.I. di via M.te Sabotino è costituito per la parte maggiore da aree standard, e per la parte minore da aree B e C.

A queste disposizioni sarebbero consentite deroghe, ma le condizioni necessarie in questo caso non esistono. In particolare non è stato approvato il Piano dei Servizi, che risulta solo elaborato ma non approvato (v. la delibera della Giunta Comunale n. 132 del 8 giugno 2005, che è una semplice “presa d’atto dello stato di attuazione del Piano dei Servizi”, allora come oggi ancora non approvato).

A cosa serve il Piano dei Servizi?

Lo apprendiamo leggendo il comma 3 dell’art. 9 della Legge Regione Lombardia n. 12 del 2005:

“Il piano dei servizi, per soddisfare le esigenze espresse dall'utenza definita con le modalità di cui al comma 2 [v. nota 1], valuta prioritariamente l'insieme delle attrezzature al servizio delle funzioni insediate nel territorio comunale, anche con riferimento a fattori di qualità, fruibilità e accessibilità e, in caso di accertata insufficienza o inadeguatezza delle attrezzature stesse, quantifica i costi per il loro adeguamento e individua le modalità di intervento. Analogamente il piano indica, con riferimento agli obiettivi di sviluppo individuati dal documento di piano di cui all’articolo 8 [v. nota 2], le necessità di sviluppo e integrazione dei servizi esistenti, ne quantifica i costi e ne prefigura le modalità di attuazione”.

In relazione a quanto previsto dal Piano dei Servizi la Convenzione per l’attuazione del piano deve prevedere

“la cessione gratuita, entro termini prestabiliti, delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria, nonché la cessione gratuita delle aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico o generale previste dal piano dei servizi” (Art. 46, comma 1, lettera a. della citata legge regionale)

e

“qualora l'acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione, che all'atto della stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree. I proventi delle monetizzazioni per la mancata cessione di aree sono utilizzati per la realizzazione degli interventi previsti nel piano dei servizi, ivi compresa l’acquisizione di altre aree a destinazione pubblica” (ibidem).

Cosa è avvenuto, a questo proposito, con il P.I.I. di Via M.te Sabotino? Per capirlo dobbiamo leggere un passaggio della Convenzione sottoscritta tra il Comune e la SAN INVEST S.r.l. (art. 9, comma 2, terzo paragrafo):

"Ai sensi dell’art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005 [v. nota n. 3] e del Documento d’Inquadramento del Comune di Limbiate si dà atto che il soddisfacimento dello standard qualitativo richiesto dal Programma Integrato di Intervento produce una diminuzione di standard del P.R.G. vigente pari a mq. 7.767,00 e pertanto il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard risulta pari a Euro 60,25/mq. La società SAN INVEST S.R.L., come sopra rappresentata, versa, quale monetizzazione che ha valore di standard di qualità, l’importo di Euro 467.961,75 al COMUNE DI LIMBIATE che dichiara di avere già ricevuto come risulta dalla quietanza della Tesoriera Comunale in data 10 giugno 2008 reversale n. 3184".

Dopo aver letto questo obbrobrio, anche chi non è un giurista, semplicemente servendosi del normale, umano raziocinio non può non rilevare, innanzitutto, la totale illogicità della parte evidenziata in blu. Come è possibile che “il soddisfacimento” dello standard qualitativo richiesto dal P.I.I. produca una diminuzione di standard del P.R.G.? Semmai sarà vero (come è vero) che il P.I.I. verrà attuato su aree che erano destinate a standard dal P.R.G., e quindi è necessaria una compensazione, la quale invece viene “monetizzata”. Tuttavia questa “monetizzazione” non viene in alcun modo giustificata e, quindi, anche per questo motivo, il paragrafo in questione si richiama del tutto incongruamente all’art. 90, comma 4 della L.R. 12/2005 [v. nota n. 3].

Ma l’incongruità è evidente anche rispetto alla parte successiva evidenziata in rosso, introdotta da un “e pertanto” del tutto abusivo. In realtà, per i cristiani, la “presa d’atto” che il “Programma Integrato di Intervento produce una diminuzione di standard” potrebbe essere solo parte di una premessa causale giustificativa del ricorso alla monetizzazione prevista dal comma citato, ma a condizione che il comune dimostrasse “specificamente [sott. mia; ndr] che tale soluzione sia la più funzionale per l'interesse pubblico”. Ma dalla “presa d’atto” non conseguirebbe affatto che “il valore a mq. stimato dalla perizia sopra citata di un’area destinata a standard risulta pari a Euro 60,25/mq”!

Per quanto riguarda le leggi, per rendersi conto dell’uso distorto e perverso che ne fanno gli Azzeccagarbugli al servizio di certi ossimori viventi e procacciatori d’affari, un adulto non specialista deve avere la pazienza d’informarsi un po'. Ma per quanto riguarda la logica e la lingua italiana, anche uno scolaro della scuola media dell’obbligo si accorge che, a proposito di queste due abilità eminentemente civiche e democratiche (oltre che cristiane) [4], chi ha scritto il paragrafo citato ha seri problemi. Sfido chiunque a dimostrare, per esempio, che, se ci atteniamo al testo, esiste un qualche, seppur vago, rapporto di logica consequenzialità tra la parte evidenziata in blu e quella evidenziata in rosso.


Ma è chiaro: deprivazione morale e deprivazione culturale accoppiate non possono che produrre simili mostriciattoli. Si trattava di mistificare in qualche modo un’operazione che ha causato un grave danno alla cassa pubblica, ma un’intera schiera tra “politici”, “dirigenti”, “tecnici”, “consulenti”, “valutatori”, ecc. non è riuscita a produrre altro che un compitino che nella scuola dell’obbligo sarebbe solo un pastrocchio linguistico, ma come atto di un Comune è un oltraggio alla legge, oltre che alla logica e alla lingua italiana.

Si ha l’impressione, soprattutto se si pensa ai danni che discorsi così raffazzonati provocano alle casse pubbliche (anche se sono fatti rogare dai notai), che chi per scriverli intasca molte migliaia di euro (nostri) sia in realtà solo un... peracottaro.

E tuttavia, quello che è stato fatto, ancora una volta [v. Una delibera-fantasma e un danno erariale vero nel P.I.I. di via M.te Sabotino], è una patente violazione dell’art. 46, comma 1, lettera a. della già citata Legge Regionale n. 12/2005:

”qualora l'acquisizione di tali aree non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento, la convenzione può prevedere, in alternativa totale o parziale della cessione, che all'atto della stipulazione i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione [sott. mia; ndr] e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree”.

Mentre per dimostrare che la monetizzzione è la soluzione più opportuna non si spende neanche una parola, ci si riferisce, invece, ancora una volta, e incongruamente, ad una perizia redatta secondo le modalità abusive richiamate nel post che ho appena citato, per gabellare che la monetizzazione deve essere calcolata a 60,25 €/mq!

Anche in questo caso, per rendersi conto di quanti soldi nei fatti sono stati sottratti alla cassa pubblica, dobbiamo ricordare che un calcolo specifico dell'”utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione”, se fosse stato fatto con onestà, avrebbe stabilito che il valore del terreno incide sui ricavi dell’"operatore" all’incirca nella misura di 240 €/mq (valore accertato dal Comune per il calcolo dell’I.C.I. sulle aree edificabili). Invece, concordando la modica cifra di 467.961,75 € le locuste che devastano Limbiate da sette anni hanno garantito al privato un "risparmio" che si può calcolare così:

- monetizzazione "convenuta": (60,25 € x 7.767 mq) = 467.961,75 €;
- monetizzazione secondo la stima del Comune: (240 € x 7.767 mq) = 1.864.080,00 €;
- differenza: -1.396.118,25 €.


Del risparmio “regalato” al privato, gli ossimori ambulanti, i procacciatori d’affari e le locuste che divorano le ricchezze pubbliche risponderanno a varie magistrature e ai cittadini di Limbiate.

Note

[1] “I comuni redigono ed approvano il piano dei servizi al fine di assicurare una dotazione globale di aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico e generale, le eventuali aree per l’edilizia residenziale pubblica e da dotazione a verde, i corridoi ecologici e il sistema del verde di connessione tra territorio rurale e quello edificato, nonché tra le opere viabilistiche e le aree urbanizzate ed una loro razionale distribuzione sul territorio comunale, a supporto delle funzioni insediate e previste. L’individuazione delle aree per l’edilizia residenziale pubblica, quale servizio di interesse pubblico o generale, è obbligatoria per i comuni indicati dalla Giunta regionale con apposita deliberazione, sulla base dei fabbisogni rilevati dal Programma regionale per l’edilizia residenziale pubblica. Tali comuni, in tutti gli strumenti di programmazione negoziata con previsione di destinazioni residenziali, assicurano la realizzazione di interventi di edilizia residenziale pubblica, compresa l’edilizia convenzionata, anche esternamente all’ambito interessato”.

[2] I comuni redigono il piano dei servizi determinando il numero degli utenti dei servizi dell'intero territorio, secondo i seguenti criteri:

a) popolazione stabilmente residente nel comune gravitante sulle diverse tipologie di servizi anche in base alla distribuzione territoriale;

b) popolazione da insediare secondo le previsioni del documento di piano, articolata per tipologia di servizi anche in base alla distribuzione territoriale;c) popolazione gravitante nel territorio, stimata in base agli occupati nel comune, agli studenti, agli utenti dei servizi di rilievo sovracomunale, nonché in base ai flussi turistici.

[3] “E’ consentita la monetizzazione della dotazione di cui al comma 1 soltanto nel caso in cui il comune dimostri specificamente che tale soluzione sia la più funzionale per l'interesse pubblico. In ogni caso la dotazione di parcheggi pubblici e di interesse pubblico ritenuta necessaria dal comune deve essere assicurata in aree interne al perimetro del programma o comunque prossime a quest’ultimo, obbligatoriamente laddove siano previste funzioni commerciali o attività terziarie aperte al pubblico”.
[4] Molti anni fa, Enzo Melandri intitolava Logica, introduzione alla democrazia, la sua Introduzione alla prima traduzione italiana di quello che probabilmente è il più diffuso (a livello mondiale) manuale universitario di logica, quello di Irving Copi, Introduzione alla logica, il Mulino, Bologna 1964, la cui prima parte è intitolata Linguaggio.
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giovedì 25 settembre 2008

Cava Manara: diffidato anche il Comune?

Salvatore Ricciardi




Sulle ali di Fama, a Limbiate corre una voce che dice che la Provincia di Milano ha inviato al Comune e ai responsabili della Cava Manara una diffida dal:

- ricevere mezzi e materiali non autorizzati;
- eliminare il materiale che si trova nella cava.

La diffida sarebbe stata trasmessa anche all’ARPA di Parabiago (nel cui territorio è compreso Limbiate) e alla Procura della Repubblica affinché siano adottati i provvedimenti di rispettiva competenza.

Come stanno veramente le cose?


I responsabili “politici” e/o burocratici della guida del Comune, presso il quale pare che esista un ufficio stampa con una “addetta”, avrebbero il dovere di confermare o smentire.

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Una delibera-fantasma e un danno erariale vero nel P.I.I. di via M.te Sabotino


Salvatore Ricciardi


Per sviluppare il discorso che segue sono necessarie alcune sommarie premesse:

a) l’attuazione di un Programma Integrato d’Intervento come quello di via M.te Sabotino “crea” la necessità di soddisfare gli standard urbanistici primari [1] e secondari [2];

b) le aree per gli standard urbanistici devono essere cedute al Comune a titolo gratuito o in servitù perpetua;

c) qualora la cessione “non risulti possibile o non sia ritenuta opportuna dal comune in relazione alla loro estensione, conformazione o localizzazione, ovvero in relazione ai programmi comunali di intervento” (Legge Regionale n. 12/2005, art. 46, comma 1.a), è possibile non cedere le aree e “monetizzare” (cioè pagare) affinché il Comune acquisisca altre aree da destinare agli “standard”.

È evidente il vantaggio che “l’operatore” privato ottiene con la monetizzazione: sulle aree non cedute può edificare. È per questo motivo che la legge regionale citata stabilisce: “i soggetti obbligati corrispondano al comune una somma commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione e comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree”.

Il criterio-guida principale per la monetizzazione è quindi la considerazione dell’“utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione”, vale a dire che si deve calcolare quanta utilità economica l’”operatore” ottiene edificando su aree che non cede. Quindi, secondo logica e secondo giustizia, la somma da corrispondere non può essere inferiore al valore di mercato delle aree non cedute.

L’altro criterio vincolante ma subordinato (“comunque non inferiore al costo dell'acquisizione di altre aree”) è posto per garantire che, anche nel caso in cui il valore di altre aree da acquisire superi il valore medio di mercato, la somma da corrispondere al Comune sia tale da consentirne l’acquisizione senza determinare un danno erariale.

(E quindi, il Comune potrebbe anche, felicemente, avere la possibilità di acquisire un’area per poco o niente, ma dovrebbe comunque farsi versare “una somma commisurata all'utilità economica conseguita [dall’operatore privato] per effetto della mancata cessione”. La plusvalenza dovrebbe essere incamerata dall’erario [la cassa pubblica]).



Cosa è avvenuto nel caso del famigerato P.I.I. di via M.te Sabotino?

La cessione di aree per il soddisfacimento dello standard di urbanizzazione richiesto dal P.I.I. è stata sostituita in parte (2.752 mq su 7.857) da “monetizzazione”.

Come è stata calcolata questa monetizzazione? È stato fatto un calcolo specifico dell’”'utilità economica conseguita [dall’operatore privato] per effetto della mancata cessione”? No.

Una felice combinazione… astrale ha fatto sì che:

a) ci fosse nei pressi un’area inutilizzata della Provincia di Milano;


b) fosse già pronta (guarda che caso!) una perizia che aveva stimato il valore di alcuni terreni da espropriare, MA ALL’ESTERNO DEL P.I.I. Gli autori sono gli stessi che hanno “periziato” il terreno che il Comune ha venduto per 105 €/mq. Il metodo di calcolo utilizzato è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 348 del 22 ottobre 2007, che in sostanza ha obbligato il Parlamento ad approvare una norma che stabilisce che l’indennità per l’esproprio di un’area edificabile deve essere pari al suo valore di mercato (Legge n. 244 del 24 dicembre 2007, art. 2 comma 89) – ma è un particolare… trascurabile;


c) quindi la monetizzazione non è stata “commisurata all'utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione”, perché è stata calcolata nel modo seguente: mq 2.752 x 60,25 € = 165.808 €, per l’appunto secondo “il valore a mq stimato dalla perizia … di un’area destinata a standard” (cito dalla convenzione, art. 9);


d) il Comune di Limbiate si è prestato, nei fatti, a fare il sensale di terreni: invece di far acquistare l’area direttamente all’”operatore", si è impegnato ad acquistare il terreno dalla Provincia con i soldi del privato, ma per la modica cifra di 150.000 €.

L’intermediazione del Comune quanto ha fruttato al privato ? Un calcolo specifico dell'”utilità economica conseguita per effetto della mancata cessione” avrebbe stabilito, se fosse stato fatto con onestà, che il valore del terreno incide sui ricavi dell’operatore all’incirca nella misura di 240 €/mq (valore accertato dal Comune per il calcolo dell’I.C.I. sulle aree edificabili). Invece, concordando la modica cifra di 165.808 € il Comune ha garantito al privato un risparmio che potremmo calcolare così:

- monetizzazione concordata: (60,25 € x 2.752 mq) = 165.808,00 €;
- monetizzazione secondo la stima del Comune: (240 € x 2.752 mq) = 660.480,00 €;
- differenza: - 494.672,00 €.

Il risparmio “regalato” al privato, vale a dire il mancato introito per il Comune, è un danno erariale.


Ma chi ha stabilito che il prezzo del terreno della Provincia era 150.000 €?

L’articolo 9, secondo paragrafo, della Convenzione sottoscritta dal Comune e dalla SAN INVEST S.r.l. indica il “valore di 150.000 € complessivi come definito dalla Delibera di Giunta Provinciale” (il valore/mq corrispondente è 57,03 €).

Ma della “Delibera di Giunta Provinciale” non viene indicato né il numero, né la data.

Questa delibera non è elencata e non si trova fra gli allegati del P.I.I.

Ho allora visionato sul sito web della Provincia di Milano tutte le delibere della Giunta e tutte quelle del Consiglio Provinciale dal 2004 ad oggi. Non vi è nessuna traccia di una delibera che abbia “definito” un “valore di 150.000 € complessivi” per un terreno di 2.630 mq da cedere al Comune di Limbiate.

Ho quindi chiesto al vice Presidente vicario del Consiglio Provinciale, Luigi Greco, di far cercare questa delibera: non è stata reperita.

Questa mattina ho parlato con il Direttore Centrale Patrimonio e Servizi Generali della Provincia, architetto Valerio Gallinella: proprio non ha memoria di una simile delibera, ma farà ulteriori, approfondite ricerche, i cui risultati, con squisita cortesia, ha spontaneamente promesso di comunicarmi.

Sorge però un sospetto: si tratta forse di una delibera-fantasma? Oppure esiste realmente? Se così fosse: perché il Comune di Limbiate non ne ha indicato il numero e la data? Perché non l’ha inserita fra gli allegati del P.I.I.?

[Dovrebbe essere superfluo, ma ad ogni modo lo ripeto: quanto sopra (escluse le ultimissime ricerche) l'ho già esposto il 25/08/2008 alla Procura Regionale della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano]


Note

1 strade residenziali; spazi di sosta o di parcheggio; fognature; rete idrica; rete di distribuzione dell'energia elettrica e del gas; pubblica illuminazione; spazi di verde attrezzato.


2 asili nido e scuole materne, scuole dell'obbligo nonche' strutture e complessi per l'istruzione superiore all'obbligo; mercati di quartiere; delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, aree verdi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Nelle attrezzature sanitarie sono ricomprese le opere, le costruzioni e gli impianti destinati allo smaltimento, al riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, solidi e liquidi, alla bonifica di aree inquinate.


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mercoledì 24 settembre 2008

Moment's Notice

John Coltrane


John Coltrane - tenor sax
Lee Morgan - trumpet
Curtis Fuller - trombone
Kenny Drew - piano
Paul Chambers - bass
Philly Joe Jones – drums

[September 15, 1957]

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Gli esposti alla Corte dei conti forse a qualcosa servono …

Salvatore Ricciardi


Sulle ali di Fama [v. il post Fama] corre la voce che la Procura della Corte dei conti abbia comunicato al legale rappresentante del Comune di Limbiate (il sindaco) di aver avviato indagini sugli incarichi del 2008 a collaboratori esterni e consulenti, e abbia chiesto, inoltre, la relativa documentazione.

Se ciò fosse vero, dimostrerebbe che quanto io ho esposto e documentato (per quanto ho potuto), solo una settimana fa, alla Procura e alla Sezione Regionale di Controllo della C.C. [v. il post Primo esposto sugli incarichi del Comune di Limbiate a collaboratori esterni e consulenti] conteneva elementi sufficienti per indurre la Corte dei conti a indagare “per accertare la verità”, come ho chiesto.

I responsabili “politici” e burocratici della guida del Comune, presso il quale pare che esista un ufficio stampa con una “addetta”, avrebbero il dovere di confermare o smentire.

La voce sembrerebbe confermata dal fatto che, finalmente, da oggi (accesso alle h. 11.00; altro accesso alle h. 14.30) sul sito web del Comune si può trovare qualche nome, qualche cifra, qualche vaga motivazione… e niente più. Fino a ieri si potevano trovare solo tre tabelline con l’elenco degli “incarichi programmati” per il 2008 [v. Programmate 2008]. Il link degli "incarichi affidati" rimandava a una pagina vuota (altri possono testimoniare). Oggi si trova anche un’altra, ancor più striminzita, tabellina “aggiornata al 23/09/2008” che elenca sei incarichi in ordine non proprio cronologico (è stata fatta in fretta?). Cronologicamente, il primo è del 10/01/2008; il secondo è del 14/07/2008; il terzo è del 17/09/2008; gli altri tre sono del 19/09/2008 [v. Affidate 2008]. (Restano omessi quelli che ho segnalato io nell'esposto).

Va innanzitutto osservato che, a proposito della pubblicità degli incarichi di collaborazione o consulenza affidati a soggetti esterni all’organigramma del Comune, l'art. 1, comma 127, modificato dal D.P.R. 244/2007, della Legge 23 dicembre 1996, n. 662, pone degli obblighi assai più precisi:


“Le pubbliche amministrazioni che si avvalgono di collaboratori esterni o che affidano incarichi di consulenza per i quali è previsto un compenso sono tenute a pubblicare sul proprio sito web i relativi provvedimenti completi di indicazione dei soggetti percettori, della ragione dell'incarico e dell'ammontare erogato. In caso di omessa pubblicazione, la liquidazione del corrispettivo per gli incarichi di collaborazione o consulenza di cui al presente comma costituisce illecito disciplinare e determina responsabilità erariale del dirigente preposto” [sott. mia; ndr].


Vale a dire che devono essere pubblicate le determinazioni dirigenziali con motivazioni sufficientemente estese per consentire a chiunque di controllare la legittimità dell’atto. La pubblicazione della tabellina citata non ottempera pienamente a quanto dettato dalla legge.

Ma, soprattutto, deve essere posta la domanda: che ne è degli altri numerosi (e onerosi) incarichi? Perché non sono pubblicati?


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Fama



Virgilio racconta che Fama, cioè la «voce pubblica» fu generata dalla Terra, dopo Ceo ed Encelado. È fornita d’un gran numero d’occhi e di bocche; si sposta volando con la più grande rapidità. Ovidio ha ripreso questo ritratto di Fama, caricandolo ancora. Immagina che questa divinità abiti in mezzo al mondo, ai confini della Terra, del Cielo e del Mare, in un palazzo squillante di suoni, con mille aperture, in cui penetrano tutte le voci, anche le più tenui. Questo palazzo, interamente di bronzo, è sempre aperto e rimanda, amplificandole, le parole che gli giungono. Vive circondata dalla Credulità, dall’Errore, dalla Falsa Gioia, dal Terrore, dalla Sedizione, dai Falsi Rumori e sorveglia, dal suo palazzo, il mondo tutto.

Questa creazione, imitata dai Giganti e altri esseri mostruosi della prima generazione divina, costituisce un’allegoria trasparente e tardiva piuttosto che un vero mito.

Virg. En. 4,I73-I88 Or. Odi 2,2,7; Ov. Met. 12, 39,63; VaI. FI. Arg. 2,117 SS.; Staz. Teb. 425-31.

[Pierre Grimal, Dizionario di mitologia greca e romana, Paideia Editrice, Brescia 1987]

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domenica 21 settembre 2008

Equinox

John Coltrane


John Coltrane - tenor saxophone
McCoy Tyner - piano
Steve Davis - bass
Elvin Jones - drums

[From "Coltrane's Sound", an album on Atlantic Records; recorded: New York, October 26, 1960]

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