venerdì 22 agosto 2008

Per comprendere il significato della crisi alimentare

Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (Brasile)


I - Situazione e dati socio-economici.


1. La produzione agricola mondiale è cresciuta del 4% nel raccolto del 2006/2007. Sono stati raccolti 2.300 milioni di tonnellate di cereali nel 2007. E la produzione di mais, in particolare, è cresciuta del 24% in tutto il mondo.

2. La destinazione della produzione agricola di cereali nel 2007 è stata di 1.009 milioni di tonnellate per il consumo umano, 765 milioni di tonnellate per il consumo animale e 364 milioni di tonnellate per altri fini (90 milioni di tonnellate sono stati destinati ad agrocarburanti).

3. Gli stock mondiali di cereali non si sono modificati negli ultimi venti anni, mantengono lo stesso volume. Nel 1985 erano 471 milioni di tonnellate e nel 2006 erano 428 milioni di tonnellate. Ma sono cambiate le proporzioni. Nel 1985 rappresentavano il 40% del totale prodotto e ora solo il 20%. E il cambiamento fondamentale è stato che i governi non controllano più gli stock, che sono controllati dalle imprese transnazionali.

4. Dal 1960 la produzione di cereali nel mondo è aumentata di 3 volte, ossia, è aumentata più del 300% in 40 anni. La disponibilità di alimenti per persona è cresciuta del 24%, ossia, l’offerta di calorie quotidiane per abitante è cresciuta da 2.360 a 2.803. E la produttività media dell’agricoltura in questo periodo è cresciuta del 150%. La popolazione mondiale è invece cresciuta del 100%, da 3 a 6.2 miliardi.

5. Nel 1960 si stimava che ci fossero 80 milioni di persone che si alimentavano al di sotto delle necessità - in tutto il mondo - e quindi soffrivano la fame. Nel 2006 c'erano 880 milioni di persone che soffrivano la fame nel mondo. Più del 60% di chi soffre la fame vive in ambiente rurale. Circa 515 milioni vivono in Asia (24% della popolazione), 186 milioni vivono nell’Africa sub-sahariana dove la fame colpisce il 34% della popolazione. E circa 100 milioni nelle Americhe.

6. I prezzi in dollari dei principali cereali: grano, mais, riso e soja in media sono raddoppiati nel mercato internazionale, tra il raccolto del 2006 e oggi.

7. Fino al 1960 la maggioranza dei paesi era autosufficiente nella produzione di alimenti per i propri popoli, con eccezione di paesi con grandi problemi climatici in alcune regioni dell’Africa. Oggi, il 70% di tutti i paesi dell’emisfero sud sono importatori di alimenti. In 122 paesi vivono 4,8 miliardi di persone.

8. Negli ultimi due anni il prezzo medio (in dollari) dei fertilizzanti nel mercato internazionale è cresciuto intorno al 100%.

9. Secondo la relazione sui Diritti Umani dell’ONU, circa 100.000 persone, soprattutto bambini e anziani, muoiono di fame ogni giorno.

10. Secondo la stessa relazione, esiste una fame congiunturale causata da problemi climatici che colpisce soltanto il 5% delle persone che soffrono la fame. Il 95 % delle altre persone soffrono la fame per problemi strutturali dell’economia e della politica e vivono in paesi che potrebbero produrre i propri alimenti.

11. Secondo il Presidente della FAO Jacques Diouf, con le risorse naturali che abbiamo e le tecniche agricole in uso e con la produzione già disponibile, potremmo alimentare senza problemi 12 miliardi di persone. Quasi il doppio della popolazione mondiale attuale che è di 6.2.

12. I 255 maggiori patrimoni personali del mondo, sommati insieme, danno un reddito equivalente a quello di 2.5 miliardi di persone, ossia, dispongono dell’equivalente di cui dispone il 40% della popolazione mondiale.

13. Negli ultimi 5 anni non c’è stata diminuzione di produzione, al contrario, la produzione ha continuato a crescere più della popolazione. Né c’è stato un aumento di reddito che giustificasse un aumento sfrenato del consumo.

14. I programmi di trasferimento di reddito e sostegno, gli investimenti dei paesi ricchi per i paesi del terzo mondo, sono aumentati da 20 miliardi di dollari nel 1980 a 100 miliardi di dollari nel 2007. Di queste risorse, i progetti destinati a investimenti nella produzione agricola sono passati dall’80% nel 1980 ad appena il 3% nel 2007. D’altra parte, i paesi del terzo mondo hanno mandato verso i paesi ricchi una media di 200 miliardi di dollari all’anno sotto forma di pagamento di interessi, trasferimento di profitti, royalties, e sottofatturazione delle proprie merci.

15. Secondo lo studioso Miguel Altieri (Università della California) ci sono attualmente 33 paesi nel mondo che presentano una grave crisi alimentare e una profonda instabilità sociale. Questi paesi non riusciranno mai, con l’attuale modello di agricoltura industriale, ad alimentare la loro popolazione.

16. Il modello industriale della produzione agricola (rivoluzione verde) basato sull’uso intensivo di fertilizzanti chimici, pesticidi e meccanizzazione intensiva ha danneggiato l’equilibrio e la fertilità dei terreni nel 20% di tutta l’area coltivata. E in diversi paesi dell’Africa e dell’America centrale il danno si estende al 70% dell’area coltivata. Questo modello tecnologico è destinato al fallimento in tutto il mondo.

17. Gli eventi naturali di squilibrio generalizzato come inondazioni, tempeste, cicloni ecc. che fino al 1990 capitavano in media 20 volte all’anno nei più diversi luoghi, oggi si presentano 40 volte all’anno, danneggiando immense regioni agricole in tutto il mondo.

18. Riguardo all’acqua potabile del mondo, in relazione alle tecniche agricole che esigono una irrigazione intensiva, oggi si consuma circa il 70% di tutta l’acqua potabile del mondo nell’agricoltura. E ogni anno si perdono 1,5 milioni di ettari coltivati per la salinizzazione delle terre. Si stiman che dalla Rivoluzione verde circa 45 milioni di ettari siano stati danneggiati e oggi nel mondo 1,6 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua loro necessaria.

19. Nei paesi ricchi la popolazione impiega circa il 10% del suo reddito per acquistare alimenti. Nei paesi in via di sviluppo, o per meglio dire, la classe media di questi paesi spende il 50% del suo reddito per gli alimenti. E nei paesi poveri, e i poveri in generale investono più dell’80% del loro reddito per gli alimenti.

20. Esistono nel mondo circa 40 grandi imprese transnazionali con sede negli USA o in Europa che subordinando altre imprese medie controllano tutta la produzione e il commercio agricolo del mondo.

21. Tra queste ci sono : BUNGE, MONSANTO, CARGILL, CONTINENTAL GRAIN, ADM (Archer Danields Midland), DREYFUS, QUARKER OATS, Unilever, Nestlé, Sygenta, Bayer, Basf, Coca-cola, Pepsi-cola, Banisco, Kellog, RalstonPurina, Philip Morris, British American Tobbaco, Procter & Gamble, Parmalat, Danone, CONAGRA, Noble Group, Marubeni, Dupont. Queste imprese controllano: semi, pesticidi, fertilizzanti e anche il commercio della produzione agricola nel mondo.

22. Tra le imprese di fertilizzanti chimici c’è stato un processo di concentrazione e centralizzazione. Ossia, parte delle imprese del commercio agricolo è passata a controllare anche la produzione di fertilizzanti. Le maggiori imprese di fertilizzanti sono: Potash corp., Yara (Norvegia) Sinochem, Mosaic, ICL (Israele) K + S (Germania) Bungue, Cargill.

23. Nel período dal 2006 al 2007, tutte queste imprese hanno avuto un aumento del loro tasso di profitto di 60% all’anno.

24. Nella produzione e controllo del commercio di agrocombustibili, specialmente etanolo (a partire da mais e canna) è in corso, attraverso fondi di investimento, una concentrazione e centralizzazione di interessi di tre tipi di imprese: automobilistiche, petrolifere, le imprese collegate all’agricoltura citate sopra.

25. A partire dagli anni 80, in funzione delle politiche neoliberiste che predicavano l’allontanamento dello stato dalle politiche relative all’agricoltura in tutto il mondo, si sono ridotti a livelli insignificanti gli investimenti pubblici nella ricerca agricola. Tutta la ricerca esistente è passata sotto il controllo delle imprese, in forma privata, e queste hanno ridimensionato la ricerca in relazione agli interessi commerciali e di profitto.

26. Si stima che nella borsa delle merci agricole negli ultimi anni, circail 40% di tutti i contratti di acquisto sono stati fatti da fondi di investimento con puri fini speculativi. E oggi, i volumi degli affari fatti in queste borse tra i differenti investitori-speculatori oltrepassano di dieci volte il volume reale della produzione agricola.

27. I giornali hanno scritto che uno solo dei fondi di investimento che specula nella borsa dei prodotti agricoli, il Fondo Hedge degli USA, ha avuto un profitto di 3,7 miliardi di dollari nel 2007.

28. La Nazioni Unite hanno un programma di fornitura gratuita di alimenti alle popolazioni di paesi che corrono rischi, è il PMA, Programma Mondiale degli Alimenti. Il denaro disponibile è 3 miliardi di dollari per aiutare tutti i paesi. Per avere un’idea, il programma Borsa Famiglia per appoggiare 10 milioni di famiglie poverissime in Brasile, costa al governo 7 miliardi di dollari.


(Fonti: informazioni raccolte in diversi documenti, articoli di giornali,notizie circolate negli ultimi mesi)



II - Cause e contesto socio-economico della crisi alimentare.


1. Il dominio del capitale finanziario sull’economia ha accelerato la concentrazione e la centralizzazione della produzione agricola che ora è controllata da poche imprese transnazionali a livello internazionale.

2. Il WTO ha obbligato i paesi a liberalizzare i loro mercati nazionali. C’è una clausola per cui ogni paese è obbligato a comprare almeno il 5% del proprio consumo nazionale di alimenti all’estero.

3. Gli organismi internazionali come FMI, Banca Mondiale ecc. hanno imposto politiche ai governi per impedire che fossero portate avanti politiche pubbliche per l’agricoltura. Tutto doveva essere gestito dal mercato e nonpiù dallo stato. E i governi e lo stato hanno perso il controllo della produzione (tipo di prodotti), del commercio, degli stock e dei prezzi.

4. L’abbandono delle politiche agricole pubbliche, da parte di tutti gli stati, con l’eccezione dell’Europa, per quel che si riferisce alla riforma agraria, il credito assistito, i prezzi, l’immagazzinamento, l’assistenza tecnica, l’assicurazione e la garanzia di acquisto.

5. La speculazione del capitale finanziario che si è precipitato perché le borse delle merci si proteggessero dalla svalorizzazione e dai bassi tassi di interesse (sono già venduti i prossimi 4 raccolti di cereali di tutto ilmondo).

6. Il Modello dell’agricoltura industriale (alleanza tra grandi proprietari e imprese transnazionali) che è di per se stesso concentratore e dipendente.

7. La crisi nasconde il vero problema del deterioramento della qualità degli alimenti venduti in grosse quantità, sempre più contaminati da pesticidi. Inoltre l’uso intensivo di pesticidi e semi transgenici distrugge la biodiversità, danneggia l’ambiente, altera la disponibilità di acqua, la contamina, modifica il clima.

8. Lo stimolo alla produzione di etanolo, con alti prezzi e margini di profitto, ha aumentato il tasso di profitto medio in agricoltura, almeno negli USA e in Brasile e quindi ha portato all’aumento dei prezzi medi di tutti i prodotti. Ha portato allo spostamento della produzione di alimenti verso regioni meno fertili e più distanti dal mercato.

9. Poiché si tratta di condizioni strutturali del modo capitalista attuale di organizzare la produzione agricola, si conclude che la crisi degli alti prezzi continuerà (come ha ammesso la FAO può durare più di dieci anni).



III - Contraddizioni che la forma capitalista dell’agricoltura industriale porta nella sua logica di funzionamento.


1. Gli alimenti sono sempre più contaminati, avvelenati e generano molte malattie e la popolazione della città sta cominciando a rendersene conto (i ricchi consumano solo prodotti biologici).

2. Il modello energetico dell’agricoltura industriale è basato su input provenienti dal petrolio. Sia fertilizzanti che pesticidi e trasporti. E il prezzo del petrolio è salito fortemente e ha reso impraticabile questo modello.

3. La crescente scarsezza di miniere di potassio e fosforo, quindi i nutrienti fertilizzanti devono essere prodotti in ogni azienda attraverso nuove tecniche agroecologiche che li traggano dalla natura locale e da suolo.

4. La distruzione della biodiversità provocata dalla monocultura/semitransgenici e pesticidi, porta a uno squilibrio ambientale con conseguenze che colpiscono tutta la popolazione come : a) erosione del suolo; b) contaminazione dell’acqua; c) riscaldamento globale; d) alterazione del clima (siamo passati da 20 eventi climatici incontrollabili a 40 ).

5. Distruzione delle comunità e della cultura rurale. Aumento della disoccupazione in agricoltura e dell’emigrazione. Questo gonfierà le città e provocherà ancor più problemi sociali legati a povertà, disuguaglianza eviolenza.



IV - Proposte per uscire dalla crisi


1. Tutta la politica nazionale deve basarsi su questi principi fondamentali:


a) il cibo non è merce, non può essere governato dal mercato, è un diritto di tutti gli esseri umani e di tutta la popolazione;

b) la produzione degli alimenti deve essere di qualità, senza pesticidi e in equilibrio con la natura;

c) ci vuole rispetto nei confronti delle abitudini e della cultura alimentare di ogni regione, si tratta di un fattore fondamentale per la salute delle persone;

2. Ricostruire le economie nazionali basate su politiche che ricerchino e incentivino la sovranità alimentare popolare, applicata a ogni regione, stato, paese.

3. Costruire un progetto popolare per l’agricoltura, basato fondamentalmente sui seguenti parametri:

a) riforma agraria (accesso alla terra per tutti quelli che vogliono lavorarla);

b) organizzazione di agroindustrie locali in forma di cooperative;

c) educazione in ambito rurale a tutti i livelli;

d) applicazione di tecniche di produzione biologiche;

4. Stimolare e garantire l’uso di semi nativi di ogni regione.

5. La massima priorità della produzione agricola deve essere la produzione di alimenti di qualità.

6. Regolare e controllare il mercato internazionale di prodotti agricoli e applicare i diritti fondamentali (senza ingerenza del WTO e controllo dei governi).

7. Controllo della crescita della coltivazione di agro-combustibili e della monocultura di eucalipto, stabilendo regole sulla dimensione delle coltivazioni, i luoghi e le modalità della coltivazione.

8. Controllo rigoroso dell’uso di pesticidi.

9. Cambiamento dell’attuale modello di agricoltura industriale in direzione di un nuovo modello agricolo che si basi sulla policoltura, l’agricoltura familiare, l’agricoltura biologica.

10. Controllo statale della produzione dei fertilizzanti.

11. Conservare e garantire l’impresa di ricerca agrozootecnica come azienda statale, in accordo agli interessi della politica di sovranità alimentare eall’agroecologia.

Segreteria Nazionale del MST

São Paulo, luglio 2008.


Allegato: Opinioni di alcune autorità e organismi sull’argomento.


01. Il direttore generale della FAO, Sr. Jacques Diouf, ha detto ai giornali che i motivi principali sono:

a) cambiamenti climatici a livello mondiale;

b) aumento dei costi degli imput agricoli come semi e fertilizzanti, in un settore dominato da un oligopolio mondiale di imprese che è stato scosso dall’aumento del costo del barile di petrolio;

c) aumento del consumo di alimenti in India e Cina, in particolare per i prodotti di origine animale;

d) uso di cereali, soprattutto di mais, per i biocombustibili;

e) speculazione finanziaria nelle borse di merci dei future dove sono definiti i prezzi delle commodity agricole.

02. Il Presidente della Banca Mondiale Sr. Roberto Zoelick, ex-ministro degli esteri del governo Bush, ha detto che la colpa della crisi dei prodotti alimentari è di tutto il mondo. E ha presentato come via d’uscita “fare un nuovo accordo” tra tutte le forze economiche del mondo, per un altro livello di prezzi e produzione. Secondo lui, la crisi è il risultato di decenni di politiche per l’agricoltura che vanno sradicate.

03. Il relatore dei diritti alimentari delle Nazioni Unite Sr. Jean Zigler (Svizzera):

a) La fame e la denutrizione non sono effetti del fato o di questioni geografiche. Sono il risultato dell’esclusione di milioni di persone dall’accesso alla terra, all’acqua, ai semi, alla conoscenza e ai beni della natura necessari a riprodurre la propria esistenza;

b) la fame è il risultato delle politiche imposte dai governi dei paesi sviluppati, dalle loro imprese transnazionali e dai loro alleati nei paesi poveri del sud, nella prospettiva di conservare la continuità dell’egemonia politica, economica, culturale e militare sull’attuale processo di ristrutturazione economica globale;

c) grazie a queste politiche, le imprese del nord hanno accresciuto le loro vendite e i loro profitti, mentre i poveri hanno accresciuto i loro debiti, vedendo peggiorare le proprie condizioni di vita, con una crescita della miseria e dell’esclusione in tutto il mondo;

d) è il risultato della crescita della concentrazione del mercato agricolo mondiale nelle mani di poche imprese transnazionali, il che ha fatto crescere di conseguenza la dipendenza e la subordinazione alimentare della maggioranza dei popoli ai loro interessi di profitto.

04. L’ ex-presidente dell’ UNTACD (Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio Mondiale), Sr. Rubens Ricupero:

a) L’ agricoltura intensiva in capitale e tecnologia (agrobusiness) darà un contributo rilevante nel superamento dell’attuale crisi alimentare. Tuttavia sarebbe banalizzare il problema ritenere che avrà il ruolo principale. La ragione è semplice: le aree rurali in cui vivono il 75% dei poveri del mondo non possiedono un reddito per comprare gli alimenti (dell’agrobusiness). La soluzione si potrà trovare soltanto se ci sarà incentivo allo sviluppo dell’agricoltura familiare perché ciascuna regione produca i suoi alimenti;

b) saranno necessari investimenti massicci in ricerca, educazione e infrastrutture in queste regioni;

c) come ci mostra la storia dell’umanità, spetta all’agricoltura dare da mangiare a tutti, così come promuovere lo sviluppo economico e il benessere in ogni paese.

05. Il Nuovo relatore delle Nazioni Unite per i Diritti Umani:

“L’espansione della coltivazione di agrocombustibili è un rischio, sostituisce gli alimenti, ne fa crescere il prezzo e diventa un crimine contro i poveri”.

06. Il governo Lula, attraverso lo stesso presidente, ha dato la seguente spiegazione:

“La colpa è dei sussidi che i governi dei paesi ricchi danno ai loro agricoltori. Se fossero eliminati i sussidi, gli agricoltori del sud potrebbero aumentare la loro produzione e esportare a prezzi minori”.

07. José Goldemberg, físico, ex-rettore USP e uno dei consiglieri di Fernando Henrique Cardoso, membro del PSDB, di São Paulo:

a) La crisi è passeggera, e certamente vedrà nella monocultura e nell’agrobusiness la soluzione, sia per una maggiore produzione di alimenti che per l’esportazione di biocombustibili brasiliani;

b) è una sciocchezza pensare che l’espansione della canna e dell’etanolo siano le cause della crisi degli alimenti. Si tratta di una visione ideologica, da bar, del MST. Mentre qui stiamo parlando di soluzioni scientifiche.

08. Posizione di Via campesina internazionale:

a) La crisi della produzione di alimenti è la conseguenza della liberalizzazione generale del commercio di prodotti agricoli il cui risultato è che le imprese transnazionali controllano produzione e commercio dei principali prodotti;

b) le politiche neoliberiste dei governi hanno sottratto ai paesi la capacità di produrre gli alimenti di cui hanno bisogno;

c) la crescita delle aree destinate e dei prezzi degli agrocombustibili ha avuto conseguenze a livello del mercato mondiale;

d) gli speculatori operano nelle borse dei future, alla ricerca di un sicuro profitto;

e) le imprese transnazionali controllano le borse dei prodotti agricoli, di acquisto e vendita attuale, per questo manipolano i prezzi.

f) Lezioni della crisi:

- il mercato non risolverà il problema, lo aggraverà;

- i piccoli e medi agricoltori e contadini non trarranno beneficio dall’aumento dei prezzi dei loro prodotti;

- anche i piccoli agricoltori e contadini sono vittime del processo di aumento dei prezzi;

- i consumatori che vivono in città, soprattutto i poveri, sono quelli che subiscono le maggiori conseguenze;

- più “libero commercio” non risolverà la crisi.



Allegato II - Alcuni dati sul Brasile


L’area coltivata e la produzione agricola dei principali cereali:

a) dal 2000 al 2007/8 l’area della soja è cresciuta da 13 a 21 milioni di ettari e ha raggiunto la produzione di quasi 60 milioni di tonnellate;

b) l’area del mais si è mantenuta intorno a 9,8 milioni di ettari e la sua produzione ha raggiunto 56 milioni di tonnellate;

c) l’area del riso si è mantenuta intorno ai 5 milioni di ettari e la produzione è stabilizzata intorno a 12 milioni di tonnellate;

d) l’area del grano diminuisce (restando intorno a 2 milioni di ettari), e la produzione, che cala tutti gli anni, raggiunge i 3,8 milioni di tonnellate. Il fabbisogno nazionale è di 10 milioni di tonnellate;

e) la canna da zucchero è salita da 4,5 milioni di ettari a 7 milioni nel 2007 e la produzione continua a crescere vertiginosamente dopo gli investimenti su 77 nuovi impianti per la produzione di etanolo;

f) la produzione di prodotti fondamentali per le abitudini alimentari dei brasiliani come mandioca e fagioli viene diminuendo di anno in anno.

(Traduzione di Serena Romagnoli, Comitato italiano di appoggio al MST)

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