martedì 10 aprile 2012

«Iö sò io, e vvoi nun zete un cazzo»



Scrivere immediatamente sulla questione del trasporto scolastico, dopo aver letto, oggi, su uno dei fogli locali, le menzogne e le asinerie con le quali un sindaco improbabile e desolante come De Luca vorrebbe giustificare il raddoppio (in media) della spesa pagata direttamente dalle famiglie limbiatesi, è cosa che risulta veramente difficile. Si deve raffrenare l'impulso ad esprimersi esclusivamente mediante quelle figure retoriche che si chiamano epiteti. La fotografia di De Luca che accompagna l’articolo, inoltre, aggrava la difficoltà; torna alla mente ciò che diceva il Premio Nobel per la letteratura 1957 Albert Camus: “Ahimé, dopo una certa età, ognuno è responsabile della sua faccia.”

Fra le menzogne e le asinerie giustificatorie, le frasi che più indignano, dopo qualche attimo di sgomento, e poi rapidamente fanno diventare furibondi, sono quelle finali: “io non sono sempre in campagna elettorale e ho fatto ciò che era necessario.” In quasi quarantasette anni di partecipazione attiva alla politica, in ambito locale, nazionale e per alcuni anni anche internazionale, non mi era mai capitato di sentire, né di leggere, le parole di un sindaco che manifestasse l'improntitudine di De Luca, che in effetti dice: “Gente, adesso basta con le fandonie della campagna elettorale; i voti me li avete dati, e adesso comando io, decido io cosa è necessario”.

A qualcun altro è mai capitato di ascoltare o di leggere qualcosa di simile? Nei tempi moderni nemmeno Berlusconi, mi pare, è arrivato a tanto, e andando a ritroso nei tempi viene in mente solo il Re di un sonetto scritto il 21 gennaio 1832 da Giuseppe Gioachino Belli, che aveva davanti a sé l’esempio del potere assoluto del Papa-re (che realmente aveva un boia al suo servizio). Il grottesco che ne deriva non è tanto per l'accostamento di De Luca al Re belliano, quanto per la constatazione che De Luca si sente come quel Re anche se, in effetti, è a lui che si attaglia perfettamente la seconda frase del terzo verso. Trascrivo il sonetto dalla splendida raccolta commentata di Giorgio Vigolo, Il genio del Belli (Il Saggiatore, Milano 1963, vol. II, p. 65), e rinvio a domani un commento sull’ultima (per il momento) stangata della giunta De Luca.


Li soprani der monno vecchio

C’era una volta un Re cche ddar palazzo
Mannò ffora a li popoli st’editto:
«Iö sò io, e vvoi nun zete un cazzo,
Sori vassalli bbuggiaroni, e zitto.

Io fo ddritto lo storto e storto er dritto:
Pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo,
Io, si vve fo impiccà, nun ve strapazzo,
Ché la vita e la robba Io ve l’affitto.

Chi abbita a sto monno senza er titolo
O dde Papa, o dde Re, o dd’Imperatore,
Quello nun pò avé mmai vosce in capitolo.»

Co st’editto annò er boja pe curiero,
Interroganno tutti in zur tenore;
E arisposeno tutti: È vvero, è vvero.

lunedì 9 aprile 2012

“Ha definito matti da ricoverare, dissipatori di denaro pubblico, gente sprovveduta che non conosce la città i componenti di questa Giunta” *




«l’idea dell’umanità al primo posto, voglio mostrare che non si dà alcuna idea dello stato, perché lo stato è qualcosa di meccanico, così come non si dà l’idea di una macchina… Dobbiamo dunque oltrepassare anche lo stato! Ogni stato, infatti, non può non trattare uomini liberi come rotelle di un meccanismo; ma non deve farlo; perciò deve finire.»

G.W.F. Hegel (?), F.W.J. Schelling (?), F. Hölderlin (?), Il più antico programma di sistema dell’idealismo tedesco (1796 o 1797).



Sembrerebbe incredibile, eppur è vero, lo dimostra una sentenza del TAR di Milano [v. qui]: per ottenere dal Comune di Limbiate la copia conforme all’originale di una parte del verbale del consiglio comunale del 23 novembre 2011, sono stato costretto a ricorrere al tribunale amministrativo, e solo il sabato precedente l’udienza camerale di giovedì 29 marzo 2012 il Comune si è deciso a depositare nella segreteria del tribunale il documento da me richiesto il 24 novembre 2011!

Cessata la materia del contendere con il deposito del documento, il TAR non aveva più l’obbligo di pronunciarsi sul merito della controversia, bensì solo sulla questione delle spese. Tuttavia, i giudici hanno voluto esprimere comunque un giudizio sull’intera vicenda, seppure in modo estremamente sintetico ed attenendosi alla forma alquanto asettica tipica delle sentenze del tribunale amministrativo, ma in questa occasione il significato delle frasi usate è comunque bruciante, come la brace sotto la cenere. Il TAR, infatti, non solo ha rigettato la pretesa della difesa del Comune (che si basava su una nota della responsabile dell’Ufficio legale e contratti, secondo la quale la copia del documento da me richiesto era stata preparata, ma io non mi sono mai presentato per ritirarla), scrivendo in sentenza che

“il deposito in giudizio della documentazione per cui è causa, dopo la notificazione del ricorso introduttivo” [fatta il 23 gennaio 2012, ultimo giorno utile; n.d.r.] e solo nell’occasione dell’”adempimento di una distinta e successiva istanza, dimostra ipso facto la fallacia del diniego iniziale” [decorso dal 23 dicembre 2011 nella forma del silenzio rigetto; sott. mie; n.d.r.];

il TAR ha anche voluto sottilmente ridicolizzare la debolezza della linea di difesa del Comune (costruita sulla nota di cui sopra, nella quale si sosteneva che l’accoglimento dell’istanza mi era stato comunicato telefonicamente, che vi era una discordanza tra i fatti “realmente” [a suo dire] accaduti e la ricostruzione che ne veniva fatta nel mio ricorso e che ciò poteva essere testimoniato [in un giudizio amministrativo!] dalla segretaria comunale e dalla stessa responsabile dell’Ufficio legale e contratti [persone con le quali non ho mai avuto alcun contatto, nemmeno telefonico!]), scrivendo abbastanza seccamente che

“l’articolata prova testimoniale, finalizzata a dimostrare l’accoglimento in via telefonica, non sarebbe stata comunque idonea a superare la contrapposta ricostruzione dei fatti dedotta dal ricorrente, quest’ultima forte della mancata formalizzazione dell’accoglimento medesimo.

Per comprendere esattamente il tenore di questo giudizio si deve considerare, innanzi tutto, che l’articolo 12 del regolamento comunale per l’accesso agli atti obbliga l’amministrazione comunale, in caso di accoglimento dell’istanza, a comunicare in forma scritta la data entro la quale l’istante può ritirare le copie dei documenti richiesti, gli orari dell’ufficio presso il quale deve recarsi, il nominativo del responsabile del procedimento ovvero del funzionario cui l’interessato può rivolgersi, l’importo da corrispondere per la riproduzione delle copie; e che, inoltre, la giurisprudenza ha affermato più volte che

il diniego di accesso può essere opposto dall’Amministrazione soltanto con provvedimento motivato in relazione alla salvaguardia degli interessi di cui all'art. 24 della legge 7 agosto 1990 n. 241 e con riferimento all’art. 8 del D.P.R. 27 giugno 1992 n. 352; è, pertanto, da considerarsi illegittimo sia un diniego immotivato, e comunque opposto alla richiesta di accesso nei casi non consentiti, sia l'omissione di ogni provvedimento sulla richiesta, ovvero l’elusione della richiesta di accesso con risposte non esaurienti. (TAR Catania 10 novembre 2009, n. 1847) [sott. mia; n.d.r.]

Il Comune, invece, ricevuta la mia richiesta di accesso, aveva tentato proprio la strada dell’elusione con risposte non esaurienti, formulate, oltretutto, solo verbalmente ed in modo oltremodo sgarbato da un’impiegata supponente che, per esempio, a proposito di accesso agli atti, ha la pretesa di imporre obblighi ai cittadini richiedenti, pur dichiarando del tutto serenamente di non sapere da quali norme questi obblighi sarebbero stabiliti! Costei, quindi, pagata con soldi pubblici per servire i cittadini, pur essendo addetta alla gestione delle richieste di accesso agli atti non si perita di esibire la sua ignoranza del relativo regolamento comunale! Lo ha dimostrato anche in altre occasioni, per esempio cercando, dapprima, di ostacolare con diverse scuse la visione di atti di due pagine che sarebbero dovuti essere esposti all’albo pretorio elettronico, ma non lo erano, e poi pretendendo di imporre abusivamente una richiesta formale (cioè scritta, protocollata e vistata dal segretario comunale) per rilasciare una copia fotostatica di quelle due pagine! Il regolamento comunale, art. 19, comma 2, ultima frase, dice, invece, che in questi casi il rilascio delle copie “avviene in tempo reale” dopo una richiesta informale, ma questa poveretta si concede il lusso di sbattere in faccia al cittadino che prova ad obiettare che si tratta di fogli che dovrebbero essere esposti in forma elettronica (quindi liberamente riproducibili da chiunque con un PC collegato all’internet) la seguente boriosissima risposta: “Questa amministrazione fa così!”.

Comportamenti simili, di dipendenti comunali che noi cittadini paghiamo affinché forniscano un servizio pubbblico, in quella specie di Panopticon benthamiano che è il Municipio di Limbiate non sono affatto rari: potrei raccontare altri episodi, avvenuti in altri uffici, durante i quali ho sperimentato, anche in occasione di un lutto familiare, il disservizio dell’amministrazione comunale e l’impreparazione e le sgarberie di diversi impiegati. Altrettanto potrebbero fare molti altri cittadini.

Ma, tornando alla vicenda dell’accesso agli atti, come mai l’amministrazione comunale ha scelto di tentare di eludere la mia richiesta?

Nel consiglio comunale del 23 novembre 2011, la vice sindachessa Angela Ripamonti aveva reiterato la diffamazione, già più volte diffusa attraverso i giornali locali, degli insegnanti delle scuole limbiatesi, che a suo dire avrebbero esercitato pressioni psicologiche sugli alunni affinché convincessero i loro genitori a firmare la petizione del Comitato Scuola Città contro la decisione della Giunta comunale di cedere due scuole al Comune di Solaro e raggruppare le altre scuole limbiatesi in due enormi Istituti Comprensivi. A me, presente nel pubblico e indicato con il cognome (fatto scorrettissimo ed inaudito in un Consiglio Comunale!), la vice sindachessa attribuiva, insieme a critiche politiche (del tutto legittime!) che effettivamente avevo rivolto alla sua giunta, anche frasi offensive che non avevo mai pronunciato o che lei volutamente distorceva, dando prova, tra l’altro, di una buona dose di ignoranza linguistica e letteraria: “pizzino”, registrato già nella notte dei tempi e reperibile in decine di opere letterarie ambientate in Sicilia e pubblicate ben prima dell’arresto di Bernardo Provenzano, significa “bigliettino", "pezzettino di carta”, e non “messaggio mafioso”. Come ho sostenuto nel ricorso al TAR, le espressioni usate dalla vice sindachessa erano lesive del mio onore e del mio decoro, e tendevano a svilire l’impegno che avevo profuso sulla questione degli I.C., non solo perché erano pronunciate in un contesto nel quale, senza che mi fosse data la possibilità di intervenire, le stesse hanno inciso negativamente sulla mia persona, ma anche perché si voleva far ricadere su di me la causa della chiusura di ogni dialogo tra il Comune e il Comitato Scuola Città, con conseguente discredito agli occhi degli insegnanti, dei genitori e dei cittadini aderenti al Comitato, oltre che agli occhi dei concittadini presenti.

(Per comprendere bene l'obiettivo che perseguiva la vice sindachessa, non va tralasciato di ricordare che un analogo trattamento costei ha riservato al preside delle scuole medie Fernando Panico, indicato come “un altro protagonista di questa lotta”, al fine di screditarlo, insieme a tutto il movimento contro le scelte della giunta comunale sugli I.C., mediante il richiamo di un titolo di giornale locale che avrebbe dimostrato che Panico era stato trasferito da Cislago a Limbiate per “incompatibilità ambientale” con quell’amministrazione comunale).

Ecco perché ho chiesto una copia, autenticata come conforme alla registrazione magnetofonica originale, del verbale di quel consiglio comunale, dichiarando esplicitamente il “fine di adire le vie legali a tutela della (mia) onorabilità”. Avevo tutto il diritto di ottenere quella copia: la giurisprudenza afferma, infatti, che

«secondo quanto stabilito dall’art. 22 della L. n. 241/1990, come novellato dall’art. 15 della L. 11 febbraio 2005, n. 15, il diritto di accesso ai documenti amministrativi spetta a chiunque abbia un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso e va garantito a tutela di situazioni giuridicamente rilevanti nell’ipotesi in cui la conoscenza dei documenti amministrativi fosse necessaria al singolo per curare e difendere i suoi interessi”.

Il medesimo art. 22, al comma 7, dispone poi che “ Deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici…”

Anche prima della riforma introdotta dalla L. n. 15 del 2005, il diritto di accesso era garantito, per espressa previsione di legge, a tutela di situazioni giuridicamente rilevanti nell’ipotesi in cui la conoscenza dei documenti amministrativi fosse necessaria al singolo per curare e difendere i suoi interessi, e senza che tale interesse potesse, restrittivamente, farsi coincidere con quello all’impugnazione (Cons. Stato, sez. VI, 3 febbraio 1995, n. 158; id. sez. IV, 14 gennaio 1999, n. 32)». (TAR Catania 10 novembre 2009, n. 1847) [sott. mie; n.d.r.]

Il mio diritto di ottenere questa copia non è stato contestato in alcun modo dal Comune, perché indubitabilmente avevo “un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale chiedevo l’accesso”. Ma è chiaro che la vice sindachessa preferirebbe che io non potessi rivolgermi ad un tribunale per reclamare contro le sue affermazioni, che potrei attestare con un verbale autenticato. Da qui, la scelta di eludere la mia richiesta omettendo di darmi risposta nei modi previsti dall’art. 12 del regolamento comunale per l’accesso agli atti.

Questa inerzia voluta tendeva appunto a creare il silenzio rigetto, contro il quale è possibile un ricorso al TAR (entro i successivi trenta giorni), ma per un cittadino, ovviamente, è alquanto oneroso, mentre non è affatto onerosa la resistenza temeraria dell’amministrazione comunale, che può spendere il denaro pubblico. Ma, sfumato l’obiettivo del silenzio rigetto, perché questa volta un cittadino ha deciso di non subire un'ulteriore soperchieria (sobbarcandosi una spesa non indifferente), la Giunta Comunale di Limbiate, il Segretario Generale e la Dirigente dell’Ufficio legale e contratti, hanno inventato un paio di mistificazioni (era “necessario provvedere alla costituzione in giudizio a tutela della correttezza dell’operato degli uffici verificata ampiamente da questo organo; era stata “riscontrat(a) una sostanziale difformità sussistente tra quanto effettivamente avvenuto a seguito della richiesta del sig. Ricciardi di accesso agli atti e quanto asserito nell’atto del ricorso” [il TAR, come abbiamo visto, ha ridicolizzato entrambe queste “tesi”], e, dopo aver minacciato chissà quale altra azione legale ai miei danni (“in considerazione soprattutto della strumentalità dell’azione messa in campo dal sig. Ricciardi, … ci si riserva ogni altra azione a difesa e dimostrazione della correttezza dell’azione amministrativa di questo Ente”) [voglio vedere, ora, dopo questa sentenza del TAR, quale altra azione tenteranno di farmi subire!], hanno deliberato e determinato, potendo spendere il denaro pubblico, l’incarico ad un avvocato per tentare la difesa di un'inerzia amministrativa voluta ma indifendibile, originata, in realtà, dai motivi che ho indicato sopra. La cifra “determinata” non è affatto modica, considerato il tipo di causa: 2.760,20 €; sommati al rimborso delle spese legali che mi dovranno versare, 1.735 €, fa un totale di 4.495 €, per un’opposizione in giudizio che non vedo come si possa non definire temeraria!

Ovviamente, su questa dissipazione di denaro pubblico farò un esposto alla Corte dei Conti.


* Parole della vice sindachessa angela Ripamonti nel consiglio comunale del 23 novembre 2011, riferendosi a me.


[Bella lezione ai ragazzi traviati]



[A chi si fa andar di traverso il capretto pasquale ancor prima di averlo mangiato]



«Bei ragazzi, voi perdete la più
bella rosa del vostro cappello;
miei scolari, vischio per tutto,
se voi andate a Monfreghello,
o a Scassino, attenti alla pelle:
ché, per bazzicare laggiù,
pensando valesse l’appello,
lo perse Colin de Cayeux.

Non è un gioco da tre soldi,
ne va il corpo e forse l’anima.
Chi perde, non c’è pentimento:
muore in vergogna e si diffama;
e chi vince, non di Cartagine
la regina si prende in moglie.
L’uomo dunque è folle ed infame
che dà tal pegno per
sí poco.

Ascoltarmi ciascuno deve!
Dicon, per vero lo riconosco,
che il guadagno tutto si beve
d’inverno al fuoco, d’estate al bosco:
se danaro avete, non resta,
ma lo sprecate presto e súbito.
Chi ne vedete voi provvisto?
Farina del Diavol va in crusca.»


François Villon (1431-dopo il 1463), Testamento, CLVI-CLVIII, in Poesie, Feltrinelli, Milano 1966, p. 79.

giovedì 5 aprile 2012

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http://www.youtube.com/watch?v=BteIwbKU_iQ&feature=related

"La fallacia del diniego iniziale" per proteggere la vicesindachessa spocchiosissima, ma incompetentissima



N. 01016/2012 REG.PROV.COLL.

N. 00217/2012 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 217 del 2012, proposto da:
SALVATORE RICCIARDI, rappresentato e difeso dagli avv.ti Danilo Daniel e Vincenzo Caiazzo, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Milano, viale Caldara n. 43;

contro

COMUNE DI LIMBIATE, rappresentato e difeso dall'avv. Pasquale Corrado, presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Milano, via Spartaco n. 10;

nei confronti di

ANGELA RIPAMONTI, non costituita in giudizio;

per l’annullamento,

del silenzio tenuto dall’amministrazione resistente sulla istanza di accesso del 24 novembre 2011, per la visione e l'estrazione di copia del verbale della seduta di Consiglio Comunale del 23 novembre 2011;


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del COMUNE DI LIMBIATE;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 29 marzo 2012 il dott. Dario Simeoli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Con ricorso depositato il 31 gennaio 2012, il ricorrente ha impugnato il diniego di accesso descritto in epigrafe.

Si è costituita in giudizio l’amministrazione regionale [recte: comunale; n.d.r.], chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza camerale del 29 marzo 2012, il ricorrente, senza alcuna opposizione di controparte, ha chiesto dichiararsi cessata la materia del contendere stante la sopravvenuta ostensione dei documenti richiesti.

2. Il Collegio rileva che è cessata la materia del contendere, in quanto la pretesa del ricorrente al provvedimento espresso risulta pienamente soddisfatta, ai sensi dell’art. 34, V comma, c.p.a. (alla cui stregua, deve essere dichiarata cessata la materia del contendere “qualora nel corso del giudizio la pretesa del ricorrente risulti pienamente soddisfatta”), avendo l’amministrazione depositato in corso di causa la documentazione per cui vi era stata istanza di accesso. E’, pertanto, venuta meno la posizione di contrasto tra le parti e, con essa, sia il loro interesse a proseguire il giudizio sia l’obbligo del giudice di pronunciare sull’oggetto della controversia.

3. Residua la questione delle spese le quali, in virtù del principio della soccombenza virtuale, devono essere poste a carico della amministrazione resistente, dal momento che il deposito in giudizio della documentazione per cui è causa, dopo la notificazione del ricorso introduttivo [sott. mia; n.d.r.] ed in adempimento di una distinta e successiva istanza, dimostra ipso facto la fallacia del diniego iniziale [sott. mia; n.d.r.]. Sotto altro profilo, l’articolata prova testimoniale, finalizzata a dimostrare l’accoglimento in via telefonica [sott. mia; n.d.r.] in data 19 novembre [recte: dicembre; n.d.r.] 2011, non sarebbe stata comunque idonea a superare la contrapposta ricostruzione dei fatti dedotta dal ricorrente, quest’ultima forte della mancata formalizzazione dell’accoglimento medesimo. [sott. mia; n.d.r.]

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:

DICHIARA cessata la materia del contendere;

CONDANNA l’amministrazione resistente al pagamento delle spese di lite in favore del ricorrente che si liquida in € 1.000,00, oltre rimborso C.U., IVA e CPA come per legge. [sott. mia; n.d.r.]

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 29 marzo 2012 con l'intervento dei magistrati:

Domenico Giordano, Presidente

Stefano Celeste Cozzi, Primo Referendario

Dario Simeoli, Primo Referendario, Estensore







L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE















DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 05/04/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

giovedì 29 marzo 2012

Un sindaco che ci è e ci fa: eletto dal centrosinistra rivendica l’eredità del suo predecessore di centro-destra




  
    L’improbabile sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca, lo aveva detto subito, in più di un’occasione, già durante la campagna elettorale: “Continuerò la politica dell’amministrazione uscente”, vale a dire la politica della giunta di centro-destra capeggiata per dieci anni da Antonio Romeo. Non c’è bisogno di nessuna raffinata analisi per concludere che, con un simile programma, egli non poteva che raccogliere, fra coloro che volevano un reale cambiamento nell’amministrazione del Comune, un consenso limitato a poco più del 30% degli elettori, mentre la sua coalizione non poteva che restare sotto il 25%. Tuttavia, anche con livelli di consenso tanto ridotti, alcune circostanze del tutto casuali (vale a dire: che si sono verificate senza che dovessero necessariamente verificarsi), riassumibili nei dissidi personali nel centro-destra, persistiti ed aggravati anche dopo aver ottenuto quasi il 60% dei voti al primo turno delle elezioni, e soprattutto un sistema elettorale del tutto anti-democratico [1], hanno consentito a De Luca e al centrosinistra di vincere le elezioni. Di ciò, come ho avuto occasione di scrivere pochi giorni dopo il ballottaggio, De Luca si è inebriato [2], e dall’anno scorso, incapace di contenersi, sbruffoneggia che lui avrebbe vinto “anche senza i partiti”, oppure chiede retoricamente (e minacciosamente): “Se dovessimo riandare alle elezioni senza Raffaele vinceremmo?” [3] E sono solo un paio di esempi.
    Una serie di atti e di fatti ha poi ampiamente dimostrato che questo personaggio inconsistente è solo un desolante fantoccio, scelto dai poteri forti di Limbiate (alias dalla rendita fondiaria urbana e dalla speculazione edilizia, alle quali si sono alleate alcune parrocchie) per dare una continuità ai dieci anni della politica di centro-destra. De Luca è un caso unico, che ben figurerebbe, come esempio estremo, in un’antologia della scienza della politica. Cosa significa la parola “politica”, cos’è una “linea politica”? Egli non lo sa, né gli interessa di saperlo. Eppure, una “linea politica” egli la sta seguendo: quella del suo predecessore. E vi si sta applicando con una tenacia e una coerenza indefettibili. Qual è stata la linea del suo predecessore? Proseguendo le premesse poste dalla giunta Fortunati (1997-2001) ha operato una grandiosa redistribuzione, a favore delle classi e dei ceti più abbienti, delle rendite create dall’istituzione-Comune. Redistribuzione, soprattutto, di rendite fondiarie ed edilizie, ma anche sostanziosi investimenti tesi a valorizzare beni e attività di privati, e inoltre una miriade infinita di appalti mediante cottimi fiduciarii, di incarichi professionali, ecc. Dopo dieci anni di Romeo, quando costui non era più candidabile, e i dissidi fra egli e i suoi successori, e fra costoro, impedivano al centro-destra di esprimere un candidato dotato di un vero appeal elettorale, chi ha in mano la regìa della speculazione edilizia ha acconsentito: tutto poteva cambiare… purché nulla cambiasse. Sta diventando ormai evidente che dietro De Luca vi sono grandi (in ambito locale) immobiliaristi e redditieri fondiari, e come tramite, nei fatti, fra l’uno e gli altri una serie eterogenea composta da più o meno giovani (o vecchi) aspiranti alla carriera politico-affaristica, preti autorevoli ed intrallazzoni, produttori di fumosissimi “progetti di società”, capi di cooperative “sociali” alla ricerca di appalti facili, varie associazioni postulanti, maestre di scuola elementare convinte che il mondo sia ristretto al loro “plesso”, ecc. ecc.
    Gli atti e i fatti dell’attuale giunta ai quali mi riferisco sono questi: l’omissione voluta ed organizzata della costituzione di parte civile del Comune di Limbiate nei processi contro la ‘Ndrangheta cominciati nell’estate del 2011; l’omissione delle denunce delle truffe ai danni della cassa pubblica, contenute nei vari P.I.I. varati dalla giunta di centro-destra; la conferma dei funzionari che avevano tenuto bordone a Romeo; l’adesione alla manovra messa in atto da Hi-tech/Euronics per coprire la tentata truffa degli OO.UU, pur di salvare il suo P.L. avversato davanti al T.A.R. da alcuni privati e dalla Provincia di Monza; la vicenda allucinante della decisione di cedere due scuole a Solaro con la conseguenza di essere obbligati a fare due mega Istituti Comprensivi; l’adesione, apparentemente alle farneticazioni del Comitato delle Pacciade, ma in realtà ai desideri di alcuni titolari e/o intermediari di rendite fondiarie, che manovrano il sedicente Comitato, con l’emissione di un provvedimento per impedire il montaggio di un impianto pirolitico (che, almeno per il momento, nessun falso ambientalista alla Mauro Varisco può classificare come inceneritore) - un provvedimento giudicato totalmente illegittimo e del tutto ingiustificato dal T.A.R. e quindi annullato, ma che è costato alla cassa pubblica 7.500 €; le osservazioni semi-clandestine al P.T.C.P. della Provincia di Monza, ancora una volta per soddisfare le esigenze della speculazione edilizia e della rendita fondiaria urbana - osservazioni che preludono ad un P.G.T. orientato verso l’ulteriore incremento del consumo del suolo; ecc.
    Questi fatti suscitano nei sostenitori di De Luca, fra i quali la capacità di giudizio politico decisamente non abbonda, tutt’al più un’amarezza leggera e vagamente stupita. A me sembrò subito, già ai primi dell’anno scorso, che un personaggio come De Luca non sarebbe potuto mai essere una vera alternativa a Romeo. Non lo conoscevo affatto, anzi, prima non ne avevo mai sentito il nome; bastava, però, il modo in cui nel centro-sinistra veniva descritta e magnificata la sua figura. Ma, grazie agli Dei, io non ero e non sono nel centrosinistra, e quindi ancor più mi sono rafforzato nella mia convinzione quando ho appreso chi erano i proponenti (quelli che contano davvero, esterni ai partiti) della candidatura di De Luca. Nomi da far accapponare la pelle. Ma il mio giudizio, come per solito, da molti imbecilli è stato attribuito alla mia “cattiveria”; qualche ottusa maestra di scuola elementare, e qualche presidente di circolo didattico, che al tempo di Craxi stava agevolmente nel PSI, mi hanno anche gratificato con più di un sorrisetto di compatimento. Ora, però, pare che finalmente anche nel centrosinistra c’è qualcuno che prova a dire, ma sommessamente, che forse sarebbe l’ora di fare questa ammissione: “De Luca non è l’alternativa a Romeo che tutti speravamo che fosse” [4]
    Davvero sconvolgente. Ma è un’ammissione alquanto tardiva. In politica, come negli sketch dei comici, non si possono sbagliare i tempi. A certe conclusioni, ci si doveva arrivare già cinque mesi fa, e se ne dovevano trarre, ad averne il coraggio, le dovute conseguenze. Ma per gli inetti alla politica l’idea di mettere in crisi la giunta De Luca è più terrificante della visione di croci e collane d’aglio per i vampiri. De Luca, quindi, può continuare indisturbato ad infischiarsene dei suoi elettori, che lo hanno votato credendo di votare per una politica alternativa a quella di Romeo. Ecco allora che ancora una volta, nel consiglio comunale di ieri sera, dopo la rozza apologia del dimissionario Romeo, recitata dai consiglieri della sua lista, dopo l’auto-agiografia di Fortunati e della sua giunta di quindici anni fa, preparatoria dei dieci anni di Romeo (basti ricordare la privatizzazione, nei fatti, dei servizi pubblici, la trasformazione di decine e decine di migliaia di metri di aree standard in aree edificabili, la cementificazione di Piazza della Repubblica), come ulteriore ma certamente non ultima dimostrazione che De Luca è un sindaco che ci è e ci fa, questi ha voluto riconoscere

"l'insegnamento di Romeo di fare politica per il bene comune".

Ed ha aggiunto, come... chiosa storica:

“non ho voluto scendere in politica (espressione sintomatica) cinque anni fa per non mettermi contro Romeo, perché ho sempre pensato che quello che stava facendo per Limbiate era molto bello”.

    Il pubblico del centro-destra ha applaudito. Dai banchi del centrosinistra non si è elevata una sola protesta, né una richiesta di spiegazioni. Nemmeno dai banchi della lista dell’Asinistra, né da quello dell’Italia dei Valori bollati e dei sali e tabacchi.

[1] Con il sistema proporzionale il centrosinistra avrebbe ottenuto solo 10 dei 24 seggi del consiglio comunale.
[2] Nel post Tattica e strategia del centrosinistra di Limbiate, confrontate con gli insegnamenti del rottamatore fiorentino, del 5 giugno 2011: «Il nuovo sindaco ha sessant’anni. Tuttavia, poiché fino a questa età non ha dedicato una sola ora della sua vita all’impegno politico (ma durante la campagna elettorale più volte ha avuto la faccia tosta di rinfacciare ad altri che lui si era “messo in campo”!) ed è davvero sprovveduto di qualsiasi, anche minima, preparazione politica, non potrà non farsi mettere le dande. Non da quelli che lui chiama “giovani” (ma per la maggior parte hanno da più di quaranta a più di cinquant’anni), bensì da quelli della sua età che lo hanno letteralmente inventato e con i quali del tutto serenamente, come si è visto, ha già combinato un bell’inciucio. E proprio perché l’impreparazione non favorisce lo spirito di autonomia, fatto il primo inciucio, ne farà molti altri. Li farà allegramente, perché chi si ritrova al potere non può non sentirne l’ebbrezza, e sarà anche fermamente convinto di fare il nostro bene».
[3] Nella stupefacente e deprimente (per l'ostentata inintelligenza politica) “lettera” alla sua coalizione: “Prendere atto della nostra sostanziale incapacità a governare questa città”.

[4] V. il post di Michelangelo Campisi Più cemento meno Limbiate.

venerdì 23 marzo 2012

Il Comitato delle Pacciade con un pacco di ovatta nei pantaloni






35 manifestanti - uno striscione di 50 metri





martedì 21 febbraio 2012

Il TAR: lo stop al gassificatore è illegittimo, ed “è stato adottato…, oltretutto al di fuori di ogni urgenza o necessità di provvedere”.

N. 00571/2012 REG.PROV.COLL.
N. 00253/2012 REG.RIC.







REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia
(Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 253 del 2012, proposto da:

- Ecotrattamenti S.r.l., in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dall’Avv. Giuseppe P. Mussumeci, e domiciliata in Milano, Via Corridoni n. 39, presso la Segreteria del T.A.R.;

contro

- il Comune di Limbiate, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Carlo Cerami, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dello stesso in Milano, Galleria S. Babila n. 4/A;

- la Provincia di Monza e Brianza, in persona del Presidente pro-tempore, non costituita in giudizio;

per l’annullamento

- dell’ordinanza/diffida del Comune di Limbiate (MB), Settore Tecnico Area Pianificazione Territoriale ed Ambientale, n. 179 del 26 ottobre 2011, Prot. n. 30278.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Limbiate;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Designato relatore il primo referendario Antonio De Vita;

Uditi, alla camera di consiglio del 14 febbraio 2012, i procuratori delle parti, come specificato nel verbale;

Visto l’art. 60 cod. proc. amm., che consente al giudice amministrativo, chiamato a pronunciarsi sulla domanda cautelare, di decidere il merito della causa con sentenza succintamente motivata, ove la stessa sia di agevole definizione in rito o nel merito;

Ritenuto di potere adottare tale tipologia di sentenza, stante la superfluità di ulteriore istruzione;

Accertata la completezza del contraddittorio e sentite le parti presenti in proposito;

Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.

FATTO

Con ricorso notificato in data 9 gennaio 2012 e depositato il 3 febbraio successivo, la ricorrente ha impugnato l’ordinanza/diffida del Comune di Limbiate (MB), Settore Tecnico Area Pianificazione Territoriale ed Ambientale, n. 179 del 26 ottobre 2011, Prot. n. 30278, con cui la ricorrente è stata diffidata a non proseguire le operazioni di montaggio dell’impianto di trattamento dei rifiuti e recupero energetico presso la sede di Via XX Settembre n. 11 a Limbiate ed è stato ordinato alla stessa di presentare al predetto Comune, entro trenta giorni, una S.C.I.A. per l’inizio di una nuova attività artigianale/industriale.

Avverso il predetto provvedimento vengono dedotte le censure di nullità e/o annullabilità e/o illegittimità dell’ordinanza/diffida per carenza di potere sia dell’Ente, che dell’organo amministrativo che l’ha adottata e per carenza di motivazione a giustificazione di un’eventuale attività suppletiva del Comune.

Il procedimento cui si riferisce l’atto impugnato sarebbe di esclusiva competenza della Provincia e non del Comune e nemmeno si potrebbe superare tale dato in presenza di un provvedimento adottato dal Dirigente comunale; difatti soltanto un provvedimento sindacale contingibile e urgente potrebbe intervenire in tale ambito, qualora emergesse la necessità di tutelare la salute pubblica.

Ulteriori doglianze attengono alla carenza di motivazione, all’eccesso di potere e/o violazione di legge in relazione alla diffida fatta al legale rappresentante della ricorrente in relazione al proseguimento delle operazioni di montaggio dell’impianto di trattamento dei rifiuti.

La ricorrente avrebbe ottenuto dalla Provincia la possibilità di avvalersi dell’autorizzazione semplificata per la realizzazione dell’impianto di gassificazione e avrebbe richiesto anche l’autorizzazione ex art. 269 del D. Lgs. n. 152 del 2006, che comunque dovrebbe riferirsi all’intero stabilimento e giammai ai singoli impianti allo stesso afferenti. Di conseguenza il Comune avrebbe confuso il singolo impianto con lo stabilimento, che solo presupporrebbe l’autorizzazione ex art. 269.

Infine, viene dedotto l’eccesso di potere e/o la violazione di legge in relazione all’ordine indirizzato al legale rappresentante della ricorrente di presentare una S.C.I.A. per l’inizio di una nuova attività artigianale/industriale entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.

Nell’ambito specifico riguardante il trattamento dei rifiuti attraverso la procedura semplificata non potrebbe applicarsi, come preteso dal Comune resistente, l’istituto della segnalazione certificata di inizio attività, atteso che in materia ambientale e laddove siano previsti dei limiti complessivi o dei contingenti per lo svolgimento di attività, il predetto strumento non potrebbe essere utilizzato.

E’ stata altresì proposta domanda di risarcimento del danno.

Si è costituito in giudizio il Comune di Limbiate, che ha chiesto il rigetto del ricorso.

Alla Camera di consiglio del 14 febbraio 2012, fissata per la discussione dell’istanza cautelare di sospensione del provvedimento impugnato, il Collegio, dopo aver dato avviso alle parti presenti alla discussione, ha ritenuto di potere definire il giudizio con sentenza breve, ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.

DIRITTO

1. Il ricorso è fondato.

2. Con la prima censura di ricorso si assume l’illegittimità dell’atto impugnato, in quanto la competenza in materia di procedimenti finalizzati al trattamento dei rifiuti sarebbe riservata in via esclusiva alla Provincia e non, ordinariamente al Comune, che potrebbe intervenire soltanto attraverso provvedimenti contingibili e urgenti, necessari per la tutela della salute pubblica.

2.1. La doglianza è fondata.

Secondo l’art. 197 del D. Lgs. n. 152 del 2006 “alle province competono in linea generale le funzioni amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, da esercitarsi con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, ed in particolare : (…) b) il controllo periodico su tutte le attività di gestione, di intermediazione e di commercio dei rifiuti, ivi compreso l’accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto; c) la verifica ed il controllo dei requisiti previsti per l’applicazione delle procedure semplificate, con le modalità di cui agli articoli 214, 215, e 216”.

Ne consegue che, come già sostenuto di recente da questa Sezione, appartenendo alla Provincia in via ordinaria la competenza in materia di trattamento dei rifiuti, al Comune, per il tramite del Sindaco, può essere riconosciuto un potere di intervento soltanto nelle situazioni in cui si ravvisi l’indifferibilità e l’urgenza di provvedere, sul presupposto della normativa generale, espressione di un potere atipico e residuale, relativa alle ordinanze contingibili e urgenti contenuta nell’art. 50, comma 5, del D. Lgs. n. 267 del 2000 (T.U.E.L.), allorquando se ne configurino i relativi presupposti (cfr. Consiglio di Stato, V, 12 giugno 2009, n. 3765; II, parere 24 ottobre 2007, n. 2210; T.A.R. Lombardia, Milano, IV, 8 giugno 2010, n. 1758).

Nel caso di specie, l’atto impugnato è stato adottato dal dirigente comunale, oltretutto al di fuori di ogni urgenza o necessità di provvedere.

2.2. Ciò determina la fondatezza della prima censura di ricorso da cui discende, previo assorbimento delle restanti doglianze, l’accoglimento del gravame e il conseguente annullamento dell’atto impugnato.

3. Quanto alla domanda di risarcimento del danno, la stessa deve essere respinta.

Difatti, il breve lasso di tempo trascorso dalla proposizione del ricorso alla sua decisione non ha determinato un danno di apprezzabile consistenza, anche per la natura dell’atto impugnato e della tipologia dell’attività svolta dalla parte ricorrente.

4. In ragione dell’esito complessivo della controversia, le spese possono essere compensate tra tutte le parti del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso indicato in epigrafe e, per l’effetto, annulla l’atto con lo stesso ricorso impugnato. Respinge la domanda di risarcimento del danno.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del 14 febbraio 2012 con l’intervento dei magistrati:

Adriano Leo, Presidente
Elena Quadri, Consigliere
Antonio De Vita, Primo Referendario, Estensore

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 20/02/2012
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

domenica 12 febbraio 2012

“Prendere atto della nostra sostanziale incapacità a governare questa città”





Le lettere che seguono circolano fra decine di persone ormai da diversi giorni; ad esse hanno già fatto riferimento (ma, pare, senza averle lette) tutti i giornali locali. Le pubblico integralmente, perché è utile, anzi necessario, che i cittadini di Limbiate siano informati sullo stato attuale della giunta comunale, sul modo in cui funziona, sulla reale natura dei rapporti che il sindaco intrattiene (o che vorrebbe intrattenere) con i “partiti” che lo sostengono, su quanto egli sia al corrente dei problemi che la giunta deve affrontare, sulle sue capacità di coordinare gli assessori, su chi sia realmente l'assessore all'ambiente, sul fascino perverso che su De Luca esercita la burocrazia comunale (della quale ha paura), sul sistema dell'auto-rappresentazione interiore ed esteriore di questo patetico sbruffone, sulla sua esilarante “filosofia politica”, sulla prestigiosa ed altamente etilica scuola di vita che ha frequentato, su... ecc. ecc.

Immancabilmente vi sarà qualcuno che comincerà a blaterare di violazione del segreto epistolare. Prego di prendere visione degli articoli 136 e 137 comma 2 del decreto legislativo 30 giugno 2003 n. 196, e della sentenza della Corte Costituzionale 5 marzo 2009, n. 66.




Cari amici e compagni del centro sinistra, sono ormai otto mesi che ci è stato dato il mandato di amministrare Limbiate; abbiamo preso decisioni importanti, alcune condivise altre meno; e adesso deve essere sostituito un assessore e forse nominato l'assessore all'urbanistica. Penso sia il momento di esaminare con pacatezza, ma con molta chiarezza, l'attuale situazione politico-amministrativa per decidere se abbiamo voglia e se siamo in condizione di continuare questo percorso condiviso o se Limbiate non meriti amministratori più capaci, con un quadro politico chiaro e quindi sia necessario prendere atto della nostra sostanziale incapacità a governare questa città.

Non è un segreto che la mia candidatura sia stata sponsorizzata da Archetti e Sangiovanni. Ricordo ancora la giusta richiesta di eventuali scheletri nell'armadio fattami prima del brindisi nell'incontro con il SEL! Della mia inesperienza politica tutti eravamo consapevoli, ho sempre confidato però sulla mia intelligenza, sulla mia capacità di lavorare ed imparare, ma soprattutto sulla mia assoluta onestà e la fattiva collaborazione con quanti hanno lavorato alla stesura del programma. Sono uno dei 91 limbiatesi con reddito sopra i 100.000 euro, non ho interessi immobiliari o di altro genere, non ho amicizie da favorire o sfruttare ecc. ecc. ecc. e soprattutto non ero e non sono interessato a fare il sindaco COMUNQUE, ritengo pertanto questa essere la mia forza. Certamente sto imparando e vi assicuro che la prima cosa che ho imparato e questa: i partiti del centrosinistra hanno avuto un terzo dei voti al primo turno e abbiamo vinto al secondo turno con il consenso del 53%. I cittadini di Limbiate con il centrosinistra hanno scelto il loro sindaco che quindi deve rendere conto a tutti quelli che lo hanno eletto. Mi permetto di aggiungere che mi sento di essere il sindaco di quanti hanno votato Picozzi e anche del primo partito di Limbiate: gli astenuti! Essi sono per numero tanti quanto il centrosinistra e dovremmo essere impegnati, con una corretta ed onesta amministrazione, a recuperarli al nostro schieramento. Ho avuto modo di affermare che la mia giunta non sarebbe stata commissariata da nessun comitato né dei genitori, né di ambientalisti, né di altro, (comitati con i quali non ho alcuna difficoltà a confrontarmi) ed ora posso aggiungere che non sarò commissariato dai partiti perché non penso sia quello che vogliono i cittadini di Limbiate. Penso che l'importante ruolo dei partiti debba essere di indirizzo politico, collaborazione e di controllo del lavoro della giunta nelle Commissioni Consiliari. Il ruolo di controllo in Giunta è degli assessori che sono il collegamento tra le istanze dei partiti e viceversa. Purtroppo ho percepito sfiducia da parte di alcuni consiglieri della maggioranza con richieste di comitati e non ricordo cosa altro che per DIGNITÀ', a questo punto, non posso accettare. Se l'Assessorato all'urbanistica riveste un ruolo politico penso che solo al sindaco o ad un rappresentante della sua lista spetti questo assessorato, se i partiti intendono rafforzare la figura tecnica dell'assessorato all'urbanistica, sono disposto a nominare un tecnico solo per la redazione del PGT, condiviso da tutti i partiti della maggioranza. Ogni partito potrà farsi supportare nel passaggio in Commissione Territorio da tutti i tecnici che riterrà necessari. Se qualcuno pensava di usare solo la faccia di Raffaele dovrà ricredersi. Purtroppo Raffaele ragiona, sembra anche intelligente e ha avuto come maestro di vita un certo Giorgio Lotti che, se ben ricordo, e stato fustigatore anche di personaggi di sinistra pescati con le mani nella marmellata! Con le dimissioni della Rosa Sessa si è creata una situazione di disagio, di pressioni, di cose dette e non dette, di sottintesi che vivo come clima da Inquisizione (o forse da Stasi?) che non danno serenità a me e alla mia giunta. Spero che nessuno si senta offeso da mie affermazioni che potrebbero anche essere inesatte o errate (per questo vi chiedo scusa subito), ma tengo a precisare che esigo chiarezza e chiedo a tutti di esplicitare critiche, dubbi, perplessità ovvero qualsiasi situazione che non permette i dovuti chiarimenti; sono convinto che solo nella chiarezza dei comportamenti può nascere la fiducia e quindi la collaborazione utile a governare e a realizzare il programma che ci siamo dati. La matematica viene in nostro aiuto per ricordarci il valore dei numeri! Se alcuni partiti hanno 8 consiglieri e altri ne hanno 2 o 1 è perché i cittadini hanno dato loro un compito di rappresentanza più rilevante con conseguente maggiore responsabilità nell'amministrare. Mi sono impegnato e mi impegno ad accettare sempre le proposte dei partiti e delle liste che appoggiano la Maggioranza, che per chiarezza ricordo: PD, LIMBIATE SOLIDALE, SEL, IDV, CITTA' VIVA. Se nel prosieguo della legislatura le divisioni dei partiti non porteranno a decisioni condivise, le delibere di Giunta saranno approvate o bocciate in Consiglio Comunale dopo essere stata esaminate nelle relative Commissioni.

Città Viva ha ragione nel chiedere quello che era nei patti di legislatura: pari dignità e pari visibilità. Non ricordo di essermi impegnato, però, nella concessione di un assessorato. Ritengo di poter onorare questo impegno durante la legislatura.

Rapporti con IDV. L’incrinatura con la segreteria di questo partito, prima del ballottaggio, è stata causata dalla sfiducia del segretario Pizzi nei miei confronti sia per la conduzione della trattativa con il Centro sia per non aver accettato il metodo di scelta degli assessori (discutibile, ma personale) che ha determinato la nomina della Sessa Rosa come assessore del loro partito (condivisa del resto da una parte del partito stesso e dalla segreteria provinciale). Ritengo una grave perdita per la mia giunta le dimissioni della Rosa (forse ancor di più lo è per l'immagine dell'IDV), purtroppo motivi personali non hanno permesso di evitare le sue dimissioni. Da oltre due mesi chiedo un incontro con IDV tramite il consigliere Arcerito, la stessa Sessa e il segretario provinciale. Ma le condizioni politiche attuali del partito non lo hanno permesso, sembra che la maggioranza delle tessere sia di Pizzi, l'indirizzo politico di non so chi e il segretario provinciale ha avocato a sé ogni scelta prima di condividerla con la base di Limbiate! Ho incontrato il segretario provinciale e il Coordinatore del partito di Limbiate senza poter prendere decisioni che fossero condivise. Mi sono permesso a questo punto di incontrare direttamente l'unico che rappresenti il partito in Limbiate perché eletto dai cittadini, il consigliere Arcerito, proponendo il suo ingresso in giunta con la possibilità per il segretario Pizzi di entrare in consiglio comunale. Pensavo in questo modo di mettere il partito in condizione di riorganizzarsi anche in previsione della campagna elettorale 2013. Penso che la vittoria alle politiche del 2013 debba essere l'interesse e l'obiettivo di tutti quelli che si ritengono realmente di sinistra! Viste le divisioni interne al partito con la difficoltà di avere in questo momento referenti istituzionali con i quali relazionarmi, ho proposto (capisco che può essere un sacrificio!) di posticipare la nomina ad assessore dopo l'approvazione del PGT; questo permetterebbe al consigliere Arcerito di organizzarsi e prepararsi al meglio per il nuovo incarico e permetterebbe la nomina di un assessore per la realizzazione del solo PGT come richiesto da alcuni partiti di maggioranza. Ricordo che la realizzazione del PGT sarà l'atto certamente più importante della nostra Amministrazione. Sono ancora in attesa di una risposta! Certamente sono disponibile a sostituire la Rosa Sessa con una donna proposta dall'IDV, non posso però accettare alcuna altra proposta di questo partito dopo essere stato costretto a fare il primo passo e ad espormi in prima persona. Se questa mia proposta ha rotto equilibri interni ali'IDV mi dispiace, ma non è certamente colpa mia se non ho avuto uno straccio di interlocutore (che non fossero i blog di Campisi!).

Rapporti con il SEL. Unico assessore non scelto da me è Paride Tatti, che non avevo avuto il piacere di conoscere durante la campagna elettorale, proposto dal partito al posto di Giulio. Se la scelta di non avere segretari di partito all'interno della giunta può aver compromesso equilibri interni ai partiti stessi, da me ignorati, ritengo tuttavia che l'amministrazione di una città sia più importante delle dinamiche interne di un partito. Per chiarezza devo dire a Rosario Traina che il suo nome non mi è mai stato proposto per un assessorato, mentre le mie aspettative ricadevano su Raso e su Fabrizia che hanno rifiutato, mentre avevo già pensato di affidare a lui la delega alla Legalità e alla Memoria. Devo riconoscere con soddisfazione che Paride ha meritato con il suo lavoro e la sua dedizione la carica di Assessore; pregevole la collaborazione con gli altri assessori pur con qualche momento di incomprensione, ormai risolto. Lo considero, come tutti gli altri del resto, uno dei miei collaboratori del quale non potrei fare a meno e sono convinto che se fosse meno pressato dal o dai partiti di riferimento lavorerebbe con più serenità. Le richieste che il SEL avanza, certamente legittime, credo dipendano dal fatto che con due consiglieri e un assessore non sia possibile avere il controllo completo di quanto avviene nell'amministrazione. Capisco le preoccupazioni del partito per le tante irregolarità del passato che emergono e che dobbiamo affrontare e risolvere. Caro Giulio pensi che noi non vogliamo, come te, fare chiarezza, verificare e regolarizzare quanto di dubbio emerge dagli atti della precedente Amministrazione, cambiare l'andazzo dei funzionari del Comune con i quali siamo obbligati a collaborare? Ti assicuro che ho potuto apprezzare in molti di loro, anche in quelli criticati, professionalità e dedizione al lavoro, per questo sono fiducioso in una sempre più fattiva collaborazione per la realizzazione dei nostri sogni. Se non abbiamo fiducia reciproca però è meglio andare a casa. Sul problema del gestore di acqua e fognature ritengo che l'essere stati unici in tutta la provincia Monza Brianza ad astenerci sia stata una stonatura, perché in quell'occasione rappresentavi tutta l'amministrazione e non le posizioni di un solo partito che, ripeto, sono sempre legittime, ma se sono minoritarie bisogna che si adeguino alla maggioranza. Il non decidere ha fatto pagare al Comune più di 100.000 euro di mutui che in questo momento di crisi avremmo potuto usare meglio, con la prospettiva poi di doverci adeguare alle scelte della Provincia (e non abbiamo pulito ancora i sifoni!). Su problemi come IDRA e INFOENERGIA ritengo che la scelta del pubblico sia sempre da privilegiare. Il problema nasce quando il pubblico ha poca esperienza (perché nella provincia Monza Brianza ha fatto ben poco sul fotovoltaico), mentre altre realtà hanno più esperienza avendo già realizzato molto e bene. Perché come con BEA non metterci intorno ad un tavolo e valutare le varie opzioni per realizzare nel migliore dei modi quello che ci siamo impegnati a fare? La cultura del sospetto non mi appartiene, colloquio con tutti e non sono pregiudizialmente contrario a nulla. Sarò sempre e solo contrario al non fare gli interessi di Limbiate perché questo chiedono i cittadini che ci hanno votato.

Rapporti con il PD. Ritengo una nota stonata di questa amministrazione quanto è avvenuto sulla Scuola, anche se alcune considerazioni fatte erano, senza alcun dubbio, di senso e finalizzate ad un miglior funzionamento della scuola a Limbiate. Certo avremmo dovuto rendere partecipe la commissione cultura prima delle decisioni della Giunta, ma si impara dagli errori e stiamo lavorando bene; in futuro non si verificheranno situazioni analoghe! Ritengo un errore non aver affidato la commissione cultura e sport ad un esponente della cultura che, soprattutto per i problemi legati alla scuola di Limbiate, avrebbe potuto suggerire proposte e dare suggerimenti. Invito la commissione a stilare un programma a cui devono far seguito incontri se vuole lavorare con maggior efficienza sia per i problemi dello Sport sia per quelli che riguardano la scuola.

Tanto per sfatare quella che ormai è diventata una leggenda metropolitana vorrei assicurare tutti voi che le scelte fatte sono state prese da me senza "l'influenza" di Simonini, ritenuto, a torto, la longa manus di questa maggioranza. Indubbiamente mi è stato di grande aiuto nel redigere i primi discorsi e nel consigliarmi nei primi atti amministrativi e per questo gli sarò sempre grato, come per tutto il lavoro di comunicazione egregiamente svolto durante la campagna elettorale e dopo. Vi assicuro che la scelta degli assessori ha sconvolto anche lui! Penso che sia stato il primo a capire che me la sarei cavata da solo. Per questo mi ha svezzato subito! Accetto tutti i consigli, le scelte però saranno sempre mie! In merito alle nomine di assessori e funzionari, sono sempre disponibile ad accettare nominativi condivisi da tutti i partiti e liste, l'importante, per me è che i candidati a queste cariche siano professionisti seri e persone oneste, mentre per qualcuno l'importante e che non siano di area PD! Finché non facciamo chiarezza su queste cose saremo sempre nel Limbo della politica. A proposito, quando vanno in pensione le cariatidi della politica del centro sinistra? Gli anziani non devono offendersi, ma ci siamo impegnati a far crescere i giovani per immettere nuove energie nelle future amministrazioni di Limbiate. È per questo motivo che avrei auspicato che la carica di vicepresidente del consiglio Comunale venisse affidata ad un giovane. Invece a distrarre i nostri impiegati ci sono sempre gli stessi soggetti (è una critica di alcuni dipendenti del Comune). Preferisco i consigli e le critiche fattemi di persona piuttosto che riferite! Preferisco giovani messi in condizione di sbagliare per imparare, non giovani referenti dei Soloni della politica.

Ultima riflessione sul PGT. Vogliamo risparmiare territorio, recuperare il centro storico e le aree dismesse ecc. ecc. Spero che le risposte che saranno date ai cittadini non saranno risposte di parte, condizionate dall'area politica di appartenenza. Se questa è la paura che anima qualcuno del centro sinistra verso il centro destra, vi assicuro che la stessa sfiducia di non imparzialità vi è da parte di molti limbiatesi verso le scelte "amiche" che potrebbe fare il centro sinistra. Capite come è assolutamente necessario sciogliere questo nodo scorsoio della politica al quale potremmo restare impiccati? Questo è l'unico motivo che non mi permette di avere un assessore POLITICO diverso da me, il mio ruolo è anche di garanzia di quanti non votano centro-sinistra che pretendono come tutti LEGALITÀ. Ho capito dopo questi primi mesi di governo che potremmo davvero rompere con logiche del passato intrise di compromessi e di calcoli meschini per lavorare serenamente al bene comune. L'opposizione mi sembra poca cosa, ma noi dobbiamo fare il punto della situazione e porci una sola domanda: vogliamo realmente governare Limbiate? Se tra un anno, alle votazioni politiche, i partiti di centro sinistra avranno gli stessi voti con minime percentuali di spostamenti al loro interno potremmo gioirne? Se dovessimo riandare alle elezioni senza Raffaele vinceremmo? Dovremmo essere uniti soprattutto per sconfiggere il centro destra e il suo modo di far politica, invece sembra che a Limbiate, come a livello nazionale, quando si intravvede la possibilità di governare ripartano le dispute ideologiche, le invidie, la corsa alle poltrone, ecc. ecc. ecc. (Prodi e Cattabeni insegnano!).

Chiudo queste mie comunicazioni con una amara considerazione: Limbiate è una città di 35.000 abitanti, con un bilancio di una città di 20.000 abitanti, ultimi per reddito e cultura nella provincia! Dovremmo avere un sussulto di dignità e dare un colpo mortale alla mediocrità in cui ci dibattiamo; dovremmo impegnarci per offrire a questa città una possibilità di riscatto perché ci sono la volontà, le energie e le capacità necessarie per riuscirvi!
Queste considerazioni saranno consegnate a mano ai segretari dei partiti perché vengano discusse in previsione di un incontro con giunta, segreterie dei partiti, capigruppo il più presto possibile, anche giovedì 2 febbraio. Spero che nessuno le dia alla stampa o le metta in internet. Chiedo a tutti stessa chiarezza perché posso e voglio continuare a rappresentare il Centro-Sinistra, ma accelerando per quanto riguarda scuola (istituti comprensivi, via Torino, amianto e fotovoltaico), Pgt, Corberi e Antonini, Gelsia, Città Satellite e, non meno importante, puntuale e onesta gestione ordinaria (disinfestazione, pulizia dei quartieri, gestione del verde, ecc. ecc.).


Raffaele dott. De Luca

30/01/2012


06/02/2012

LETTERA E INCONTRO DI GIOVEDI SERA
Caro Giulio, grazie a te e a tutti i partecipanti all'incontro di giovedì per l'onestà e la chiarezza del confronto. Non possiamo che ripartire con nuove energie per la relizzazione del programma. Ho già avuto modo di chiedere scusa per le inesattezze e gli errori che, nell'iiritazione del momento, ho scritto. Ribadisco le scuse a quanti si sono sentiti offesi da parole come cariatidi e soloni. Sono appunto parole, purtroppo la lettera l'ho scritta senza rivederla con attenzione, che possono aver offeso quanto portano esperienza all'entusiasmo dei giovani. Chiedo scusa soprattutto a te per le mie erronee valutazioni circa:
1) la mancata scelta della società che avrebbe portato alla mancata pulizia dei sifoni ( del resto già delibara con impegno di spesa in giunta).Ribadisco che non vi è tua responsabilità nè di Sinistra per Limbiate che rappresenti. Hai sempre lavorato con Tatti nel tentativo di arrivare ad una soluzione condivisa da tutta la maggioranza in linea con l'esito referendario come da mia precisa richiesta;
2) l'astensione del Comune di Limbiate all'assemblea dei Sindaci dell'Ato di MB rispetto la scelta del gestore del servizio idrico integrato è derivata da una mancata presa di posizione della maggioranza tutta. Erroneamente ho affermato che è stata causa Tua, anche perchè ciò non ha provocato alcun danno economico in quanto le spese per i mutui sono compensate dalle tariffe del servizio.
La lettera conteneva una serie di chiarimenti che volevo fare con voi segretari e questo giustifica le inesattezze contenute. Spero di rivedervi presto per le importanti decisioni che dovremo prendere sul PGT. Raffaele.


06/02/2012

A Giulio Fossati

LETTERA E INCONTRO DI GIOVEDI SERA

Inviala a tutti i segretari. Ciao Raffaele.


07/o2/2012

LETTERA E INCONTRO DI GIOVEDI SERA

AI SEGRETARI DEI PARTITI DI MAGGIORANZA E DELL'AREA DI CENTRO
Su richiesta e in accordo con il Sindaco, vi inoltro la mail che lo stesso ha redatto in seguito alla riunione di maggioranza di giovedì sera.
Inutile evidenziare l'importanza che riveste per me e tutta la lista che rappresento (insieme a Rosario Traina) tale comunicazione.
Mi auguro possiate far leggere questa mail a quanti sono venuti a conoscenza della lettera scritta dal Sindaco in precedenza.
Vi porgo i miei saluti.

Giulio Fossati.
Sinistra per Limbiate.